“Chi è poeta? Tu, noi, io, voi, il professore, l’emozione, l’amore, la liberazione”

Difficile definire le emozioni che ti regala lo scrivere. Nel mio caso scrivere in versi. Per trasmettere e ‘provocare’, suscitare, regalare emozioni. Magari scrivendo racconti. Racconti in versi. Poesia? Forse. Un famoso critico nazionale anni fa, leggendo alcune mie liriche le ha definite “parole più per musica che non per la lettura“. Quindi. Poeta? Cantastorie? Mi piace l’idea dei trovatori medioevali. Giravano tra le contrade e i castelli raccontando storie in versi spesso accompagnandole con la musica della chitarra, della gironda. Beh, io non so suonare nè la chitarra nè la gironda. Ma in questi ultimi dieci anni con le mie liriche ho girato per strade e vallate (sono ormai più di 30 le rap-presentazioni, da Piacenza a Pontenure, da Mortizza a Gropparello, Carpaneto, Pavia, Milano). Racconto storie, storie in versi, storie vissute, storie osservate, storie che diventano non più mie, che non sono mai state mie, storie nelle quali chi ascolta (e chi legge) si identifica. Anni fa in un sito internet sono state definite ‘passaggi pedonali‘, le mie liriche che continuamente, di verso in verso, passano dal marciapiede della prosa a quello della poesia e viceversa. Prosa, poesia, prosa, prosa, musica, poesia, a capo, poesia, a capo, capoverso, prosa, zebre bianche e nere, poesia. Negli anni, proposte a qualche concorso letterario, talvolta hanno vinto, hanno raccolto applausi a scena aperta, stupore, ammirazione, abbracci commossi, ringraziamenti. Talaltra sono state immediatamente escluse, nemmeno prese in considerazione dalla giuria. Ora composizioni diverse, ora la stessa. Dalle stelle alle stalle. Recentemente un sito poetico, ‘www.scrivere.info‘, ha definito non pubblicabile (in quanto prosa) una poesia premiatissima in altre occasioni, pubblicata in antologie da diversi editori, pubblicata nei miei libri. Altre poesie, alcune delle quali considero minori lo stesso sito le ha proposte addirittura in siti paralleli. Ne ho proposta un’altra, di quelle che per il loro significato, per il loro messaggio considero ed è stata considerata ‘significativa’: stesso giudizio della prima, per quel sito ‘non pubblicabile in quanto prosa e non poesia‘. Di solito non giudico, prendo atto dei giudizi nella loro diversità e proseguo per la mia strada ma in quel caso me la son presa e non riesco (per ora) a continuare la collaborazione con quel sito. Mi rendo conto che la poesia è un fatto estremamente soggettivo, ad alcuni avvolge l’anima, ad altri non dice nulla. In un sito una lirica ha avuto oltre 4mila (un 4 e tre zeri!!!) lettori. Nessun ‘professore‘ l’ha mai presa in considerazione e un amico (che ne era protagonista) l’ha stroncata dichiarandola “roba datata, da anni settanta“. Ci sono due fattori importanti: leggere, leggere, leggere le opere degli altri, imparare, da quelli riconosciuti dalla scuola e dai poeti del popolo, i poeti ignoranti, i poeti della domenica, cercando di apprendere qualche elemento di tecnica (metrica), poi trovare un metodo proprio partendo dalla consapevolezza che, di originale, di nuovo alla fine c’è ben poco. Anni fa Francesco Bonomini, ascoltando i miei versi (letti allora da TIziana Mezzadri), disse che “di solito non capisco la poesia, la tua la capisco” e da allora appena può viene e suona nelle mie rap-presentazioni. Stampato il secondo libro con le nuove liriche Tiziana ha dato forfait, ha detto “sono diverse, queste non le sento più“. Talvolta è subentrata a leggere Emanuela Schiaffonati. L’ultima volta si è lasciata talmente prendere dalla lettura e dall’entusiasmo dell’emozione e del coinvolgimento da dimenticare di girare pagina e concludere la lettura. Ma nessuno in sala l’ha capito, la lirica, come ‘vissuta‘ da Emanuela, era perfetta anche così. A San Giorgio un uomo mi ha avvicinato ‘sgridandomi‘ perchè finita la lettura da parte di Dalila ero subito intervenuto per passare alla lettura successiva: “devi lasciarci applaudire finchè non finiamo. Applaudiamo perchè la poesia diventa nostra, la viviamo, tu devi lasciarci vivere il momento fino in fondo, devi lasciarci applaudire“. A Borgonovo, il 10 aprile 2015, il docente di storia e letteratura Franco Cravedi di Pavia, definendo la mia lirica ha ricordato che la poesia nasce con la musica e la mia poesia spesso sembra accompagnarsi sposarsi con la musica, ha ricordato la poesia epica sottolineando come spesso le mie ‘storie in versi’ parlino dei valori di quei tempi lontani, insomma: paragoni che hanno accarezzato la mia anima. Come è stata un’emozione trovare dei miei versi scelti per accompagnare un necrologio: era il figlio di una collega che ‘salutava’ il nonno nel suo ultimo viaggio terreno.

