“E Piacenza diventerebbe zona rossa, vietato entrare ed uscire”, cronaca di una giornata ai tempi dell’epidemia

L’esame dell’ipotesi di allargamento della Zona Rossa all’intera Lombardia e a 11 Province

Sono giorni che, ad ogni ora, passano ambulanze a sirene spiegate. Quelle che vanno verso San Polo, San Giorgio, Carpaneto. Ma a poca distanza da casa mia si trova anche via Colombo e da lì sento le sirene di quelle che arrivano dalla Val d’Arda. Inquietante, impossibile non provare un senso d’ansia, di timore. Del resto, bene: la paura spinge a rispettare cautele e in questo momento questa è tutta salute. Infatti ‘ascolto’ costantemente la situazione portando la mano alla fronte, talvolta ai lobi delle orecchie. Valuto con sospetto i colpi di tosse, gli starnuti. Per ora comunque tutto bene. Guardo con sospetto i ragazzi ‘neri’, quelli che sputacchiano abitualmente per terra. Una curiosità: portano mascherine soprattutto persone d’origine straniera. Più ‘aperti’ gli italiani. Alcuni però usano periodicamente Amuchina. Vorrei sapere se già esiste un florido mercato nero. Mi stupisco di fronte alle serrande abbassate da giorni dei bar gestiti da cinesi. A tutte hanno appeso un foglio di spiegazioni ma non mi sono mai avvicinato, quelle chiusure credo per paura delle reazioni di noi italiani mi fanno tristezza. Ieri mattina con Dalila siamo andati in Val Trebbia, a portare legna nel nostro piccolo eremo in affitto. Transitando a Travo ho visto diversi bar chiusi. Del resto ho sentito che anche il Municipio è chiuso. Come a Borgonovo e Pianello. Sempre per contagio innanzitutto del Sindaco. Come anche per il Sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri, e i servizi comunali a ritmo ridotto. Un fatto positivo della ‘trasferta’ temporanea? Niente ambulanze, niente sirene, una stupenda panoramica sui monti dell’appennino, sulle acque azzurre del tortuoso percorso della Trebbia. Con tanto di splendidi riflessi di un sole caldo, quasi primaverile. Oltre ad un buon traffico sulla statale 45: le macchine circolano, la gente esce di casa, il terrore e il panico sono forse passati o comunque limitati. Il quotidiano della provincia, Libertà, guidato dal direttore Pietro Visconti, pochi giorni fa ha titolato “il giorno dei 6 morti”, suscitando qualche polemica. Del resto l’attenzione resta e deve restare alta ed è meglio una verità un pò brutale piuttosto che un silenzio omertoso. Tornati in città sosta all’IperCoop. Parcheggio con occupazione parziale ma comunque buona. Presenza di avventori inferiore alla normalità ma comunque buona. Limitata al supermercato: per decreto governativo tutte le vetrine degli altri negozi sono spente. Il gioielliere, abiti e vestiti, prodotti elettronici, la libreria, la parrucchiera, l’erboristeria, l’edicola: che tristezza. I bar aperti ma servizio limitato ai tavoli. Nessuna ressa al bancone. Abbiamo acquistato per complessive tre borse della spesa, anche approfittando delle offerte: sui prodotti Coop sconti dal 25 al 50%. Uscendo ho incontrato Roberto, collega in pensione da più di un anno che non vedevo da allora. Naturale il gesto di allungargli la mano gioiosamente. Mi ha redarguito: “dovresti essere tu ad insegnarmi che questo non si fa“. Tempo di contagio. Ci siamo avviati verso l’uscita fianco a fianco, chiacchierando amabilmente. Nessun metro di distanza. Incoscienti? Sottovalutazione della situazione? Non siamo ancora assuefatti ad abitudini nuove, di prudenza. Tornando verso casa, inevitabile sosta all’edicola. Dalila voleva sapere se nella vicina chiesa si celebra Messa. Niente da fare, probabilmente quest’anno Gesù non muore più a Pasqua, se ne riparlerà a Ferragosto. Scaricate le tre borse sotto casa, una signora di passaggio ha chiesto se era l’accapparramento di viveri e vivande. Comunque all’IperCoop nessuno scaffale vuoto. Idem al Lidl davanti a casa però parcheggio con molti spazi disponibili. Mentre Dalila saliva in casa con le tre borse ne ho approfittato per tornare in macchina e andare a parcheggiare. In quel momento è passata un’ambulanza diretta verso la periferia da dove probabilmente era arrivata l’ennesima chiamata. Mentre, lasciata l’auto, attraversavo la strada eccone un’altra in direzione opposta, diretta verso l’ospedale. Sirene a gogò, ritorno alla realtà. Nel pomeriggio notizie di aggiornamento: 426 contagiati a Piacenza, 876 in Regione, 24 i decessi (ma entro la serata dovrebbero essere diventati oltre 30), dei quali 19 piacentini e 5 lodigiani, tutti con patologie pregresse ed età avanzata. Poco prima di cena passano Edoardo e Daniela come di consueto. Tutto normale. Al TG la notizia che Nicola Zingaretti, segretario del PD e governatore del Lazio, è positivo al coronavirus. Entrerà in quarantena, per un buon tempo non sentiremo più i suoi commenti. ‘Tamponati’ e in attesa d’esito anche due ministri. Solo dopo le 21 si diffonde la notizia di una bozza di decreto che trasforma in zona rossa l’intera Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara, Vercelli. Poco prima di mezzanotte mi scrive via WhatsApp il collega Giovanni: è in Svizzera con la famiglia, come potrà tornare a Piacenza non potendo attraversare la Lombardia?

In realtà, come ha precisato dopo le 2 di notte il Presidente del Consiglio si parla di una STRETTA, “non c’è più una zona rossa, non è un divieto assoluto“, spiega, “non si ferma tutto“, non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive.

