“Senza indicazioni di tempo”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Dovunque sia, ti troverò.
Se ti desidero, è segno che ci sei.
Anche fra mille ti distinguerei;
e come un cieco ti accarezzerò
l’orma del viso, per essere sicuro
che tu sia proprio tu.
Non ti dirò nemmeno una parola;
o forse un grido improvviso,
sfuggito alla mia gola,
volerà via come un cigno ferito.
E sarà notte, e sarà giorno:
ed io, sperduto nell'universo,
troverò finalmente in te il mio posto.
E sarò uomo, donna, bambino,
sarò tuo figlio, sarò tuo padre,
sarò una tua piccola cosa,
come un gingillo dentro le tue mani.
Le mie catene diverranno ali
infinite, quando mi legheranno
per sempre al tuo richiamo
Sconosciuto.

“Che cos’è la poesia”, lirica di Catherine La Rose, poeta in Roma

La lettera, olio su tela di Federico Maldarelli
La poesia
è un momento musicale dell'anima
tradotto in versi
Un'immersione profonda nell'Io
con il coinvolgimento di tutti i sensi
l'abbandono
la ricerca
la libertà
l'inconscio, l'invisibile
l'essere e non esserci
i sogni
anche la sofferenza
e l'Amore...

Un ricamo di emozioni
trasportato da una pazzia
una verità, un mistero,
una creatura dell'anima
un respiro...
E potrei andare avanti all'infinito
perché per me
la poesia
è un canto lirico
senza fine...

“O anno nuovo”, filastrocca di Gianni Rodari

O anno nuovo, che vieni a cambiare
il calendario sulla parete,
ci porti sorprese dolci o amare?
Vecchie pene o novità liete?

Dodici mesi vi ho portati,
nuovi di fabbrica, ancora imballati;
trecento e passa giorni ho qui,
per ogni domenica il suo lunedì;

controllate, per favore:
ogni giorno ha ventiquattr’ore.
Saranno tutte ore serene
se voi saprete usarle bene.

Vi porto la neve: sarà un bel gioco
se ognuno avrà la sua parte di fuoco.
Saranno una festa le quattro stagioni
se ognuno avrà la sua parte di doni.

“Il dopo” (covid 19), lirica di Giuseppina Novelli, 3^ classificata al concorso Dantebus, II edizione 2020

inno alla vita, olio su tela opera di Silvano Poggiani
E camminerai, nuovamente tra gli occhi delle strade, e respirerai 
con timore il vento del cambiamento.
Correrai tra le braccia di chi ancora è lì, e che con forza, ha 
saputo aspettare.
Senza paura danzerai sotto la pioggia del nuovo giorno tenendo 
tra le mani i fiori della vita
Scambierai parole mute con occhi pieni di gioia, e godrai del
 calore che un sorriso ti può scatenare.
Farai tante soste per un pieno di ossigeno e 
prenderai quel treno del coraggio un tempo perso.

E sentirai il cuore che ti scapperà dalle mani
e volare in alto, sempre più in alto…
tra le nuvole della nuova libertà.
Lacrime di gioia solcheranno le rughe 
che hanno scritto la sofferenza, 
ora asciugate dal più bel sole 
di una interminabile estate.

IL GIUDIZIO DELLA GIURIA

Essere poeti significa saper vedere oltre. In un momento difficile, come quello della pandemia da coronavirus, Giuseppina riesce a vedere al di là delle nuvole, riesce a scorgere l’arcobaleno alla fine della tempesta e ne porta i suoi colori qui, oggi. I suoi versi aprono al lettore una via di speranza, dove respirare finalmente a pieni polmoni il vento del cambiamento, dove ogni senso è riattivato. Nello stesso tempo in cui il gelido inverno si muta in una interminabile e calda estate, scorrono sul volto lacrime di sofferenza che pian piano si mutano in gocce di gioia.

“Lunga e radiosa vita ai ribelli”, lirica di Abner Rossi, scrittore

Libera controcorrente vai, olio su tela tecnica spatola di Cinzia Bernardi
Lunga e radiosa vita ai ribelli,
ai lunatici dei della natura,
ai sogni non contaminati,
ai grandi amori capitati a caso
e che per caso non trovano la fine.
 
