“Ancora no”, lirica di Cosmo Oliva, poeta presente in facebook gruppo ArtInsieme

Crash, olio su tela di Claudio Di Carlo (clicca sull'immagine per conoscerlo

Autostrada, Moloch assetato,
il sangue che tu bevi in ogni dove
di uomini, di donne e di bambini,
non placa mai la brama dei tuoi denti.

Tingi di rosso il tuo manto nero,
e fior vi vuoi dintorno che son le ossa
di chi sul guard-rail s’é schiantato,
di chi, stanco a guidar, s’é addormentato.

Ancor volevi me ghermire ieri,
affranto dal dolor e dalle pene
che morte di congiunti ci comporta.

Ma i morti, qualche volta dan la mano,
si siedono al posto di chi dorme,
conducono la macchina a buon porto.

É vera storia quella raccontata,
da poco a me la vita é iniziata,
spiriti che ci amate, grazie ancora.

“La bambina”, lirica di Alda Merini, da ‘Superba è la notte’, Giulio Einaudi editore

Donna che beve, olio su tela di Marinella Imbalzano

Invecchiando mi diedi al vino
ma non avevo colpa
di preferire il vino a un uomo
che mi tradiva con la cugina.
Lei era polposa e fresca
e forse gli avrebbe portato in dote un figlio,
il figlio che eroicamente io non avevo
così annegai la mia sete nell’acquavite
e morii presto sotto un’acacia immensa
mentre prendevo l’ultimo sole d’inverno.

Piacenza alle urne da il benservito a PdL, legaioli forcaioli mani lunghe e ai ragazzotti suicidi e ingenui di SEL divorati dai volponi di RiFo

Paolo Dosi: un ultimo scatto in avanti per Piacenza

Piacenza, città moderatamente moderata con venature progressiste alle urne non ha riservato particolari sorprese. Paparo, trascorsi di lontana memoria in AN, nonostante il doppiopetto e l’accattivante placido sorriso, non convince. Alla faccia di quanti, anche nel centrosinistra, lo davano vincente già al primo turno: purtroppo per lui l’azzurro non tira più e, in tendenza con il resto della Nazione, i piacentini voltano le spalle a faina Tomaso Foti, all’aspirante reuccio Filiberto Putzu e naturalmente al gran visir Ilvio Berlusconi col principino Alfano.
Non meno disastroso il risultato di Massimo Polledri, legaiolo al quale nulla è servito un gran sfoggio di scope, turbinio di pulmini con gli altoparlanti al Massimo volume e perfino l’esaltazione delle Messe in latino, quelle con il celebrante che volge le spalle ai fedeli tanto per prospettare un ritorno al tardo medioevo. Con buona pace di quel mio omonimo Claudio Arzani ormai di tradizione schierato dalla parte sbagliata.
Dorati nel loro isolamento snobbistico antipartito ‘grillini’ e ambientalisti spinti: entreranno in consiglio comunale tanto per far presenza senza incidere sulle scelte dell’una o dell’altra maggioranza. Con un pregio, però, per quanto agli amanti delle stelle: l’essere giovani, neofiti nell’agone della politica amministrativa con la speranza sappiano farsi portatori non solo di inutili massimalismi superficiali ma di buone idee che i governanti potranno talvolta far proprie.
Sembrerebbe inevitabile il favore dell’elettorato con conferma al ballottaggio del favore all’alfiere PD Paolo Dosi, trascorsi scudocrociati vicinisssimo alla Curia (gestisce una libreria in piazza Duomo, proprio a fianco della residenza vescovile), in linea con il carattere della città: moderatamente moderato con timide venature progressiste. Un buon placido ometto di vocazione mediana. Un po’ noioso e poco incline al combattimento? Del resto questa è la città, sempre più spesso vittima delle mire espansionistiche della capitale del Ducato, Parma. Se il Sindaco uscente, Roberto Reggi, che sostiene il Paolo a spada tratta, fosse stato così placido probabilmente non avremmo avuto la tangenziale, almeno nel tratto (utile a tutti) che ha tagliato il sentierino al servizio degli interessi del proprietario (singolo) di Villa Braghieri. Nel mediano sta la virtù. Vedremo, se così sarà o se Piacenza sarà definitivamente assorbita dalla vorace vicina Parma che nel frattempo già ha portato a casa l’accentramento della Cassa di Risparmio, della gestione dei parchi, della centrale operativa 118 e chissà quanto altro nel prossimo futuro (già si da per certo l’assorbimento dell’Ente Provincia).
Significativo infine il suicidio di noi ‘attempati ragazzotti’ di SEL, campioni di insipienza politica, nel nome dell’unità dei seguaci reduci del glorioso PCI accodati con i volponi politici di Rifondazione Comunista. Grazie ad una campagna che, dal punto di vista mediatico, ovviamente ha concesso i riflettori alle volpi e ai lupi avvezzi alle logiche della politica, tralasciando gli ingenui agnellini predisposti all’arrosto, i seguaci del Nicky a Piacenza portano a casa, in totale controtendenza rispetto al resto della Nazione, l’assoluta invisibilità. Eppure, irriducibili, vantano piena soddisfazione e speranze di ottenere assessorati con volpi e lupi che, a loro dire, dopo aver portato a casa il consenso e i voti di preferenza degli elettori, si tireranno in disparte. Chissà, forse un giorno piccoli ingenui politici cresceranno, proprio come le piccole donne dei romanzi rosa di Liala. Nell’attesa RiFo siede al tavolo con l’aspirante Sindaco Dosi e fa politica. Tratta lo spazio e la poltrona per imporre le proprie idee e i propri programmi. Così fa chi governerà, chi politica fa.