“Caorso: incidente nella centrale nucleare, durante il trasloco cade un fusto con le scorie radioattive”, segnalazione di Alberto Esse

“Radioaktive”, opera 3D di Fabrizio Arzani in ArtStation

Riportiamo il testo della segnalazione pubblicata in facebook da Alberto Esse per chiedere maggiore chiarezza e spiegazione in merito al non trascurabile incidente avvenuto nel corso del delicato trasloco di materiale radioattivo in partenza da Caorso con destinazione Slovacchia

Attenzione. Nei giorni scorsi a Caorso si è verificato un grave incidente (come ne da conto Libertà quotidiano di Piacenza, ma solo a pag. 31): durante le operazioni di trasloco con destinazione Slovacchia è caduto un fusto, contenente materiale radioattivo, danneggiandosi seriamente tanto da dovere essere sostituito. Sogin, responsabile dell’operazione (ed i suoi reggicoda come la fit cisl) si è affrettata a dire che non c’è alcun pericolo di contaminazione ambientale e che la situazione è completamente sotto controllo. Ma a parte che le dichiarazioni di chi ha tutto l’interesse a ridimensionare i fatti lasciano sempre molti dubbi (vorrei indagini di parti terze non coinvolte economicamente o politicamente) l’incidente c’è stato e questo dimostra come l’operazione di trasferimento dei fusti presenti seri pericoli e non va presa alla leggera. Come invece è stato fatto non informando preventivamente la popolazione anche attivando procedure di sicurezza in caso di contaminazione. Il fatto dimostra come abbiamo avuto ragione a condurre le battaglie e le lotte per la chiusura della centrale di Caorso, lotte conclusesi poi con il referendum contro il nucleare in Italia e come siano pericolose le rinascenti posizioni dei Neonuclearisti anche nostrani. Il pericolo del nucleare non si è certo concluso con la chiusura delle centrali ma continua tuttora con la sua coda velenosa e con i suoi enormi interessi economici. Dobbiamo pretendere la verità di quanto è realmente accaduto.

“Quando muore un operaio”, lirica di Enrico Cerquiglini che Arzyncampo dedica al ricordo di Giuseppina Marcinnò, operaia schiacciata ieri sotto una pressa in fabbrica

Un operaio, olio su tela di Martina Donati

Quando muore un operaio non muore nessuno,
apre il telegiornale la strage e la commozione
internazionale del Presidente del Consiglio.
Quando muore un operaio pochi sempre meno
ricordano che sotto la tuta c’era carne di uomo
carne non pregiata non curata spesso non quotata.
Quando muore un operaio meglio cambiare canale
guardare una partita di calcio un thriller americano
almeno lì muoiono dando spettacolo e si vede tutto.
Quando muore un operaio lascia figli che vedranno
sul comodino la foto del padre e madri tre volte
martirizzate e genitori che appassiranno di lavoro.
Quando muore un operaio non c’è lutto nazionale
non c’è politico che non pianga e mostri indignazione scatarrando propositi e promettendo resurrezioni.
Quando muore un operaio si assume un altro
al suo posto lieto di avere un lavoro dopo il funerale
e le condoglianze di rito per la morte di un marito di un figlio di un parente di un padre di un amico.
Quando muore un operaio qualcuno ride felice
tanto a morire sono loro e sono miliardi senza nome
e lavorano e comprano e continuano a non capire
e a morire e a lasciare vedove e posti vacanti.

Muore travolta da una pressa. Tragico infortunio in una ditta di Monticelli (PC). La vittima è Giuseppina Marcinnò, residente da anni a Castelvetro Piacentino, 65 anni. Da una prima ricostruzione pare che stesse lavorando su un macchinario dotato di una sorta di pressa. Per motivi da chiarire qualcosa è andato storto e la donna è rimasta schiacciata. Una tragedia avvenuta in un contesto davvero terribile. A pochi giorni dal Natale e dal suo compleanno: Giuseppina avrebbe compiuto 66 anni il 24 dicembre. Inoltre la donna si trovava a fine turno e pare stesse ultimando gli ultimi lavori prima di lasciare l’azienda. Sarebbe andata in pensione tra poche settimane.

“Alcune note sullo strano ‘ritrovamento’ del Klimt”, un intervento dell’artista Alberto Esse

Ritratto di signora di Gustav Klimt, ritrovato 22 anni dopo il furto in un’intercapedine della stessa Galleria d’Arte dalla quale fu trafugato e quindi in condizioni che fanno riflettere

Va bene, possiamo far finta di credere alla storia che il ritrovamento del dipinto sia avvenuto casualmente e non in base a una soffiata. Possiamo far finta di credere che lo sportello del loculo fosse ricoperto di edera fortemente abbarbicata (ma allora come ha fatto l’ignoto restitutore a metterlo dentro senza strappare l’edera dato che è ovvio che il quadro era stato messo lì da poco?).

Possiamo anche giustificare il fatto che il giovane custode, preso dal panico, invece di lasciare il dipinto nel luogo di ritrovamento, come sarebbe stato logico, lo abbia spostato portandolo alla reception della Galleria.

Ma come è giustificabile il fatto che il dipinto invece che essere lasciato intoccato fino all’arrivo delle forze dell’ordine sia stato paciugato da alcuni ineffabili personaggi del Ricci Oddi CASUALMENTE presenti: sia stato tolto dal suo involucro, analizzato (con che autorità e professionalità?) e poi posto su un cavalletto in bella mostra e fotografato? Un reperto di un reato così grave connesso al furto del Klimt non poteva e non doveva essere toccato da nessuno ma solo essere consegnato alle forze dell’ordine che sigillatolo avrebbero immediatamente dovuto portarlo via. Si tratta di responsabilità molto gravi, non sono un giurista, ma a mio avviso mi sembra che possa ricorrere il reato di manomissione delle prove. Se poi questa incredibile manipolazione per costruire un teatrino mediatico fosse avvenuta con il consenso (questo non lo so ma non dovrebbe essere difficile appurarlo) delle forze dell’ordine la cosa sarebbe ancora più grave.

