La Poesia può cambiare il mondo? Albeggi editore porta i poeti del cambiamento al Museo dei Bambini a Roma

 Albeggi editore, aderendo all'iniziativa internazionale "100 Thousand Poets for Change" ha realizzato un'antologia (scaricabile dal sito dell'editore) con 29 poesie inedite . Ecco gli autori: Lucianna Argentino, Claudio Arzani, Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque, Massimiliano Damaggio, Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini, Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani, Valeria Raimondi, Riccardo Raimondo, Ottavio Rossani,Francesco Sassetto, Adriana Scanferla, Jamshid Shahpouri, Christian Sinicco, Angelo Tonelli, Caterina Trombetti, Claudia Zironi e per finire i due fondatori dell’iniziativa mondiale Terri Carrion e Michael Rothenberg. Oggi pomeriggio diversi di loro incontreranno i bambini al Museo Explora a Roma per avvicinarli alla poesia.

Albeggi editore, aderendo all’iniziativa internazionale “100 Thousand Poets for Change”, ha realizzato un’antologia (scaricabile dal sito dell’editore) con 29 poesie inedite con l’intento di ridare dignità all’arte poetica come mezzo di espressione della denuncia civile e sociale. Ecco gli autori, 27 italiani e due americani ideatori e promotori nel 2011 dell’iniziativa internazionale che quest’anno vede partecipare 600 città in 100 Paesi: Lucianna Argentino, Claudio Arzani, Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque, Massimiliano Damaggio, Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini, Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani, Valeria Raimondi, Riccardo Raimondo, Ottavio Rossani,Francesco Sassetto, Adriana Scanferla, Jamshid Shahpouri, Christian Sinicco, Angelo Tonelli, Caterina Trombetti, Claudia Zironi e per finire i due fondatori dell’iniziativa mondiale Terri Carrion e Michael Rothenberg. Oggi pomeriggio diversi di loro incontreranno i bambini al Museo Explora a Roma per avvicinarli alla poesia. Alle ore 16 infatti ul Museo dei Bambini di Roma, Explora, ospiterà un workshop poetico, un modo originale per avvicinare i bambini alla poesia. Alle ore 16 dunque Explora diventerà un laboratorio di poesia, dove bambini compresi tra i 6 e i 12 anni avranno la possibilità di fare un primo incontro con la poesia, di giocare con la praola sotto la guida di un gruppo di autori dell’antologia che li divertirà con i versi per far nascere in loro la passione per quest’arte. Chi, meglio dei bimbi, come futuri protagonisti del cambiamento? Questo è il messaggio che tiene in piedi l’iniziativa che diventa così un momento di riflessione non solo per i partecipanti, ma soprattutto per chi crede che attraverso la poesia si possa recuperare quella perdita di etica che caratterizza la politica, la società e le Istituzioni in Italia e all’estero.

“La Sanità piacentina svenduta dai manager che supini rispondono a Bologna?” Un intervento di Renzo Bersani

Le oscure trame dell’Io, di Paola Pittori

La recente presa di posizione di alcuni autorevoli rappresentanti della sanità piacentina contro l’ipotesi di centrale unica del 118 in altra provincia ed a difesa della peculiarità piacentina dovrebbe (a mio parere) rappresentare lo spunto per una serie di riflessioni.
Essa infatti avviene in un momento storico molto difficile e complicato per il Paese e per la nostra provincia. Già da ora infatti ed ancora di più nei mesi a venire i piacentini dovranno fare i conti con i tagli imposti dal decreto sulla revisione della spesa pubblica (la famigerata spending review) che si inseriranno nel contesto più generale dell’accorpamento delle Province.
In tema sanitario lo scenario che avremo di fronte nel prossimo futuro sarà particolarmente buio, fra tagli di posti letto (da 1.500 a 4.000 previsti nella nostra Regione), accorpamenti, chiusure di ospedali periferici. Tutto ciò determinerà inevitabilmente una pesante riduzione dell’accesso alle cure per i cittadini con la messa in discussione dei principi universalistici e di solidarietà contenuti nelle riforma sanitaria del 1978 e più recentemente dal trattato di Lisbona, oltre a prevedibili riflessi sui lavoratori della sanità. In altre parole potremmo anche dire che viene minato uno dei pilastri fondamentale della nostra Costituzione e cioè il concetto di Stato solidale.
Tale contesto, che ho brevemente descritto, dovrebbe a mio parere essere motivo di forte preoccupazione e di acceso dibattito da parte delle forze politiche e sociali del nostro territorio ed invece nulla accade, al punto che i cittadini piacentini vengono a sapere dai giornali dell’accorpamento della centrale del “118” e della ipotesi di chiusura degli ospedali periferici, annunciata in altra città dall’assessore regionale alla sanità. In altre parole, se l’incipit è quello che abbiamo visto a proposito del “118”, sembra che le decisioni che peseranno sulle teste dei cittadini piacentini per i prossimi anni verranno prese altrove.
In questi ultimi mesi infatti, al di là delle improvvisate rappresentazioni del presidente della Provincia e dei giri di valzer più o meno a tempo delle rappresentanze politiche e sociali, non è stato avviato a mio avviso un serio dibattito sul destino della nostra Provincia. Per esempio, in un futuro non troppo lontano, con l’accorpamento di Parma e Piacenza vedremo la nascita di un’unica azienda sanitaria e tutto ciò avverrà senza ostacoli particolari, tenuto conto che l’impianto normativa nazionale va già oggi incontro questa ipotesi.
Di certo i piacentini non dovranno aspettarsi che i manager lombardi a capo dell’azienda sanitaria piacentina, che ad altri devono rendere conto, accendano il dibattito sul futuro del servizio sanitario nel nostro territorio, ma dalla politica piacentina (sindaci in primis) avrebbero il diritto di pretendere molto di più. E che dire dell’ex sindaco di Piacenza: in passato molto attento a piazzare le sue pedine ed oggi concentrato a ritagliarsi un futuro politico lontano da casa, come lontane sono già le problematiche che interessano il suo ormai ex territorio.
Su questa questione, che mi pare seria, di cui il caso “118” rappresenta solo la punta dell’iceberg, regna quindi un desolante silenzio. E la recente, coraggiosa e giusta presa di posizione degli autorevoli rappresentanti della sanità piacentina voleva essere da impulso ad una discussione franca ed alla luce del sole sugli scenari futuri della sanità piacentina; ma è evidente che coloro che avrebbero dovuto cogliere l’invito non hanno orecchie per sentire.

