“Nel negozio di cappelli”, “Ragazze alla finestra”, “La spiaggia dei pescatori”, “Case in Algarve”, omaggio all’arte di Mily Possoz (1888-1968), pittrice gruppo fauve

Nel negozio di cappelli, acquerello di Mily Possoz

Emília (Mily) Possoz, di origine belga, è stata un’artista modernista portoghese. Ha beneficiato di una minuziosa educazione artistica avendo frequentato l’atelier della pittrice Emília dos Santos Braga . All’età di 16 anni, ha continuato il suo apprendistato artistico all’estero, in particolare a Parigi ,quindi frequentando l’Académie de La Grand Chaumière in Germania , dove ha imparato l’incisione, e ancora in Belgio e in Olanda.

Ragazze alla finestra, acquerello di Mily Possoz

Ritornata in Portogallo nel 1909, si unì al movimento modernista emergente, partecipando a diverse mostre fino a consacrarsi come uno dei più importanti artisti portoghesi della prima metà del secolo XX . Nel 1937, la sua partecipazione alla mostra di incisione francese, tenutasi a Cleveland , negli Stati Uniti , le garantì la medaglia d’oro e l’acquisizione delle sue opere per il Museo di Cleveland. Quello stesso anno torna in Portogallo.

La spiaggia dei pescatori – Cascais, acquerello di Mily Possoz

Mily deve la sua fortuna critica “alla gentilezza femminile del suo personaggio e dei suoi motivi: paesaggi, ritratti reali o immaginari, gatti e scene urbane , quasi sempre sfumato da valori fey, ingenui e dot matrix che le hanno permesso di invecchiare come una ragazza eterna “.

Case con figure e animali in Algarve, olio su tela di Mily Possoz

“Bagnanti”, “Ritratto di Miss L.”, “Ritratto di Guan”, “Veduta di Shangai”, “Donna sdraiata”, omaggio all’arte di Guan Zilan (1903-1986), pittrice gruppo Fauve

Bagnanti, acquerello, di Guan Zilan

Guan Zilan (gennaio 1903 – 30 giugno 1986), nota anche come Violet Kwan, è stata pittrice d’avanguardia cinese. Fu tra i primi artisti a introdurre il Fauvismo in Cina, ed era nota per aver applicato lo stile della pittura occidentale a soggetti tradizionali cinesi. La sua opera più famosa è Portrait of Miss L. (1929). Sebbene fosse una delle preferite del mondo dell’arte durante la fine degli anni ’20 e gli anni ’30, smise di dipingere dopo l’inizio della Rivoluzione Culturale e fu per lo più dimenticata nella Cina comunista.

Ritratto di Miss L., olio su tela di Guan Zilan

Guan è nata a Shanghai nel 1903, durante la tumultuosa dinastia Qing .  I suoi genitori, che erano commercianti tessili di successo coinvolti nel design tessile, l’hanno avviata ad una formazione artistica. Dopo la laurea nel 1927, seguì il consiglio del maestro Chen e andò in Giappone per approfondire i suoi studi dove il suo stile divenne fortemente influenzato dal Fauvismo di Henri Matisse. Negli anni ’20 e ’30, le donne cinesi che hanno avuto una carriera di successo in Giappone hanno attirato l’attenzione dei media giapponesi. Guan ha fatto notizia come rappresentante della ” ragazza moderna ” diventando un modello di bellezza.

Ritratto di Guan Zilan, olio su tela di Chen Baoyi

Guan tornò a Shanghai nel 1930, e divenne uno dei primi artisti a portare il fauvismo in Cina. Lei e la sua collega Pan Yuliang divennero i favoriti nel mondo artistico della giovane Repubblica di Cina (1912-49) . Le artiste formate in ‘stile occidentale’, come Guan e Pan, catturarono il fascino del pubblico e furono accettati come l’incarnazione della modernità.

