“Alpini 1918, luogo qualunque tra le valli alpine”, lirica di Claudio Arzani in lettura a Castell’Arquato

‘Alpini 1918’ fa parte della pièce teatrale che verrà proposta oggi, alle 18.15 circa, a Castell’Arquato. Ne darà lettura Dalila Ciavattini. La lirica, va ricordato, nel 2015 fu premiata al concorso organizzato da ‘Hostaria delle Immagini’ a Cortemaggiore a ricordo dei cento anni dalla Grande Guerra

I soldati venuti da lontano
alla sera nella valle alla taverna
bevono, cantano, si ubriacano,
nella taverna i soldati ballano.
 
Musica, vino e nella mente
la ragazza lasciata a casa,
nella grande stanza alla taverna
grolla, caffè caldo e molta grappa.
 
Redio arriva dalla bassa della pianura
da maestro suona l’organetto,
con un chiodo pulisce i denti,
Romagna mia, suona di nostalgia.
 
Musica, vino e la ragazza bionda
i soldati la penna sul cappello
si sfidano a sorsi di Latte di suocera,
chi più ne beve vince niente.
 
I soldati la penna sul cappello
sognano Trento, la mamma e la ragazza
la ragazza con la larga gonna
ricamata dei fiori dei prati.
 
I ragazzi la penna sul cappello,
lasciano al muro fucile e baionetta,
ballano, musica, vino e grappa,
sul petto la foto della ragazza mora.
 
Gira la grolla di mano in mano,
cantano i soldati del sole di Napoli,
di mano in mano la bottiglia di vino,
sognano la ragazza vestita di blu.
 
Ballano allegri tutti i soldati
che nell’aia si sono spostati
tuono del cannone, fuggono gli storni,
nella taverna non c’era più nessuno.
 
Sulle macerie di quella taverna
grolla senza grappa senza caffè,
i ragazzi dismessi armi ed elmetti,
son tornati a far crescere il grano.

Soldati al fronte, olio su tela di Stefano Valvassori

 

“1915-1918, e venne Novembre … ma non bastò”, pièce teatrale domenica a Castell’Arquato

A seguire dopo la presentazione del libro “Storia della Brigata Piacenza” di Filippo Lombardi e Ippolito Negri, domenica 5 alle ore 18.15 circa la pièce teatrale scritta da Arzani, Delmiglio, Isidori dedicata a quei mesi di novembre che furono tragedia. Nell’illustrazione (di Edoardo Arzani) il soldato chiamato al fronte e ad un futuro incerto, abbandona la bambola di stracci che rappresenta l’età dei giochi e della spensieratezza.

… Sabato 4 Novembre 1916, fronte italiano, termina la nona battaglia dell’Isonzo. Intemperie, fango e accanita resistenza austriaca hanno reso praticamente insignificanti le conquiste territoriali. Tra la settima e la nona battaglia gli italiani hanno perso 77.300 uomini, gli austriaci 74.300. Di fronte al malumore espresso dai soldati il Comando Supremo italiano conferma la Circolare che dispone fucilazioni e giustizia sommaria sul fronte italiano.

Non vi è altro mezzo per reprimere reati collettivi che quello di fucilare immediatamente i maggiori colpevoli e allorché accertamento identità personali dei responsabili non è possibile, rimane ai comandanti il diritto e il dovere di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte“.

Furono almeno 350 i morti tra fucilazioni sommarie, decimazioni e bombardamenti e mitragliamenti di truppe che si sbandavano o si ritiravano arbitrariamente …

Una precedente rappresentazione alla libreria Fahrenheit 451 di Piacenza nel novembre 2015 della pièce teatrale.

