“Generale capelli gialli”, lirica di Claudio Arzani, letta in Camera del Lavoro a Piacenza nella ‘NOtte per il NO’

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Soffio del vento, onde di grano,
camicia rossa, il braccio alzato,
i Mille a Marsala, obiettivo dichiarato
ad ogni contadino il suo campo.
Debitamente informato dei fatti
già temendo l’Italia Repubblicana
l’eresia del popolo sovrano
Sua Maestà il destriero ha sellato.
Corri cavallo, bava alla bocca,
viva l’Italia della corona,
baciapile del Vaticano,
ai Savoia in eterno fedele.
Generale a Teano bassa la testa
biglietto per Caprera
senza ritorno
sfumati nel vento i colori del grano,
i latifondisti padroni dei campi
rimasti succubi i contadini
incombono nuvole nel cielo di Caprera.
Caprera, sferragliare di catene,
sbarre, urlare di guardiani,
giace il Generale imbalsamato
sembran morti sogni e desideri
ma ecco, ancora soffia il vento,
apre le vele al ritorno del sogno,
nel 48 del Novecento
sono tornate le rosse bandiere
a casa le camice nere e l’ultimo Re,
democrazia e popolo sovrano,
Italia repubblicana fondata sul lavoro
e nessuno tocchi più la Costituzione.
Soffio del vento,
fuggono le nuvole dal cielo di Caprera
geme il grano dall’Alpe al mare,
nessuno tocchi libertà e democrazia.

 

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Piacenza: beneficenza per N.O.I. (Nuova Oncologia Integrata) domani con il libro “Un arco nel portaombrelli”, raccolta di racconti

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Piacenza, sabato 3 dicembre ore 17.00 in via San Nazzaro, inizia una nuova avventura: per iniziativa di N.O.I. presentazione di “Un arco nel portaombrelli”, raccolta di racconti di Claudio Arzani da Piacenza, Stefania Balsamo da Palermo, Marco Belli da Frosinone, Amanda Buissan Ferrer da Perugia, Annalinda De Toffol da Padova, Antonio Martone da Napoli, Roberto Furcillo da Empoli, Massimo Guisso da Savona, Tiziana Lari Scatarzi da Firenze, Angela Luisa Malino da Genova, Daniela Silvestri da Pordenone, Angela Luisa Malino da Genova, Fabio Martini da Pescara, Miguel Capriolo da Torino, Stefania Balsamo da Palermo, Sandro Scardigli da Empoli, Susan Moore da Milano.

I libri servono a capire e a capirsi, a creare un universo comune anche in persone lontanissime”, scrive Susanna Tamaro in una delle sue opere. E in effetti, “L’Arco Nel Portaombrelli”, l’ultimo progetto editoriale nato dal gruppo Facebook “L’Inedito – Rivista Letteraria”, sembra darle ragione: sulle circa 200 pagine, sono (ri)uniti i racconti e le esperienze di persone provenienti da luoghi, contesti, storie e radici differenti tra loro.

«Vuole essere un libro di letture brevi, un manuale di sopravvivenza per questi tempi, che vi permetta di conoscere alcune persone in ogni loro recesso, sotto qualsiasi inquadratura. L’incontro virtuale con alcuni scrittori frutto proprio del caso e delle loro mani operose, mi ha obbligato a rivedere quello che si è poi rivelato essere un pregiudizio. Il pregiudizio secondo cui non fidarsi degli altri è tanto di guadagnato», spiega Fabio Martini, curatore del progetto che – a tratti – pare un “adattamento su cellulosa” dei moderni social network. «L’eccezionalità di questa esperienza è stata nello scoprire persone squisite, alcune così lontane dagli stereotipi degli autori chiacchieroni e boriosi; persone con cui parlare di passioni vicendevoli che altrimenti, nella vita di tutti i giorni, finiscono per non aprire mai bocca; interlocutori capaci e soprattutto grandi ascoltatori, cosa purtroppo sempre più rara tra coloro che si vantano di scrivere qualcosa di decente – prosegue Martini -. Frequentandoli in rete e di riflesso leggendoli, ho finito per appassionarmi a tutti. Una cosa soltanto possiamo augurarci. Che chiunque legga quanto segue, sia per lui giusto o sbagliato, possa alla fine dirne qualcosa. Perché la sola cosa che ci lascerebbe sgomenti, dateci retta, sarebbe l’indifferenza».

