“Vivere una favola”, racconto di Gianna Brigatta ispirato dalla canzone di Vasco Rossi

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Phonecia in the Rain, oil on canvas by Sylvia Ruth Weinberg

Non sapete cosa vi perdete, voi che la notte dormite. Io non ho mai dormito più di poche ore. L’insonnia è la mia seconda esistenza, è tutta un’altra storia.  Da ragazzo, quando non si è né carne, né pesce, ma in cui ci si sente già carne, pesce e contorno, consideravo restare sveglio un atto di silenziosa insubordinazione. Ora, ho preso un cane nero come un temporale ed esce con me, scendiamo in strada quando mi passa il sonno. No, non vi dico che la città è nostra, che ve la rubiamo mentre siete nel mondo dei sogni, perché è tutta un’altra storia, non è una questione di possesso. Di giorno, guarda la città. Quante cose sembrano più grandi, sembrano importanti, quante stendono l’ombra del loro trono e regnano come invasori a cui un popolo ottuso ha costruito la corona, sacrificando spazi di libertà. Il buio fa giustizia, le ombre si fondono in un’unica notte. Quando anche i regnanti dormono, con gli occhi chiusi dai loro chiavistelli, per me e il mio cane contano solo i nostri passi senza meta, gli odori e i pensieri. Quante verità si trovano in una città che dorme, non farò uscire le mie adesso dalle tasche dei pantaloni, sono piccole come briciole e grandi più di questi palazzi, ma non è una questione di giudizio. Se voi non dormiste tanto, avreste le vostre da trovare. Di notte le verità non cadono mai dal cielo, succede solo di giorno. Di notte, semmai, cadono le stelle, anche in città. Guarda, guarda là, nel parco, sotto l’albero più grande, dove la chioma lascia sbirciare un ritaglio d’universo. Io e il mio cane affidiamo sempre un desiderio a una stella che cade, sempre uno diverso, ne abbiamo tanti e con le stelle bisogna fare così. Le stelle cadenti non sono le palline che sputa fuori una lotteria, nessuna stella tiene chiuso un genio nella propria lampada. Sono nostre sorelle, nostra madre è quell’universo che abbraccia tra le ali tutti i suoi figli. Vestiamo le stesse piume di ogni cosa che sta nel nostro mondo o molto lontano dal suolo che calpestiamo, le stesse anche di tutte quelle cose a cui non abbiamo ancora dato un nome, o che mai l’avranno perché ci resteranno sconosciute. Anche i desideri sono piccole cose, più grandi di me e del mio cane mentre sbirciamo il cielo tra i rami, ma piccoli rispetto al mistero verso cui li lanciamo. Il mio cane alza sempre il muso quando arriviamo sotto il grande albero nel parco, sono stato la sua stella quando l’ho portato via dal canile. Leggo ancora i suoi desideri, quando corre nel parco deserto appena prima dell’alba ed è felice. Nessuno di noi, nessuno tra me che non voglio correre e tutti quelli che corrono felici, è felice come lui. Credo che il suo desiderio più grande, quando guarda le stelle, sia un grande parco dove nel centro c’è una piccola città, magari fatta di una sola casa, la nostra, che dividiamo come un vagone che ci ospita nello stesso viaggio. I miei desideri forse sono piccoli come briciole rispetto ai suoi, ma non è una questione di dimensioni. I miei sono i desideri di un uomo dall’esistenza precaria, che non è né carne, né pesce, come tanti che adesso stanno dormendo. Non credo più a niente. La fiducia che affido alle stelle è come scrivere una favola per affidarla a una bottiglia in mare aperto. Ho trent’anni e vorrei vivere la mia vita, il mio futuro, la mia autonomia. Cosa non darei per averne la certezza, forse tutto quello che mi resta, tranne il cane. Ma non è una questione di possesso, vederlo felice è già una favola che tocca terra.

Novità letterarie da InfiniteStorie.it (21/13) con le foto di Diego Ciciliati della Val Trebbia ripresa dal Monte Lesima

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Val Tebbia vista dal monte Lesima, foto di Diego Ciciliati, artista presente in facebook

Per gli appassionati del genere “Cultura”

* L’avventura di scrivere romanzi * di Javier Cercas e Bruno Arpaia (Ed. Guanda, pp. 104, euro 12,50). Che cosa vuol dire, oggi, scrivere romanzi? Quando due amici come Javier Cercas e Bruno Arpaia, che sono anche scrittori, si mettono a chiacchierare, si parla di narrativa, di gusti letterari, di ispirazione, di metodi di lavoro, ma anche della vita. Della vita e dei sentimenti che si riflettono nei libri e nei romanzi, della Storia e delle storie che si intrecciano, degli amori e delle amicizie, del Male che è dentro di noi e della dignità umana, della verità e della menzogna, della realtà e del tentativo di afferrarla. Un coinvolgente viaggio nell’universo dello scrittore spagnolo, ma soprattutto nelle passioni che lo spingono a “scrivere romanzi sull’avventura di scrivere romanzi”.

Natura verde in Val Trebbia, foto di Diego Ciciliati

Per tutti

* Il cassetto delle parole nuove * di Monica Cantieni (Ed. Longanesi, trad. di Irene Abigail Piccinini, pp. 246, euro 14,90). Lei non è una bambina come tante e non ha avuto molta fortuna nella vita. “Comprata” da un orfanotrofio per 365 franchi svizzeri, si ritrova catapultata nella periferia di una grande città del Nord Europa, un vivace caleidoscopio di gente di paesi e culture differenti, tra cui parecchi italiani, un mondo nuovo dove non tutto le è chiaro, e non soltanto perché non ci vede tanto bene. La bambina infatti ha qualche difficoltà a mettere insieme le parole, legarle al loro senso e al mondo che evocano. Sarà proprio la nuova famiglia adottiva a regalarle quel calore che finora le è mancato e che le permetterà di rimettere a fuoco le cose. In particolare, saranno il papà e il nonno ad aiutarla con un piccolo stratagemma: scatoline e cassetti dove mettere tutte le parole nuove in cui si imbatte ogni giorno. Nella geniale e tenerissima interpretazione del mondo che prende vita da questa fantasiosa classificazione di vocaboli, un giorno irromperanno un avvenimento e una parola tanto inattesa quanto cruciale.

