“Hey Joe! Tanti auguri!” che fan SESSANTACINQUE stelle nell’azzurro del cielo blu

Erano i nostri anni, al baretto sulla spiaggia al juke box cantavamo e Jimi Hendrix suonava una chitarra illuminata dal fuoco (con gli auguri dell’amico Giovanni Soressi)

Dalila Ciavattini (moglie e compagna di vita): A te che sei il mio diamante in mezzo al cuore, le farfalle nello stomaco, il sole delle mie giornate, il respiro dell’anima, il mio tutto, a te che sei il mio Claudio, Buon compleanno

Emanuela Sala: Buon compleanno a te Claudio, gentiluomo e poeta; a te che potresti camminare fiero e arrogante per i tuoi meriti e la tua intelligenza, a te che non sottolinei mai i le vette a cui sei arrivato e di cui potresti giustamente vantarti, a te che porti a spasso la tua umiltà come una medaglia appesa al petto. Buon compleanno orgogliosa di conoscerti e aver condiviso con te parole, risate e tavola….😊

Franca Franky Cadura: Buon compleanno a te …. diamante 💎 che brilli nel cuore di Dalila

Rita Mura: A te che sei l’ amico di una vita, buon compleanno

Carmela Sciascia: augurissimi Poeta!!!

Ottavio Torresendi: Ciao Barbone, buon compleanno!

Giovanni Soressi: Hey Joe! (palese riferimento alla canzone di Jimi Hendrix) Tanti auguri!

Maurizio Berti: auguri giovanotto!!

Loredana Mazzocchi: Ebbene sì, gli anni passano.

Ludovico Lalatta Custerbosa: auguri vecchio amico

Marco Zannini: auguri, vecchio psiuppino

Dorotea Dorotea: ciao,ma e propio oggi compi i anni?? tantissimi auguri di buon compleanno figlio del amore!!

Carla Fornasari: Nel libro della vita, la copertina con gli anni si sciupa, le pagine con qualche ruga ingialliscono, ma il contenuto non cambia.Chi è bello dentro lo rimane per sempre.A dispetto del tempo.
Auguri amico caro

E così ancora decine e decine e centinaia di auguri, di torte, di cuori, di amici, di amiche, di musica, di poesia, di abbracci, di sorrisi.

Buon San Valenino Dalila, buon San Valentino a tutti. So long dear frends..

Rosa, olio su tela di Stan (amore e pace)

 

Saluto con botti al 2018 portatore di nonnitudine e altro, pace musica e amore per il 2019

Auguri da Piacenza (prima periferia)

