“Idee per una città accogliente dove vivere è un piacere”, le sostiene Sandra Ponzini, candidata con Passione Civica

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Una campagna elettorale fatta di promesse mirabolanti, luci, colori, effetti speciali e … nuovi ospedali. Lo dicono anche i primari ospedalieri che, rilevano, nel ‘vecchio’ polichirurgico sono ormai al collasso per mancanza di spazi adeguati. Fatto comprensibile. Arrivati a Piacenza i reparti che già erano a Fiorenzuola, ovviamente si sta stretti per cui occorre una nuova struttura. Come dire che quei reparti a Fiorenzuola non torneranno più? Interessante rivelazione.

Ma cambiano discorso e seguiamo il programma di Passione Civica, la lista che appoggia la candidata Sandra Ponzini, maestra elementare che pensa ad una città accogliente.

Ovvero una città in cui chi ci abita è felice di stare mentre chi la visita per lavoro o turismo vorrebbe abitare.

Una città che non spaccia per piste ciclabili i marciapiedi mettendo a rischio l’incolumibilità di chi esce dal proprio portone di casa, una città che ama il proprio centro storico ma non dimentica le proprie periferie garantendo decoro, sicurezza, bus navetta gratuiti che avvicinino quartieri e centro storico, decentrandovi anche iniziative culturali e aggregative, .

Dalle parole alle idee:

recupero delle aree militari e demaniali  (pensiamo all’area dell’ex ferrovia per Bettola, spesso ridotta a foresta inesplorata, rifugio per la città degli invisibili abbandonati al loro destino nel generale disinteresse)

utilizzo coordinato degli edifici in fase di recupero come la Chiesa del Carmine

manutenzione dell’esistente, a partire dalla panchina: basti pensare alla situazione di piazzale Libertà dove quasi nulla rimane della realizzazione iniziale (là dove furon poste dieci panchine costantemente utilizzate, ne restan due miserelle)

aumentare la videosorveglianza nelle aree più sensibili della città e presidiare il territorio integrando la presenza della Polizia Municipale con le altre forze dell’ordine specie nelle fasce orarie serali e notturne

sviluppare progetti di ‘dialogo’ tra la città e il nostro Grande Placido fiume

riportare il centro storico ad essere il salotto vivo e civile della città e non un parcheggio senza regole come appare oggi nei fine settimana laddove basterebbe un buon servizio di autobus notturni per la ‘movida’ piacentina

miglioramento dei parcheggi favorendo strutture sopraelevate a partire dalla situazione della stazione ferroviaria

Insomma, andiamo a votare? Certo, ma per le idee, non solo per le persone e men che meno quelli che promettono fumo mentre mangiano l’arrosto.

La lista dei 32 candidati:

Angelillo Mario, 60 anni, Libero professionista; Antelmi Flavio, 58 anni, avvocato;

Bassi Roberto, 60 anni, Pensionato; Braghieri Davide, 49 anni, Progettista veicoli industriali;

Casati Francesco, 19 anni, Studente universitario; Cella Carolina, 30 anni, Impiegata settore logistica;

Ciavattini Dalila, 56 anni, Impiegata; Devoti Lara, 44 anni, impiegata;

Ferdenzi Adriano, 67 anni pensionato; Ferrari Carlo, 60 anni, Procacciatore d’affari;

Ferri Sergio, 49 anni, Fotografo; Florio Fabio, 49 anni, Funzionario Commerciale;

Gobbi Federica, 25 anni, Collaboratrice Aziendale; Grimeri Filippo, 61 anni, Informatore medico scientifico;

Groppelli Serena, 38 anni, Fotografa; Ibraj Agim, 41 anni, Impiegato;

Marchetta Marco, 67 anni, pensionato; Mazzarri Francesca, 25 anni, Infermiera;

Mejdoub Mina, 49 anni, Mediatrice interculturale; Narducci Rossana, 54 anni, Commerciante;

Peveri Danilo, 58 anni, Artigiano; Poggi Paola, 35 anni, Insegnante di scuola primaria;

Portesi Angela, 49 anni, Insegnante di scuola superiore; Prai Giorgia, 44 anni, Insegnante di scuola primaria;

Prandini Giampaolo, 62 anni, Imprenditore; Rancati Enrico, 51 anni, Consulente finanziario;

Rota Andrea, 51 anni, Impiegato; Sogni Loretta, 51 anni, Operatrice socio-sanitaria;

Speroni Giampaolo, 55 anni, Addetto alla manutenzione; Tanzarella Angelo, 32 anni, Arredatore;

Trambaglio Ferrante, 75 anni, Pensionato; Urbinati Milvia, 57 anni, Project manager. 

