Il nucleare? Non è il futuro dell’umanità: il dibattito al Circolo Auser di Gropparello

Gropparello, iniziativa del Circolo Auser, 9 giugno 2017, presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, Pontegobbo editore. Nella foto: Claudio Arzani (autore) e Ferruccio Braibanti (rappresentante Auser)

Interessante serata organizzata dal Circolo Auser nel giardino dell’ex asilo Gandolfi. Prendendo spunto dal libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso, trent’anni dopo” di Pontegobbo edizioni, si è sviluppato un intenso dibattito tra i presenti sul tema dell’energia nucleare. Un tema di grande attualità, come ha sottolineato Claudio Arzani autore del libro, a partire dal problema dalla necessità di individuazione di un sito dove conservare in modo adeguatamente protetto le scorie radioattive prodotte dalle Centrali nucleari attive e non: “si parla di decommissioning ovvero smantellamento delle 4 centrali italiane tra le quali Caorso con l’area attualmente occupata che potrà ritornare ad essere un grande prato verde nel 2030. Solo però se nel frattempo sarà realizzato il Deposito unico nazionale nel quale stoccare i rifiuti radioattivi, ma nessun governo ha avuto il coraggio di affrontare la scelta del luogo dove realizzarlo così le operazioni di smantellamento sono sostanzialmente ferme”.

Patrizia Brusamonti

Da parte sua Patrizia Brusamonti ha raccontato la sua esperienza di accoglienza dei ‘bambini di Chernobyl’ ricordando che in Bielorussia e in Ucraina gli effetti della contaminazione del terreno sono sempre presenti e sono proprio i ragazzini che ancora non hanno sviluppato un adeguato sistema di difese immunitarie ad aver bisogno di assistenza sia mediante periodi di permanenza nel nostro BelPaese sia attraverso aiuti da far pervenire nel loro territorio e nel loro ambiente di vita che spesso coincide con un orfanotrofio.

Raffaele Maggi

Significativo il racconto da parte di Raffaele Maggi, all’epoca segretario del settore elettrici della CGIL Lombardia, degli anni di produzione di “Arturo” (così era chiamata ‘confidenzialmente’ la Centrale di Caorso) con la tendenza da parte di Enel a minimizzare i problemi che pure talvolta emergevano. Non si dimentichi in proposito che la centrale, fermata pochi mesi dopo l’incidente di Chernobyl ufficialmente per manutenzione, misteriosamente non ha mai ripreso la produzione nonostante il referendum che ne decretò il blocco definitivo per volontà popolare sia stato quasi un anno dopo.

In seconda fila, tra il pubblico, il Sindaco Claudio Ghittoni

Il Sindaco Claudio Ghittoni, infine, ricordato che le centrali nucleari sono nate per la produzione del plutonio e quindi per la realizzazione della bomba atomica e solo in seguito sono state riconvertite anche alla produzione di energia destinata al consumo civile, ricordati i molti esperimenti ad esempio da parte francese ed ora da parte nordcoreana, si è domandato quanto le emanazioni radioattive derivanti da questo tipo di energia, specie nei casi dei gravissimi incidenti di Chernobyl e di Fukushima-Daichi in Giappone, possano aver influito sui cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Unanime la conclusione condivisa da tutto il pubblico presente: l’energia nucleare non può essere il futuro dell’umanità, occorre sviluppare fonti energetiche alternative a partire dalla produzione di energia solare (attualmente l’8% del fabbisogno nazionale) e, in questo senso, Arzani ha ricordato il recentissimo referendum col quale anche i cittadini svizzeri hanno approvato il piano di chiusura di tutte le 5 centrali attualmente presenti nel vicino paese d’oltralpe entro il 2050 e appunto l’avvio sin da ora di interventi che consentano il graduale ricorso a nuove fonti alternative.

Comunque sia, il nucleare ci fa male, il sole è vita

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, venerdì a Gropparello le testimonianze e i racconti di quel tragico 1986

Si torna a parlare di nucleare venerdi 9 giugno alle ore 21 nel giardino ex asilo Gandolfi a Gropparello su iniziativa del Circolo AUSER “chiù”.

Un occasione per ricordare che, nonostante siano passati ormai 31 anni dalla notte dell’esplosione del reattore n. 4 della Centrale nucleare di Chernobyl i problemi sono sempre incombenti.

