Piacenza: l’antifascismo in piazza sabato 10 febbraio, considerazioni di Carmelo Sciascia (con le immagini del corteo promosso nella mattina dall’Anpi)

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nel pomeriggio un secondo corteo promosso dai gruppi di ControTendenza vedeva scontri tra una ventina di esponenti dei centri sociali con le forze dell’ordine. Un Carabiniere, a terra, veniva vigliaccamente picchiato selvaggiamente e ferito

Circola nelle sale cinematografiche, in questi giorni, un film di Luca Miniero, “Sono tornato”, un remake come tanti ce ne sono stati e ce ne saranno, di altri film di successo. Tratta il film di un ipotetico ritorno del Duce, del film intendo riportare e sottolineare solo una frase pronunciata dallo pseudo Mussolini: “Eravate un popolo di analfabeti, dopo ottanta anni, torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti”.Si, proprio così, di analfabeti, ma quello che è ancora più grave senza memoria. La memoria della storia degli italiani è corta, anzi cortissima! Alcune considerazioni a proposito di uno sconsiderato episodio avvenuto nella manifestazione del pomeriggio di sabato giorno dieci a Piacenza, una breve giornata invernale, ma intensa, talmente ricca di eventi da vedere le proprie strade attraversate da più cortei.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: Carmelo Sciascia

Analfabeti perché qualcuno a sproposito ha dato del fascista agli antifascisti. Vorrei ricordare a costoro che la frase è di Pasolini e va letta ed interpretata unitamente a tutto il suo discorso sul “fascismo degli antifascisti”. Allora specifichiamo: Pasolini ha usato questa espressione per criticare i partiti del cosiddetto arco costituzionale, erano gli anni settanta, ed era proprioil1974 quando in una intervista Pasolini così si espresse: “Continueranno a organizzare altri assassinii e altre stragi, e dunque a inventare i sicari fascisti; creando così una tensione antifascista per rifarsi una verginità antifascista, e per rubare ai ladri i loro voti; ma, nel tempo stesso, mantenendo l’impunità delle bande fasciste che essi, se volessero, liquiderebbero in un giorno”.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Ecco, si mantenevano, come si mantengono oggi, bande fasciste, che potrebbero essere liquidate in un solo giorno, perché queste associazioni erano utili allora ai partiti del cosiddetto arco costituzionale come continuano a essere utili adesso ai partiti, probabilmente a tutti i partiti oggi visto che l’arco costituzionale si è nel frattempo frantumato, non esiste semplicemente più.

Probabilmente ancora più utili, le organizzazioni fasciste, ritornano ad esserlo nel momento in cui si avvicinano le consultazioni elettorali. Si vorrebbe scaricare tutta la responsabilità dell’esistenza di gruppi fascisti ad una magistratura incapace di applicare le leggi di questo Stato Repubblicano nato dalla Resistenza. Le leggi previste sono infatti due: la legge Scelba e la legge Mancino. La prima del 1952, la seconda del 1993.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: in una manifestazione pacifica e democratica anche i poliziotti del servizio d’ordine sembrano passeggiare tranquillamente

La magistratura, si sa, deve fare osservare le leggi ma per farlo ha bisogno comunque di sostegno e consenso, un consenso che deve esprimersi in tutte le forme ed i modi permessi dagli strumenti democratici in possesso di questa società.

