Cena di fine anno alla Locanda di Valentina con l’Associazione Culturale Terre Piacentine

Il manifesto della manifestazione più ‘imponente’ voluta dall’Associazione nel 71° anniversario di Pace, a Carpaneto piacentino.

Classica cena conviviale con gli amici e le amiche dell’Associazione Culturale Terre Piacentine alla ‘Locanda di Valentina‘ a Vigolo Marchese. Un’Associazione conosciuta a febbraio partecipando alla presentazione nella suggestiva cornice del Palazzo del Governatore nella medioevale piazza monumentale di Castell’Arquato del libro fotografico dell’amico Claudio Rancati (per il quale avevo realizzato la sinossi di copertina). Conosciuto il Presidente, l’amico Valter Sirosi, insieme tra ottobre e lo scorso 3 dicembre abbiamo organizzato un ciclo di quattro presentazioni di libri e altre iniziative artistiche con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, trattando temi come il disastro nucleare di Chernobyl, il contributo dei piacentini alle battaglie dell’Isonzo e del Piave, le liriche dialettali di un riscoperto poeta dialettale, la poesia dei sassi dipinti e trasformati negli animali che stanno nello zoo realizzato a Confiente, la storia del piacentino famoso in tutto il mondo grazie al disegno e all’illustrazione.

L’onorevole Marco Bergonzi (Pd) premia la giovane e talentuosa Giorgia Ghia che a soli 14 anni ha ideato e realizzato un originalissimo video, proiettato durante la serata. Questa splendida ragazzina ha partecipato lo scorso anno ai due corsi, di videoripresa e montaggio video organizzati dall’Associazione in collaborazione con il Cineclub Piacenza “G. Cattivelli” in Sala Cea a Castell’Arquato grazie al patrocinio del Comune. Nella foto, oltre a Bergonzi e a Ghia, il Presidente dell’Associazione Valter Sirosi

Ma, del ciclo di iniziative letterarie, se ne parlerà in separata sede. Lo stupore che invece mi ha portato alla partecipazione alla cena conviviale è derivato dal contatto con l’organizzazione e le iniziative che l’Associazione ha saputo (e sa) proporre nell’arco dei 3 anni dalla nascita investendo un bilancio iniziale di circa 3mila euro dei quali, a bilancio approvato, ne restano in cassa circa 2.700 nonostante qualcosa come 70 iniziative organizzate (o comunque partecipate) partendo da Castell’Arquato ma con capacità di presenze in diverse località della provincia e non (da Fiorenzuola, a Carpaneto, a Cortemaggiore solo per fare alcuni esempi).

30 novembre 2017, cena conviviale Associazione Culturale Terre Piacentine presso Locanda di Valentina a Vigolo Marchese. Nell’ordine: Claudio (di spalle), Marilena, Mino, Silvana, Dalila

Corsi di fotografia, di videoripresa, manifestazioni popolari con in primo piano “Una colonna di Pace” (di cui al manifesto che apre questo post ‘celebrativo’) ovvero il raduno di decine di mezzi militari della seconda guerra mondiale che a Carpaneto ha coinvolto figuranti provenienti da tutto il BelPaese oltre a migliaia di spettatori. Ancora: iniziative a favore degli animali come la realizzazione del calendario con gli ‘ospiti’ del canile di Fiorenzuola d’Arda, iniziative con A.N.P.I. a ricordo di combattenti partigiani, concerti lirici, proiezioni con particolare legame con la natura e l’ambiente, collaborazioni con le manifestazioni storiche rievocative del medioevo, premiazioni per eventi culturali ed artistici, gemellaggi. Insomma, un attivismo degno di grande attenzione che va ben oltre ai purtroppo consueti ambiti ristretti caratterizzanti molti sodalizi di paese o anche di città. Per questo, se la cena conviviale di fine anno segna anche la conclusione del ciclo lettarario organizzato insieme, non mi resta che ‘togliere il cappello‘, porgermi nell’inchino di riconoscenza per il lavoro fatto insieme con un gruppo di persone che prima di tutto sanno creare un clima di comune familiarità, entusiasmo, accoglienza per la realizzazione di ‘imprese’ di comune interesse e soddisfazione. Dunque, grazie all’amico Presidente Valter, all’addetta alla comunicazione Cinzia, a tutti i soci conosciuti.

La sala della Locanda di Valentina dedicata alla cena conviviale dei soci e simpatizzanti dell’Associazione Culturale Terre Piacentine. Nota: le foto pubblicate sono di Angelo Marchetta

 

Presentazione dello zoo dei sassi dipinti di Carla Delmiglio a Castell’Arquato

LO ZOO DEI SASSI, di Carla Delmiglio

“Molti uomini muoiono senza essere mai nati veramente. Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire. Educare alla creatività significa educare alla vita.Ognuno deve sviluppare la propria creatività produttiva, ognuno deve sentirsi se stesso ed essere se stesso”Le parole di Eric Fromm ben rappresentano l'opera di Carla Delmiglio, che, domenica 19 novembre a Castell'Arquato, ha esposto alcune delle sue opere incantandoci con il racconto di questa sua passione. Grazie di cuore a Claudio Arzani e a Valter Sirosi per averci permesso di incontrare e conoscere questa originale artista.

