“Il sessantottino Di Battista”, un intervento in fb di Daniela Castelli

Come se mi alzassi e prendessi coscienza, olio su tela di Baratella Paolo, Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Ho assistito, in “Piazzapulita”, a qualche minuto di un comizio di Di Battista. È impressionante,sul piano storicoculturale e antropologico -più che sul piano politico- la sua somiglianza con la psicologia di un sessantottino (io sono molto anziana,”ho fatto” il ’68 e li ho conosciuti bene). La stessa violenza verbale priva di realismo e di concretezza, la volontà pseudoeroica di affrontare i giganti (i poteri fort, la casta, le grandi potenze), la stessa nebulosità degli obiettivi, la volontà di stare sulle barricate 24 ore su 24. Mi vengono in mente certe locuzioni di quel periodo, che non significavano nulla:”Nella misura in cui…“,”Portare avanti un discorso”. Quale fu, allora, la fine del sessantottino? Nel.migliore -e più frequente – dei casi venne risucchiato, magari diventando un alto dirigente, dal Sistema borghese capitalistjco plutogiudaico. Nel peggiore dei casi, invece, entrò nelle fila del terrorismo e divenne un assassino.Ma già manifestava tendenze omicide quando gridava nel megafono:”Falce e martello, padroni al macello“. Attento,Di Battista, al tuo futuro, pensa bene a quello che vorrai fare da grande!

Arte di Resistenza: “PAROLE E MACCHIE”. L’assessore leghista Zandonella fa cancellare scritte e Alberto Esse risponde con un’installazione performance di ripristino

Le immagini delle prime scritte apparse a deturpare il muro in evidenti splendide condizioni della Biblioteca comunale piacentina, con la successiva opera di cancellazione disposta su ordine dell’assessore leghista, il giovin Zandonella, ai primi d’ottobre (immagini pubblicate da Libertà, quotidiano di Piacenza)

Premessa: tempo fa mano ignota scrive sul muro della Biblioteca Passerini Landi di Piacenza la frase ‘Lou Reed ti amo‘. Altra mano (o forse la stessa?) replica e scrive ‘Ieri partigiani, oggi antifascisti‘. Indignazione (talmente virulenta da far pensare all’azione propagandistica) del giovin assessore Zandonella, seguace della Lega di Salvini, che immediatamente dichiara pronte azioni di cancellazione con contestuali minacce contro gli ignoti vandali. Passa un qualche tempo ed ecco apparire nuova reproba scritta: ‘Odia la Lega / ama Lou Reed‘. Lo Zandonella, attento censore, prontamente replica inviando gli addetti di Iren che spazzolano il muro incriminato lasciando una bella macchia grigia. Ma l’artista Alberto Esse incombe: non nega una performance della quale quivi, riprendendo quanto espresso in facebook, riportiamo motivazione.

L’artista piacentino Alberto Esse, ieri all’opera gessetto alla mano

Nella giornata di domenica 10 febbraio 2019 l’artista Alberto Esse ha realizzato la installazione performance “Parole e macchie” ripristinando in modo creativo e non invasivo (con un gessetto) le scritte apparse e poi cancellate sui muri della Biblioteca Civica a Piacenza.
A seguire il suo intervento durante la performance.

Il sempre più splendido stato di eccellente conservazione del muro incriminato che già alla fine dell’estate aveva suscitato l’indignazione del giovin assessore leghista Zandonelle per le orribili scritte graffettate da ignote mani