Gepostet von Claudio Arzani am Dienstag, 1. Januar 2019

Volge al termine il mio 65° anno di vita vissuto che si concluderà alle ore 6.00 circa del 14 febbraio quando appunto taglierò il traguardo dei 64 anni all’anagrafe (ovvero 65 vissuti)con la ‘partenza’, subito dopo del mio 66° da vivere (65 all’anagrafe: ma che casino!).  Una veneranda età, non c’è che dire. Qualche giorno fa una simpatica anzi simpaticissima collega, Mara, affermava che dimostro sessantanni. Dopo un attimo di silenzio (e di apparente vigliacco sconcerto) i miei due figli, Fabrizio ed Edoardo, verificato il mio rapporto di governo dirigenziale delle attività di lavoro di Mara, si sono scatenati in gratuiti ed assolutamente ingiustificati commenti sulle finalità dell’affermazione della oltremodo simpaticissima collega alla quale mi riservo di presentare addolorate scuse per l’illazione assolutamente ingiustificata dei suddetti figli sapendo che il suo ‘interesse’ è ch’io ritardi il più possibile il mio pensionamento valutato che passato un Direttore chissà qualaltro arriverà. Ma detto questo, come chiudere l’anno appena trascorso? Questo 2018 nel quale tanto c’hanno ‘interessato’ e ‘coinvolto’ con la retorica del 1918 e della Grande Guerra, con quel 1968 fatto in buona parte dai figli della borghesia emergente per ottenere nelle aule i distributori di Coca-Cola e che sul fine dell’anno la Sergio Bonelli Editore (che per Edoardo nel 2018 ha significato l’inizio d’una collaborazione professionale come colorista per un fumetto che uscirà forse nel 2019) ha ritenuto di celebrare con un fumetto intitolandolo “Cani sciolti” (forse ignorando che questi senza gruppo e senza partito furono frutto del terribile 1977 pararivoluzionario e non del 1968 semplicemente protestatario). Beh, guardavo le immagini del Natale 2017: in casa festeggiavamo con Fabrizio, Elettra e la loro prima figlia, Fara, mia prima nipote capace (maga o strega o fata che sia) di rendermi nonno. Il 2018 ha portato la seconda nipote, Olimpia a sua volta capace di rendermi binonno. Festeggiavamo quel Natale ormai lontano presenti Edoardo e Daniela, allora dolci morosini oggi dal giugno 2018 just married.  Sono 40 i libri letti nell’anno ma in compenso quanto a pubblicazioni personali e rap-presentazioni il 2018 sarà ricordato come anno sabbatico. Nel cassetto (e negli appunti vergati nell’apposita agenda) ci sono tre testimonianze raccolte sul periodo 1943-1945 che costituiscono l’impianto di un potenziale prossimo libro. Vero che nell’estate, nel suggestivo ambiente della verde Val Trebbia, zona Perino, c’è stato un primo accenno di interesse da parte della collaboratrice di un editore piacentino, tuttavia altri due incontri di testimonianza sono andati deserti e comunque di mettere nero su bianco quanto già raccolto non se ne parla. Buio quasi totale anche in termini dei miei racconti in versi: esaurimento della vena? E, a questo proposito, va ricordato l’incidente di percorso del mio cuore scopertosi ammiratore di Little Tony e del suo ‘Cuore matto’, con tanto di ricovero in Utic, evento in fondo in fondo benefico visto che ha determinato una serie di correttivi nelle modalità di vita. Così, dopo aver toccato il ragguardevole livello dei 96,6 kg per 1,70 mt. d’altezza (livello obesità 2 iniziale), la lancetta della bilancia torna ad oscillare verso la sinistra del quadrante (al controllo di fine dicembre – invero prima del pranzo natalizio – siamo a livello sovrappeso, quindi abbandonato addirittura il livello obesità 1) mettendo in discussione il mio guardaroba in termini di taglie pantaloni e recupero maglioni dei tempi che parevano andati e dimenticati. Altri eventi caratterizzanti? Direi i danni alla mia auto aperta, mentre era placidamente parcheggiata, come una scatoletta di tonno (parafrasando il cinema) da un uomo in fuga senza copertura assicurativa ma, per sua sventura, un giovane di passaggio dotato di grande senso civico ha lasciato la sua testimonianza e, dopo tre mesi di tribulazioni, l’assicurazione ha pagato la riparazione avvalendosi del fondo di solidarietà garantito dallo Stato. Tagliato, a settembre, il nastro delle Nozze di Corallo (35 anni di vita comune condivisi con Dalila) con la consueta visita alla Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo e la successiva sosta al ristorante La Vecchia Fucina di Bannone. Diversi i colleghi e le colleghe Ausl che hanno salutato ed iniziato una nuova vita da pensionati ma, finalmente, sono state autorizzate sostituzioni senza le quali la Pubblica Amministrazione stava rischiando di soffocare e questo, per un ospedale, non è certo notizia buona perché non sono i muru nuovi a fare la salute dei cittadini ma il personale presente e l’attrezzatura a disposizione. Ma a questo punto rischio di polemizzare e come al solito remare controcorrente. Niente di nuovo, a dire il vero, ed anzi il copione si confermerà anche nell’anno nuovo: rassegnati non resta che viverlo e, ricordando il 50° anniversario di Woodstock, augurare buona musica per tutti.

Dalla pop art alla gustosa cucina: la magia di Mamiano di Traversetolo, cronaca di un appuntamento fisso

Ciascuno di noi ha diritto ad un luogo che rappresenti serenità. Un’oasi verde nel deserto (della vita) nel quale periodicamente ritornare per istanti di riposo dell’anima. Quel luogo, o almeno uno di quei luoghi, per quanto mi riguarda, si chiama Mamiano di Traversetolo, provincia di Parma.