Veduta di Shangai, olio su tela di Guan Zilan

Durante la seconda guerra sino-giapponese , quando la Cina orientale, inclusa Shanghai, fu occupata dall’impero del Giappone , l’ex insegnante di Guan Chen Baoyi rifiutò di lavorare per i giapponesi e cadde in miseria. Guan lo sostenne finanziariamente fino alla sua morte nel 1945. Guan rimase a Shanghai dopo che i comunisti presero il controllo della Cina nel 1949. Diventata membro della China Artists Association, cambiò il suo stile artistico per conformarsi al realismo socialista dominante nella Cina comunista. Smise di dipingere del tutto nel 1966, ai tempi della  Rivoluzione Culturale nel 1966 e fu gradualmente dimenticata dal pubblico cinese. Il 30 giugno 1986, Guan Zilan morì per un attacco di cuore a casa sua.

Donna sdraiata, olio su tela di Guan Zilan

 

 

“Se tutte le madri …”, scriveva una prostituta in data 17 aprile 1934 sul diario conservato al Museo delle Case di Tolleranza

Tratto da un piccolo prezioso diario (in data 17 aprile 1934) di una prostituta: ” Se tutte le madri allevassero con la giusta educazione i propri figli nel rispetto di se stesse e degli altri, se tutte le mogli amministrassero l’intimità del matrimonio come fanno per il salario del proprio marito, se tutti i padri si preoccupassero di dare sempre il buon esempio più che portare a casa il pane, il nostro lavoro di prostitute non avrebbe più nessun senso di esistere, perché saremmo tutte disoccupate”.

Immagine dal sito fb ‘Museo delle Case di Tolleranza’ a cura di Davide Scarpa

“Segni di guerra”, ex libris della Grande Guerra in mostra da Biffi Arte a Piacenza fino al 10 febbraio

Ex libris di Veselin Damyanov-Ves

La guerra? Niente altro che uno strumento, uno dei tanti, della politica. Così sostenevano quanti vedevano nello scoppio del primo conflitto mondiale un potenziale di crescita degli interessi di ogni singolo Stato nella definizione di un nuovo equilibrio tra le potenze europee e mondiali. Un conflitto, del resto, che nella percezione di quanti l’auspicavano sarebbe stato breve e foriero di gloria.

Ex libris di Max Kefferstein

Questi furono dunque i valori e le aspettative rappresentate inizialmente in quei primi anni del secolo mentre ci si avvicinava al conflitto ma, come ben sappiamo, non fu certo quella la realtà. Passarono settimane, mesi, anni, prima furono decine, poi centinaia, per arrivare a milioni di morti e altri milioni di feriti. Oltre alle distruzioni, alla fame, al dolore, agli stenti, alle privazioni non solo dei soldati al fronte ma anche dei civili, delle donne, dei bambini, degli anziani rimasti a casa.

Ex libris di Richard Preusse

Dunque la guerra come strumento dei potenti, di chi governava e dei loro servi alla ricerca di visibilità. Figure come Gabriele D’Annunzio, capaci di esaltare restando al sicuro nelle retrovie il valore dello scontro, del sacrificio, della gloriosa morte, volando nei cieli sopra Fiume badando di restare sopra il livello di fuoco dell’artiglieria nemica fuori pericolo, minacciando  i soldati che rifiutavano di attraversare i ponti esposti al fuoco impietoso delle mitragliatrici che non lasciavano scampo.

Ex libris di Adolf Kunst

Certo, lentamente, anche nelle rappresentazioni della realtà proposte dall’arte, scomparve ogni tipo di retorica, vennero meno le ambizioni di potenza e si fece prevalente quella di arrivare prima possibile alla fine del macello. Arrivato il tempo della pace milioni di sopravvissuti si rialzarono in piedi, pronti ad affrontare difficoltà e sacrifici con la speranza di un domani migliore per la loro vita e per quella dei loro figli.

Ex libris di Robert Budzinski

Purtroppo non andò come la gente del popolo, la gente che non ha potere voleva e sperava. In fondo come disse Winston Churchill in realtà quella pace che concludeva la Grande Guerra in realtà non fu altro che un lungo armistizio in attesa di un altro grande macello voluto ancora una volta da chi gestiva la vita della gente dall’alto d’una torre d’avorio basata sul potere dei pochi rispetto ai tanti.

Ex libris di Louis Titz

Un passato che non deve tornare ma occorre attenzione: la contrapposizione ideologica ed esistenziale tra capitalismo e comunismo, tra populismo e democrazia rappresentativa, tra benessere di un mondo (quello ‘occidentale’) e popolazioni in fuga dalle guerre, dalle dittature, dalla fame, potrebbero riportarci agli orrori ben rappresentati dall’interessante mostra in corso presso la galleria d’arte Biffi di via Chiapponi a Piacenza fino al 10 febbraio.