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, il video della presentazione a Castell’Arquato

La presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) domenica 22 ottobre a Castell’Arquato nel video (presente in Youtube) realizzato da Valter Sironi e Cinzia Paraboschi rispettivamente Presidente ed animatrice dell’Associazione Culturale Terre Piacentine. Oltre all’intervento dell’autore che prende spunto dal racconto che apre il libro, la storia del piccolo Luca quel 1° maggio di sole in ‘libera uscita’ col babbo mentre invisibile arriva la nube radioattiva, in evidenza la testimonianza di Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia a circa 300 km da Chernobyl e Pripyat, con il padre tra i primi soccorritori alla centrale in fiamme defunto per tumore, malattia che ha poi colpito anche la madre trasformando Diana Lucia in una ‘bambina di Chernobyl’ (venuta in base a un programma di assistenza in Italia accolta da una famiglia per una breve permanenza di un mese, rimasta sola dopo la morte anche della nonna, ha ricevuto la proposta di essere adottata ed ha accettato). Da parte sua Dalila Ciavattini legge dal libro la testimonianza di Egor, bambino che quella notte con i genitori esce da casa per ammirare quel misterioso bagliore che illumina il cielo, tanti colori che sembrano danzare e lui ben presto capisce, si tratta di un drago che soffia il suo fuoco per accendere il buio. Ancora Dalila legge “La foresta rossa di Chernobyl“, poesia peraltro premiata a Cortemaggiore al concorso promosso da ‘Hostaria delle Immagini’ nel 2016. In conclusione l’assessore alla cultura, Tiziana Meneghelli che ringrazia in particolare Diana Lucia per il coraggio di testimoniare la propria dolorosa esperienza rompendo la cappa di silenzio che troppo spesso circonda le vicende (e gli incidenti) del nucleare.

Presentazione de “Storia della Brigata Piacenza” a Castell’Arquato domenica 5 Novembre ore 17,00

Prosegue il ciclo di iniziative letterarie a cura dell’Associazione Culturale Terre Piacentine: domenica 5 Novembre alle ore 17,00 a Castell’Arquato presso la Sala CEA raggiungibile dalla Piazza Monumentale (guardando il Palazzo del Podestà la scalinata a destra), saranno presenti gli autori Filippo Lombardi ed Ippolito Negri per la presentazione del libro “Storia della Brigata Piacenza” di Marvia Edizioni. Moderatore della serata Claudio Arzani. A seguire la rappresentazione del testo “… e venne Novembre, ma non bastò” con lo stesso Arzani, Carla Delmiglio (autori con Luca Isidori), Paolo Morlacchini e Dalila Ciavattini.

Filippo Lombardi – Ippolito Negri
PIACENTINI NELLA GRANDE GUERRA

A qualcuno potrebbe suonare strano, in questa collana, un volume sulla Brigata “Piacenza”, che a dispetto del nome rimase in città solamente dieci settimane dopo la sua costituzione, e solamente con uno solo dei suoi reggimenti, il 111°. Ma a Piacenza rimase sempre, presso Palazzo Farnese, il deposito di questo reggimento, cioè la struttura destinata a vestire, armare e addestrare le reclute e i richiamati da inviare di rincalzo al fronte. Una presenza quindi maggiore di quella del Reggimento di cavalleria “Ussari di Piacenza”, che fu sempre di stanza a Parma. Inoltre i legami di Piacenza con questa unità sono sempre stati fortissimi: la nostra provincia era una delle principali zone di reclutamento, e per questo numerosi piacentini fecero parte delle sue fi la durante la Grande Guerra: sono almeno 150 i nostri concittadini che lasciarono la vita mentre combattevano nei ranghi della “Piacenza”. A loro è idealmente dedicata questa ricerca, che abbiamo tentato di illustrare proprio con le immagini di alcuni di questi soldati, perché ad un nome fosse, una volta tanto, associato anche un volto. Come si spiega nelle pagine che seguono, i materiali su cui basarsi per una ricerca storica di questo tipo non sono molti. Oltre ai fondamentali volumi editi dall’Uffi cio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, vanno ricordati i due volumi commemorativi (Albo d’Oro) editi dai reggimenti costituenti la brigata, quello del 111°, abbastanza comune, edito nel 1919, e quello del 112°, molto più raro, dato alle stampe nel 1920. Abbiamo poi potuto consultare due diari tenuti da soldati della Brigata: “Diario di un fante sul Carso”, di Luigi Musini, e “Dal mio taccuino di guerra” di Roberto Belvedere. Un grande impulso a questa pubblicazione è stato dato dal fortunoso ritrovamento, sul mercato antiquario, di un corposo frammento di quello che era probabilmente il diario della 8ª Armata: si tratta di un brogliaccio destinato ad essere ricopiato, 16 pagine manoscritte nelle quali si racconta dei fondamentali giorni dal 16 al 20 giugno 1918, quando i fanti del 111°, al comando del colonnello Vincenzo Ruocco, si sacrifi carono per la riconquista di Nervesa, durante la battaglia del Solstizio, quando gli austriaci fecero il loro ultimo, grande sforzo per disarticolare la linea difensiva italiana sul Piave. Si tratta di un documento eccezionale, unico nel suo genere, che permette al lettore di avere una visione d’insieme di quel campo di battaglia nel quale si muovevano numerose divisioni di fanteria italiane e austriache.