Posted by Associazione Culturale Terre Piacentine on Dienstag, 21. November 2017

La poesia? Non importa la forma, quel che importa è che sappia trasmetterti emozione, visione, sappia prenderti per mano e portarti in un mondo/altro, il mondo appunto della poesia, dell’Isola che non c’è. E questo sicuramente sanno fare i sassi degli animali dipinti da Carla Delmiglio che, durante l’estate, sono a disposizione di turisti e bambini in un vero e proprio zoo realizzato a Confiente, alla confluenza dei due fiumi della Val Trebbia, appunto la Trebbia e l’Aveto. L’arte di Carla, gli animali che alle prime Trebbia il fiume si riprende mentre lei ‘passa’ alla collezione autunno-inverno quando i pesci e gli altri animali dello zoo si trasformano in funghi, gufi, pezzi di legno, coccinelle. Tutto questo nella rappresentazione proposta domenica  19 novembre nella Sala Cea della piazza monumentale  della medioevale Castell’Arquato (Pc) sotto l’egida dell’Associazione Culturale Terre Piacentine che ha realizzato lo straordinario video che Arzyncampo propone.

L’artista-poeta Carla Delmiglio con i suoi animali dipinti in versione ‘autunno-inverno’: domenica 19 novembre 2017 a Castell’Arquato su iniziativa dell’Associazione Culturale Terre Piacentine

“Alpini 1918, luogo qualunque tra le valli alpine”, lirica di Claudio Arzani in lettura a Castell’Arquato

‘Alpini 1918’ fa parte della pièce teatrale che verrà proposta oggi, alle 18.15 circa, a Castell’Arquato. Ne darà lettura Dalila Ciavattini. La lirica, va ricordato, nel 2015 fu premiata al concorso organizzato da ‘Hostaria delle Immagini’ a Cortemaggiore a ricordo dei cento anni dalla Grande Guerra

I soldati venuti da lontano
alla sera nella valle alla taverna
bevono, cantano, si ubriacano,
nella taverna i soldati ballano.
 
Musica, vino e nella mente
la ragazza lasciata a casa,
nella grande stanza alla taverna
grolla, caffè caldo e molta grappa.
 
Redio arriva dalla bassa della pianura
da maestro suona l’organetto,
con un chiodo pulisce i denti,
Romagna mia, suona di nostalgia.
 
Musica, vino e la ragazza bionda
i soldati la penna sul cappello
si sfidano a sorsi di Latte di suocera,
chi più ne beve vince niente.
 
I soldati la penna sul cappello
sognano Trento, la mamma e la ragazza
la ragazza con la larga gonna
ricamata dei fiori dei prati.
 
I ragazzi la penna sul cappello,
lasciano al muro fucile e baionetta,
ballano, musica, vino e grappa,
sul petto la foto della ragazza mora.
 
Gira la grolla di mano in mano,
cantano i soldati del sole di Napoli,
di mano in mano la bottiglia di vino,
sognano la ragazza vestita di blu.
 
Ballano allegri tutti i soldati
che nell’aia si sono spostati
tuono del cannone, fuggono gli storni,
nella taverna non c’era più nessuno.
 
Sulle macerie di quella taverna
grolla senza grappa senza caffè,
i ragazzi dismessi armi ed elmetti,
son tornati a far crescere il grano.

Soldati al fronte, olio su tela di Stefano Valvassori

 

“1915-1918, e venne Novembre … ma non bastò”, pièce teatrale domenica a Castell’Arquato

A seguire dopo la presentazione del libro “Storia della Brigata Piacenza” di Filippo Lombardi e Ippolito Negri, domenica 5 alle ore 18.15 circa la pièce teatrale scritta da Arzani, Delmiglio, Isidori dedicata a quei mesi di novembre che furono tragedia. Nell’illustrazione (di Edoardo Arzani) il soldato chiamato al fronte e ad un futuro incerto, abbandona la bambola di stracci che rappresenta l’età dei giochi e della spensieratezza.

… Sabato 4 Novembre 1916, fronte italiano, termina la nona battaglia dell’Isonzo. Intemperie, fango e accanita resistenza austriaca hanno reso praticamente insignificanti le conquiste territoriali. Tra la settima e la nona battaglia gli italiani hanno perso 77.300 uomini, gli austriaci 74.300. Di fronte al malumore espresso dai soldati il Comando Supremo italiano conferma la Circolare che dispone fucilazioni e giustizia sommaria sul fronte italiano.

Non vi è altro mezzo per reprimere reati collettivi che quello di fucilare immediatamente i maggiori colpevoli e allorché accertamento identità personali dei responsabili non è possibile, rimane ai comandanti il diritto e il dovere di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte“.

Furono almeno 350 i morti tra fucilazioni sommarie, decimazioni e bombardamenti e mitragliamenti di truppe che si sbandavano o si ritiravano arbitrariamente …

Una precedente rappresentazione alla libreria Fahrenheit 451 di Piacenza nel novembre 2015 della pièce teatrale.

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, il video della presentazione a Castell’Arquato

La presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) domenica 22 ottobre a Castell’Arquato nel video (presente in Youtube) realizzato da Valter Sironi e Cinzia Paraboschi rispettivamente Presidente ed animatrice dell’Associazione Culturale Terre Piacentine. Oltre all’intervento dell’autore che prende spunto dal racconto che apre il libro, la storia del piccolo Luca quel 1° maggio di sole in ‘libera uscita’ col babbo mentre invisibile arriva la nube radioattiva, in evidenza la testimonianza di Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia a circa 300 km da Chernobyl e Pripyat, con il padre tra i primi soccorritori alla centrale in fiamme defunto per tumore, malattia che ha poi colpito anche la madre trasformando Diana Lucia in una ‘bambina di Chernobyl’ (venuta in base a un programma di assistenza in Italia accolta da una famiglia per una breve permanenza di un mese, rimasta sola dopo la morte anche della nonna, ha ricevuto la proposta di essere adottata ed ha accettato). Da parte sua Dalila Ciavattini legge dal libro la testimonianza di Egor, bambino che quella notte con i genitori esce da casa per ammirare quel misterioso bagliore che illumina il cielo, tanti colori che sembrano danzare e lui ben presto capisce, si tratta di un drago che soffia il suo fuoco per accendere il buio. Ancora Dalila legge “La foresta rossa di Chernobyl“, poesia peraltro premiata a Cortemaggiore al concorso promosso da ‘Hostaria delle Immagini’ nel 2016. In conclusione l’assessore alla cultura, Tiziana Meneghelli che ringrazia in particolare Diana Lucia per il coraggio di testimoniare la propria dolorosa esperienza rompendo la cappa di silenzio che troppo spesso circonda le vicende (e gli incidenti) del nucleare.