Ex libris di Adolf Kunst

In mostra negli spazi dell’Antico Nevaio (il piano sotterraneo della galleria) troviamo infatti una eccezionale collezione (a cura di Claudio Stacchi, Luigi Bergomi e Giuseppe Cauti) di 150 ex libris su temi ispirati al primo conflitto mondiale: un corpus esemplare di piccola grafica in cui, fatto rarissimo, possiamo vedere la rappresentazione della vita di quegli anni cruciali.

Ex libris di Josep Triadò I Mayol

In altre parole, una occasione per ricordare che la guerra, ogni guerra, anche quella condotta senza armi ma basando sulla costruzione di muri che dividono, diventa una cicatrice profonda, una ferita che resta infetta, che presto o tardi ripresenta il conto dell’odio.

Ex libris di Josef Vàchal

“Nudo sul divano rosso”, “Autoritratto”, “La morfinomane”, “Nell’atelier”, omaggio all’arte di Émilie Charmy, pittore del gruppo fauve (1878-1974)

Nudo sul divano rosso, olio su tela di Émilie Charmy

Émilie Charmy (2 aprile 1878 – 1974) è stato un’artista delle prime avanguardie francesi e ha lavorato a stretto contatto con artisti di Fauve come Henri Matisse. Artista contro le norme per le donne francesi dei suoi tempi, ha realizzato nature morte, paesaggi, figure e, cosa molto rara per una donna in quel periodo, dipinti di donne nude.

Cresciuta in una famiglia borghese, il nonno vescovo di Tolosa e il padre che possedeva una fonderia di ferro. Orfana già quando aveva 15 anni, viveva col fratello maggiore Jean Barret con i parenti a Lione dove mostrò di avere un notevole talento per l’arte e la musica.

Autoritratto, olio su tela di Émilie Charmy

Nel suo tempo il mondo dell’arte bandiva le donne dagli studi d’arte o dalle accademie durante le sessioni con modelli dal vivo costringendole di conseguenza ad affrontare la pittura come un hobby o comunque a dipingere secondo una visione idilliaca della femminilità limitandole al ruolo della maternità. Charmy invece era completamente dedita al suo lavoro artistico (dal quale era interamente dipendente anche economicamente) e dipinge modelli femminili e prostitute, arrivando alla ricerca dell’espressione della sessualità femminile. Per lei “dipingere era un’ossessione che dominava molti altri aspetti della sua vita“. Il romanziere francese Roland Dorgelès ha descritto Charmy come “un grande pittore libero, al di là di influenze e senza metodo, crea il suo regno separato dove regnano da soli i voli della sua sensibilità. Sembra, vedere come donna e dipingere come uomo; unisce la grazia femminile e la forza maschile, e questo è ciò che la rende un pittore così strano e potente che attira la nostra attenzione “.

La morfinomane, olio su tela di Émilie Charmy

Dunque è la resistenza di Émilie ai tradizionali ruoli di genere e l’evitare il tema materno-infantile che la rendono unica per il suo tempo arrivando, possiamo dire, ad incarnare la nuova donna del 19 ° secolo.

Nell’atelier, olio su tela di Émilie Charmy

“Il bagno”, “Domenica”, “Gitana”, “Donna nel giardino”, omaggio all’arte di Francisco Iturrino, pittore del gruppo fauve (1864-1924)

Il bagno, olio su tela di Francisco Iturrino

Francisco Nicolás Iturrino González è stato un pittore spagnolo. Nel 1872, la sua famiglia si trasferì a Bilbao; quando egli era ancora bambino, ricevette il suo primo insegnamento di pittura da suo zio, Elviro González, poeta, pittore e musicista. In seguito, ricevette la sua laurea in pittura. Alla fine di questo studio andò a lavorare come pittore a Parigi assieme a Henri Evenepoel, suo amico conosciuto durante gli anni in accademia.

