About arzyncampo

14 febbraio 1954, bassa pianura emiliana, Fiorenzuola d'Arda, quell'era le debut. Oggi vivo e lavoro a Piacenza. Giornalista pubblicista, il destino ha voluto mi impegnassi in tuttaltro campo, al servizio dei cittadini nella sanità pubblica. Tuttavia scrivere, per me, é vitale, divertente, essenziale, un mezzo per esprimere la mia presenza nel mondo e dir la mia. Così dal giornalismo sono passato, per passione e non per lavoro, alla poesia, alla narrativa, ai resoconti, agli appunti ovunque e su tutto, fino alla scoperta del blog. Basta scrivere, appunto, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.

“Paolo e Francesca da Rimini”, omaggio all’arte di Dante Gabriel Rossetti

Dante Gabriel Rossetti, nato Gabriel Charles Dante Rossetti (Londra, 12 maggio 1828 – Birchington-on-Sea, 10 aprile 1882), è stato un pittore e poeta britannico, tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti insieme a William Hunt, Ford Madox Brown e John Everett Millais.

Artista complesso e dai molteplici interessi, propugnava un’arte che recuperasse l’autenticità e la spiritualità del passato. La sua stessa vita incarnò in molti aspetti i principi romantici.

14 luglio 1938: sul Giornale d’Italia l’articolo “il fascismo e i problemi della razza”. Diventerà il “Manifesto della razza”

14 luglio 1938. Il governo fascista fa pubblicare uno studio in cui si afferma l’esistenza della razza pura italiana alla quale gli ebrei non appartengono. Il documento diffuso in forma anonima sul Giornale d’Italia con il titolo “il fascismo e i problemi della razza” diventa in seguito il “Manifesto della razza” italiano.

(Da “La difesa della razza”, direttore Telesio Interlandi, anno I, numero 1, 5 agosto 1938, p. 2).

Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.

5. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.

6. Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

Elenco dei 10 scienziati italiani firmatari del manifesto della razza
  • Lino Businco, Assistente cattedra di patologia generale Università di Roma
  • Lidio Cipriani, Professore incaricato di Antropologia all’Università di Firenze
  • Arturo Donaggio, Direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Psichiatria
  • Leone Franzi, Assistente nella Clinica Pediatrica dell’Università di Milano
  • Guido Landra, Assistente alla cattedra di Antropologia all’Università di Roma
  • Nicola Pende, Direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università di Roma
  • Marcello Ricci, Assistente alla cattedra di Zoologia all’Università di Roma
  • Franco Savorgnan, Professore Ordinario di Demografia all’Università di Roma, Presidente dell’Istituto Centrale di Statistica
  • Sabato Visco, Direttore dell’Istituto di Fisiologia Generale dell’Università di Roma, Direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche
  • Edoardo Zavattari, Direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.
Tra le successive adesioni al manifesto spiccano quelle di personaggi illustri – o destinati a diventare tali – come, ad esempio, Giorgio Almirante, Piero Bargellini, Giorgio Bocca, Galeazzo Ciano, Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Giovanni Gentile, Luigi Gedda, Giovannino Guareschi, Mario Missiroli, Romolo Murri, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Giuseppe Tucci.

In libreria Gregory Hunter, il fumetto edizione cartonato di Antonio Serra, con i colori di Edoardo Arzani

Lo scorso 6 luglio è arrivato in libreria, fumetteria e nello Shop online della Bonelli editore (l’università del fumetto all’italiana), Gregory Hunter. I padroni della galassia, il volume che ristampa la prima avventura del Ranger dello Spazio creato da Antonio Serra.

In un universo dove l’uomo ha raggiunto i confini più estremi della galassia, il compito di mantenere la pace e la giustizia spetta ai Ranger dello Spazio. Il terrestre Gregory Hunter è uno di loro. Ex pirata e cacciatore di taglie, viaggia nello spazio profondo, dove ogni cosa può accadere, in compagnia del simpatico dongiovanni tallariano Badger.

Incaricati di catturare un pericoloso ladro interplanetario, i due si ritroveranno in un luogo sperduto lontanissimo dalla Terra, dove scopriranno la segreta ragione della scomparsa di un antico impero galattico!

Quello che tuttavia questo post di Arzyncampo vuole celebrare, a parte il fumetto, a parte il fatto del cartonato, a parte il prezzo ‘interessante’ (€ 28,00), a parte le 292 pagine, a parte il fatto della Bonelli editore ovvero quelli dell’intramontabile Tex, di Dylan Dog, di Martyn Myster, di Morgan Lost, a parte appunto l’essere la Magna Università del fumetto, a parte il grande Antonio Serra autore di Nathan Never, a parte i magnifici colori il punto sta proprio nel fatto che quello che possiamo ammirare sono i colori, realizzati oltreché da Virginia Chiabotti e Mariano De Biase, da Edoardo.