Questa volta è il sogno tra arte, musica e poesia: rap-presentazione a San Giorgio piacentino oggi alle ore 17


25 giugno 2010: ArtInsieme sopra i monti in Val Vezzeno
(era la rap-presentazione numero 20)

 

L’articolo pubblicato su Libertà quotidiano di Piacenza
sabato 26 novembre a firma Silvia Barbieri

Suggestivo pomeriggio dedicato alla cultura, domani a San Giorgio piacentino. Su iniziativa del circolo culturale L'Alternativa, è in calendario un happening artistico letterario. Musica, poesia e pittura s'intrecciano, con inizio alle ore 17, nello splendido scenario del salone d'onore del castello.
Il tema è quello del
sogno. L'appuntamento è con i colori caldi e appassionati della pennellata di Carmelo Sciascia, vibrante interprete di paesaggi siciliani e di soggetti mitologici. L'artista esporrà alcune sue opere nel salone del castello sangiorgino. Sciascia, piacentino di Sicilia (come ama autodefinirsi), è anche autore del volume Libertà di pensiero, nel quale sono raccolte opinioni, riflessioni e considerazioni con riferimento all'isola e a Racalmuto, cittadina di 10mila abitanti nell'Agrigentino nella quale Carmelo (nato in Belgio) si trasferì in giovane età.
Il circolo L'Alternativa, sempre attento a proporre iniziativa di spessore culturale, non porta in paese solo l'estro creativo di Sciascia. L'artista interverrà direttamente nel salone d'onore, proponendo al pubblico presente alcune riflessioni sul senso del bello. Il suo excursus sull'estetica partirà dai canoni classici per giungere fino ai giorni nostri.
Il pomeriggio prosegue poi con uno spazio dedicato alla poesia e alla musica, con
Questa volta è il sogno. Il fil rouge è proprio il tema della visione, declinato nei versi di Claudio Arzani. L'artista piacentino propone diverse poesie tratte dalle raccolte È severamente proibito servirsi della toilette durante la fermata in stazione (2005) ed È vietato attraversare i binari, servirsi del sottopassaggio (2009). I versi sono declamati dall'attrice Sabrina De Canio e da Dalila Ciavattini; la preziosa trama dei versi di Arzani sarà arricchita da incursioni musicali dell'organetto diatonico di Francesco Bonomini, con alcune ballate popolari di tradizione italiana e nordeuropea con particolare attenzione alla cultura musicale irlandese.
Lo stesso autore, da sempre impegnato su importanti temi di riflessione sociale quali la pace, il nucleare, la giustizia e l'equità, non si sottrae a una partecipazione attiva all'happening.
Arzani introdurrà le poesie, dando voce – a beneficio dei presenti – a pensieri ed emozioni anche su altri temi quali l'amore, indagato in tutte le sue sfaccettature e dilatazioni. Come sempre – altra cifra di questo poeta – non mancheranno riferimenti al nostro territorio e alla sua anima.
L'iniziativa del circolo L'Alternativa si svolge con il patrocinio del Comune di San Giorgio.