* I segreti di Murakami * di Tsuge Teruhiko (Ed. Vallardi, trad. di Ramona Ponzini, pp. 200, euro 12,90). Questo libro svela i misteri di Murakami, il celebre scrittore giapponese che soltanto in Italia ha venduto un milione di copie: quali sono le fonti di ispirazione dei suoi capolavori? Come ha costruito il suo stile? In cosa si differenzia dagli altri grandi scrittori del Sol Levante? Murakami è un personaggio enigmatico come i suoi romanzi: per molto tempo nessuno lo ha incontrato né l’ha visto in foto o in video. Il padre monaco buddhista, il jazz bar che ha aperto con la moglie, la passione per la corsa e per i gatti, l’influenza della cultura americana: il libro di Tsuge ci guida nel mondo dello scrittore aiutandoci a comprendere le sue opere.

Presso Castello di Rivalta, foto di Diego Ciciliati

Per gli appassionati del genere “Thriller, Horror, Noir”

* Il male veniva dal mare * di Giuseppe Conte (Ed. Longanesi, pp. 444, euro 18,80). Nizza, Baia degli Angeli, terzo decennio del XXI secolo. Nyamé Kumasi, un giovane cronista mezzo italiano e mezzo ashanti, e Marlon, un anziano senzatetto suo amico, scoprono sulla battigia il cadavere orribilmente deturpato di una giovane donna. Il commissario Cavallero, incaricato delle indagini, segue dapprima la pista del delitto a sfondo sessuale, ma nelle acque della Baia, dopo l’arrivo della meganave Sirena, compaiono muovendosi a velocità fulminea misteriose entità luminescenti, che si rivelano meduse di una specie sconosciuta. E quando un’altra ragazza viene rinvenuta morta sulla spiaggia, con tracce di veleno di medusa nel sangue, il commissario dichiara risolto il caso. Per Nyamé e Asal Fortini, una studentessa di biologia ribelle a tutto e a tutti, quella soluzione del caso è soltanto apparente. Deve esserci dell’altro, qualcosa che supera l’evidenza. I due cominciano così una loro indagine che li metterà in contatto con inquietanti personaggi perduti nei labirinti del male, sino a una terribile rivelazione.

* Il codice degli innocenti * di Adrian Dawson (Ed. Nord, trad. di Roberta Zuppet, pp. 466, euro 18,60). Un lampo sugli schermi radar, poi più nulla: il Boeing 747 in volo da Francoforte a New York si trasforma in una palla di fuoco e precipita nell’Atlantico. Tuttavia solo Jack Bernstein – campione mondiale di scacchi e geniale uomo d’affari – sa che quell’attentato aveva come obiettivo uno soltanto dei 245 passeggeri: sua figlia Lara, sparita nel nulla da tre anni e finalmente ritrovata, finalmente pronta a tornare a casa e a spiegare il motivo della sua fuga. Jack lo sa perché, al ritorno dal funerale, è stato contattato per e-mail da un certo Simon, il quale afferma di conoscere la storia di Lara e di essere pronto non soltanto a svelare l’identità dei suoi assassini, ma anche il luogo in cui è tenuto prigioniero il nipote di Jack… a patto che lui riesca a seguire le indicazioni nascoste in un messaggio criptato. Da quel momento in poi, Jack non saprà più di chi fidarsi: ogni amico potrebbe essere il mandante dell’omicidio della figlia e ogni nemico potrebbe rivelarsi il suo migliore alleato. Una cosa è certa: tra enigmi e codici, Jack sta per giocare la partita più pericolosa della sua vita e l’avversario che ha di fronte è disposto a tutto pur di proteggere un segreto antichissimo. Un segreto che Lara aveva scoperto e che voleva annunciare al mondo.

* La cabala di fuoco * di Beverly Swerling (Ed. tre60, trad. di Chiara Salina, pp. 456, euro 9,90). Per la storica americana Annie Kendall la generosa offerta della Shalom Foundation è un’opportunità irrinunciabile: trasferirsi per tre mesi in Inghilterra e condurre una ricerca sull’enigmatica figura dell’Ebreo di Holborn, un personaggio misterioso che nel XVI secolo sarebbe entrato in possesso dei tesori sottratti dai Templari all’Antico Tempio di Gerusalemme. La Fondazione mette a disposizione di Annie un elegante appartamento nel cuore di Londra, ed è lì che la giovane studiosa si imbatte nel primo di una serie di fenomeni inquietanti. Entrando in una stanza, infatti, vi trova un monaco che sta recitando una preghiera in latino. Spaventata, chiude la porta e la riapre pochi secondi dopo: il monaco è scomparso. Un’allucinazione? Turbata, Annie tenta di concentrarsi sul lavoro, ma nel corso delle sue ricerche conosce Geoffrey Harris, un noto giornalista televisivo che sta conducendo un’inchiesta sulla Shalom Foundation e nutre gravi sospetti sui suoi reali scopi. Soprattutto, però, Geoffrey è identico al monaco che Annie – e soltanto lei – continua a vedere apparire nella sua casa. Incuriositi dalle inquietanti “coincidenze”, Annie e Geoffrey uniscono le forze e fanno alcune scoperte sorprendenti: l’Ebreo di Holborn ha protetto i nascondigli dei manufatti sacri del Tempio servendosi della numerologia della Cabala, e il presidente della Fondazione non è chi dice di essere, bensì il capo di un’oscura cospirazione le cui ombre si allungano fino al Vaticano. Tra antichi codici da decifrare ed eventi inspiegabili da affrontare, Annie capirà non soltanto di essere la chiave di una macchinazione secolare, ma anche l’unica in grado di sventarla.