Ma perchè tutto questo ‘pistolotto’ d’inizio anno? Semplice: anche quest’anno ho passato la fine dell’anno in casa, per non abbandonare Akira, il mio cagnotto, terrorizzato dai soliti botti. Dunque, a letto presto dopo una buona cena, qualche brindisi con Dalila, inevitabile fetta di panettone. Mattino dell’anno nuovo ovviamente a letto, sveglia tardi, pranzo con moderazione (cotechino e lenticchie con bucce d’arancia) e infine un’occhiata a facebook.

E, qui, la sorpresa che accarezza l’anima, che ti lascia senza parole e, dopo un attimo di silenzio, t’accorgi d’essere emozionato. Positivamente piuttosto emozionato. Appagato per tante delusioni, una grande piacevole gratificazione.

Un’occhiata a facebook, dicevo, ed ecco le parole che mi lasciano senza parole. Sulla pagina di un amico che in realtà incontro giusto un paio di volte l’anno da anni e anni, che partecipò ad una delle mie prime rap-presentazioni dieci anni fa, lui ha deciso di salutare l’anno nuovo con una mia poesia!

Per sua volontà non dico quale sia la poesia e nemmeno chi sia l’amico, ma riporto le sue parole e naturalmente un grazie per avermi accarezzato l’anima emozionandomi.  Sperando che come lui ha fatto della poesia una sua emozione, ne abbiano gradito il dono i suoi amici frequentanti la sua pagina di facebook.

Per ben cominciare l’anno può essere utile anche una poesia, ma la poesia è una brutta bestia! Non si sa mai se è o se non è, perchè ti emoziona e perchè no, se vale o vale nulla, se vola o piomba giù, cos’è e forse no. Io sono geometra e quindi mi intendo di poesia e penso che quella che vi propongo oggi lo sia. Non dirò del poeta, e chi sa non dica, ma è tra noi anche se a vederlo non si direbbe. (.. Titolo della poesia ..) l’ho sentita recitare in tempo lontano a Pavia e mi ha centrato. Poi è sempre tornata in ogni cosa, in ogni caso, in ogni sosta del pensiero. Ora penso che più che mai sia vera“. Firmato l.g.

L’impareggiabile emozione dell’essere (presente sullo scaffale in libreria)

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“Scendea fischiando feroce sorella morte – Poesie e note di guerra 1937 1945” da due settimane sullo scaffale alla libreria dell’IperCoop a Piacenza è presente anche nella libreria Puma di Castel San Giovanni e da ieri in vetrina alla Libreria Fahrenheit 451 di via Legnano sempre a Piacenza

Siamo sinceri, ci sono momenti che emozionano nè più nè meno come fossimo bambini. Vedere il proprio libro esposto sullo scaffale della libreria Coop al Gotico, l’IperCoop di Piacenza è sicuramente uno di quei momenti. Senza commenti. Grazie ad un’amica che, all’insegna del motto che i libri degli amici si acquistano e si pagano, in libreria lo ha cercato spingendo Fortuna, una delle libraie (già compagna di classe di Fabrizio, mio figlio), a cercarmi sul cellulare per sapere come fare ad averne qualche copia.

Scendea fischiando feroce sorella morte – Poesie e note di guerra 1937 1945“, scritto con l’amico Fausto Chiesa, arricchito dalle illustrazioni di Edoardo, con il contributo di Carmelo Sciasca e del Sindaco di Gropparello Claudio Ghittoni, stampato a marzo per i tipi di Scritture edizioni (dell’amico Eugenio Gazzola) in un numero ridottissimo di copie (100 in prima tiratura, 50 in seconda) e come tale per decisione comune escluso dal circuito delle librerie, destinato alla vendita diretta nelle rap-presentazioni appositamente organizzate.

Entrarci (in libreria) di forza, su richiesta, risulta soddisfazione impareggiabile. Trovare lo stesso libro in esposizione fa bene al cuore e ai tanti sacrifici legati alla presenza nel dorato mondo della letteratura.

Se poi lo si vende, bene. Altrimenti l’importante è immaginare quanti lo hanno visto (è esposto da due settimane), quanti lo vedranno, quanti anche solo lo guarderanno con curiosità percependo il messaggio di fondo: mai più guerre.