Certo non sono tutte rose, non mancano le spine. Bisogna arrivarci: autostrada, tangenziale, strada provinciale ex statale. Per fortuna ora io e Dalila grazie a Google maps siamo presi per mano e condotti alla mèta con tranquillità: per anni non ci siamo fatti mancare un’uscita dalla tangenziale sbagliata, un bivio fallito, una parallela ingannatrice. Per tacere dei tanti improvvisi limiti di velocità. 90 all’ora poi 40, a tratti 70, in piena pianura forse per quelle tre case, 50 all’ora. Anche all’appuntamento di primavera, sfuggito alla vista uno degli innumerevoli cartelli col limite, non siamo sfuggiti al lettore di velocità e, dopo un paio di settimane, ecco nella cassetta postale di casa quella busta verde che non perdona. Maledetti parmigiani!

La Villa dei Capolavori: interno

Di massima gli appuntamenti sono due all’anno, a primavera e in inverno. Per innanzitutto l’appuntamento con la Villa dei Capolavori, la Fondazione Magnani Rocca, che organizza regolarmente due mostre all’anno.

La mostra sulla pop art americana: chiude il 9 dicembre

In questo caso l’appuntamento è stato con l’arte di Roy Lichtenstein, maestro della pop art americana ma soprattutto con la magica atmosfera del parco della Villa dove, nonostante il tempo brumoso, non è mancato l’incontro con i colori sgargiandi di un pavone vanitoso.

La Villa dei Capolavori: il parco nella giornata brumosa, sabato 24 novembre 2018

Infine, dato che la serenità impone un momento con le gambe sotto il tavolo, eccoci a Bannone, al ristorante La Vecchia Fucina. All’esterno le insegne bar e tabacchi, per poi entrare in un ambiente con un’atmosfera che non può non incantarti. Insomma, un insieme d’arte e di cucina, cosa desiderare di più?

Ristorante La Vecchia Fucina, Bannone: Trifolini tartufati al nero di Fragno, da leccarsi i baffi

Trifolini tartufati al nero di Fragno, gnocchi di patate al tartufo, Savarin di tagliatelle con crudo di Parma e nero di Fragno, Battuta di frassona con tartufo nero e parmigiano, filetto di Black Angus, per tacer dei dolci. Senza parole, il silenzio c’avvolge, tintinnano le forchette, par d’essere in convento.

Ristorante La Vecchia Fucina, Bannone: Battuta di frassona con tartufo nero e parmigiano

Resta ancora qualcosa da aggiungere? Certo: arrivederci a primavera! A marzo la Villa riaprirà con la mostra su De Chirico e chi potrà mai mancare? Senza dimenticar, Bannone aspettaci tu!

Ristorante La Vecchia Fucina, Bannone

 

“Fliça, il primo fumetto in lengua lombarda” ispirato dal romanzo Freccia di Emilio Alessandro Manzotti, disegnato e colorato da Edoardo Arzani, tradotto in lingua da Simona Scuri e Lissander Brasca

Ed ecco un’iniziativa editoriale che mi coinvolge direttamente come padre (orgoglione) di Edoardo, illustratore, disegnatore, colorista di un fumetto ispirato al romanzo Freccia di Emilio Alessandro Manzotti, attualmente scrittore ed editore in Reggio Emilia. Partiamo appunto dal romanzo che è possibile acquistare on line sia attraverso BookTribu sia chiedendo ad altri siti di sostegno alle pubblicazioni letterarie sia al consueto Amazon

Ma qual’é il contenuto, la trama del romanzo? Ecco a seguire la sinossi:
Fuggendo da un passato di sofferenza, Diego si trova a essere il bersaglio di una inaspettata caccia al ladro. Nell’Inferno sconvolto dalla lotta per il potere, il giovane diavolo Freccia accoglie il messaggio di speranza del suo Maestro.
L’amore tra Diego e Alice rischia di essere annientato da un complotto infernale che ruota attorno a un tragico errore, e cambierà per sempre vita dei due ragazzi e dei loro amici.
Una storia universale in cui redenzione e perdono devono fare i conti con il desiderio di potere e la possibilità di avere un futuro. Una girandola di personaggi, terreni e ultra terreni, alla ricerca della libertà, che rifiutano un destino ineluttabile e sono pronti a superare il limite per cui tutto è solo gioco.
Questo libro parla di noi, delle scelte che siamo chiamati a compiere ogni giorno e di come esse dicano, inequivocabilmente, chi siamo veramente: angeli o diavoli.