* La confraternita di Boulevard d’Enfer * di Claude Izner (Ed. Tea, trad. di Mara Dompè, pp. 354, euro 14,50). Parigi, 1895. Tra cappotti pesanti, eleganti pellicce e regali raffinati, la città si prepara alle feste di Natale e, mentre gli scienziati discutono del frammento di meteorite caduto il 14 agosto nella foresta di Montmorency, artisti e intellettuali firmano una petizione contro l’iniqua sentenza del tribunale di Londra, che ha condannato Oscar Wilde a due anni di detenzione presso il carcere di Reading. Tuttavia, nella libreria Elzévir, al numero 18 di rue de Saints-Pères, Victor Legris è consumato da ben altre preoccupazioni: ha infatti appena letto sul giornale che due vecchi amici di suo zio Émile sono morti asfissiati durante una gita in carrozza. Victor non crede che si sia trattato di un incidente e decide d’indagare, soprattutto perché quei due uomini appartenevano a una confraternita. E sono proprio gli altri membri i primi sospettati del libraio-investigatore. Ma che essi siano rispettabili giocattolai o volgari mantenute, umili operai o cantanti liriche, a uno a uno vengono presi di mira dal misterioso assassino. Lo stesso assassino che, spaventato dalle insistenti domande di Victor, ha ordito un diabolico piano per togliere di mezzo quell’impiccione una volta per tutte.

La Val Trebbia vista dal Monte Lesima, foto di Diego Ciciliati

Per gli appassionati del genere “Letteratura al femminile”

* La grande amica * di Catherine Dunne (Ed. Guanda, trad. di Ada Arduini, pp. 108, euro 10,00). Due amiche. Un’estate. Un inganno. Quando Miriam parte per la sua prima esperienza via da casa, un lavoro estivo in un albergo sul mare, crede di allontanarsi soltanto di pochi chilometri. Ma Marie-Thérèse, con cui condividerà una stanza, il lavoro e le sue prime avventure “da adulta”, la condurrà molto più lontano dalla sua vecchia vita, e da se stessa. Di qualche anno più grande, bella, disinvolta, infinitamente più esperta, diventa la sua guida, la sua alleata, in poche parole la sua prima, vera migliore amica. Da un’inattesa serata al pub a un’indimenticabile vacanza in Cinquecento, Miriam spiega finalmente le ali. Ma volare significa anche poter cadere. Con uno sguardo delicato e profondo, Catherine Dunne trasfigura la storia di due ragazze in un ritratto dell’adolescenza e dei sentimenti struggenti e cangianti che la nutrono. Un racconto senza tempo sull’amicizia e sul cambiamento, sull’abbandono e sul ricordo.

* L’uomo che vorrei * di Kerstin Gier (Ed. Corbaccio, trad. di Alessandra Petrelli, pp. 256, euro 14,60). Kati è serena con Felix, ma dopo cinque anni di matrimonio incomincia a subentrare quel trantran che ti fa chiedere: “Sarà veramente una bella idea, quella di invecchiare insieme?” E quando conosce Mathias e se ne invaghisce, al punto di pensare a una relazione extraconiugale, la sua vita diventa parecchio più complicata. In particolare, quando scivola in stazione e cade sui binari, finendo in ospedale in coma e risvegliandosi… cinque anni prima, esattamente il giorno in cui avrebbe dovuto conoscere il suo futuro marito. Kati a questo punto pensa di avere una seconda chance e decide di giocare il tutto per tutto per dare una nuova impronta alla sua vita. Questa volta farà la scelta giusta.

* La libreria degli amori inattesi * di Lucy Dillon (Ed. Garzanti, trad. di Sara Caraffini, pp. 480, euro 17,60). Michelle ha deciso di ricominciare e vuole dare una svolta alla sua vita. Rilevare una libreria con l’amica Anna è il primo passo. Un giorno, mentre è intenta a riordinare gli alti scaffali, all’improvviso dietro uno scatolone colmo di libri spunta un buffo musetto. È Tavish, il cane del vecchio libraio: nessuno può più occuparsi di lui e il negozio è ormai la sua casa. In cerca di un padrone, non ha dubbi e sceglie Michelle. Proprio lei che, dopo il fallimento del suo matrimonio, ha chiuso le porte delle emozioni e ha paura di un nuovo legame. Prendersi cura di un cane è l’ultima cosa di cui ha bisogno ora che l’attività di libraia stenta a decollare. Eppure, dire di no a quei grandi e dolci occhi scuri è impossibile: non c’è altra scelta che tenerlo. Quando il passato torna a bussare alla sua porta, Michelle scopre la forza di questa nuova amicizia. Perché l’uomo che l’ha fatta soffrire ha deciso di tormentarla ancora e lei sta per sprofondare di nuovo nelle proprie insicurezze. Ma la zampa di Tavish è lì pronta a portarla in salvo. Ormai non è più sola a risanare le ferite del suo cuore. Giorno dopo giorno l’allegria e la vitalità del cagnolino l’aiutano a non arrendersi e a riscoprire una sensazione che non provava da tempo: la felicità. Michelle deve trovare il coraggio di riprendere in mano la sua vita. Ad attenderla dietro l’angolo c’è qualcosa di inaspettato che ha il sapore dell’amore. E soltanto Tavish conosce la strada.

