“Tras-formazione”, lirica di Enrica Lisoni (EnLis), poeta in Piacenza

Dimensione di luce, olio su tela di Gabriele Frigerio

Nel mio minuscolo mondo 
brandisco pezzi di vita
di falsi si
di falsi no 
armatura egoica 
anfratti di stoltezze
per-seguite 
senza incrinatura alcuna 
lungo il crinale degli anni 
minuscola creatura 
minuscoli sogni erranti 
iper mondo su misura
di nulla 
lacrime e lacrimogeni 
bombe quotidiane 
si staccano croste 
geologiche di anima 
abitudini 
svolazzano 
come spazzatura piroettante 
dentro e fuori 
si compie 
si compie 
si compie
la natura dell’essenza 
flusso è d’amore 
è crosta che impazzisce 
è verde 
è tonda 
si spacca il cuore 
navigato di illusioni 
in un minuscolo punto di luce 
ad espansione 
irreprensibile 
divino.

“Potere, stolto potere”, lirica di Enrica Lisoni, poeta in Piacenza

Potere occulto, acrilico su tavola di Andrea Vaccaro

Sono stanca / anche di me / tento la comprensione / il fine è labile / contamina le genti / il confine / sottrae pelle / a devastate mani / la gola profonda del potere / laido potere stolto potere / steso sulle nostre anime / sputa orride bestemmie

“Io cerco purezza”, lirica di Enrica Lisoni, poeta in Piacenza

Purezza, olio su tela di Salvatore Barone

Io cerco purezza
lacrime sgranate
dalla gravità
la voce del pianto
del cuore
in un centro
sconosciuto a molti
viaggio verso la purezza
attraverso la densità
delle resistenze
dei dinieghi
purezza di un suono
che fori
il perdurare del dubbio
ostracismo per l’anima
che lentamente
vuole affiorare
nell’abbandono
di me.

“Cuore”, lirica di Enrica Lisoni, poeta presente nell’Antologia ‘Piacenza Poesia’, Scritture edizioni

Cuore infranto, olio su faesite di Eugenio Brega

Cuore

Conta le ore

e poi i giorni

somma e

sottrai

operazioni algebriche

di cuore malato

striscia e srotola

il fiume delle esistenze

precarie ostinate

nell’errore

e   di  più

e  di  più

inciampi e vorticoso

di petto

trucido cuore

fai crescere aria pura

m u o r i   e  r i n a s c i

                     a l l ‘ i s t a n t e

ma un istante

è un ciclo di

vite

è fatica, è ricadere

e   luce arriva

l u c e   e   b u i o

                 b u i o   e   l u c e

perché dio è

lì, nell’ora

che muta

nel ciclo

che chiude

e riapre

il pertugio vuoto

delle eterne

rinascite

per un                      istante

che      s c i v o l a       v i a        

“Racconto notturno”, di Enrica Lisoni (Enlis)

Notte stellata, olio su tela di Martin Cambriglia

Dopo l’oppressione. Quanta vita si libera. Improvvisamente. Niente sonno. Salgo in cucina. Voglia di caffè. E di pane e di miele. Caffè fumante. Gli U2. Flash di Irlanda. Vacanze con il mio amore. Danzo. Ho fatto una bella vita. La mia vita piena. In questo momento come allora. Esplode. Scompaiono i dolori alle articolazioni. Maledette articolazioni. Dove c’è libertà, perché c’è libertà. Nel non detto, nel non fatto. Lascia arrivare lo zero, attraversa il freddo della notte insonne, qualcosa di ignoto ti aspetta. I treni viaggiano più veloci e sciolti. Su rotaie invisibili, su scambi impossibili. E stazioni inaudite. Perché il viaggio è infinitamente possibile. Al di là dei muri, al di là dei dinieghi. Delle presenze. Delle assenze. Sto nell’onda. Fino a che il sonno controtempo mi prenderà di nuovo. E contro il giorno nascente andrà la mia anima dormiente. Con gli orologi invertiti, a dispetto delle convenzioni, dell’ovvio. Invertire, sovvertire. Smontare. Ripartire. Per vincere la noia. Per inventarsi di vivere e anche di morire. Della propria morte, dolce e ineffabile. Per la sorpresa di rinascere, come un’alba d’estate. Con i germogli nell’anima, soffocati da certa glacialità conforme ad un mondo che schiaccia, appiattisce. Io, talpa. Scavo, scavo cunicoli di fuga. Sotto la terra, dove nessuno mi vede. Cerco il fuoco dentro, in fondo alla terra fredda. Avvicinandomi. Al solstizio, aspettando nuova luce. Perché luce c’è. Dentro. Fuori. Corre nelle vene. In un movimento senza fine. Madama Notte. Ma la notte non la prendo. Si fa prendere. E scorre a mia insaputa. Che tra poco schiarirà il cielo. E un altro momento tirerà la riga. Abbasserò le palpebre e complice, dirò si. Mi acquieterò. Forse dormirò. O forse no. Guardo scorrere i fotogrammi della mente, fumati come una sigaretta. Troppo breve. Inafferrabile fumo. Scrivere o vivere. In mezzo, il pensiero. Fascino e inutilità. Pensiero ingombrante mi fa vomitare parole. Scrivo e trattengo. Nella vita che si muove e mi trascina e mi abbatte, mi estingue. Lascio.

“Sono stanca di tutto”, lirica di Enrica Enlis (Utopia Corner)

Tramonto alla Pietra Parcellara (foto di Stefano Savi)

Sono stanca di tutto/Anche di me/tento la comprensione / il fine è labile/il confine contamina le genti/ sottrae pelle a devastate mani/la gola profonda del potere/laido potere stolto potere/steso sulle nostre anime/ sputa orride bestemmie.