Se poi s’aggiunge l’obiettivo benefico per i malati di tumore e l’occasione per approfondire l’oncologia integrata, risulta difficile mancare all’evento in programma sabato 3 dicembre presso la parrocchia di San Sepolcro, in via San Nazzaro a Piacenza, dalle ore 17. La dottoressa Livia Bidin, infatti, ha organizzato una presentazione de “L’Arco Nel Portaombrelli”, con il curatore Fabio Martini: il ricavato delle copie vendute (al prezzo di 18€) durante l’appuntamento sarà devoluto in aiuto a N.O.I. Nuova Oncologia Integrata, con lo scopo di stimolare la ricerca e l’applicazione delle cure integrate per il cancro, come qi gong, tai chi, yoga, massaggio, suonoterapia e meditazione.

Tra gli autori inclusi nella raccolta, è presente anche il piacentino Claudio Arzani. Di seguito, ecco uno stralcio del suo racconto “Maria Florencia”:

«Partire è un po’ morire. […] Sul bastimento gli emigranti parlavano, per passare le ore di far niente lentamente beccheggiando sulla tavola immobile dell’immenso oceano. Parlavano dei sogni, delle speranze, delle nostalgie, dei ricordi. Della paura, tacevano. Parlavano. Tacevano. Giocavano a carte. Guardavano il mare, oltre la prua, qualche volta uno sguardo anche oltre la poppa. Agostino con Giuseppina e la piccola Luigina, sarebbero scesi dalla nave all’attracco in Argentina. Altri avrebbero proseguito verso il Brasile. Ed ecco, finalmente, dopo settimane di navigazione, il correre di voce in voce, il richiamarsi, di cabina in cabina, di sala in sala, nei luoghi comuni: tutti in plancia, di corsa, affannati, col cuore in gola, l’emozione che stringe lo stomaco e quasi toglie il respiro. Terra!

Niente altro che una striscia ancora lontana, un color verdastro scuro che spezza l’armonia del blu del mare e dell’azzurro del cielo, una linea che attraversa l’orizzonte e fa mancare il respiro, quella linea è il destino, è il futuro. Nessuno potrà dimenticare i sapori, i colori, i profumi dell’Italia, le case, le viuzze, i campanili, l’osteria del Paesello, gli amici, i volti incontrati tutti i giorni, i sorrisi, i sospiri, i litigi, il parroco, l’oste, il farmacista, il dottore, la maestra, le galline, i conigli, l’arrotare dei sassi tra le ruote della bicicletta, il raglio degli asini, l’aia trasformata in balera. Eppure lì, tutti sul ponte del bastimento, tutti ad aguzzare la vista per cogliere i primi particolari di quella terra che nessuno aveva mai immaginato, nessuno a girarsi di spalle, a rimirare quel passato già lontano, quel Paese che sarebbe per sempre rimasto niente altro che un dolce ricordo ad accarezzare il cuore. Agostino girò lo sguardo ad incontrare gli occhi di Giuseppina. Piangeva, forse a causa del vento che accarezzava le onde del mare e il ponte del bastimento, che sembrava far onde dei capelli di tutta quella gente col cuore in gola e il cuore stretto tra speranza e paura del futuro da costruire. Ignoto. Non erano più italiani, non più pioverini. Emigranti».

Thomas Trenchi [articolo dalla pagina facebook e dal blog sportello quotidiano]

 

Piacenza: NOtte per il NO, venerdi dalle 19 alla Camera del Lavoro

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15194601_1147074535342443_4358967252144717500_oIo e Dalila, presenti!

Una notte per il “No”, musica e non solo alla Camera del Lavoro

Venerdì 2 dicembre il Comitato per il NO di Piacenza ha organizzato, a partire dalle ore 19 e fino alle 23.59, la Notte per il “no”, musica e non solo. Una serata musicale e artistica – allestita in collaborazione con la Cgil di Piacenza – per ribadire il NO finale e definitivo al referendum sulla riforma costituzionale di domenica prossima 4 dicembre.