Chiarisco innanzitutto che sono assolutamente contrario ai cretini che scrivono sui muri storici o su monumenti della città. Sono in disaccordo anche con coloro che scrivono su normali muri TAG e frasi oscene o senza senso. Diverso invece è il discorso che riguarda, sui muri generici, le scritte di carattere politico-sociale o poetico o creativo che a mio avviso hanno una loro dignità: Se andate in via Colombo potrete vedere su un muro la scritta “VOTA GARIBALDI” e il faccione barbuto di Giuseppe. Si tratta di una scritta fatta in occasione delle elezioni del 1948. Per me questo graffito dovrebbe essere tutelato come patrimonio storico visuale della città”
“In questo caso invece sono intervenuto per ripristinare, con dei gessetti (quindi facilmente cancellabili) non sull’intonaco di un muro ma su delle orrende macchie grigio topo fatte da Iren per cancellare alcune scritte apparse nei giorni scorsi.
Questo per rendere evidente come spesso la pezza è peggiore del buco ma anche per denunciare l’ipocrisia di chi si affretta a far cancellare scritte antifasciste e invece lascia sui muri per anni, scritte o simboli nazifascisti; per denuciare l’ipocrisia di chi si indigna per quattro parole su intonaci o muri cadenti e non ha nulla da dire su quell’inquinamento visivo coatto dei grandi tabelloni pubblicitari che infestano la città e soprattutto non ha nulla da dire sullo stupro della nostra città consistente nell’invasione di automobili che contribuiscono a creare una aria mortifera; per denunciare l’ipocrisia di chi non ha nulla da dire sulla cementificazione selvaggia, sul proliferare della logistica e sui progetti di parcheggi interrati in Piazze Storiche, di chi come la Sovristenza ha permesso il noto sfregio al selciato di Piazza Cavalli. Due pesi e due misure inaccettabili.
Nel caso specifico si sono cancellate le scritte ma non si è intervenuto sulla vergogna dell’intonaco cadente sbrecciato da anni sui muri della Biblioteca: questo si un affronto alla dignità della città e della cultura.
Questa performance infine si richiama ad una mio intervento del 1969, quando invitato alla Mostra “L’arte Contemporanea in Emilia organizzata dall’allora GAM nelle sale di Palazzo di Re Enzo a Bologna partecipai con la diffusione tra il pubblico di un centinaio di opere intitolate “Da usare subito – gessetto Bianco” con allegato appunto un gessetto. Sull’opera foglio, tra l’atro, era scritto: “una comunicazione bassa anche un metro da terra popolare ancora un tentativo prima del silenzio rifiuto della pagina muro come soluzione muro la via la piazza il muro l’intonaco la calce il gessetto il pennello di nascosto per non essere scoperto integrato la pagina muro un gesto inconsueto illegale : nottetempo scrivere sui muri si può e sporca le mani di bianco (è severamente vietato scrivere sui muri)”.

Alberto Esse ha concluso la performance graffettando con il gessetto l’orribile macchia grigio topo fatta dagli operatori inviati dall’assessore Zandonella

Alberto Esse, artista filosofo e ribelle, accusato di aver sventolato bandiera rossa

Mao con bandiera rossa, olio su tela di Franco Angeli

Indagato (e archiviato) perché ha sventolato una bandiera rossa sotto il monumento a S. Antonino a Piacenza: ritornano i questurini d’un tempo che fu?

Si riporta il testo di un post pubblicato in facebook da Alberto Esse (Spagnoli all’anagrafe), indicatore del clima politico al tempo del leghista Salvini ministro dell’interno sostenuto dal Movimento 5 Stelle di Di Maio.

Albeto Spagnoli, in arte Alberto Esse

Ho ricevuto dalla Procura una raccomandata in cui mi si comunicava che era stata archiviata “per la tenuità del fatto” la procedura di indagine avviata nei miei confronti per il reato a cui all’articolo 650 c.p.(secondo internet inadempienza dei provvedimenti dell’autorità che prevede fino a cinque anni di reclusione). Non avendo la minima idea di cosa si trattasse e non essendo scritto nell’avviso in concreto che provvedimento dell’autorità non avrei rispettato sono andato in Procura per prendere visione del fascicolo a mio carico. Sono venuto così a sapere che durante la manifestazione “Stiamo con Riace – restiamo umani” del 5 ottobre scorso in Corso Vittorio Emanuele avrei commesso il reato di essermi seduto sotto la statua di S. Antonino con il cartello “Riace mi Piace” e sventolando una bandiera (di Potere al Popolo – annotazione mia) “fino alla fine della manifestazione”. Nel documento del Vicequestore vengo definito come Alberto Spagnoli detto Alberto Esse (praticamente, mi si passi la battuta, come dire Giuseppe Esposito detto “O malamente”) o anche “Alberto Spagnoli, artista ed opinionista conosciuto come Alberto Esse, legato all’estrema sinistra”. Il ricorso da parte della Questura ad una terminologia politica ideologica legata agli anni 70 come la definizione “estrema sinistra” (ininfluente nelle indagini) è preoccupante. Personalmente in quanto comunista sono contro l’estremismo e mi riconosco nello scritto di Lenin che definisce “L’estremismo come malattia infantile del comunismo”. Comunque tutto è bene ciò che finisce bene, grazie al buon senso della Magistratura, ma il messaggio chiaro venuto dalla Questura con questo procedimento non credo debba essere sottovalutato.
P.S.: Al fascicolo era allegato anche il DVD con il filmato dell’intera manifestazione di un ora e mezza girato dalla Digos). Volevo chiederne, come era nel mio diritto, una copia come documentazione ma la copia del DVD costa oltre 350 euro!!!