Mesi e mesi di lavoro, anni di sogni e di impegno, di speranze, di illusioni e di delusioni per entrare nel mondo magico delle nuvole bianche e finalmente … uno spiraglio s’è aperto. L’emozione ora di guardare alle spalle, ricordare il tanto sudore. Suo, di Edoardo. Ma anche mio e di Dalila, di Fabrizio (suo fratello), di Daniela, sua compagna, di Mariano, amico sin dai tempi della scuola di fumetto a Reggio Emilia, di Serra che due anni fa diciamo “l’ha preso a bottega“, di tutti quanti lo hanno sostenuto in questo difficile cammino fatto di tanta fatica, di ore ed ore a disegnare, ed ora finalmente l’emozione di vedere l’opera col suo lavoro a Milano, esposta in libreria, alla Mondadori. Impagabile, con le gambe che tremano, le farfalle che volano nello stomaco e fanno festa con i mille splendidi colori delle loro ali

 

“Canti e a sole e cielo”, poesia di Pablo Neruda (12 luglio 1904 – 23 settembre 1973)

Passione e fiori, olio su tela di Marco Colella

Canti e a sole e cielo col tuo canto
la tua voce sgrana il cereale del giorno,
parlano i pini con la lor lingua verde:
gorgheggiano tutti Il uccelli dell’inverno.

Il mare empie le sue cantine di passi,
di campane, di catene e di gemiti,
tintinnano metalli e utensili,
suonano le ruote della carovana.

Ma solo la tua voce ascolto e sale
la tua voce con volo e precisione di freccia,
scende la tua voce con gravità di pioggia,

la tua voce sparge altissime spade,
torna la tua voce carica di viole
e quindi m’accompagna per il cielo.

“Sulle nuvole dei sogni”, lirica di Stefano Drakul Canepa dedicata a Gloria e Marco, morti nel rogo della Grenfell Tower a Londra

Abbraccio d’amore, acquerello di MF Husain (Maqbool Fida Husain)

La nostra casa
aveva il colore della sera
appena sfumata
dai bordi del sole

Con il legno levigato
sugli angoli
dove i pensieri
potevano crescere

Lentamente
quasi fossero una cosa
già viva
da accarezzare col buio

Quando spegnevo
la luce e tu
respiravi poesie
ancora da scrivere

Sulle nuvole dei sogni.

Accadde oggi: 7 luglio 1960, Reggio Emilia, la polizia carica, 5 operai sul selciato, decine i feriti

Un agente di polizia si inginocchia, prende la mira e spara su uno dei manifestanti fermo in mezzo ai giardini: è Afro Tondelli, ex partigiano

57 anni fa la Polizia carica e spara sulla folla riunita per una manifestazione antifascista. 5 operai tra i 19 e i 40 anni muoiono. I manifestanti protestavano contro l’appoggio esterno del MSI al governo democristiano guidato da Fernando Tambroni.

La sera del 6 luglio la CGIL reggiana proclamò lo sciopero cittadino di protesta contro le violenze dei giorni precedenti. La prefettura proibì gli assembramenti nei luoghi pubblici e concesse unicamente i 600 posti della Sala Verdi per lo svolgimento del comizio.

L’indomani il corteo di protesta era composto da circa 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta.

Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti, al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico, investe la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d’acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli dei bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell’ordine impugnano le armi da fuoco e cominciano a sparare.

Sul selciato della piazza caddono Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino. Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti. Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli. Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli. Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi, era commissario politico nel distaccamento “G. Amendola”.

Furono sparati 182 colpi di mitra, 14 di moschetto e 39 di pistola e una guardia di PS dichiarò di aver perduto 7 colpi di pistola.

Sedici furono i feriti “ufficiali”, ovvero quelli portati in ospedale perché ritenuti in pericolo di vita, ma molti altri preferirono curarsi “clandestinamente”, allo scopo di non farsi identificare.

La bara di Ovidio Franchi

Articolo tratto dal sito http://gabriellagiudici.it/

Il centrosinistra si fa camaleonte, gestisce il potere e diventa ricca borghesia così a Piacenza come ovunque la destra vince

Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia sono l’alleanza che a Piacenza ha portato Patrizia Barbieri (nella foto col megafono) a spodestare il Partito Democratico alla guida della città