Già la nostra Costituzione approvata nel 1947 e promulgata nel 1948, al primo comma della XII disposizione finale così si è espressa: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.
Tutto ciò non è bastato a che rigurgiti fascisti risorgessero nel Paese.
Dopo il 1968, Piazza Fontana! Non sono state certo le lotte studentesche e l’estremismo di sinistra gli artefici di quella strage, come di tutte le altre che si sono succedute! Le stragi sono state le risposte di chi non voleva cambiamenti e conquiste sociali, frutto di lotte popolari, studentesche ed operaie. Questo per dire che gli eventi delittuosi avvengono sempre dopo o durante le grandi manifestazioni popolari, come è stato per Piazza della Loggia a Brescia negli anni settanta o più recentemente a Genova, per il G8 del 2001.
Torniamo a noi, ai giorni nostri, anzi al giorno nostro: sabato 10 febbraio dell’anno in corso.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Piacenza, città medaglia d’oro della Resistenza, vede lo svolgersi di due manifestazioni aventi lo stesso tema: l’antifascismo. A quale partecipare? La prima di mattina era organizzata dall’ANPI vedeva la partecipazione dei sindacati CGIL-CISL-UIL e di vari partiti (visto che abbiamo richiamato gli anni settanta, si può usare ancora il termine dell’arco costituzionale?). Il percorso era stato stabilito e pubblicizzato: da piazzale Genova alla Prefettura, con sosta al monumento ai Partigiani. In prefettura sarebbe stata consegnata una petizione che chiedeva l’applicazione delle leggi già menzionate.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Oltre 800 i partecipanti che hanno raccolto l’invito delle organizzazioni, dall’Anpi ai sindacati CGIL Cisl e Uil, ai partiti della sinistra democratica

Della seconda non era stato pubblicizzato il percorso, si sapeva che era stata organizzata con partenza dalla Stazione FS e vedeva tra i promotori organizzazioni giovanili di sinistra ed i Sindacati di Base, i Cobas.

Le manifestazioni erano la risposta popolare alla recente apertura di CasaPound a Piacenza, cui si aggiungeva la gravità dei fatti di Macerata.
A quale partecipare? Perché non a tutte e due. Se ho votato nel 2016, dopo anni di astensione, per la salvaguardia di questa Costituzione, dalla cosiddetta riforma Renzi-Boschi, a maggior ragione avrei dovuto partecipare a tutte e due le manifestazione che volevano vedere applicati i principi di questa nostra Costituzione.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Nulla da dire sulla manifestazione della mattina, come da copione tutto è filato liscio.

Il pomeriggio non è stato così, non tutto è filato liscio. Intanto alcune considerazioni.
La manifestazione pomeridiana vedeva un numero di giovani elevato, giovani molto più motivati a manifestare, non solo contro il fascismo, ma contro una società che li esclude di fatto da qualsiasi diritto di partecipazione, dal diritto al lavoro, il lavoro non ce l’hanno, per giungere al diritto al voto, visto che non c’è una reale prospettiva di alternanza tra i partiti. Molti non andranno a votare perché nessun partito li rappresenta più. Grave per una democrazia il venire meno alla vita politica la partecipazione di una intera fascia d’età, quella sotto i trent’anni. Di contro la fascia d’età della manifestazione mattutina era sui sessanta. L’Italia non è veramente più un paese per giovani, unica categoria che vede salvaguardati i propri diritti è proprio quella dei pensionati (anche se non si sa fino a quando). A conferma: unico partito presente era Potere al Popolo, un partito che rischia di non essere nemmeno presente in Parlamento.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