Indice
Prefazione
I DIAVOLI BIANCAZZURRI DELLA BRIGATA “PIACENZA”
IL DIARIO DELLA 8ª ARMATA
PIACENZA PER LA “PIACENZA”
GLI UOMINI CHE NE FECERO LA STORIA
Comandanti della brigata “Piacenza”
Ricompense
Piacentini decorati
Caduti piacentini nella “Piacenza”
LA 103ª DIVISIONE FANTERIA “PIACENZA” (1942 – 1943)

Filippo Lombardi, medico psichiatra, autore di diversi libri pubblicati con Marvia editore nella collana ‘Piacenza in Grigioverde 1915 – 1918’

Ippolito Negri, giornalista professionista ha lavorato per diversi quotidiani nazionali concludendo la carriera nei giornali milanesi come caporedattore de “Il Giorno”. Attualmente si occupa di storia locale e dirige la rivista «L’Urtiga quaderni di cultura piacentina».

“Preghiera per Chernobyl”: letture di Diana Lucia Medri dal libro di Svetlana Alexievich

Preghiera per Chernobyl

Diana Lucia Medri legge un brano da "Preghiera per Chernobyl" della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura 2015

Posted by Associazione Culturale Terre Piacentine on Freitag, 27. Oktober 2017

Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia, “bambina di Chernobyl” domenica 22 ottobre a Castell’Arquato, alla presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, autore Claudio Arzani, Pontegobbo edizioni,  legge un brano da “Preghiera per Chernobyl” della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura 2015. Organizzazione dell’Associazione Culturale Terre Piacentine.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Diana Lucia Medri e Valter Sironi (Presidente Associazione Terre Piacentine). Seduti Claudio Arzani e Dalila Ciavattini (lettora di brani e poesie dal libro).

I costi del nucleare, ne vale la pena? Il dibattito alla presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” a Castell’Arquato

Quando si parla di produzione di energia nucleare sono sempre tantissimi gli spunti per affermare che ne possiamo fare a meno. A partire dei muri del silenzio che circondano l’argomento, specie quando ci sono problemi. Domenica, a Castell’Arquato, per esempio, a margine della presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, Pontegobbo edizioni, ci si è chiesto da dove provenisse la nube carica di rutenio 106 che nei primissimi giorni di ottobre è stata rilevata nei cieli del nord Italia, dell’Austria, della Germania, della Svizzera, della Francia. Probabilmente una fuga da qualche laboratorio sanitario con la Germania che ha puntato il dito contro la Russia ma come di consueto ha risponde il silenzio. Proprio come in quel lontano 1986: per giorni nessuna fonte ufficiale ha informato di quanto stava accadendo alla centrale V.I. Lenin nei pressi di Chernobyl, sulle sponde del Pripyat. Come ha raccontato alla platea Diana Lucia, bielorussa oggi adottata nel nostro paese dopo che la radioattività di quei giorni lontani si è presa il padre e la madre, “arrivarono uomini in elicottero avvolti in tute bianche con scafandro, iniziarono rilevamenti trovandosi fianco a fianco con gli agricoltori che nulla sapevano, ai quali nessuno aveva detto nulla”.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Diana Lucia Medri e Valter Sironi (Presidente Associazione Terre Piacentine). Seduti Claudio Arzani e Dalila Ciavattini (lettora di brani e poesie dal libro.