Silvia Barbieri

Il giorno che la donna di cuori, tornando dal deserto, omaggiò una rosa

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La rosa del deserto è una formazione minerale comune nei paesi desertici. Di colore che sfuma dall’arancione al giallo-ocra è un aggregato di cristalli di gesso che si forma in ben determinate condizioni ambientali e climatiche.
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Per la sua formazione è necessaria una falda freatica poco profonda, uno strato di gesso relativamente superficiale ricoperto di sabbia e un clima arido. Il gesso a contatto con l’acqua di falda o con la pioggia viene parzialmente solubilizzato e risale per capillarità con l’acqua. Le temperature desertiche evaporano l’acqua e provocano la precipitazione del gesso in cristalli dalla tipica disposizione. La colorazione dipende dall’inclusione di sabbia all’interno del cristallo. Le dimensioni di questi aggregati cristallini variano da pochi centimetri ad alcuni metri.
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La ricerca e la raccolta delle rose del deserto è un business legato al turismo. Sono i nomadi del deserto che si dedicano a questo lavoro ricavandone un misero guadagno. In alcuni casi le rose si possono trovare direttamente in superficie, quando il vento le libera dalla sabbia, ma se non vengono raccolte le piogge provvedono a riportare il gesso in soluzione e quindi a sfaldare il cristallo. Normalmente gli aggregati sono sepolti sotto alcuni metri di sabbia e vengono individuati con sonde metalliche. Una volta individuati si scava un tunnel orizzontale e si estraggono gli agglomerati intatti.
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Grosse quantità di rose del deserto provengono dal Sahara, in particolare dalla Tunisia e dal Marocco. Altre provengono dai deserti del Messico e Stati Uniti.
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Un compleanno illuminato di poesia, da Castelnuovo verso Como, Lucia Volpi col libro poetico pargol del cor

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Così, da sabato scorso, fanno 55 anni di lungo corso.
Illuminati davvero da messaggi, baci (per lo più virtuali, porc…),
un paio di regali importanti ma soprattutto
la fotografia di Lucia.
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Nella sua casa di Castelnuovo verso Como,
Lucia legge il libro poetico pargol del cor
e, così facendo, mi fa sentire grande, importante,
un poeta.
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Una foto, diciam la verità,
 un po’ vigliacca,
fatta sapendo di colpire diritto al cuore.
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Grazie a tutti, grazie a tutte
per baci e auguri
ma il cuore batterà per sempre
per quella foto,
apparsa in Facebook,
che è poesia
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Sogni d’autore e fantasia al potere: malatempora currant con Renato Brunetta ma la penna va, il pennarolo rema controccorrente

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[ "Rain", oil on canvas, by Nick Norris ]

[ www.nicknorris.com/contemporary_fine_art_pain… ]

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Ridendo e scherzando all’alba del 30 settembre Arzyncampo ha “staccato” la seconda candelina. In giorni con poca torta: se n’è andato Topper, cagnosky che ora brilla diamante aggiunto con lo sfondo del cielo, il cuore arranca in una prateria che prende l’aspetto d’un deserto, il lavoro – quello ufficiale – non nega pesanti scenari, la sinistra scendincampo senza aver nulla imparato dal risultato elettorale così l’arcobaleno in inutile marcia romana scompare nel buio più buio d’un occhio pesto, il governo non mostra segni di cedimento ed anzi Renato Brunetta impera. L’Italia tutela la salute, dice quello, ma intanto, se t’ammali, nei primi dieci giorni ti riduce lo stipendio. Così, se sei operaio, se sei impiegato, non ti puoi permettere nemmeno un raffreddore e con l’influenza vai a lavorare. In compenso nessuno discute le prebende naturalmente sacre ed inviolabili dello stesso medesimo illustrissimo signor Ministro Renato Brunetta che conta la fola d’esser socialista. Per tacer degli esimi colleghi Ministri suoi e dei manager che stanno portando il BelPaese sull’orlo del tracollo giocando coi soldi virtuali delle Borse nemmeno fossero al campionato rionale di Monopoli. Che comunque tanto non pagheranno loro ma scaricheranno sugli stipendi e sui miseri risparmi di chi lavora e, i soldi, quelli veri, li guadagna col sudor della fronte pochi, sporchi e vittime della recessione. Poi ci si meraviglia se la vena s’è inaridita e dal cuor più non m’esce poesia? Per fortuna ci pensano messer il Caso e monsieur le Dèstin ad accendere un lumicino: lunedi sul marciapiedi, in un viale della città, ho riconosciuto Tiziana Mezzadri, la cantora nelle rap-presentazioni delle mie poesie. Stava andando al lavoro. L’ho fatta salire in macchina, le ho dato un passaggio. Vedrà mai la luce il mio secondo libro poetico pargol del cor? Le bozze sono in borsa, praticamente finite ad agosto (ma invero erano già pronte un anno fa). Edoardo, lo  figlio mio, dopo mesi d’attesa ha abbozzato (solo abbozzato, sia chiaro) il disegno di copertina e addirittura ha una buona idea per una seconda bozza: bisognerà trovare spazio all’interno (per la quarta di copertina è pronto il bellissimo disegno di Fabrizio, lo altro virgulto di cotesta stirpe: la pace che urla il suo dolore) e naturalmente attendere l’anno del due il mese del mai perché i figli son pezz ‘e core ma quanto a lavorare specie per i sogni del padre, sarà meglio tacere, stendere un pietoso velo di silenzio. Dunque forse relativamente presto, nel giro d’un paio di secoli, Tiziana tornerà a recitare nelle rap-presentazioni della “Doctor Arzy’s poetical folk band”. Dipende anche da Augusto Bottioni: un paio di settimane fa gli ho consegnato le bozze perché mi scriva l’introduzione. <Un onore!>, ha commentato e (spero) s’è messo al lavoro. Prenderà il posto di Ivano Tagliaferri, l’introduttore ufficiale del primo libro poetico pargol del cor: dopo lungo tempo lunedi scorso gli ho telefonato, sta superando il trauma dell’incredibile successo del volume sugli italiani anarchici combattenti nella Spagna della guerra civile e intanto è a buon punto con una nuova impresa, un romanzo sui primi del Novecento, tra lotte agrarie nella verde emilia e tentazioni irredentistiche nell’Istria d’oltreconfine. La poesia? Beh, non è proprio affar suo anche se nel romanzo che ancora ha in penna farà forse una capatina tal Gabriele d’Annunzio. Ma i tempi per la stampa del mio secondo libro son legati anche a Massimo Avenali di Pescara: sta lavorando ad una raccolta di racconti ed uno (spero) sarà quello mio nel quale credo moltissimo, storia d’un drago che la follia umana ha scatenato illudendosi d’imbrigliarlo. La storia d’una notte di fuoco, il fuoco del drago sfuggito dalla gabbia a Chernobyl. Una pioggia di particelle bianche, impalpabili, invisibili che lentamente qualche ora dopo scendeva in pianura padana dove dormiva un altro drago, in quella enorme scatola bianca d’acciaio con l’ombra ad allungarsi sulle ultime case di Caorso, il paese lambito dalle acque del Grande Placido Fiume che, dopo secoli di tranquilli sonni, si risvegliò una mattina proiettato nel futuro della produzione nucleare. Racconto un paio d’anni fa vincente alla selezione di www.ozoz.it, giunto ad un passo dalla pubblicazione con Perrone editore ma alfine, per motivi tutti esterni, rimasto nel limbo del web per rinvio sine die all’ultimo minuto dell’impresa editoriale. Ma se ora vedrà la luce ed il buio oscuro dell’inchiostro di stampa, lascerà nel limbo d’attesa il secondo libro poetico pargol del cor. Sogni d’autore: spesso vanno controcorrente, magari arrancando, ma voga che ti voga, rema oggi e rema domani, tu Guido la Vespa ed io Remo la Barca, l’ansa del fiume s’avvicina, speriamo si riveli presto il nuovo orizzonte.

