“Il tempo che verrà”, lirica di Ornella Quaglia, poeta in Gropparello

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Gli alberi a Marzo, colori acrilici su cartone telato, di Giada Ottone

E quando ancora bacerò
il velluto dei tuoi petali,
dolcemente li respirerò
perché nessuno possa negare
il pudore delle mie labbra.
Alzerò lo sguardo
per essere più vicina
all’azzurro
di un cielo immenso
tra immaginati voli
d’angeli solitari.
Il tempo che verrà
lo vivrò
petalo per petalo,
bevendo
ogni goccia di rugiada:
preziose gemme
nei prati curvi
ai passi silenti,
dove il vento
coglie carezze
per chi lontano attende.
Amo il cielo
sopra la finestra,
l’aria,
il soffio della vita,
il gioioso abbraccio
delle ampie fronde
lungo la strada d’ogni giorno.
Amo la pioggia
madre d’ogni seme
sorridente
arcobaleno dei fiori.
Amo il sole,
il torrente
e il canto dell’acque.
Amo la sera
dolce malinconia,
la luna
poesia della notte,
il vento
lieve carezza nel sonno.
Amo vivere
con questa quiete dentro
amo essere nell’amore,
come polvere di nuvola
e colore libero
di spandersi nel mondo.

“Ti chiamo Amore”, lirica di Francesco Montella, poeta in Napoli

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Incrocio d’amore, olio su tela di Luca Borelli

Ti cantano e ti decantano
nei boccali dell’intimità
per non tratteggiare corpi
ma per scoprire l’emozioni …
Ti chiamano Amore
che mi sa tanto di privativo
con quell’A che punta l’alto
come dardo senza bersaglio,
indeciso e impreciso …
Nelle menti sei sovrano,
nei cuori imprigioni ragioni …
ma nessuno t’afferra per quel che sei.
Ti cantano e ti decantano
ma io preferisco abbracciarti
nel silenzio del viverti
tra un sorriso …
e un broncio che non è deriso.

Piacenza: “Il genio delle donne”, ultimo giorno della mostra fotografica a Borgo Faxhall

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Ultimo giorno per ammirare in Galleria Borgo Faxhall la mostra fotografica “Il genio delle donne” ovvero viaggio alla scoperta della donna tra Italia e Uganda proposta da Africa Mission, cooperazione e sviluppo.

Africa Mission, fondata nel 1972, ha fin dall’origine lo scopo duplice di far conoscere le missioni e di aiutare i missionari cattolici e le loro opere sociali in Africa. Dopo circa trent’anni, è oggi un movimento missionario laicale: vuole essere movimento ecclesiale di animazione, formazione e di opere, dove i laici trovino modo di esprimere, coerentemente e concretamente, con la loro vita cristiana, con l’aiuto fattivo alle missioni e il servizio volontario in Africa, quella vocazione missionaria che deriva ad ogni cristiano dal Battesimo.

Braccio operativo di Africa Mission è invece la ONG Cooperazione e Sviluppo, ufficialmente riconosciuta come idonea alla realizzazione di progetti di cooperazione internazionale.

In oltre 40 anni di attività, il Movimento ha portato aiuti in Ghana e Nigeria, Mozambico, Etiopia, Eritrea, Angola, Sudan, Tanzania, Rwanda, Guinea Bissau, Ciad, Zaire, Somalia, Niger e Madagascar, concentrando il suo impegno soprattutto in Uganda.

Dalle origini ad oggi (2013), sono stati allestiti 92 aerei cargo, 832 container, 45 TIR, carichi di oltre 12.298.196 kg tra generi alimentari e di prima necessità, attrezzature sanitarie, agricole, meccaniche, sanitarie e scolastiche.

La mostra, dedicata al ruolo, alla creatività, alla fantasia della donna, presenta fotografie realizzate da Maria Vittoria Gazzola, da Elisabetta Paraboschi, da Gianni Cravedi proponendo un interessantissimo reportage di una terra piena di contraddizioni, magica e affascinante come solo l’Africa sa essere.

