“Fra le ali di qualche corvo”, lirica di Stefano (Drakul) Canepa, poeta gotico in Piavia

Dove non si vede a un passo, olio su tela di Samantha Torrisi
Prima che potessi immaginare
un futuro con le nuvole
è scesa la sera a reclamare
la mia solitudine divina

E non ho più potuto sognare
di splendide carezze
e di respiri mano nella mano
con qualche fragile luna

Prima che mi rendessi conto
di non essere più acerbo
la mia vita è finita
fra le ali di qualche corvo

Malato di vecchiaia
e con la paura di volare
vicino all’orizzonte di un cielo
troppo nero per essere Dio

Troppo chiaro per essere inferno.

“18 marzo 2020” (circa ore 20.00), lirica di Francesco Saverio Bascio, poeta in Carpaneto (Pc)

Era il 18 marzo 2020, all’inizio della pandemia di Sars-cov-2. Gli obitori di Bergamo, uno dei luoghi più colpiti dal virus in Italia, erano al collasso e i militari trasferivano le bare in altre province per la cremazione. Nella notte, la lenta carovana dei mezzi militari blindati, venne filmata da un cittadino alla finestra e quelle immagini divennero il simbolo del dramma. 
Oggi... quasi a quest'ora 
sfilavano le anime
e le lacrime dietro al vetro
solcavano le mille scie profonde,
e la vita... ormai resa inerme
ne seguiva le copiose tracce.
Quelle lacrime... 
nella terra...
nude...
che non asciugano ancora
quelle lacrime non finite
quelle lacrime nei vetri del mondo.
Quelle lacrime...
che ho tentato di raccogliere
e di contarle una ad una
persino cantando...
ho cercato...
e ho chiesto aiuto anche alla pioggia
che non riesce ancora 
a lavarle tutte.
I camion militari con le bare dei morti di Bergamo attraversano Ferrara diretti alla Certosa

“In silenzio come un fuoriscena”, lirica di Vincenzo Rocciolo, poeta in Albanella (SA)

Passerà questo vento di morte
che ha scardinato porte
e spalancato finestre senza schianti
seminando lutti e pianti.

La morte non ha ali e zampe grosse
ma arriva con un colpo di tosse
uno starnuto o un abbraccio
e si avvinghia al corpo come un laccio. 

La morte arriva con luci abbaglianti
e suoni di sirene assordanti 
e ti lascia senza forze e fiato
in un letto solo e abbandonato.

Ti dicono che sei anziano
ma tu hai le ali di un gabbiano
non c’è spazio in questo mondo
per chi vorrebbe fare un girotondo.

Guardi intorno a te e sono abbattuti
i tanti volti stanchi e sconosciuti
solo occhi dietro maschere in giro
che corrono senza un attimo di respiro.

Guardiamo gli altri con sospetto
ma ci manca tanto un po’ di affetto
mani strette in altre mani
come se non ci fosse più un domani.

Il virus ci ha fatto allontanare,
nonni senza nipoti da abbracciare,
giovani senza bocche da baciare,
piccoli senza amici per giocare.

E non c’è chi piange lacrime di omaggio
ad accompagnarti nell’ultimo tuo viaggio,
ma in silenzio come un fuoriscena 
abbandoni questo mondo e la sua arena.

“Sono tornato perchè c’eri tu”, lirica di Primo Levi, narratore e poeta (1919 – 1987)

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

“C’era Conte, che sapeva niente”, lirica di Stefano Ghigna, poeta in Perino di Coli

C'era Conte, che sapeva niente,
troppo cauto, troppo prudente,
troppo solo e troppo tutto,
un solerte avvocatuccio
che navigava nei nostri mari
tra malati e tra somari
a sfornare dipiciemme,
scritti appena da due penne,
con l'intento, ahimè l'infame!
di salvar salute e pane...
Ogni mattina, una cagnara!!
Veri squilli di fanfara,
avvertivano, noi coglioni,
di cercar statisti buoni.
E con un colpo di siluro 
di chi ama con amore puro,
finalmente li han trovati,
tutti svegli e collaudati,
tutti insieme, da Nord a Sud,
dalle Alpi, a Giarabud.
Prima scelta cosa buona:
si chiuda subito la scuola !!!
L'avesse fatto l'Azzolina,
che indegna, che meschina!!!

“Cammina e canta”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Ritratto di donna, olio su tela di Konstantin Razumov
Cammina e canta
e insegui molti amori
impossibili e fieri
e disvela misteri e nascondi
i tuoi sogni ai veleni del giorno
livido e freddo e uguale.
Troppe bocche senza ansia di fiamma
bisbigliano il coro dell’ombra
alla folla disabitata.
E tu, sii il seme di un’alba
remota, mai sorta;
appartieniti, proteggiti
dalla vita già morta
che incalza; sii il cucciolo inerme
della tua rinnegata eternità.

