‘Generale capelli gialli’: 3° premio nella sezione Storia nel concorso di poesia a Cortemaggiore

Finalmente ritirato il premio ricevuto per la poesia (sezione ‘Storia’) al concorso organizzato a Cortemaggiore dal Circolo Hostaria delle Immagini (con la regia di Carla Maffini e il patrocinio dell’Amministrazione comunale). Premiazione avvenuta ‘in contumacia‘ in giugno con il riconoscimento (di tutto rispetto) di un 3° posto meritato dalla lirica “Generale capelli gialli” ispirata alla Costituzione, ai suoi valori, alla sua difesa (in precedenza fu letta alla ‘NOtte per il NO‘ organizzata a chiusura della campagna elettorale da CGIL presso la Camera del Lavoro di Piacenza a poche ore dalla votazione per il Referendum del 4 dicembre). Ovviamente livello alto di soddisfazione personale nei confronti di una giuria e di un’organizzazione che già aveva espresso ottimi giudizi rispetto al ‘mio metodo poetico’ con un 2° posto meritato nell’edizione 2016 e un 1° premio nell’edizione 2015. A prescindere comunque dai risultati personali quel che mi sembra giusto evidenziare è proprio il costante impegno culturale del Circolo e dell’Amministrazione che, con questa e con altre iniziative nell’ambito del sostegno all’arte (proprio in questi giorni sono in corso una mostra di quadri di diversi artisti e una mostra fotografica) riesce a coinvolgere ed interessare una ampia platea di persone arrivando ben oltre ai ristretti confini comunali e provinciali determinando un ‘confronto’ continuo che si trasforma in crescita comune e collettiva. Cortemaggiore? Forse, al contrario di altri (i cui meriti sono tutti da verificare: non basta un Guercino per far bottino), non ambisce ad essere capitale ma certo merita una medaglia al valore della cultura diffusa.

 

“C’è chi dice che il vino fa mal”, lirica collettiva di Claudio Arzani, Stefano Ghigna, Marco Zannini

Musica all’osteria, olio su tela di Mino Lo Savio

C’è chi dice che il vino fa mal

povera gente, povera gente,

c’è chi dice che il vino fa mal

povera gente dell’ospedal.

E per il piacere del vino buono

corro ogni rischio

e non chiedo perdono.

Da incosciente sarò malato

ma corro il rischio

se è stagionato.

Acqua bevon color

che fan del male,

prova ne sia

il diluvio universale….

“Anni settanta”, lirica di Claudio Arzani

Quando i cuccioli abbaiarono forte

Brillava quel sole rosso vermiglio,
serene emozioni interiori,
sentieri di rock, la batteria pulsava,
due aironi fuori dallo stormo,
 
giocar a rimpiattino d’attorno al campanile,
il plaid disteso lassù in collina,
nuvole bianche negli occhi tuoi,
verde d’erba riflesso negli occhi miei
 
il bianco bisonte al pascolo vicino
c’era chi ballava sulla sella,
falò di gomme ai  cancelli della fabbrica,
il pupazzo del padrone ma non era vodoo
 
accenno di rivoluzione,
via via la nuova polizia,
passamontagna sciarpa sul viso,
erano gli anni settanta, erano grandi, grandi illusioni.

Piacenza, gastronomia Ennio in piazzale Libertà con le mie poesie

Sandro è figlio di Ennio. Ennio nel 1958 ha aperto in piazzale Libertà un’attività di gastronomia. Invecchiato Ennio, giunto alla meritata pensione, Sandro è subentrato nella gestione insieme alla moglie Nicoletta. Oggi Ennio non è più con noi. Sandro e Nicoletta invece continuano nella gestione del negozio. Ieri, passando, ho visto in esposizione in una delle tre vetrine “Piacenza Poesia-Poeti all’ultimo km della via Emilia“, edizioni Scritture. Eugenio è l’editore ed io sono uno dei venti presenti nell’antologia, con una decina di pagine riservate alle mie liriche. In realtà l’edizione risale al maggio 2014, poco più di tre anni fa e Sandro già allora se ne era fatto sostenitore raccontandomi di clienti che, sostando per consumare un pranzo nella pausa lavoro, chiedevano di poterne dare lettura. Qualcuno poi ne aveva prenotato e acquistato copia. Ieri, martedì, passando di fronte alla vetrina mentre accompagnavo il mio amico a quattro zampe Akira alla passeggiata quotidiana delle 14, ho “incontrato”, con grande stupore, la copia del mio libro. Come un gatto che si sveglia in un cielo di pesci. Come incontrare un vecchio grande amore che da tempo non rivedevo ma mai dimenticato. Certo, altri amori sono seguiti, un altro sboccerà a settembre (sempre ieri l’ultimo incontro per le ultime correzioni), ma quel lontano amore non è mai stato dimenticato. Ritrovarlo in esposizione, una bella gratificante soddisfazione.