Novità letterarie da Infinitestorie.it (18/12) con un omaggio al rock di Valerie Lennon

Good time rock 'n roll, oil on canvas by Valerie Lennon

Per tutti

* Borgo propizio * di Loredana Limone (Ed. Guanda, pp. 280, euro 16,50). Quasi tutte le fiabe cominciano con “C’era una volta”, ma questa è diversa. Questa comincia con “C’è una volta”, perché è oggi che Belinda ha intenzione di ripartire e Borgo Propizio, un paese in collina, in un’Italia che può sembrare un po’ fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria. Il borgo è decaduto e si dice addirittura che vi aleggi un fantasma. Ma che importa. A eseguire i lavori nel negozio, un tempo bottega di ciabattino, è Ruggero, un volenteroso operaio che potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi). Le sue giornate sono piene di affanni, tra attempati e tirannici genitori, smarrimenti di piastrelle e ritrovamenti di anelli. Ma c’è anche una grande felicità: l’amore, sbocciato all’improvviso per Mariolina, che al borgo temeva di invecchiare zitella con la sorella Marietta, maga dell’uncinetto. Un amore che riaccende i pettegolezzi: dalla ciarliera Elvira alla strabica Gemma, non si parla d’altro, mentre in casa di Belinda la onnipresente zia Letizia ordisce piani, ascoltando le eterne canzoni del Gran Musicante. Intanto i lavori nella latteria continuano, generando sorprese nella vita di tutti.

* Il rumore dei tuoi passi * di Valentina D’Urbano (Ed. Longanesi, pp. 319, euro 14,90). In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato “la Fortezza”, Beatrice e Alfredo sono per tutti “i gemelli”. I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.

Per gli appassionati del genere “Thriller, Horror, Noir”

* Il maestro * di James Patterson (Ed. Longanesi, trad. di Annamaria Raffo, pp. 280, euro 16,40). Si firma “il Maestro” e la lezione che intende impartire è di quelle che la città di New York non dimenticherà tanto facilmente. Un commesso di un elegante negozio di abbigliamento, il maître dell’esclusivo 21 Club e una hostess dell’Air France sono le prime vittime della scia di morti che “il Maestro” si sta lasciando dietro, una scia che non sembra seguire un disegno preciso. La sua sete di vendetta appare inestinguibile, ma quale oscuro rancore la sta alimentando? L’intero dipartimento di Polizia di New York è sotto pressione, e in particolare il detective Michael Bennett, che deve fronteggiare un’emergenza anche nella vita privata. Rimasto vedovo da poco, Michael ha infatti una numerosa e amatissima famiglia da seguire, ben dieci figli adottivi che mettono a dura prova la sua pazienza. E mentre le indagini si complicano e Bennett si ritrova impantanato in una falsa pista, che finisce per confondere ancora di più le carte, il vero assassino arriva a minacciarlo molto da vicino, nei suoi affetti più cari.

