Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino chiude i battenti a Palazzo Farnese ma resta in Duomo

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Apparizione di Cristo alla madre

E giunse alfin l’ultima occasione per visitare a Palazzo Farnese le venti opere esposte di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino per via di un forte strabismo rilevato sin da piccino. Domenica, 4 giugno. Tra sacro e profano. Perché nelle opere di questo artista, vissuto tra il 1591 e il 1666, spesso si evidenzia una sottile critica verso la Chiesa dell’opulenza che sempre più pare allontanarsi dalla purezza francescana.  Significativa in tal senso l’opera ‘Apparizione di Cristo alla madre‘ nella quale il Messia, pur avvolto nella consueta bellezza che caratterizza il messaggio mistico e religioso, viene presentato con piedi storpi e sporchi.

Et in Arcadia Ego

Di grande interesse e significato il dipinto ‘Et in Arcadia Ego‘: anche laddove l’uomo raggiunge quella terra dove entra in simbiosi con la natura e vive in conseguente serenità, anche in quella terra la Morte è presente, lasciando stupiti ed esterefatti i due pastori immortalati dal Guercino. Altrettanto suggestiva ‘La morte di Cleopatra‘ che, come sappiamo, piuttosto che vendersi ai romani preferisce immolarsi al morso della vipera. Un dipinto caratterizzato dalla sofferenza rappresentata dalla bocca semiaperta della regina ma soprattutto dalle tende laterali che si aprono come si mostra il palco, rappresentazione della visione teatrale dell’artista.

La morte di Cleopatra

Ancora meritevole di citazione ‘Susanna e i due vecchioni’, tela criticata per eccesso di ‘dolcezza’ rappresentativa ma che pure invece colpisce per il netto rifiuto della Santa rispetto ad esempio alla falsa accusa di tradimento insinuata dal vecchio con quel dito puntato rivolto ad una presunta scabrosa situazione.

Susanna e i vecchioni

La mostra, che ha richiesto due anni di lavori per gli allestimenti, un costo superiore ai 400mila euro ma ha avuto oltre 100mila visitatori (numeri decisamente inconsueti per una città caratterizzata da una Municipalità priva delle risorse e delle sensibilità per organizzare eventi artistici di simile portata), oltrechè dall’esposizione in Palazzo Farnese, si completa con l’installazione nel Duomo che consente di salire fino alla cupola e, in questo caso, la visita può essere effettuata fino al 4 luglio.

La cupola del Duomo

Chiamato il 12 maggio del 1626 dal vescovo a continuare gli affreschi della cupola del Duomo rimasti interrotti per la morte del Morazzone, l’artista concluse l’opera nel 1627: nel catino della cupola, diviso in otto comparti, aggiunse ai due del Morazzone altri sei Profeti, decorando le lunette sottostanti le vele con scene del Nuovo Testamento e sotto queste, un fregio di putti: le difficoltà tecniche di dover dipingere rapidamente in affresco e in forte scorcio furono da lui superate utilizzando numerosi e meticolosi disegni, guadagnandosi la lode dello storico Lanzi

La cupola vista dal livello di fondo

Un percorso veramente suggestivo che, in alcuni punti, garantisce una vista imperaggiabile sulla città magari avvolta nelle luci delle serate estive con la gente che invade la sottostante piazza e la commerciale via XX settembre e, come si diceva, tutto questo ha garantito numeri da capogiro portando addirittura all’esaurimento del catalogo riducendo inevitabilmente la potenzialità del bookshop. Ma nessun timore: dal 10 giugno l’opera sarà ristampata!

Le scale a chiocciola che portano alla cupola del Duomo

Ultima, suggestiva, annotazione il percorso da seguire per la salita: strettissimi cunicoli, antichi scalini a diverse dimensioni, scale a chiocciola, il tutto con rischio claustrofobia (per chi ne soffre è vietato l’accesso, non solo sconsigliato). Un’esperienza comunque impareggiabile arricchita dalle viste dall’alto, da un punto di vista assolutamente inconsueto e qualcuno scopre di soffrire di vertigini o di vuoto allo stomaco tantochè rinuncia all’ultima tappa, quando s’arriva ad un passo dalla cupola, appunto. Ma il rischio val bene la pena per un’esperienza probabilmente irripetibile. Eppoi … se c’è riuscito il Guercino a salire lassù, con le impalcature come potevano essere all’epoca dei fatti, il 1600 circa, potremo ben riuscirci anche noi e, alla peggio, che la pietosa Madonna preghi per noi.

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