“Bossi e Salvini davanti al bancone del bar di Montecitorio”, pubblicato da Daniel Enrique Bozzarelli in facebook

Bossi e Salvini davanti al bancone del bar di Montecitorio discutono sui 49 milioni scomparsi.
Mentre la barista si gira per un caffè, Salvini, con mossa fulminea, si mette in tasca una brioche.
Guarda Bossi con aria di sfida e gli dice: hai visto che classe?
Bossi sorride e risponde: ti faccio vedere io cos’è la classe.
Scusi signorina, dice Bossi, vuole vedere una magia?
La ragazza annuisce curiosissima.
Bossi prende una brioche e la mangia lentamente.
La commessa aspetta un po e fa:
Embeh? e dov’è la magia?
E il Senatur risponde sornione:
Guardi nella tasca di Salvini.

p.s. ogni riferimento all’attuale vicenda giudiziaria è puramente casuale i personaggi sono immaginari e anche il partito.

A Perino da oggi chiude al pomeriggio il fruttivendolo con edicola ma in tutta la provincia arrivano supermercati e chiudono negozi

Da oggi a Perino il negozio di frutta e verdura con vendita giornali sarà chiuso nei pomeriggi da domenica a giovedì. Certo, finita la stagione estiva, con i turisti che raggiungono questo piccolo paese della Val Trebbia, i clienti diminuiscono e la maggior parte dei residenti sono anziani che tranquillamente possono dedicarsi agli acquisti alla mattina. Per quanto ai giovani, che in genere lavorano in pianura oppure stanno a vivere e dormire fino al venerdì in città e lì fanno acquisti. Oppure fanno scorta nei supermercati in città rinunciando ad una certa dose di qualità ma risparmiando in termini economici.

Ancora peggio a Podenzano: chiuso uno dei due negozi (‘storici’) di macelleria bovina e chiuso pure quello di macelleria equina. Certo incide anche l’età dei negozianti ma il fatto che le saracinesche restino abbassate, che nessuno si preoccupi di subentrare lascia un senso d’amarezza.

Così a Bobbio, in piazza Santa Fara, dove si svolgono le principali iniziative culturali, dalla settimana della letteratura al festival del cinema di Marco Bellocchio, oltre al mercato settimanale: un filotto quasi completo di vetrine vuote. Ne ho contate sei. Sopravvivono un bar, un’orificeria, un negozio d’abiti.

Non diversa la situazione degli altri paesi della provincia, fino ad arrivare in città, Piacenza, dove le serrande che s’abbassano sono sempre più numerose. Via Roma ne è un esempio lampante e a poco vale la giustificazione di un ambiente con forte presenza di immigrati con problemi d’ordine pubblico. Nei pressi di casa mia il negozio di Art e Design, trasferito da ormai due anni, invano attende un subentro e la gastronomia al fianco, presente dal 1958, cessa l’attività ad ottobre.

La saletta degustazione della gastronomia presente in città dal 1958

Insomma, ormai al lumicino l’epoca dei piccoli negozi commerciali e si tratta di un cambio nelle abitudini e talvolta nella qualità della vita e dell’offerta alimentare. Subentrano e imperano i supermercati: oltre a quelli tradizionalmente presenti, a quelli di recente arrivo, l’amministrazione comunale annuncia nuovi arrivi ulteriori che inevitabilmente porteranno a chiusure di altri negozietti. Certo i supermercati  hanno tantissimi vantaggi nelle quantità dei prodotti offerti. Però se, solo per fare un esempio, compro verdura al supermercato posso attendermi una qualità ‘accettabile’. Sicuramente però diversa da quella spesso ‘eccellente’ di fruttivendoli che però, di converso, possono essere considerati ‘gioiellerie’ per quanto ai prezzi. Del resto qualità e rapporto personalizzato ove possibile valgono bene un piccolo sovrapprezzo monetario.