Per molti motivi, si sa, la Galleria di Borgo Faxhall … boccheggia, con molte vetrine desolatamente vuote, coperte da grandi teloni con immagini della città. Per questo, in collaborazione con il Comune, già da tempo si é aperta ad eventi culturali che rendono appagante la visita.

Il suggerimento dunque é quello di non perdere l’opportunità regalandosi un tranquillo tardo pomeriggio per ammirare con calma le immagini proposte tra l’altro anche dall’associazione ‘La fabbrica dei grilli‘. Con un avvertenza: la mostra si trova al piano livello strada mentre, alle 18.00, nulla vieta un passaggio al 1° piano nella sede dell’associazione ‘Piacenza Cultura e Sport‘ dove si presenta ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo‘ di Pontegobbo editore. Insomma, un paio d’ore d’impegno e solidarietà a Borgo Faxhall. Perché no?

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” con il racconto del viaggio di Agostino Zanetti, agronomo, nell’Exclusion Zone

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Questa risulta l’ottava ‘uscita’ con “Il soffio del vento” a parlare di nucleare ed ogni volta, ad ogni incontro, si approfondisce, si colgono aspetti nuovi che sfuggono ai più, notizie trattate e diffuse con grande circospezione restando spesso nella nebbia delle troppe informazioni (inutili) che ad ogni minuto, in ogni giorno, ascoltiamo.

Immagine tratta dal video realizzato da Agostino Zanetti nell’Exclusion Zone a Chernobyl, un’esperienza della quale si parlerà domani, mercoledì 22 marzo alle 18 su iniziativa dell’associazione Piacenza Cultura e Sport alla Galleria Borgo Faxhall alla presentazione di “Il soffio del vento, da CHernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni

Di pochi giorni fa la ‘celebrazione’ del disastro della centrale nucleare di Fukushima-Daiichi dell’11 marzo 2011. Sono notizie terribili. La società proprietaria riconosce livelli di radioattività che potrebbero uccidere un essere vivente in pochi minuti e anche i robot inviati sia per esplorazione che per interventi non riescono a raggiungere le zone nelle quali la radioattività raggiunge livelli altissimi. Nella migliore delle ipotesi dopo un’ora di esposizione smettono di funzionare.

Il famigerato reattore 4 della centrale V.I. Lenin di Chernobyl, in Ucraina

  I lavori di bonifica delle scorie sicuramente non cominceranno prima del 2021 per concludersi dopo almeno 40-50 anni, e i costi lievitano, fino alla cifra di 170 miliardi di euro. Tre anni fa le stime parlavano della metà.

L’ingresso controllato dai militari che escono dalle casematte in cemento armato per massimo pochissimi minuti

Furono 160mila le persone evacuate e ancora oggi sono molto poche le persone e i tecnici disposti a lavorare in zona esponendosi ai rischi di contaminazione per cui proseguono estremamente a rilento i lavori di bonifica compresi i lavori di impermeabilizzazione dei terreni collinari per evitare che l’acqua entrando nei reattori venga poi scaricata nell’oceano. Non resta che ribadire: vale la pena, correre rischi di questo tipo?

A Prypiat, la cittadina costruita per i tecnici e i lavoratori della centrale, abitavano in 45mila. Ora é solo desolazione, la vegetazione ha occupato tutti gli spazi e naturalmente si tratta di una vegetazione che continua ad evidenziare inquinamento radioattivo

 Attualmente l’energia nucleare che acquistiamo dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Slovenia, rappresenta l’1,5% del nostro fabbisogno elettrico. Uno sviluppo dell’energia solare (attualmente l’8% del fabbisogno) per esempio realizzando impianti per ogni nuovo edificio pubblico costruito (come per esempio il costruendo ospedale nuovo di Fiorenzuola d’Arda) ci permetterebbe di raggiungere la totale indipendenza dal nucleare. Perché non provarci?