Quanti sanno che quell’incidente non era il solo? Sono stati più di 130 gli incidenti riconosciuti diciamo gravi ovvero con morti o contaminazioni, tutti finiti nei trafiletti delle notizie in breve, almeno appunto fino a Chernobyl come del resto quanti sanno che il reattore n. 2 di Fukushima ancora oggi è sostanzialmente irraggiungibile: anche i robot meccanici dopo al massimo un’ora smettono di funzionare mentre il livello di radioattività continua ad aumentare. Perché sul finire dell’anno scorso ben 21 centrali nucleari francesi vennero fermate? Guarda caso un’esplosione alla centrale di Flamanville in Normandia ha generato non poca preoccupazione salvo verificare che era avvenuta in sala macchine dove non erano presenti elementi radioattivi e le cinque persone ferite non erano gravi. Insomma, meglio affidarci al calore del sole. Attualmente il nostro fabbisogno è coperto nella misura dell’8% utilizzando appunto l’energia solare e allora, questo l’invito espresso martedì, oltre ad ipotesi di realizzazione di piccoli impianti nelle abitazioni, ogni nuovo edificio pubblico (come il ricostruendo ospedale di Fiorenzuola) dovrebbe votarsi al fotovoltaico fatto che consentirebbe di abbandonare l’acquisto di energia nucleare dall’estero (già oggi limitato all’1,5% del fabbisogno soprattutto per le necessità notturne quando molte nostre vecchie centrali vengono ‘messe a riposo’).

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: il pubblico in sala

In evidenza naturalmente anche la situazione dei ‘bambini di Chernobyl’ ovvero tutta la popolazione soprattutto della Bielorussia ma anche dell’Ucraina e della Russia dell’est: in un’area poverissima dove l’economia era ed è basata sul legno delle foreste e sull’agricoltura dove tutto continua ad essere inquinato e radioattivo (vietatissimo ad esempio il consumo dei funghi ma, come ha detto Diana, “dove c’è fame non si può scegliere, si mangia, costi quel che costi”) il rischio tumori è alto. L’Europa si è mobilitata immediatamente all’indomani del disastro avviando programmi di assistenza con periodi di accoglienza dei bambini di ieri e di oggi grazie ad associazioni presenti nei diversi territori (molte anche nella nostra provincia). Bambini che provengono da famiglie ma tanti anche da orfanotrofi, che hanno necessità sia di prevenzione sanitaria sia di supporto di solidarietà, di calore umano. Tristissimo il ricordo di Diana Lucia: “venivamo chiusi in una stanza buia per vedere se eravamo illuminati di verde”.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Valter Sironi, Cinzia Paraboschi (Associazione Terre Piacentine), Claudio Arzani

Infine, sono enormi per il mondo intero i costi del nucleare: a parte i decessi, le cure dei tumori, le malformazioni, sono state proiettate le immagini di un viaggio nel 2008 a Pripyat, la citttà modello costruita per le famiglie dei lavoratori della centrale, con le migliaia di mezzi abbandonati dopo l’utilizzo per spegnere l’incendio e evacuare la popolazione ma soprattutto resta il costo del nuovo sarcofago ultimato a novembre con una spesa di circa 7 miliardi di euro pagata con le tasse dei cittadini di molti stati, noi compresi. Per tacere di quanto occorrerà spendere per dismettere Caorso, per intervenire il giorno che si potrà a Fukushima, per realizzare paese per paese siti dove stoccare le scorie radioattive.

Dunque, ne vale la pena?

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: l’intervento dell’assessore alla cultura Tiziana Meneghelli e Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia a poca distanza da Pripyat e da Chernobyl

 

 

A Castell’Arquato “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” con Claudio Arzani, Diana Lucia Medri, Dalila Ciavattini

Immagine dal sito del “Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl” di Mantova

Luca era contento. Quel giorno, quel 1° maggio 1986 era spuntato un buon sole e papà ne aveva approfittato per organizzare  un’uscita ‘fuori porta’, a Roncaglia, non troppo lontano da Caorso. Vero, c’era un po’ di vento, ma che ne sapeva lui che quel vento portava una pioggia invisibile, impalpabile, impossibile, dai lontanissimi cieli dell’Est? “Non c’è da preoccuparsi”, avevano titolato i quotidiani ma dopo i rilievi dei giorni successivi il Governo vietò la vendita di latte fresco e delle verdure.