Lunga e radiosa vita ai ribelli
alle donne e agli uomini senza compromessi,
alle piante, alla terra, alla fatica,
ai miei animali, a tutte le speranze,
a tutto ciò che vedo e che mi piace.
 
Lunga e radiosa vita ai ribelli,
a chi persegue uno scopo con passione,
a chi si batte contro l’egoismo,
a chi non crede di essere speciale,
a chi riflette prima di parlare.
 
Lunga e radiosa vita ai ribelli,
alle parole che sono maltrattate
e a quelle che sono state abbandonate,
ai tempi, ai modi, alle coniugazioni,
ai tanti libri che sono stati scritti
a quelli di ieri, di oggi, di domani.
 
Lunga e radiosa vita ai ribelli,
a chi si sente fuori dagli schemi,
a chi non spaccia menzogne ed emozioni,
a chi prova a vivere ogni giorno
senza risparmio, senza assuefazioni.
 
Lunga e radiosa vita ai ribelli!
A volte sono strani personaggi,
ma sono loro che scrivono la storia.
 
Abner Rossi

“Per i morti, signori, per i morti”, lirica di Giuseppe Diodati, poeta in Pescara

Cimitero al tramonto, olio su tela di Luigi Lobba
Per i morti, signori per i morti.
Per loro e per chi ne esce con i polmoni rovinati
Per i morti e per quelli che ogni giorno rischiano la vita
Per i morti signori per quel morire soli
Non si può restare in silenzio
Mentre viscidi vermi di cadaveri in putrefazione
Gridano di complotti e negano la pandemia
Non si può restare in silenzio e tacere
Mentre le larve fuoriescono dalle fogne
Per i morti e per tutto il personale sanitario
Questi viscidi negazionisti vanno insultati, bannati e cacciati
Questa genia turpe e criminale va gettata nell'inferno del silenzio profondo

“In silenzio come un fuoriscena”, lirica di Vincenzo Rocciolo, poeta in Albanella (SA)

Coraggio, di Milo Manara
Passerà questo vento di morte
che ha scardinato porte
e spalancato finestre senza schianti
seminando lutti e pianti.

La morte non ha ali e zampe grosse
ma arriva con un colpo di tosse
uno starnuto o un abbraccio
e si avvinghia al corpo come un laccio.

La morte arriva con luci abbaglianti
e suoni di sirene assordanti
e ti lascia senza forze e fiato
in un letto solo e abbandonato.

Ti dicono che sei anziano
ma tu hai le ali di un gabbiano
non c’è spazio in questo mondo
per chi vorrebbe fare un girotondo.

Guardi intorno a te e sono abbattuti
i tanti volti stanchi e sconosciuti
solo occhi dietro maschere in giro
che corrono senza un attimo di respiro.

Guardiamo gli altri con sospetto
ma ci manca tanto un po’ di affetto
mani strette in altre mani
come se non ci fosse più un domani.

Il virus ci ha fatto allontanare,
nonni senza nipoti da abbracciare,
giovani senza bocche da baciare,
piccoli senza amici per giocare.

E non c’è chi piange lacrime di omaggio
ad accompagnarti nell’ultimo tuo viaggio,
ma in silenzio come un fuoriscena
abbandoni questo mondo e la sua arena.

“Sto nella calma del nulla”, lirica di EnLis, poeta in Piacenza

Sto nella calma del nulla 
 come una regina
 seduta su un trono 
 di nuvole assenti 
 di un cielo ancora e ancora oscuro 
 nel silenzio imposto 
 dai sentimenti ribelli 
 dalla chiusura del cerchio 
 che la vita accade 
 e morte ci circonda 
in una esangue lotta 
 e ci si perde in un mutamento senza fine 
 condannati al cammino 
di meta incerta 
 seduta, io sogno di me stessa 
 autarchica e depredata 
 il cuore sterile 
 le mani intrise di diademi 
 il tempo non placa la sete 
 e la conoscenza si fa labile 
nemmeno so se esisto 
 in questo tempo marcio 
 di menzogne 
 mi tocco l'anima 
 e col dito rivolto verso il cielo 
 chiedo quale il senso 
 del fiume di luce e di tanta bellezza 
 non raccolta 
 nella notte che va schiarendo.