Altro elemento anomalo è il fatto che appena ritrovato il dipinto sia stato dichiarato subito, con gran rilievo mediatico come autentico sulla base di improbabili valutazioni di improvvisati esperti quando gli specialisti hanno detto che prima di avere la sicurezza che sia autentico deve passare del tempo forse alcuni mesi. A sostenere l’autenticità si sono portati come prova elementi del tutto secondari e falsificabili come timbri ecc. o “segreti” fili di rame che nell’ambiente erano il segreto di Pulcinella. Alcuni importanti nomi dell’arte piacentina addirittura hanno fatto una sorta di expertise volante sulla base delle foto pubblicate da Libertà!
Tutto questo ennesimo teatrino sembrerebbe dimostrare che qualcuno sapesse fin dall’inizio che il Klimt era originale. E chi poteva saperlo se non chi avesse condotto una trattativa per una restituzione quanto mai opportuna tempisticamente alla vigilia di Parma (e Piacenza) 2000 e a pochi giorni dall’inaugurazione della mostra su Fugazza (certamente coincidenze queste, ma quante coincidenze strane ci ha riservato questa storia)?

Infine la giusta gioia e euforia per il ritrovamento ( che certamente condivido) non vorrei che servissero per seppellire il passato e le responsabili acclarate e da acclarare riguardo questa incredibile storia. Le responsabilità dirette e quelle politiche come quelle di eventuali carenze nelle indagini. Non vorrei che si dimenticasse che nessuno ha pagato per questo furto e per i danni culturali ed economici che ha provocato alla città Non il Direttore di allora Fugazza, oggi santificato, che era il custode dell’opera come recita lo statuto allora vigente della Ricci Oddi: ”Il patrimonio artistico, non artistico, mobiliare ed immobiliare dell’istituzione è dato in consegna al Direttore della Galleria mediante inventario redatto in due originali, vistati dal presidente, da conservarsi l’uno dal Direttore stesso e, l’altro, dalla Amministrazione[…]Il Direttore è il consegnatario della raccolta ed è direttamente responsabile sia dei materiali, avuti in consegna, sia della e del governo dei medesimi”. Non l’assessore alla cultura del tempo che assieme al direttore avrebbe dovuto dimettersi il giorno successivo del furto come è prassi comune e consolidata a livello mondiale in questi casi.

Il male che viene, il male che ci si fa con le proprie mani

Peste in ospedale, olio su tela, di Francisco De Goya

Un’amica in ospedale, tumore con metastasi. Un collega di lavoro in ospedale, leucemia. Sono colpi al cuore con la necessità di ridefinire le priorità della vita. Tantopiù considerando che della salute solo in minima parte rispondiamo con le nostre azioni e abitudini: niente altro che destino da altri e altrove predefinito. Comunque di male in peggio quando al tutto s’accompagna la notizia riportata dalla stampa locale: quell’ex infermiera con la quale ho collaborato per un buon decennio, da qualche tempo dimessa volontariamente dal rapporto di lavoro pubblico e addetta in proprio ad assistenza non sanitaria notturna, nel frattempo fatta sposa ad un albanese già espulso dal BelPaese. Denunciati per furto del portafoglio d’una anziana in ospedale. A prescindere dall’affermarsi innocenti e fermo restando che nulla avviene senza causa, comunque come crearsi problemi inutili dove già ognuno di noi comunque ne ha tanti. Sinceramente non saprei che commenti fare, resto attonito in silenzio.

Piacenza: una famiglia e due asini in cammino da Bordeaux in pellegrinaggio cattolico

Accadeva lunedì: transitando in via Colombo nella mia trafficata città padana, verso sera, vedo una scena da allucinazione. Una madre con bimbo nel marsupio in spalla, un padre a seguire, un bambino in cammino, un altro in groppa … ad uno dei due asini. Regolarmente sul marciapiede. Una visione e, a raccontarlo, c’è chi ha chiesto il nome del mio spacciatore, chi mi ha detto di lavorare meno e riposare meglio, chi ha parlato della necessità di un buon psichiatra. Oggi, sul quotidiano locale, la fotografia che riproduco ha testimoniato che non ho sognato. Due francesi, Elise e Nils Payelle, marito e moglie, neolaureati in medicina, in pellegrinaggio cattolico con i tre figli e due asini ‘portabagagli’. Alle spalle hanno Bordeaux e duemila chilometri fatti a piedi passando da Lourdes, dalla Provenza, attraversando le Alpi, quindi Torino, Pavia e appunto eccoli a Piacenza. Da chi lo raccontavo mi sono sentito chiedere se andassero a Betlemme: il periodo sarebbe quello giusto. In realtà è vero che il loro cammino prosegue, vanno a Roma, il cuore della chiesa cattolica, sperando di poter vedere il Papa. Bene, mi sono commosso. Pensando a chi bacia i rosari mentre sale sulle ruspe per spianare campi nomadi abbandonando al loro destino i residenti, pensando a chi bacia i rosari dopo aver atteso l’arrivo dei cameramen, pensando a chi chiudeva i porti lasciando centinaia di esseri umani in sofferenza in mare aperto. Pensando a chi crede e condivide un personaggio del genere e ne condivide l’odio che diffonde. Scoprire che ancora c’è chi ha sentimenti di umanità, di accoglienza, di fraternità tra le genti a prescindere dal colore della pelle, scoprire che c’è chi ancora ha valori cristiani veri, c’è chi magari ha una copia del Vangelo in una delle valige in groppa ai due asini lo ripeto: mi ha rasserenato con una parte degli esseri umani, quella lo ripeto ancora con valori di umanità. Buon proseguimento, ragazzi.