L’inquinamento radioattivo continua ad essere presente in Ucraina, Russia, Bielorussia incidendo pesantemente sul ciclo alimentare animale ed umano in paesi basati proprio sull’agricoltura. Sono ancora tanti i ‘bambini di Chernobyl’ che hanno bisogno di assistenza mentre in tutto il mondo resta in prima linea il problema delle scorie radioattive prodotte anche da centrali dismesse da anni come il nostro ‘Arturo’ caorsano. Dovremmo decidere di costruire un Deposito nazionale ma nessun governo ha il coraggio di decidere dove metterlo.

Nel frattempo non mancano notizie che portano continuamente all’attenzione il problema. Poche settimane fa i cittadini della vicina Svizzera hanno votato ‘SI’ al referendum per la rinuncia alla costruzione di nuove centrali approvando il piano che prevede il graduale abbandono dell’atomo da qui al 2050 fermo restando che le 5 centrali attualmente presenti potranno funzionare semprechè siano rispettate le misure di sicurezza.

Lo scorso mese di febbraio invece la cronaca ha registrato un’esplosione nella Centrale nucleare di Flamanville, nel nord-est della Francia: fortunatamente nella zona interessata (la sala macchine) non c’erano elementi radioattivi per cui, come comunicato dalle fonti ufficiali, le conseguenze si sono limitate ad uno stato di intossicazione per 5 lavoratori.

Sono invece ‘inimmaginabili’ e terribili le notizie che arrivano da Fukushima. Le rilevazioni hanno raggiunto i 530 sievert/ora contro i 73 registrati subito dopo il disastro, nel 2011. Secondo l’Istituto giapponese di Scienze Radiologiche un’esposizione di 4 sievert ucciderebbe una persona su 2. Essere esposti a 1 sievert potrebbe condurre a impotenza, perdita di capelli e cataratta. Impossibile dunque intervenire per rimuovere i detriti del combustibile nucleare contenuto nelle vasche di contenimento all’interno dei reattori, un simile livello di radiazioni impedisce anche l’uso di robot che verrebbero distrutti nell’arco di 2 ore.

Insomma, il nucleare ha fatto male e continua ad essere fonte di produzione energetica ad alto rischio tanto da farci chiedere: ma il rischio, vale la candela?

Come sempre venerdì sarà presente Dalila Ciavattini che leggerà alcuni brani tratti dal libro, testimonianze della tragica notte del 26 aprile 1986.

Claudio Rancati a Borgo FaxHall presenta oggi “Le valli del tempo”, un libro fotografico per una diversa qualità della vita

Oggi, alle 18, un incontro alla Galleria Borgo FaxHall con l’arte dell’immagine fotografica di Claudio Rancati nell’ambito della rassegna promossa dall’Associazione Piacenza Cultura e SPort “Mercoledì ci PIACE a Borgo FaxHall“, un percorso di sette incontri con altrettante proposte letterarie di autori piacentini iniziato a febbraio caratterizzato da integrazione, solidarietà, dialogo tra culture diverse.

Si potrebbe obiettare che “Le valli del tempo“, il libro fotografico di Claudio che avrò l’onore di introdurre dopo averne garantito la sinossi, poco c’azzecca con i valori che hanno segnato le altre proposte ma in realtà proprio per il particolare dell’essere una ricerca dedicata alle nostre valli piacentine e in particolare alla cultura contadina caratterizzata da un profondo spirito di accoglienza, l’iniziativa risulta la chiusa per eccellenza del ciclo iniziato con le poesie e i racconti di Lume Plaku, esule albanese, proseguito con il mio libro sulla tragedia nucleare di Chernobyl e la necessità di accoglienza dei bambini bielorussi o ucraini tuttora di grande attualità, con le liriche di Carla Delmiglio pubblicate in Romania, con quelle di Augusto Bottioni dedicate ad un mondo a misura d’uomo e quindi un mondo d’amore e di pace, poesie magistralmente illustrate dalla figlia Stefania, l’antologia con una storia di emigrazione italiana in Argentina all’inizio del secolo scorso, la rappresentazione della poesia della realtà di Daniele Verzetti.

Monte Lesima

Non resta dunque che letteralmente ‘entrare‘ nel libro di Claudio per conoscere un mondo appena fuori dalla convulsa e frettolosa vita della città vittima di finti bisogni costruiti su basi commerciali che ben poco hanno a che vedere con una reale qualità della vita. In fondo, siamo fortunati: possiamo sempre ‘uscire‘ dal libro e dalla città ed essere accolti in un ‘mondo altro‘, il mondo delle nostre verdi valli, appunto, magistralmente rappresentate nel libro di Claudio.

