“L’omino del freddo”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Neve, olio su tela di Claude Monet

L’omino del freddo ha la sciarpa di neve
s’appoggia ad un legno robusto di pino
sul capo i capelli son spaghi di ghiaccio
con sopra un berretto di soffici piume.

Da un velo di brina il volto cosparso
il resto del corpo pelliccia ricopre
di orso selvaggio o famelico lupo.

D’un sibilo forte s’annuncia di vento
giungendo improvviso di solito a notte.

Del sole nemico lui ama il chiarore
colore del latte di nuvole basse
e ghiotto di miele si cura la tosse.

Girando le case adesso ch’è inverno
il merlo in giardino ne fischia l’arrivo.

“Sotto i portici”, lirica di Francesco Saverio Bascio, poeta in Carpaneto (Pc)

Senza casa, olio su tela di Fernand Pelez

Non c’è festa
nè Domenica
non c’è messa la mattina
mani rigide
accartocciate
nel caffè che non arriva
sentono seguono
i passi che si scansano
di chi ascolta la dottrina
e resta cieco

A volte inciampa
sbadato tra i cartoni
di chi trema
c’è chi dorme senza sonno
la tristezza indifferente

In preghiere non vissute
c’è chi batte il petto
in mea culpa sconfinate
ma i miracoli non riflessi
restano bui tra le anime
nelle arcate fredde
le coperte riparano le fosse.

Vite randage, olio su tela di Salvatore Malorgio

“I cammelli dell’Epifania”, filastrocca di mamma Orsetta (pubblicata in filastrocche.it) ma attenzione: non fu la cometa a guidare i Magi!

Viaggio dei Re Magi, James Jacques Joseph Tissot

Epifania, nell’aria quieta
guizza la coda d’una cometa
ferma all’ingresso d’una capanna
dove dolcissima canta una mamma.

Canta una mamma, lunghi ha i capelli,
immensi gli occhi tranquilli e belli,
lunghi capelli come di seta,
come la coda della cometa.

E tre cammelli, lungo la via
giungono proprio all’Epifania.
Tre re, tre magi portan con loro
in dono: mirra, incenso e oro.

Incenso mirra e una coppa d’oro
per un minuscolo, grande tesoro.
Anche se lunga, dolce e’ la via
ai tre cammelli dell’Epifania.

Disegno di Anna Formaggio

Ma attenzione, ci rivela nel suo blog Gaetani Umberto: Non è stata una cometa a guidare in Palestina i re Magi, che presumibilmente erano astronomi caldei o persiani, ma un insolito allineamento tra Giove e Saturno che, agli occhi dell’osservatore, crea un effetto ottico simile a quello di un’unica luminosissima stella. A rilanciare con forza la tesi sono alcuni studiosi iraniani, che smentiscono l’idea che sia stata una cometa a indirizzare i Magi verso la capanna dove nacque Gesù, come è nell’immaginario collettivo. I calcoli eseguiti dagli studiosi iraniani hanno confermato che a guidare i Magi in Palestina non è stata la cometa di Halley, indicata come la ‘stella-guida’ da Giotto, che fu il primo a raffigurare una cometa negli affreschi della cappella degli Scrovegni a Padova. La celebre cometa, infatti, fu visibile solo nel 12 a.C. per vui non sarebbe stato possibile avvistarla per i Magi. Ma in quegli anni si verificò un altro fenomeno ‘celeste’: una particolare congiunzione tra Giove e Saturno nella Costellazione dei Pesci, di cui parla anche il calendario stellare di Sippar, una tavoletta babilonese con scrittura cuneiforme dove sono riportati tutti i movimenti e le congiunzioni celesti.

Un evento anch’esso a suo modo storico, come la cometa di Halley, capace di attirare subito la curiosità di astronomi come probabilmente lo erano i Magi. L’allineamento Giove-Saturno nei Pesci si verifica una volta ogni 913 anni, ma solo nel 7 a.C. si sarebbero verificate tre congiunzioni dei due pianeti: il 29 maggio, il primo ottobre e il 5 dicembre. Secondo gli esperti, i Magi, che provenivano da Oriente rispetto alla Palestina, analizzando il quadro astrale capirono subito che si stava verificando un evento di portata storica. Giove era, infatti, il simbolo della ‘divinità’ e Saturno della ‘giustizia’, mentre la costellazione dei Pesci era il simbolo della ‘Casa di Davide’ e quindi di Israele. Sarebbe stata quindi una loro intuizione, frutto delle loro competenze astronomiche, a convincerli a mettersi in cammino dalla Persia verso la Palestina.

La cometa di Halley che, secondo Giotto, guidò i re Magi (dipinto presente nella Cappella degli Scrovegni a Padova). Semplicemente, un errore

“Accadde alla befana”, filastrocca di Maria Loretta Giraldo (da filastrocche.it)

Mentre andava la befana
nella casa di un bambino,
s’impigliò con la sottana
sopra il bordo del camino.