Bene. In realtà il fumetto, pure concluso, deve ancora uscire nella versione in italiano (i tempi, come sempre avviene, li stabilisce l’editore). Per ora è disponibile come interessantissima ed originale iniziativa la versione in dialetto lumbard (lengua lombarda) suddiviso in 6 episodi dei quali appunto è fresco di stampa il sesto ed ultimo volumetto.

Seguiamo dunque da vicino, passo dopo passo, quella che possiamo definire una ‘strana’ ma avvincente avventura iniziando ovviamente dal primo fascicolo.

Freccia, il romanzo urban fantasy di Emilio Alessandro Manzotti, diventa fumetto tramite la realizzazione della graphic novel a cura di Edoardo Arzani.
La scelta della Casa Editrice BookTribu è stata di dare vita all’universo immaginario del romanzo con la rappresentazione grafica dei suoi mondi terreno e ultraterreno che, con la forza delle immagini e del colore, rendono la trama di Freccia ancora più avvincente.
Il fumetto viene proposto in 6 episodi formato cartaceo con cadenza trimestrale e tradotto in lingua lombarda (UNESCO ISO 639-3lmo) da Simona Scuri, responsabile dell’Ufficio Estero della casa editrice 24 ORE Cultura, e da Lissander Brasca, linguista e autore del libro Scriver Lombard. Un’ortografia polinomeg-local per la lengua lombarda.

Ed ecco la sinossi del secondo numero, stavolta direttamente in lengua lombarda:
A l’Inferna, sit traumatizad de la guerra per el domini, el joven diavol Fliça al ciapa a cor el messaj de speranza del so Maester. L’amor intra el Dieg e l’Alix al ris’cia de vesser destrugad de un complot infernal qe al jira intorna a un error dramateg qe al cambiarà per semper la vita dei duu joven e dei so amix.Una storia universal indovè qe redenzion e perdon g’hann de far i cunts cont el desideri de domini e la possibilitaa de haver-g un futur. Un jirasol de personaj terren e ultra- terren, in cerca de libertaa, qe refuden un destin inevitabel e inn pronts a passar el limit per el qual tut a l’è domà un jog. Qell liber qì al parla de nun, dei cerne qe sem obligads a far tuts i dì e de comè qe i nostre cerne dixen, senza fall, qilè qe sem debon: anjol o diavol.

Fliça ha riscontrato numerosi apprezzamenti e ricevuto premi importanti.

Tra questi va ricordato il premio letterario “Salva la tua lingua locale“, che si propone la tutela e la valorizzazione del patrimonio immateriale dei dialetti e delle lingue locali, il quale ha nominato FLIÇA nella sezione MENZIONI SPECIALI!

Altro importante riconoscimento per Fliça è stata la menzione in un articolo di Ogmios, organo di comunicazione della Foundation For Endangered Languages. La preziosa citazione è un omaggio che Fliça riceve da Christopher Moseley, editor dell’Atlante mondiale UNESCO delle lingue in pericolo.

Fliça dunque è il nome lombardo di Freccia, il protagonista del romanzo urban fantasy FRECCIA di Emilio Alessandro Manzotti. Si propone come la prima Graphic Novel in lingua lombarda. Il lombardo è censito dall’UNESCO (UNESCO ISO 639-3lmo) come lingua in pericolo d’estinzione poiché parlata da un numero sempre minore di persone. Motivo determinante per cui l’autore e i traduttori di Freccia hanno scelto di esserne ambasciatori.

La scelta della Casa Editrice BookTribu è stata di dare vita all’universo immaginario del romanzo con la rappresentazione grafica dei suoi mondi terreno e ultraterreno che, con la forza delle immagini e del colore, hanno reso la trama di Freccia ancora più avvincente. La storia è diventata dunque fumetto tramite il talento del disegnatore Edoardo Arzani:
Freccia è un lavoro che mi porterò sempre nel cuore, perché mi ha permesso di esprimermi come autore completo lavorando sia alla storia che ai disegni.” 

