“Giancarlo Braghieri, una nota a fine mostra”, intervento di Carmelo Sciascia

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Composizione mitologica, di Giancarlo Braghieri

Per trasmettere tutti gli elementi della pazzia del principe di Palagonia, eccone l’elenco. Uomini: mendicanti dei due sessi, spagnuoli e spagnuole, mori, turchi, gobbi, deformi di tutti i generi, nani, musicanti, pulcinella, soldati vestiti all’antica, dei e dee, costumi francesi antichi, soldati con giberne e uose, esseri mitologici con aggiunte comiche (…) Bestie: parti isolate delle stesse, cavalli con mani d’uomo, corpi umani con teste equine, scimmie deformi, numerosi draghi e serpenti, zampe svariatissime e figure di ogni genere, sdoppiamenti e scambi di teste”.
Così leggiamo nel Viaggio in Italia di Wolfgang von Goethe e si riferiva il poeta, alla visita fatta nell’aprile del 1787, alla villa del Principe di Palagonia a Bagheria, residenza estiva della nobiltà palermitana di quel tempo . E si riferiva, sempre il poeta germanico: alla bizzarria mostruosa delle pareti esterne dell’edificio. Chissà avrebbe fatto le stesse considerazione di fronte a certi quadri di Giancarlo Braghieri. In fondo le sculture come la pittura sono forme artistiche affini. Il linguaggio sarebbe stato sicuramente più sciolto e sarebbe potuto esserci qualche riferimento a noi più vicino considerato che siamo andati avanti di qualche secolo.
Ma credo che nella sostanza il suo giudizio (o meglio il suo descrivere) non si sarebbe discostato di molto. Tant’è che nel catalogo della mostra titolata “Rileggere il mito” del nostro Braghieri del 2008, l’allora Direttore della Galleria Ricci Oddi, Stefano Fugazza così sriveva:
“…i dipinti qui esposti, risalenti agli anni Novanta del Novecento, in cui gli uomini e le donne hanno subito una metamorfosi (non così estrema come in un racconto di Kafka) per cui le braccia si deformano e le gambe a volte si allungano in maniera spropositata, e le teste possono trasformarsi in crestine, in fiammelle, oppure assumono una rigidezza un po’ ottusa e scanalata, come in certi insetti. Altre volte, addirittura, le forme perdono i pur labili riferimenti umani: restano come manifestazioni di impulsi, cordame aggrovigliato, altro che non assomiglia a niente che conosciamo…”. Quindi di stranezze e mostruosità sempre si tratta.
Un’altra bellissima mostra si conclude in questi giorni all’Associazione Amici dell’Arte: “Giancarlo Braghieri. Opere dal 1960 al 2009”, una mostra di cui forse se ne è parlato poco: succede quando eventi contemporanei si accavallano. Il sovrastante dominio della comunicazione fagocita tutto ciò che non riguarda l’interesse primario e l’attenzione della città tutta, sappiamo essere incanalata verso un altro grande pittore che seppure non piacentino, nel Duomo della nostra città ha lasciato perenne testimonianza dell’essere stato uno dei maggiori pittori dell’arte barocca.
Braghieri è stato il primo pittore che ho conosciuto appena giunto a Piacenza, era il 1978, a casa della signora Rosetta, gentile coinquilina del condominio di via Capra, dove allora risiedevo, vidi un quadro che attirò tutta la mia attenzione, era un quadro di un certo Giancarlo Braghieri, per me allora uno sconosciuto Carneade dell’arte locale. Mi incuriosì la stranezza delle forme, ma a pensarci bene, anche il particolare uso del colore: una pittura che esprimeva inquietudine, messianica attesa (o futura certezza).
Ho visto innumerevoli mostre in città e fuori, in Italia ed all’estero, ma mai nessun pittore mi ha incuriosito come il nostro Braghieri Giancarlo. A proposito di mostri (di cui noi, attraverso il Goethe abbiamo all’inizio accennato), ricordo un grande quadro di Renato Guttuso che descrive un interno delimitato nella parte superiore dalle mostruosità di villa Palagonia.

