“Monologo”, lirica di Silvana Trabanelli, poeta in Ferrara

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Il colle dell’infinito
è ora fruscìo sommesso
dell’invisibile lontana galassia
il cavo d’un orecchio enorme
d’un radiotelescopio.
Al di là, torna il silenzio
immenso .
Tu sei sul pianeta
coi piedi
con le mani,con gli occhi
con l’anima.
Guardi, lo sfiori a volte con mani rapaci
per stringere inutilmente
una manciata d’acqua d’un mare immenso.
T’impasti nel moto incessante.
Corri i rischi dell’acqua
del fuoco,delle lame
delle punte dei bacilli
che levigano,mùtilano
dilaniano gratificano,
ma….dove sei tu.
Nelle idee
nel pensiero forse
nei momenti del cuore
nell’inesprimibile
senza parole
dentro
Ma dove ?
Nel cervello.
Nella rete meravigliosa
dei neuroni che si richiamano
fremendo come polipi
con infiniti filamenti di braccia
a raccontarsi e a mettere insieme
come mosaico correttamente ricomposto
variate sensazioni di una vita intera.
Ma quale vita, se non la tua
del tuo corpo sul tuo pianeta.
Nel punto dove ti posi
dove ti muovi, tessi i giorni e le notti .
Come una stella nell’infinito
ha il suo moto
come un asteroide
il suo giro
come un sole la sua ruota
come il tutto insieme…
Tu sei…il tutto.

 

Premio letterario “Città di Forlì”, scadenza 28 maggio 2018

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Il Centro Culturale L’Ortica di Forlì – Sezione orticadonna bandisce la quindicesima edizione del Premio Letterario Nazionale “Città di Forlì”

Il concorso si articola in quattro sezioni:

  1. Premio Sandra Mazzini per la poesia inedita in lingua italiana. Ogni concorrente deve inviare 3 poesie inedite, mai premiate in altri concorsi, della lunghezza massima di 30 versi ciascuna, in 7 copie dattiloscritte, anonime, debitamente titolate e spillate in gruppi da 3. Va unita alle opere una busta chiusa contenente i seguenti dati: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono dell’autore ed eventuale e-mail, e titoli delle poesie inviate, autorizzazione al trattamento dei dati personali e attestazione che si tratta di opera inedita di propria creatività;
  2. Premio Luciano Foglietta per la traduzione, riservata quest’anno alle seguenti lingue: bulgaro, francese, inglese, portoghese, russo, slovacco, spagnolo, tedesco. Ogni concorrente dovrà inviare la versione italiana inedita di tre poesie (lunghezza minima 10 versi – lunghezza massima 50 versi) dello stesso poeta straniero contemporaneo (sec. XX-XXI), scelto dal traduttore, unitamente ai testi editi o inediti in lingua originale, in 9 copie dattiloscritte, anonime, debitamente titolate e spillate in gruppi da 3, indicando il nome e la lingua dell’autore tradotto. Va unita alle opere una busta chiusa contenente i seguenti dati: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono ed eventuale e-mail del traduttore, nome dell’autore straniero scelto e titoli delle poesie tradotte, autorizzazione al trattamento dei dati personali e attestazione che si tratta di traduzione inedita di propria creatività;
  3. Premio Irene Ugolini Zoli per la prefazione a un volume di poesie. Inviare tre copie del volume edito non anteriormente al 2012, indicando nomee cognome del prefatore, indirizzo, numero di telefono, eventuale e-mail e autorizzazione al trattamento dei dati personali. È accettato l’invio sia da parte di case editrici che dagli stessi prefatori;
  4. Premio IN Magazine per la prosa inedita. Inviare un racconto inedito, mai premiato in altri concorsi, della lunghezza massima di 5 cartelle editoriali (30 righe per 60 battute, a cartella) in 5 copie dattiloscritte, anonime, e una copia in file, senza indicazione dei dati dell’autore, all’indirizzo e-mail: [email protected]. Va unita all’opera una busta chiusa contenente i seguenti dati: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, e-mail dell’autore e titolo del racconto; autorizzazione al trattamento dei dati personali e attestazione che si tratta di opera inedita di propria creatività. Gli stessi dati vanno inseriti in un file a parte che accompagna la spedizione a mezzo e-mail.