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[ "Half Tide – Acadia", oil on canvas, by Steven Mulak ]

[ stevenmulak.chicopee.com/Oil%20Paintings.htm ]

Sogni d’autore: brancolando nel buio per antiche contrade me ne vò, incontrando Lucia Volpi, Claudio Calzana, Guido Farneti

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[ "Sogno", di Maria Laura Canaparo,  www.caarteiv.it/pittori/canaparo.htm  ]

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Brancolando nel buio per antiche contrade me ne vò. Nel senso, poco di nuovo all’ombra degli ulivi: i sogni (d’autore) continuano pigramente a sonnecchiare nel cassetto mentre l’autore poeta scrittore si dedica ad altre vicende affaccendanti. Blog e rapporti correlati, lavoro all’Asl, qualche puntata nel politico sociale e, come tutti, l’arabbattarsi per tirare fine mese  lamentando che pagar le tasse sarà pure bello ma quel rubinetto di soldi in uscita senza limiti nè soluzione di continuità comincia a creare qualche disagio e non poche preoccupazioni.

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Così è che quasi quasi passa in secondo piano la copia di “E’ severamente proibito…” richiesta da Lucia Volpi alias Lucy57 e subitaneamente spedita in quel di Castelnuovo di Como mentre lei a sua volta spediva 10 € in busta chiusa, ovvero "la paga del poeta". Spese postali? Scambio alla pari, si fa alla romana, a ciascuno le sue. Perché il prezzo, sia chiaro, specie quando lo paga un’amica preziosa come Lucy, è un simbolo, la garanzia che il libro pagato verrà letto e non depositato in un angolo e dimenticato come spesso succede alle opere ricevute per pura cortesia.  Grazie dunque, Lucia, e buona lettura per le tue sere d’estate.

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Ferma restando una considerazione: a quasi tre anni dalla stampa riuscire ancora a piazzare copie del libro poetico pargol del cor è soddisfazione non da poco e intanto credo ormai superata quota 150 copie vendute, traguardo interessante, per un libro di poesia e soprattutto il libro di un esordiente, peraltro a diffusione sostanzialmente limitata all’area territoriale di una modesta provincia padana. Ed ora? Molta carne al fuoco.

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[ "Peace", di Franco Cisternino, www.intermedia-group.it/figurativo,paesaggist… ]

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Sono entrato in contatto con Claudio Calzana, scrittore a sua volta esordiente autore de “il sorriso del Conte”: presto Arzyncampo ospiterà una sua intervista. Non male. Un colpo da Maestro grazie alla disponibilità di un emergente che, possiamo starne certi, ha la classe e i numeri per diventare un Maestro.