“Camminavo a piedi nudi”, lirica di Ileana Zara poeta in Correggio (RE)

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Passeggiata, pittura su tela di canapa di Pino Daeni

Camminavo a piedi nudi,
il mare era in pace, anche io ero in pace.

Eravamo unica onda, io e il mare.

La sabbia ci massaggiava e dava un senso
al nostro andare avanti.

Ogni impronta lasciata svaniva
c’era sempre un inizio.

Il sole ci guardava dall’alto
e l’aria profumava di noi.

Respiravo il sale
e le narici bruciavano

ma tenevo chiusi gli occhi
nonostante alla porta

bussava l’alba.

“Con Trenord viaggi in 1^ e paghi in 2^, non si controlla. Per dirla con Totò, ed io pago!”

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Treno regionale con pendolari, olio su tela di Vito Aloise

 In breve: venerdi 26 maggio 2017, regionale veloce Trenord Fs per Ravenna, partenza da Milano Centrale ore 18.15, unica vettura di 1^ classe semivuota. Breve viaggio fino a Milano Lambrate, la vettura si riempie. Molti studenti, qualche impiegato, stranieri di colore. Difficile, dall’aspetto (anche se è vero che l’abito non fa il monaco),  pensare abbiano tutti in tasca il biglietto di 1^. Sferragliando si arriva a Milano Rogoredo. Molti scendono ma vengono sostituiti da altri, dall’aspetto simili a quanti hanno loro lasciato il posto. Un uomo sulla cinquantina, giacca, cravatta, borsa da ufficio, stenta a trovare un posto. Nei sedili di corridoio alla mia sinistra, un ragazzo e una ragazza, lui spesso si gira per controllare che non arrivi nessuna divisa. Si riparte. Un paio di ragazzi con zaino sono in piedi, non vogliono lasciare i quattro amici seduti. Ore 18.41 arrivo a Lodi, diversi scendono compresi i due ragazzi in piedi. Il ragazzo che vigila e controlla la porta in fondo corridoio continua a vigilare e controllare. Ogni tanto parla al cellulare e si distrae, poi riprende. Tanti son scesi tanti altri salgono, si direbbero impiegati a fine orario. Nessuna altra fermata. Al finestrino passano Casalpusterlengo, Codogno. 19.07 arrivo a Piacenza, la carrozza resta semivuota. E il capotreno? Sconosciuto non pervenuto. Ecco, questa è la notizia: da Milano a Piacenza in treno, biglietto o non biglietto, si viaggia in 1^ classe tanto di ferrovieri (regolarmente stipendiati) nemmeno l’ombra. Se sei sfortunato ed hai acquistato il biglietto di 1^ e resti in piedi per i posti occupati con i biglietti di 2^ sei uno sfigato oppure la prossima volta arrivi prima. Vedi tu. Viaggiatore occasionale avvisato, forse salvato.

 

“Una risata vi seppellirà”, riflessioni di Carmelo Sciascia sui programmi elettorali a Piacenza per il rinnovo del Consiglio Comunale