I concorrenti di età inferiore ai 14 anni, dovranno indicare la data di nascita all’esterno della busta contenente i dati anagrafici.

Non è richiesta alcuna tassa di partecipazione.
Le opere dovranno essere inviate, per posta ordinaria, entro e non oltre il 28 Maggio 2018 al Centro Culturale L’Ortica – Via Paradiso, 4 – 47121 Forlì (indicando la/le sezione/i a cui si partecipa). Telefono e fax: 0543/092569, e-mail: [email protected].

Non sono accettate le opere inviate a mezzo posta celere e a mezzo e-mail (escluso il racconto di cui alla sezione prosa inedita). Il materiale inviato non sarà restituito. I libri di poesia verranno donati a biblioteche e scuole locali.

Premi:

Al primo classificato:

  • della sezione a): pubblicazione della poesia vincitrice sul quotidiano Il Resto del Carlino
  • della sezione b): pubblicazione della poesia vincitrice, con testo a fronte, sul quotidiano Il Resto del Carlino
  • della sezione c): opera dell’artista Irene Ugolini Zoli (1910-1997);
  • della sezione d): servizio speciale sulla rivista In Magazine, con intervista all’autore e pubblicazione del racconto vincitore, al secondo classificato pubblicazione del racconto sulla rivista Avis notizie, e al terzo classificato pubblicazione del racconto sulla rivista letteraria L’Ortica.

Ai secondi e terzi classificati dell sezioni a), b) e c): oggetti in ceramica realizzati artigianalmente e offerti da Ceramiche Artidea di Meris Giardini, opere d’arte offerte da alcuni artisti e dall’Avis Provinciale di Forlì-Cesena, e opere letterarie; riceveranno premi anche i finalisti e segnalati di ogni sezione. A vincitori, finalisti e segnalati, che saranno informati telefonicamente o a mezzo e-mail, sarà inoltre consegnato un artistico diploma realizzato da Over Cover Scriba.

Saranno conferiti anche i seguenti premi:
Premio La Cócla, offerto dal Centro di Educazione Ambientale di Forlì
e Premio Renzo Camporesi riservato agli under 14.

La premiazione avrà luogo alla fine di Settembre, a Forlì, all’interno della Cittadella del Buon Vivere (Data e luogo saranno tempestivamente comunicati). E’ d’obbligo la presenza dei vincitori, pena la decadenza del premio, salvo comprovati e documentati motivi di impedimento, nel qual caso è consentita la delega.

I risultati saranno comunicati a mezzo stampa, in internet e su www.facebook.com/centroculturalelortica.

“Il funambolo operaio precario”, lirica di Ileana Zara, poeta in Cerredolo (RE)

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Olio su tela opera di Fernand Leger

Il funambolo operaio
precario
cammina sulle impalcature
precarie
appeso a un gancio
precario
in bilico sul volante
tra sonno e veglia
sulle strade
precarie
tremano a fine mese
le mani sulla testa
i gomiti sul tavolo
precario
saluta presto la mattina
moglie figli genitori
nella solitudine
precaria
con un addio possibile
sulle labbra mute.

 

Ma il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi, dove lo si mette?

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Siamo alle solite: dove lo metto il deposito nazionale in cui in teoria bisognerà riunire le scorie radioattive ora disperse in più di 20 depositi in tutt’Italia?. Il ministro uscente dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, aveva annunciato la pubblicazione nel giro di pochi giorni di un documento attesissimo, la Cnapi ovvero la mappa dei luoghi che hanno tutte le caratteristiche per ospitare il capannone in cui riunire i fusti pieni di scorie radioattive. Eravamo in marzo. Siamo a maggio e tutto continua a tacere.