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Il suo stile, oggi, può ricordare i racconti di Andrea Vitali in un rapporto tra Maestro e Allievo. Ma domani? Gli allievi, ricordiamolo, nascono e quindi crescono per iniziare quel percorso lento ma inesorabile che li porterà a surclassare il Maestro. Diciamola allora così: a Claudio Calzana la diamo a tre romanzi, appunto "il conte", poi a seguire il prossimo (al quale sta lavorando) ed infine un altro ancora dopodiché qualcuno forse ricorderà ancora di un certo Andrea Vitali. Chi? Mah, un buon medico rivierasco del lago di Como. <Forse>, si dirà, <ha curato Calzana durante un breve soggiorno e, per questo, é diventato famoso>.

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[ "L’attesa", di Maria Giovanna Peri, www.guerbois.it/main/dev/peri.html ]

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Di palla in frasca. C’era stato, tanto tempo fa, mesi e mesi fa, un approccio con una ragazza, Cinzia, che vantava conoscenze a non finire e la disponibilità ad organizzare una rap-presentazione musical poetica al castello di San Pietro in Cerro (sarebbe, se non erro, la tredicesima). In cambio di 200,00 € all’insegna che chi lavora spesso ne vuole adeguato conseguente compenso e per il poeta di belle speranze si mette male. L’avevo persa di vista: lavorava in un bar che ha cambiato gestione. Pochi giorni fa l’ho ritrovata. Lavora al bar interno del mio supermercato. Buono a sapersi. Il castello è sempre al suo posto. Da secoli. Forse aspetta il momento giusto per ospitare la "Doctor Arzy poetical folk band", se mai quel momento verrà (finché c’è vita, quel castello resta sempre là).

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[ "Ansia", di Giuseppe Bifulco,  www.giuseppebifulco.com/arte.php?limit=2 ]

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Morto il presidente della cooperativa editrice Vicolo del Pavone, Oreste Franchi detto Toti, se ne fa un altro. Nome? Per ora conosco il cognome, Veneziani. Di lui non so altro ma so che la cooperativa prosegue i lavori, le rotative must go on. Non è stato facile superare la porta d’ingresso entrando nei locali dove ero abituato a trovare Toti fino a tarda ora. Ma vita e morte si sovrappongono, cambiano fatti e volti, restano le attività. In questo caso resta la casa editrice con le sue attività: mancato il Presidente e fondatore, sono comunque in preparazione tre libri. Breve colloquio ed ecco subito, massima disponibilità a stampare un secondo libro poetico pargol del cor. 90 pagine circa. 300 copie, 1.750 € a mio carico e per il resto tutto come in occasione del primo libro, tre anni orsono (presentazione nel salone della casa editrice, presenza nel sito internet, stampa inviti per tre rappresentazioni, distribuzione nelle librerie locali) quando però il prezzo era stabilito a 1.200 €.

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Differenza non da poco. D’obbligo la cautela e la riflessione. In ogni caso ora la piccola cooperativa editrice chiude i battenti, se ne riparla a settembre. Nell’attesa ho spedito una mail con allegato il dattiloscritto di “Vietato attraversare i binari. Servirsi del sottopassaggio” a Guido Farneti, giovane editore in Roma (Azimut Srl). In onore ad una vecchia amicizia e a reciproca stima maturata via web. Poche speranze. Guido ha scritto e pubblicato di suo poesia con vari editori per alfine cambiare ruolo trasformandosi in editore indipendente. Con una scelta editoriale precisa: poesia praticamente esclusa. Ma la proposta era dovuta, oltreché … interessante.

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In concreto, Vicolo del Pavone può offrire una notevole entratura in sede locale che nessuna casa editrice (tranne le grandi) può sognare. Di converso Azimut, come altri editori specializzati, possono offrire un respiro territorialmente più ampio che la piccola casa editrice in forma cooperativa di insediamento padano, Vicolo del Pavone, nemmeno si sogna.

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[ Opera di Ornella Falavigna,  www.regione.taa.it/ripi/schedaOpera.aspx?ID=427 ]

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Dunque, che fare? Se ne parlerà a settembre. Intanto Fabrizio, col suo cortometraggio "Prosit", è stato ammesso al Pesaro horror film festival, sezione "il ritorno dei corti viventi", un bel riconoscimento di valore. Contemporaneamente, visto che le buone notizie non arrivano mai sole, il mio figliolo aspirante cineasta è stato ammesso al corso che terrà ad agosto a Bobbio il Maestro Marco Bellocchio. Mentre Edoardo riposa in attesa riprendano le lezioni di montaggio e tecniche di ripresa dell’Accademia del Cinema di Bologna. Piccoli artisti crescono e s’apprestano a mandare in soffitta l’ormai vecchio scrittorucolo di belle speranze ma finché potrò procurarmi penna, calamaio e bianco foglio la lotta sarà dura.

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Insomma, molta carne al fuoco: visto che tra due settimane partiremo per passar vacanza nella dacia in riva al buon vecchio fiume nella verde appenninica Val Trebbia, sarà barbecue ad oltranza. Soprattutto, in questo caso, molto fumo, ottimo arrosto.