Migliaia di mezzi abbandonati in quanto colpiti dalla nube radioattiva: i mezzi dei pompieri, i pullman usati per l’evacuazione, gli elicotteri, i mezzi blindati. Il nucleare? Solo costi abnormi

“Mi manchi”, libro di Lumturi Plaku, esule albanese, presentato alla Galleria Borgo Faxhall

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Buona la prima, parafrasando il linguaggio del cinema, per la rassegna “Mercoledì ci PIACE a Borgo Faxhall” che ha preso avvio con la presentazione di ‘Mi manchi‘, il racconto di Lumturi Lume Plaku, esule albanese arrivata in Italia nel 1991 in fuga dal sistema dell’ortodossia comunista. 165 pagine, edito dalla casa editrice ‘ADA’ di Tirana interamente nella nostra lingua, racconta di quei giorni quando migliaia di albanesi decisero di fuggire salendo su due grandi navi ed altri natanti più piccoli per sbarcare a Brindisi. Era il 7 marzo 1991 e l’Italia conosceva un fenomeno al quale era assolutamente impreparata e quegli immigrati li ha accolti con molta freddezza.

Lumturi Plaku, per gli amici specie italiani più semplicemente Lume, prolifica autrice di 9 libri di prosa, racconti, fiabe, poesia.

“In quei giorni …
Le sofferenze della mia terra, soffocata da una vita terribile,
spaccavano i cuori, provocando una grande emoraggia
portavano nel mondo le loro sapienze e mestieri
lasciando l’Albania in povertà, malata e distrutta.
Quei giorni …
Erano di febbre, cielo scuro, sole coperte dalle nuvole nere,
piagge di lacrime dappertutto, piangevano i cuori delle mamme,
i bambini per i genitori, le sorelle per i fratelli che scappavano,
piangevano quelli che andavano e tutto quelli che rimanevano”.

Lume, Claudio Arzani che ha condotto la serata, Dalila Ciavattini che con Laura Dametti, Elena Libé, Francesca Molinari si é alternata nella lettura di brani e poesie tratti dal libro.

Oggi, 27 anni dopo, possiamo dire che Lume, come tanti suoi connazionali, si é integrata, ormai le due culture camminano di pari passo come dimostrato proprio dalla decisione di scrivere il libro completamente in italiano mentre sette di quelli precedenti erano nella lingua d’origine ed uno bilingue. Benvenuta tra noi quindi, Lume. Ed é questo il ‘messaggio’ ascoltato mercoledi 15 marzo dove il pubblico, proprio come avrebbe voluto lei, praticamente era quasi esclusivamente composto da italiani. Con un solo rammarico: l’assenza dell’informazione, dal quotidiano locale, Libertà, ai quotidiani on line, comunque riequilibrato dalla presenza, a titolo personale (indice quindi di un grande interesse personale per le vicende di Lume, della giornalista Maria Vittoria Gazzola.

Una presenza speciale del tutto inaspettata: Caterina Certa, poeta in Piacenza

L’ultima annotazione: copie del libro sono a disposizione presso la sede dell’associazione Piacenza Cultura e Sport al 1° piano della Galleria Borgo Faxhall dove tra l’altro ci si ritrova mercoledì 22 sempre alle 18 con la straordinaria presenza di Agostino Zanetti, agronomo, che porterà la testimonianza del viaggio nella Exclusion Zone dell’area di Chernobyl.

Fabio Malusardi, Presidente dell’Associazione Piacenza Cultura e Sport promotrice della rassegna “Mercoledi ci PIACE a Borgo Faxhall”, 7 mercoledi con la letteratura che significa solidarietà e integrazione tra culture conviventi

Piacenza: si organizzano in Movimento i fuoriusciti da Pd e SEL

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Piacenza, 18 marzo 2017. Assemblea per la costituzione di ‘Articolo 1 Movimento Democratici e Progressisti’. Presenti Pierluigi Bersani, Maurizio Migliavacca e Maria Cecilia Guerra

Era un giorno di ottobre del 2007, nasceva dalle ceneri dei DS il PD. In virtù di una convinzione profonda di Massimo D’Alema: nel BelPaese la sinistra, da sola, non avrebbe speranze di vincere le elezioni.