* Il cammino del penitente * di Susana Fortes (Ed. Nord, trad. di Patrizia Spinato, pp. 286, euro 16,50). Lois Castro è sconcertato. Lavora in polizia da molti, troppi anni, eppure non si è mai trovato di fronte a una scena simile: una ragazza giovanissima, nemmeno ventenne, barbaramente uccisa nella cattedrale di Santiago de Compostela. La vittima viene subito identificata come Patricia Palmer, studentessa di archeologia nonché appassionata attivista per la difesa dell’ambiente. In particolare, Patricia aveva partecipato a una manifestazione contro una grossa fabbrica della zona e la cosa le aveva procurato non pochi nemici. Ma perché assassinarla? E perché farlo in uno dei luoghi più sacri del mondo? Laura Márquez è invece al colmo della gioia. Il direttore del giornale per cui collabora l’ha finalmente incaricata di occuparsi di un caso vero: la sparizione di un manoscritto dalla biblioteca dell’università di Santiago. Messi da parte i bollettini del traffico e i necrologi, Laura si getta a capofitto nel suo primo lavoro sul campo, anche perché ha la netta sensazione che, dietro quel furto, si nasconda una storia ben più interessante: quella stessa mattina, infatti, l’arcivescovo ha diramato un appello per esortare il ladro a restituire l’antichissimo testo. E, poco dopo, i sospetti di Laura trovano una drammatica conferma: l’ultima persona ad aver consultato quelle carte è stata Patricia Palmer, la ragazza uccisa nella cattedrale.

* Le gambe dell’assassino * di Thomas Kanger (Ed. Ponte alle Grazie, trad. di Alessandro Storti, pp. 286, euro 14,00). Nella quiete dei boschi intorno a Vasteras si consuma a colpi d’ascia lo spietato omicidio della giovane Annika Lilja e del compagno palestinese Jamal al-Sharif. Unico indizio, l’immagine delle gambe dell’assassino, immortalate dalla videocamera di una delle vittime. Mentre parte della polizia è già pronta a liquidare il caso come un regolamento di conti all’interno di un’organizzazione terroristica, l’ispettrice Elina Wiik avvierà un’indagine tutta personale, che terrà col fiato sospeso fino all’esito finale. Grazie alla caparbietà e alla determinazione, Elina porterà alla luce inquietanti retroscena, in una Svezia placidamente accoccolata sulle sue certezze, ma che invece nasconde verità di morte, con cui pochi hanno il coraggio di fare i conti.

* Piazza San Sepolcro * di Gianni Simoni (Ed. Tea, pp. 233, euro 12,00). L’inverno milanese è freddo e nebbioso, e le luci dei lampioni non bastano a rischiarare le strade di periferia dove un maniaco sessuale attende nell’oscurità le sue vittime armato di un coltello. Donne sole, che prese alla sprovvista vengono violentate e poi abbandonate alla loro disperazione. In quegli stessi giorni, in un bel giardino del centro, viene trovato il corpo senza vita di un giovane; in mezzo alla fronte un foro perfetto, lasciato dal proiettile che lo ha ucciso. C’è qualche legame tra i casi di stupro e l’omicidio? E perché mai proprio l’ispettore Lucchesi, della sezione Furti e rapine del commissariato di piazza San Sepolcro, si trova coinvolto nelle indagini? Perché Andrea Lucchesi, due procedimenti disciplinari e due penali alle spalle, appena trasferito nella sede centrale da via Fatebenefratelli per colpa del suo pessimo carattere, è uno dei migliori elementi che la polizia milanese abbia mai avuto. Perché Lucchesi, arrabbiato col mondo, ma soprattutto col colore della sua pelle nera ereditata dalla madre eritrea, solitario, troppo affezionato al fumo e all’alcol, aggressivo, scontroso, è un uomo che, pur con tutte le sue debolezze, non sa scendere a compromessi e per difendere il suo ideale di giustizia non guarda in faccia nessuno. Nemmeno se, in nome di quella giustizia, deve giocarsi la carriera o, peggio, la vita. 