Spes contra spem, di Renato Guttuso

Quel quadro, Spes contra spem, è un olio del 1982 del ciclo delle Allegorie. A proposito di quest’opera il critico Alain Jouffroy scrisse: “…questo quadro ha la forza drammatica di uno psicodramma trasformato in allegoria, e di un diario intimo trasformato in documento pubblico”.
Ecco, questo è ciò che si potrebbe scrivere e sottoscrivere oggi anche per il nostro Braghieri, anche perché a ben vedere coincide in qualche modo con quanto scritto da Stefano Fugazza nella già menzionata presentazione: “Una serie di opere ruota attorno al tema del Tempo, che è diventato una figura nera, tondeggiante, neanche particolarmente mostruosa. Il Tempo, il Kronos degli antichi, è una deità che percorre la terra strappando via le creature (se le mette sotto un braccio e le porta con sé), i loro sogni, i loro amori. Anche i miti, in questo mondo parallelo creato da Braghieri, sono riletti, interpretati, collegati alla nostra vita”. Ecco il punto comune a tutte le opere, di qualsiasi periodo, del nostro artista: il dispiegarsi di un diario, il diario della vita sua e di ognuno di noi, la vita come un appariscente dramma psichico, così come gli antichi lo hanno rappresentato attraverso il mito e che noi cerchiamo di decifrare attraverso un traballante sistema psicoanalitico.
Per descrivere, come il Nostro faceva, di miti e di drammi mitologici, bisognava avere un buona cultura classica, cultura come ricerca continua che il Braghieri alimentava con continui studi e letture: l’amore per la lettura era ed è evidente ad ogni pennellata. Questo lo sapeva bene il nostro direttore Fugazza, tant’è che un quadro del Braghieri, un’opera su carta “La lettura” del 2002 venne messa a copertina del numero I della rivista Leggere l’arte che la Ricci Oddi pubblicò quello stesso anno grazie al mecenatismo della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Giancarlo Braghieri rappresenta spesso un personaggio mitologico, più di ogni altro, il furbo Sisifo. A nulla è comunque valsa la sua furbizia se è costretto a salire una rupe, spingendo un enorme masso che giunto alla sommità, rotola nuovamente giù. È un personaggio che si prende giuoco della morte ma a Thanatos infine è costretto a soccombere. Sisifo, è il personaggio mitologico che più rappresenta l’uomo, un uomo furbo, senza scrupoli, alla ricerca di continue scoperte che possano farlo competere con la divinità. Cerchiamo tutti in fondo di raggiungere l’immortalità, con ogni mezzo possibile, l’arte è sicuramente, tra tutti gli strumenti, il mezzo che Giancarlo Braghieri è riuscito ad usare meglio a questo scopo!
P.S. Breve nota sulla mostra che si è tenuta dal 1° aprile al 23 aprile all’Associazione Amici dell’Arte in via San Siro, 13 a Piacenza. Chi non l’avesse vista può rimediare andando a visitare alla chiesa del borgo medioevale di Vigoleno una raccolta sintetica dello stesso Autore che si terrà più avanti.
Carmelo Sciascia

“La poesia urlo di dolore e di denuncia” nell’esibizione di Daniele Verzetti da Genova, rockpoeta

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Continuano gli incontri del “mercoledi ci PIACE alla Galleria Borgo FaxHall” nella sede dell’associazione ‘Piacenza Cultura e Sport’ al 1° piano del Centro commerciale. Per l’esattezza mercoledì 19 penultimo appuntamento, protagonista Daniele Verzetti da Genova, rockpoeta. Ovvero la poesia che nulla concede all’intimismo, alle vicende personali se non inserite nell’essere soggetto sociale, partecipante alle cose, alle vicende della vita partecipata.

Temi di grande attualità, dalla violenza sulle donne, alla rincorsa verso la bomba nucleare, agli ‘omicidi bianchi’, la morte da infortunio sul lavoro. Poesia che sembra rifarsi in chiave moderna ai grandi cantastorie del passato unendo il racconto in versi alla rappresentazione teatrale e spesso alla musica tornando alle origini stesse della poesia.

Talvolta la lirica di Daniele sembra assumere forma che assomiglia alla prosa ma poco importa la definizione, al limite si parli di prosa poetica o di un passaggio letterario che assomiglia alle zebre dei passaggi pedonali con un continuo ondulante proporsi ora in versi ed ora in prosa. Un passaggio costante, dove al concetto di libertà formale s’accompagna il senso del contenuto, dell’allarme, del grido di dolore di fronte alle degenerazioni del vivere umano.

Caloroso l’applauso finale di fronte a versi scritti per far riflettere, spesso urla di dolore, blues di chi deve subire una società nelle mani di pochi burattinai senza possibilità di incidere sulle scelte che alla fine nel bene e sovente nel male incidono sulla vita dei popoli. Con una illusione: che quel blues diventi hard rock, che quella poesia diventi ribellione, rifiuto di governi che ignorano i bisogni dei molti per favorire quei pochi che vivono in torri d’avorio.

“La notte”, opera di Giuseppe Pedrotti, artista in Brescia

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La notte, olio su tela di Giuseppe Pedrotti

Giuseppe Pedrotti, per quanto è possibile leggere in internet vive e lavora a Brescia e presenta un curriculum di studi d’arte di tutto rispetto. Possibile ammirare le sue opere in facebook sia nella sua pagina personale, sia visitando il sito sempre in fb Game Art

Si ammirano panorami caratterizzati da grande cura dei colori che sembrano riportarci indietro nel tempo proponendo una pittura ante novecento. Ma la poliedricità di Giuseppe va ben oltre e allora ecco ancora dipinti che ci portano in un ambiente e in situazioni futuriste di un mondo devastato che fa pensare ad un tragico ‘dopobomba’. Infine bellissimi volti di ragazze altrettanto bellissime.