“Per sembrare solidale”, lirica di Francesco Saverio Bascio, poeta in Carpaneto

Sono arrabbiato...
anzi molto, ma molto ato...
perchè?...
perchè sono un pezzo di legno no?
soltanto un pezzo di legno
e sto lontano dai tuoi sogni.
E' per difetto che sono lì
a volte mi spostano un pò di lato
talvolta in corridoio
e quasi cotto,...
mi hanno messo su quel vecchio...
ha il virus hanno detto!
si... quella cosa nuova di cui si parla tanto
e sembra quasi un poco andato.
Magari fossi un monopattino
con un panino in mano
e un cellulare rotto...
sfreccerei incurante degli impegni
tra pizzette e libri,
e magari un pollo fritto.
Azz ridi?...
va bè...le regole dici?
azz... anche quelle son per me
non per gatti
che van felici...
no, sono per me
e per quelli un poco matti.
Ma al bisogno come adesso
sono un legno,
un pò stanco che non sogna
un pò fuori da quel solito fienile...
e per punizione...
mi hanno messo lì, in quel cortile
lì...
appena fuori l'ospedale
come un morto senza segni
per sembrare solidale.

“Studenti”, lirica di Giuseppe Diodati, poeta in Pescara

La ragazza con la chitarra, opera di Patrizia Scola
Seduti sulla luna con una chitarra e una birra
Mentre sul Mekong qualcuno beveva Jonny Walker
Annarita in minigonna
Mimmo che suonava Faber
E la terra che sembrava annoiata

Seduti sulla luna all'alba di una rivoluzione
Quando Torres predicava di un Cristo che imbracciava il fucile
Mentre gli studenti occupavano il cielo

Seduti sulla luna con gli amori acerbi
Aspettando una rivoluzione in do maggiore



“Parole di pietra”, lirica di Stefano Canepa, poeta dark in Pavia

Geraldine, by Randall Fischer
Mi amavi sempre
un po' meno delle stelle
e sul confine del mondo
lucciole straniere

Sembravano spegnersi
vicino al bosco
mentre sentivo battere
il tuo cuore di pelle

Mi baciavi sempre
un po' di più delle lune
che qualche volta
accendevano fuochi

Da spegnere subito
prima che il mattino
arrivasse a sussurrare
parole di pietra

E gocce di lacrima nera.

“Eclissi”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Riflessi d’eclisse, olio su tela di Rosa Maria Protopapa
Non avere paura della notte;
attraverseremo questo buio
affiancati, silenziosi,
guardandoci negli occhi,
a malapena visibili
nell'ombra così cupa,
ad ogni nuovo tratto,
di questa sorda eclissi.
E non chiedermi la mano:
sarà già sul mio cuore
a controllare che batta
come un tamburo di latta,
per questa nostra guerra,
mite, d'un suo furore
estraneo ad ogni sangue,
per una nuova terra,
mai davvero promessa,
ancora da conquistare,
sconosciuta allo sguardo,
ma non al nostro ricordo,
al suo lontano richiamo
sempre più forte.
È la vita o la morte
che sussurra in questo urlo,
tenace, di farfalla?
Non possiamo saperlo
come di fronte a grotte
cieche, su approdi o abissi,
al fondo della notte:
dai, non temere, andiamo.

“La carrozza”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Antica favola zucca, produttore BuEnn
Vi dirò che mi preferisco zucca
ma la fatina volle diversamente
e mi fece carrozza per Cenerentola.

Adesso che lo sanno le altre zucche
sapeste come mi vengono a noia
con tutte le loro domande curiose.

Come le fiabe mi credete bugiarda?
Eppure l'anima si nutre d'immaginazione
e ben poco le serve una saggezza sciocca.

[E chi ha detto che le zucche 
non fanno poesia?]