La storia di Luca apre “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) che l’autore, Claudio Arzani, presenterà domani 22 ottobre alle ore 17,00 a Castell’Arquato nella suggestiva location della Piazza Monumentale su iniziativa dell’Associazione Terre Piacentine. Ad affiancarlo Diana Lucia Medri, nata a Krasnopole in Bielorussia, a poca distanza da Chernobyl, oggi nel nostro Paese con la sua nuova famiglia.

Diana Lucia Medri (seduta) e Dalila Ciavattini che legge un brano da “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”

A seguire Dalila Ciavattini proporrà letture di testimonianze e poesie tratte dal libro mentre verranno proiettate immagini tratte da un filmato amatoriale realizzato a Chernobyl da Agostino Zanetti nel 2008.

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: la centrale V.I. Lenin

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: il sarcofago che ricopriva il reattore n. 4 esploso

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: l’ingresso nella zona proibita con i bunker in cemento armato dai quali i militari escono per controllare gli eventuali visitatori, restando all’esterno il minor tempo possibile

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: a Propyat, la città costruita per gli operai e i tecnici della centrale con i suoi 40mila abitanti è riconquistata dalla natura

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: le finestre delle case di Pripyat hanno ormai gli occhi vuoti con all’interno solo macerie e tutto quello che gli abitanti in fuga hanno dovuto abbandonare

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: nella ‘Interdiction zone’ sono migliaia i mezzi abbandonati per aver subito le radiazioni. Carri armati, camion, mezzi dei pompieri, elicotteri e soprattutto i 1000 bus arrivati da Kiev per evacuare i 40mila abitanti.

Un disegno di Edoardo Arzani che ricorda un fatto ineluttabile: di nucleare si muore, la vita va a braccetto col sole

 

 

Si parte con “Il soffio del vento da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”. Il ciclo di iniziative a Castell’Arquato a cura di Terre Piacentine oggi sul quotidiano Libertà

Un articolato ciclo di incontri in programma a Castell’Arquato su iniziativa del Circolo Culturale Terre piacentine nel Centro di educazione ambientale annesso al Museo Geologico (scalinata Santo Spirito che immette alla piazza monumentale).

Così inizia l’articolo apparso oggi, a sorpresa, per iniziativa del Presidente del Circolo Valter Sirosi sul quotidiano Libertà, a pagina 18, rispetto alle quattro iniziative culturali previste tra il 22 ottobre e il 3 dicembre.

A seguire il programma dettagliato.

22 OTTOBRE DOMENICA ORE 17.00

IL NUCLEARE FA MALE, IL SOLE E’ VITA

  • Presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, Pontegobbo edizioni

Intervento dell’autore Claudio Arzani, Testimonianza di Diana Lucia Medri, nata a Krasnopole, in Bielorussia, Lettura di brani e poesie di Dalila Ciavattini, Proiezione immagini tratte dal filmato realizzato a Chernobyl da Agostino Zanetti nel 2008

05 NOVEMBRE DOMENICA ORE 17.00

STORIA DELLA BRIGATA PIACENZA, Marvia editore

  • Presentazione del libro che solleva il velo dell’oblio sul contributo dei piacentini alla Grande Guerra
Intervento degli autori Filippo Lombardi (storico) e Ippolito Negri (giornalista)
Moderatore: Claudio Arzani

A seguire

1915, 1916, 1917, 1918 e venne Novembre … ma non bastò

Eventi, poesie, lettere, immagini, testimonianze dal fronte
Rap-presentazione storica con Carla DelMiglio, Luca Isidori, Dalila Ciavattini

19 NOVEMBRE DOMENICA ORE 17.00

QUAND NASSA UN PUETA, Lir edizioni

Enzo Latronico presenta il libro realizzato con Cristina Balteri dedicato al poeta dialettale lugagnanese Agostino Vincini (“Rimond”).
Intervento del dialettologo Andrea Bergonzi, lettura delle poesie da parte di Gabriella Vincini.