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I giovanissimi ricorderanno la frase “una risata vi seppellirà”, collegata al film Scary Movie3. Film parodia del 2003, che chiudeva una trilogia iniziata con Scary Movie: « Le grandi trilogie sono sempre tre…! ». “Elementare Watson”, sembra dicesse Sherlock Holmes., su suggerimento di sir Arthur Conan Doyle
Ma a ben vedere elementare non lo è per nulla. La citazione ha una storia ben più complessa, c’è chi addirittura la fa derivare dal latino, più certo e logico mi sembra la semplificazione di una citazione di Bakunin: “La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”; di sicuro fu usata dagli anarchici italiani (che pochi non erano) di fine ottocento.
Personalmente, per la mia età, la ricordo come frase simbolo dell’epigono sessantottino, frase che caratterizzò soprattutto il movimento studentesco del ’77.
Potremmo oggi adattarla e farne uso in qualche modo? Sì, secondo me, perché le frasi celebri non hanno una fine, ma solo un inizio. Di quella frase ne abbiamo identificato l’origine storica e credo la si possa usare ancora tranquillamente!
Appurata la liceità dell’uso. Dobbiamo chiederci: Ed a che proposito? Ad esempio in rapporto ai programmi di questa tornata elettorale: le elezioni di giugno per il rinnovo del consiglio comunale a Piacenza. Ho letto i programmi di tutte le liste ed ho trovato temi ricorrenti che potrebbero adattarsi ora all’ uno, ora all’ altro Partito. Partito è un termine che può ancora essere usato? O sarebbe meglio parlare solo di schieramento? Schieramento o candidati? Credo sia più giusta la seconda definizione. I Partiti sembra abbiano esaurito la loro funzione di rappresentare interessi di classe, il “moderno principe” è stato esautorato da un esasperato individualismo, il personaggio di turno appone il suo nome sulla lista e chiede ed ottiene la massima libertà di gestione della campagna elettorale e delle future prospettive di governo.
A dimostrazione di ciò basta vedere come i classici partiti non hanno più univoca rappresentanza ma sono diventati rivoli diversi ed autonomi, anche se proveniente dalla stessa sorgente.
È successo, in questa tornata elettorale che uno stesso corpo elettorale si sia diviso, per convinzione o per convenienza, o per tutti e due i motivi. Moderno e contemporaneo Ortro (o Otro) creatura della mitologia greca, una creatura con un solo corpo e due teste. Diversamente del più noto Cerbero, un grosso cane a tre teste, ciascuna delle quali rappresentava: il passato, il presente ed il futuro; il nostro Ortro essendo bicefalo, sarà costretto a sceglierne due, delle tre componenti temporali, lascio a voi intuire quale lasceranno cadere.
Di ogni area politica (o di ogni partito) infatti abbiamo in questa tornata elettorale almeno due candidati.
Ed i rispettivi programmi. I temi predominanti sono (e diversamente non sarebbe potuto essere) : il lavoro, l’ambiente, la cultura. Alcuni pongono come prioritario il problema della sicurezza , altri la valorizzazione del patrimonio culturale, chi l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione, altri privilegiano nuovi insediamenti o viceversa, altri ancora, più verde pubblico. Il programma di ogni candidato può essere ridotto a tre, cinque o dieci punti.
Tutto questo rientra nella normale dialettica elettorale, si formano programmi rispondenti alle esigenze prossime della collettività, a quegli istinti collettivi che, più emotivamente che razionalmente, possano portare voti.
C’è in questa miriade di offerte, una proposta programmatica che da tutte le altre si differenzia.
La valenza culturale delle proposte del candidato Stefano Torre della lista Torre Sindaco è paragonabile alla carica innovativa del movimento Dada degli inizi del XX secolo . Diceva Tristan Tzara di essere contro la guerra e che per eliminarla bisognava estirparne le radici. Oggi potrebbe essere tradotto con: sappiamo che le promesse elettorali sono inutili come promesse da marinaio, per eliminarle ci fa capire Torre, iniziamo ad eliminare l’apparente razionalità dei programmi stessi. Lo scettico è tale perché dubita di tutto ma dubitando di tutto afferma un principio che non può essere messo in discussione: il dubitare stesso.
Quindi, negare validità alle promesse elettorali, non vuol dire non fare politica ma farla diversamente ed attivamente. Farla, non da qualunquista, ma da cittadino che crede nella politica (altrimenti non si sarebbe candidato)..
Perché se è lecito ridere di un programma siffatto, lo sarà degli altri programmi, così come la storia ce ne ha dato ampia e bastevole prova.
Come si è detto all’ inizio di questo intervento: Una risata vi seppellirà. Quanta ironia e verità contiene la proposta di demolire Palazzo Farnese per permettere al Palazzo costruito sui resti di un anfiteatro romano, dove c’era l’ex palazzo Enel, di avere più visibilità e dignità! Come non considerare seriamente la proposta di realizzare un vulcano a Borgoforte, visto che raccoglierà i rifiuti speciali della Regione, un vulcano risulterebbe sicuramente meno nocivo!
Quanti incontri, conferenze interregionali, accordi programmatici, intese interprovinciali, si sono fatte per realizzare la navigazione del Po o almeno per valorizzarne il percorso e l’habitat? Visti i risultati forse risulterebbe più fattibile realizzare il più grande porto mercantile d’Europa lungo il torrente Nure! Così come abbiamo coperto antiche vestige e corsi d’acqua, cancellata la vocazione fluviale della città, potremmo rendere navigabile il suo centro storico! L’ antagonismo con le città limitrofe, ree di averci rubato alcune specialità, potrebbe essere motivo di una guerra d’occupazione? Stante le continue lamentele di molti concittadini, perché no? Incapaci di essere competitivi e dare visibilità ai nostri prodotti potremmo riuscire ad esserlo nell’ arte bellica!
Tutti temi di un programma che tale non è, ma negazione dello stesso, come la negazione dell’arte dei dadaisti (divenuta arte) o la distruzione dei musei dei futuristi (finiti nei musei).
Quanti spunti di severa e seria discussione merita un programma per nulla serio come quello della lista Torre: l’unico programma ridicolo ad essere un programma drammaticamente serio!