* Come un petalo bianco d’estate * di Leah Hager Cohen (Ed. Garzanti, trad. di Elisa Banfi, pp. 336, euro 17,60). Biscuit ha dieci anni e questa mattina dovrebbe già essere a scuola. Invece sta sfrecciando con la sua bicicletta lungo il fiume Hudson. Il vento le fa pizzicare gli occhi e arrossare le guance, ma Biscuit non si ferma. Come accade da settimane, sta marinando la scuola per rifugiarsi nel suo angolo preferito sulla sponda del fiume e leggere uno dei libri che ha rubato dalla biblioteca. Questo angolo all’ombra di un grande albero frondoso è l’unico luogo dove può stare da sola. Lontana dai silenzi dei suoi genitori, dal loro disinteresse, dal sottile velo di malinconia che ammanta ogni gesto quotidiano. Sua madre, Ricky, ormai non la guarda nemmeno più negli occhi e suo padre, John, si è rinchiuso nel suo lavoro di scenografo. Tutto è cominciato un anno prima, quando un grande dolore ha colpito la loro famiglia. Da quel momento la loro vita non è stata più la stessa. Ma quello che Biscuit non sa è che sua madre si è trovata di fronte a una scelta. E che le conseguenze della sua decisione la stanno lacerando, anche se la sua unica colpa è stata l’eccesso di speranza. Una speranza che adesso minaccia di distruggere l’ultimo sottile filo che lega la loro famiglia. Solo Biscuit può aiutarla a ritrovare la luce che sembra ormai sepolta nel profondo del suo sguardo. Anche a costo di incendiare le loro ultime certezze.

Sul Monte Lesima, Val Trebbia. Foto di Diego Ciciliati

Per gli appassionati del genere “Sentimenti”

* Il club degli incompresi * di Francisco de Paula (Ed. Corbaccio, trad. di Silvia Bogliolo, pp. 182, euro 14,90). Basta una settimana per cambiare la vita? Sì, se si hanno sedici anni e tanta voglia di crescere. Anche se a volte il prezzo da pagare è alto e le decisioni da prendere difficili. I ragazzi del Club degli Incompresi lo stanno scoprendo a loro spese: Valeria e Raul si sono messi insieme ma devono nascondersi per non dare un dispiacere all’amica Elisabet, l’amica del cuore di Valeria e pure lei innamorata di Raul; Maria si confronta con il compito di aiutare suo padre rimasto solo dopo il divorzio e decide di lasciare Madrid per trasferirsi a Barcellona da lui; Ester ha preso una cotta per l’allenatore di pallavolo, ma non sa se si sente pronta per fare quel che lui le chiede e Bruno, legatissimo agli amici della sua infanzia che lo hanno tanto aiutato a superare la sua timidezza e le sue insicurezze, assiste infelice allo sgretolamento del Club degli Incompresi. Anche se gli amici, se l’amicizia è vera, sono per sempre.

Sul Monte Lesima, in Val Trebbia. Foto di Diego Ciciliati

Per gli appassionati dei generi “Avventura” e “Montagna”

* In alto e in largo. Seven Summits * di Hans Kammerlander (Ed. Corbaccio, trad. di Valeria Montagna, pp. 256, euro 19,90). Dopo aver realizzato moltissime imprese sugli Ottomila e dopo una cinquantina di prime, Hans Kammerlander si è posto un nuovo traguardo: la salita delle seconde vette più alte dei sette continenti, un progetto decisamente attraente per un alpinista come lui, soprattutto perché la salita di queste montagne presenta più difficoltà delle cosiddette Seven Summits, che oggi sono montagne “di moda”, spesso prese d’assedio dagli alpinisti. Il progetto di Kammerlander delle Seven Second Summits è diventato un viaggio intorno al mondo che lo ha condotto dal K2 in Asia all’Ojos del Salado al margine del deserto di Atacama in America Meridionale, dal Mount Kenia fino al Polo Sud e nella giungla della Nuova Guinea. Kammerlander ha attraversato ghiacciai sterminati così come fitte foreste ricche di orchidee e ananas. Ha fatto la conoscenza del “re dei bush pilot”, ha sperimentato il talento nell’improvvisare degli alpinisti russi, ha incontrato portatori con gli stivali di gomma che nonostante la pioggia ininterrotta non hanno mai perso il buon umore. Poi però proprio il Mount Logan, considerato facile anche se molto imponente, che Hans Kammerlander aveva salito nel 2010, ha sollevato una serie di polemiche perché Kammerlander, a quanto pare, non aveva raggiunto la vetta principale, bensì una secondaria: nessun problema. Con una nuova salita a due anni distanza, Kammerlander ha fugato ogni dubbio sul fatto che il record delle Seven Second Summits gli spettasse di buon diritto.