Supermercati: a Piacenza annunciate nuove aperture che corrisponderanno a nuove serrande di piccoli negozietti abbassate

Pensioni: quota 100 per pochi, quota 41 sfuma per sempre. I nodi e le bugie elettorali di Salvini e Di Maio vengono al pettine

Miraggio, olio su tela, di Roberto Orangi

Tra il dire e il fare ci stan di mezzo non il mare ma i conti pubblici. Le voci sulle misure previste dal governo per smontare la legge Fornero suonano sempre lo stesso ritornello: quota 100 avrà i suoi bei paletti e quota 41 sarà rinviata a data da destinarsi. Notizie riportate da termometro politico.it: quota 100 verrà adottata con la prossima legge di bilancio, probabilmente, ma avrà i suoi bei paletti, cosa che non c’era nei programmi di governo. La mancanza di risorse costringerà a più miti consigli il governo per cui saranno molto pochi i lavoratori che potranno usufruirne effettivamante: per andare in pensione bisognerà avere 64 anni di età e 36 anni di contributi versati (ma potrebbero essere 65+35 di contributi) con possibilità comunque di penalizzazioni rispetto a chi non ha maturato i 42/43 anni di contributi. Quanto all’ipotesi di accesso alla pensione per chi ha maturato 41 anni di contributi, l’ipotesi sfuma, si parla di un rinvio di almeno 6 mesi o addirittura 1 anno e non sono poche le voci che ipotizzino un rinvio a tra qualche anno. Di Maio comunque continua a proclamare che si stanno studiando le combinazioni più convenienti per salvaguardare quota 100 ma, ci si domanda, convenienti per chi?

Il miraggio, di Ebert

“Non puoi andare in bagno”. Così alla Fiat Chrysler un operaio si urina addosso. Anche questa è FCA voluta da Sergio Marchionne

Un lavoratore della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, è stato costretto a urinarsi addosso perché gli è stato impedito di andare in bagno. L’episodio, che sembra uscito da una cronaca giornalistica della prima metà dell’ottocento, o da un romanzo di Dickens, è stato denunciato dal sindacato Usb, che ha poi proclamato un’ora di sciopero. Anche le altre sigle sindacali hanno chiesto chiarimenti all’azienda, il gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), di cui lo stabilimento abruzzese è il più grande d’Italia e tra i primi in Europa per dimensioni. L’azienda ha chiesto scusa ai lavoratori ma nessun responsabile è stato punito disciplinarmente.

L’operaio aveva a più riprese richiesto di poter andare in bagno, invano. E a quel punto ha dovuto farsela addosso: inascoltato, non gli è rimasto che urinarsi dentro i pantaloni. L’episodio varca ogni limite della decenza. Un fatto gravissimo che lede la dignità del lavoratore vittima dell’episodio e quella di tutti i lavoratori in generale.

Alla protesta si associa anche Rifondazione Comunista: “Spremere i lavoratori fino al divieto, ripetuto e continuato, di poter andare in bagno, è un fatto di una gravità inaudita, da condannare senza mezzi termini. Da molti anni nel gruppo FCA si assiste all’incremento di ritmi e carichi di lavoro al limite del sostenibile”.

Troppo spesso gli aumenti di produttività sono stati salutati come un fatto positivo, senza chiedersi come fossero possibili, ogni anno, aumenti produttivi da record – affermano in una nota Marco Fars, segretario abruzzese di Rifondazione Comunista e Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale -. Nei giorni scorsi la risposta è arrivata, di nuovo, dalla palese manifestazione delle condizioni che i lavoratori, loro malgrado, sono troppo spesso costretti a subire. L’arroganza aziendale si è spinta fino a costringere un lavoratore ad urinarsi addosso, dopo che per troppo tempo gli è stato vietato di recarsi in bagno. La produzione viene prima di tutto e perciò i lavoratori non possono permettersi nemmeno il “lusso” di espletare bisogni fisiologici normali per qualsiasi essere umano.