* Satanisti perbene * di Susanna Raule (Ed. Salani, pp. 350, euro 14,90). Il cadavere di una ragazza seppellito accanto a un gallo nero. Un grande demone tatuato sulla schiena. Una bambina rapita. Un biglietto di ricatto. E un mefistofelico piano. Anche se il commissario Ermanno Sensi vorrebbe continuare a brancolare – pur se efficacemente – nel buio, nutrendosi esclusivamente di Red Bull e piangendo il suo grande amore lontano, un nuovo, duplice caso lo costringe all’azione. Così, tra locali goth, vecchi satanisti gay e combriccole scalcinate, passando per Torino, Milano e La Spezia, Sensi ritrova le tessere di un puzzle sempre più nero. Dove la vera vittima sacrificale non è né donna, né bambina, ma qualcuno di assolutamente inaspettato. Stile asciutto, ironia tagliente, emozioni forti. Diventerà impossibile non affezionarsi a questo eterno giovane tormentato, infingardo e dal fascino “diabolico”, al clima piovoso di La Spezia, ai viaggi di spola tra città e città, alle tristezze che diventano felicità, e alla disperante umanità di Sensi.

Per gli appassionati del genere “Fantascienza e Fantasy”

* La viaggiatrice di O * di Elena Cabiati (Ed. Nord, pp. 334, euro 14,90). La piccola mansarda nel centro di Torino è il suo regno, il suo rifugio, il luogo dov’è più vivo il ricordo dei genitori, banditi dal mondo di O proprio a causa sua. Perché Gala è destinata a diventare una delle streghe più potenti vissute da almeno due millenni ed è al centro di una lotta segreta tra la magia bianca e la magia nera. Lei infatti è in grado di volare, viaggiare nel tempo, trasformarsi, prevedere il futuro; insomma, grazie ai suoi poteri, può affrontare qualsiasi missione le venga affidata dalla sede del Direttivo dei Viaggianti. Come tutti i “ragazzi prodigio”, tuttavia, Gala è allergica alle regole e ha sempre fatto di testa sua. Ma l’ultima volta l’ha combinata davvero grossa e, per evitare l’espulsione definitiva dall’Ordine dei Viaggianti , ora deve scegliere un tutor che la guidi e le insegni a usare correttamente la magia. Il burbero e severo Kundo diventa così il suo maestro e la accompagna in una nuova missione: recarsi nella Venezia del 1756 per salvare un preziosissimo manoscritto dall’incendio che distruggerà la Scuola Grande di San Rocco. Un compito piuttosto semplice, per una come Gala. Ma, ben presto, Kundo intuisce che c’è qualcosa che non va: le persone che dovrebbero essere loro alleate si rifiutano di aiutarli e la città è infestata di negromanti. Inoltre gli adepti della magia sembrano molto più interessati a Gala e al mistero della sua nascita che all’enigmatico libro magico.

* La notte dei ragazzi re * di Bernard Lenteric (Ed. Salani, trad. di Guido Calza, pp. 260, euro 15,00). Per Jimbo Farrar il genio è qualcosa di tangibile. Possiede una forma, è misurabile, è potente; dev’essere domato ma con delicatezza, per non rischiare esiti imprevedibili. Jimbo era un ragazzo dall’intelligenza prodigiosa, ed è ora un uomo di successo, creatore di sofisticati sistemi informatici per la celebre Fondazione Killian, che da molti anni cerca intelligenze come la sua, menti preziose da svezzare, addestrare e usare. Jimbo ne ha trovate sette: sette ragazzi che segue da lontano, e su cui la Fondazione sta investendo le proprie risorse. Ma manipolare la mente è un gioco pericoloso. Giunti alla fine del loro addestramento, i sette ragazzi si incontrano a Central Park. E accade l’imprevedibile: vengono aggrediti, picchiati e violentati da una gang di quartiere. È come se un corto circuito unisse le loro menti scatenando l’odio, la rabbia e il desiderio di vendetta oltre ogni capacità di controllo: perché i ragazzi non sono altro che un’unica volontà e un solo spirito diviso in sette corpi. Jimbo potrebbe fermarli. Ma è possibile spegnere la rabbia della giovinezza spezzata? Ambientato negli Stati Uniti dei primi anni Ottanta, questo romanzo racconta con stile visionario e lucido una storia di solitudine, di adolescenza, di rivolta contro un mondo violento e spietatamente omologato.