Sul Monte Lesima, in Val Trebbia. Foto di Diego Ciciliati

Per gli appassionati del genere “Attualità”

* Aristodem * di Daniela Ranieri (Ed. Ponte alle Grazie, pp. 275, euro 16,00). Chi sono gli aristodem, gli aristocratici democratici, nuovi radical chic postideologici, e anzi “post-tutto”, ma in teoria di sinistra, della già fatiscente terza repubblica? Le incoerenze politiche, i viaggi e i luoghi del cuore, le ossessioni culinarie, enologiche e artistiche, l’infatuazione terzomondista, i libri preferiti e i filmetti pieni di pathos: capitolo per capitolo questo “pamphlet letterario”, costruito come un racconto, o come uno psicodramma, attorno agli iperbolici personaggi della cinquantenne Luciana, del compagno Glauco, della figlia Gaia e dei loro esilaranti compagni – Augusta, Lalla, Similaun, Froidiana… – seziona con crudele divertimento i loro moralismi in ritardo e i loro inspiegabili lassismi, i loro cliché e le loro velleitarie aspirazioni: le loro inutili contorsioni da pseudo-intellighenzia che si vorrebbe radicale e si rivela invece profondamente moderata, si vorrebbe vicina ai “nuovi proletari” ed è inconsapevole del proprio esclusivo privilegio. Ribaltando ogni luogo comune intorno a questi radical chic delle terrazze metropolitane, disegnandone un ritratto irresistibile e spietato che echeggia Gadda e Arbasino, Daniela Ranieri, la più raffinata e corrosiva fra i nuovi scrittori italiani, pianta una pietra miliare sul sentiero della satira letteraria, rinnovando il nobile e antico genere per i nostri anni inquieti, zeppi di cattiva coscienza e di deliranti superfluità.

Sul Monte Lesiam, in Val Trebbia. Foto di Diego Ciciliati

Per gli appassionati del genere “Fantasy e Fantascienza”

* God Breaker * di Luca Tarenzi (Ed. Salani, pp. 480, euro 15,90). Gli dei esistono. Camminano in mezzo a noi, vivono dentro e fuori la realtà di tutti i giorni, hanno macchine, uffici, soldi… Ma non tutti. Alcuni stanno morendo, travolti dalla perdita di tutti i loro seguaci; altri combattono una lotta spietata per tenersi il proprio posto nel mondo, usando tutti i loro poteri per conquistarsi l’agiatezza e agire in incognito. Ma un giorno uno di loro si ritrova coinvolto in una sfida grottesca: un ragazzo, giovane e apparentemente potentissimo, è sulle sue tracce, e non si fermerà finché non sarà riuscito ad annientarlo. Chi è questo giovane? Liàthan, antichissimo dio celta dalla morale ambigua e dalle ambizioni limitate non prende sul serio la minaccia. Ma dovrà ricredersi ben presto, quando Edwin – questo è il nome del ragazzo – mostrerà di essere un nemico estremamente pericoloso, in cerca di una vendetta i cui motivi Liàthan ignora del tutto. Un anno esatto durerà la sfida, e se al termine Liàthan non sarà riuscito a fermare il suo avversario morirà, inesorabilmente e senza che niente possa impedirlo. Quest, urban fantasy, distopian: Godbreaker è molto più di questo. Luca Tarenzi è un costruttore di mondi che si svelano con potenza e ironia, raccontati con il ritmo rapido e martellante dei videogame; nelle sue metropoli (Amsterdam, Londra, Milano) si celano, sotto la sottile superficie del quotidiano, architetture cosmiche sconosciute agli umani, ma senza le quali l’intero universo crollerebbe miseramente, sbriciolandosi come una duna di sabbia.

Ai Piani di Lesima, in Val Trebbia. Foto di Diego Ciciliati

Per gli appassionati del genere “Ragazzi”

* Hetty non si arrende * di Jacqueline Wilson (Ed. Salani, trad. di Dida Paggi, pp. 318, euro 15,90). Riuscirà la giovane Hetty, appena uscita dall’orfanotrofio per entrare al servizio di un famoso scrittore, a mantenere i contatti con la madre da cui è stata crudelmente separata? E l’amore? Hetty sarà in grado di capire chi le vuole veramente bene, mentre tutto il suo mondo si capovolge? Meno male che non le mancano gli amici, e nemmeno le idee. Ma la vita è imprevedibile, e i piani di Hetty vengono stravolti da eventi spiacevoli e inattesi, che la mettono duramente alla prova. Dovrà imparare il nuovo lavoro di sguattera, che le fornirà non soltanto i soldi necessari per scrivere alla mamma, ma anche preziose indicazioni per diventare una famosa scrittrice, come ha sempre desiderato.

* Dark Lord. Le origini * di Jamie Thomson (Ed. Salani, trad. di Francesca Crescentini, pp. 318, euro 14,90). Immagina di essere un Oscuro Signore, Lord delle Tenebre, comandante di un esercito di Ragnobelve, Orchi e Magri Notturni Alati. Immagina potere e ferocia… e di trovarti all’improvviso catapultato sulla Terra nel corpo di un tredicenne imbranato, costretto ad andare a scuola e perfino a fare i compiti. Potrebbe andare peggio di così?

Domenica di buen retiro in Val Trebbia a due passi due dal torrente che scorre

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Foto di Laura Badiini (da Facebook)

E per quanto agli uccelletti (leggi il post di ieri) sono vivi e vegeti. Della mamma non c’è traccia, perlomeno non si fa vedere da noi umani colpevoli di distruzione di nido infilato nel boiler scaldabagno della dacia del buen retiro qui nel campeggio di Ponte Barberino. Tuttavia stamattina han svegliato tutti col loro cinguettare dal tetto della roulotte cantando al sole e alla vita. Poco fa, invece, cinguettio d’inferno tipo fame, fame, fame. Arrivato di nuovo il soccorso campeggifero con mollica imbibita nel latte. Ora dormono, nel frattempo trasferiti dal tetto della roulotte all’incrocio tra i rami d’una pianta adatta all’uso. Ma attenzione, riparte il cinguettio: “O’ sole mio …“. Dolci passerottini italiani. E siccome ogni bella storia ha un lieto fine, Dalila e Katia annunciano at urbi et orbi, sul ramo più alto è arrivata mamma passerotta con del cibo nel becco. Gran cinguettio di incontenibile gioia. Noi umani in silenzio sorridenti c’allontaniamo.