Io, dalla parte di chi lavora e le ragioni, le motivazioni sono evidenti, affondano le radici nell’ambiente nel quale sono cresciuto, nelle storie di quanti hanno fatto parte del mio ambiente di vita. Mio padre era socialista, iscritto CGIL, capotreno in ferrovia. Mai perso uno sciopero perché, mi diceva, “o segui il sindacato o noi lavoratori siamo tutti persi”. Così, dopo uno sciopero duro con l’Italia costretta a piedi, 100% dei treni immobili nelle stazioni nei depositi e qualcuno in linea, il governo Fanfani ormai in ginocchio concedeva gli aumenti richiesti. Mio nonno paterno lavorava a fare il pane, era socialista e, mi raccontava mio padre, nei tempi bui del fascismo dominante lavorava per il sindacato clandestino. Andava all’osteria che era stata cooperativa rossa. Ogni tanto i fascisti lo menavano, papà lo andava a recuperare e lui, il giorno dopo, al Podestà negava il pane bianco. Remo Bonomini, marito di Olga, sorella di mio padre, ai tempi intellettuale di famiglia (unico con un diploma, da ragioniere), era comunista (è stato assessore a Fiorenzuola). Suo fratello aveva combattuto con i partigiani. Mamma era contadina e come suo padre era socialista, diceva che al padrone bisognava sorridere e dargli sempre ragione, poi nell’urna votare coi lavoratori. Il fratello di mamma, Giovanni, prima manovale, poi muratore, poi lavorante in cooperativa di consumo a Rottofreno, era comunista ed è stato candidato Sindaco per il PCI. Solo se indaghiamo nel passato possiamo capire il nostro presente, tanto più in tempi difficili come quelli che viviamo, tempi di crisi delle ideologie, tempi dove sempre più sfumata è la chiarezza della direzione, dell’orizzonte, di dove sorga il Sol dell’Avvenire. Dove va la classe operaia, dove vanno i lavoratori? Vanno ancora in Paradiso ma lì continuano a mangiare fagioli? Il problema è un altro: quel mondo nel quale sono cresciuto se esiste ancora è marginalizzato. Siamo mutati, diventati diversi. Oggi i discendenti di quei lavoratori che dicevo, hanno studiato, sono laureati, lavorano o cercano lavoro nei servizi. Rifiutano i lavori nei campi, i posti nei distributori di benzina, emigrano, vanno all’estero. Per assenza della fabbrica. Delocalizzata, trasferita nei paesi emergenti dove il costo del lavoro è quasi irrisorio. Oppure robottizzata, specie per quanto alle linee di produzione. Quando lavoravo in Fiat eravamo un esercito di oltre 100mila lavoratori. Oggi, 30 anni dopo, credo siano meno di 50mila e ben pochi di questi sono a diretto contatto con le linee di produzione. L’economia, l’utile, il guadagno, non dipendono più dalla produzione, dal lavoro e dal mercato dei beni ma spesso semplicemente dalla finanza, dalla Borsa e dalla speculazione. Fioriscono le cooperative che offrono servizi a prezzi bassi agendo al ribasso sulle buste paga dei soci lavoratori e guai al socio che si iscrive al sindacato. Spesso, se lo fa (e sono pochi), lo fa in via diretta, senza passare attraverso la cooperativa. I partiti sono in crisi, la partecipazione è al minimo storico. Del resto in tempo di globalizzazione il singolo è praticamente ininfluente. Si conta solo attraverso internet dove si ha l’impressione di essere ascoltati da una platea enorme salvo dopo poco accorgersi che tutto è effimero e quel che conta sono i denari delle multinazionali davvero in grado di orientare le scelte in base ai loro interessi. Viviamo nell’era della solitudine, uno conta uno ovvero nulla. Stupisce dunque se siamo sempre meno ad andare al voto? Laddove non è più chiara l’identità sociale di ciascuno e tutto si confonde non resta che chiudersi nella difesa, orientarsi verso chi almeno apparentemente garantisce conservazione, illusione di mantenimento del passato e del consolidato. Così, di fronte ad una sinistra camaleontica (quella di Renzi e di un Partito Democratico ormai estraneo alle sue stesse radici, alla fabbrica, ai lavoratori così come tradizionalmente intesi ma contemporaneamente incapace di entrare in simbiosi e di convincentemente dialogare con i nuovi) che da sempre rifiuta di essere socialista nascondendosi dietro il paravento della formula ‘centrosinistra’ che nulla dice o tutto dice salvo perseguire l’opposto, è inevitabile il disorientamento che si traduce nel voto contrario o nel non voto. Non ho soluzioni a tutto questo ma d’una cosa sono abbastanza certo: non è vero che destra e sinistra non esistono più, che sono valori superati. La destra continua ad esistere e vince. La sinistra (o quella che come tale nasce e dovrebbe continuare ad essere), invece, nella sua parte maggioritaria (il Partito Democratico), ha cambiato e sta cambiando pelle, orientandosi verso la gestione del potere in commistione con gli orientamenti delle grandi proprietà finanziarie, produttive, con la Confindustria per grandi imprese immobiliari (ad esempio la costruzione di un inutile nuovo ospedale a Piacenza), in una parola sciegliendo di stare dalla parte della ricca borghesia e dei suoi profitti. Perdendo così il consenso di chi lavora e si sente privo di rappresentanza.  

Poesia di Pier Paolo Pasolini