“Rottofreno e il freno rotto: un esempio di etimologia popolare”, intervento di Daniela Castelli

Rottofreno (PC) sullla via Emilia: quanta gente passa, quanti scongiuri

L’etimologia,in senso proprio, è l’origine di una parola ricercata con metodo dagli storici della lingua.L’etimologia popolare, invece, è ben altra cosa. Il popolo, di fronte al nome di un luogo, spesso ha tentato da solo di darne una spiegazione basata sulla fantasia e non sulla ricerca storica. Di conseguenza l’etimologia popolare, che spesso è buffa, è solo una curiosità, che non ha alcun valore.Ve ne offro un esempio.Rottofreno è un paese del Piacentino.Secondo una diffusa etimologia popolare, il termine deriverebbe dal fatto che, in quellla località, alla carrozza di Napoleone si sarebbe rotto il freno. Non esiste nessuna notizia storica di tale fatto. Ma molti sono risaliti addirittura ad Annibale, che, nei giorni della battaglia della Trebbia, avrebbe dovuto fermarsi in quella località per la rottura del morso(il freno)del cavallo.Un’altra assurdità, che ebbe però molta diffusione tanto che nello stendardo del paese è raffigurata la testa di un cavallo grigio con il morso rotto.
L’origine, anche se non certissima, è comunque ben diversa.Deriva da un termine germanico riferito agli abitanti del luogo:”roth fried”,”amante della pace”,storpiato poi nellla pronuncia longobarda per giungere alla latinizzazione “Rottofridus” e all’italianizzazione “Rotofredo” e poi “Rottofreno”.Quindi nesssun freno rotto né di Annibale né di Napoleone.

Piacenza: sul nuovo ospedale si dissociano i grillini della provincia ma nessuno ascolta

Rivolgendosi all’amministrazione di Piacenza, il Gruppo M5S Fiorenzuola, insieme al Gruppo M5S Castel San Giovanni, il Gruppo 4valli5stelle e ad alcuni attivisti, simpatizzanti e cittadini, con una nota ufficiale ha espresso la propria contrarietà sulla costruzione del nuovo ospedale a Piacenza. Invano: prontamente l’establishment romano del Movimento ha definito l’iniziativa fatta a titolo personale e non a nome del Movimento. In altre parole: il vertice del Movimento dissenta dai seguaci che dissentano. Non confondiamo il Movimento con i movimentini, perché uno vale uno ma prima vien lo zero un pò come con i mandati d’elezione.

La nota stampa – “Tutta la nostra contrarietà alla realizzazione di un nuovo ospedale a Piacenza, tutto quello che abbiamo cercato di comunicare alla politica locale, assume sempre più un connotato logico e di razionalità nell’uso delle risorse, quando si analizzano i dati e i documenti. Anche nella risposta all’interrogazione in Regione presentata dal M5S, l’assessore regionale Venturi non evidenzia reali, chiare, evidenti necessità per un nuovo ospedale ma solo una volontà politica a fini elettorali. Analizzando i documenti, inoltre si evidenzia un balletto di numeri e di dati approssimativi che cambiano nel tempo senza alcuna giustificazione.

Se l’Ausl di Piacenza non riesce ad esprimere le proprie esigenze, evidenziando problematiche non risolvibili nell’attuale struttura, se non con un generico “…ci vuole un nuovo ospedale…”, come possiamo fidarci della reale necessità sbandierata e della effettiva realizzazione di una struttura che davvero serva ai cittadini e non sia un credito elettorale? Senza dimenticare che i soldi non possiamo continuare a spenderli allegramente, dalla lettura delle varie dichiarazioni possiamo evidenziare numerose incongruenze, tra le quali indichiamo le principali:

1. il costo dell’opera è andato nel tempo riducendosi; dai 230 mln di euro del piano sanitario (marzo 2017) agli attuali 156 e spiccioli;

2. nel contempo è andata a crescere l’area complessiva dell’insediamento che è passata da 120.000,00 mq. agli attuali 160.000,00 mq.;

3. il numero di posti letto è andato nel tempo riducendosi. Già il piano sanitario prevedeva una riduzione rispetto alla situazione attuale; ma se é vero che è necessario costruire un nuovo ospedale per carenza di spazio e nel contempo si riducono i posti letto, qualcosa non torna;

4. l’Ausl continua ad indicare come i 120,00 mq/pl, presenti nell’ospedale attuale siano proprio una delle criticità che giustificherebbero la costruzione di un nuovo ospedale, ma nella Ricerca fatta da IRES Piemonte “Ospedali. Costi teorici di costruzione e di manutenzione” del 2017 si fa riferimento proprio ai 120 mq/pl. come superficie ottimale. Anche tale parametro è oggetto di un balletto. Ausl indicava infatti 200 mq/pl nel piano sanitario che sono diventati 160 mq/pl. dello studio di prefattibilità recentemante redatto. Quindi, appena costruito l’ospedale sarà sottodimensionato rispetto agli standard oppure no? Possiamo vedere in questi numeri uno spreco di spazio e quindi di risorse? Nessuna giustificazione viene data in relazione alla modifica di questo come degli altri dati fondamentali;

5. nella risposta all’interrogazione in Regione, viene dichiarato che i reparti attuali verranno tutti mantenuti, ma nello studio di prefattibilità non vengono esplicitati i reparti che saranno presenti (con relativi pl) e questo ci inquieta, visti i precedenti vissuti con gli ospedali di Castel San Giovanni e soprattutto di Fiorenzuola, per i quali si sono fatte promesse e poi concretamente e continuativamente i servizi sono andati riducendosi. Ausl deve essere chiara su quel che vuole fare;

6. nel piano sanitario si sottolinea come nelle cliniche private accreditate la collocazione dei pazienti sia difficoltosa e il servizio di scarsa qualità; allora sarebbe meglio, dovendo costruire nuove strutture, inserire nel nuovo ospedale anche posti di lungodegenza, facendoli tornare alla gestione pubblica, conferendo loro adeguata qualità. Occorrerebbe anche sapere quale cifra ricevono queste cliniche private per ogni posto letto (chiediamo a voi questo dato, che risulta fondamentale in un’analisi generale), perché questa è una spesa a carico della cosa pubblica. Perché ridurre i posti letto nel pubblico per aumentare eventualmente e successivamente quelli nel privato?