“Aves” (uccelli), un’opera di Raùl Antonio Martinez per una storia d’estate

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Aves (ucelli), acrilico sobre Panel, di Raùl Antonio Martinez

Campeggio di Ponte Barberino, Valle del torrente Trebbia. In una strana estate arrivata in ritardo e (pare) in fretta d’andarsene, finalmente è giunto il giorno delle pulizie per il ripristino del bungalow del buen retiro: si tolgono le erbacce, si mettono i materassini all’aria aperta, s’aprono le finestre della roulotte (reparto notte), s’apre l’acqua e il gas e finalmente, sudatissimi, s’arriva alla ‘prova del fuoco‘, l’accensione del boiler per la garanzia di docce calde. Sorpresa delle sorprese, una passerotta ha nidificato all’interno probabilmente per difendere i suoi piccoli dai rigori dell’inverno e d’una primavera a pioggia continua. Maldestramente l’amica Katya cerca di togliere il nido, lo distrugge, cade a terra insieme a cinque passerottini piccoli piccoli. Due raccolti e sistemati col resto del nido su un vecchio bidone della spazzatura ma altri due s’infilano sotto il bungalow ed uno sotto la roulotte e, da quel momento, inizia il ‘pianto greco‘. Anzi, pardon, il cinguettio greco. Aiuto, aiuto, aiuto e subito dopo fame, fame, fame. Sorda la madre ai richiami, rintanata chissà dove, troppi umani d’intorno. L’anziana Maria pensa bene di portare briciole di mollica di pane imbibite nel latte. Katya s’infila col braccio sotto il bungalow e recupera i due uccelletti, Maurizio propone di preparare l’acqua per la polenta, a cena polenta e osei. Volano parolacce e risate. M’infilo sotto la rolulotte strisciando come agile pantera ed immantinente sento il peso dela pancia e dei troppi anni passati dai tempi della divisa e della penna d’alpino, quando strisciottavo sotto il filo spinato dei reticolati. Ma alla fine anche il quinto passerottino è recuperato e il gran cinguettio finisce. Quello dell’aiuto, aiuto, aiuto ma subito riprende quello del fame, fame, fame. Ora i passerottini sono sul tetto della roulotte in attesa della notte, alla giusta altezza per evitare il salto dei gatti famelici felini che, al contrario di Maurizio, gli uccelletti se li mangerebbero sul serio e mica sol per celia. Ma la mamma, arriverà la mamma a salvare la prole? Ruggero ha sentito un fischiettare ed ha urlato la mamma è arrivata ma quel fischiettare era solo il soffio della pompetta d’un campeggiatore che gonfiava il materassino. Ruggero, ornitologo del piffero! Carla dice che la mamma arriverà ma non gli darà più da mangiare. Abbiamo rotto il nido, abbiamo noi umani ‘infettato’ i suoi piccini e lei li lascerà morire. Storie crudeli d’una natura impietosa. Speriamo siano errate le informazioni di Carla sul mondo uccellesco. Gliel’ha detto, a lei di fiera avanzata età, anche Massimo: tu d’uccelli ormai ricordi poco e niente!

“Il ponte”, lirica di Michele Prenna, poeta presente in fb gruppo ArtInsieme

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Il ponte della Maddalena, olio su tela di Faik Skopeci (proposta in www.ioarte.org)

Collega opposte sponde
il ponte librato sulle acque
apre alle conoscenze reciproche
genti altrimenti straniere
e non a caso guerre
frutto del separare
distruggono ogni ponte
tendendo ad isolare
con egoistiche voglie.

Simbolo resta il ponte
di fratellanza e unione
che costruiscon pace
per gli uomini di fede
tramite di preghiere
percorso da seguire
se voglion le persone
agli angeli compagne
raggiungere il celeste.

“So long, my daddy”, R.I.P., Riposa in Pace a San Lazzaro, cimitero di periferia

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Fabio, 86 anni, Capotreno FF.SS. in pensione, iscritto C.G.I.L., Socialista. Mio padre. Ci ha lasciato venerdi 7 giugno alle 23 circa e, in via definitiva, il 12 giugno, al Cimitero di San Lazzaro, zona di periferia di Piacenza. Binari della ferrovia a poca distanza. Buon viaggio, papà.

Diretto VentiTredici, destino l’Infinito,
ora di partenza per un Altro Altrove,
ultimo fischio del locomotore, verde è la luce,
alla stazione il capotreno lascia radioso suo sorriso.

“Fremito respiro”, lirica di Catherine La Rose, poeta in Roma

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Opera di Irán Francisco Lomelí Bustamante. Nata in Messico nel 1972, già a 17 anni iniziava a dipingere.

Fino ad un attimo fa’
non credevo di leggere la mia anima
tra l’aria di un frullo d’ali
Coglievo notti senza sogni
il mio cuscino sempre perfetto
senza incubi e fremiti respiri
incolti giardini dell’ardire
nell’oblio… vagavo come indifferente
bevevo alle sorgenti cristalline
e mai mi dissetavo….
l’arcano desiderio errante pero’ m’insegue continuamente
s’insinua nel buio della mia gola
solleticandomi i riccioli neri
adultero privilegio del bosco
ma non lo conosco….
seppur mi veste tutto il tempo
non ne sento il brivido nascosto
forse l’ho affogato nella memoria….
Eppure le stagioni le penetro
con gli occhi sfioro le stelle
scivolo sugli arcobaleni
e nei mari sconosciuti mi abisso….
Ho voglia di sentirmi ora
appellarmi al mio spirito divino…
protesa in avanti,
mi guardo allo specchio
sfido un sorriso…i miei occhi mi fissano…….
intreccio in un pensiero stupendo le anche
la mia pelle gioca con le ombre
sono pronta….bagnata di desiderio
come una foglia che alza il vento..
Sprigiono profumi e sospiri
focosa come un rubino mi sento
intrigante e provocatrice
sciolgo le catene
mando al diavolo i miei sogni senza battito e….
mentre mi trattengo…
fermo la mia opera….
e aspetto in silenzio :
“sento udir la tua voce
sento il tuo respiro…
il mio intanto si fa fremito
palpito tra le acque
il mio cuore batte “
e tra il tuo appena percepibile battito
e il mormorio bramoso
mi sfiori…. e mi buchi l’anima.