A seguire

LO ZOO DEI SASSI ALLA CONFLUENZA DELL’AVETO E DEL TREBBIA

Carla Delmiglio presenta i suoi animali, sassi dipinti alla confluenza tra Aveto e Trebbia lasciati a disposizione di grandi e piccini

3 DICEMBRE DOMENICA ORE 17.00

LE NUVOLE PARLANTI , introduzione al mondo dei fumetti

Edoardo Arzani (colorista con Bonelli) intervista Elia Bonetti, disegnatore con Marvel – Capitan America, Spiderman -, Astorina – Diabolik -, attualmente con le francesi Soleil e Glènat.
A seguire ‘indicazioni per realizzazione di una copertina’.

 

“La storia la scrivono i vinti”, gaffe da emozione oggi alla presentazione del ‘Signor 7 x 3 21’ a Borgonovo

24 settembre 2017, Auditorium della Rocca, Borgonovo Val Tidone, presentazione del libro “Il Signor Sette per Tre Ventuno – Storie di Pietro Derba”. Un excursus storico che, partendo dal primo dopoguerra, porta il Piero a studiare e poi lavorare in tempo di camice nere, quindi ad attraversare il tempo buio della seconda guerra imbarcato con la Regia Marina e a seguire prigioniero degli americani in Nord Africa, il ritorno nell’Italia del boom economico, la famiglia, la vita ‘normale’ fino ai giorni nostri.

Emozioni a non finire alla ‘prima’ de “Il Signor Sette per Tre Ventuno – Storie di Pietro Derba“, Costa editore. Auditorium della Rocca di Borgonovo. Novanta sedie occupate su novanta. Circa venti in piedi. La foto non rende onore al pienone al momento della proiezione dell’intervista realizzata da TeleLibertà poco prima che Piero ci lasciasse, sul finire dell’anno scorso. Certo qualche assenza di rilievo, a partire dai giornalisti del quotidiano locale, ma la famiglia (con il supporto di Fabrizio Costa) ha davvero lavorato d’eccellenza: il paese c’era tutto o quasi per ricordare un uomo che ha saputo essere personaggio nel e del paese. Interventi e saluti del Sindaco, Pietro Mazzocchi, di Matteo Lunni, consigliere comunale, di PierLuigi Forlini in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Alpini. Letture di Dalila Ciavattini che ha saputo strappare lacrime a molti dei familiari, delle figlie e delle nipoti di Piero a partire da Angelica, la più giovane delle nipoti, quando è iniziata la lettura della sua lettera-introduzione al libro iniziata con quelle parole, “Caro nonno …“. Per finire gli interventi di noi coautori: Fausto Chiesa per la parte dedicata agli anni della vita civile, io per quanto agli anni della guerra raccontando di un uomo al quale nessuno, nemmeno la guerra è riuscito a strappare quel sorriso a denti bianchi immortalato in tante immagini a partire dalla copertina del libro. Un ragazzo al quale la vita non ha proprio sorriso (il padre emigrò in Argentina per non tornare più) ma che ha saputo credere e lottare per i suoi valori a partire da quelli della famiglia. Anche quando ha subito la cattura da parte degli americani e la deportazione in campo di concentramento. Sono stati più di 100mila gli italiani catturati e internati nei campi americani, inglesi, francesi in Nord Africa. Poi per quanti non seguirono l’armistizio proclamato dal Re si aprirono le porte dei campi di concentramento in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Sud Africa dove se non furono proprio torture le violenze e le privazioni subite dai nostri ragazzi non furono del tutto distanti da quelle dei campi tedeschi. Di questo la storiografia ufficiale dice e racconta poco. Del resto, il senso del mio intervento, non esiste la guerra giusta e la storia è solo una verità di parte che tace dei fatti dell’altra parte. Ecco dove, travolto da tanto successo, scatta la gaffe della serata: “al massimo esiste la storia così come la scrivono i vinti“. Per fortuna l’applauso impedisce ai più di capire.