Presentazione de “Storia della Brigata Piacenza” a Castell’Arquato domenica 5 Novembre ore 17,00

Prosegue il ciclo di iniziative letterarie a cura dell’Associazione Culturale Terre Piacentine: domenica 5 Novembre alle ore 17,00 a Castell’Arquato presso la Sala CEA raggiungibile dalla Piazza Monumentale (guardando il Palazzo del Podestà la scalinata a destra), saranno presenti gli autori Filippo Lombardi ed Ippolito Negri per la presentazione del libro “Storia della Brigata Piacenza” di Marvia Edizioni. Moderatore della serata Claudio Arzani. A seguire la rappresentazione del testo “… e venne Novembre, ma non bastò” con lo stesso Arzani, Carla Delmiglio (autori con Luca Isidori), Paolo Morlacchini e Dalila Ciavattini.

Filippo Lombardi – Ippolito Negri
PIACENTINI NELLA GRANDE GUERRA

A qualcuno potrebbe suonare strano, in questa collana, un volume sulla Brigata “Piacenza”, che a dispetto del nome rimase in città solamente dieci settimane dopo la sua costituzione, e solamente con uno solo dei suoi reggimenti, il 111°. Ma a Piacenza rimase sempre, presso Palazzo Farnese, il deposito di questo reggimento, cioè la struttura destinata a vestire, armare e addestrare le reclute e i richiamati da inviare di rincalzo al fronte. Una presenza quindi maggiore di quella del Reggimento di cavalleria “Ussari di Piacenza”, che fu sempre di stanza a Parma. Inoltre i legami di Piacenza con questa unità sono sempre stati fortissimi: la nostra provincia era una delle principali zone di reclutamento, e per questo numerosi piacentini fecero parte delle sue fi la durante la Grande Guerra: sono almeno 150 i nostri concittadini che lasciarono la vita mentre combattevano nei ranghi della “Piacenza”. A loro è idealmente dedicata questa ricerca, che abbiamo tentato di illustrare proprio con le immagini di alcuni di questi soldati, perché ad un nome fosse, una volta tanto, associato anche un volto. Come si spiega nelle pagine che seguono, i materiali su cui basarsi per una ricerca storica di questo tipo non sono molti. Oltre ai fondamentali volumi editi dall’Uffi cio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, vanno ricordati i due volumi commemorativi (Albo d’Oro) editi dai reggimenti costituenti la brigata, quello del 111°, abbastanza comune, edito nel 1919, e quello del 112°, molto più raro, dato alle stampe nel 1920. Abbiamo poi potuto consultare due diari tenuti da soldati della Brigata: “Diario di un fante sul Carso”, di Luigi Musini, e “Dal mio taccuino di guerra” di Roberto Belvedere. Un grande impulso a questa pubblicazione è stato dato dal fortunoso ritrovamento, sul mercato antiquario, di un corposo frammento di quello che era probabilmente il diario della 8ª Armata: si tratta di un brogliaccio destinato ad essere ricopiato, 16 pagine manoscritte nelle quali si racconta dei fondamentali giorni dal 16 al 20 giugno 1918, quando i fanti del 111°, al comando del colonnello Vincenzo Ruocco, si sacrifi carono per la riconquista di Nervesa, durante la battaglia del Solstizio, quando gli austriaci fecero il loro ultimo, grande sforzo per disarticolare la linea difensiva italiana sul Piave. Si tratta di un documento eccezionale, unico nel suo genere, che permette al lettore di avere una visione d’insieme di quel campo di battaglia nel quale si muovevano numerose divisioni di fanteria italiane e austriache.

Indice
Prefazione
I DIAVOLI BIANCAZZURRI DELLA BRIGATA “PIACENZA”
IL DIARIO DELLA 8ª ARMATA
PIACENZA PER LA “PIACENZA”
GLI UOMINI CHE NE FECERO LA STORIA
Comandanti della brigata “Piacenza”
Ricompense
Piacentini decorati
Caduti piacentini nella “Piacenza”
LA 103ª DIVISIONE FANTERIA “PIACENZA” (1942 – 1943)

Filippo Lombardi, medico psichiatra, autore di diversi libri pubblicati con Marvia editore nella collana ‘Piacenza in Grigioverde 1915 – 1918’

Ippolito Negri, giornalista professionista ha lavorato per diversi quotidiani nazionali concludendo la carriera nei giornali milanesi come caporedattore de “Il Giorno”. Attualmente si occupa di storia locale e dirige la rivista «L’Urtiga quaderni di cultura piacentina».

“Preghiera per Chernobyl”: letture di Diana Lucia Medri dal libro di Svetlana Alexievich

Preghiera per Chernobyl

Diana Lucia Medri legge un brano da "Preghiera per Chernobyl" della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura 2015

Posted by Associazione Culturale Terre Piacentine on Freitag, 27. Oktober 2017

Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia, “bambina di Chernobyl” domenica 22 ottobre a Castell’Arquato, alla presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, autore Claudio Arzani, Pontegobbo edizioni,  legge un brano da “Preghiera per Chernobyl” della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura 2015. Organizzazione dell’Associazione Culturale Terre Piacentine.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Diana Lucia Medri e Valter Sironi (Presidente Associazione Terre Piacentine). Seduti Claudio Arzani e Dalila Ciavattini (lettora di brani e poesie dal libro).