Decine di luoghi adatti
Quali sono i luoghi idonei? Si sa che sono poco più di 60 località, forse una settantina, distribuite in tutta Italia. Luoghi poco abitati, con una sismicità modesta, senza rischi di frane o di alluvioni. Una spolverata di decine di piccole aree dal Piemonte alla Calabria, soprattutto sulle colline del versante adriatico dell’Appennino, e due aree più estese, una fra Toscana e Lazio e l’altra fra Puglia e Basilicata.

Anni di ritardo
In teoria, per decreto la carta Cnapi avrebbe dovuto essere consegnata dalla Sogin al Governo entro il 2 gennaio 2015 e in effetti la Sogin ha consegnato ma opportunità politiche, paura di solleticare il ventre molle delle proteste, il clima perenne di campagna elettorale hanno indotto a tenere la mappa chiusa nella cassaforte dei diversi Governi che si sono alternati. Il documento è stato ritoccato dall’Ispra, l’istituto scientifico ambientale dello Stato, dopo i terremoti che negli anni scorsi hanno cambiato la mappatura sismica e dopo altri adeguamenti. Vidimata dall’Ispra, ora la carta Cnapi è sotto l’osservazione dei due ministeri e attende il via libera dell’Ambiente per il giro finale di firme, controfirme e bolli.

Ospedali, parafulmini, rilevatori e altre radioattività
Ma cosa deve finire nel deposito? A breve la Francia e l’Inghilterra ci rimanderanno indietro 800 metri cubi di scorie ritrattate e condizionate del combustibile delle quattro vecchie centrali italiane. In tutto sono 17mila metri cubi di rifiuti ad alta radioattività. Ma il problema vero sono i rifiuti radioattivi a media e bassa attività, quelli che si producono ogni giorno: reagenti farmaceutici, mezzi diagnostici degli ospedali come la risonanza magnetica nucleare, terapie nucleari, radiografie industriali. Sul totale di 78mila metri cubi a bassa e media attività, circa 33mila metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45mila metri cubi verranno prodotti nei prossimi 50 anni. Tutto questo materiale oggi viene accumulato in alcuni centri provvisori, come l’area vercellese di Saluggia o i depositi nucleari della Casaccia alle porte di Roma. Non va poi dimenticato che il deposito consentirà di riprendere lo smantellamento della centrale di Caorso, operazione la cui conclusione risultava programmata entro il 2030 a condizione di aver realizzato appunto il DUN (Deposito Unico Nazionale) e di conseguenza attualmente, da tempo, in stand by.

Insomma, questo DUN, ove serà, serà, nessun saper lo può ….

 

“Alpini di Fiorenzuola, storia del gruppo A.N.A. 1948/2018”, presentazione del libro di Augusto Bottioni sabato ore 9,30 al Cinema Capitol di Fiorenzuola

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Sabato 19 maggio, ore 9,30 al Cinema Capitol di Fiorenzuola d’Arda, Augusto Bottioni (ex assessore alla cultura della città sulla via Emilia) presenta la sua ultima pubblicazione, il libro “ALPINI DI FIORENZUOLA – La storia del Gruppo ANA – 1948/2018”. Verrà proiettata una selezione del fil “Maciste Alpino” girato nel 1916. A seguire inaugurazione di una mostra tematica presso il Centro Aldo Braibanti (Ex Macello). – fotografie della Festa Granda del 1969.

Da nativo Fiorenzuolano ‘emigrato’ nel capoluogo Piacenza, come ex caporale alpino alla S.M.A.L.P. di Aosta, non posso che plaudire all’iniziativa letteraria (e fotografica) dell’amico Augusto.