Pietra Perduca

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” a Castelvetro permette l’incontro con la rete di solidarietà creata da Patti Brusamonti

L’assessore alla cultura del Comune di Castelvetro Piacentino, Pierluigi Fontana, introduce l’incontro promosso dal Circolo Culturale ‘Al 32 dal Masan’

Dal tragico incidente della notte del 26 aprile 1986, quando il reattore numero 4 della Centrale nucleare V.I.Lenin di Chernobyl in Ucraina è esploso diffondendo radioattività nell’aria, sono ormai passati 31 anni eppure gli effetti sono ancora presenti e lo saranno per un tempo che ancora non possiamo prevedere (forse 100 anni, forse Mille anni?).

Alcune rappresentanti del Circolo ‘Al 32 dal Masan’

Questa la verità affermata nel tardo pomeriggio di sabato 22 aprile a Castelvetro piacentino a un passo da Cremona alla presentazione di “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo“, edizioni Pontegobbo, iniziativa promossa dal Circolo ‘Al 32 dal Masan‘.

‘Al 32 dal Masan’ ed inevitabilmente ci si domanda quale sia il significato: semplicemente la sede del Circolo si trova appunto al numero civico 32 di Mezzano Chitantolo, frazione di Castelvetro

Quella nube radioattiva sprigionata a seguito dell’esplosione che letteralmente sparò in aria il disco di copertura del reattore (che pesava più di mille tonnellate) è ricaduta su vaste aree soprattutto della Bielorussia, inquinando foreste, boschi e terreni votati all’agricoltura. Di conseguenza incidendo direttamente sul ciclo alimentare animale e umano di un paese votato proprio ai prodotti della terra e al commercio del legno.

Il pubblico che ha assistito alla presentazione del libro, momento di riflessione sul tema nucleare: attualmente il nostro paese acquista energia nucleare dall’estero limitatamente all’1,5% del nostro fabbisogno e solo per necessità notturne, quando diverse nostre centrali vengono ‘lasciate riposare’. Se dotassimo di impianti ad energia solare ogni nuovo edificio pubblico costruito (per scuole, asili, ospedali, comuni, caserme) non avremmo alcuna necessità e forse costringeremmo Svizzera, Francia, Inghilterra, Slovenia a cessare l’attività quantomeno degli impianti nucleari obsoleti.

Tradotto in sintesi significa che per le popolazioni di quei paesi (Bielorussia, Ucraina, parte del territorio russo) il rischio di malattie come leucemia o altre forme tumorali resta ancora alto, specie nei bambini le cui difese immunitarie non sono ancora completamente sviluppate.

Angelo Menga, curatore degli aspetti di pubblicizzazione dell’iniziativa

Per questo, nonostante il tempo passato, sono importanti le iniziative di solidarietà che si concretizzano sia con interventi di aiuto direttamente nei territori interessati sia accogliendo per brevi periodi di soggiorno i bambini e i ragazzini dai 6 ai 18 anni nei diversi paesi dell’Europa occidentale, con il nostro paese in prima fila in questa importante forma di aiuto e di solidarietà (un mese di permanenza all’anno nel nostro paese è in grado di eliminare gli effetti del consumo di cibi inquinati riducendo notevolmente il rischio tumorale).

In prima fila Andrea Brizzolara: ha portato testimonianza degli incontri, delle esperienze, del vissuto con i ‘bambini di Chernobyl’ ospitati nel nostro paese. Alle sue spalle Fabrizio Bonetti dell’associazione no profit “Angeli per Fiore”. A destra Silvio, collaboratore del Circolo.

In questo senso l’iniziativa di Castelvetro ha avuto un rilievo importante grazie alla testimonianza di Patti Brusamonti che, per anni, ha accolto bambini bielorussi nella sua casa a Fiorenzuola. Poi, per motivi personali, l’accoglienza ha avuto termine ma tra tutti i ‘bambini di Chernobyl‘ ospitati, Patti e la sua famiglia, è nata una rete di solidarietà tuttora funzionante. In pratica: serve sistemare i bagni di un orfanotrofio? Uno dei bambini diventato adulto ha bisogno di aiuto? La notizia arriva a Patti che informa la rete e scatta un’operazione di raccolta dei fondi che rispondono alla necessità.