8. per l’ampliamento della dotazione di parcheggi non viene nemmeno considerata la possibilità di realizzarli in loco, costruendo un parcheggio multipiano nelle adiacenze dell’ospedale, visto che gli spazi disponibili ci sono;

9. l’ospedale viene continuamente descritto come ospedale a padiglioni, quando in realtà la gran parte dei reparti e posti letto sono nel Polichirurgico che è una piastra centrale con tre torri laterali, praticamente la stessa tipologia di edificio che si vuole adottare nella realizzazione del nuovo ospedale! Se problematiche ci fossero state nella tipologia a padiglioni, inoltre, Ausl avrebbe realizzato gli ultimi interventi ampliando il Polichirurgico e non costruendo nuovi padiglioni, come invece ha fatto;

10. nello studio di prefattibilità si dice di voler dotare il nuovo ospedale di servizi come l’asilo per i figli dei dipendenti, il centro diurno per i famigliari, ecc. salvo poi non conteggiarli nei costi. Visto che nella situazione attuale l’ospedale potrebbe comunque ampliarsi, se se ne riscontrasse e dimostrasse la reale necessità, in tale caso i padiglioni non più utilizzati per i servizi sanitari potrebbero accogliere l’asilo, il centro diurno e le altre funzioni dichiarate, che a questo punto potrebbero servire anche la città,non solo i dipendenti, determinando un intervento urbanistico di altro spessore.

L’attuale amministrazione ha detto sì al nuovo ospedale e si dovrebbe analizzare questa scelta non dimenticandosi la vicenda Caruso. Certo, i reati che gli sono stati attribuiti riguardano situazioni pregresse, esterne al Consiglio comunale, ma, trattandosi di legami con la ‘ndrangheta, si sa che questi gruppi criminali, normalmente tendono a infilarsi nelle questioni politiche.

Non a caso a un recente incontro sul tema delle infiltrazioni mafiose, qualcuno si chiedeva “Chi lo vuole il nuovo ospedale?” Questa domanda ce la dovremmo fare tutti e non metterla in secondo piano. E’ evidente che gli interessi eventuali di qualcuno si sviluppano poi nella scelta dell’area e nella successiva costruzione, ma chi ha deciso di farlo ha dato il via all’iter e sarebbe opportuno che esso fosse limpido, mentre come evidenziato nei dati indicati all’inizio, grande chiarezza non c’è e sarebbe il caso di farla.

Gruppo M5S Fiorenzuola / Gruppo M5S Castel San Giovanni / Gruppo 4valli5stelle / Attivisti, simpatizzanti e cittadini: Giuseppa Acquaviva, Ettore Avanzi, Emanuela Baldini, Rosalba Barile, Marco Bazzani, Stefano Benedetti, Luigi Betti, Angela Bonanno, Marco Bosi, Mariarosa Botti, Silvia Brega, Ornella Busacca, Silvia Cagnani, Daniela Calestani, Sonia Carbone, Adriano Carini, Danilo Carini, Massimiliano Davoli, Elena De Pantz, Claudia Di Resta, Paolo Ghezzi, Alex Ghigini, Sebastiano Grandinetti, Pierpaolo Lambrini, Carmen Madaro, Fabio Magistrati, Fausto Malvermi, Silvana Maserati, Angelo Moini, Alessandro Morelli, Fernando Palella, Alberto Piroli, Luigi Ragazzi, Alessandro Rizzi, Alberto Siclari, Davide Sigolo, Daniela Silva, Jasnica Socec, Angelo Stivale, Antonio Tagliaferri, Vincenzo Torricella, Simona Troni, Danilo Valeri, Marco Zappia, Salvatore Ziliani”.

Piacenza: Signora Sindaca che vien dal Contado, con quel rudo per strada così non va

Per governare una città bisogna viverla e soprattutto conoscerla. E per conoscerla nelle sue diversità, per capire che quel che vale in un luogo di quella città non è detto sia quel che va bene nelle altre zone della stessa città, probabilmente non basta arrivarci tutte le sante mattine dal paesello (Castelvetro) della sana e tranquilla provincia per chiudersi nello studio legale in centralissima zona Corso con al massimo una passeggiata fino al sempre centralissimo Tribunale passando per la piazza delli Cavalli prima (sede peraltro del Municipio) e per la piazza del Duomo, ovvero i due simboli della “meglio città”. Le immagini parlano chiaro, signora Sindaca di centro destra Patrizia Barbieri, avvocata dell’esimio foro piacentino, già stimata Sindaca nel suo paesello sicuramente più tranquillo e più omogeneo. Quel che si vede non fa decoro e men che meno onore a questa nostra città che Lei, con i suoi alleati leghisti, liberali, fratelli d’Italia e simili di varia natura dovrebbe ben governare. Iren, società privata a partecipazione pubblica elimina i cassettoni verdi per il rifiuto indifferenziato e in certe zone della città passa al ritiro porta a porta ovvero al rifiuto da collocare in appositi sacchi neri (che ogni cittadino deve acquistare al supermercato) sui marciapiedi? Marciapiedi ove restano per ore, magari dal tardo pomeriggio fino alla mattina successiva e in qualche caso anche per un giorno intero o per un bel paio di giorni. Le sembra che le immagini scattate in un tardo pomeriggio estivo intorno alle 18 (ora ancora calda illuminata da un sole generoso di luce ancora per ore ed ore) un paio di giorni fa costituiscano un decoroso biglietto da visita per questa nostra città? E si badi bene: non siamo in un’estrema periferia degradata, non siamo in una baraccopoli, siamo in una via del centro storico, a poca distanza dalle piazze che come dicevo Lei frequenta quotidianamente. No, così non va bene. E non pensi di scaricare sui cittadini e sugli abitanti le colpe. Sono stati adeguatamente informati da addetti preposti che con pazienza hanno spiegato tempi e modalità accertandosi che l’interlocutore capisse nonostante l’età avanzata o la provenienza da altre terre lontane? Se lo si è fatto non ha prodotto i risultati voluti. Si è pensato di intervenire ad ogni comportamento non conforme per correggere e correttamente indirizzare chi ha sbagliato? Insomma: Lei rappresenta la municipalità ma nessuno della municipalità passa mai nelle vie dove passo io? Nessuno della municipalità alza il telefono per informare Iren che non è così che dovrebbe funzionare un importante servizio pubblico?