Ai lavoratori, costretti a carichi e ritmi di lavoro insostenibili, non viene riconosciuta nemmeno la dignità umana. I due esponenti politici chiamano in causa anche le recenti riforme del lavoro e le ristrutturazioni aziendali frutto della globalizzazione post-crisi: “La vicenda Sevel ci ricorda l’importanza e la necessità di riportare la democrazia reale dentro e fuori le fabbriche. Questo totalitarismo aziendale è il prodotto di anni di “riforme” del lavoro che hanno sottratto ai lavoratori diritti e tutele. Questi sono i risultati della cancellazione dell’art.18”.

Sergio Marchionne (1952 – 2018): che l’uomo riposi in pace. Quanto al manager e alla sua azione, nulla di nuovo per i lavoratori all’ombra di FCA

“Sei un bimbo nero? Vai via dal nostro parco”! La bimba bianca che ascolta Salvini

L’esplosione dell’egoismo becero che, all’ombra di Salvini, porta a mistificare la realtà creando mostri della ragione. Ieri sono stato a pranzo con un amico, fervente sostenitore dell’estremismo del vice Presidente del Consiglio. Si parlava di Boeri, presidente INPS, e delle sue dichiarazioni in merito al fatto che il sistema pensionistico trova base anche nella presenza di immigrati che sono disponibili a lavori che pochi italiani vogliono eseguire. “Ma vive su Marte? Lo sostituiremo!”, ha tuonato Salvini toccato nel vivo della sua campagna indiscriminata contro tutti gli immigrati. Una campagna che comincia a produrre gli effetti voluti: una nigeriana viene picchiata per aver osato precedere un italiano allo sportello bancomat. Un bambino nero viene cacciato da un parco da una bambina bianca: “tu sei nero, qui non ci puoi stare”! In entrambi i casi si trattava di immigrati regolari, non di clandestini o di profughi arrivati con barconi o gommoni. Lei regolare lavoratrice, il bambino figlio di regolari lavoratori. Ma ormai così va, ormai grazie al ministro delle ruspe, molti italiani fanno di tutte le erbe un fascio, non distinguono più. Perché Boeri, che distingue tra immigrati regolari e immigrati irregolari, ha ragione: semplicemente il nostro sistema pensionistico, mentre diminuisce la natalità e mentre i nostri figli, diplomati o laureati, preferiscono cercare fortuna all’estero (dove magari fanno gli sguatteri nei ristoranti e nei pub), si basa proprio sui contributi prodotti dagli immigrati, quelli che vengono da lontano proprio per lavorare. Ecco allora gli indiani che lavorano nelle nostre stalle regolarmente ‘a libretto’ (un lavoro pesante, dove ci si sporca le mani e ci si spezza la schiena), ecco gli slavi ottimi lavoratori nei cantieri edili, ecco i cinesi che, a suon di soldoni, rilevano bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, negozi per parrucchiere, per estetiste, abbigliamento. Boeri ha ragione: diminuendo la disponibilità di italiani a fare lavori considerati usuranti o addirittura degradanti o ancora a scarsa redditività, aumentando i pensionati a scapito dei lavoratori attivi, se riusciamo a demotivare gli immigrati regolari a cercare fortuna in Italia, avremo forti difficoltà a sostenere il nostro sistema pensionistico. Eppure, per quell’amico (che ormai devo definire un ottuso conoscente) incontrato ieri a pranzo, ancora una volta generalizzando ha ragione Salvini e chi come Boeri disturba il manovratore numeri e competenza alla mano, ha torto, deve tacere. Ecco perchè IO NON STO CON SALVINI.

Bacio contronatura o semplicemente sono il politico (apparentemente) buono e il politico (propagandisticamente) cattivo? Come i ladri di Podenzano (un detto delle mie parti): il gatto e la volpe, fingono di litigare di giorno per far bottino e dividerlo da bravi briganti di notte.

P.S.: NON STO CON SALVINI E NEMMENO CON DI MAIO, SIA CHIARO

“Piacenza: l’ospedale è luogo di cura ma la giornata è poi lunga”, intervento di Elena Libè