* Lacrime nella pioggia * di Rosa Montero (Ed. Salani, trad. di Claudia Marseguerra, pp. 480, euro 18,00). Stati Uniti della Terra, 2109. In un mondo abitato da umani e replicanti, questi ultimi sono vittime di morti sospette. Si tratta di casi isolati o non è piuttosto la risposta di una società sempre più ostile e pericolosa? Capirlo è il compito di Bruna Husky, detective replicante, aggressiva, solitaria e disadattata, che si ritrova coinvolta suo malgrado in un complotto inquietante, con l’obiettivo di alterare la storia stessa dell’umanità per crearne un’altra, fittizia e manipolabile. Sua unica risorsa, un gruppo di emarginati, capaci di conservare ragione e tenerezza in un mondo soffocato dalla repressione.

Per gli appassionati del genere “Storie vere”

* Risorgere e vincere * di Aldo Montano, Giorgio Nardone e Giovanni Sirovich (Ed. Ponte alle Grazie, pp. 82, euro 9,80). Trionfare alle Olimpiadi non è cosa da tutti. Ma affrontare una crisi durissima e risorgere ai massimi livelli nonostante gli infortuni è forse un’avventura irripetibile per uno sportivo. Il protagonista di questa impresa è Aldo Montano, campione indiscusso della scherma italiana e internazionale degli ultimi anni. È una storia di rivalsa, di vittorie, costellata anche di profondi timori e delusioni, che culmina con l’esaltante conquista che ha portato Montano sul gradino più alto del podio ai Campionati mondiali di Catania del 2011. Il racconto è una cronaca sportiva avvincente, e insieme un moderno romanzo di cappa e spada – incruento e spesso ironico – raccontato da un punto di vista privilegiato, “dietro le quinte”, dalle voci dei tre personaggi: il campione Aldo Montano, il commissario tecnico della nazionale di sciabola Giovanni Sirovich e Giorgio Nardone, “psicologo e stratega”.

Per gli appassionati del genere “Ragazzi”

* Il dottor Prottor e la distruzione del mondo * di Jo Nesbo (Ed. Salani, trad. di Alessandro Storti, pp. 332, euro 14,80). Ti è mai capitato di ritrovarti con i calzini spaiati? O di notare che i tuoi amici fanno degli strani errori di ortografia e pronunciano male le doppie? Potrebbero sembrarti cose normalissime, ma se consultassi un esperto come il dottor Prottor, o potessi sfogliare una copia di A.C.V.N.E., Animali che vorresti non esistessero, sapresti che questi terribili segnali annunciano un grossissimo disastro. Nientemeno che la fine del mondo! Ma Bulle e Tina non sono certo tipi che si lasciano scoraggiare. Dopo aver sfidato il terribile anaconda gigante delle fogne di Oslo e aver addirittura viaggiato nel tempo, salvare l’intera umanità sembrerà difficile, ma non impossibile. Soprattutto se si hanno a disposizione armi come la lingua telescopica di un uomo-rana, il temibile Colpo Strobe e un’invenzione che ormai conoscete molto bene: la strepitosa Polvere per Petonauti del dottor Prottor.

Poetando a Selvapiana in festa, il 22 luglio dalle 10,30 in poi presso il Borgo di Selvapiana (Comune di Canossa)

I signori del castello, olio su tela di Renzo Pillon

La manifestazione prevede:

IIº CONCORSO DI POESIA, in italiano o in dialetto, aperto a tutti, con tema “ANDARE PER CASTELLI, PER BORGHI, PER ERBE” [cioè: uno sguardo alla storia locale, alle bellezze naturali, alle piante o alle erbe tipiche del territorio]. Ogni poeta può partecipare al Concorso con una sola poesia che non superi i 50 versi. Gli elaborati verranno esaminati da una giuria di 5 persone competenti i cui nomi saranno resi pubblici il giorno della premiazione. Verranno premiate le prime tre opere classificate.