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[ "Realtà oltre il virtuale", di Piero Donatini, www.pierodonatini.com/pierodonatini_it/ ]

In memoria di Oreste Franchi, Toti, direttore editoriale Vicolo del Pavone, 76 anni, compagno della sinistra movimentista

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[ www.flickr.com/photos/arimoore/362907694/ ]

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Ci sono fasi e cicli nella vita nei quali il mondo sembra riempirsi di fiori d’arancio. Poi i matrimoni finiscono ed inizia il tempo dei commiati. Gente che se ne va, amici che incontri e poche ore dopo non sono più tra noi, sedie vuote ai tavolini del bar in piazza.

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Solo martedi l’ultimo saluto al compagno Gianpaolo Parenti, 80 anni, una storia da socialista di sinistra, ed ecco nelle ultime pagine del quotidiano il necrologio per Oreste Franchi, Toti. Uomo di cultura, tipografo, editore, personaggio della sinistra movimentista, natali anagrafici nel lontano 1932. Cancro. Di quelli che quando colpiscono non lasciano scampo. Un intervento al fegato a fine 2006 e, quando la situazione sembrava stabilizzata, nel giro di due settimane tutto è finito.

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Movimentista, protagonista nel sessantotto, un grande indissolubile legame con l’epopea della Resistenza, consigliere comunale con i Verdi negli anni novanta, protagonista nel movimento per la pace, girotondino nel terzo millennio. E’ stato il mio editore.

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Nel 1982, fresco di laurea, sotto il braccio il dattiloscritto con il saggio sulle droghe in parte frutto del lavoro per la tesi di laurea, bussai alla porta di diverse case editrici ma il ritornello era sempre lo stesso, “non c’è mercato”. Alla casa editrice “La Tribuna”, specializzata in codici e pubblicazioni legali, ottenni un’audizione. Colloquio franco: “lei è un grande avvocato di fama? Se sì ne discutiamo. Altrimenti lo diventi e poi torni. Oppure può provare con Giuffrè che magari per tre milioni il libro lo stampa”.

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Coda tra le gambe mestamente rientrai nel limbo delle mie aspirazioni andate deluse e fu allora che ricordai di Oreste, Toti. Lo trovai seduto al bar Regina in piazza Duomo, a pochi passi dalla tipografia editrice Vicolo del Pavone tra molto fumo, gli appassionati della stecca, un marxista leninista barba incolta e un poeta impiegato di banca per bisogno alimentare, già allora fedele alla linea (di Cuba), Maurizio Bottigelli.

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A dire il vero con Oreste già avevo qualche esperienza di “lavoro”, qualche manifesto fatto stampare per la giovanile socialista. Uno in particolare, sfondo giallo, caratteri rossi cubitali, “Fermiamo la centrale nucleare di Caorso”. Si era nell’epoca dell’incidente alla centrale di Three Mile Island, i primi forti dubbi sulla sicurezza trovavano spazio. Toti, condividendo la battaglia, ci aveva praticato prezzi popolari, stracciati. Il segretario del Partito Socialista, Remo Beretta, all’indomani dell’affissione negli spazi del Comune e dopo una telefonata di fuoco del sindaco socialista di Caorso, mi imputò un certo numero di capelli bianchi aggiuntivi e per qualche giorno rifiutò di pagare la tassa comunale. Nella notte partimmo con l’auto armati di secchio, colla e pennello girando per diversi comuni della provincia. Affisssione autogestita, niente tasse e altri capelli bianchi per il troppo cauto segretario provinciale. Toti, raccontandogli l’episodio, non ci lesinò una risatina soddisfatta.

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Dunque, qualche anno dopo, eccomi nell’antro scuro della tipografia editrice “La Nazionale” con il mio saggio dattiloscritto sotto il braccio e in breve vide la luce fresco di stampa, un centinaio di pagine, “Eroina di Stato e tutela della salute – La diffusione di droga nel piacentino”. Altra cosa delle mie fuori dalle righe, di quelle capaci di creare imbarazzi anche agli amici, se troppo prudenti, indisponibili ad osare, a percorrere le strade dell’innovazione.

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Presentato alla festa dell’Avanti di quel 1982, l’allora Sindaco socialista di Piacenza Stefano Pareti tentò all’ultimo minuto di defilarsi rendendosi conto che il libro sosteneva la tesi della somministrazione controllata di eroina con il fine del contrasto al mercato nero. Toti, invece, mi ringraziò pubblicamente dal palco per avergli offerto l’opportunità di sostenere un approccio alternativo, fuori da ogni conformismo, al problema della diffusione delle droghe.

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Sarebbero poi passati molti anni durante i quali ho sempre seguito le vicende editoriali di Toti acquistando molti dei libri che produceva dopo il passaggio dalla tipografia editrice La Nazionale alla cooperativa editrice Vicolo del Pavone”.

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Libri legati alle storie della Resistenza, ristampa dei “Quaderni piacentini”, icona del ’68, qualche romanzo, una collana di poesia. Quando, nel 2005, ho deciso di proporre all’attenzione del mondo una raccolta di poesie era inevitabile mi presentassi  in via Giordano Bruno.