24 settembre 2017, Auditorium della Rocca, Borgonovo Val Tidone, presentazione del libro “Il Signor Sette per Tre Ventuno – Storie di Pietro Derba”. Claudio Arzani (autore con Fausto Chiesa) e Dalila Ciavattini, lettora.

Il nucleare? Non è il futuro dell’umanità: il dibattito al Circolo Auser di Gropparello

Gropparello, iniziativa del Circolo Auser, 9 giugno 2017, presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, Pontegobbo editore. Nella foto: Claudio Arzani (autore) e Ferruccio Braibanti (rappresentante Auser)

Interessante serata organizzata dal Circolo Auser nel giardino dell’ex asilo Gandolfi. Prendendo spunto dal libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso, trent’anni dopo” di Pontegobbo edizioni, si è sviluppato un intenso dibattito tra i presenti sul tema dell’energia nucleare. Un tema di grande attualità, come ha sottolineato Claudio Arzani autore del libro, a partire dal problema dalla necessità di individuazione di un sito dove conservare in modo adeguatamente protetto le scorie radioattive prodotte dalle Centrali nucleari attive e non: “si parla di decommissioning ovvero smantellamento delle 4 centrali italiane tra le quali Caorso con l’area attualmente occupata che potrà ritornare ad essere un grande prato verde nel 2030. Solo però se nel frattempo sarà realizzato il Deposito unico nazionale nel quale stoccare i rifiuti radioattivi, ma nessun governo ha avuto il coraggio di affrontare la scelta del luogo dove realizzarlo così le operazioni di smantellamento sono sostanzialmente ferme”.

Patrizia Brusamonti

Da parte sua Patrizia Brusamonti ha raccontato la sua esperienza di accoglienza dei ‘bambini di Chernobyl’ ricordando che in Bielorussia e in Ucraina gli effetti della contaminazione del terreno sono sempre presenti e sono proprio i ragazzini che ancora non hanno sviluppato un adeguato sistema di difese immunitarie ad aver bisogno di assistenza sia mediante periodi di permanenza nel nostro BelPaese sia attraverso aiuti da far pervenire nel loro territorio e nel loro ambiente di vita che spesso coincide con un orfanotrofio.

Raffaele Maggi

Significativo il racconto da parte di Raffaele Maggi, all’epoca segretario del settore elettrici della CGIL Lombardia, degli anni di produzione di “Arturo” (così era chiamata ‘confidenzialmente’ la Centrale di Caorso) con la tendenza da parte di Enel a minimizzare i problemi che pure talvolta emergevano. Non si dimentichi in proposito che la centrale, fermata pochi mesi dopo l’incidente di Chernobyl ufficialmente per manutenzione, misteriosamente non ha mai ripreso la produzione nonostante il referendum che ne decretò il blocco definitivo per volontà popolare sia stato quasi un anno dopo.

In seconda fila, tra il pubblico, il Sindaco Claudio Ghittoni

Il Sindaco Claudio Ghittoni, infine, ricordato che le centrali nucleari sono nate per la produzione del plutonio e quindi per la realizzazione della bomba atomica e solo in seguito sono state riconvertite anche alla produzione di energia destinata al consumo civile, ricordati i molti esperimenti ad esempio da parte francese ed ora da parte nordcoreana, si è domandato quanto le emanazioni radioattive derivanti da questo tipo di energia, specie nei casi dei gravissimi incidenti di Chernobyl e di Fukushima-Daichi in Giappone, possano aver influito sui cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Unanime la conclusione condivisa da tutto il pubblico presente: l’energia nucleare non può essere il futuro dell’umanità, occorre sviluppare fonti energetiche alternative a partire dalla produzione di energia solare (attualmente l’8% del fabbisogno nazionale) e, in questo senso, Arzani ha ricordato il recentissimo referendum col quale anche i cittadini svizzeri hanno approvato il piano di chiusura di tutte le 5 centrali attualmente presenti nel vicino paese d’oltralpe entro il 2050 e appunto l’avvio sin da ora di interventi che consentano il graduale ricorso a nuove fonti alternative.

Comunque sia, il nucleare ci fa male, il sole è vita