Una maglietta rossa contro i tempi dei distinguo e dell’odio

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Con la maglietta rossa perché mettersi nei panni degli altri cominciando da quelli dei bambini – che sono patrimonio dell’umanità – è un primo passo per costruire un mondo più giusto

Una semplice maglietta rossa per ribadire il sentimento d’umanità. Il rosso è il colore molto spesso delle magliette che le mamme indossano ai bambini nel momento dell’imbarco sulle navi carretta o sui gommoni con i quali dovrebbero attraversare il Mediterraneo: la speranza che, in caso di naufragio, possano essere meglio avvistati e salvati da qualche angelo che scende dal cielo. Una maglietta per affermare di essere dalla loro parte, di non condividere i giochi politici pericolosi di Matteo Salvini e le chiusure di molti paesi europei che pretendono di scaricare solo sul nostro paese il problema di un esodo che si sta facendo epocale. Certo. Niente più di un gesto simbolico che però ha rivelato l’odio latente che scorre alla base dei sostenitori dell’attuale governo a trazione Lega e Salvini in particolare: nessuna umanità, non disturbate il manovratore e se quelli annegano non è colpa di nessuno, “non siamo noi che li abbiamo spinti a mare“.

Anzi, al dire degli odiatori di face book, forse sono proprio gli indossatori di magliette, niente altro che annoiati radical scic, i veri delinquenti magari perchè “non prendono immigrati a casa loro“. L’iniziativa, non dimentichiamolo, è partita da un sacerdote, Don Ciotti, nel nome di tutte quelle associazioni che quotidianamente affrontano in concreto e non a parole i problemi dell’emarginazione e della fame (mi vengono in mense le tante mense che ogni giorno erogano pasti con i volontari della Caritas, la distribuzione di vestiti, gli aiuti per le bollette, l’accoglienza di intere famiglie italiane sfrattate). Bene, io sto con loro, io sabato ho indossato la mia maglietta rossa. Nel nome dei disgraziati che affrontano il mare, nel nome degli italiani che vivono in difficoltà perché sfrattati, disoccupati, malati. Ne sono orgoglioso anche perché quella maglietta, idealmente e di fatto, l’indosso ogni giorno della mia vita, orientando il mio fare (nel mio piccolo quotidiano, nel lavoro) alla solidarietà e all’aiuto a chi ha bisogno.

 

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