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Qualche mese dopo vedeva la luce “E’ severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione”. Sottotitolo “Canti di lotta, esistenza, resistenza” e da lì un piccolo equivoco, Toti si convinse si trattasse almeno in parte di una raccolta di canti partigiani (in quel momento il direttore editoriale della cooperativa era Eugenio Gazzola per cui l’esame preliminare del libro non vide un intervento particolarmente attivo di Oreste). Dopo un paio di tentativi rinunciai ad affermare la verità (le poesie sono mie e la resistenza citata era il rifiuto di tutte le oppressioni, non tanto quella partigiana in particolare) e forse per questo male mi colse: catalogato in biblioteca a Fiorenzuola d’Arda è stato indicato come “raccolta di canti di soldati”. L’opinione dell’editore docet.

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Un ricordo particolare? Alla presentazione Oreste ricordò con orgoglio che con lui avevo pubblicato il mio primo libro. Lo disse con un calore tale che nemmeno provai a precisare che era anche l’unico. Per un attimo mi sono sentito un autore di fama che tornava dal suo primo editore, una specie di primo amore.

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In questi giorni stavo pensando che dovevo decidermi a tornare in via Giordano Bruno, con il nuovo dattiloscritto ormai pronto da tempo sotto il braccio. Ancora poesie e, stavolta, alcune dedicate alla Resistenza. Purtroppo non potrò raccontarlo a Oreste. Ma lui, anche del terzo libro che sarà, non ne sarà l’editore ma almeno di buona parte, quella dei valori che insieme abbiamo condiviso, ne è l’ispiratore.

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[ "Impressioni", di Silvio Zago, www.silviozago.it/galleria.php ]

Sogni dautore: quelle case editrici, a pagamento, dal canto suadente ed avvolgente come l’incanto delle sirene

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[ www.picturerealm.co.uk/lamination.htm ]

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Interessante da un noto sito letterario che frequento già da qualche anno. In troppi hanno lamentato d’essere rimasti intrappolati nelle reti dell’editoria a pagamento: molte promesse, costi non da poco, almeno 2mila euro a carico dell’autore per un libro di 100 pagine ma con possibilità di arrivare anche a 4mila, distribuzioni in libreria e sostegno pubblicitario o di iniziative pressoché solo virtuale, delusione tanta e tante anche le copie che restano in magazzino in attesa di essere avviate direttamente al macero.

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[ blog.360.yahoo.com/blog-TboEvYA.daOsmlufJ1PrJ… ]

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Situazioni regolarmente descritte e lamentate da molti ingenui ex aspiranti autori, finiti nella rete come raccontano con tanto di nome e cognome delle case editrici più specializzate in questi metodi da illusionisti imbonitori a caccia di quattrini. Case editrici che magari ben si presentano acquistando spazi pubblicitari sui grandi quotidiani nazionali invitando a spedire dattiloscritti per concorsi che, alla fine, in realtà producono proposte di contratto naturalmente con contributo alle spese dove non si capiscono quali siano i costi residuali dei quali l’editore si fa carico.

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[  www.coconut-hut.co.uk/acatalog/inspiration-ga… ]

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Grandi enfatizzazioni ad iniziative di sostegno quali la presenza del libro una volta stampato in grandi fiere internazionali, a Copenaghen, a Francoforte e magari perché no a Parigi o addirittura a Toronto e, naturalmente, c’è sempre qualche illuso che cade nella rete e mette mano al portafoglio. Provare per credere: visitare la prossima fiera del libro di Torino e ciascuno misuri sulla propria pelle l’effettiva visibilità dei romanzi di qualche emerito sconosciuto ovvero se, con i costi odierni dei libri, sia davvero credibile la rinuncia all’acquisto dell’ultima fatica dell’autore famoso rispetto al libercolo dello sconosciuto di cui sopra.

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[ www.armanguelo.com/RHCP/art.html ]

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Sia ben chiaro: non sono in assoluto contrario ad una partecipazione alle spese da parte dell’autore, dipende dal reale servizio offerto e dalla trasparenza garantita. Se un editore ad esempio garantisce la presenza nelle librerie virtuali del web (Internetbookshop, tanto per citarne una), sento già puzza di bruciato perché chi mai potrebbe acquistare il romanzo di un signor nessuno scorrendo una libreria virtuale? Un’ipotesi ancora più irreale rispetto al libro che occhieggia da uno dei centinaia di banchi in fila al Lingotto di Torino (dove almeno puoi sfogliarlo, il libro, godere dell’impareggiabile profumo della carta).

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[ www.xbizstudio.com/…/75-Psychedelic-Wallpaper ]

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Bene, tutte queste segnalazioni alla fine hanno colpito nel segno e le case editrici quelle delle trappole per ingenui si sono mosse.

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Affinando e migliorando i servizi di supporto offerti? Certo che no: minacciando querele ed azioni legali, naturalmente.

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Risultato: il webmaster del sito letterario ha stabilito che, da oggi in poi, vige la regola del silenzio, chiunque venga illuso prima e gabbato poi comunque non potrà più scrivere nome, cognome e ragione sociale della casa editrice che lo ha sedotto e avvolto nella rete. No comment. Canti avvolgenti di dolci sirene con lunghi denti da squalo.