Insomma un artista interessantissimo che val la pena conoscere.

“Se”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

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John William Waterhouse

Se sono squilibrati
quelli dei coltelli
gli assassini dei camion
gli stragisti che si esplodono
potenziate i servizi psichiatrici
e non diteli uguali
fino a un attimo prima!

Se sono drogati
gli attentatori giovani
terroristi fanatici
sedicenti martiri
per oscuri interessi
a loro sconosciuti
lottate contro i traffici!

Se continuano a uccidere
e intervenite coi morti
e i feriti che gridano
con la paura che cresce
forse dovreste riflettere
che qualcosa non funziona
nel vostro governare.

Aiuti concreti per Amandola, terremotata. Domani a Settima, domenica a Fiorenzuola

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Un doppio evento sabato 22 e domenica 23 aprile 2017 in Provincia di Piacenza per sostenere il progetto #AmandolaRiparte. Amandola (FM) è uno dei Comuni colpiti dai terremoti che hanno interessato l’Italia centrale lo scorso anno.

22 aprile ore 20 CENA AMANDOLESE c/o Salone della Chiesa di S. M. Assunta – Settima di Gossolengo (PC) – € 25,00
23 aprile ore 20 “…ERO PIù CURIOSO DI VOI” Concerto tributo a Fabrizio De André – Teatro Giuseppe Verdi – Fiorenzuola d’Arda (PC) – € 15 Platea / Palco – € 10 Loggione incluso buffet
Eventi organizzati da:
Comune di Amandola e Associazione senza fini di lucro “In Valle”
Con il contributo e la collaborazione di:
Comune di Fiorenzuola d’Arda, Teatro Giuseppe Verdi di Fiorenzuola d’Arda, Comune di Travo, Park Hotel Piacenza
Con la collaborazione di:
Gruppi Alpini di Settima e Travo, A.N.P.I. Travo (PC),
Caffè Tre Mori di Fiorenzuola d’Arda

 

 

Solo il soffio del vento, rompe il silenzio di Chernobyl: se ne parla sabato a Castelvetro

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Il libro di Arzani su Chernobyl Sabato alle 18 ‘Al 32 dal Masan’
(articolo pubblicato su ‘La Provincia’, quotidiano di Cremona,
edizione del 19 aprile 2017)

Ancora oggi per i ragazzi bielorussi c’è una cosa vietatissima: mangiare i funghi che nascono nei boschi e nelle foreste della loro verde terra. A trent’anni dal disastro nucleare di Chernobyl questo ed altri particolari sulla vicenda saranno raccontati sabato alle 18 al circolo culturale ‘Al 32 dal Masan’ da Claudio Arzani. L’autore del libro ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, sarà infatti ospite dell’associazione castelvetrese per spiegare come nei terreni bielorussi risultino ancora presenti cesio ed altre sostanze radioattive, con conseguenze sul ciclo alimentare e sulla salute. Nelle pagine scritte da Arzani ci sono racconti, testimonianze, poesie, ricordi e attualità di una tragedia nucleare che ancora oggi coinvolge soprattutto i bambini il cui sistema immunitario è in formazione. Con letture di Dalila Ciavattini e con la testimonianza di Patti Brusamonti, che parlerà del progetto di accoglienza e assistenza in Italia proprio per i piccoli di Chernobyl. L’evento è organizzato in collaborazione con la casa editrice Pontegobbo. Dopo la presentazione del libro e il dibattito è in programma un rinfresco offerto dai soci del circolo.

 

 

 

“Incarnazione della verità”, lirica di Daniele Verzetti, Rockpoeta oggi alle 18.00 a Borgo FaxHall (1° piano)

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Le verità nascoste, acrilico su tela di Ida Budetta

Io incarno la verità
Quella assoluta
Quella relativa
Quella stupefacente
Quella superlativa!

Io incarno la verità

Quella dei talk show
Quella della ragion di Stato
Quella che dovete sapere
Quella che volete sentirvi dire

Io incarno la verità

Quella dai mille dubbi
Quella Pirandelliana
Figlia di sfaccettature vili

Vili

Perché la verità su certi fatti è una
Nascosta
Insabbiata
Ma una.

Io incarno la verità

Quella assoluta
Quella relativa
Quella simulata 
Quella di orgasmi televisivi cianotici

Io incarno la vostra verità

Quella di paraocchi spessi 
E paraorecchie invalicabili
Quella di rossetti sgargianti su labbra di gomma
Che tu, patetico Italiano medio, sogni la notte.

