“Arriva alla panchina nel parco”, lirica di Ileana Zara, poeta in Cerredolo (RE)

Clochard su panchina, olio su tela di Egidio Guarino

Si trascina lentamente
trattenendo ad ogni passo i piedi larghi
dentro scarpe consumate
come chi non se la sente
di correr dietro alla sua ombra
per paura di raggiungerla

Arriva piano alla panchina
dondolando un po’ precario
in compagnia dei suoi ricordi
e al ragazzo che era ieri
farà delle domande
a cui non ha mai dato
una risposta.

E mentre guarda i bambini
correre nel parco e un cane
avvicinarsi ad annusargli i piedi

si addormenta.

“Masse e potere”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Il fuoco dell’odio, olio su tela di Gilda Gubiotti

Niente come un nemico
per distrarre gli infelici
dai mali che li affliggono.

Lo sanno bene i potenti
che d’ingordigia si cibano
come durare imperterriti.

E facilmente trovano
cuori semplici creduli
da scagliare all’esterno.

Ma in tempi di crisi
può capitare che sbaglino
svelandosi come i nemici.

Sembra mutare il destino
ma presto giungono altri
a far tempo buono e cattivo.

“Ma che musica …”, lirica di Francesco Saverio Bascio, poeta in Carpaneto (Pc)

Amando, olio su tela di Francesco Ferrulli

Ma che musica…
si ma dai però…che musica è
quando strappo le spine ad una rosa
per regalarle ai versi
e li costringo al pianto di una bimba nell’abito di sposa.

Ma che musica è
quando sento le grida per la via
nelle smorfie dei mille visi
sfregiati sotto i veli
e di cuori chiusi al mondo
nell’assenza di una semplice carezza
o di innocente e negata poesia.

Che musica è?
quando il petalo caduto dalla rosa
lapidato e cancellato senza gomma
trova spazio appena sotto i sassi
o nascosto e tremante tra le righe di una prosa
o quando pesta nella terra inerme
la testa al figlio del cuore di una mamma.

Che musica è
che non sembra quasi mai
se il poter viaggiar lontano
magari…o soltanto con la mente
è soltanto la certezza di nessuno…
e penso certo a futile speranza…
quando marchierò a fuoco il timbro nella mano.

“Coriandoli”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese (e dice Arzyncampo: ‘oggi tutti al voto, vota tu, vota lui, vota tutti in Abruzzo’)

Il carnevale di Arlecchino, olio su tela di Joan Mirò

Nel bel paese nostro
viviamo fra coriandoli
un carnevale continuo.

Avviene da tanti anni
e mascherati meglio
gustano intercettati
la torta del governo.

Ridotti a pupazzetti
altri gridano sdegno
sentendosi digiuni
d’un parlamento serio.

Fra le stelle filanti
van richieste di voto
e risa di impuniti.

 

“La vecchia”, lirica della rosa secca e della fata, di Rubén Dario, poeta nicaraguense (1867-1916)

La rosa appassita, olio su tela di Ostapova Aleksandra

Allora la vecchia mi disse:
“Guarda questa rosa secca
che un giorno fu incantata
dallo sfarzo della sua stagione;
il tempo che sbriciola anche altissime mura
non priverà questo libro della sua saggezza.
In questi petali secchi c’è più filosofia
di quella che può darti la tua saggia biblioteca;
essa sulle mie labbra pone la magica armonia
con cui sul fuso incarno i sogni della mia rocca.”
“Sei una fata”, le dissi. “Sono una fata”, mi disse,
“e celebro l’esultanza della primavera,
donando vita e volo a queste foglie di rosa.”
Si trasformò in una principessa profumata
e nell’aria sottile, dalle dita della fata
volò la rosa secca come una farfalla.

“La rosa e la spina”, lirica di Nik-Anger, poeta in Sezze

Rosa blu, acquerello di Sara Fretta

Siamo come la rosa e la spina,
io e te…
I rami spinati avvolgono la rosa
intrecciandosi tra loro
creando una sorta di protezione
per evitare di essere separati da lei,
e se si prova a dividerli,
le spine strapperanno le foglie della rosa
togliendole tutta la bellezza che riescono a regalarle.
La forte spina protegge la sua amata rosa
pungendo chiunque tentasse di toccarla.
Ma se si dividono tra loro,
la spina rimarrà tale in eterno
avendo sempre la forza per pungere,
mentre la bellissima rosa appassirà lentamente
fino a morire,
perché senza la sua amata spina,
non avrà più motivo per sbocciare di nuovo.

 

 

“La rosa”, lirica di Rainer Maria Rilke, poeta boemo (1875-1926)

Rosa bianca, olio su tela di Maria Turra

Se la tua freschezza a volte ci stupisce;
gioiosa rosa,
è perché in te, petalo contro petalo,
dentro te stessa, ti riposi.

Un corpo sveglio il cui centro dorme,
mentre innumerevoli si toccano
le tenerezze del cuore silenzioso
che culminano poi nella tua bocca.

 

 

 

“Destino”, lirica da ‘Piccolo libro da guanciale’ (Dalia Edizioni, 1990) di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

L’appuntamento mancato, olio su tela di Salvatore Malorgio

Potevo essere io quello che tu aspettavi
e in ogni volto speravi riconoscere;
e temevi sempre arrivasse troppo tardi,
o troppo presto, o da troppo lontano.
E nel silenzio bisbigliavi il mio nome,
che ancora non conoscevi, e mi prendevi
la mano nel buio e ti accorgevi
che non era la mia, perché io ero un altro;
ed ero altrove, e non sapevi dove.
E dicevi: – Domani forse sarà il giorno
in cui chiamare “destino” il mio sogno. –
Ma era domani ormai da troppo tempo;
ed è bastato aspettere l’alba
per vedere svanire anche questa, di illusione.
Non so che posto avesse nella tua vita,
se almeno fosse stata l’ultima.
Io avevo corso tutta quella notte
per arrivare da te, appena in tempo,
a toglierti quel pezzetto di mela avvelenata
da non so quali labbra.
Ma i nostri astri non si incontrarono:
tu mi guardasti senza vedermi,
io ti parlai senza ascoltarti.
E prima che ci fossimo accordati
su quali fossero le regole del gioco,
ci risvegliammo tra i parenti festanti,
mentre ci dicevamo: “Sì, lo voglio”.
“Sì, lo voglio”. Ma cosa?

“I muri”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Peekaboo, olio su tela di Andrea Berlinghieri

Mai sentite le voci dei muri?

Quelli di fango africani
quelli di ghiaccio polare
quelli di legno antichi
quelli di mattoni moderni
quelli di pietre a secco
quelli di cartone
quelli di lamiera
quelli….scegli il materiale!

Ti raccontano cose e persone
ti dicono povertà e ricchezza
ti mostrano potenza e debolezza.

Escludono e includono
proteggono e respingono.

Oh, i muri!

Raccolgono liberi e schiavi
e c’è chi li erige a confine.

Street art, by Bansky