Patrizia Brusamonti, Claudio Arzani

In altre parole, solidarietà laddove la necessità purtroppo è sempre viva. A questo punto da Castelvetro un messaggio chiaro: sosteniamo ‘Angeli per Fiore‘, l’associazione no profit di solidarietà con cure, vestiario, cibo che aiuta chi ha bisogno, nel territorio e nelle lontane terre di Bielorussia dove ancora purtroppo le conseguenze di quel tragico incidente di Chernobyl continuano a produrre i loro effetti. 3803767620 oppure 3473882086 sono i numeri telefonici a disposizione. Patti può anche essere contattata attraverso facebook dove è presente con nome Patti Brusa.

Il resoconto pubblicato da ‘La Provincia – Quotidiano di Cremona’ nell’edizione del 1° maggio 2017. Nella foto da sinistra Patti, Andrea, Claudio, Pier Luigi Fontana (assessore alla cultura della Municipalità di Castelvetro), Dalila Ciavattini lettora di alcuni brani dal libro

“La poesia urlo di dolore e di denuncia” nell’esibizione di Daniele Verzetti da Genova, rockpoeta

Continuano gli incontri del “mercoledi ci PIACE alla Galleria Borgo FaxHall” nella sede dell’associazione ‘Piacenza Cultura e Sport’ al 1° piano del Centro commerciale. Per l’esattezza mercoledì 19 penultimo appuntamento, protagonista Daniele Verzetti da Genova, rockpoeta. Ovvero la poesia che nulla concede all’intimismo, alle vicende personali se non inserite nell’essere soggetto sociale, partecipante alle cose, alle vicende della vita partecipata.

Temi di grande attualità, dalla violenza sulle donne, alla rincorsa verso la bomba nucleare, agli ‘omicidi bianchi’, la morte da infortunio sul lavoro. Poesia che sembra rifarsi in chiave moderna ai grandi cantastorie del passato unendo il racconto in versi alla rappresentazione teatrale e spesso alla musica tornando alle origini stesse della poesia.

Talvolta la lirica di Daniele sembra assumere forma che assomiglia alla prosa ma poco importa la definizione, al limite si parli di prosa poetica o di un passaggio letterario che assomiglia alle zebre dei passaggi pedonali con un continuo ondulante proporsi ora in versi ed ora in prosa. Un passaggio costante, dove al concetto di libertà formale s’accompagna il senso del contenuto, dell’allarme, del grido di dolore di fronte alle degenerazioni del vivere umano.

Caloroso l’applauso finale di fronte a versi scritti per far riflettere, spesso urla di dolore, blues di chi deve subire una società nelle mani di pochi burattinai senza possibilità di incidere sulle scelte che alla fine nel bene e sovente nel male incidono sulla vita dei popoli. Con una illusione: che quel blues diventi hard rock, che quella poesia diventi ribellione, rifiuto di governi che ignorano i bisogni dei molti per favorire quei pochi che vivono in torri d’avorio.

Solo il soffio del vento, rompe il silenzio di Chernobyl: se ne parla sabato a Castelvetro

Il libro di Arzani su Chernobyl Sabato alle 18 ‘Al 32 dal Masan’
(articolo pubblicato su ‘La Provincia’, quotidiano di Cremona,
edizione del 19 aprile 2017)

Ancora oggi per i ragazzi bielorussi c’è una cosa vietatissima: mangiare i funghi che nascono nei boschi e nelle foreste della loro verde terra. A trent’anni dal disastro nucleare di Chernobyl questo ed altri particolari sulla vicenda saranno raccontati sabato alle 18 al circolo culturale ‘Al 32 dal Masan’ da Claudio Arzani. L’autore del libro ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, sarà infatti ospite dell’associazione castelvetrese per spiegare come nei terreni bielorussi risultino ancora presenti cesio ed altre sostanze radioattive, con conseguenze sul ciclo alimentare e sulla salute. Nelle pagine scritte da Arzani ci sono racconti, testimonianze, poesie, ricordi e attualità di una tragedia nucleare che ancora oggi coinvolge soprattutto i bambini il cui sistema immunitario è in formazione. Con letture di Dalila Ciavattini e con la testimonianza di Patti Brusamonti, che parlerà del progetto di accoglienza e assistenza in Italia proprio per i piccoli di Chernobyl. L’evento è organizzato in collaborazione con la casa editrice Pontegobbo. Dopo la presentazione del libro e il dibattito è in programma un rinfresco offerto dai soci del circolo.