 

Impareggiabili emozioni: oggi si varca la soglia dell’editore

Pierrot sul libro, olio su tela di Marcella Baruti

Bisogna ammetterlo: ci sono momenti d’emozione che t’avvolgono anima, cuore e anche stomaco con leggero tremolio di gambe. Ieri è stata una giornata particolare. Al mattino, al bar, ho incontrato il cugino Giorgio. Qualche anno più di me, taxista, vive in collina, in Val Chero, vicino alla casa che fu di mio nonno, dove è cresciuta mamma, dove ho passato tante giornate da ragazzo. Non ci si vedeva da molti anni. 

Salivamo sulle balle di fieno, una decina di metri sotto il portico, si faceva a lanciarsi giù, sul morbido strato che stava sotto. Ci voleva un pizzico di coraggio e una buona dose d’incoscienza. Eravamo ragazzini. Ora saremmo pronti per la pensione se non fosse per Jena Fornero.

Nel corso della giornata ho completato il menabò del prossimo libro. Lo diamo alle stampe con l’amico e collega Fausto Chiesa. Poesie, brevi richiami storici, brani estratti dal diario del padre di Fausto reduce della Campagna di Russia, interventi di Claudio Ghittoni Sindaco di Gropparello e di Carmelo Sciascia, rimandi a Ferruccio Braibanti e Raffaele Maggi Presidente CIrcolo Auser di Gropparello, illustrazioni di Edoardo.

Ora il menabò letteralmente sembra far luce sul tavolo al mio fianco. Risplende. Abbaglia. Mesi e mesi di lavoro per 56 pagine che raccontano di guerra e sognano di pace. Attese, completamenti, cambiamenti, rinvii, pause, entusiasmo, momenti di stanca e momenti morti ma infine oggi (si spera) varcheremo la soglia dell’amico Eugenio Gazzola, responsabile della mini editrice “Scritture”.

Consegneremo menabò e chiavetta con i file in word e in pdf e tutto passerà allo stampatore. Nel giro d’una settimana dovremmo avere le prime bozze. Verificarle velocemente, attendere un’ulteriore settimana per una seconda verifica e infine, dopo una decina di giorni avere l’opera in mano, pronta per la presentazione e la distribuzione.

Sì, l’emozione è come un serpente che ti avvinghia, che ti avvolge, che ti sale alla mente. Stato di ebrezza. Se mi fanno la prova del palloncino mi arrestano per stato di alterazione oltre i limiti consentiti. Con sequestro della matita e confisca della penna biro e formattazione del personal computer.

Per concludere in tema di emozioni: in serata sempre di ieri è stato ritwittato il post pubblicato in Arzyncampo col quale si recensiva “Topi” di Gordon Reece, Giunti editore. Chi lo ha ritwittato? Nientepopodimenoche lo stesso Giunti editore. Stanotte ho dormito con un pannolino, si sa mai che inondassi il letto.

“Poetry Break- Claudio Arzani, un poeta sulle barricate”: un passaggio in trasmissione a Radio Sound Piacenza

Il 14 dicembre il Vostro poeta è stato ospite nella trasmissione ‘Poetry break’ condotta da Giusy Cafari Panico a Radio Sound Piacenza. A seguire si riporta il testo dell’articolo riprodotto in Piacenza24 News ovviamente con tutti i commossi ringraziamenti del caso. Per quanto invece all’immagine, ecco una delle foto scattate il 12 dicembre alla rap-presentazione al Bar Santa Rita in fondo allo Stradone

Piacenza – L’ospite della puntata di Poetry Break del 14 dicembre è Claudio Arzani, un autore piacentino che ha fatto della poesia impegnata nell’ambito politico e sociale una vera e propria bandiera, la stessa – quella della pace – che spesso porta con sé durante i suoi reading. Fiorenzuolano di nascita vive a Piacenza dove ha un importante incarico amministrativo nell’ambito della sanità, ma la sua grande passione è la poesia.

Esponente del movimento mondiale “Centomila poeti per il cambiamento”, è uno dei poeti inseriti nella prima antologia ‘Piacenza Poesia, poeti all’ultimo km della via Emilia’ recentemente pubblicata dalla piacentina Scritture edizioni.