Fliça è, a quanto ci risulta, il primo caso di fumetto edito in lingua lombarda, commentano i traduttori.
Lo si può acquistare, come si diceva, su BookTribu, Amazon,
Ibs e, per chi abita in Lombardia, nei seguenti punti vendita:
Libreria Il Gabbiano, Trezzo (MI)
Libreria Ticinum, Voghera (PV)
Fumetteria WOT, via Adige 7, Milano
Infinity Comics, via Noe 8, Milano
Supergulp 2, via della Palla 3, Milano
Antica Osteria Cavacurta (CR)
Per concludere, lo sguardo allucinato di Edoardo che finalmente vede concluso il lavoro durato due intensi anni.

Al Circolo ‘Al 32 dal Masan’ a Castelvetro in esposizione il mio “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”

Non lo posso negare: presentarmi stamane alle 8.33 al piccolo bar del Circolo Culturale ‘Al 32 dal Masan‘ a Castelvetro mi ha emozionato. Obiettivo l’incontro col signor Pietro, 96 anni, per raccogliere i racconti della sua esperienza in tempo di guerra. Nell’attesa ho ammirato i quadri in esposizione. Per poi arrivare alla piccola vetrinetta e, sorpresa, ammirare la copia del mio “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo“.

Purtroppo l’incontro con Pietro è sfumato nella giornata bigia con punte di nebbia in zona golenale del vicino Grande Placido Fiume, ma la possibilità di ammirrare dipinti in mostra e soprattutto, praticamente tre anni dopo l’uscita, ritrovare il mio libro in bella esposizione, è stata una gradevole impareggiabile emozione . Il viaggio dunque valeva comunque la pena e, semplicemente, l’incontro è posticipato. Del resto, così è la vita dell’oscuro scrittorello.

Da cittadino e da paziente, tanto di cappello al personale sanitario tutto dell’UTIC di Piacenza

Difficile ‘pesare’, ‘rappresentare’, ‘raccontare’ tre giorni in UTIC, Unità di Terapia Intensiva Cardiologica. Reparto ospedaliero specializzato nella gestione del paziente affetto da patologia cardiaca acuta (sindrome coronarica acuta, scompenso cardiaco acuto e cronico refrattario, aritmie ipercinetiche e ipocinetiche minacciose). Ospedale di Piacenza, primario Giovanni Quinto Villani, otto posti a porte chiuse salva una misera ora al giorno e magari, se la porta è chiusa nell’orario indicato e il parente suona, esce l’infermiera e ti cazzia perchè, se la porta è chiusa nonostante l’orario, c’è un motivo serio e il parente non può far altro che chiedere scusa. Del resto, qui non si scherza, chi è qui non è per gioco, non siamo su scherzi a parte, no, decisamente qui si fa sul serio, occorre monitorare costantemente i parametri vitali dei pazienti ‘ospiti’. Situazioni, anche psicologiche, difficili da gestire. Eppure il personale ti accoglie sin dal primo istante come fossi un amico di sempre, ti fa sentire a tuo agio nonostante tu sia pieno di sensori e di fili, immobilizzato sul letto che nemmeno ti puoi alzare per sgranchire le gambe, qui non esiste il bagno la tua condizione non ti consente di abbandonare letto e sensori vari, sopra la tua testa computer e video con lo schermo dove passano gli istanti della tua vita e la voce del tuo cuore. Non è detto che per tutti la situazione sia grave, magari il passaggio, pur senza negare la serietà del problema, per i più fortunati è ancora precauzionale, di ‘studio’ e di verifica di uno stato improvvisamente in discussione. Di mio ecco messe in gioco 46 ore. Un vissuto del tutto personale probabile conseguenza di qualche trascuratezza che poco interessa chi legge con un unico responsabile contro il quale va puntato il dito accusatorio. Ma un fatto va rilevato e reso pubblico in Arzyncampo: la percezione di impegno, di professionalità, di cordialità del personale tutto continuamente in movimento, continuamente a disposizione, esperto nell’assistenza ma anche nell’accoglienza, esperto come si dice di comunicazione informale che oggettivamente aiuta il paziente. Solo una settimana fa, incontrando il Primario della Cardiologia tutta, quando l’idea di un mio improvviso ‘passaggio in UTIC‘ non era nemmeno nell’aria, si parlava della sua prossima pensione. Mi diceva, con malcelato orgoglio, che potrà lasciare il reparto senza problemi perché i suoi collaboratori “sono tutti ottimi professionisti“. Avendo ‘toccato con mano’, per quanto riguarda medici, infermieri, operatori sociosanitari, ausiliari, coi quali sono venuto a contatto in UTIC, ringrazio e soprattutto, da cittadino e da paziente … confermo

