About arzyncampo

14 febbraio 1954, bassa pianura emiliana, Fiorenzuola d'Arda, quell'era le debut. Oggi vivo e lavoro a Piacenza. Giornalista pubblicista, il destino ha voluto mi impegnassi in tuttaltro campo, al servizio dei cittadini nella sanità pubblica. Tuttavia scrivere, per me, é vitale, divertente, essenziale, un mezzo per esprimere la mia presenza nel mondo e dir la mia. Così dal giornalismo sono passato, per passione e non per lavoro, alla poesia, alla narrativa, ai resoconti, agli appunti ovunque e su tutto, fino alla scoperta del blog. Basta scrivere, appunto, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.

“Nel negozio di cappelli”, “Ragazze alla finestra”, “La spiaggia dei pescatori”, “Case in Algarve”, omaggio all’arte di Mily Possoz (1888-1968), pittrice gruppo fauve

Nel negozio di cappelli, acquerello di Mily Possoz

Emília (Mily) Possoz, di origine belga, è stata un’artista modernista portoghese. Ha beneficiato di una minuziosa educazione artistica avendo frequentato l’atelier della pittrice Emília dos Santos Braga . All’età di 16 anni, ha continuato il suo apprendistato artistico all’estero, in particolare a Parigi ,quindi frequentando l’Académie de La Grand Chaumière in Germania , dove ha imparato l’incisione, e ancora in Belgio e in Olanda.

Ragazze alla finestra, acquerello di Mily Possoz

Ritornata in Portogallo nel 1909, si unì al movimento modernista emergente, partecipando a diverse mostre fino a consacrarsi come uno dei più importanti artisti portoghesi della prima metà del secolo XX . Nel 1937, la sua partecipazione alla mostra di incisione francese, tenutasi a Cleveland , negli Stati Uniti , le garantì la medaglia d’oro e l’acquisizione delle sue opere per il Museo di Cleveland. Quello stesso anno torna in Portogallo.

La spiaggia dei pescatori – Cascais, acquerello di Mily Possoz

Mily deve la sua fortuna critica “alla gentilezza femminile del suo personaggio e dei suoi motivi: paesaggi, ritratti reali o immaginari, gatti e scene urbane , quasi sempre sfumato da valori fey, ingenui e dot matrix che le hanno permesso di invecchiare come una ragazza eterna “.

Case con figure e animali in Algarve, olio su tela di Mily Possoz

“Arriva alla panchina nel parco”, lirica di Ileana Zara, poeta in Cerredolo (RE)

Clochard su panchina, olio su tela di Egidio Guarino

Si trascina lentamente
trattenendo ad ogni passo i piedi larghi
dentro scarpe consumate
come chi non se la sente
di correr dietro alla sua ombra
per paura di raggiungerla

Arriva piano alla panchina
dondolando un po’ precario
in compagnia dei suoi ricordi
e al ragazzo che era ieri
farà delle domande
a cui non ha mai dato
una risposta.

E mentre guarda i bambini
correre nel parco e un cane
avvicinarsi ad annusargli i piedi

si addormenta.

“Masse e potere”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Il fuoco dell’odio, olio su tela di Gilda Gubiotti

Niente come un nemico
per distrarre gli infelici
dai mali che li affliggono.

Lo sanno bene i potenti
che d’ingordigia si cibano
come durare imperterriti.

E facilmente trovano
cuori semplici creduli
da scagliare all’esterno.

Ma in tempi di crisi
può capitare che sbaglino
svelandosi come i nemici.

Sembra mutare il destino
ma presto giungono altri
a far tempo buono e cattivo.