Azienda Usl di Piacenza, cortile nucleo antico: l’ospedale in festa

Nuovo ospedale. Una mia lettera a Libertà:
“…leggo dal vostro giornale che si sta avvicinando il momento di decidere per il nuovo ospedale. Se mi permette, desidererei esprime la mia opinione, da cittadino piacentino ,su come dovrebbe essere il nuovo ospedale del futuro. Uso il termine futuro perchè un’opera così ha sicuramente un respiro di parecchi decenni e quindi la sua realizzazione deve avere uno sguardo molto in là. Non sono in grado di definire come devono essere i reparti ,le tecnologie, le modalità di cura:sono gli esperti del settore che devono esprimersi in merito,posso solo pensare a come un paziente puo’ e dovrebbe trovarsi in un nuovo ospedale. Penso che chi è malato ha necessità di sentirsi inserito dentro a un contesto tranquillo, con tanto verde che aiuta a sentirsi in sintonia con l’ambiente , che possa” viverlo” “abitarlo” sentirlo anche suo . Un luogo dove ,chi puo’ muoversi ,anche in carrozzina , possa camminare , respirare a pieni polmoni,possa incontrare i famigliari e gli amici,persone lungo viali adatti a chi ha bisogno di riposo e tranquillità , ma anche di continuare una vita di interessi ( cinema,luogo di eventi ,letture , ecc…) Un ospedale aperto e utilizzato dalle persone che sono ospiti ma anche da cittadini che possono vivere un ambiente salutare e interessante, indipendentemente dall’essere malato o no . Un caro amico mi ricorda che dal punto di vista demografico la nostra città avrà sempre piu’ persone anziane e con le famiglie attuali costituite da pochi figli e parenti, gli anziani saranno molto soli e con necessità di cure non solo mediche .
Il nuovo Ospedale dovrà quindi essere della città, per la città e provincia ,dentro la città , che vive nella città , con la città . Per chi non puo’ alzarsi : che possa guardare fuori vedendo la natura ,un ambiente sereno che vive in sintonia con lo scorrere del tempo “naturale” Io ho subito dei ricoveri, ho avuto parenti ricoverati e quello che mi è mancato non è la cura ,ho avuto dei trattamenti eccellenti , ma mi sono sentita isolata,fra le mura ( pur dignitose e sufficientemente a misura di persona ) . Chi è malato, secondo me, si deve adattare alle cure ,ma una volta fatte queste ,la giornata è lunga e se si puo’ camminare, incontrare persone ,andare a vedere qualcosa che non sia solo la TV ,aiuti a curarsi .E per chi non si puo’ muovere: creare ambienti che ti permettono di vedere cio’ che succede fuori: il sole , la pioggia la gente che si muove ,gli alberi che crescono i fiori che sbocciano,gli animali che popolano quel luogo . Alcuni ospedali hanno delle zone dove ci sono animali che aiutano soprattutto i bambini ad essere piu’ sereni a pensare come accudirli, come farseli amici . Certo l’ospedale deve essere una pausa di cura la piu’ breve possibile ,perchè poi si torna a casa dove dovrebbero esserci tutti i servizi necessari per continuare le cure e possibilmente guarire . Ma questa pausa quella dell’ospedale, dovrebbe essere il piu’ vicino possibile alla vita di tutti i giorni in un luogo piacevole ,rassicurante ,salutare ,ricco di possibilità di incontri . Grazie per l’attenzione .”

Nel frattempo lunedì il Consiglio Comunale ha deciso: lo vogliono i sanitari per cui si faccia il nuovo ospedale ma non alla Pertite. Verrà fatto un bando per scegliere un’area privata nonostante l’assessore regionale abbia paventato il rischio della responsabilità contabile

“Ospedale nuovo? Chi dice sì, chi dice no”, intervento di Thomas Trenchi, autore del blog d’informazione SportelloQuotidiano

La posizione del Movimento 5 Stelle con lo striscione esposto in occasione di una manifestazione a favore del parco alla Pertite

Ospedale sì, ospedale no. La partita per la costruzione del nuovo nosocomio a Piacenza sta contrapponendo tanti punti di vista di operatori sanitari, politici e cittadini. Il dibattito si divide tra chi giudica necessario realizzare un edificio all’avanguardia – più grande e fuori dal centro storico, senza padiglioni in modo da facilitare i percorsi di cura moderni – e chi invece invita a investire i fondi a disposizione sui medici, sulle cure e sui servizi già esistenti, preservando l’attuale ospedale inaugurato nel 1994.