Poche settimane prima, come delegato al  Congresso regionale DS, avevo salutato amici e compagni di un percorso comune decennale perché io, di antica militanza socialista, “non volevo morire democristiano“.

Dieci anni dopo ieri ho riabbracciato molti dei compagni di allora e confesso, mi sono commosso. Riusciremo a ribadire i valori nei quali abbiamo creduto in gioventù, dal principio della democrazia al diritto al lavoro?

Non so, il cammino é difficile, la società é profondamente cambiata, oggi predomina un indirizzo leaderistico, il bisogno di un capo decisionista, Renzi e Marchionne non solo dialogano amabilmente ma s’aggirano sottobraccio nei corridoi della grande fabbrica, lo Stato centralizza tutto, la logica economicista domina sacrificando servizi sociali elementari, si concentrano gli ospedali sempre più lontano dalla residenza dei pazienti, si tolgono le risorse agli enti locali, si consente a condannati in Tribunale per peculato di sedere sugli scranni parlamentari. E la lista sarebbe lunghissima tanto da garantire spazio ai populismi e ai movimenti di protesta che si rivelano incapaci di governare.

Allora? Difficile aver certezze ma, per dirla semplicemente, proviamoci almeno. Continuiamo a credere nei valori che avevamo da giovani, continuiamo a credere che la sinistra possa dimostrare che D’Alema aveva ed ha torto, che la sinistra possa governare il BelPaese secondo principi e valori progressisti senza intrupparsi con i conservatori Berluscone e Alfano, con la finanza senza scrupoli, con gli industriali che prendono finanziamenti dallo Stato e il giorno dopo delocalizzano la produzione, senza lasciare spazio alle ambiguità di Di Maio, della Raggi e del Movimento di Grillo.

“I piani segreti del Club Bilderberg” di Cristina Martin Jiménez: il commento di Carmelo Sciascia