 

 

 

“Incarnazione della verità”, lirica di Daniele Verzetti, Rockpoeta oggi alle 18.00 a Borgo FaxHall (1° piano)

Le verità nascoste, acrilico su tela di Ida Budetta

Io incarno la verità
Quella assoluta
Quella relativa
Quella stupefacente
Quella superlativa!

Io incarno la verità

Quella dei talk show
Quella della ragion di Stato
Quella che dovete sapere
Quella che volete sentirvi dire

Io incarno la verità

Quella dai mille dubbi
Quella Pirandelliana
Figlia di sfaccettature vili

Vili

Perché la verità su certi fatti è una
Nascosta
Insabbiata
Ma una.

Io incarno la verità

Quella assoluta
Quella relativa
Quella simulata 
Quella di orgasmi televisivi cianotici

Io incarno la vostra verità

Quella di paraocchi spessi 
E paraorecchie invalicabili
Quella di rossetti sgargianti su labbra di gomma
Che tu, patetico Italiano medio, sogni la notte.

Io vorrei davvero incarnare la verità

Quella che non si può dire
Quella che ti sconvolge
E che uccide chi la ricerca.

Quella verità 

Nascosta
La posso solo intuire
Sfiorare
Toccare con gli occhi.

Io non incarno la verità

Ma i miei cinque sensi la respirano
L’avvertono, quasi la comprendono
E nel dubbio
Smascherano l’incarnazione di una verità bugiarda
Manipolata
Irriverentemente puttana.

E vorrei raccontarvela

Rendervi partecipi
Ma non ascoltereste
Non comprendereste
Perchè non volete comprendere.

Io non incarno la verità

Ma rivendico a pieno titolo
Un cervello pensante

Io incarno la verità

Quella evidente
Di un suicidio di massa della ragione

Perché io sono come un motore di ricerca 

In perenne movimento
So quello che pensate e come pensate
E quali verità desiderate.

Perché io non incarno la verità

Io incarno le vostre menti
Con tutte le vostre paure
Ed i vostri puerili ed indotti desideri.

Domani a Borgo FaxHall (1° piano) da Genova arriva Daniele Verzetti, rockpoeta

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® domani mercoledì 19 aprile ore 18 su iniziativa dell’Associazione Piacenza Cultura e Sport presso Borgo FaxHall (1° piano) propone un Reading dal titolo “ESISTENZE REALI”. Emozioni, impegno civile, liriche forti in una performance intensa, viva e coinvolgente, lucida fotografia emotiva sulla realtà dei nostri tempi. Poesia sociale che si ribella al nichilismo contemporaneo.

Cos’è la poesia? Tu. Alla base della poesia di Daniele c’è la “vita di tutti i giorni” o per meglio dire appunto le “Esistenze Reali”. Rockpoeta® in Genova, tratta tematiche sociali, con forza intensità e profonda sensibilità. Ha già tre libri all’attivo, ha girato l’Italia per presentarli con reading intensi e coinvolgenti, che delineano una lucida fotografia emotiva sulla realtà dei nostri tempi.

L’incontro, che fa parte della rassegna ‘Mercoledì ci PIACE a Borgo FaxHall‘ sarà coordinato dallo scrittore e poeta Claudio Arzani.

Quando gli emigranti eravamo noi: a Borgo FaxHall un racconto che a/traversato il mar

Continuano gli incontri del “mercoledi ci PIACE alla Galleria Borgo FaxHall nella sede dell’associazione ‘Piacenza Cultura e Sport’. Lo scorso appuntamento con il racconto di Claudio Arzani “Maria Florencia” contenuto nell’antologia ‘Un arco nel portaombrelli‘ voluta e realizzata da Fabio Martini, genovese d’origini. Natali per Fabio dunque in quella Genova che, ad inizio del secolo scorso, vedeva partire tanti bastimenti dal porto con destinazione Lamerica, come allora gli emigranti chiamavano la terra d’oltroceano, la terra del sogno di un futuro negato in patria, nel BelPaese.