“Una città che non si espande oltre l’attuale perimetro”, lo garantisce Sandra Ponzini, candidata Sindaca a Piacenza

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Proseguendo nell’esame dei programmi della lista civica che sostiene la candidatura di Sandra Ponzini quale futura Sindaca di Piacenza, ecco l’idea di ‘Una Città sostenibile‘, una città compatta, che non si espande oltre l’attuale perimetro della città edificata, nella quale sia facile ed economico gestire i servizi, con un’aria respirabile e una mobilità sostenibile che riduca al minimo gli effetti negativi del riscaldamento nei periodi invernali e del traffico veicolare favorendo la mobilità ciclabile.

Le solite parole al vento che, appena ottenuto il risultato (l’elezione) si rivelano promesse buone per gli orizzonti marini?

Sandra Ponzini e i suoi aggiungono idee concrete, obiettivi da perseguire all’indomani appunto dell’elezione:

spostamento a nord della bretella autostradale della A21 che passa a 900 metri da piazza Cavalli

un nuovo piano del traffico urbano che affronti in modo organico l’idea di mobilità sostenibile superando gli interventi estemporanei che si è dimostrato creano più che altro problemi

incentivare l’uso del Gas Naturale Liquefatto (GNL) nel trasporto pesante come in quello leggero per ottenere una sensibile diminuzione delle polveri fini Pm10;

incentivare la trasformazione delle ultime forme di riscaldamento a gasolio presenti in città

ampliare la Zona a Traffico Limitato ed incrementare le aree pedonali

portare a compimento il piano parcheggi pensando anche a sopraelevazioni di quelli collocati a ridosso dei punti strategici quali la stazione e la zona ospedale (ribadendo il no all’idea sbandierata di un nuovo ospedale, semplice operazione di speculazione immobiliare)

migliorare l’interconnessione e la sicurezza della rete ciclabile esistente

incrementare il patrimonio di verde e parchi cittadini approvando il nuovo regolamento del verde

promuovere lo sviluppo di orti urbani pensando anche alla loro funzione sociale.

Come concludere? E se con Sandra son Rose rosse, fioriranno

Roberto Bassi, 60 anni, perito elettrotecnico, pensionato, già esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, è con Sandra Ponzini Ha deciso di candidarsi “perché la libertà non è star sopra un albero, la libertà è partecipazione”

“Manchester”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

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Doveva essere
era una serata di gioia
proprio come a Parigi
per migliaia di ragazzi
accorsi felici al concerto.