Novità letterarie da InfiniteStorie.it (20/13) con opere di Joseph Fontana, artista presente in facebook

Destination host forbidden
 

Chiaro di luna, oepra di Joseph Fontana

Per tutti

* Due pinte di birra * di Roddy Doyle (Ed. Guanda, trad. di Silvia Piraccini, pp. 154, euro 14,00). Due amici si incontrano regolarmente in un pub di Dublino per condividere la tradizionale, consolatoria pinta di birra, e commentare con disincantata ironia le novità del giorno: la riconferma di Obama, le Olimpiadi di Londra, la storica visita della regina in Irlanda. Ma non mancano le incursioni nel privato, le mogli, i nipoti, in particolare il piccolo Damien con il suo amore smodato per gli animali, che lo porta ad adottare prima una iena e poi un orso polare. I due non sono affatto dei provinciali: si preoccupano del debito della Grecia, o delle mosse degli investitori internazionali (chiunque essi siano o chiunque credano di essere), ammirano le gesta di un tal Francesco Schettino e si interrogano sulle cause reali delle dimissioni di Berlusconi, o sulla fuga del colonnello Gheddafi (che uno dei due è convinto di aver visto al Terminal 2 dell’aeroporto, travestito da addetto alle pulizie), piangono la morte di star come Whitney Houston e Robin Gibb, si esaltano per le gesta dei loro idoli del calcio (salvo poi temere che la passione per Fernando Torres o Andrij Shevchenko possa essere segno di scarsa mascolinità). E fanno pace con se stessi quando finalmente scoprono una ragione valida per ricominciare a odiare gli inglesi.

* La moglie straniera * di Jan Guillou (Ed. Corbaccio, trad. di Umberto Ghidoni, pp. 322, euro 18,60). La vita dei tre fratelli Eriksen norvegesi, funestata durante l’infanzia dalla perdita del padre, ha avuto una svolta positiva grazie al sostegno di un istituto di beneficenza che ha provveduto alla loro istruzione. La laurea in ingegneria che Lauritz, Oscar e Sverre hanno conseguito in Germania ha svelato pienamente il loro innato ingegno nonché la passione e l’impegno di Lauritz nella costruzione della ferrovia Bergen-Oslo. Gli ingegneri sono i pionieri del Novecento, il grande secolo delle innovazioni della tecnica, della scienza e della cultura: anche le donne ne sono partecipi come dimostra la bella Ingeborg, intelligente, energica e disinibita, che Lauritz può finalmente sposare perché ha raggiunto quel benessere economico che gli consentirà di superare le barriere imposte dal padre di Ingeborg, il barone von Freital. Grazie a Oscar, Lauritz diventa infatti uno dei principali soci dello studio ingegneristico Lauritzen & Haugen. In Africa Oscar ha costruito linee ferroviarie paragonabili a quelle tedesche e, inaspettatamente, ha fatto anche fortuna. Mosso dall’idea di fuggire da una delusione d’amore, si è svelato in tutta la sua competenza tecnica ed è diventato uno degli uomini più ricchi di Dar es-Salaam. Ma la Belle Époque è finita: Germania e Inghilterra entrano in guerra e il mondo intero sta per impazzire proprio quando Oscar decide di andare via dall’Africa. Dopo tanti anni trascorsi nel Continente Nero, si trova coinvolto suo malgrado in un conflitto atroce e per lui incomprensibile che sconvolgerà la vita, gli affetti e i sogni di chi come lui ha cercato fortuna lontano e di chi, invece, è rimasto a casa.

* Chiedi alla strada * di Roberto Parodi (Ed. Tea, pp. 258, euro 13,00). Scheggia è in crisi. È dalla parte sbagliata dei quarant’anni, ha avuto qualche successo come scrittore, ha diversi progetti, tutti un po’ in aria, ma non è riuscito a recuperare il rapporto con la moglie, e suo figlio Roy ormai va per la sua strada. Si sente in un vicolo cieco, e ogni tanto anche il corpo gli lancia messaggi preoccupanti. Non ha mai fatto davvero i conti con se stesso e sente che il momento è arrivato. Il luogo dove farli, però, non può essere la sua città, ma dev’essere ancora una volta la strada, anzi le strade, quelle dell’Africa, in sella alla sua moto. Questa volta Scheggia è da solo, diretto nel Mali, con il vago obiettivo di presenziare al mitico evento musicale del Festival au désert. In realtà quello che sta cercando è una risposta alla sua inquietudine, alla sensazione di fallimento e al bisogno di sentirsi ancora vivo. Quello che gli capiterà durante il viaggio – tra incontri eccezionali, avventure e disavventure, incidenti e rapimenti, chilometri e chilometri – lo cambierà per sempre: la strada, a suo modo, gli risponderà, e Scheggia, forse per la prima volta, non scapperà più.