 

“Cyrano de Bergerac e Rossana, amore avvolto di silenzio”, lirica di Claudio Arzani (ciclo dei grandi amori/3)

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Io non posso regalarti
neanche un fiore colorato,
io non posso immaginare
un viale dove passeggiare.
Tuttavia sicuramente,
questo mi pare di capire,
sono uomo fortunato,
io posso ascoltarti,
perdermi nell’abisso del profondo
della luce nei tuoi occhi,
nuotare nel dolce mare
delle tue labbra rosse
un pò come quella vetrina
con la torta limone e cioccolato
che da bambino senza soldo
non potevo assaggiare,
come una suadente nenia
in arrivo da un altro porto
che dolcemente m’accarezza
senza lasciarsi afferrare,
come l’acqua nell’oasi
che il deserto mi nasconde,
non resta altro che il silenzio
di un sentiero che biforca.

 

Presentazione del libro “Gropparello, grande guerra e dopoguerra” di Luigi Montanari

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Riportiamo l’annuncio del dottor Filippo Lombardi, curatore della collana ‘Piacenza in grigioverde‘:

Sono passati diversi mesi dalla presentazione dell’ultimo volume, ma non si è rimasti con le mani in mano e ci aspettano due mesi veramente densi di impegni.
La collana si espande, sono stati reclutati nuovi autori e ci si rivolge alla provincia, con la prossima uscita di tre volumi dedicati alle vicende di Gropparello, Carpaneto e Borgonovo negli anni della Grande Guerra.
Si comincia giovedì 17 maggio, alle 21 a Gropparello, dove sarà presentato il volume “Gropparello, Grande Guerra e dopoguerra” di Luigi Montanari. Un volume che, come dice il titolo, oltre al periodo bellico affronta anche i primi anni di pace.
Si va quindi dalla assistenza alle famiglie dei richiamati a episodi di cronaca come la caccia ai disertori fra i boschi di Obolo, dalla ricerca sui caduti fino a fatti come la guerra alla “repubblica bolscevica di Rustigazzo” condotta dai primi fascisti.
Luigi Montanari è persona nota agli appassionati di storia locale: fra gli autori di “La Primogenita e i suoi Garibaldini”, ha già scritto “Guerra e pace. Carpaneto 1944-45” e “Terra, acqua e lavoro. Storia del Comune di Carpaneto Piacentino 1800 – 1970”. Pubblica su “L’Urtiga – quaderni di cultura piacentina” ed è socio dell’Istituto per la Storia del Risorgimento.
Appuntamento quindi giovedì 17 maggio a Gropparello.

Truppe in partenza per il fronte (da www.gracpiacenza.com)

“La guerra è finita”, s’annunciò l’8 maggio 1945 e ieri a Carpaneto e Piacenza è tornata una colonna di pace

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L’8 maggio 1945 viene ricordato (nel Regno Unito, in Germania Orientale, in Francia, in Slovacchia, nella Repubblica Ceca) come la giornata della vittoria in Europa degli alleati contro i nazifascisti. Fu il giorno in cui gli alleati accettarono formalmente la resa incondizionata delle forze armate della Germania nazista, decretando la fine di Adolf Hitler e del Terzo Reich. Il 30 aprile Hitler si era tolto la vita durante la battaglia di Berlino, così la resa fu autorizzata dal presidente tedesco l’ammiraglio Karl Dönitz a capo di una amministrazione passata alla storia come il governo di Flensburg. L’atto di capitolazione militare è stato firmato il 7 maggio a Reims, in Francia, e l’8 maggio a Berlino, Germania.

Nel nostro BelPaese in realtà siamo abituati a festeggiare il 25 aprile, quando i combattenti partigiani liberarono Milano e Torino mentre le truppe alleate ancora arrancavano all’inizio della via Emilia dalla parte del mare per cui questa manifestazione, giunta alla quarta edizione, ci coglie di sorpresa.

Ma quando c’accorgiamo che il messaggio è quello che più ci piace (“Mettete dei fiori nei vostri cannoni“) , non possiamo che applaudire questi collezionisti invitati, tra gli altri, dall’Associazione Terre Piacentine di Castell’Arquato per una manifestazione ammirata a Carpaneto (sabato) e a Piacenza domenica, ieri.