Domenica, olio u tela di Francisco Iturrino

Successivamente stabilì un suo studio, a Siviglia, dove poteva fare la sue pitture. Nel 1906 si sposò con Marie Joséphine Delwit Schwartz, conosciuta in Belgio. Visitò molti paesi come il Paese basco, la Francia e la Andalusia, suo posto preferito per la sua bellezza paesaggistica, anche se le sue pitture non ritrassero questo ma bensì feste e ritratti di donne. Sempre in questo periodo cambiò il modo di dipingere: non usò colori scuri ma usò colori più accesi e allegri.

Gitana, olio su tela di Francisco Iturrino

Dal 1911 al 1912 passò un po’ di tempo in Marocco assieme a Henri Matisse, un amico di cui aveva molto legato. Nel 1920 sviluppò una cancrena sulle gambe e fu constretto ad operarsi ma, due anni dopo, morì.

Donna nel giardino

 

“#Street art e Visioni Metropolitane”, biennale a Piacenza Expo (oggi ultimo giorno)

Angel, di Jean Michel Basquiat

Ultimo giorno per una visita (gratuita dalle 14.30) a Piacenza Expo dove è allestita la mostra #Street, prima Biennale della Street Art e delle Visioni Metropolitane, curata dal Prof. Giorgio Gregorio Grasso.

Riot, di Jean Michel Basquiat

Imperdibili le due stupende tele di Basquiat, re della street art quindi, a seguire, si ammirano artisti emergenti, compresi diversi locali, da Giuseppe Tirelli ad Elisabetta Falsetti a Diego Maria Gradali.

Dream, tecnica mista su tela di Anna Maria Falsetti

Mille metri quadrati di esposizione con nella prima parte opere capaci di interpretare le tensioni, le vitalità, le opportunità dell’esistenza metropolitana contemporanea e nella seconda parte del padiglione invece si esprimono con live performance alcuni tra i più importanti street artist italiani.

Il giaguaro, l’animale sacro nella mitologia Maya, opera di Tiziana Sanna

Questa Biennale ha un grande valore storico-culturale poiché cerca di colmare il limite connaturato alla street art, ovvero la mancata storicizzazione. Trattandosi, sin dalle origini, di opere pittoriche destinate ad essere rimosse, coperte, cancellate, resta solo una minima parte, nel mondo, di quanto realizzato.

Opera di Rocco Loparco

Oggi un pubblico attento comincia a comprendere il valore espressivo ed estetico di questa forma d’arte, restituendo piena dignità e conferendo agli artisti più apprezzati incarichi di assoluto prestigio, in dimore private, hotel, spazi pubblici.

Opera di Tiziana Tardito

Questa piccola esposizione dunque fissa un preciso momento, attraverso artisti riconosciuti,  affinché, sostengono gli organizzatori, resti nella storia di Piacenza che la street art insieme alle visioni metropolitane, sono state ospitate, spiegate, celebrate e catalogate.

Opera di Orlando Tocco

 Piacenza Expo si propone dunque come luogo espositivo privilegiato per queste forme di espressione artistica e la visita è consigliabile sia per la visione delle opere sia per l’eventuale acquisto.

Nel sogno, acrilico su tela, di Carla Pistola: Sogno un mondo fantastico / Senza sbavature, / Dove la musica suona / La speranza canta soave / E la vita / Respira

Un solo rammarico: la mostra avrebbe meritato un maggior respiro ed una durata adeguata alla qualità e all’interesse che vanno ben oltre l’ambito territoriale piacentino. In pratica si vorrebbe che, dopo la storicizzazione della street art, si storicizzasse anche la mostra, partendo dalla realizzazione di un catalogo che degnamente rappresenti opere e artisti consegnandoli alla memoria dei posteri.

Donna, opera di Claudio Lai

Un invito e un impegno per il 2020 rivolto alle principali istituzioni attualmente impegnate, nell’assordante assenza degli enti locali, nel campo dell’arte sovvenzioni alla mano: banche in prima fila.