Ha pubblicato diverse raccolte di poesie. Ha proposto a Poetry Break una poesia tratta da una delle sue più originali sillogi di liriche “E’ severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione(canti di lotta, di esistenza, di resistenza)”. Arzani scrive tanto di Piacenza, scrive di strade note, di luoghi che descritti da lui assumono una connotazione universale. Tutti infatti si possono ritrovare in quei luoghi e in quelle suggestione, sia che si parli di Mortizza che di Via Dante. In lui, in particolare, risuona un’eco, quella degli anni settanta, della fantasia, della ribellione e delle speranze che davvero affascinano i lettori. Nelle poesie di Claudio sembra che la speranza esista ancora, che si possa ancora lottare per l’uguaglianza, per un mondo migliore.

Eccovi la poesia che ha dedicato agli spettatori di Radiosound , che si intitola Concludendo, le donne, ed è un inno alla donna intesa soprattutto come dispensatrice di pace, come simbolo di carità e fratellanza, di quiete dopo la tempesta di una guerra che forse non è solo quella combattuta con le armi, ma quella di ogni giorno.

Concludendo, le donne

Le donne pensano ai fidanzati,
le donne sognano l’amore
così quando le bombe non fischiano più
quando scende il buio e finalmente
tacciono i cannoni, si raffreddano i mortai,
le donne scendono nel campo,
curano i feriti, seppelliscono i cadaveri.

 

Su suggerimento dello stesso Claudio, la canzone abbinata è la storica “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” cantata da Gianni Morandi nel 1966, una delle poche “impegnate” del cantante bolognese.

 E’ bello riascoltarla e immaginare il ragazzo Claudio e tanti della generazione appena precedente alla nostra che hanno lottato per valori in cui credevano e che comunque vivevano i loro ideali.

La poesia di Claudio, comunque tocca tantissimi altri argomenti.

Vi invito a collegarvi con il suo blog, http://arzyncampo.altervista.org/ uno dei più interessanti in cui abbia avuto modo di imbattermi, in cui parla di poesia e di tanto altro. Uno dei motti presenti sul suo spazio web è  “Basta scrivere, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.”

Grazie Claudio della tua visita e, mi raccomando, continua a credere nelle tue bellissime utopie in attesa che diventino realtà!

Alla prossima amici!

Firmato Giusy Cafari Panico 

“E’ severamente proibito servirsi della toilette”, recensione di Serenella Gatti Linares

Nel giorno della rap-presentazione alla sede dell’associazione ‘Ilchakradelcuore’ a Castel San Giovanni, arriva come il cacio sui maccheroni la recensione di “E’ severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione” [ Canti di lotta, di esistenza, di resistenza ], il primo libro poetico pargol del cor stampato nel settembre 2005 per i tipi della Vicolo del Pavone cooperativa editrice in Piacenza, prefazioni di Ivano Tagliaferri e Fausto Chiesa. Grazie all’amica Serenella.

E’ severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione“. 

Questa frase mio padre me la ripeteva spesso quando ero piccola, al punto tale che fino ad oggi ad essa obbedisco… Secondo me, i giovani oggi non la conoscono o non la seguono.

Piaceva molto il treno a mio padre. Ed anche a me. E pure a Claudio Arzani, collegandolo alla sua esperienza lavorativa che riversa nelle pagine (qui devo però correggere Serenella per l’equivoco: il treno è stato una grande presenza nella mia vita ma non per esperienza lavorativa, mio padre era ferroviere, capotreno, ed io per motivi di studio prima e di lavoro poi per anni ho viaggiato sui binari). Con l’aggiunta di una “resistenza creativa”, che è il motto del Gruppo ’98 Poesia di Bologna, di cui sono fra le fondatrici.

Io e lui amiamo la Poesia, pur seguendola su “binari” diversi, provenendo da storie personali diverse. Preferisco questo libro, rispetto al precedente, anzi seguente cronologicamente.

Inizio dal disegno ironico della copertina: angeli e demoni, inferno e paradiso sono anche alle mie spalle, alle spalle di tutti, dividendosi lo spazio.

In basso a destra in piccolo è il simbolo degli anni ’60: “love-peace”: “fate l’amore, non fate la guerra”. Non esistono una guerra “giusta” o delle bombe “intelligenti”.

Le parole, fra Prosa e Poesia, sono ironiche, ingenue, “candide” e insieme irriverenti, libere. Ci si muove soprattutto fra Vita/Morte; luce/buio; bianco/nero (o il grigio della nebbia), gioia/dolore, a favore delle Donne e dell’amore.

Ci sono le piccole cose della vita quotidiana e insieme le riflessioni su chi è un “poeta”.