Ferma restando la gioia di vedere i camion transitare senza soldati infreddoliti stipati sul cassone con il fucile o il mitra stretto tra le mani e la fronte imperlata dal sudore in attesa di conoscere quale sarebbe stato il loro destino, inevitabile il brivido per quel signore ormai anziano che, avvicinandosi con la sua bicicletta, ha ricordato di quando gli alleati con i loro mezzi, carrarmati compresi, sono davvero entrati nella piazza, festeggiati da migliaia di piacentini finalmente liberi dall’occupazione tedesca e dai loro asserviti fascisti della Repubblica Sociale.

 

“La marcia da Terrasini a Cinisi per ricordare Peppino Impastato”, intervento di Carmelo Sciascia

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Dal balcone di casa Impastato

Con i primi caldi estivi cominciano i primi viaggi. Si sa che in primavera, uscendo dagli Inferi, Proserpina abbandona Plutone e ritorna dalla madre Demetra, secondo un divino accordo stipulato per mantenere l’equilibrio delle stagioni. Quest’anno assecondando anch’io questa consuetudine mi sono ritrovato in Sicilia. Casualmente a seguire il giro d’Italia: il giorno nove del mese di maggio il Giro iniziava ad Agrigento per giungere a Santa Ninfa nel cuore della Valle del Belice. Ma il mio scopo era giungere in altri luoghi, tant’è che finalmente dopo Sciacca, nella diramazione di Menfi, lasciata al suo destino la carovana ciclistica, si imboccava quell’arteria che virando a nord,  conduce a Terrasini, la parte ad est del golfo di Castellamare: nel  promontorio opposto dello stesso Golfo si trova San Vito lo capo.

Terrasini, Corso Vittorio Emanuele al numero 108 una targa formata da quattro mattoni in terracotta così recita: “Radio Aut – 98.800 Mhz – Giornale di controinformazione 1977-1980 – da questa sede PEPPINO IMPASTATO ha animato la lotta alla mafia”.

In realtà la voce di Peppino non poté essere ascoltata fino alla data della chiusura di Radio Aut, perché venne violentemente zittita la notte dall’otto al nove di due anni prima: la notte in cui venne massacrato.

Coincidenza volle che quello stesso giorno a Roma un’altra via divenisse tristemente famosa: via Caetani. Fu infatti in quella via che venne ritrovato nel bagagliaio di una Renault rossa il corpo di Aldo Moro. Dopo quaranta’anni quell’auto è tornata nella stessa via per il programma televisivo: “55 giorni. L’Italia senza Moro”, dove Luca Zingaretti ha letto l’ultima lettera dell’Onorevole Moro, il nove maggio di questo duemiladiciotto. Due cadaveri, di cui uno eccellente, l’altro sconosciuto ai più. La figura di Peppino Impastato sarà nota al grande pubblico solo dopo il film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”. Non solo la coincidenza del giorno della morte legherà Moro e Peppino Impastato,  sono stati legati da un (misterioso ?) “fil rouge”, costituito dal modo in cui si sono mossi gli investigatori: il depistaggio!

Ad anni di distanza abbiamo saputo che mandante ed esecutore del delitto Impastato è stata la mafia, in primis quel Gaetano Badalamenti, parente dello stesso Peppino, la cui abitazione, a cento passi di distanza da quella degli Impastato, oggi come bene confiscato alla mafia è diventata una bellissima biblioteca pubblica.  Abbiamo saputo invece prontamente che ad uccidere materialmente Moro sono state le Brigate Rosse, ma istintivamente avvertiamo che “qualcosa non quadra”. C’è una verità sospetta, sottintesa, sottaciuta, mai declamata: “c’est un affaire”; diversamente non sarebbe un mistero italiano!