I costi del nucleare, ne vale la pena? Il dibattito alla presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” a Castell’Arquato

Quando si parla di produzione di energia nucleare sono sempre tantissimi gli spunti per affermare che ne possiamo fare a meno. A partire dei muri del silenzio che circondano l’argomento, specie quando ci sono problemi. Domenica, a Castell’Arquato, per esempio, a margine della presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, Pontegobbo edizioni, ci si è chiesto da dove provenisse la nube carica di rutenio 106 che nei primissimi giorni di ottobre è stata rilevata nei cieli del nord Italia, dell’Austria, della Germania, della Svizzera, della Francia. Probabilmente una fuga da qualche laboratorio sanitario con la Germania che ha puntato il dito contro la Russia ma come di consueto ha risponde il silenzio. Proprio come in quel lontano 1986: per giorni nessuna fonte ufficiale ha informato di quanto stava accadendo alla centrale V.I. Lenin nei pressi di Chernobyl, sulle sponde del Pripyat. Come ha raccontato alla platea Diana Lucia, bielorussa oggi adottata nel nostro paese dopo che la radioattività di quei giorni lontani si è presa il padre e la madre, “arrivarono uomini in elicottero avvolti in tute bianche con scafandro, iniziarono rilevamenti trovandosi fianco a fianco con gli agricoltori che nulla sapevano, ai quali nessuno aveva detto nulla”.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Diana Lucia Medri e Valter Sironi (Presidente Associazione Terre Piacentine). Seduti Claudio Arzani e Dalila Ciavattini (lettora di brani e poesie dal libro.

Quanti sanno che quell’incidente non era il solo? Sono stati più di 130 gli incidenti riconosciuti diciamo gravi ovvero con morti o contaminazioni, tutti finiti nei trafiletti delle notizie in breve, almeno appunto fino a Chernobyl come del resto quanti sanno che il reattore n. 2 di Fukushima ancora oggi è sostanzialmente irraggiungibile: anche i robot meccanici dopo al massimo un’ora smettono di funzionare mentre il livello di radioattività continua ad aumentare. Perché sul finire dell’anno scorso ben 21 centrali nucleari francesi vennero fermate? Guarda caso un’esplosione alla centrale di Flamanville in Normandia ha generato non poca preoccupazione salvo verificare che era avvenuta in sala macchine dove non erano presenti elementi radioattivi e le cinque persone ferite non erano gravi. Insomma, meglio affidarci al calore del sole. Attualmente il nostro fabbisogno è coperto nella misura dell’8% utilizzando appunto l’energia solare e allora, questo l’invito espresso martedì, oltre ad ipotesi di realizzazione di piccoli impianti nelle abitazioni, ogni nuovo edificio pubblico (come il ricostruendo ospedale di Fiorenzuola) dovrebbe votarsi al fotovoltaico fatto che consentirebbe di abbandonare l’acquisto di energia nucleare dall’estero (già oggi limitato all’1,5% del fabbisogno soprattutto per le necessità notturne quando molte nostre vecchie centrali vengono ‘messe a riposo’).

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: il pubblico in sala

In evidenza naturalmente anche la situazione dei ‘bambini di Chernobyl’ ovvero tutta la popolazione soprattutto della Bielorussia ma anche dell’Ucraina e della Russia dell’est: in un’area poverissima dove l’economia era ed è basata sul legno delle foreste e sull’agricoltura dove tutto continua ad essere inquinato e radioattivo (vietatissimo ad esempio il consumo dei funghi ma, come ha detto Diana, “dove c’è fame non si può scegliere, si mangia, costi quel che costi”) il rischio tumori è alto. L’Europa si è mobilitata immediatamente all’indomani del disastro avviando programmi di assistenza con periodi di accoglienza dei bambini di ieri e di oggi grazie ad associazioni presenti nei diversi territori (molte anche nella nostra provincia). Bambini che provengono da famiglie ma tanti anche da orfanotrofi, che hanno necessità sia di prevenzione sanitaria sia di supporto di solidarietà, di calore umano. Tristissimo il ricordo di Diana Lucia: “venivamo chiusi in una stanza buia per vedere se eravamo illuminati di verde”.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Valter Sironi, Cinzia Paraboschi (Associazione Terre Piacentine), Claudio Arzani

Infine, sono enormi per il mondo intero i costi del nucleare: a parte i decessi, le cure dei tumori, le malformazioni, sono state proiettate le immagini di un viaggio nel 2008 a Pripyat, la citttà modello costruita per le famiglie dei lavoratori della centrale, con le migliaia di mezzi abbandonati dopo l’utilizzo per spegnere l’incendio e evacuare la popolazione ma soprattutto resta il costo del nuovo sarcofago ultimato a novembre con una spesa di circa 7 miliardi di euro pagata con le tasse dei cittadini di molti stati, noi compresi. Per tacere di quanto occorrerà spendere per dismettere Caorso, per intervenire il giorno che si potrà a Fukushima, per realizzare paese per paese siti dove stoccare le scorie radioattive.

Dunque, ne vale la pena?