La presenza dei giovani nelle piazze, le loro urla sono un segno positivo, un incitamento per tutte le organizzazioni politiche e sindacali affinché si sveglino. Direi che visto lo stato del mondo del lavoro, i giovani protestano poco! Ricordo che è stato il cosiddetto estremismo degli studenti sessantottini e le loro formazioni politiche extraparlamentari a svegliare i sindacati tradizionali, che hanno potuto raccoglierne i frutti. Le conseguenti lotte operaie degli anni appresso hanno permesso le grandi conquiste salariali e normative, anche per i lavoratori della polizia.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Oggi, si cerca di non cambiare nulla facendo finta di cambiare tutto. Il pomeriggio ho seguito il secondo corteo dall’inizio, dalle 15, da Piazza Marconi. Constatavo che ogni tanto il corteo faceva delle soste, pensavo preventivate come preventivato doveva essere stato il percorso. Il corteo, dopo avere percorso alcune strade fuori le mura, ha raggiunto Piazza Sant’Antonino. Sembrava dovesse finire lì, visto che non si poteva andare né verso via Scalabrini, né verso via Sant’Antonino. Nessuno aveva annunciato la fine della manifestazione, dopo un po’ il corteo ha ripreso a muoversi proprio verso via Sant’Antonino, percorrendo via Felice Frasi si raggiungeva vi XX Settembre e Piazza Cavalli, infine il corteo ripiegava e percorrendo tutta via XX settembre raggiungeva la stazione dove terminava la manifestazione.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Solo a sera, a casa, apprendevo dello scontro che c’era stato tra la testa del corteo e la polizia: “Un militare, rimasto isolato, è stato aggredito e picchiato dai manifestanti con il volto coperto e armati di bastoni e sassi”. Un militare è rimasto isolato. Perché lo hanno lasciato, visto che è caduto, isolato? È giusto che chi si è reso responsabile della violenza venga perseguito, tenendo presente che se alcuni colpivano il malcapitato altri, cercavano di fermarli e lo hanno aiutato ad alzarsi ed andare, senza il loro intervento sarebbe potuto finire in modo irrimediabile!

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: i fiori posti al Dolmen, il monumento a ricordo dei partigiani caduti durante la Resistenza contro i nazifascisti

Anche qui, un ricordo di Pasolini, quando affermava, nello scontro tra polizia e studenti, di stare con i poliziotti. “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri”. Mi è profondamente e sinceramente dispiaciuto, che un militare, un lavoratore delegato all’ordine pubblico, nell’esercizio dei propri compiti, si sia fatto male, gli abbiano fatto male, colpendolo mentre era a terra, caduto. Sarebbe bastato poco ad evitarlo. Bastava che qualcuno avesse detto che la manifestazione era terminata a Piazza Sant’Antonino, saremmo andati tutti via, sarebbero rimasti completamente isolati quei quattro facinorosi delle prime file… e sarebbero stati costretti anche loro a lasciare la Piazza! Poi… non ho capito, se la manifestazione si sarebbe dovuta concludere in Piazza Sant’Antonino, come mai si è permesso di andare fino a Piazza Cavalli e percorrere, per ben due volte via XX Settembre? Le vie centrali erano piene di gente ed i negozi erano rimasti aperti: non è successo nulla! Vuol dire che la totalità del corteo non aveva nessuna intenzione di creare tafferugli, l’unica volontà chiaramente espressa era quella di manifestare pacificamente, lo testimonia la presenza nel corteo di mamme e bambini. Pasolini diceva, schierandosi sempre da parte della Polizia, guardateli come li vestono, “con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo”. I tempi sono cambiati, sono cambiati anche gli abiti e le divise, credo non sia cambiato “lo stato psicologico cui sono ridotti”, se guardiamo infatti le loro divise in assetto antisommossa, credo che anch’io sarei nella loro medesima condizione psicologica, in certi particolari situazioni, “l’essere odiati fa odiare”.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Quell’incidente non si sarebbe dovuto verificare, perché se è vero che il corteo ha cercato di cambiare percorso, ha sbagliato chi quei manifestanti guidava (o non ha voluto guidare). Allora sì, viene naturale dire che quattro scappellotti ci sarebbero stati bene, per fare rientrare i ragazzi delle prime file. Ci sarebbero voluti quei genitori che avevano manifestato pacificamente la mattina, in fondo sarebbe bastato poco! La politica dei nostri politicanti ha sbagliato ancora una volta, ha diviso le generazioni, non ha saputo trasmettere valori e creare legami. Il fascismo si combatte uniti, vecchi e giovani, uomini e donne, poliziotti e manifestanti, due manifestazioni di settecento persone l’una sarebbe diventata una sola, imponente di duemila partecipanti. Il fascismo prima che nelle piazze si combatte nelle nostre case, trasmettendo valori, creando legami.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: tra i partecipanti l’ex Sindaco Paolo Dosi

Intorno a questo episodio, vedo molto conformismo. Frasi fatte, soprattutto di chi non c’era. Speculazione politica di tanti partiti che sperano di raccogliere consenso da un episodio che dovrebbe farli tacere e… riflettere seriamente!