IIIª RASSEGNA DI POESIA (testi in italiano o in dialetto diversi da quelli del concorso) Il tema è libero, e i testi possono essere editi o inediti.

Ogni poeta può partecipare con due distinte poesie sia al concorso ( una poesia a tema “andar per castelli, borghi, erbe..”) che alla rassegna (una poesia a tema libero). Nell’inviare le poesie specificare a quale categoria si intende partecipare (concorso o rassegna).

Il 22 Luglio
Ore 10,30: ci ritroviamo nello spazio riservato alla poesia nell’ambito della Festa
per la lettura dei testi. Tutti i poeti presenti leggeranno la loro poesia.
Ore 13: break con buffet enogastronomico.
Ore 15: solenne inaugurazione di Selvapiana in Festa.
Ore 16: premiazione del concorso.

Tutti gli elaborati (Concorso e Rassegna) dovranno essere inviati entro il 24 Giugno 2012, per posta o a mano a:
Savino Rabotti
Viale Silvio Pellico, 3 –
41049 SASSUOLO (MO) www.savinorabotti.it
oppure con e-mail a: savino.rabotti@fastwebnet.it ( preferibile docomento Word modalità compatibilità in Times New Roman)

Per ulteriori informazioni rivolgetevi ai numeri: 0536 – 872462 – - – 349 – 5274848

Grazie per l’attenzione e Vi aspettiamo numerosi. Se poi volete passare parola anche ad altri interessati all’iniziativa non ci fate dispetto!
Per il C.O.L.
Selvapiana in festa
Marzia Corradi e Savino Rabotti

“La luna lì con me”, racconto breve di Gianna Brigatta, poeta narrante in Firenze

La luna, olio su tela di Jelena Todorovic

Da bambina ero affascinata da un riflesso che la sera affiorava su uno sportello verniciato di rosso e che chiudeva una nicchia dove la nonna teneva i gomitoli di lana e l’uncinetto. Preferivo la fantasia alla televisione, anche a quei tempi. Era un riflesso bianco pieno di rotondità, che appariva dal nulla, affiorava sul colore, come la luna fa quando il cielo diventa nero. E io credevo che fosse la luna. Una luna nebbiosa, poco netta, che non aveva fuoco. Ogni volta che appariva ci fissavo lo sguardo, stringendo gli occhi, cercando di vedere di più. La luna in casa della nonna mi faceva battere il cuore e arrossivo in una vampata, come quando arriva il sonno sui bambini. E ero una bambina. Provavo soggezione. Non chiedevo alla nonna se vedesse anche lei la luna, lì sullo sportello rosso. Non cercavo di trovare conferma in altra esperienza umana. Vivevo la mia e mi bastava per crederci. Fissavo lo sportello, meravigliata ogni volta del fatto che la luna fosse tornata. Con la sua testa sospesa, senza corpo, ad aspettare che la mia fantasia trovasse i suoi crateri e il suo sorriso. I suoi crateri per quelli che sarebbero stati i miei incubi. Il suo sorriso per quelli che sarebbero stati i miei sogni. Una volta mi sono avvicinata e ho provato a farle una carezza. Neppure mi ricordo dei passi che ho fatto, mi sono trovata lì, con il naso all’insù, come se lì fossi sempre stata. Una carezza calda e tremante, come carta che brucia. Le dita hanno toccato il riflesso, ci sono sprofondate, diventando ombra. Le ho mosse con timore e dolcezza, seguendo la rotondità del volto, poi ho ritirato la mano. Sui polpastrelli c’era una polvere chiara, sabbia fine che mi lucidava la pelle. Leccando le dita prima mi è parso di sentire sapore di latte e di sale, poi un sapore mai sentito che aveva tutti i sapori. Era il sapore della luce di tutte le cose. Era quello anche il sapore della luna. Quando la nonna mi ha guardato, mi ha detto -Che hai stasera, bambina. Hai le stelle negli occhi.-, le sono andata vicino e mi sono seduta sulle sue ginocchia, nascondendo la testa contro la sua spalla. Ogni tanto, con un solo occhio, buttavo uno sguardo alla luna, che era sempre lì sullo sportello rosso. Mi sembrava più grande di sempre, mentre io mi sentivo piccolissima, per la prima volta cosciente dell’universo che mi conteneva. E una vaga sensazione del mistero per cui la casa della nonna, le mie dita e tutto il mio corpo, il mio mondo e quello degli altri erano solo una forma dell’universo. Uno stesso sapore, una stessa materia. La luna non scendeva sullo sportello rosso, in casa della nonna. Restava lì dov’era, in mezzo a quello spazio che ci contiene tutti. La luna era fuori e dentro di me. Lo stupore mi ha tenuto sveglia tutta la notte. Occhi aperti che non ho chiuso mai più.