Interessante occasione per esaminare un fenomeno che da sempre ci coinvolge: fin dal medioevo quando già da allora attraversavamo le Alpi per cercare fortuna in Francia, Belgio, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra. Caratteristico il periodo tra settecento e ottocento degli orsanti e dei saltimbanchi che partendo dalle valli del parmigiano girarono visitando le corti principali d’Europa veri e propri antesignani dei circensi. In evidenza la miseria e la politica spesso persecutoria a seconda delle stagioni: i ‘briganti’ del Regno delle Due SIcilie e i loro sostenitori che fuggivano dall’invasione piemontese, i socialisti costretti a fuggire dalla furia fascista. A seguire la grande emigrazione dal Sud verso il Nord e dalle campagne verso le città negli anni cinquanta e sessanta. Infine il nuovo esodo, in corso alla ricerca di potenzialità di occupazione e di lavoro che nel BelPaese sembrano venir meno.

Con storie che, proiettate sul nostro presente attuale, non possono che farci riflettere ricordando di quanto le ‘ruspe’ venivano auspicate (e in qualche caso usate) nei confronti dei nostri emigrati. Ignoranti, incapaci di capire lingue sconosciute o di integrarsi con realtà sociali troppo diverse, sporchi, pronti ad insidiare le donne altrui, insomma chi più ne ha più ne metta e le ingiustizie consumate nei confronti di tanti dei 28 milioni di italiani emigrati all’estero tra il 1880 e i centanni dopo sono state innumerevoli. Senza peraltro dimenticare gli appartamenti che, a Torino o a Milano, non si affittavano ai meridionali.  Insomma, la storia di Maria Florencia, quinto degli incontri proposti da ‘Piacenza Cultura e Sport‘ è stata l’ennesima testimonianza  della rassegna di proposte letterarie piacentine caratterizzate da integrazione, solidarietà, dialogo tra culture diverse.

“Le terre al confine del mondo”, estratto da ‘Maria Florencia’ racconto di Claudio Arzani

Oggi, alle ore 18 a Borgo FaxHall (1° piano) Claudio Arzani presenta il racconto “Maria Florencia, una storia di emigrazione italiana” tratto dall’antologia ‘Un arco nel portaombrelli’

Sul bastimento gli emigranti parlavano, per passare le ore di far niente lentamente beccheggiando sulla tavola immobile dell’immenso oceano. Parlavano dei sogni, delle speranze, delle nostalgie, dei ricordi. Della paura, tacevano.

Parlavano. Tacevano. Giocavano a carte. Guardavano il mare, oltre la prua, qualche volta uno sguardo anche oltre la poppa. Agostino con Giuseppina e la piccola Luigina sarebbe sceso dalla nave all’attracco in Argentina. Altri avrebbero proseguito verso il Brasile.

Ed ecco, finalmente, dopo settimane di navigazione, il correre di voce in voce, il richiamarsi, di cabina in cabina, di sala in sala, nei luoghi comuni: tutti in plancia, di corsa, affannati, col cuore in gola, l’emozione che stringe lo stomaco e quasi toglie il respiro.

Terra! Niente altro che una striscia ancora lontana, un color verdastro scuro che spezza l’armonia del blu del mare e dell’azzurro del cielo, una linea che attraversa l’orizzonte e fa mancare il respiro, quella linea è il destino, è il futuro.

Nessuno potrà dimenticare i sapori, i colori, i profumi dell’Italia, le case, le viuzze, i campanili, l’osteria del Paesello, gli amici, i volti incontrati tutti i giorni, i sorrisi, i sospiri, i litigi, il parroco, l’oste, il farmacista, il dottore, la maestra, le galline, i conigli, l’arrotare dei sassi tra le ruote della bicicletta, il raglio degli asini, l’aia trasformata in balera.

Eppure lì, tutti sul ponte del bastimento, tutti ad aguzzare la vista per cogliere i primi particolari di quella terra che nessuno aveva mai immaginato, nessuno a girarsi di spalle, a rimirare quel passato già lontano, quel Paese che sarebbe per sempre rimasto niente altro che un dolce ricordo ad accarezzare il cuore.

Agostino girò lo sguardo ad incontrare gli occhi di Giuseppina. Piangeva, forse a causa del vento che accarezzava le onde del mare e il ponte del bastimento, che sembrava far onde dei capelli di tutta quella gente col cuore in gola e il cuore stretto tra speranza e paura del futuro da costruire. Ignoto. Non erano più italiani, non più pioverini. Emigranti.

Anno di grazia 1926 …