Per quanto riguarda il linguaggio, c’è un forte, singolare contrasto fra termini arcaici e odierni ( esempi: “desio”, “vestigia” e “toilette”, “cellulare”). Io non amo le parole tronche ( es.: “son” al posto di “sono”). Esatti i nomi della botanica ( vedi pag. 48). Spesso originale l’uso delle metafore, di ripetizioni, di  allitterazioni. A volte, le rime sono troppe, secondo me. I titoli sono lunghi, alla Wertmuller…

Si legge volentieri questo libro, si va avanti facilmente perché è leggero (in senso calviniano), comunicativo, buffo, pieno di fantasia e di emozioni. A volte è “blues”: un lamento di sentire forte.

Personalmente non mi piacciono i nomi dei lettori di siti di scrittura e i loro punti di vista; preferisco che ogni lettore/trice si faccia un’idea da solo/a. O almeno è una trovata quanto mai opinabile e discutibile. E trovo fuori luogo i brevi interventi politici prosastici già troppo sentiti. In genere, però, si avverte la lotta ai luoghi comuni e alle frasi fatte.

Importanti i colori, in senso pittorico; precisamente: fucsia- rosa- nero- giallo- azzurro- blu- rosso- bianco- verde (i tre colori della bandiera).  Ma ci sono altre arti: un occhio “cinematografico” e la Musica di sottofondo quale colonna sonora. Molte poesie sono adatte per farne delle canzoni, ma le canzoni non sono poesie. Si avvicinano, ma nella Poesia ogni parola, ogni segmento, ogni scaglia hanno una grande importanza.

  1. Fra i temi: la diversità ( lo zingaro handicappato slavo); la solitudine (degli anziani); l’incomunicabilità; le caratteristiche dell’edilizia popolare; il Tempo e la sua polvere; il silenzio; la Natura; l’umana “sognitudine”; l’”azzurro dell’amore”.

Queste poesie o ballate sono preghiere laiche che si alzano verso il cielo, con un senso di universalità, con un inappagato bisogno di sapere, con un’inesausta voglia di continuare, nonostante tutto, a sperare.

“Particelle bianche, impalpabili, invisibili, provenienti dai cieli dell’Est”, presentazione alla libreria Fahrenheit 451 del racconto di Claudio Arzani pubblicato da Noubs editore di Chieti

Una catena umana per fermare il nucleare – Da Caorso a Zerbio, fino alla sbarra che inibisce l’arrivo ad ‘Arturo’, la principale centrale nucleare italiana – Sabato 21 maggio 2011

Particelle bianche, impalpabili, invisibili, provenienti dai cieli dell’Est’ é un racconto di Claudio Arzani selezionato e pubblicato da Noubs editore di Chieti nel libro ‘Limite acque sicure’ uscito nel 2009 in occasione del Festival delle Letterature di Pescara e che ora l’autore presenta per la prima volta nella nostra città
 
Allora il riferimento era l’incidente nucleare di Chernobyl e quel 1° maggio 1986 quando l’invisibile pioggia radioattiva arrivò nei cieli della nostra pianura”, commenta Arzani.
 

Ancora non c’erano stati Fukushima, il nuovo referendum che confermava il no al nucleare in Italia, la decisione in Germania di fermare la maggior parte delle centrali e comunque il tema è sempre di attualità”, ecco perché secondo l’autore ha senso la presentazione del racconto e del libro ancora oggi: “sono ancora troppe le centrali attive nel mondo e in Europa, abbiamo comunque il problema dello smaltimento delle scorie radioattive e infine, non lo dimentichiamo, sono sempre troppi i bambini giapponesi che dopo Fukushima quasi quotidianamente ci lasciano”.
 
All’incontro che si terrà lunedi 16 giugno alle 19.00 presso la libreria Fahrenheit 451 di via Legnano a Piacenza interverranno, oltre ad Arzani, Ferruccio Braibanti e Michele Rizzitiello.

Una catena umana per fermare il nucleare – Da Caorso a Zerbio, fino alla sbarra che inibisce l’arrivo ad ‘Arturo’, la principale centrale nucleare italiana – Sabato 21 maggio 2011 — Nella foto: Michele Rizzitiello 

Ai presenti Arzani, che ricordiamo uno dei 20 poeti inseriti nell’antologia ‘Piacenza Poesia, poeti all’ultimo km della via Emilia’ recentemente pubblicata dalla piacentina Scritture edizioni, farà appunto omaggio di una sua poesia, ‘Laggiù ci stava un mare verde’ ristampata per l’occasione e di recente letta dall’autore, esponente del movimento internazionale 100 Thousand Poets for Change, al reading organizzato dall’Associazione MilanoCosa alla Casa dei Diritti di via De Amicis a Milano, presenti i due poeti californiani Michael Rothenberg e Terri Carrion.