 

Correva il 1983 e oggi fanno 35 anni, io e Dalila, nozze di corallo

35 anni da quel 10 settembre 1983. Come seguire il flusso della corrente di un fiume che corre verso il mare. Lentamente, sinuosa, placida, scendendo dalla fonte tra ponti, campagne, città industriali, piccoli paesi di pescatori. Talvolta invece facendosi tortuosa, con mulinelli, piccoli gorghi, lambendo gli argini, invadendo le zone di golena, strappando rabbiosa alberi e arbusti, allagando campi, strade, paesi. Ma la corsa continua, verso un mare che si spera ancora lontano.

Fu un giorno straordinario, quel giorno splendente di sole d’un settembre d’estate volgente al termine ma ancora generosa. A partire dalle vicende della preparazione, innanzitutto. Tanto per citare, scegliendo a caso tra i tanti aneddoti che ancora vivono nella memoria: abbiamo scelto una piccola chiesa di campagna, a Rezzanello, frazione di Gazzola. Letteralmente quattro case ma una stupenda vista sulla valle e un castello di grande suggestione per le foto di rito. Nessun problema nell’ottenere la dispensa dalla mia parrocchia. Necessaria invece un’offerta di 50mila lire per ottenerla dalla parrocchia di Dalila. Ovviamente, come disse il parroco, ‘offerta libera e convinta’. Mah, se lo pensava lui … .

Ma come mai il matrimonio religioso, in chiesa? Beh, allora come oggi non mi definirei ateo. Diciamo, da militante e dirigente socialista quale allora ero, in forte posizione di criticità rispetto alla Chiesa Istituzione. Per quanto mi riguarda poco importava celebrare di fronte a Dio o al Sindaco di qualche Comune. Ma avrei creato qualche problema a mia madre, ai genitori di Dalila, forse a Dalila stessa e non ne valeva la pena. Questa decisione mi costò la partecipazione al corso di preparazione. Con don Aldo Concari, prete lontano parente di Dalila che avevo conosciuto ai tempi dell’esperienza con gli scout, prete ‘rustico’, costantemente in giro a portare conforto ai bisognosi, che sapevo aveva più volte tentato di essere inviato in Colombia come missionario ma era stato rifiutato da quel governo perchè di eccessive simpatie per contadini e lavoratori. Bene. Quel prete, ben conoscendo le mie convinzioni politiche, … mi ha fatto rivedibile!!! Ovvero mi ha fatto ripetere il corso di preparazione in un’altra parrocchia. Certo fu poi un grande celebrante.

Lasciò parlare un testimone, segretario del Partito Socialista Italiano che sottolineò il necessario impegno per la giustizia nel lavoro e per la pace (e qui va ricordato che sull’altare stava un cesto con il pane e il grano, simboli del lavoro contadino, e che i nostri confetti erano contenuti in uno stelo a forma di spiga di grano).

C’era anche l’idea di tre colombe che prendessero il volo ma la cosa era troppo complicata e il richiamo alla pace fu affidato a Franco Benaglia, appunto sergretario del PSI. Mia nonna, allora ultra novantenne, chiese a mio padre, seduto al suo fianco, “ma l’è un mèssa o un cumisi?“. In compenso don Aldo non si fece mancare l’occasione per invitarci “a non aver paura di fare figli, amatevi senza paura e senza usare preservativi” e sentita la parola preservativi in chiesa addirittura dal celebrante, la nonna rischiò l’infarto.