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Finisce con una frase poetica, quello che dovrebbe essere un libro di fredda analisi politica ed economica: “La vera rivoluzione è in voi”. Il titolo del libro: I piani segreti del Club Bilderberg, Sperling & Kupfer editore. Il Club Bilderberg è un vero e proprio ossimoro, rappresenta quanto di più misterioso e di conosciuto possa dirsi contemporaneamente di una organizzazione. L’autrice è una giornalista e scrittrice spagnola Cristina Martìn Jiménez. Alcune affermazioni dell’autrice sembrano ovvie e vere, altre meno ovvie, sembrano ugualmente vere. Eccone alcune: “La libertà di stampa sta alla democrazia come l’acqua sta all’albero”; se viene meno la libertà di stampa abbiamo la fine della democrazia. È questo cui stiamo assistendo. La stampa, la pubblicità, il cinema, tutti i mezzi i comunicazione di massa sono concentrati in poche mani facenti parte a consorterie del Club Bilderberg. (Può sembrare strano ma pensate che in Italia un giornale come il Corriere della Sera ha avuto un direttore come Franco Di Bella iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera n. 1887). Oggi siamo bombardati da continui messaggi che ci dovrebbero informare su tutto, ma constatiamo che così non è. Assistiamo invece a quanto teorizzato dal professore Ramon Reig: la troppa informazione provoca la paralisi del pensiero, la sua ibernazione.
Quale il fine del Club? La risposta sembra l’abbia data lo stesso Rockefeller: “Qualcosa deve prendere il posto dei governi e il potere privato mi pare il soggetto più indicato” (Newsweek International del 1° febbraio 1999). La globalizzazione viene quindi concepita come formazione di un mercato unico, con una unica moneta di scambio. L’Europa, in questa ottica è diventata un mercato unico con una moneta unica. Scopo ultimo dei bilderberghiani è dare vita ad un governo politico ed economico mondiale che operi al di sopra degli Stati sovrani. Potremmo definire il loro sistema politico una dittatura democratica sotterranea, non un sistema totalitario, ma una democrazia apparente e formale dove viene fatto credere ai cittadini di essere liberi, mentre l’unica libertà è rappresentata dal mercato, i diritti del mercato sostituiscono quelli dell’uomo.
Il filoso spagnolo Pio Baroja afferma che è più facile raggirare un’intera comunità che un individuo. Chi ha perso le proprie radici, i riferimenti umani e culturali in cui si è formato e cresciuto, è il soggetto ideale ad essere manipolato. Una lezione in tal senso ce l’aveva già data il nostro Pier Paolo Pasolini, con il passaggio dalla civiltà contadina alla società industriale. Ecco, secondo la Jimenez, alcune tecniche di manipolazione per mantenere l’individuo in uno stato di confusione e paura: fornire una scarsa preparazione scolastica, promuovere attività emotive e fisiche: sesso in eccesso, scene continue di violenza, scene di guerre nei mass media, dando cibo spazzatura per la mente, revisionismo storico, distogliere i pensieri dalle personali necessità ed indirizzarli a bisogni artificialmente creati. Le opinioni create nei talk show televisivi si diffondono facilmente, manipolano l’individuo e lo convincono di avere opinioni personali. Il vecchio panem et circenses viene rivisitato e scritto sotto la voce: calcio e centri commerciali. Le nuove divise militari sono gli abiti che indossano i giovani: uguali in ogni parte del mondo. Se un obiettivo del Club Bildenberg è seminare ignoranza, credo lo stiano raggiungendo, soprattutto in Italia, dove il sistema scolastico da riforma in riforma, è stato fatto regredire scandalosamente. Gli unici ad essere preparati dovranno essere solo coloro i quali dovranno lavorare per i mercati ed il profitto e che saranno formati dalle alte scuole di economia, credo fra esse ci possa stare (anche se non menzionata) la Bocconi, se non altro perché presieduta da Mario Monti.
Un elemento non trascurabile per il Club è la paura, l’infondere paura. Mi viene in mente un articolo di “Cronachette” di Leonardo Sciascia, che riporta un episodio sui fatti di Santiago del Cile: L’uomo dal passamontagna. “E allora ecco il fatto più spaventoso, più disumano del carcere, della tortura, della fucilazione: si è voluto, con l’uomo dal passamontagna, creare una indelebile, ossessiva immagine del terrore. Il terrore della delazione senza volto, del tradimento senza nome. Si è voluto deliberatamente e con macabra sapienza evocare il fantasma dell’Inquisizione, di ogni inquisizione, dell’eterna e sempre più raffi nata inquisizione”. La paura spinge a nascondersi, a non reagire. Un uomo che ha paura se ne sta in disparte, non partecipa. La paura viene inoculata con la menzogna. Ogni menzogna ripetuta tante volte diventa una verità. Niente di nuovo, questa teoria era già stata collaudata dal nazista Joseph Goebbels. La democrazia è il dialogo sul potere, cui noi non possiamo partecipare.
La crisi che si diceva passeggera, inizia guarda caso dopo l’istituzione dell’euro. Si è istituzionalizzata, dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona nel 2007, in quell’anno viene creata la Trojka, composta da BCE, FMI, Commissione Europea. Un’istituzione sovranazionale e per nulla democratica che, in cambio di aiuti economici, si sostituiva alla sovranità degli Stati. In cambio di questi cosiddetti aiuti si otteneva una politica di austerità: più tasse, tagli allo stato sociale (scuola, sanità, pensioni), riduzione dei dipendenti pubblici e delle retribuzioni.
La crisi delle banche, in parte conseguenza delle sofferenze legate ai mutui, sono state risolte con l’intervento di aiuti da parte dello Stato prelevando i soldi dei contribuenti, ottenuti dai risparmi dei servizi per i cittadini. Il banchiere Mayer Amshel Rothschild avevo detto: “Datemi il controllo della moneta di una nazione e non dovrò preoccuparmi di chi fa le leggi”, vista l’incapacità dei partiti politici di essere alternativi, sembra sia proprio così! in Italia, ci dice la Jimenez, nel 2011 è stato imposto presidente del Consiglio Mario Monti, con il pretesto della crisi, con il plauso di Romano Prodi, anch’egli bilderberghiano, come Renato Ruggiero ex ministro degli esteri.
Contro la menzogna, affinché tutto questo finisca, la speranza: prestate attenzione ai vostri bisogni reali, imparate a comunicare, a dialogare, cercate di imparare, istruitevi, studiate, usate il denaro con discernimento. Amate voi stessi ed il prossimo.
Abbiate il coraggio di sognare: “La ribellione è una sollevazione davanti ad attacchi economici o politici. La vera rivoluzione è in voi”.
Carmelo Sciascia