Piacenza Poesia, i poeti del confine: giovedi 22 alla Fondazione in via S.Eufemia

Emozione. Come descrivere l’emozione per la presenza in questa Antologia? 20 poeti, più o meno casualmente passati all’ultimo km della via Emilia. Piacentini. Ed io tra loro, uno di loro. 11 pagine sulle oltre 280, 12 liriche e una presentazione. Senza parole. Dall’emozione. Senza fiato, col cuore in mano e un groppo in gola. Punto d’arrivo, punto di partenza, chi può dirlo? Punto. Punto e basta. Due libri poetici pargol del còr, 4 antologie precedenti, più di 20 rap-presentazioni itineranti, presenza in 2 raccolte di racconti, vari premi e riconoscimenti. Non è stato facile. Voglio ricordare. Il mio primo libro. Catalogato da un cretino inebetito superficiale presso la biblioteca di Fiorenzuola, il mio paese natio. Come raccolta di canti di soldati ed io come autore secondario. Cretino inebetito. Perché anche allora erano poesie ed erano mie e solo mie, bastava leggere con attenzione. Messaggi di pace, contro le guerre, di solidarietà, per uno sviluppo a misura d’uomo, per il lavoro e la qualità della vita. Ma l’inebetito chissà cosa aveva bevuto. Oppure forse non dava credito alla mia veste di poeta, alla mia capacità d’esprimere sentimenti e idee e messaggi in versi. In ogni campo in ogni settore ci vuole approfondimento, volontà, serietà e quel tizio chissà chi era probabilmente guardava alle farfalle fuor di finestra invece di pensare al suo lavoro. Con la superficialità non si va da nessuna parte. Dieci anni. Di lavoro duro. Di impegno, di studio, di perseveranza. Ed ora eccomi tra i poeti riconosciuti nella prima Antologia che Piacenza ricordi. Emozione. Senza fine. E dunque, a giovedi e naturalmente grazie a Eugenio Gazzola, editore che mi piace definire lungimirante. Con un sorriso, di soddisfazione, di gratificazione, di ringraziamento. Appunto. Ma ne riparleremo.  

“Piacenza Poesia, poeti all’ultimo km della via Emilia”, in libreria da giovedi 15 maggio

In libreria dal 15 maggio con 13 poesie di Claudio Arzani: Eresia nonna di Utopia, C’era una volta un re, Congresso Democratici di Sinistra 2007, Quand’ero piccolo vivevo oltre il Vallo, Contea della streghe: tutta la borsa il governo ce la porta via, Bar Santa Rita in fondo allo Stradone, Spleen di sabato sera, Le tue gambe di donna, Come dolce canto di sirena, Strada allungata a un tempo infinito, Nel limpido del blu tuffato come un delfino, Brilla nel cielo lo spicchio di luna

Correva, se memoria non m’inganna, l’anno 2009. Eugenio Gazzola, concluso il rapporto con le edizioni Vicolo del Pavone, aveva aperto Scritture edizioni, ovvero una casa editrice tutta sua che ormai operava da un paio d’anni. L’idea era quella di una piccola raccolta di poesie, un’operazione culturale che coinvolgesse 4 o 5 scriba piacentini. Entusiasta all’epoca ho assemblato dodici poesie, 6 già pubblicate nel mio primo libro (2005), 4 che avrebbero conosciuto la carta stampata nell’ottobre di quell’anno col mio secondo libro e 2 inedite ancora oggi.
 
Correva l’anno 2009 e probabilmente pose male un piede, cadde per terra, distorsione della caviglia, corsa finita. Nel senso che, inviato il file con le poesie, non ci fu nessun ritorno, la nebbia dell’oblio avvolse il tutto con grande delusione da parte mia. Nessuna news, nessuna telefonata, solo silenzio da quell’Eugenio. Che continuò a sfornare libri, poesia esclusa perché si sa, con la poesia non si mangia, le vendite son ridotte al lumicino e ogni investimento rischia di mandare l’editore a gambe all’aria.
 
Così il tempo è passato, a ottobre di quell’anno è uscito il mio secondo libro sempre con i tipi di Vicolo del Pavone. Sono seguite varie rap-presentazioni, le poesie al centro dell’attenzione sono cambiate, sono cambiati i tempi e naturalmente cambiano le sensibilità per cui le liriche al centro dell’attenzione sono cambiate. L’insieme di quelle 12 liriche rimaste nel cassetto è stato dimenticato e del resto non era più adeguato ai tempi, al progredire dei giorni e delle storie da raccontare. Un insieme insomma superato da altre letture offerte e condivise con il pubblico di chi si presentava alle rap-presentazioni disponibile ad ascoltare e condividere emozioni.
 