Io vorrei davvero incarnare la verità

Quella che non si può dire
Quella che ti sconvolge
E che uccide chi la ricerca.

Quella verità 

Nascosta
La posso solo intuire
Sfiorare
Toccare con gli occhi.

Io non incarno la verità

Ma i miei cinque sensi la respirano
L’avvertono, quasi la comprendono
E nel dubbio
Smascherano l’incarnazione di una verità bugiarda
Manipolata
Irriverentemente puttana.

E vorrei raccontarvela

Rendervi partecipi
Ma non ascoltereste
Non comprendereste
Perchè non volete comprendere.

Io non incarno la verità

Ma rivendico a pieno titolo
Un cervello pensante

Io incarno la verità

Quella evidente
Di un suicidio di massa della ragione

Perché io sono come un motore di ricerca 

In perenne movimento
So quello che pensate e come pensate
E quali verità desiderate.

Perché io non incarno la verità

Io incarno le vostre menti
Con tutte le vostre paure
Ed i vostri puerili ed indotti desideri.

Domani a Borgo FaxHall (1° piano) da Genova arriva Daniele Verzetti, rockpoeta

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DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® domani mercoledì 19 aprile ore 18 su iniziativa dell’Associazione Piacenza Cultura e Sport presso Borgo FaxHall (1° piano) propone un Reading dal titolo “ESISTENZE REALI”. Emozioni, impegno civile, liriche forti in una performance intensa, viva e coinvolgente, lucida fotografia emotiva sulla realtà dei nostri tempi. Poesia sociale che si ribella al nichilismo contemporaneo.

Cos’è la poesia? Tu. Alla base della poesia di Daniele c’è la “vita di tutti i giorni” o per meglio dire appunto le “Esistenze Reali”. Rockpoeta® in Genova, tratta tematiche sociali, con forza intensità e profonda sensibilità. Ha già tre libri all’attivo, ha girato l’Italia per presentarli con reading intensi e coinvolgenti, che delineano una lucida fotografia emotiva sulla realtà dei nostri tempi.

L’incontro, che fa parte della rassegna ‘Mercoledì ci PIACE a Borgo FaxHall‘ sarà coordinato dallo scrittore e poeta Claudio Arzani.

Quando gli emigranti eravamo noi: a Borgo FaxHall un racconto che a/traversato il mar

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Continuano gli incontri del “mercoledi ci PIACE alla Galleria Borgo FaxHall nella sede dell’associazione ‘Piacenza Cultura e Sport’. Lo scorso appuntamento con il racconto di Claudio Arzani “Maria Florencia” contenuto nell’antologia ‘Un arco nel portaombrelli‘ voluta e realizzata da Fabio Martini, genovese d’origini. Natali per Fabio dunque in quella Genova che, ad inizio del secolo scorso, vedeva partire tanti bastimenti dal porto con destinazione Lamerica, come allora gli emigranti chiamavano la terra d’oltroceano, la terra del sogno di un futuro negato in patria, nel BelPaese.

Interessante occasione per esaminare un fenomeno che da sempre ci coinvolge: fin dal medioevo quando già da allora attraversavamo le Alpi per cercare fortuna in Francia, Belgio, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra. Caratteristico il periodo tra settecento e ottocento degli orsanti e dei saltimbanchi che partendo dalle valli del parmigiano girarono visitando le corti principali d’Europa veri e propri antesignani dei circensi. In evidenza la miseria e la politica spesso persecutoria a seconda delle stagioni: i ‘briganti’ del Regno delle Due SIcilie e i loro sostenitori che fuggivano dall’invasione piemontese, i socialisti costretti a fuggire dalla furia fascista. A seguire la grande emigrazione dal Sud verso il Nord e dalle campagne verso le città negli anni cinquanta e sessanta. Infine il nuovo esodo, in corso alla ricerca di potenzialità di occupazione e di lavoro che nel BelPaese sembrano venir meno.

Con storie che, proiettate sul nostro presente attuale, non possono che farci riflettere ricordando di quanto le ‘ruspe’ venivano auspicate (e in qualche caso usate) nei confronti dei nostri emigrati. Ignoranti, incapaci di capire lingue sconosciute o di integrarsi con realtà sociali troppo diverse, sporchi, pronti ad insidiare le donne altrui, insomma chi più ne ha più ne metta e le ingiustizie consumate nei confronti di tanti dei 28 milioni di italiani emigrati all’estero tra il 1880 e i centanni dopo sono state innumerevoli. Senza peraltro dimenticare gli appartamenti che, a Torino o a Milano, non si affittavano ai meridionali.  Insomma, la storia di Maria Florencia, quinto degli incontri proposti da ‘Piacenza Cultura e Sport‘ è stata l’ennesima testimonianza  della rassegna di proposte letterarie piacentine caratterizzate da integrazione, solidarietà, dialogo tra culture diverse.