Anche i mici randagi hanno fame: “Impronte feline” si attiva per loro

Una raccomandazione di Elena Milani in fb: Vi va di farmi felice?? Mi condividete a balla anche in pagine e gruppi di Piacenza la locandina x favore?? Più gente che vuole aiutare lo sa, più gente passa. Più cibo raccogliamo, più gatti possiamo aiutare.
E se le pappe sono tante tante possiamo aiutare anche altri volontari o privati che sfamano randagi a spese loro solo x amore… Ci piacerebbe poter fare di più e ognuno di voi, che x noi è importante, può aiutarci tanto con le condivisioni!
Impronte Feline GRAZIE DAI VOLONTARI!

Immagini chiare: gestire la cosa di tutti è fatto serio. Lo ricordi il giovanissimo eletto Presidente del Consiglio Comunale

Immagini che parlano chiaro e non lasciano dubbi. Prendiamola da lontano: politica significa gestione delle cose e per gestire (fare politica) bisogna saper cosa fare, saper come fare e finalmente fare. Insomma: politica va a braccetto con capacità, professionalità, competenza, esperienza. Certo viviamo una stagione nella quale non tutto si presenta così lineare, specie a Piacenza per alcuni episodi che inevitabilmente suscitano perplessità e sconcerto. Prendiamo il caso della vicenda che sta coinvolgendo la carica istituzionale di Presidente del Consiglio Comunale. Una poltrona di indubbia importanza “politico/gestionale” il cui titolare, eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, è stato arrestato per (presunta) collusione con la ‘ndrangheta. Prontamente il Consiglio, con i voti quasi unanimi del centrodestra, ha provveduto alla sostituzione nominando un giovane rampante ventiquatrenne seguace di Salvini. Certo, laureato, ma di nessuna esperienza di politica gestionale e, come si suol dire, dalla laurea al fare ci sta di mezzo il mare. Nel senso che il rischio di inadeguatezza e conseguentemente di ‘bruciarsi’ la carriera é elevatissimo. Un pò insomma come nominare primario ospedaliero un medico neolaureato e neoassunto. Così, per analogia, dicono anche le immagini riportate: Iren, società privata a partecipazione pubblica che gestisce la raccolta dei rifiuti nella città improvvisamente ha tolto tutti i bidoni verdi destinati all’indifferenziato puntando ad un obbiettivo del 97% di adeguatezza della raccolta peraltro privilegiando la collaborazione diretta da parte dei cittadini casa per casa e la collocazione sulle strade delle diverse tipologie di rifiuto con il ritiro limitato però ad alcuni giorni della settimana. Una scelta a dir poco ‘talebana’ con evidenti disagi da parte dei cittadini e rifiuti abbandonati ‘fuori sede’ (come già documentato), bidoni stracolmi, situazioni discutibili stante la calura imperante e anche qualche episodio che, per non piangere, fa sorridere. Così il caso di un amico, residente in zona centro città, assente nei giorni di distribuzione dei bidoncini che si ritrova una mini discarica casalinga: nessun problema, gli è stato detto, “verrà contattato telefonicamente per la soluzione“. Sono però passati giorni con il telefono inesorabilmente muto e la minidiscarica ferma nell’abitazione dell’amico. Certo, mi auguro ed anzi sono certo che alfine la telefonata sia arrivata e con la telefonata i bidoncini. Da parte sua l’amico sicuramente avrà nel frattempo acquistato di tasca sua i sacchi neri da periodicamente collocare sul marciapiedi contribuendo al miglior decoro della città. Insomma, far politica, saper far politica gestionale è cosa seria. Le immagini, Iren o non Iren, non fanno certo onore a quel centrodestra che governa e gestisce il nostro Comune e non si provi a scaricare le colpe sulla maleducazione dei cittadini e soprattutto, come ho sentito in qualche bar, sugli stranieri: il difetto sta nel manico e nella mano che il manico dovrebbe controllare limitandolo nei voli pindarici della fantasia talebana. E quanto al giovane eletto Presidente del Consiglio Comunale? Tanti auguri per il coraggio (di chi lo ha nominato) e, per quanto lo riguarda, attenzione ai cattivi consiglieri ovvero a scelte non adeguatamente ponderate andando in fiducia a presunti ‘esperti’ di politica che in realtà tali non sono.

Differenziata da record a Piacenza? Sì, buona parte sui marciapiedi!