Quanto ad Eugenio, ci siamo persi di vista. Fino a quando anche l’amico Fausto Chiesa ha deciso di dare alle stampe due manoscritti suoi, l’uno di analisi economica, l’altro col diario del padre reduce dalla Campagna di Russia. Era il 2012 ma ancora parecchia acqua doveva passare sotto i ponti del Grande Placido Fiume.
 
Eravamo a fine estate 2013 quando Eugenio mi ha telefonato recuperando il mio numero tramite Fausto. Mi ha telefonato riabilitando quell’idea di una raccolta di poeti piacentini. 4 o 5 nomi con la lamentela da parte sua di non conoscere donne. Gli ho proposto Enrica e i nomi sono così saliti a 6 mentre da parte mia cominciavo subito a selezionare poesie adatte. Tutte inedite, chiedeva Eugenio. Col tempo che passava sentivo dire che i nomi degli invitati erano saliti a 8 ma intanto si avvicinava Natale, prima data presunta per l’uscita e nel silenzio anche Natale passava.
 
Avevo mandato quanto selezionato a ottobre. Tutta un’altra storia rispetto alle liriche del 2009, soltanto 1 ancora in elenco. Eugenio per problemi di spazio ne ha eliminate un paio, un paio le ho poi eliminate io perchè il tutto non doveva esorbitare dalle 10/11 pagine, presentazione dell’autore compreso.

Una piccola curiosità: per problemi di spazio dal mio curriculum personale spariva il richiamo all’antologia pubblicata da Albeggi editore il 28 settembre 2013 in collegamento con il movimento “100 Thousand Poets for Change” che tante soddisfazioni (poetiche) mi sta dando ma tant’è: i limiti di spazio son limiti di spazio e qualcosa finisce sempre sacrificato.

A marzo ho saputo che non si trovava un punto comune tra i poeti ed era quindi difficile selezionare chi potesse scrivere un’introduzione. Si poteva pensare ad uscire ad aprile. Oppure settembre. Non lo nego: ho temuto tutto finisse in barca, come in quel 2009. Intanto i poeti erano cresciuti. Ai vivi si affiancavano alcuni che avevano fatto storia e ci avevano lasciati. Dagli inediti si passava a inedite e pubblicate, io ho fatto finta di nulla, non ho cambiato nulla.
 
Ormai tutto sembrava disperso quando ecco la mail: siamo in libreria il 15 maggio!!!
 
Come descrivere lo stupore? E l’emozione che si prova?
 
I poeti sono diventati 20, tutti in qualche modo di stile fuori dal comune, dall’ordinario. Ognuno con uno stile suo. Difficile, mi diceva Eugenio, individuare uno stile piacentino. Ci sono poeti, ognuno col suo stile ma tutti con l’idea di un mondo nuovo, un mondo diverso rappresentato attraverso i versi. Si sono aggiunti artisti (piacentini) con i loro dipinti e disegni, ci sono interventi di nome (locale). La raccolta è diventata un’Antologia e come tale, essendo prima nel suo genere, lascerà il segno.

Non vedo l’ora di stringerla tra le mani, di sfogliarla, di sentire il profumo di quelle pagine, di ammirare le immagini, di gustare le parole, una per una, tutte. Nelle librerie (piacentine) da giovedi 15 maggio. Un’Antologia che è poesia.

“Vietato attraversare i binari Servirsi del sottopassaggio” di Claudio Arzani: inatteso esame critico da Serenella Gatti Linares

Serenella Gatti Linares, poeta e scrittrice in Bologna. Del tutto inattesa mi ha fatto omaggio di un’esame critico di “Vietato attraversare i binari”, mio secondo libro di racconti in versi e in prosa pubblicato nel 2009. Un omaggio emozionante, come ogni riconoscimento al mio impegno nel trasmettere ‘messaggi’: nella direzione della pace, della giustizia, della libertà, di un modello di sviluppo che prima di tutto rispetti l’uomo e la qualità della vita. Dunque, grazie Serenella. Restituisce alla raccolta poetica quello che è mancato per una distribuzione praticamente assente o comunque fortemente deficitaria da parte della Casa Editrice (infatti: nessuna speranza di procurarsene copia se non contattando o incontrando l’autore, io stesso medesimo, problema profondo dell’editoria minore a dimensione sostanzialmente locale, in questo caso l’area territoriale di Piacenza).

L’elemento più interessante, a mio parere, è il “messaggio” centrale: uniti potremo combattere la guerra e il potere e nasceranno pace e amore anche tramite la Poesia.