“Hey Joe! Tanti auguri!” che fan SESSANTACINQUE stelle nell’azzurro del cielo blu

Erano i nostri anni, al baretto sulla spiaggia al juke box cantavamo e Jimi Hendrix suonava una chitarra illuminata dal fuoco (con gli auguri dell’amico Giovanni Soressi)

Dalila Ciavattini (moglie e compagna di vita): A te che sei il mio diamante in mezzo al cuore, le farfalle nello stomaco, il sole delle mie giornate, il respiro dell’anima, il mio tutto, a te che sei il mio Claudio, Buon compleanno

Emanuela Sala: Buon compleanno a te Claudio, gentiluomo e poeta; a te che potresti camminare fiero e arrogante per i tuoi meriti e la tua intelligenza, a te che non sottolinei mai i le vette a cui sei arrivato e di cui potresti giustamente vantarti, a te che porti a spasso la tua umiltà come una medaglia appesa al petto. Buon compleanno orgogliosa di conoscerti e aver condiviso con te parole, risate e tavola….😊

Franca Franky Cadura: Buon compleanno a te …. diamante 💎 che brilli nel cuore di Dalila

Rita Mura: A te che sei l’ amico di una vita, buon compleanno

Carmela Sciascia: augurissimi Poeta!!!

Ottavio Torresendi: Ciao Barbone, buon compleanno!

Giovanni Soressi: Hey Joe! (palese riferimento alla canzone di Jimi Hendrix) Tanti auguri!

Maurizio Berti: auguri giovanotto!!

Loredana Mazzocchi: Ebbene sì, gli anni passano.

Ludovico Lalatta Custerbosa: auguri vecchio amico

Marco Zannini: auguri, vecchio psiuppino

Dorotea Dorotea: ciao,ma e propio oggi compi i anni?? tantissimi auguri di buon compleanno figlio del amore!!

Carla Fornasari: Nel libro della vita, la copertina con gli anni si sciupa, le pagine con qualche ruga ingialliscono, ma il contenuto non cambia.Chi è bello dentro lo rimane per sempre.A dispetto del tempo.
Auguri amico caro

E così ancora decine e decine e centinaia di auguri, di torte, di cuori, di amici, di amiche, di musica, di poesia, di abbracci, di sorrisi.

Buon San Valenino Dalila, buon San Valentino a tutti. So long dear frends..

Rosa, olio su tela di Stan (amore e pace)

 

“Il sessantottino Di Battista”, un intervento in fb di Daniela Castelli

Come se mi alzassi e prendessi coscienza, olio su tela di Baratella Paolo, Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Ho assistito, in “Piazzapulita”, a qualche minuto di un comizio di Di Battista. È impressionante,sul piano storicoculturale e antropologico -più che sul piano politico- la sua somiglianza con la psicologia di un sessantottino (io sono molto anziana,”ho fatto” il ’68 e li ho conosciuti bene). La stessa violenza verbale priva di realismo e di concretezza, la volontà pseudoeroica di affrontare i giganti (i poteri fort, la casta, le grandi potenze), la stessa nebulosità degli obiettivi, la volontà di stare sulle barricate 24 ore su 24. Mi vengono in mente certe locuzioni di quel periodo, che non significavano nulla:”Nella misura in cui…“,”Portare avanti un discorso”. Quale fu, allora, la fine del sessantottino? Nel.migliore -e più frequente – dei casi venne risucchiato, magari diventando un alto dirigente, dal Sistema borghese capitalistjco plutogiudaico. Nel peggiore dei casi, invece, entrò nelle fila del terrorismo e divenne un assassino.Ma già manifestava tendenze omicide quando gridava nel megafono:”Falce e martello, padroni al macello“. Attento,Di Battista, al tuo futuro, pensa bene a quello che vorrai fare da grande!

“Ma che musica …”, lirica di Francesco Saverio Bascio, poeta in Carpaneto (Pc)

Amando, olio su tela di Francesco Ferrulli

Ma che musica…
si ma dai però…che musica è
quando strappo le spine ad una rosa
per regalarle ai versi
e li costringo al pianto di una bimba nell’abito di sposa.

Ma che musica è
quando sento le grida per la via
nelle smorfie dei mille visi
sfregiati sotto i veli
e di cuori chiusi al mondo
nell’assenza di una semplice carezza
o di innocente e negata poesia.

Che musica è?
quando il petalo caduto dalla rosa
lapidato e cancellato senza gomma
trova spazio appena sotto i sassi
o nascosto e tremante tra le righe di una prosa
o quando pesta nella terra inerme
la testa al figlio del cuore di una mamma.