Piacenza

Rindondante e rimbombante prima pagina del quotidiano Libertà per magnificare l’azione di Iren in materia di raccolta differenziata dei rifiuti:”Differenziata da record Piacenza balza al 68%“. In realtà leggendo l’articolo scopriamo che il dato rappresenta la media provinciale della raccolta anno 2018, andando dal podio conquistato dal Comune di San Giorgio (88,7%) al minimo di Cortebrugnatella dove la lancetta segna un miserello 7%. La città vanta un 65,7% di raccolta appropriata che ci pone piuttosto distanziati rispetto alla media delle altre città della Regione. Da questa presa d’atto consegue, probabilmente, l’azione col pugno di ferro avviata da Iren con l’eliminazione dei cassoni quelli verdi destinati alla raccolta generica del di tutto un pò. Con contemporanea riduzione dei giorni di raccolta che sarà effettuata porta a porta con obbligo dei residenti casa per casa di portare i rifiuti debitamente differenziati sulla strada. Con i condomini che si stanno organizzando indicendo assemblee straordinarie per approvare la stipula di contratti con ditte specializzate per la gestione dei cassoni comuni posti nei cortili interni e loro lavaggio. Insomma, costi scaricati sui cittadini. Infatti, come mostra l’immagine, se tantissimi cittadini collaborano o comunque subiscono le nuove indicazioni di Iren, altri per mille motivi seguono diciamo percorsi diversi. Non era preferibile studiare l’introduzione di nuovi metodi meno talebani e più graduali tenendo conto delle specificità delle diverse zone cittadine e dei conseguenti diversificati problemi dei cittadini?

Piacenza: sarà qui la festa? Certo: di Iren che risparmia sui rifiuti e scarica i costi sui cittadini

La città pulita? E’ sicuramente più bella ma la raccolta differenziata chi la fa?

Dunque: Iren, società a composizione mista pubblica e privata, cambia le regole della raccolta differenziata: elimina tutti i cassoni verdi per i rifiuti ‘indistinti sparsi in vari punti della città. Si passa all’obbligo per ogni cittadino di portare i propri rifiuti di fronte all’ingresso di casa, sulla strada, per il ritiro. Che avviene giusto in un paio di giorni alla settimana (ad esempio il lunedì) nelle prime ore della mattina. Così i piacentini sono costretti a portare i rifiuti in strada la sera precedente realizzando un sistema non proprio invitante alla vista. Basta pensare a strade come via Roma: tante case, tanti rifiuti in rigorosa ordinata fila sui marciapiedi già di loro strettini.

Plastica, vetro, carta, di tutto di più e la differenziata fattela tu

E se gli abitanti di un megacondominio sono prevalentemente anziani? Nessun problema: si contrattualizza, a spese del condominio esso medesimo, una ditta privata che arriva nei bidoni differenziati collocati in cortile e porta il rifiuto sulla strada nelle primissime ore del mattino. Insomma: Iren, partecipata comunale, risparmia costi che scarica sui cittadini in aggiunta alla tassa vera e propria (la Tari). Risultato? Qualche piacentino si ribella e, come abbiamo già documentato, dove stavano i cassoni verdi lascia borse, borsine, scatole. Oppure, più educatamente, utilizza quei cestini posti agli angoli di piazze e qualche via che dovrebbero servire per qualche mozzicone o altri rifiuti occasionali minimali lasciati da passanti occasionali. Cestini che straboccano rifiuti. Di ogni tipo tanto da far pensare che nella zona si sia tenuta una qualche festa sull’asfalto della strada e, invece di riempire di rifiuti la strada, cittadini educatissimi abbiano pensato appunto di usare questi cestini. Oppure la verità è un’altra? E il Comune, l’Amministrazione del Sindaco Barbieri, che fa? Fa mostra di nulla tanto ad agire é Iren? Già, ma Iren é a partecipazione pubblica, l’Amministrazione Comunale che dovrebbe tutelare i cittadini, non può tirarsi fuori: cara Sindaca (ancorché residente a Castelvetro), cari  assessori e consiglieri comunali (ivi compreso il Levoni residente in riviera), anche se vi credete assolti, siete i primi ad essere coinvolti.

Ed ecco chi la pizza se l’é mangiata. Da asporto. Per la strada?

Piacenza: non di sola erba si muore, per strada ecco anche i rifiuti (invero però abbandonati ma ben ordinati)

Piacenza: tu mi togli i cassettoni, sorgono erbazzoni e  scatoloni ma ben ordinati e differenziati

Vengono tolti in un sol colpo tutti i bidoni verdi per rifiuti misti disordinati a favore della (giusta idea di) raccolta differenziata? Bene, ma forse occorreva gradualità: l’amministrazione municipale segue il principio talebano del tutto e subito? Ecco la risposta di alcuni cittadini (e non sono marocchini). Là dove stava il cassettone c’è chi lascia un bel mix di rifiuti. Plastica, vetro, umido. Ma attenzione: tutto ben ordinato e anche differenziato! E dovearriva l’uomo, la natura non vuol essere da meno così ecco sorgere cespuglietti ed erbazzoni, alla faccia del bando per l’assegnazione del servizio di manutenzione del verde finalmente giunto alla fine dell’iter procedurale con l’attesa assegnazione ad una ditta di Cremona.

Piacenza: Viale Patrioti

E, a proposito della situazione del verde, effettivamente va riconosciuto che qualche novità si profila: solo domenica pubblicavamo una immagine di cespugli selvaggi all’ombra dei tigli di viale Patrioti ma ecco lo sfalcio promesso è arrivato! Lasciamo stare il dettaglio che parte dell’erba secca tagliata viene lasciata in loco: questo sarebbe il meno. Il problema è che, a pochi passi, tutto è come prima, più di prima, peggio di prima, oggi più di ieri e meno di domani. L’assessore Mancioppi aveva dichiarato che in 15 giorni saremmo tornati alla normalità. Mancano 4 giorni, staremo a vedere. Intanto i dipendenti comunali, accusati di aver rallentato le procedure di assegnazione dell’appalto, respingono le accuse affermando che, con l’attuale giunta, se i risultati sono buoni il merito sarebbe dei politici, se invece gli erbazzoni crescono le colpe sarebbero degli impiegati lazzaroni. Morale: la colpa è una bellissima donna, che nessuno vuole. Ed erba e rifiuti crescono.

