“Tokyo Express”, romanzo giallo di Matsumoto Seicho, Adelphi editore, 2018

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Un giallo coinvolgente che parte dai due cadaveri trovati su una spiaggia rocciosa della baia di Hakata, estremo sud del Giappone, due giorni di viaggio (traghetto incluso) sull’espresso in partenza da Tokyo. Lui un funzionario del ministero oggetto di indagine per corruzione, lei una geisha, ovvero una ragazza giapponese attraente, colta e raffinata, addetta a intrattenere gli ospiti di una casa da tè, in altre parole un’entraîneuse che si poteva incontrare in un famoso locale nella capitale. Tutto sembra indicare un ‘semplice’ suicidio d’amore ma qualcosa non convince del tutto. Perché affrontare un viaggio del genere per arrivare in una località ignota ad entrambi? Ma non solo: lui non risulta abbia mai frequentato il locale dove lei lavorava e lei, nella casa dove viveva a Tokyo, non è mai stata vista entrare con un uomo. Insomma, gli elementi per un’indagine di approfondimento ci sono tutti e il racconto sa appassionarci nel condurci in un intrigo di orari e coincidenze ferroviarie che spaziano appunto dal profondo sud al lontano nord giapponese con Tokyo a far da mediana. Insomma, il piacere di seguire la trama ma anche un’occasione per aspetti finora ignorati di questa particolarissima civiltà rappresentata appunto dal Giappone e soprattutto dai giapponesi, un popolo che lavora, finora conosciuto per il fatto che, in caso di contestazioni sindacali, prima conclude il turno in fabbrica, poi esce dai cancelli e, nel suo tempo libero, manifesta nell’area antistante la fabbrica stessa evitando comunque di sbraitare o di disturbare più di tanto: ma come son bravi e diligenti codesti lavoratori, mica come quelli barbari italiani (questo l’ho visto anni fa in un filmato mostrato in Fiat a Torino in accompagno ad un altro episodio: un dirigente non certo tenero con i lavoratori che lasciava la fabbrica e le maestranze riunite nel cortile a piangere calde lacrime). A parte questo ecco finalmente scoprire che nel Kyūshū (l’isola dove vengono trovati i cadaveri dei due protagonisti) si trova Nagasaki e vien da chiedersi allora dove possa essere Hiroshima. Ed ecco la risposta: a 421 km, nel corpo diciamo centrale del Giappone e ne occorrono altri 807 per arrivare a Tokyo dove quindi l’effetto della bomba atomica amerikana non arrivò. In pratica morirono o furono contaminati migliaia e migliaia di ‘provincialotti’ mentre le loro grandi maestà, l’imperatore e i suoi nobili collaboratori se ne stavano tranquilli al sole splendente della capitale: tutto il mondo dei potenti e dei signori è paese. Ma a parte queste divagazioni che nulla c’azzeccano col libro, il consiglio è di leggerlo in quanto giallo assolutamente coinvolgente dal finale ottimamente congeniato. Buona lettura.

La mappa del Giappone: l’indagine del giallo ‘viaggia’ da Tokyo al Kyushu e dal Kyushu fino al lontano Hokkaido: leggerlo è un’occasione per conoscere un territorio da noi lontanissimo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.