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: l’intervento dell’assessore alla cultura Tiziana Meneghelli e Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia a poca distanza da Pripyat e da Chernobyl

 

 

A Castell’Arquato “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” con Claudio Arzani, Diana Lucia Medri, Dalila Ciavattini

Immagine dal sito del “Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl” di Mantova

Luca era contento. Quel giorno, quel 1° maggio 1986 era spuntato un buon sole e papà ne aveva approfittato per organizzare  un’uscita ‘fuori porta’, a Roncaglia, non troppo lontano da Caorso. Vero, c’era un po’ di vento, ma che ne sapeva lui che quel vento portava una pioggia invisibile, impalpabile, impossibile, dai lontanissimi cieli dell’Est? “Non c’è da preoccuparsi”, avevano titolato i quotidiani ma dopo i rilievi dei giorni successivi il Governo vietò la vendita di latte fresco e delle verdure.

La storia di Luca apre “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) che l’autore, Claudio Arzani, presenterà domani 22 ottobre alle ore 17,00 a Castell’Arquato nella suggestiva location della Piazza Monumentale su iniziativa dell’Associazione Terre Piacentine. Ad affiancarlo Diana Lucia Medri, nata a Krasnopole in Bielorussia, a poca distanza da Chernobyl, oggi nel nostro Paese con la sua nuova famiglia.

Diana Lucia Medri (seduta) e Dalila Ciavattini che legge un brano da “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”

A seguire Dalila Ciavattini proporrà letture di testimonianze e poesie tratte dal libro mentre verranno proiettate immagini tratte da un filmato amatoriale realizzato a Chernobyl da Agostino Zanetti nel 2008.

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: la centrale V.I. Lenin

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: il sarcofago che ricopriva il reattore n. 4 esploso

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: l’ingresso nella zona proibita con i bunker in cemento armato dai quali i militari escono per controllare gli eventuali visitatori, restando all’esterno il minor tempo possibile

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: a Propyat, la città costruita per gli operai e i tecnici della centrale con i suoi 40mila abitanti è riconquistata dalla natura

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: le finestre delle case di Pripyat hanno ormai gli occhi vuoti con all’interno solo macerie e tutto quello che gli abitanti in fuga hanno dovuto abbandonare

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: nella ‘Interdiction zone’ sono migliaia i mezzi abbandonati per aver subito le radiazioni. Carri armati, camion, mezzi dei pompieri, elicotteri e soprattutto i 1000 bus arrivati da Kiev per evacuare i 40mila abitanti.

Un disegno di Edoardo Arzani che ricorda un fatto ineluttabile: di nucleare si muore, la vita va a braccetto col sole

 

 

Si parte con “Il soffio del vento da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”. Il ciclo di iniziative a Castell’Arquato a cura di Terre Piacentine oggi sul quotidiano Libertà

Un articolato ciclo di incontri in programma a Castell’Arquato su iniziativa del Circolo Culturale Terre piacentine nel Centro di educazione ambientale annesso al Museo Geologico (scalinata Santo Spirito che immette alla piazza monumentale).

Così inizia l’articolo apparso oggi, a sorpresa, per iniziativa del Presidente del Circolo Valter Sirosi sul quotidiano Libertà, a pagina 18, rispetto alle quattro iniziative culturali previste tra il 22 ottobre e il 3 dicembre.

A seguire il programma dettagliato.

22 OTTOBRE DOMENICA ORE 17.00

IL NUCLEARE FA MALE, IL SOLE E’ VITA

  • Presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, Pontegobbo edizioni

Intervento dell’autore Claudio Arzani, Testimonianza di Diana Lucia Medri, nata a Krasnopole, in Bielorussia, Lettura di brani e poesie di Dalila Ciavattini, Proiezione immagini tratte dal filmato realizzato a Chernobyl da Agostino Zanetti nel 2008

05 NOVEMBRE DOMENICA ORE 17.00

STORIA DELLA BRIGATA PIACENZA, Marvia editore

  • Presentazione del libro che solleva il velo dell’oblio sul contributo dei piacentini alla Grande Guerra
Intervento degli autori Filippo Lombardi (storico) e Ippolito Negri (giornalista)
Moderatore: Claudio Arzani

A seguire

1915, 1916, 1917, 1918 e venne Novembre … ma non bastò

Eventi, poesie, lettere, immagini, testimonianze dal fronte
Rap-presentazione storica con Carla DelMiglio, Luca Isidori, Dalila Ciavattini

19 NOVEMBRE DOMENICA ORE 17.00

QUAND NASSA UN PUETA, Lir edizioni

Enzo Latronico presenta il libro realizzato con Cristina Balteri dedicato al poeta dialettale lugagnanese Agostino Vincini (“Rimond”).
Intervento del dialettologo Andrea Bergonzi, lettura delle poesie da parte di Gabriella Vincini.

A seguire

LO ZOO DEI SASSI ALLA CONFLUENZA DELL’AVETO E DEL TREBBIA

Carla Delmiglio presenta i suoi animali, sassi dipinti alla confluenza tra Aveto e Trebbia lasciati a disposizione di grandi e piccini

3 DICEMBRE DOMENICA ORE 17.00

LE NUVOLE PARLANTI , introduzione al mondo dei fumetti

Edoardo Arzani (colorista con Bonelli) intervista Elia Bonetti, disegnatore con Marvel – Capitan America, Spiderman -, Astorina – Diabolik -, attualmente con le francesi Soleil e Glènat.
A seguire ‘indicazioni per realizzazione di una copertina’.

 

“La storia la scrivono i vinti”, gaffe da emozione oggi alla presentazione del ‘Signor 7 x 3 21’ a Borgonovo

24 settembre 2017, Auditorium della Rocca, Borgonovo Val Tidone, presentazione del libro “Il Signor Sette per Tre Ventuno – Storie di Pietro Derba”. Un excursus storico che, partendo dal primo dopoguerra, porta il Piero a studiare e poi lavorare in tempo di camice nere, quindi ad attraversare il tempo buio della seconda guerra imbarcato con la Regia Marina e a seguire prigioniero degli americani in Nord Africa, il ritorno nell’Italia del boom economico, la famiglia, la vita ‘normale’ fino ai giorni nostri.