Roberto Bassi, Milvia Urbinati, Michele Giardino alla conferenza stampa di presentazione della NOtte (foto tratta da IlPiacenza.it)

Nella Sala Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza (Via XXIV Maggio 18) si alterneranno musicisti, attori, poeti ed esponenti della cultura e della società piacentina, per una “veglia” civile in difesa della nostra Costituzione del 1948, una Carta che ha sempre dimostrato di avere gli anticorpi giusti contro soprusi e tentativi di derive autoritarie, capace in tutti questi decenni di assicurare e difendere la democrazia italiana.

Una NOTTE intera per cantare, recitare, gridare NO allo scempio della Costituzione attuato attraverso una riforma che sottrae poteri ai cittadini e mortifica il Parlamento. Una NOTTE per dire un’ultima volta NO alla legge oltraggio che, calpestando la volontà del corpo elettorale, finirà con l’instaurare un regime politico fondato sul governo del partito unico. Perché continuare a salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria libera voce domani. Perché quella imposta dal Governo è una riforma che non riduce i costi, non migliora la qualità dell’iter legislativo, ma scippa la sovranità dalle mani del popolo.

Alla NOTTE PER IL NO parteciperanno:

Francesco Bonomini (organetto) e Giovanni Casati (violino)

Il loro repertorio spazia dal folk ai valzer francesi, senza disdegnare altri generi di ballate popolari.

Erica Opizzi  

Dal 2005 si esibisce sia da sola, che all’interno di varie formazioni elettro-acustiche, con un repertorio che tiene insieme la musica americana più tradizionale “old time”, quella più moderna e cantautorale, e anche brani originali, di propria composizione.

Gabriele Minuta (chitarra elettrica), Antonio Amodeo (chitarra classica), Elia Lamanuzzi (Hand Pan) 

Proporranno un samba-tico-fusion con riminiscenze derivanti dalle loro esperienze musicali.

Evyl Eye Lodge 

Gruppo piacentino che interpreta un blues sporco e oscuro

Ruggine (Morto per la libertà?) – Monologo teatrale di e con Carlo Albé

Si tratta del nuovo libro-spettacolo di Carlo Albè, scrittore indipendente e giornalista freelance di stanza in quel di Milano. “Ruggine” è una novella a spasso tra passato, presente e futuro ambientata a Milano. Ettore, un ragazzo di soli vent’anni, ne è il protagonista. Ettore non è come gli altri per un semplice motivo: ha perso la vita il giorno prima che la città, medaglia d’oro per la Resistenza, venisse liberata dai partigiani, nel lontano 1945.

Edo Cerea

Dopo una lunga esperienza da interprete in varie band rock e r&b, debutta come autore nel 2004 con l’album “Come se fosse normale” prodotto artisticamente da Mario Congiu.

Azzali quartet

Non necessita di presentazioni: proporrà un jazz che esige soltanto di essere ascoltato. Il quartetto è composto da Gianni Azzali (sax), Matteo Ugazio (chitarra), Nicola Stecconi (contrabbasso) e Luca Mezzadri (batteria).

Angelo Contini 

Studi classici al conservatorio Nicolini di Piacenza. Collabora con danzatori e artisti multimediali e tiene concerti in Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania, Usa. Sarà l’incursore musicale della Notte per il NO.

Five Plus One

Giovane rock band piacentina che non vuole far mancare la sua testimonianza civile in difesa della Carta costituzionale.

Letture della Costituzione da parte di Claudio Arzani e Dalila Ciavattini

Condurrà la NOTTE, Michele Giardino.

 

 

Il nucleare è il male? E allora, cosa fare? A Rivergaro, alla presentazione de “Il soffio del vento”

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Rivergaro, 25 novembre 2016, biblioteca comunale. Presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni). Nella foto: l’autore Claudio Arzani con Valter Castignoli, promotore della serata caratterizzata anche dalle letture di Dalila Ciavattini

Scriveva Elisabetta Pallavicini, nella pagina facebook della Biblioteca di Gragnano, che ogni incontro di presentazione del mio libro “aggiunge un tassello al complesso tema del nucleare“. A Rivergaro, venerdi 25, il tassello si evidenzia nella domanda fatta in conclusione della serata da una attenta partecipante: se il nucleare è il male, “che cosa fare?”.