È stata bagno di sangue
cercato con determinazione
da un’autoesplosione fanatica.

Sono i luoghi di svago
attraenti e piacevoli
fronti di morte micidiale
di terroristi spietati
che a niente s’arrestano
disposti a far bombe dei corpi.

Giovani sono i “martiri”
ma non le “menti” che han dietro
e restano spesso impunite.

Son queste le tossiche serpi
da abbattere vincendo le stragi
se non vogliamo altri orrori.

Piacenza: “Insieme x la salute, no al nuovo ospedale”, è la posizione di Sandra Ponzini, candidata per Passione Civica

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Si vorrebbero spendere 250 milioni di euro per un nuovo ospedale senza sapere che farne di quello vecchio in via Taverna. Sì alla modernizzazione, No a nuove speculazioni immobiliari: la salute si costruisce con una sanità di prossimità per questo apriremo Case della Salute in tutti i quartieri della città. Medici di base, nutrizionisti, fisioterapisti e altri professionisti insieme a servizi sociosanitari vicino a casa. Così si risparmia e si fa prevenzione.

Sono le posizioni di Piacenza Civica espresse da Sandra Ponzini sabato scorso in tema di Sanità, per una città diversa che sappia unire i cittadini rispondendo, con la forza delle idee, al senso di delusione e di distacco ormai diffuso.

E’ necessario, prosegue il programma di Passione Civica, la lista di sostegno a Sandra candidata alla poltrona di Sindaca, che la Sanità non venga considerata come una spesa ma come un bene primario per i nostri cittadini; l’obiettivo delle politiche della salute non deve essere il risparmio a breve termine ma un investimento per il futuro.

E’ necessario che i costi della crisi economica non ricadano sul diritto alla salute delle persone. In questi anni i continui tagli alla Sanità pubblica hanno fatto aumentare la spesa dei singoli a favore della sanità privata appunto a pagamento.

Sarà quindi necessario:

rivendicare un ruolo di rilievo all’interno della conferenza socio-sanitaria;

garantire la prossimità dei servizi sanitari insistendo con la creazione di Medicine di Gruppo e Case della Salute mantenendo la capillarità del servizio;

favorire la cooperazione tra medici, infermieri ed operatori sociosanitari per affrontare al meglio le patologie croniche nel percorso di identificazione e presa in carico del paziente;

pensare a nuove forme di lungo degenza basate su interventi più socio-riabilitativi che sanitari, anche per le persone anziane sottoposte ad interventi operatori ortopedici in particolare al femore, riducendo il tempo di permanenza in ambito ospedaliero;

incalzare la Regione per definire che ruolo deve avere Piacenza quale centro di eccellenza nella ipotizzata area vasta (non bisogna prevedere eccellenze solo a Parma!!!);

monitorare l’attuazione del programma di riorganizzazione ospedaliera garantendo in particolare che l’ospedale di Piacenza rappresenti la struttura di riferimento per i casi ad alta complessità tecnico-professionale.

Oltre che per Sandra come Sindaca, nella lista io voto per Dalila Ciavattini, 56 anni, diplomata ragioniera, Impiegata. Le sue motivazioni per la candidatura di sostegno a Sandra: “Mi rendo disponibile perchè ci credo. Credo in una città diversa, la città di Sandra, una città dove si respiri meglio, con una sanità più facilmente accessibile, una città attenta a chi lavora. Senza dimenticare i bisogni del tempo libero, dell’arte, della cultura”

“23 maggio 2017, venticinquesimo anniversario della strage di Capaci: l’ antefatto”, intervento di Carmelo Sciascia