Volto metropolitano, di Giulio Giannotta

“Ragazza coricata”, “La lezione di danza”, “Ragazza in lettura”, “Terrazza a Saint Tropez”, omaggio all’arte di Charles Camoin, pittore del gruppo fauve (1879-1965)

Ragazza coricata, olio su tela di Charles Camoin

Quando era ancora un bambino, il padre pittore-decoratore morì. Oltre alla perdita affettiva, questo fatto causò gravi problemi economici alla famiglia. Dopo aver iniziato studi commerciali, Charles venne indirizzato verso studi artistici, e quindi nel 1895 cominciò a studiare arte a Marsiglia; su incoraggiamento della madre, nel 1898 si iscrisse alla Scuola di Belle Arti di Parigi per studiare sotto l’insegnamento di Gustave Moreau, che però morì poco dopo.

La lezione di danza, olio su tela di Charles Camoin

Il tempo che Camoin passò nella scuola di Parigi gli permise di conoscere diversi giovani artisti che successivamente si associarono nel fauvismo, tra cui Henri Matisse. Nel 1905 espose al Salon d’Automne di Parigi con i fauves.
Il gruppo originale comprendeva Matisse, la cui personalità e il cui stile spiccavano sugli altri, ed altri artisti come Camoin, André Derain, Henri Manguin, Albert Marquet, Georges Rouault e Maurice de Vlaminck, a cui si unirono Georges Braque, Raoul Dufy e Kees Van Dongen: furono beffardamente etichettati come fauves (bestie selvagge) per l’uso “selvaggio” del colore, per certi versi simile all’espressionismo.

Ragazza in lettura, olio su tela di Charles Camoin

Camoin tuttavia non aderì mai pienamente alla rivoluzione cromatica fauve: rimase sempre vicino a Matisse, di cui fece un noto ritratto, ma ammirò anche Cézanne, Renoir e Bonnard.
Il suo stile rimane così a metà strada tra il gusto equilibrato di Matisse e l’impressionismo di Renoir, che incontrò in Costa Azzurra, dove lavorò a lungo, dipingendo paesaggi e figure.

Terrazza a Saint Tropez, olio su tela di Charles Camoin

Camoin morì a Parigi il 20 maggio 1965.

A Case Bersani tornano gli artigiani ambulanti del mondo contadino dei tempi andati con le foto di Carlo Torregiani (3)

Il riparamobili (Foto di Carlo Torregiani)

Le immagini con i pupazzi che rappresentano i lavori del mondo contadino, scattate a Case Bersani, il piccolo villaggio a poca distanza da Castellana, in comune di Gropparello, mi riportano con la memoria alla mia infanzia, circa sessantanni orsono.

Il materassaio (Foto Carlo Torregiani)

Periodicamente, partendo dalla città, papà ci portava con la Vespa a  trovare i nonni (materni) in campagna, alla Bora, in Val Chero. Un piccolo agglomerato che comprendeva quattro abitazioni, poco più d’una decina di persone dedite ai lavori contadini: i campi, i vigneti, i pascoli, la stalla con un bue e un maiale, il pozzo per l’acqua, il fienile, il forno per il pane, gli orti, le galline, le arnie, i conigli, Brill piccolo vivace volpino, la cantina, i solai carichi di robivecchi da esplorare.

L’arrotino con la mola (Foto Carlo Torregiani)

Ogni tanto, salendo dalla strada giù a fondo valle dopo aver superato il torrente attraversando la passatoia in legno (quella che alla prima alluvione settembrina veniva portata via dalle acque gonfie) oppure scendendo dal crinale oltre il quale si trovava appunto Castellana, arrivava un artigiano ad offrire i suoi servizi.

L’ombrellaio (Foto Carlo Torregiani)

Poteva essere un impagliatore per sistemare qualche sedia consunta dal tempo, l’arrotino per affilare le lame delle falci, il materassaio: che ricordi, quei piumoni alti di spessore mezzo metro fatti di piume di gallina (solo i ricchi, i ‘signori’ potevano permettersi la lana) nei quali, di notte, si sprofondava con in fondo ai piedi un bel ‘prete‘ con la brace ardente (estratta dal camino o dalla stufa), coperta da uno strato leggero di cenere, che scaldava meglio e più di tutti gli scaldotti elettrici di oggi.

La lavandaia (Foto Carlo Torregiani)

Insomma, fino al 6 gennaio appunto salendo ai Bersani sembra di alzare un velo sul tempo ritornando, almeno nel mio caso, ad un passato, con la nostalgia per averlo vissuto. Non che fosse meglio, non che fossero tempi sereni, migliori, più facili. Semplicemente eravamo più giovani, con tutta la vita davanti. Magari per costruirci un futuro più agevole, più comodo, più facile. Senza dover camminare per chilometri, andando di casa in casa, per vendere o riparare un tappeto.