“Anni settanta”, lirica di Claudio Arzani

La barca, olio su tela di Bruno Greco

Brillava quel sole rosso vermiglio,
serene fluttuanti emozioni interiori,
sentieri di rock, pulsava la batteria,
due aironi fuori dallo stormo,
giocar a rimpiattino d’attorno al campanile,
il plaid scozzese disteso in collina,
nuvole bianche negli occhi tuoi,
erba pesta sotto gli occhi miei,
il bianco bisonte al pascolo vicino,
chi voleva ballare sulla sella,
falò, gomme bruciate ai cancelli,
il pupazzo del padrone non era vodoo
accenno di rivoluzione, via via la nuova polizia,
passamontagna, sciarpa sul viso
illusioni, anni settanta,
barca finita nel fango del pantano.

 

 

 

 

 

“Se la meta vale la paura”, lirica di Claudio Arzani

Dietro la porta, olio su tela di Katia Andreeva

Dietro la porta un’ombra ti aspetta,
mano sinistra un fiore colorato,
mano destra il manganello,
se vuoi un consiglio metti il cappello.
Limita i danni se vai avanti,
se la meta vale la paura,
copri la testa fai il primo passo
poi corri veloce supera la porta.
Rotola sul tappeto, salta il divano,
evita l’ombra che hai superato,
non è la vendetta il tuo scopo,
 nell’altra stanza raggiungi la luce.

“Una mela verde, una mela rossa, grigio nebbia”, lirica di Claudio Arzani

Confine, olio su tela di Alberto Zamboni

Nebbia custode di palpitanti cuori,
avvolti elfi, maghe, streghe,
in agguato nascosto Mago Merlino,
dal fosso salta il bianconiglio,
cosa t’aspetta tra le spire avanzanti della nebbia,
una mano che t’accoglie,
il grigio che sfuma in quell’istante 
ma ad ogni istante
nella nebbia
illusioni, realizzazioni,
grigio, celeste azzurrognolo, nebbia,
altri istanti altri colori 
storie volute, storie inaspettate,
una mela avvelenata
una mela verde,
spicchi di mela rossa.
Passi silenti, ricerca del sentiero.

“Generale capelli gialli”, lirica di Claudio Arzani, letta in Camera del Lavoro a Piacenza nella ‘NOtte per il NO’

Soffio del vento, onde di grano,
camicia rossa, il braccio alzato,
i Mille a Marsala, obiettivo dichiarato
ad ogni contadino il suo campo.
Debitamente informato dei fatti
già temendo l’Italia Repubblicana
l’eresia del popolo sovrano
Sua Maestà il destriero ha sellato.
Corri cavallo, bava alla bocca,
viva l’Italia della corona,
baciapile del Vaticano,
ai Savoia in eterno fedele.
Generale a Teano bassa la testa
biglietto per Caprera
senza ritorno
sfumati nel vento i colori del grano,
i latifondisti padroni dei campi
rimasti succubi i contadini
incombono nuvole nel cielo di Caprera.
Caprera, sferragliare di catene,
sbarre, urlare di guardiani,
giace il Generale imbalsamato
sembran morti sogni e desideri
ma ecco, ancora soffia il vento,
apre le vele al ritorno del sogno,
nel 48 del Novecento
sono tornate le rosse bandiere
a casa le camice nere e l’ultimo Re,
democrazia e popolo sovrano,
Italia repubblicana fondata sul lavoro
e nessuno tocchi più la Costituzione.
Soffio del vento,
fuggono le nuvole dal cielo di Caprera
geme il grano dall’Alpe al mare,
nessuno tocchi libertà e democrazia.

 

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“Le tue gambe di donna”, lirica di Claudio Arzani

Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Arzyncampo ripropone una poesia pubblicata in “Piacenza Poesia. Poeti all’ultimo km della via Emilia” (2014, Scritture, editore in Piacenza)

Le tue gambe di donna,
incedono in movimento ondulante
accompagnando la gonna
mossa da una brezza
miracolosa nell’arsura estiva

le tue gambe di donna
seduta, stese in attesa,
accavallate a riposare,
parlano di vita,
sussurrano d’amore

“Uomo mesto lento s’allontanava col suo barbecue”, lirica di Claudio Arzani

Giunse l’ora di chiudere la festa,
finite salamelle e anche l’insalata
per non parlare delle botti di vino
tutti i partecipanti stesi a dormire.
Restò semplicemente quell’uomo
in strada triste solo abbacchiato
uomo mesto senza neanche il frac
lento s’allontanava col suo barbecue.
Venne il buio e le luci spente
chiuse finestre, sprangate porte,
le strade vuote di lampioni illuminate
ma d’un tratto ecco, luce, sole, alba risorge.
Un occhiata al cielo, blublubbla caffè,
tutti in fila si riaccende carbonella,
musica, ballo, vino rosso, burtleina,
coppa, salame, di nuovo è dì di festa.