“Quanti morti a causa di Chernobyl?”: una domanda fatta a Fiorenzuola a margine della presentazione de ‘ Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Fiorenzuola d’Arda, 14 marzo 2017. Sala luminosa dell’ospedale. Presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” per iniziativa del Gruppo di Lettura della Biblioteca. Coordinamento Paolo Mario Buttiglieri, testimonianza di Augusto Bottioni, letture di Dalila Ciavattini. Con una proposta: per raggiungere l’indipendenza energetica sviluppare il ricorso all’energia solare dotando di impianti ogni nuovo edificio pubblico realizzato. A partire proprio dal ricostituendo ospedale di Fiorenzuola.

Ma quanti sono stati i morti causati dall’incidente di Chernobyl? La domanda é echeggiata, sabato 4 marzo nella sala luminosa del bar dell’ospedale di Fiorenzuola d’Arda in occasione della presentazione del libro ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo‘. Da parte di un ingegnere che, in quanto tale, di fronte alle scelte della tecnologia a suo dire non può definirsi contrario pur non tacendo qualche dubbio.

La stessa posizione del resto dichiarata da Augusto Bottioni, ingegnere a sua volta, che, come testimoniato nel libro, in quel 1° maggio 1986 si trovava a Leningrado (l’attuale San Pietroburgo), quando forse la nube radioattiva arrivò in mattinata sui manifestanti della festa del lavoro e sicuramente nel pomeriggio arrivò nei cieli di Caorso determinando, un paio di giorni dopo, la decisione del Ministero della Salute di vietare il consumo di latte fresco dopo i prelievi sulle vacche al pascolo che avevano rilevato presenze di radioattività.

Quanti furono dunque i morti dell’incidente nucleare di Chernobyl, uno dei 137 disastri rilevati e riconsciuti, sicuramente il più grave della storia fino al 2011, quando terremoto e maremoto hanno provocato un incidente di pari gravità in Giappone, a Fukushima-Daiichì?

Mercoledi 22 marzo ore 18.00 il prossimo appuntamento con “Il soffio del vento” a Borgo Faxhall (Piacenza, p.le Marconi) su iniziativa dell’associazione Piacenza Cultura e Sport. Sarà presente Agostino Zanetti, protagonista nel 2008 di un viaggio nella zona vietata

64 i morti di Chernobyl, causati direttamente dalle radiazioni secondo la versione delle autorità ‘ufficiali’. Ma quanti gli invalidi, quanti i suicidi per paura e mancanza di prospettiva, quanti i disturbi sociali, i tossicodipendenti, quanti gli alcolisti, quante la famiglie distrutte, quanti i bambini abbandonati, quanti i bambini ricoverati, quanti i bambini ospiti in orfanotrofi? Quanti i bambini rinchiusi in una stanza buia “per vedere se fanno luce verde“, come racconta Diana Lucia Medri, ‘bambina di Chernobyl’ oggi adottata nel nostro BelPaese?

Nella terra, in Bielorussia, in Ucraina, in Russia, continua ad essere presente il cesio che caratterizza i prodotti alimentari, incide sull’alimentazione umana e sul ciclo animale. Il latte, la carne, i prodotti della terra, dai funghi alle verdure, se inquinati incidono e diminuiscono le nostre difese immunitarie.

La leucemia é uno dei rischi più alti ma laddove le difese immunitarie si abbassano nessuna malattia é esclusa, anche se apparentemente non riconducibile direttamente al rischio radioattivo.