Ecco la differenza, ma nello stesso tempo la concordanza tra i due assassinii. C’è sempre dietro tutti i delitti politici (qualche volta anche dietro quelli di delinquenza comune), un livello cui difficilmente si riesce ad arrivare: possiamo definirlo  in mille modi ma il regista della tela di ragno, la mente, il  terzo (o quarto) livello, rimane quasi sempre inaccessibile. Irraggiungibile, rimane spesso impunito. Dicevo di Terrasini e di Radio Aut, perché da lì partiva giorno nove di questo mese di maggio il corteo per ricordare l’assassinio di Peppino Impastato. Il giornalista lo si può fare da una qualsiasi consolle computerizzata, oggi in rete trovi tutti i dati e le notizie necessarie a confezionare un pezzo su qualsiasi evento. Dare notizie, comunicare un evento, è impossibile se non lo si vive di persona, nei luoghi bisogna andare o esserci stati. Non si può fare il critico d’arte guardando delle semplici stampe. Bisogna vedere l’opera originale, la riproduzione è un semplice sussidio conseguente (o antecedente), un aiuto a mantenere vivo il ricordo (o stimolare la conoscenza). Così nel fare cronaca. Bisogna andare nei luoghi degli eventi, della memoria, nei luoghi delle stragi di Stato a cominciare da Piazza Fontana…

È marciare in corteo da Terrasini a Cinisi, vuol dire ripercorrere le strade che percorreva Peppino, renderci compartecipi della sua storia personale, della sua lotta politica ad un sistema sociale mafioso, a quella connivenza che continua ancora oggi: mancanza di denuncia e corruzione, i pilastri portanti.  La casa della famiglia Impastato, in Corso Umberto I, civico 220 a Cinisi, è diventata “La Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”. Sì, Felicia, una madre che non si è mai arresa nel volere la verità sulla morte del figlio, quella verità che è arrivata “solo” 24 anni dopo l’assassinio, con la condanna di Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi. Ecco perché non bisogna smettere di chiederla la verità. Mai. Come per la morte di un altro giovane, avvenuta nel 2016 in altri contesti, in altri luoghi, con modalità comunque sempre violente e misteriose. Bisogna continuare a chiedere, a volere fermamente, a gridare: Verità per la morte di Giulio Regeni. Perché come ha detto Giovanni Impastato nel discorso conclusivo la marcia, bisogna finalmente capire che i diritti non sono individuali ma collettivi. E quindi la lotta per ottenerli non può che essere comune. Dobbiamo farla assieme, tutti. 

Nella marcia dei quattro chilometri da Terrasini a Cinisi, dove erano presenti tanti testimoni di quel tempo, tantissimi giovani provenienti da scuole d’ogni parte d’Italia, uomini come don Ciotti e donne come Susanna Camusso, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, come tantissimi sindaci di altri Comuni siciliani, un editore come Ottavio Navarra ideatore ed organizzatore di una marina di libri,  personalità singolari come Ascanio Celestini ed un amico come Pippo, posso dire: c’ero anch’io!

Anch’io per camminare e contare insieme, come ci suggeriscono i Modena City Ramblers:

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato..
“Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani”..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

 

“Il pianino”, lirica di Renzo Montagnoli, poeta in Borgo Virgilio. Da ‘Il mio paese’

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Il pianino, olio su tela di Panza Giovanni

Passati sono gli anni
ed è ormai da tanto tempo
che quel suono non sento.
Ero infatti ancor bambino
quando andava per le vie del paese
due braccia che spingevano
una mano a girar la manovella
e così il pianino strimpellava
in cambio della carità di chi ascoltava.
Erano trilli gioiosi
raffiche di note
roba da poco, certamente,
ma che ancora avrei voglia
di sentire, una volta sola,
per ritornare brevemente
a una gioventù fatta
di corse spensierate,
di ceci lessi e di castagne arrosto,
del suono d’un pianino
sulle cui note correvo con la mente
verso spazi sconfinati
piccoli passatempi a buon mercato
che tanto negli anni successivi
avrei desiderato
e di cui poi purtroppo
mi son dimenticato.