«Al netto delle problematiche urbanistiche, prima di parlare di “ospedale nuovo” bisognerebbe trattare i quattro problemi principali della sanità: la riforma della medicina territoriale (medici di famiglia in primis); l’aumento del numero dei posti nelle scuole di specializzazione; la gestione del paziente anziano polipatologico cronico (principale frequentatore dell’ospedale); l’aumento delle risorse e dei posti letto per reparti di medicina e lungodegenza. In altre parole, se si risolvono questi temi, è possibile conservare l’ospedale vecchio, perché comunque si lavorerebbe molto meglio». È questo il pensiero diffuso da un medico che preferisce restare anonimo.

Il sindaco Barbieri sul nuovo ospedale: «Pretendo serietà da tutti per la città. Che fine ha fatto lo studio di fattibilità del Demanio?».

Anche l’agguerrito comitato civico “I castlan i disan no” – originariamente fondato «contro il depotenziamento del nosocomio di Castel San Giovanni» – si è espresso a sfavore di un nuovo cantiere in città: «È grave porsi il problema di dove costruire un ospedale senza considerare cosa verrà posto al suo interno. Quanti primari verranno nominati visto che l’ospedale di Piacenza ha molti “facenti funzione”? Il numero di posti letto e l’organizzazione sopperiranno un fabbisogno provinciale di 300mila abitanti?».

Dubbi per l’ex consigliere comunale dei Cinquestelle Andrea Gabbiani, riportati nero su bianco in un comunicato stampa: «Sarebbe intanto opportuno capire se serve o no un nuovo ospedale per poi passare alla successiva fase, ovvero trovare un’area adatta per progettare e costruire un nuovo polo sanitario. Il primo passaggio mi è letteralmente sfuggito, decisione già presa, ed il nuovo ospedale si farà, con beneficio della inutile trasparenza decisionale politica, passando in questo modo alla fase di discussione nell’individuazione di un’area adatta per poter inserire un non ben preciso polo sanitario. […] È sbagliato spostare l’argomento solo sulla struttura, e adesso sull’area, ma bisogna inserirlo in un contesto più ampio. È sbagliato, anzi scorretto, parlare di numeri senza pensare prima a quello che i cittadini chiedono».

Sul quotidiano Libertà, i primari di gastroenterologia Fabio Fornari e di oncologia Luigi Cavanna hanno motivato il tifo per un nuovo nosocomio pronto nel 2030: «È molto verosimile che un ospedale nuovo coincida con cure migliori. E’ importante però che ci sia una comunità d’intenti. Sarà la politica che deciderà dove farlo. Noi come tecnici abbiamo avuto l’input della direzione generale Ausl di non pronunciarci per un posto o per l’altro».

L’altro campo di battaglia infatti è quello per la posizione della struttura. Le collocazioni in gioco sono quattro: due pubbliche – l’area ex Pertite e la Caserma Lusignani – e due private – l’area dell’Opera Pia Alberoni alla Farnesiana e quella a La Verza -. Gli ambientalisti, il sindaco Patrizia Barbieri e buona parte dei consiglieri comunali sono contrari alla costruzione del nuovo ospedale alla Pertite, per tutelare questo polmone verde in piena città e destinarlo esclusivamente a parco.

«Le criticità dell’attuale ospedale sono evidenti e incidono negativamente sulla gestione, la cura dei pazienti e l’organizzazione da parte dei professionisti, come confermato da tutti gli operatori sanitari che quotidianamente riscontrano gli ostacoli concreti. Per realizzare il nuovo ci vorranno almeno dieci anni e le condizioni non miglioreranno. Il nuovo ospedale è un’opportunità e un’esigenza per la nostra comunità. La Regione ha confermato l’impegno del finanziamento a prescindere dalla scelta dell’area», è intervenuta la consigliera comunale Gloria Zanardi (Gruppo misto), escludendo categoricamente la Pertite. Nel contempo, però, è sorto il comitato “Per il nuovo ospedale” che spinge per la scelta dell’area boschiva in quanto soddisferebbe tutti i requisiti edili, sanitari e viabilistici.

In questa lotta tra guelfi e ghibellini, non resta che attendere i prossimi passi delle istituzioni: la presentazione di una lettera d’intenti con la volontà di realizzare il nuovo nosocomio tramite le coperture finanziarie garantite dalla Regione Emilia Romagna e dell’Ausl di Piacenza e la scelta dell’area del cantiere con l’indizione di una procedura ad evidenza pubblica per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di privati.

Comunque sia, non alla Pertite, bosco della città