E così eccoci qui, 35 anni dopo, noi due, ‘io e tu‘, due figli, due nuore, due nipotine, un cane e finchè l’acqua del fiume scorre, nessuna diga che la possa fermare. Rinnovando quel brindisi che fece da chiosa ad una splendida giornata, nostra primavera di vita.

La mia Chevrolet aperta come una scatola di sardine e il colpevole (non assicurato) si da alla fuga: 4 mesi di disavventura

In pratica: il 2 maggio poco dopo le 19 parcheggio l’auto in via B., a pochi passi da casa. Sono presenti auto su entrambi i lati per cui la carreggiata a disposizione per il transito è ridotta ma due auto possono incrociarsi tranquillamente senza problemi. Anche un Daily in uscita da un cortile non ha problemi, salvochè non si avventuri in un’inversione di marcia avventurosa e discutibile. Poco prima delle 20 esco per andare in stazione e infatti … trovo la mia povera vettura letteralmente aperta come una scatola di sardine sulla parte posteriore sinistra, lato strada. Sconcertato, vedo però un biglietto sistemato sul parabrezza e penso “l’autore del malfatto aveva fretta e mi ha lasciato i suoi dati“. Nientaffatto: il malfattore s’è dato alla fuga ma, ahi lui, qualcuno ha visto e ha segnato tutto, dalla targa al suo numero di telefono. Bene.

Giovedì 3 maggio passo in assicurazione e vengo informato che la targa corrisponderebbe ad un furgone immatricolato a Roma ma probabilmente non più assicurato da almeno nove anni!!!. Nel pomeriggio passo allora dalla Polizia Municipale. Viene preso nota del tutto, vengono fatte fotografie. Resta l’incognita però sulla correttezza della targa e sul fatto dell’immatricolazione. Mando allora un messaggio (sms) al testimone dopo aver invano tentato di chiamarlo al telefono.

Dopo le 19 sul cellulare mi arriva sms del testimone con foto del Daily Fiat del malfattore nuovamente parcheggiiato in via B. In effetti il primo rilievo della targa conteneva un piccolo errore. Chiamo immediatamente la Polizia Urbana e, dopo numerosi tentativi, reperito un numero per le urgenze finalmente qualcuno mi risponde. Preso nota dell’informazione (verrò a sapere in seguito) una pattuglia si reca sul posto, esegue gli accertamenti del caso, rileva il numero di targa corretto, evidenzia la compatibilità tra i segni presenti sul furgone e quelli presenti nella mia auto, evidenzia che il Daily risulta assicurato fino al 7 agosto. Naturalmente il proprietario nega il malfatto.

Martedì 8 vengo informato dell’accertamento. Quindi tutto bene? Nientaffatto: ritorno in assicurazione e sorpresa, il furgone risulta assicurato dal 7 maggio quindi nel momento dell’incidente non lo era! E qui inizia la via crucis. L’assicurazione ‘ovviamente’ non paga, mi viene semplicemente indicato un carrozziere di fiducia dell’assicuratore che peraltro lo contatta raccomandando un trattamento di favore. Che si risolve in un preventivo di circa 2mila euro di spesa evitando la sostituzione del paraurti posteriore: infatti la scocca dovrà essere letteralmente ‘tagliata’ a metà e sostituita. Temporeggio però nella decisione considerando che l’assicuratore si impegna a contattare la polizia municipale per poter avere il verbale di accertamento nel quale peraltro dovrà essere inserita la precisazione relativa al problema della mancanza di assicurazione.

Dunque resto in attesa di aggiornamenti e, dopo un paio di settimane, l’assicuratore mi informa che, analizzando la polizza sottoscritta ad inizio anno emerge l’inserimento della copertura anche in caso di sinistro con malfattori privi di assicurazione. Occorre però individuare il responsabile e diventa indispensabile il verbale di accertamento della polizia municipale che specifichi la compatibilità dei danni dei due veicoli. A questo punto, nuovamente contattati, i vigili piacentini informano di aver convocato il testimone che ha reso dettagliato resoconto dei fatti. Contemporaneamente sono stati coinvolti i colleghi competenti per territorio di residenza (un comune della provincia) dell’autore del maldestro comportamento che, dopo ulteriore tempo, inviano una raccomandata di convocazione all’interessato. In attesa concordo con il carrozziere una data per l’esecuzione di lavori ma, a mia insaputa, l’assicuratore interviene e, in assenza del verbale ufficiale, rinvia l’appuntamento per cui resto in vana attesa della concordata telefonata di conferma dell’incontro con la carrozzeria: solo a seguito di ulteriore contatto con l’assicuratore medesimo verrò informato del posticipo. 