Che musica è
che non sembra quasi mai
se il poter viaggiar lontano
magari…o soltanto con la mente
è soltanto la certezza di nessuno…
e penso certo a futile speranza…
quando marchierò a fuoco il timbro nella mano.

Arte di Resistenza: “PAROLE E MACCHIE”. L’assessore leghista Zandonella fa cancellare scritte e Alberto Esse risponde con un’installazione performance di ripristino

Le immagini delle prime scritte apparse a deturpare il muro in evidenti splendide condizioni della Biblioteca comunale piacentina, con la successiva opera di cancellazione disposta su ordine dell’assessore leghista, il giovin Zandonella, ai primi d’ottobre (immagini pubblicate da Libertà, quotidiano di Piacenza)

Premessa: tempo fa mano ignota scrive sul muro della Biblioteca Passerini Landi di Piacenza la frase ‘Lou Reed ti amo‘. Altra mano (o forse la stessa?) replica e scrive ‘Ieri partigiani, oggi antifascisti‘. Indignazione (talmente virulenta da far pensare all’azione propagandistica) del giovin assessore Zandonella, seguace della Lega di Salvini, che immediatamente dichiara pronte azioni di cancellazione con contestuali minacce contro gli ignoti vandali. Passa un qualche tempo ed ecco apparire nuova reproba scritta: ‘Odia la Lega / ama Lou Reed‘. Lo Zandonella, attento censore, prontamente replica inviando gli addetti di Iren che spazzolano il muro incriminato lasciando una bella macchia grigia. Ma l’artista Alberto Esse incombe: non nega una performance della quale quivi, riprendendo quanto espresso in facebook, riportiamo motivazione.

L’artista piacentino Alberto Esse, ieri all’opera gessetto alla mano

Nella giornata di domenica 10 febbraio 2019 l’artista Alberto Esse ha realizzato la installazione performance “Parole e macchie” ripristinando in modo creativo e non invasivo (con un gessetto) le scritte apparse e poi cancellate sui muri della Biblioteca Civica a Piacenza.
A seguire il suo intervento durante la performance.

Il sempre più splendido stato di eccellente conservazione del muro incriminato che già alla fine dell’estate aveva suscitato l’indignazione del giovin assessore leghista Zandonelle per le orribili scritte graffettate da ignote mani

Chiarisco innanzitutto che sono assolutamente contrario ai cretini che scrivono sui muri storici o su monumenti della città. Sono in disaccordo anche con coloro che scrivono su normali muri TAG e frasi oscene o senza senso. Diverso invece è il discorso che riguarda, sui muri generici, le scritte di carattere politico-sociale o poetico o creativo che a mio avviso hanno una loro dignità: Se andate in via Colombo potrete vedere su un muro la scritta “VOTA GARIBALDI” e il faccione barbuto di Giuseppe. Si tratta di una scritta fatta in occasione delle elezioni del 1948. Per me questo graffito dovrebbe essere tutelato come patrimonio storico visuale della città”
“In questo caso invece sono intervenuto per ripristinare, con dei gessetti (quindi facilmente cancellabili) non sull’intonaco di un muro ma su delle orrende macchie grigio topo fatte da Iren per cancellare alcune scritte apparse nei giorni scorsi.
Questo per rendere evidente come spesso la pezza è peggiore del buco ma anche per denunciare l’ipocrisia di chi si affretta a far cancellare scritte antifasciste e invece lascia sui muri per anni, scritte o simboli nazifascisti; per denuciare l’ipocrisia di chi si indigna per quattro parole su intonaci o muri cadenti e non ha nulla da dire su quell’inquinamento visivo coatto dei grandi tabelloni pubblicitari che infestano la città e soprattutto non ha nulla da dire sullo stupro della nostra città consistente nell’invasione di automobili che contribuiscono a creare una aria mortifera; per denunciare l’ipocrisia di chi non ha nulla da dire sulla cementificazione selvaggia, sul proliferare della logistica e sui progetti di parcheggi interrati in Piazze Storiche, di chi come la Sovristenza ha permesso il noto sfregio al selciato di Piazza Cavalli. Due pesi e due misure inaccettabili.
Nel caso specifico si sono cancellate le scritte ma non si è intervenuto sulla vergogna dell’intonaco cadente sbrecciato da anni sui muri della Biblioteca: questo si un affronto alla dignità della città e della cultura.
Questa performance infine si richiama ad una mio intervento del 1969, quando invitato alla Mostra “L’arte Contemporanea in Emilia organizzata dall’allora GAM nelle sale di Palazzo di Re Enzo a Bologna partecipai con la diffusione tra il pubblico di un centinaio di opere intitolate “Da usare subito – gessetto Bianco” con allegato appunto un gessetto. Sull’opera foglio, tra l’atro, era scritto: “una comunicazione bassa anche un metro da terra popolare ancora un tentativo prima del silenzio rifiuto della pagina muro come soluzione muro la via la piazza il muro l’intonaco la calce il gessetto il pennello di nascosto per non essere scoperto integrato la pagina muro un gesto inconsueto illegale : nottetempo scrivere sui muri si può e sporca le mani di bianco (è severamente vietato scrivere sui muri)”.