Emozioni a non finire alla ‘prima’ de “Il Signor Sette per Tre Ventuno – Storie di Pietro Derba“, Costa editore. Auditorium della Rocca di Borgonovo. Novanta sedie occupate su novanta. Circa venti in piedi. La foto non rende onore al pienone al momento della proiezione dell’intervista realizzata da TeleLibertà poco prima che Piero ci lasciasse, sul finire dell’anno scorso. Certo qualche assenza di rilievo, a partire dai giornalisti del quotidiano locale, ma la famiglia (con il supporto di Fabrizio Costa) ha davvero lavorato d’eccellenza: il paese c’era tutto o quasi per ricordare un uomo che ha saputo essere personaggio nel e del paese. Interventi e saluti del Sindaco, Pietro Mazzocchi, di Matteo Lunni, consigliere comunale, di PierLuigi Forlini in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Alpini. Letture di Dalila Ciavattini che ha saputo strappare lacrime a molti dei familiari, delle figlie e delle nipoti di Piero a partire da Angelica, la più giovane delle nipoti, quando è iniziata la lettura della sua lettera-introduzione al libro iniziata con quelle parole, “Caro nonno …“. Per finire gli interventi di noi coautori: Fausto Chiesa per la parte dedicata agli anni della vita civile, io per quanto agli anni della guerra raccontando di un uomo al quale nessuno, nemmeno la guerra è riuscito a strappare quel sorriso a denti bianchi immortalato in tante immagini a partire dalla copertina del libro. Un ragazzo al quale la vita non ha proprio sorriso (il padre emigrò in Argentina per non tornare più) ma che ha saputo credere e lottare per i suoi valori a partire da quelli della famiglia. Anche quando ha subito la cattura da parte degli americani e la deportazione in campo di concentramento. Sono stati più di 100mila gli italiani catturati e internati nei campi americani, inglesi, francesi in Nord Africa. Poi per quanti non seguirono l’armistizio proclamato dal Re si aprirono le porte dei campi di concentramento in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Sud Africa dove se non furono proprio torture le violenze e le privazioni subite dai nostri ragazzi non furono del tutto distanti da quelle dei campi tedeschi. Di questo la storiografia ufficiale dice e racconta poco. Del resto, il senso del mio intervento, non esiste la guerra giusta e la storia è solo una verità di parte che tace dei fatti dell’altra parte. Ecco dove, travolto da tanto successo, scatta la gaffe della serata: “al massimo esiste la storia così come la scrivono i vinti“. Per fortuna l’applauso impedisce ai più di capire.

24 settembre 2017, Auditorium della Rocca, Borgonovo Val Tidone, presentazione del libro “Il Signor Sette per Tre Ventuno – Storie di Pietro Derba”. Claudio Arzani (autore con Fausto Chiesa) e Dalila Ciavattini, lettora.

Il nucleare? Non è il futuro dell’umanità: il dibattito al Circolo Auser di Gropparello

Gropparello, iniziativa del Circolo Auser, 9 giugno 2017, presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, Pontegobbo editore. Nella foto: Claudio Arzani (autore) e Ferruccio Braibanti (rappresentante Auser)

Interessante serata organizzata dal Circolo Auser nel giardino dell’ex asilo Gandolfi. Prendendo spunto dal libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso, trent’anni dopo” di Pontegobbo edizioni, si è sviluppato un intenso dibattito tra i presenti sul tema dell’energia nucleare. Un tema di grande attualità, come ha sottolineato Claudio Arzani autore del libro, a partire dal problema dalla necessità di individuazione di un sito dove conservare in modo adeguatamente protetto le scorie radioattive prodotte dalle Centrali nucleari attive e non: “si parla di decommissioning ovvero smantellamento delle 4 centrali italiane tra le quali Caorso con l’area attualmente occupata che potrà ritornare ad essere un grande prato verde nel 2030. Solo però se nel frattempo sarà realizzato il Deposito unico nazionale nel quale stoccare i rifiuti radioattivi, ma nessun governo ha avuto il coraggio di affrontare la scelta del luogo dove realizzarlo così le operazioni di smantellamento sono sostanzialmente ferme”.

Patrizia Brusamonti

Da parte sua Patrizia Brusamonti ha raccontato la sua esperienza di accoglienza dei ‘bambini di Chernobyl’ ricordando che in Bielorussia e in Ucraina gli effetti della contaminazione del terreno sono sempre presenti e sono proprio i ragazzini che ancora non hanno sviluppato un adeguato sistema di difese immunitarie ad aver bisogno di assistenza sia mediante periodi di permanenza nel nostro BelPaese sia attraverso aiuti da far pervenire nel loro territorio e nel loro ambiente di vita che spesso coincide con un orfanotrofio.

Raffaele Maggi

Significativo il racconto da parte di Raffaele Maggi, all’epoca segretario del settore elettrici della CGIL Lombardia, degli anni di produzione di “Arturo” (così era chiamata ‘confidenzialmente’ la Centrale di Caorso) con la tendenza da parte di Enel a minimizzare i problemi che pure talvolta emergevano. Non si dimentichi in proposito che la centrale, fermata pochi mesi dopo l’incidente di Chernobyl ufficialmente per manutenzione, misteriosamente non ha mai ripreso la produzione nonostante il referendum che ne decretò il blocco definitivo per volontà popolare sia stato quasi un anno dopo.