Naturalmente la procedura legata alla raccomandata ha i suoi tempi: ovviamente il convocato non si presenta, forse nemmeno provvede al ritiro della raccomandata e la posta a sua volta ha i suoi tempi di giacenza. Passano così le settimane ma, alla fine, venerdì 10 agosto, ad oltre 3 mesi dal sinistro, a poche ore dalle mie ferie e dalla chiusura del carrozziere, arriva la telefonata dall’assicuratore: il verbale della polizia municipale è arrivato, tutto a posto, si può procedere. Telefono immediatamente in carrozzeria e concordiamo per un incontro il 29 agosto, ribadendo che ho assoluta necessità di un’auto di cortesia per il tempo di fermo della mia.

Così eccoci al 28 agosto, quando il carrozziere mi telefona informando che l’auto di cortesia è dal concessionario per un richiamo. Piuttosto demoralizzato non so che dire ma alla fine giovedì 30 agosto nuova telefonata e, alle 17.30 circa, ecco lo ‘scambio’ di vetture: consegno la Chevrolet e torno a casa con una ruspante Panda praticamente nuova. Sono passati quasi 4 mesi dall’incidente.

Tutto finito? Calma, incrociamo le dita e aspettiamo una settimana ancora, forse 15 giorni, a lavori finiti e fattura rimborsata, con una precisazione: il paraurti che non doveva essere cambiato nel frattempo, sarà per le vibrazioni o per il vento contrario, per ben tre volte si è staccato sul lato sinistro dell’auto ‘ballonzolando’ a terra in autostrada a 140 km/ora in pieno sorpasso di un Tir e quindi contrariamente alle previsioni dovrà essere cambiato per cui a maggior ragione speriamo che l’assicurazione provveda al rimborso. Per finire ci sarà da ‘regolare’ la pratica con il testimone: da ringraziare per il senso civico così raro ai giorni nostri e soprattutto da nominare Santo subito. Ma di questo parleremo a cose fatte.

 

 

“Una festa in collina, siamo (stati) tutti in compagnia”, rendiconto di Emanuela Sala

Qui è (stata) la festa. Claudio, Dalila, Emanuela, Francesco, Stefano, Marilina, Giulietta (detta Ginetta), Sandro, Franco, Giordano. Donceto di Travo, Val Trebbia, Appennino piacentino

Una sera d’agosto fresca, senza afa senza zanzare; qualche casetta di sasso tra il verde delle colline, un portico, quattro panche, un tavolo e seduti intorno, una manciata di amici. Quante chiacchiere, quante voci sonore, quante parole spezzate tra i denti dalle risate. Un rincorrersi di storie che parlano di casa, di lavoro, di figli, nipotini e cani. Una divisione naturale e spontanea in gruppi: gli uomini intenti intorno alla “carbonella” o impegnati a tagliare grosse fette di pane e salame; le donne, avanti e indietro dalla cucina, a due a due, o tutte insieme, ferme ogni tre passi per discorrer meglio. E poi tutto un urtarsi di anche e di spalle nel piccolo locale, con il profumo del sugo e il vapore che sale dalla pentola della pasta. Un rimbalzare di aiutami, passami, spostati e scoppi di risa. Alla fine, in processione, con la zuppiera fumante, si torna dagli uomini che aspettano, allungando colli e piatti. Una sera d’agosto che vorresti non finisse, perchè tutto intorno a te parla di serena semplicità, di voglia di vivere. Grazie amici di Donceto, per la vostra casa aperta, per il vostro modo di accoglierci sempre con entusiasmo. Firmato: Quella che ha fatto sparire, cucchiaino a cucchiaino, mezzo chilo di gelato.

Era qui, la festa. Domenica 12 agosto 2018, Donceto di Travo, casa contadina, Val Trebbia, Appennino piacentino