“La nostalgia delle lune”, lirica di Stefano Drakul Canepa, poeta gotico in Pavia

Pale morning by rompus in Deviant Art
Ma io ti amo ancora
e questo silenzio
che dura da secoli
fa tremare la luce

lungo le strade
e le stelle nel cielo
anche di sera
quando il sole muore.

Ma io ti penso ancora
mentre dormo
e la notte soffre 
la nostalgia delle lune

e se spengo la luce
vedo le ombre muovere
un dolore leggero
che taglia la pelle

Sulle pieghe del buio.

“La prevenzione”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

La folla, olio su tela di Vincenzo Montefusco
Con quello che succede e fa star male
la prevenzione viene naturale
di ferri di cavallo e di cornetti
di toccatine lì e su gran ferri
con quadrifogli e gobbi per finale.

Alzano i prezzi chiromanti vari
zingare e astrologhi anche cari
a legger prima del futuro i dadi.

Si muore ancora troppo per il virus
con tanti esperti che spiegano che fare
di consigli armati a volte opposti
dal vaccinarsi o meglio farne a meno
stare distanti mascherati o a casa.

Però il governo arriva a carnevale
ed è perbacco d'altissimo livello
che gli fa un baffo pure un gatto nero.

“Eclissi”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Pensieri a lume di candela, olio su tela di Rosanna D’Amico
Non avere paura della notte;
attraverseremo questo buio
affiancati, silenziosi,
guardandoci negli occhi,
a malapena visibili
nell'ombra così cupa,
ad ogni nuovo tratto,
di questa sorda eclissi.
E non chiedermi la mano:
sarà già sul mio cuore
a controllare che batta
come un tamburo di latta,
per questa nostra guerra,
mite, d'un suo furore
estraneo ad ogni sangue,
per una nuova terra,
mai davvero promessa,
ancora da conquistare,
sconosciuta allo sguardo,
ma non al nostro ricordo,
al suo lontano richiamo
sempre più forte.
È la vita o la morte
che sussurra in questo urlo,
tenace, di farfalla?
Non possiamo saperlo
come di fronte a grotte
cieche, su approdi o abissi,
al fondo della notte:
dai, non temere, andiamo.

“23 gennaio 2021, è crisi di governo”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

L’operaio politico, olio su tela di Pasquale Celommi
È crisi di governo strillano i giornali
eco dei social e dei telegiornali
in onda le dirette di sedute
di Camera e Senato con le accuse
e le difese d'ufficio dei presenti.

Ministri e premier in bilico da giorni
consigli dal prudente Quirinale
mentre si leva il grido "Alle elezioni!"
come salvezza sapendola non vera.

Nell'incertezza naviga il Paese
con i caduti per la pandemia
sul fronte sanitario ed economico
con pezze di vaccini e di ristori
vani al dolore e meno ancor a rabbia.

Eppure la politica va avanti
con le chiacchiere a dire che rimedia
mentre il disgusto cresce e più fa pena.

“Senza indicazioni di tempo”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Dovunque sia, ti troverò.
Se ti desidero, è segno che ci sei.
Anche fra mille ti distinguerei;
e come un cieco ti accarezzerò
l’orma del viso, per essere sicuro
che tu sia proprio tu.
Non ti dirò nemmeno una parola;
o forse un grido improvviso,
sfuggito alla mia gola,
volerà via come un cigno ferito.
E sarà notte, e sarà giorno:
ed io, sperduto nell'universo,
troverò finalmente in te il mio posto.
E sarò uomo, donna, bambino,
sarò tuo figlio, sarò tuo padre,
sarò una tua piccola cosa,
come un gingillo dentro le tue mani.
Le mie catene diverranno ali
infinite, quando mi legheranno
per sempre al tuo richiamo
Sconosciuto.

“Che cos’è la poesia”, lirica di Catherine La Rose, poeta in Roma

La lettera, olio su tela di Federico Maldarelli
La poesia
è un momento musicale dell'anima
tradotto in versi
Un'immersione profonda nell'Io
con il coinvolgimento di tutti i sensi
l'abbandono
la ricerca
la libertà
l'inconscio, l'invisibile
l'essere e non esserci
i sogni
anche la sofferenza
e l'Amore...

Un ricamo di emozioni
trasportato da una pazzia
una verità, un mistero,
una creatura dell'anima
un respiro...
E potrei andare avanti all'infinito
perché per me
la poesia
è un canto lirico
senza fine...

“O anno nuovo”, filastrocca di Gianni Rodari

O anno nuovo, che vieni a cambiare
il calendario sulla parete,
ci porti sorprese dolci o amare?
Vecchie pene o novità liete?

Dodici mesi vi ho portati,
nuovi di fabbrica, ancora imballati;
trecento e passa giorni ho qui,
per ogni domenica il suo lunedì;

controllate, per favore:
ogni giorno ha ventiquattr’ore.
Saranno tutte ore serene
se voi saprete usarle bene.

Vi porto la neve: sarà un bel gioco
se ognuno avrà la sua parte di fuoco.
Saranno una festa le quattro stagioni
se ognuno avrà la sua parte di doni.