In seconda fila, tra il pubblico, il Sindaco Claudio Ghittoni

Il Sindaco Claudio Ghittoni, infine, ricordato che le centrali nucleari sono nate per la produzione del plutonio e quindi per la realizzazione della bomba atomica e solo in seguito sono state riconvertite anche alla produzione di energia destinata al consumo civile, ricordati i molti esperimenti ad esempio da parte francese ed ora da parte nordcoreana, si è domandato quanto le emanazioni radioattive derivanti da questo tipo di energia, specie nei casi dei gravissimi incidenti di Chernobyl e di Fukushima-Daichi in Giappone, possano aver influito sui cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Unanime la conclusione condivisa da tutto il pubblico presente: l’energia nucleare non può essere il futuro dell’umanità, occorre sviluppare fonti energetiche alternative a partire dalla produzione di energia solare (attualmente l’8% del fabbisogno nazionale) e, in questo senso, Arzani ha ricordato il recentissimo referendum col quale anche i cittadini svizzeri hanno approvato il piano di chiusura di tutte le 5 centrali attualmente presenti nel vicino paese d’oltralpe entro il 2050 e appunto l’avvio sin da ora di interventi che consentano il graduale ricorso a nuove fonti alternative.

Comunque sia, il nucleare ci fa male, il sole è vita

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, venerdì a Gropparello le testimonianze e i racconti di quel tragico 1986

Si torna a parlare di nucleare venerdi 9 giugno alle ore 21 nel giardino ex asilo Gandolfi a Gropparello su iniziativa del Circolo AUSER “chiù”.

Un occasione per ricordare che, nonostante siano passati ormai 31 anni dalla notte dell’esplosione del reattore n. 4 della Centrale nucleare di Chernobyl i problemi sono sempre incombenti.

L’inquinamento radioattivo continua ad essere presente in Ucraina, Russia, Bielorussia incidendo pesantemente sul ciclo alimentare animale ed umano in paesi basati proprio sull’agricoltura. Sono ancora tanti i ‘bambini di Chernobyl’ che hanno bisogno di assistenza mentre in tutto il mondo resta in prima linea il problema delle scorie radioattive prodotte anche da centrali dismesse da anni come il nostro ‘Arturo’ caorsano. Dovremmo decidere di costruire un Deposito nazionale ma nessun governo ha il coraggio di decidere dove metterlo.

Nel frattempo non mancano notizie che portano continuamente all’attenzione il problema. Poche settimane fa i cittadini della vicina Svizzera hanno votato ‘SI’ al referendum per la rinuncia alla costruzione di nuove centrali approvando il piano che prevede il graduale abbandono dell’atomo da qui al 2050 fermo restando che le 5 centrali attualmente presenti potranno funzionare semprechè siano rispettate le misure di sicurezza.

Lo scorso mese di febbraio invece la cronaca ha registrato un’esplosione nella Centrale nucleare di Flamanville, nel nord-est della Francia: fortunatamente nella zona interessata (la sala macchine) non c’erano elementi radioattivi per cui, come comunicato dalle fonti ufficiali, le conseguenze si sono limitate ad uno stato di intossicazione per 5 lavoratori.

Sono invece ‘inimmaginabili’ e terribili le notizie che arrivano da Fukushima. Le rilevazioni hanno raggiunto i 530 sievert/ora contro i 73 registrati subito dopo il disastro, nel 2011. Secondo l’Istituto giapponese di Scienze Radiologiche un’esposizione di 4 sievert ucciderebbe una persona su 2. Essere esposti a 1 sievert potrebbe condurre a impotenza, perdita di capelli e cataratta. Impossibile dunque intervenire per rimuovere i detriti del combustibile nucleare contenuto nelle vasche di contenimento all’interno dei reattori, un simile livello di radiazioni impedisce anche l’uso di robot che verrebbero distrutti nell’arco di 2 ore.

Insomma, il nucleare ha fatto male e continua ad essere fonte di produzione energetica ad alto rischio tanto da farci chiedere: ma il rischio, vale la candela?

Come sempre venerdì sarà presente Dalila Ciavattini che leggerà alcuni brani tratti dal libro, testimonianze della tragica notte del 26 aprile 1986.

Claudio Rancati a Borgo FaxHall presenta oggi “Le valli del tempo”, un libro fotografico per una diversa qualità della vita

Oggi, alle 18, un incontro alla Galleria Borgo FaxHall con l’arte dell’immagine fotografica di Claudio Rancati nell’ambito della rassegna promossa dall’Associazione Piacenza Cultura e SPort “Mercoledì ci PIACE a Borgo FaxHall“, un percorso di sette incontri con altrettante proposte letterarie di autori piacentini iniziato a febbraio caratterizzato da integrazione, solidarietà, dialogo tra culture diverse.

Si potrebbe obiettare che “Le valli del tempo“, il libro fotografico di Claudio che avrò l’onore di introdurre dopo averne garantito la sinossi, poco c’azzecca con i valori che hanno segnato le altre proposte ma in realtà proprio per il particolare dell’essere una ricerca dedicata alle nostre valli piacentine e in particolare alla cultura contadina caratterizzata da un profondo spirito di accoglienza, l’iniziativa risulta la chiusa per eccellenza del ciclo iniziato con le poesie e i racconti di Lume Plaku, esule albanese, proseguito con il mio libro sulla tragedia nucleare di Chernobyl e la necessità di accoglienza dei bambini bielorussi o ucraini tuttora di grande attualità, con le liriche di Carla Delmiglio pubblicate in Romania, con quelle di Augusto Bottioni dedicate ad un mondo a misura d’uomo e quindi un mondo d’amore e di pace, poesie magistralmente illustrate dalla figlia Stefania, l’antologia con una storia di emigrazione italiana in Argentina all’inizio del secolo scorso, la rappresentazione della poesia della realtà di Daniele Verzetti.