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Il 1992 viene ricordato come l’anno di una memorabile sentenza: la Cassazione, a gennaio di quell’anno, confermava la sentenza del maxiprocessso a Cosa Nostra; convalidava quindi il lavoro che era stato svolto dal pool di Antonino Caponnetto.
Anno memorabile, quell’anno: a marzo a Mondello viene ucciso Salvo Lima eurodeputato andreottiano; a maggio Falcone, la moglie e la scorta; a luglio Borsellino e la scorta; settembre omicidio Ignazio Salvo, ex esattore legato a Lima ed Andreotti.
Il 23 di questo mese ricordiamo la stage di Capaci, l’uccisione di Falcone e di parte della sua scorta.
Di questa strage e su questa strage si sa tutto, sugli esecutori e sui mandanti: i capi della stessa organizzazione mafiosa. Sappiamo tutta la verità come ce l’hanno indicata i procedimenti giudiziari e le relative sentenze definitive, nel momento in cui l’inchiesta sui “mandanti occulti”, è stata archiviata nel 2013 dalla Procura di Caltanissetta.
Si sa ad esempio che la strage era stata decisa l’anno precedente dalla Commissione regionale di Cosa Nostra presieduta dal boss Salvatore Riina. Ricordando l’uccisione di Falcone, è giocoforza parlare del maxiprocesso: il processo in primo grado inizia nel 1986 e termina nel 1987, per concludersi con la sentenza definitiva della Cassazione nel gennaio del 1992.
Falcone si era valso della collaborazione di mafiosi, tra cui ricordiamo tutti Buscetta e Contorno.
Ricordiamo meno o per nulla altri due nomi: Giuseppe Di Cristina e Leonardo Vitale.
Nomi che si trovano nell’ Ordinanza-sentenza del maxiprocesso. Per quanto riguarda Giuseppe Di Cristina, il maggiore dei carabinieri Antonio Subranni così riporta: “Le notizie fornite dal Di Cristina rivelano anche una realtà occulta davvero paradossale; rivelano cioè, l’agghiacciante realtà che, accanto all’Autorità dello Stato, esiste un potere più incisivo e più efficace che è quello della mafia; una mafia che agisce, che si muove, che lucra, che uccide, che perfino giudica e tutto ciò alle spalle dei pubblici poteri.” Questo avviene sette anni dopo che un certo Leonardo Vitale, primo collaboratore di giustizia, si era deciso a rivelare tutto sull’organizzazione e sui crimini mafiosi a Bruna Contrada, allora Commissario della questura di Palermo.
(Contrada, personaggio discusso e dirigente SISDE, sarà arrestato nel 1992 ed in seguito condannato in via definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa).
Tutto questo per poter parlare di Leonardo Vitale, della storia personale di un uomo d’onore che affronta il doloroso travaglio della sua coscienza ed il calvario della sofferenza fisica.
Così, come per il Di Cristina ho riportato il verbale di un colonnello dei carabinieri, per il Vitale riporto il giudizio proprio di Giovanni Falcone: “Scarcerato nel giugno 1984, fu ucciso dopo pochi mesi, il 2 dicembre, mentre tornava dalla Messa domenicale. A differenza della Giustizia dello Stato, la mafia percepì l’importanza delle sue rivelazioni e lo punì inesorabilmente per aver violato la legge dell’omertà. È augurabile che, almeno dopo morto, Vitale trovi il credito che meritava e che merita”.
Il libro che mi è capitato leggere su questo personaggio, in modo del tutto casuale (stava nello scaffale di una di quelle “baite” a Bosco dei Santi, dove si consuma il rito domenicale della pizza di Don Beppe) è di Salvatore Parlagreco, giornalista e scrittore, il titolo: L’uomo di vetro.
Un libro del 1998, edito Bompiani. Del libro nel 2007, con lo stesso titolo, ne è stato tratto anche un film, regia di Stefano Incerti.
Non fu creduto Leonardo Vitale nel 1973, i tempi non erano maturi. Probabilmente, circa dieci anni dopo, per lo stesso motivo (il rischio di non essere creduto), Buscetta non ha mai rivelato i nomi dei politici che con la mafia avevano avuto in qualche modo a che fare.
Non so come definire questo libro, nelle sue pagine c’è di tutto. Può essere considerato un libro di inchiesta, un libro sulla schizofrenia, perfino il libro di un martirio: una conversione religiosa che prelude alla santità?