Alberto Esse ha concluso la performance graffettando con il gessetto l’orribile macchia grigio topo fatta dagli operatori inviati dall’assessore Zandonella

“Coriandoli”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese (e dice Arzyncampo: ‘oggi tutti al voto, vota tu, vota lui, vota tutti in Abruzzo’)

Il carnevale di Arlecchino, olio su tela di Joan Mirò

Nel bel paese nostro
viviamo fra coriandoli
un carnevale continuo.

Avviene da tanti anni
e mascherati meglio
gustano intercettati
la torta del governo.

Ridotti a pupazzetti
altri gridano sdegno
sentendosi digiuni
d’un parlamento serio.

Fra le stelle filanti
van richieste di voto
e risa di impuniti.

 

“L’eredità del Fantini”, romanzo di Marco Ghizzoni, Guanda editore, 2016

Terza prova dell’autore de Il cappello del maresciallo, Marco Ghizzoni. Naturalmente sempre ambientato nella placida provincia cremonese, nell’immaginario paesotto di Boscobasso. Nella villa dove abitava la bellissima Edwige Dalmasso s’insedia il nuovo acquirente, il notaio Ersilio Cristalli. Decisamente antipatico, presuntuoso, con la puzza sotto il naso e la tipica arroganza di chi la natura ha voluto bassotto, da subito entra in contrasto con quelli che considera i buzzurri del piccolo paese, a partire dal maresciallo Bellomo e così via fino al Sindaco. Buono invece il rapporto con don Fausto. Conseguenza del fatto che il parroco gli promette il ruolo principale nella recita di Natale e questo, per l’Ersilio, calcare l’assito del teatro, presentarsi come attore, è il sogno della vita da sempre. Ma ecco l’imprevisto: Amilcare Fantini, meccanico dal glorioso passato letteralmente con le mani nei motori dei bolidi dei gran premi (fatto che gli ha garantito una fortuna in soldoni), viene trovato stecchito steso sotto l’auto dell’impiegata comunale Gigliola Bittanti, in officina. Esecutore testamentario delle sue volontà naturalmente il notaio alla porta del quale si presenta Mirella Fantini, suora in quel di Brescia, perfettamente a conoscenza delle notevoli ricchezze delle zio. Totalmente priva di scrupoli di coscienza e senza alcuna intenzione di utilizzare quel denaro per un bene diverso dal proprio interesse. Insomma, le solite beghe di paese, ricatti a luci rosse che arrivano a coinvolgere don Fausto, invidie, tradimenti, l’auto della Gigliola che misteriosamente sparisce dall’officina, pettegolezzi ed equivoci, storie d’amore che nascono, altre sul punto di finire, il reggiseno dell’Edwige che  appare incastrato nel calorifero della villa del subentrato notaio, il brigadiere Mancuso sempre più impegnato in focose notti passate a letto, una lettura leggera che ti trascina di pagina in pagina grazie al metodo di raccontare ogni episodio in massimo due facciate che ti lasciano col fiato sospeso in attesa dell’evento immediatamente successivo destinato a sorprenderti. Insomma, una buona lettura, un simpatico romanzone a tinte gialle che ti lascia nell’attesa della prossima puntata che sicuramente Ghizzoni non ci farà mancare.