Monte Lesima

Non resta dunque che letteralmente ‘entrare‘ nel libro di Claudio per conoscere un mondo appena fuori dalla convulsa e frettolosa vita della città vittima di finti bisogni costruiti su basi commerciali che ben poco hanno a che vedere con una reale qualità della vita. In fondo, siamo fortunati: possiamo sempre ‘uscire‘ dal libro e dalla città ed essere accolti in un ‘mondo altro‘, il mondo delle nostre verdi valli, appunto, magistralmente rappresentate nel libro di Claudio.

Pietra Perduca

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” a Castelvetro permette l’incontro con la rete di solidarietà creata da Patti Brusamonti

L’assessore alla cultura del Comune di Castelvetro Piacentino, Pierluigi Fontana, introduce l’incontro promosso dal Circolo Culturale ‘Al 32 dal Masan’

Dal tragico incidente della notte del 26 aprile 1986, quando il reattore numero 4 della Centrale nucleare V.I.Lenin di Chernobyl in Ucraina è esploso diffondendo radioattività nell’aria, sono ormai passati 31 anni eppure gli effetti sono ancora presenti e lo saranno per un tempo che ancora non possiamo prevedere (forse 100 anni, forse Mille anni?).

Alcune rappresentanti del Circolo ‘Al 32 dal Masan’

Questa la verità affermata nel tardo pomeriggio di sabato 22 aprile a Castelvetro piacentino a un passo da Cremona alla presentazione di “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo“, edizioni Pontegobbo, iniziativa promossa dal Circolo ‘Al 32 dal Masan‘.

‘Al 32 dal Masan’ ed inevitabilmente ci si domanda quale sia il significato: semplicemente la sede del Circolo si trova appunto al numero civico 32 di Mezzano Chitantolo, frazione di Castelvetro

Quella nube radioattiva sprigionata a seguito dell’esplosione che letteralmente sparò in aria il disco di copertura del reattore (che pesava più di mille tonnellate) è ricaduta su vaste aree soprattutto della Bielorussia, inquinando foreste, boschi e terreni votati all’agricoltura. Di conseguenza incidendo direttamente sul ciclo alimentare animale e umano di un paese votato proprio ai prodotti della terra e al commercio del legno.

Il pubblico che ha assistito alla presentazione del libro, momento di riflessione sul tema nucleare: attualmente il nostro paese acquista energia nucleare dall’estero limitatamente all’1,5% del nostro fabbisogno e solo per necessità notturne, quando diverse nostre centrali vengono ‘lasciate riposare’. Se dotassimo di impianti ad energia solare ogni nuovo edificio pubblico costruito (per scuole, asili, ospedali, comuni, caserme) non avremmo alcuna necessità e forse costringeremmo Svizzera, Francia, Inghilterra, Slovenia a cessare l’attività quantomeno degli impianti nucleari obsoleti.

Tradotto in sintesi significa che per le popolazioni di quei paesi (Bielorussia, Ucraina, parte del territorio russo) il rischio di malattie come leucemia o altre forme tumorali resta ancora alto, specie nei bambini le cui difese immunitarie non sono ancora completamente sviluppate.

Angelo Menga, curatore degli aspetti di pubblicizzazione dell’iniziativa

Per questo, nonostante il tempo passato, sono importanti le iniziative di solidarietà che si concretizzano sia con interventi di aiuto direttamente nei territori interessati sia accogliendo per brevi periodi di soggiorno i bambini e i ragazzini dai 6 ai 18 anni nei diversi paesi dell’Europa occidentale, con il nostro paese in prima fila in questa importante forma di aiuto e di solidarietà (un mese di permanenza all’anno nel nostro paese è in grado di eliminare gli effetti del consumo di cibi inquinati riducendo notevolmente il rischio tumorale).

In prima fila Andrea Brizzolara: ha portato testimonianza degli incontri, delle esperienze, del vissuto con i ‘bambini di Chernobyl’ ospitati nel nostro paese. Alle sue spalle Fabrizio Bonetti dell’associazione no profit “Angeli per Fiore”. A destra Silvio, collaboratore del Circolo.

In questo senso l’iniziativa di Castelvetro ha avuto un rilievo importante grazie alla testimonianza di Patti Brusamonti che, per anni, ha accolto bambini bielorussi nella sua casa a Fiorenzuola. Poi, per motivi personali, l’accoglienza ha avuto termine ma tra tutti i ‘bambini di Chernobyl‘ ospitati, Patti e la sua famiglia, è nata una rete di solidarietà tuttora funzionante. In pratica: serve sistemare i bagni di un orfanotrofio? Uno dei bambini diventato adulto ha bisogno di aiuto? La notizia arriva a Patti che informa la rete e scatta un’operazione di raccolta dei fondi che rispondono alla necessità.

Patrizia Brusamonti, Claudio Arzani

In altre parole, solidarietà laddove la necessità purtroppo è sempre viva. A questo punto da Castelvetro un messaggio chiaro: sosteniamo ‘Angeli per Fiore‘, l’associazione no profit di solidarietà con cure, vestiario, cibo che aiuta chi ha bisogno, nel territorio e nelle lontane terre di Bielorussia dove ancora purtroppo le conseguenze di quel tragico incidente di Chernobyl continuano a produrre i loro effetti. 3803767620 oppure 3473882086 sono i numeri telefonici a disposizione. Patti può anche essere contattata attraverso facebook dove è presente con nome Patti Brusa.

Il resoconto pubblicato da ‘La Provincia – Quotidiano di Cremona’ nell’edizione del 1° maggio 2017. Nella foto da sinistra Patti, Andrea, Claudio, Pier Luigi Fontana (assessore alla cultura della Municipalità di Castelvetro), Dalila Ciavattini lettora di alcuni brani dal libro