Luca Olivieri band with James Burton, live tribute to Elvis in Cortemaggiore, May 5, 2012 (That’s all right, mama)

James Burton (born August 21, 1939, in Dubberly, Louisiana) is an American guitarist.  A member of the Rock and Roll Hall of Fame since 2001. From 1969 to 1977 he recorded with Elvis Presley.

Video by Barbagatto, in YouTube

James Burton, guitar man, in Cortemaggiore, 4 e 5 maggio 2012

L’esercito dei non votanti e quella sinistra votata alla sopravvivenza, valutazioni di Vittorio Melandri a margine delle elezioni comunali a Piacenza

Il bue nell'arena, olio su tela di Giorgio Dal Canto: Siamo arrivati alle elezioni ed il popolo, rappresentato dalla forza bruta di un bue, sta nel mezzo al bombardamento dei vari partiti politici la cui pubblicità è affissa all'interno della staccionata dell'arena. I rappresentanti dei partiti, figure losche, brutte, con i denti digrignati, gli occhi da squalo si contendono il microfono (che rappresenta i media) agguantandolo con le mani muscolose, atte a stringere la presa. Il rappresentante di sinistra tira il filo del microfono. Il bue che sta mangiando quel poco fieno che gli è toccato gira la testa e si esprime con un' espressione interrogativa e rassegnata di quello che non ci ha capito nulla!!!

L’esercito dei non votanti ha le cartucce bagnate, o peggio caricate a salve.
Tutti i membri della cosiddetta cattiva politica, quelli che fanno indignare l’esercito dei non votanti, arruolandosi volontari nel quale poi ci si illude di mettere “i cattivi” nel mirino, fanno finta di cadere colpiti, e poi, appena l’esercito dei non votanti torna nei propri alloggiamenti, tutti si rialzano, si scuotono di dosso la polvere rimasta sulle vesti, e riprendono l’usata politica.
Il “non voto” non è un voto negato, ma un voto di fatto consegnato nelle mani di chi comunque si dimostra capace di raccogliere i voti espressi, che sempre ci sono stati, sempre ci sono e sempre ci saranno, e si dimostra così capace di vincere sempre.
Si vince ovviamente nel campo dei vincitori di giornata, ma anche in quello degli pseudo sconfitti.
Questa è la realtà che ci si ostina a non vedere, e le minoranze sedicenti eccentriche al sistema, che di fatto raccolgono le “briciole” (per quanto numerose sempre briciole sono), sono sì esaltate dai media in base al principio che la notizia non è “Pinocchio che spiaccica il Grillo”, ma “il Grillo che sopravvive a Pinocchio”, ma restano pur sempre minoranze che hanno contro il “tempo”, che è il più tenace degli avversari, come anche la storia della Lega di Bossi dimostra.
Lo stesso “generale tempo”, che è anche capace di guidare lo sterminio di eserciti ben più agguerriti di quelli dei non votanti, e di quelli dei votanti per indignazione.

A riprova di quanto sostengo, basta rilevare il dato che ancora per i prossimi cinque anni in Consiglio comunale a Piacenza siederanno una trentina di consiglieri espressione della tanto deprecata cattiva politica, quella comunque ancora capace di organizzarsi, e due o tre consiglieri del movimento 5 Stelle, quel movimento per cui destra e sinistra pari sono, e che è facile prevedere non modificheranno di una virgola né le scelte di quella che sarà la maggioranza né di quella che sarà l’opposizione.