Ora di pranzo (Foto Carlo Torregiani)

 

I personaggi della tradizione contadina ai Bersani di Gropparello attraverso le foto di Carlo Torregiani (2)

Il pastore addormentato (Foto Carlo Torregiani)

Attraversato l’abitato di Castellana, si giunge al piccolo borgo di Bersani, frazione nel Comune di Gropparello, 440 metri sul livello del mare, secondo Italia.Indettaglio.it 33 abitanti, 18 maschi e 15 femmine, una immigrata da un paese europeo, una ragazza con meno di 14 anni e un anziano oltre i 70, undici celibi e cinque nubili, 11 coniugati e sei vedovi.

Il ciabattino (Foto Carlo Torregiani)

Già caratterizzato dalla presenza, per iniziativa dell’Associazione Arte Nostra, sulle facciate di diverse abitazioni di numerosi dipinti raffiguranti le fiabe tradizionali, fino al 6 gennaio passeggiando tra le case si può ammirare un suggestivo presepio (ne abbiamo parlato nel post della Vigilia grazie alle fotografie proposte dall’amico Carlo Torregiani) che comprende anche figure di mestieri legati alla tradizione locale.

Il lustrascarpe (Foto Carlo Torregiani)

Possibile dunque incontrare, in questo piccolo borgo della Val Vezzeno, Pinocchio e Cappuccetto Rosso dipinti su meravigliosi murales e poi ancora, rimanere a bocca aperta ammirando le abitazioni raffiguranti le magie di Alice nel Paese delle meraviglie e del Pifferaio Magico, di casa in casa restare incantati dalle raffigurazioni di Cenerentola, Peter Pan e da Hansel e Gretel.

Arrivano i cantastorie (Foto Carlo Torregiani)

Durante questo periodo però ai Bersani, il “paese delle fiabe“, sono presenti anche personaggi a grandezza naturale che, oltre al tradizionale e immancabile presepe, rappresentano i mestieri tradizionali antichi, che ci riportano ai tempi passati e ci mettono in contatto con le nostre tradizioni.

La fruttivendola (Foto Carlo Torregiani)

Sarà la magia del Natale ad aver scatenato la creatività degli abitanti di Case Bersani, pochi ma molto attivi. L’idea è stata di Mila Risoli che con Marisa Magnani ha realizzato un grande presepe con materiale di recupero, prevalentemente stoffe, che hanno rievocato la natività di Betlemme.

Sedie da riparare (Foto Carlo Torregiani)

Quattordici personaggi sapientemente preparati grazie alla volontà e alla creatività di Mila e Marisa ma la collaborazione del paese non ha tardato ad arrivare ed ecco che da ogni casa è spuntato un presepe e addirittura oggi i personaggi che ricordano i tempi andati della vita nelle campagne, sono ormai quasi cento.

Venite, venite, ecco le stoffe per i vostri vestiti (Foto Carlo Torregiani)

Il borgo dunque si illumina di musica e luci che danno vita ad uno scenario suggestivo arricchito nelle giornate di Natale e Capodanno dall’immancabile vin brulè per allietare le feste più attese dell’anno.

L’immancabile sartina (Foto Carlo Torregiani)

Ecco dunque i personaggi della Natività e gli antichi mestieri del passato, insieme ai magi e agli angioletti. Sembra veramente di tornare in un mondo antico, prima dell’avvento delle fabbriche, prima della ‘grande fuga’ dei giovani verso le città seguendo il sogno d’una vita pensata più facile e più comoda.

I nonni (Foto Carlo Torregiani)

Ne valeva la pena? Tutto è filato liscio? Ai Bersani non troveremo probabilmente la risposta ma certo soprattutto i giovani proveranno curiosità per quella vita a scartamento ridotto, lontana dal logorio, dai rumori, dai fumi inquinanti del modello industriale che abbiamo voluto e preferito. E chissà, forse un pò di nostalgia (e di pentimento?) ci stringerà il cuore.

Tempo di battipanni (Foto Carlo Torregiani)