Amazzonia? No, Piacenza: piazzale Libertà

Piacenza: lo sfalcio dell’erba dove la giunta passeggia, tipo polvere sotto il tappeto

Spariti i cespugli amazzonici in prossimità del ponte ex ferrovia per Bettola

Qualche giorno fa una rappresentanza della giunta, Sindaco in testa, si è presentata in via Calciati ad ammirare i lavori dell’ultimo supermercato sorto alla velocità della luce nell’area dove finora sorgevano abbandonati e dimenticati i magazzini di Mazzoni trasporti, una ditta da tempo trasferita altrove. La visita, immortalata con tanto di fotografia destinata alle pagine del quotidiano locale, non si è ben capito cosa volesse significare. Quale sia infatti il vanto ipotetico della giunta comunale per questa realizzazione non è ancora ben chiaro: un nuovo supermercato dove già ne esistono due con conseguenti chiusure dei negozi del piccolo commercio di vicinato, un marciapiede che comprende una pista ciclabile realizzato eliminando un paio di decine di posti sosta per auto, un grande parcheggio al servizio del nuovo supermercato tutto fatto di cemento, alcune delle poche piante un tempo presenti tagliate senza misericordia (non bastava spostarle altrove? Così aveva chieso una cittadina all’assessore Mancioppi senza ottenere risposta). Insomma, forse qualche luce (da dimostrare) ma anche molte ombre che, come ha scritto una cittadina indirizzando una lettera sempre al quotidiano, il consiglio alla politica sarebbe di “volare basso”. Ma quel che più fa sorridere è che, lungo il breve tragitto seguito dalla delegazione di giunta (via Calciati, ponte ex ferrovia per Bettola) è intervenuta immediatamente la nuova ditta di Cremona aggiudicataria dell’appalto per la manutenzione del verde.

E questo sarebbe uno sfalcio a regola d’arte? Erba secca in attesa di mozzicone di sigaretta acceso per poter bruciare?

Un’aggiudicazione tardiva che, causa pioggie abbondanti, ha trasformato il presioso (in quanto poco) verde cittadino in esempi di foresta amazzonica con parchi impraticabili e cespugli sulle strade che, limitando la visuale, sono diventati pericolosi per automobilisti e pedoni specie in prossimità delle zebre. Ora finalmente l’aggiudicazione è stata fatta. Non interessa che la ditta piacentina già aggiudicataria in precedenza ritenga opportuno ricorrere contro il bando. Non interessa che l’amministrazione pubblica anzichè valutare l’operato dell’assessore Mancioppi, leghista, abbia puntato il dito contro gli uffici tecnici passando gli atti alla Procura della Repubblica nell’ormai classico “stile Di Maio/Salvini” (la colpa di ogni fallimento attuale è sempre di chi ha governato prima o comunque di altri, del Pd e spesso della sinistra tutta). Quel che interessa è vedere che nello stesso punto, sul lato opposto della stessa strada, nella vicina piazza Libertà, in viale Patrioti, nella stessa rotonda di piazzale Velleia, alla faccia del Mancioppi la foresta regna sovrana.

Ponte ex ferrovia per Bettola, lato opposto a quello della passeggiata esplorativa della giunta Barbieri. Tutto come una settimana fa, esempio di decoro cittadino

Ma non solo: contemporaneamente al post pubblicato domenica scorsa (vedi qui) tramite il quotidiano l’assessore annunciava che, massimo in 15 giorni, lo sfalcio sarebbe arrivato a regime e la situazione tornata alla normalità. Di giorni ne sono passati sette e per ora risultati non se ne vedono, in zona piazza Libertà. Quindi: o la giunta riprende con le sue passeggiate primaverili o il Mancioppi se ne va a casa oppure preghiamo che il tempo sia clemente e non piova più. Insomma, tutti vestiti da indiani pellerossa a ballare ululando la danza del sole.

Viale Patrioti, oggi, domenica 9 giugno. E la promessa dell’assessore Mancioppi di un ritorno alla normalità in 15 giorni? Sette sono passati, vedremo tra i prossimi sette.

Piacenza: chi ha deciso la raccolta dei rifiuti gestita con criteri talebani?

Plastica, carta, lattine, alluminio, scatolame, il tutto vetrificato?

La raccolta differenziata dei rifiuti finalizzata ad un corretto smaltimento o addirittura recupero del consumato (si pensi alla carta, alla plastica, all’alluminio dello scatolame, ecc.)? Non solo legittima ma auspicabile, se vogliamo prima di tutto non solo una città ma un mondo migliore, più pulito, più sano, con meno rifiuti da affondare in mare o lanciare nello spazio ridotto a modello di pattumiera. Tuttavia. Se dall’auspicio passiamo drasticamente dalla sera alla mattina a un cambio di passo totale, siamo solo talebani e i risultati sono ben diversi da quelli che qualche oscuro burocrate talebano può aver immaginato lavorando isolato dalla realtà. Viene disposto di passare completamente alla raccolta differenziata con bidoni a diversi colori ciascuno per tipo di rifiuto? Viene disposta l’eliminazione totale dei bidoni verdi finora destinati alla raccolta del capita quel che capita? La volontà è quella di passare da uin 60% di raccolta propria al 100% da un giorno all’altro? La volontà è quella di non tener conto di una quota differenziata di cittadini? Si ritiene che una novantenne con ridotte capacità motorie abbia la stessa capacità ‘reattiva’ di un cinquantenne abituale frequentatore di palestre e corsi di danza? I risultati li ben vediamo illustrati nelle due immagini piacentine, elegia dell’acutezza dei tecnici incaricati di gestire le modalità di raccolta.

Sacchi sparsi in attesa di passaggio ritiro due volte a settimana: e quando il caldo esploderà?