Così, l’ingegnere di Fiorenzuola (del quale purtroppo ignoro il nome), riporta il dato di una delle fonti ed ecco che i 64 morti diventano (‘tuttosommato solo’, par che dica) 400. Ma si tratta ancora una volta di un dato sottodimensionato, secondo altre fonti: GreenPeace denuncia dai 30 ai 60mila morti ‘indiretti’.

Chi può dire veramente quale sia la causa della nostra morte? La signora Ileana O. prende la parola con calma, per ricordare quel 1° maggio 1986, quando la nube radioattiva arrivava nel nostro BelPaese  era in campeggio sul Gran Sasso. Nei giorni a seguire il marito, raccolti quei funghi enormi spuntati all’ombra dei boschi, ne ha fatto grande scorpacciata. Fu quella la causa della malattia? Fu quella la causa di quella malattia che si è rivelata incurabile? Una risposta che nessuno può dare ma che fa chiedere: il nucleare, l’ignoto, la scienza e la tecnologia che possono sfuggire al nostro controllo, il rischio, ne vale la pena?

“La follia di Adolfo”, romanzo di Carlo Adolfo Martigli, Mondadori editore

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Una saga familiare, il racconto delle origini familiari di Martigli con Pietro, il conte, il capofamiglia in partenza nel 1911 per la controversa conquista della Libia. Nominato capitano, pur non avendo mai fatto il militare ma per il solo fatto d’essere di quella classe che chiamiamo aristocrazia (così del resto facevan tutti, a quell’epoca). A seguire il ritorno, le successive e ineluttabili difficoltà economiche, la prima Guerra Mondiale, i matrimoni, le nascite, i lutti, la Seconda Guerra Mondiale. Protagonista il già citato Pietro, conte ma anche massone, contrario alla guerra con simpatie socialiste, suo malgrado inviato al fronte e suo malgrado incarcerato con infamia (leggere per scoprirne le ragioni). Parallelamente in prima fila il fratello secondogenito, Adolfo. Viziato, sciupa femmine, capace di sperperare le ricchezze della famiglia, disertore che non potrà che emigrare all’estero, lontano dalla regia polizia. Eppure idolo del nipote e alla fine, osserviamo, il Martigli dei giorni nostri di secondo nome fa proprio Adolfo. In evidenza anche la cucina, quella della mitica Finimola, cuoca, fabbricante di manicaretti squisiti e (pare) nave scuola del signorino Adolfo. Insomma, un tuffo nella storia che in questo romanzo resta comprimaria sullo sfondo lasciando spazio a stramberie, piccoli vezzi, antiche consuetudini, errori, decisioni giuste, decisioni coraggiose e decisioni sbagliate che muovono tra i sapori e i colori di una terra, la Toscana, sanguigna, vivace e saporita come i personaggi che ne sono protagonisti. Da non perdere per le tante riflessioni alle quali ci induce. Una su tutte: nobili si nasce? Si diventa? Ma soprattutto val la pena restarlo?

 

“Tras-formazione”, lirica di Enrica Lisoni (EnLis), poeta in Piacenza

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Dimensione di luce, olio su tela di Gabriele Frigerio

Nel mio minuscolo mondo 
brandisco pezzi di vita
di falsi si
di falsi no 
armatura egoica 
anfratti di stoltezze
per-seguite 
senza incrinatura alcuna 
lungo il crinale degli anni 
minuscola creatura 
minuscoli sogni erranti 
iper mondo su misura
di nulla 
lacrime e lacrimogeni 
bombe quotidiane 
si staccano croste 
geologiche di anima 
abitudini 
svolazzano 
come spazzatura piroettante 
dentro e fuori 
si compie 
si compie 
si compie
la natura dell’essenza 
flusso è d’amore 
è crosta che impazzisce 
è verde 
è tonda 
si spacca il cuore 
navigato di illusioni 
in un minuscolo punto di luce 
ad espansione 
irreprensibile 
divino.