È un libro e come ogni libro ha il merito di dirci delle verità esplicite, delle verità sottintese, di farci riflettere sulle cose dette come sulle cose taciute.
È interessante il collegamento in prefazione di Igor Man (pseudonimo del giornalista Igor Manlio Manzella), con il libro di Sciascia, I pugnalatori. Siamo nel 1862 a Palermo, vengono uccise tredici persone in altrettanti punti della città. Un assassino viene catturato con il pugnale ancora insanguinato. Questi, stremato dagli interrogatori, fa il nome del mandante : Trigonia, principe di Sant’Elia, senatore del Regno d’Italia. A questo punto la confessione dell’omicida diventa una pura calunnia, un affare di Stato che per tutti è meglio ignorare. Pura casualità si dirà, il libro di Leonardo Sciascia è del 1976, la confessione di Leonardo Vitale solo di qualche hanno prima. Qualche secolo dopo, la storia si ripete (Vico con i corsi e ricorsi o Nietzsche con l’eterno ritorno dell’eguale?), il pentito rivela una realtà che evidentemente è meglio ignorare: La società non era pronta ad accogliere una verità che solo qualche decennio dopo verrà invece accettata. Chi era allora il primo pentito di mafia? Un semplice pentito, uno schizofrenico, un mistico?
Come pentito schizofrenico non poté essere preso sul serio dagli organismi statuali e dalla giustizia togata, per salvarsi, i mafiosi facilitarono la sua depressione facendolo diventare pazzo, per sopravvivere al carcere ed agli ospedali psichiatrici divenne un mistico. L’uomo di vetro di Cervantes, vive nella paura ma libero nel pensiero e nei giudizi, è, ironia della sorte: espressione dolorosa della verità!
C’è un romanzo di Dürrenmatt “Giustizia” dove si sostiene l’impossibilità della giustizia stessa: un commissario impazzisce per amore della giustizia. Qui con Vitale abbiamo un pentito che impazzisce per avere detto la verità! La pazzia diventa l’ultimo rifugio, tutti vogliono che sia folle – la mafia, la madre, la difesa- e lui gliela concede.
Il processo contro i mafiosi da lui indicati, diventa il processo al suo stato psichico: uno schizofrenico non può essere preso sul serio. In altre parole fu psichiatrizzato, con le cure (l’elettroshock), con i ricoveri (nelle cliniche private prima e nei manicomi criminali poi), con il carcere. Un inciso. “Qualcuno ha tirato fuori la storia che (l’elettroshock) è tornata di moda. Una impostura. La verità è che la terapia taglia i costi ospedalieri, riducendo drasticamente la degenza. Negli Stati Uniti, privilegiano la risposta terapeutica immediata”. Stiamo attenti, visto come siamo messi con le spese sanitarie!
Nella storia personale di un semplice mafioso-pentito come Leonardo Vitale ci sono tutti gli elementi culturali che storicamente hanno permesso al fenomeno mafioso di nascere, crescere e svilupparsi. (e che ne permetteranno l’estinsione?).
Senza la sua confessione, la sua “pazzia”, la sua “redenzione” e la sua morte, probabilmente non ci sarebbero stati tutti i successivi collaboratori, non ci sarebbe stato Di Cristina, nemmeno Buscetta e Contorno. Noi ricordiamo oggi il giudice Falcone e giustamente per il lavoro di indagine e la gestione dei procedimenti, per come ha saputo gestire il rapporto con i pentiti, per avere ridato speranza a chi scettico non aveva più fiducia nello Stato e nei suoi rappresentati. Falcone, citandolo, ci fa capire chiaramente che lui non avrebbe trascurato la sconvolgente confessione di Leonardo Vitale: “un uomo preso in giro dalla vita. Né vittima, né carnefice, né pazzo, né savio. Un uomo di vetro, ecco”.

“Del Michele furioso, quand’ebbe notizia su qual simbolo s’indirizzava la mia mano”

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E venne il giorno nella nostra Piacenza che dovetti dirlo, al compagno Michele: non avrei votato per Rabuffi Sindaco, non avrei votato con i compagni di Sinistra Italiana, il mio cuore stava con Ponzini Sindaca, lista Passione Civica praticamente Articolo 1-MDP e su quel simbolo guidava la mia mano.

La reazione fu immediata e senza pietade.