Domanda terribile. Cosa fare mentre nel mondo continua a crescere il numero degli impianti in funzione? Una società che punta ad un benessere effimero che richiede sempre più energia a costi si fa per dire limitati ma con risultati immediati (nel senso che è più semplice puntare sui costi elevatissimi del nucleare piuttosto che sulla ricerca rispetto alle fonti energetiche alternative), ‘costi quel che costi’ in termini di possibili tragiche conseguenze.

Rivergaro, 25 novembre 2016, biblioteca comunale. Presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni).

Che cosa fare quando paesi emergenti come la Cina rispondono con il diritto all’inquinamento pur di andare nella direzione di uno sviluppo analogo a quello che già hanno perseguito le economie occidentali determinando incalcolabili danni all’ambiente? “Avete prima inquinato voi ed ora fate la morale ambientalista?”. Logica ineccepibile, per quanto aberrante.

Quindi cosa fare? Non resta che aspettare la prossima tragedia e se qualche decina di migliaia di persone dovrà morire o soffrire sarà un sacrificio necessario per il benessere di altri milioni degli ormai 7 miliardi di terrestri viventi.

Rivergaro, 25 novembre 2016, biblioteca comunale. Presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni). Nella foto: la proiezione di immagini dal viaggio di Agostino Zanetti e Carmela Caserta a Chernobyl nel 2008

Ragionamenti perversi che però spiegano gli incredibili ‘messaggi d’orientamento’ che abbiamo ascoltato proprio in questi giorni da parte della maggior parte dei telegiornali: 20 (dicansi venti, non una o due, venti) centrali nucleari francesi sono state fermate (per problemi di sicurezza) e i telegiornali italiani hanno fatto a gara per evidenziare che questo sicuramente determinerà un aumento della bolletta della luce per noi cittadini italiani.

Ma non sarebbe meglio chiedersi e informare sul perchè 20 impianti vengono fermati? Non sarebbe meglio chiedersi cosa fare? Magari illuminare di meno? Le nostre notti sono uno sfavillare d’illuminazione ovunque e di tutto. Vetrine di negozi di mobili, monumenti, stabilimenti chiusi, supermercati sbarrati, luminarie natalizie, alberi di Natale, acque di fiumi e di torrenti, ponti, fari puntati per illuminare il cielo a far spettacolo. E’ davvero necessario tutto questo?

Rivergaro, 25 novembre 2016, biblioteca comunale. Presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni). Nella foto: i presenti del gruppo di lettura rivergarese

Piacenza: al Museo della Poesia di via Pace, sabato inaugurazione di due mostre fotografiche

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Due giovani fotografi, Gilda Rotello e Valerio Spagnoli, dotati di talento autentico si confrontano sul tema dell’abbandono. Appuntamento da non mancare!
Durante l’inaugurazione, prevista per sabato 3 dicembre a partire dalle ore 17, ai partecipanti verrà regalato un libro di poesie.

L’abbandono, olio su tela di Annalisa Badiali

L’abbandono hon ha passato
non ha presente
è un durante protratto
afono … sterile
cifra di un viaggio sospeso
non luogo non tempo non spazio
segue le tracce di binari morti
le impronte di case abbandonate
oggetti sordastri e familiari
mai inquietanti
ma docilmente feriti
l’abbandono può essere azzurro o rosa chiaro
giallo sbiadito
a volte per stanchezza, bianco, nero, grigio
l’abbandono si sfiora
si avverte
si ascolta

“Schegge”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

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Del buio, olio su tela di Enrico Minguzzi

Coperto di foglie
il prato assopito d’autunno
attende.

Una luminaria di stelle
rimira nel lago
sfiorite ninfee.

Si spengono le finestre
per la stanza nel buio
gelido della separazione.

Schegge visive
affondano nell’animo
emozioni mute.

Vento di nuvole
anche fuori fa scuro
silenzio senza colore.