I Temi principali sono

– il viaggio (treni, stazioni) come metafora di conoscenza

– le idee di Sinistra

no a guerra, fascismo, dittature, stragi, potere, denaro

– sì l’Arte e la Bellezza che è un nuovo viaggio

– la forte ribellione delle Donne

Fate/Streghe

– il bambino interiore 

– il confronto con i “diversi” ( esempio: i disabili)

– la Poesia è fra sogno e realtà e non è chiara la differenza fra questi due piani 

molti colori

– bisogna rientrare nella stanza da cui si esce (Virginia Woolf)

– ma soprattutto predomina il contrasto Luce/ Buio; Vita/ Morte, nell’eterna dialettica di opposti o contrari che sono alla base della Poesia, in un tentativo di equilibrio.

Personalmente mi ha colpito più la Prosa della Poesia (almeno in questo libro). Il lessico è spesso antiquato, non sempre appropriato, per i miei gusti, anche se in parte giustificato dagli argomenti. Meglio i creativi neologismi: “fantasitudine”, “rap-presentazione”… Meglio le poesie brevi (vedi pag. 82). Valido il metodo costante e coerente delle quartine. A volte, eccessive le rime.

Originale e particolare il metodo di commentare in modo personale a piè di pagina (per quanto con caratteri piccolissimi…), di nominare gli amici intervenuti alle Presentazioni (anch’io conosco Remo Bassini). Pure la grafica è stramba, naif; a volte, un po’ ingenua. 

Questo è solo il mio opinabile punto di vista. Ma sono d’accordo con le tue utopistiche idee di Sinistra, perché l’Utopia cambia la Storia.

[ firmato Serenella Gatti Linares, poeta componente del gruppo ‘100Thousand Poets for Change’ gruppo di Bologna ]

Voci piacentine, voci di poesia: in biblioteca ieri un reading per la giornata mondiale della poesia

Giornata mondiale della poesia su iniziativa Unesco – Biblioteca Passerini Landi, Piacenza – 21 marzo 2014 primo giorno di Primavera. Una giornata fantastica, una serata intrigante, una grande emozione. Come sempre con la poesia. Nove poeti, ciascuno portatore d’una sua interpretazione, di sue sensazioni, di sue emozioni. Ci siamo alternati di fronte ad un pubblico attento e molto generoso, di applausi calorosi, di sorrisi compiaciuti. Grazie di cuore alle organizzatrici dunque (Elisabetta Rausa, Cecilia Magnani e Giusy Cafari Panico) ma soprattutto grazie alla poesia che ci permette di vivere momenti come questa serata. A seguire la riproduzione dell’articolo pubblicato oggi sul quotidiano Libertà da Anna Anselmi.

Alla Biblioteca comunale Passerini Landi si è scelto di rendere omaggio alla Giornata mondiale della poesia, indetta dall’ Unesco nel primo giorno di primavera, portando però alla ribalta autori contemporanei piacentini, che potessero dunque anche dare un volto e una voce alla lettura dei propri componimenti. A turno, quindi, nella sala aree tematiche, ciascuno ha potuto, volendo, dire qualcosa di sé, del proprio modo di scrivere, ma soprattutto far ascoltare le proprie poesie al pubblico. Sono intervenuti: Claudio Arzani, Anna Botti, Giusy Cafari Panico, Renza Dealberti, Carla Delmiglio, Maddalena Freschi, Enza Iozzia, Luca Isidori,  Eugenio Mosconi, Doriana Riva e Irma Zanetti, in un pomeriggio che le curatrici – Cafari Panico, Cecilia Magnani, Elisabetta Rausa – hanno organizzato come un’occasione di incontro e di confronto.

Anna Botti intenta nella lettura delle sue splendide creazioni in dialetto piacentino (foto Franzini)

La Biblioteca Passerini Landi non è infatti nuova alla formula del reading, utilizzato per appuntamenti tematici oppure incentrati su un’opera o un autore. È stata però la prima volta che la lettura ad alta voce è stata completamente dedicata a poeti piacentini. Del resto, la sensibilità verso la produzione letteraria locale è espressa anche nella specifica vetrina che è riservata a libri di scrittori e poeti piacentini, collocata al piano terreno, nell’area di accesso alla zona a scaffale aperto della narrativa italiana e straniera, come analogamente, al primo piano, viene periodicamente allestita e aggiornata un’esposizione della saggistica di argomento piacentino. La Giornata mondiale della poesia, celebrata dal 1999, vuole sottolineare, nelle indicazioni dell’Unesco, come la produzione in versi abbia svolto un ruolo fondamentale nella «promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace», in un invito a favorire forme di dialogo «tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni. Tra le diverse forme di espressione, infatti, ogni società umana guarda all’antichissimo statuto dell’arte poetica come a un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica». [ Anna Anselmi, in un articolo nell’edizione odierna di Libertà quotidiano di Piacenza