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[ hometown.aol.com/picturemag/page2.html ]

Sogni dautore: Carmelo Sciascia, artista, pittore, incontro alla festa di Mortizza per un sogno di sinistra (parte 2^)

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[ Carmelo Sciascia dona un quadro alla poetessa Bruna Milani ]

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Ultime note delle ballate di Francesco, ultimi versi nell’aria recitati da Tiziana, chiudo il libro poetico pargol del cor in sul finir dell’undicesima rap-presentazione, festa per l’Unità della Sinistra, Mortizza, ottobre 2007.

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Un tizio over cinquanta ma fisico giovanile, vestito di jeans, seduto attento per tutta la serata, m’avvicina, “ma tu come le conosci le donne di Mortizza, eri forse innamorato d’una di loro?”.

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[ Mammolo a Bosco dei Santi ]

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Mi si presenta così Carmelo Sciascia, per scoprire che il mondo è piccolo, che la poesia e il libro poetico pargol del cor sono uno strumento straordinario, un mezzo per giungere a contatto con altri mondi, mondi diversi che, in questo caso, a mia insaputa fan parte del mio mondo.

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Nato in Belgio, studi ad Agrigento, laureato filosofo a Palermo, insegnante, quindi ferroviere a Piacenza, oggi artista, pittore con residenza a Mortizza, zona golenale, a due passi dal grande placido fiume che attraversa la pianura diretto verso il mare. Per arrivare nella frazione puoi passare sull’argine, qualche chilometro oltre la città, tra centrali idroelettriche, boschine, ponti avveniristici destinati all’alta velocità ferroviaria, baracche di legno per la pesca, pontili per qualche barcone, cave di ghiaia e sabbia, il depuratore al servizio della città, la ciminiera dell’inceneritore, qualche auto tra le frasche dai movimenti ondulatori sospetti.

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[ Cave di sabbia sul Po ]

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I mesi legati alla pubblicazione delle mie poesie, l’affermazione pubblica del mio proporre poesia, del mio essere poeta, le uscite, le esternalizzazioni, mi hanno regalato esperienze, contatti, rapporti impareggiabili. Un poeta, dice una mia poesia, mente strana, bambino, ingenuo come mi ha definito Ivano Tagliaferri nella introduzione. Pericoloso, bisogna guardarsene perché non è normale, cammina sulle nuvole, mente sciocca, ragazzino, ruba l’anima. Sogna.

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In un mondo fatto di realismo che poi fa rima con opportunismo, aziendalismo, arrivismo, un mondo che sembra aver dimenticato poesia ma invero, forse, questa è la mia esperienza, nell’ombra oltre le sfavillanti luci dell’apparenza, sono in tanti a sognare di avere ancora sogni, sono in tanti ad aver bisogno di poesia, sono in tanti ad avvicinarsi ai poeti.

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[ L’inceneritore di Piacenza visto dal Po ]

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Carmelo non ha acquistato il libro poetico pargol del cor, sostenendo che, visto l’annuncio dell’imminente uscita del prossimo secondo libro amor sens confin, è ormai quello da acquistare. Intanto mi ha rivelato che, di me, del mio passato, sapeva tutto fino ad un certo punto. Fino a quando ha lavorato con babbo Fabio, ferroviere capotreno, suo collega e ogni babbo si sa passa le ore a raccontar di gioie e dolori venuti dal figlio.

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I miei amori giovanili, l’impegno politico, gli studi fino ad un passo dalla laurea, la laurea, la borsa di studio a Torino, il lavoro in Fiat a Modena. Poi venticinque anni or sono per babbo Fabio è scoccata l’ora della pensione ed anche Carmelo ha lasciato la ferrovia dedicandosi a tele e pennelli, ha perso di vista babbo Fabio, i suoi racconti, il progredire della vita di quel figlio, “non ho mai saputo che facevi poesia, per questo ero curioso di sentirti”.

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[ Il riposo dei Tuareg ]

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Curiosità che s’intrecciano, perché il mondo alfin è piccolo piccolo. Anche per babbo Fabio, quando nel 2004 uscì sul quotidiano locale la notizia che avevo vinto un concorso di poesia a Napoli, fu grande sorpresa: “non avrei mai immaginato che mio figlio scrivesse poesie”.

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Similitudini, curiosità. Finito lo spettacolo, conclusa la recita, una stretta di mano e Carmelo se ne va, torna a casa, il poeta si sposta alla cassa della festa mentre arriva babbo Fabio con mamma Maria: “dimmi, babbo”, “lasagna per me, tortelli per mammà”, “da bere acqua minerale?”, “va bene caro figlio”, “allora in tutto fan dieci euro”.

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Per sostenere il sogno, d’un mondo giusto, equo, solidale, diverso dal mondo dell’individualismo, dell’arraffa tu che arraffo anch’io, e per questo, per i sogni anche i babbi e le mamme pagano. Con saluto e omaggio all’amico Carmelo, artista, pittore, filosofo, a suo modo poeta, uno di quelli dei sogni.

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[ Omaggio a Munch ]

 

Tutti i dipinti sono presenti, con altri, nel sito www.carmelo-sciascia.com