Messo con le spalle al muro, dal mio punto di vista al ballottaggio scelgo di mangiare la minestra di Dosi, e non di saltare dalla finestra di Paparo, e mi rendo ben conto che per altri può valere l’esatto opposto, ma ormai, anche grazie all’esercito dei non votanti, anche questa possibilità di rinnovamento della “Politica” con la maiuscola, è andata in archivio.
Sempre parlando dal mio punto di vista, mi interessa quello che accade a “sinistra”, dove da tempo addirittura si nega il proprio nome, “sinistra”, dove si trova sempre il modo di dividersi da un lato, e di aggregarsi in modi speciosi e avventurosi dall’altro, dove l’originale parola “socialista” continua da molti ad essere brandita come un insulto, e dove si continua a spacciare per vittoria una mera e sempre più equivoca sopravvivenza.
A “sinistra” si dovrebbe trovare il modo di lavorare in modo trasparente per mettere insieme chi voglia contribuire a costruire una “società che riesca a dare a ciascun individuo la massima possibilità di decidere la propria esistenza e di costruire la propria vita”.
E questo, nella consapevolezza che non è un obiettivo massimo e utopistico, ma minimo e vitale, un obiettivo rispetto al quale il ritardo si fa ogni giorno che passa sempre più intollerabile.

Mercurio, figlio di Maia e di Zeus, tutela ladri e banchieri: intervento di Carmelo Sciascia

Il fiume, acquerello di Silvio Bottegal (clicca sul titolo per approfondire la conoscenza del pittore e poeta

Trovandomi a passeggiare al parco archeologico della valle dei templi ad Agrigento, pensavo alle sensazioni che aveva provato W. Goethe nel lontano 1787, quando tra il 23 ed il 27 aprile di quell’anno, anch’egli visitava gli stessi siti.
Una primavera splendida come quella che ci ha sorriso stamane al levar del sole, certo non ci è stata mai concessa nella nostra vita mortale….
Intanto mi colpì un altro strano fenomeno: un sottile arco di nuvole leggere poggiava con un piede sulla Sicilia e si inarcava alto nell’azzurro del cielo, che per il resto era perfettamente puro, mentre con l’estremità sud sembrava posarsi sul mare…“.
Come, da pittore, non condividere queste magnifiche sensazioni?
Non sono che pennellate d’azzurro sull’infinito mare del Canale di Sicilia.
A fine passeggiata, attraversato a sud tutto il costone di arenaria, mi trovo davanti i resti del tempio dei Dioscuri, quello formato da sole quattro colonne (ricostruito), dedicato a Castore e Polluce.
Erano costoro due fratelli gemelli nati dall’accoppiamento di Zeus, sotto forma di cigno, con la principessa Leda.
Quanta arte ha ispirato quest’episodio della mitologia greca!
Ed a quanti travestimenti si è dovuto assoggettare il padre degli dei per le sue innumerevoli conquiste amorose!
E non ho potuto fare a meno di pensare ai tanti tramonti padani, sulle rive del Po, così rossi ed infuocati da fare ricordare il mito di Fetonte, figlio del Sole e di Roda.
Fetonte che salito sul carro del Sole guidava in modo così scombinato e sconsiderato, da scatenare l’ira di Zeus, a tal punto da venire fulminato.
E Fetonte cadde proprio sul fiume Eridano, il nostro Po.
E sarà per questo che i tramonti infuocati sul grande fiume sono così rossi?!
E vagabondando con la memoria nel ricordo degli studi liceali e dei miti antichi mi sovviene un’altra divinità, Ermes o Ermete.
Ermes che a Roma sarà chiamato Mercurio, era figlio della ninfa Maia e di Zeus (quanti figli e sempre con donne diverse, è evidente che Giunone, sua moglie, fosse sempre in collera ed alquanto irascibile!).
Ermes era noto per la sua furbizia e vengono poste sotto la sua tutela, tra le altre attività, quella del commercio e quella dei ladri.
Sarà stato casuale che con il nome di Mercurio a Roma, oltre a quella dei ladri è stata posta sotto sua tutela anche l’attività dei banchieri?