Per lo strappo il grosso sacco
le sfuggì, cadde di sotto,
non restò nemmeno un pacco
che non fosse tutto rotto.

“Che disastro, che disdetta”
sotto il cielo cupo e bigio,
mormorava la vecchietta.
“Ci vorrebbe un bel prodigio”.

Poi, facendo un gran sorriso,
verso il cielo volse gli occhi
ed il sacco, all’improvviso,
fu ancor pieno di balocchi.

“Che un bambino attenda invano
non sia mai, parola mia”
disse la befana, piano.
Poi riprese la sua via.

“Capodanno”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese con d’accompagno un valzer sul bel Danubio blu

Charles Wilda: Joseph Lanner e Johann Strauss (particolare), olio su tela, 1906.

Un Sole tiepido viene al balcone
d’augurio carezza l’anno neonato
qui dove appena ho pranzato
coi cibi delle ricorrenze festose.

La musica m’accompagna viennese
il magico blu del Danubio
m’incanta sognante un bel tempo
nel valzer che piace all’amore.

Che resti sereno al cuore
da sempre desidera l’Uomo
anche se segreto lo tiene.

Che di versi dolci sia dono
capace di lungo durare
il Sole ridente fa segno.

“Carillon”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Dipinto di Rafal Olbinski

Sogni di camminare sui lustrini
in una camera di carta rosa,
a piedi nudi, in cerca di qualcosa
che si nasconde forse dietro l’ombra.
Respiri piano, quasi a non svegliare
gli angeli-ballerine accoccolate
sui sofà del salotto scintillante,
cui i tuoi soffi solleticano il cuore.
Vorresti essere chiuso in uno scrigno,
come un anello che si vuol serbare
dal tempo, pur senza valore:
un po’ di latta e vetro colorato.
Hai un carillon nel petto che tintinna
sempre la stessa nota, ed una lacrima
ti solca il viso, come ad un bambino
cui si è rotto il giocattolo più amato.
Ti sforzi di vedere oltre le cose,
ma scorgi solo la bigiotteria
della vita, odor di cipria stinta,
tende lise, cuscini in simil-seta,
sedie zoppe, tappeti impolverati,
visi di un rosa finto, ricoperti
da vecchi fondotinta a buon mercato.
Chiedi aiuto a una madre sconosciuta,
ad un amico, al principe, al custode
dei tuoi libri di fiabe spaginati.
Sei come una moneta fuori corso,
dimenticata un giorno in un cassetto:
un po’ più luccicante delle altre,
ma che nessun mercante può accettare
per il frutto più acerbo.

 

“Non chiedermi il perché”, lirica d’amore di Catherine (Calcagni) La Rose, poeta in Roma

Oil by Serge Marshennikov

Prima di liberare parola
chiediti il perché
mi duole anche
e costantemente il cuore
da sprigionare fragilità
in un buco nero tra le stelle

Castigata ad un corpo senz’anima
fuggo dalla realtà
forse una realtà
solo mia
inanime sospiro
di poesia

Anche se…
mi par di morire
in questa mezza vestaglia di vita
che mi sveste
non trattengo
e non chiedermi il perché

Una volta ancora
stiamoci accanto in silenzio
a riempirci di sorsi d’alba gli occhi
concedere alla magia delle farfalle
la leggiadria danza su di noi
all’autunno foglie morte spazzare
una bora piena di battiti

E non dovrai più così
chiedermi l’oceanico perché
perché solo allora
mi riprenderò
tra la neve sciolta al cuore
l’anima persa.

Al mal d’amore non si dà tormenta
che già di suo lo fa
e perché
non ha tanto crepa penetrabile
quella sottile linea grigia di compassione
da guarire

 

“Balabiot”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Il tram, olio su tela pubblicato in fb da Stefano Galli

C’è questo fuoriditesta
tranquillo e taciturno
attende il bus alla fermata.

Salito siede di fronte
mentre il mezzo riparte.

Ti guarda torvo e inizia
a vomitare insulti.

Ce l’ha col mondo intero
sembra un talk show ambulante
che vuole attaccar briga.

Lo lasci nel suo brodo
guai se ti prende al laccio
tenendoti in ostaggio.

A fine corsa scende
spento ne aspetta un altro
e tu ti senti salvo.

“L’ombra nera della notte”, lirica di Ileana Zara, poeta in Cerredolo (RE)

Bacio in piazza, olio su tela di Christofer Clark

L’ombra nera della notte
cammina in punta di piedi
strisciando la schiena
contro i muri delle case.
Come un ladro maldestro
e impaurito si nasconde
nei vicoli ciechi e segreti.
A volte s’accascia a terra
esausta davanti a un portone
e s’allunga e diventa
sottile sottile
lasciando che la luna
illumini di luce
un bacio d’amore segreto.