“Estetica ieri e oggi”, Carmelo Sciascia alla Biblioteca Ricci Oddi di Piacenza

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Il Presidente della Società Dante Alighieri, Roberto Laurenzano, e Carmelo Sciascia, artista e filosofo. Il resoconto della serata, a firma di Renato Passerini, è riportato dal quotidiano on line ‘IlPiacenza’

Estetica ieri e oggi. E’ questo il titolo della conferenza svolta alla Biblioteca comunale a cura del Comitato piacentino della Dante Alighieri. Relatore il prof.  Carmelo Sciascia, impegnato in settori dell’arte, la cui dotta ma scorrevole esposizione è riuscita interessare a un argomento piuttosto difficile, l’affollata eterogenea platea presente nel Salone monumentale della Passerini Landi. L’estetica – ha spiegato Sciascia – è stata tradizionalmente definita come lo studio del bello. Noi siamo stati educati secondo un senso comune che considerava intrinsecamente bella soltanto la natura e le sue manifestazioni, il prodotto artistico diventa bello unicamente in quanto ne partecipa. È la visione che troviamo in Dante Alighieri; in tutta la sua opera è magnificamente espressa nel canto I del Paradiso, declamato in parte nel corso della conferenza dal presidente della Dante Roberto Laurenzano e poi commentato nelle prime due terzine da Sciascia prima di spiegare la concezione filosofica ed estetica di tutta la cultura classica greco latina attraverso l’opera pittorica del nostro Rinascimento “La scuola di Atene” di Raffaello.

Alcune frasi tratte dall’approfondita esposizione del professore: “Chi compie il grande salto, chi toglie qualsiasi steccato alla libera interpretazione artistica sarà Hegel”; e ancora: “E’ lo stesso Shakespeare nell’opera Macbeth che fa dire alle streghe: “Il bello è brutto, il brutto è bello”. 

A proposito dell’arte contemporanea, dove qualsiasi considerazione estetica cede il passo a un consumismo spregiudicato, il prof. Sciascia ha poi citato la Biennale di Venezia dove abbiamo di tutto:  voci che ci inseguono, video ammiccanti, intestini di animali, forme falliche, corpi indefiniti ed indefinibili. A Piacenza con il C.Ar.D.  Contemporary Art e Design, abbiamo avuto scatti fotografici, reti metalliche, pezzi di vetro di scarto (i soffi), gigantesca installazione lignea, marmo (il materiale è sicuramente nobile, l’allegoria che rappresenta non so…), e poi quadri che quadri non sono ma plexiglas, stoffe, feltri ecc… manufatti vari, cemento, acciaio e luci, installazioni con l’impiego di tecnologie avanzate… insieme di oggetti appesi alle pareti, vesciche illuminate…

Riprendendo il tema principale: storicamente, nella civiltà contadina soprattutto, il concetto di bello era abbinato al concetto di buono e di utile. L’aratro per il contadino era bello perché utile, quindi buono. Questo pensiero ha una nobile teorizzazione nel filosofo Benedetto  Croce, per il quale l’Associazione Dante Alighieri di Piacenza ha promosso la conferenza per celebrarne l’anniversario dei 150 anni della nascita.  

Nella sua filosofia infatti bello, vero, utile, buono non si negano, né si superano l’un l’altro: sono semplicemente dei “distinti”, nei quali si articola l’attività dello spirito.  Dice Croce: “Una piccola poesia è esteticamente pari a un poema; un minuscolo quadretto o uno schizzo, a un quadro di altare o ad un affresco; una lettera può essere cosa d’arte non meno di un romanzo; perfino una bella traduzione è originale quanto un’opera originale!”

Croce non vede di buon occhio le discipline fisico-matematiche, perché semplici strumenti adatti alla catalogazione “concetti di comodo e di pratica utilità, che non hanno niente a che vedere con la meditazione del vero”.

Croce ed Einstein, diversi e distanti nelle relative ricerche epistemologiche, furono accomunati da un impegno politico comune. Scrissero entrambi su un volume sulla libertà pubblicato nel 1940 a New York. Quattro anni dopo, Einstein gli scrisse ancora sottolineando l’impegno che il filosofo italiano aveva  profuso nella ricostruzione. E di impegno ne profuse, sia nella ricostruzione del dopoguerra,  come in una costante ventennale opposizione al fascismo.

L’elemento  base della filosofia di Croce per Sciascia è da ricercarsi  nel Concetto Circolare bene espresso dal simbolo dell’Uroboro, simbolo molto antico, presente in tutti i popoli e in tutte le epoche. Rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine. Simboleggia quindi l’unità androgina primordiale, la totalità del tutto, l’infinito, l’eternità, il tempo ciclico, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione.