* Vesuvius * di Marisa Ranieri Panetta (Ed. Salani, pp. 396, euro 14,90). Sotto le pendici verdeggianti del Vesuvio, Flavia rimpiange la sorte che l’ha obbligata a sposare il ricchissimo Quinto, molto più anziano di lei. Dall’altra parte della strada, Lucio Ceio, brillante uomo politico, spia la sua inquietudine, pronto a offrirle un momento di dolcezza, una breve passione clandestina. Quinto, spesso lontano per affari, intraprende un viaggio che lo inghiottirà nel mistero; nel frattempo, a Roma, la moglie di Nerone Poppea muore all’improvviso in circostanze poco chiare, e il console Plauzio, insieme ad altri senatori, aderisce a una congiura contro l’imperatore. Attimi di felicità e di tristezza, segreti tormentosi e brillanti carriere, vissuti da uomini e donne inconsapevoli che la bella e chiassosa città di Pompei sta per essere travolta da una catastrofe inimmaginabile. Dalla costa vesuviana a Rieti, dalla penisola iberica alla capitale dell’Impero, si snodano le vicende di un’umanità vivida e vera, magistralmente narrata nei luoghi stessi in cui ha abitato; un passato che diventa un presente familiare, a tratti intimo, in cui il lettore riconosce senza esitazione un patrimonio di storia e cultura molto più vicino a noi di quanto si possa immaginare. E su tutto incombe l’ombra del Vesuvio, il monte sacro a Giove, che nessuno all’epoca immaginava fosse un vulcano.

Il cavallo di legno, opera di Joseph Fontana

Per gli appassionati del genere “Thriller, Horror, Noir”

* Il dono del buio * di V.M. Giambanco (Ed. Nord, trad. di Giovanni Arduino con Valentina Giambanco, pp. 476, euro 18,60). Seattle, oggi. Gli occhi bendati, le mani legate e una croce sulla fronte tracciata col sangue: è in questa macabra posa che il detective Alice Madison trova i cadaveri di James Sinclair e della sua famiglia, trucidati nella loro casa. Dalle prove rinvenute, sembra che il colpevole sia John Cameron, un criminale sospettato di numerosi altri delitti. Ma per Madison i conti non tornano: perché John Cameron avrebbe ucciso il suo amico d’infanzia? Perché avrebbe dovuto odiare proprio la persona con cui aveva condiviso un’esperienza devastante? C’è qualcosa di oscuro dietro quegli omicidi, qualcosa che affonda le radici nel buio di quella notte di venticinque anni prima, quando la polizia aveva salvato i due ragazzini, non riuscendo però ad arrestare i rapitori. E, per scoprire la verità, Madison dovrà entrare in sintonia con l’assassino, e accettare che, quando si volge lo sguardo verso un abisso di tenebra, anche la tenebra guarda dentro di noi.

* L’ultima vittima * di Tess Gerritsen (Ed. Longanesi, trad. di Adria Tissoni, pp. 330, euro 16,40). A una prima occhiata sembra un college come tanti, forse solamente un po’ più esclusivo e curato degli altri. Immerso negli splendidi boschi del Maine, ha un immenso parco, lunghi corridoi, aule luminose, un attrezzato laboratorio di scienze e uno di informatica. Ma a fare la differenza, a Evensong, sono gli alunni. Qui, infatti, vengono accolti ragazzi che hanno subito gravi traumi, che devono riaprire gli occhi e tornare a vivere, perché la morte li ha sfiorati troppo da vicino. Il posto giusto per Teddy Clock: ha soltanto quattordici anni, ma è già sopravvissuto a due spaventosi massacri. Due anni fa la sua famiglia d’origine è stata sterminata; da poco una misteriosa e spietata mano omicida gli ha strappato anche i genitori adottivi. Soltanto a Evensong Teddy potrà ricevere l’aiuto di cui ha un disperato bisogno e riuscire a trovare le parole per raccontare al detective Jane Rizzoli quello che ha visto. Ma per Teddy non sembra esistere un posto sicuro e la morte varca anche l’alto cancello del college. Per Jane e la sua amica Maura Isles, l’anatomopatologa, è l’inizio di un’indagine complessa, a caccia di un assassino che sembra mosso solo da un istinto sadico e crudele e che invece ha un piano preciso ed efferato. Un piano che va compreso e sventato prima che sia troppo tardi.

La pausa, opera di Joseph Fontana

Per gli appassionati del genere “Attualità”

* Un clown vi seppellirà * di Dario Fo e Giuseppina Manin (Ed. Guanda, pp. 118, euro 12,50). Rinnovamento o restaurazione? L’Italia è un Paese di funamboli in bilico tra queste due scelte. Vogliamo novità: ed ecco lo tsunami grillino. Ma vogliamo anche stabilità: voilà il governissimo. Intanto succede di tutto: presidenti uscenti che rientrano, elezioni “non perse” ma neanche vinte, ex premier dati per spacciati che risorgono, candidati che cadono crivellati dai colpi dei franchi tiratori. Scene dal declino di un impero? O fotogrammi di un nuovo Sessantotto? Dario Fo veste i panni del saggio giullare per raccontare la corte senza più miracoli della politica allo sbando. Spiega, dall’ottica privilegiata del collega clown, chi è e dove va Beppe Grillo, il castigamatti sbucato dalla Rete per travolgere un intero sistema di potere. Indaga le radici dell’autolesionismo in fase terminale che ha annientato in poche settimane gli eredi dell’onorato Pci. E ricordando altre rivoluzioni e altre piazze, ricostruisce in pochi tratti scanzonati e veri il filo di una narrazione del nostro passato e del nostro presente. Restituendoci, con rabbia e speranza, il senso del futuro.