L’opera di Croce fu avversata dal fascismo ed inserita nell’indice dei libri proibiti dalla Chiesa (in buona compagnia con Giordano Bruno e Galileo Galilei. Caratterizzò, il Croce, un cinquantennio di vita culturale in Italia e nel mondo, fu una indubbia personalità “eccezionale”, come la definì lo stesso Gramsci.

 

“Possono morire gli uomini ma non le idee”, saluto a Fidel, lider maximo, di Roberto Bassi

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Possono morire gli uomini ma non le idee, possono gioire per la tua morte, ma non possono asciugare le lacrime che ti accompagneranno in tutto il mondo di tutti gli uomini che hanno lottato e che lotteranno per la libertà.
Ciao Fidel

“Le tue gambe di donna”, lirica di Claudio Arzani

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Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Arzyncampo ripropone una poesia pubblicata in “Piacenza Poesia. Poeti all’ultimo km della via Emilia” (2014, Scritture, editore in Piacenza)

Le tue gambe di donna,
incedono in movimento ondulante
accompagnando la gonna
mossa da una brezza
miracolosa nell’arsura estiva

le tue gambe di donna
seduta, stese in attesa,
accavallate a riposare,
parlano di vita,
sussurrano d’amore

“Giorni contati (forse) per il nucleare svizzero ma nel resto del mondo …”, ne parlano domani a Rivergaro Claudio Arzani e Diana Lucia Medri

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Le 5 centrali in Svizzera: il 27 novembre i cittadini sono chiamati a scegliere i tempi di dismissione. Se ne parla venerdì a rivergaro alla presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) di Claudio Arzani presenti Diana Lucia Medri e Dalila Ciavattini

In Svizzera l’energia nucleare potrebbe avere i giorni contati. Nel 2011, dopo l’incidente di Fukushima, la Svizzera era stata uno dei primi paesi a riorientare la propria politica energetica prevedendo l’abbandono del nucleare (senza tuttavia fissarne la data) e lo sviluppo di fonti rinnovabili.

Il 27 novembre il popolo svizzero è però chiamato ad esprimersi sull’iniziativa che chiede di spegnere tutti gli impianti al più tardi 45 anni dopo la loro messa in esercizio. In pratica i tre reattori di Mühleberg, Beznau I e Beznau II (tra i più vecchi al mondo) dovrebbero quindi essere disattivati già l’anno prossimo, Gösgen nel 2024 e Leibstadt nel 2029. 

I promotori ambientalisti dell’iniziativa puntano il dito sulla sicurezza della popolazione. Le centrali si trovano in regioni densamente popolate e, in caso di incidente, buona parte del territorio nazionale non sarebbe più abitabile.

Finora però, nonostante le catastrofi di Chernobyl e Fukushima, solo pochi paesi hanno chiuso completamente il capitolo dell’atomo. Austria, Cuba e le Filippine hanno rinunciato a impianti già costruiti o in fase di costruzione. L’Italia ha spento negli anni ’80-90 i suoi 4 reattori, già in attività. Il Kazakistan ha disattivato nel 1999 la sua vecchia centrale di origine sovietica, ma sta ora preparando un nuovo progetto. Su pressione dell’UE, la Lituania ha chiuso nel 2004-2009 i suoi due impianti, pure relitti dell’era sovietica. Entro un decennio dovrebbero essere spenti i reattori nucleari anche in Germania e Belgio.

Nonostante queste iniziative, a livello globale l’era dell’atomo è tutt’altro che finita. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), oggi sono in funzione 450 reattori, in 31 paesi, che producono quasi l’11% dell’elettricità consumata in tutto il mondo. Secondo i dati ufficiali il numero degli impianti è però in continuo aumento. Nell’ultimo decennio 38 reattori sono stati spenti, mentre 49 sono stati messi in esercizio. Quest’anno entrano in funzione 10 impianti, mentre solo 1 viene disattivato. Dei paesi che producono energia atomica, quasi la metà vogliono sviluppare ulteriormente il loro parco di centrali nucleari. Attualmente sono infatti in fase di costruzione 60 reattori.

Invito sulla pagina facebook di Biblioteca di Gragnano Trebbiense: continuiamo a seguire Claudio e Diana Lucia nelle loro presentazioni, perché ogni volta si scopre un tassello in più di una storia che troppi continuano a dimenticare