Se è vero, e lo è, che mentre discutiamo e ci dividiamo, continuano a proliferare le sedi di CasaPound, allora si potrebbe dire, a malincuore, perfino dolorosamente, con Guido Ceronetti: “C’è molta agitazione, ma le idee sono sbiadite e poche. Mentre le bambine schiamazzano i lupi hanno già fatto tutto”.
Carmelo Sciascia

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

 

Piacenza: ieri due cortei antifascisti. Uno di pace per la democrazia. L’altro di ricerca dello scontro. Nelle parole di Claudio Malacalza.

Piacenza, 10 febbraio 2018. Il pacifico corteo della mattinata contro tutti i fascismi (e soprattutto per protestare contro l’apertura di una sede di Casapound nella città Medaglia d’oro della Resistenza) voluto da Anpi, sinistra democratica, sindacati, associazioni. Anche in polemica con il corteo antagonista che nel pomeriggio dopo aver che gli organizzatori hanno cercato deliberatamente lo scontro contro la Polizia ha picchiato, infierito e ferito un Carabiniere caduto a terra. Un fatto che ha permesso al centrodestra di scatenare la polemica svimuendo il messaggio proposto dal corteo pacifico e democratico della mattina.

“Sono triste e preoccupato. Nella mia vita le scene di ieri a Piacenza le ho viste e vissute altre volte e so come va a finire: innescano sempre un clima d’odio e di contrapposizione, quando oggi ci sarebbe bisogno di coesione e di unità a difesa dei valori dell’ antifascismo, contro xenofobia e razzismo. La cosa gravissima di ieri a pc e’ che si preso a sprangate una persona ( prima di tutto ) a terra presa in ostaggio per un errore gravissimo di posizionamento da parte delle forze dell’ordine. Chi ha compiuto questo atto con una violenza inaudita , che non avevo Mai visto prima, va punito severamente affinché si ritorni a garantire la possibilità per tutti di poter manifestare, anche in modo duro ma con rispetto dei diritti degli altri, per tutto quello che ritengono giusto lottare”.

Claudio Malacalza, sindacalista CGIL

Piacenza, 10 febbraio 2018. Contro tutti i fascismi: no spranghe, no bastoni, no visi coperti. Bandiere di pace e palloncini colorati.

Piacenza, 10 febbraio 2018. Contro tutte i fascismi e le dittature: non è più tempo delle armi ma di rose d’omaggio ai caduti per la nostra libertà.

Domani, sabato 10 febbraio, per la democrazia, la libertà e il NO ai fascismi, alle 10,30 in piazzale Genova a Piacenza

Piacenza – Sabato 10 febbraio 2018 ore 10:30 dal Liceo Scientifico (via Genova)


Una volta per tutte, si applichino pienamente la XII Disposizione della Costituzione, la Legge Scelba e la Legge Mancino. Si vieti ai neofascisti di presentarsi alle elezioni e vengano sciolte le loro organizzazioni“, sostengono i promotori dell’appello. “Chiediamo a cittadine e cittadini responsabilità e fedeltà alle radici e alle ragioni della convivenza civile. Il fascismo è un crimine e non deve ripetersi più

A Piacenza, al momento, hanno sottoscritto il documento e aderito alla manifestazione di domani sabato 10 febbraio:
ANPI, ANPC, ARCI, CGIL, CISL, UIL, LIBERA, LIBERI E UGUALI, PARTITO DEMOCRATICO, POTERE AL POPOLO, GIOVANI STUDENTI (lista in aggiornamento).

Qui il testo integrale dell’appello –> http://www.arci.it/blog/culture/news/mai-piu-fascismi/

Si può firmare anche online –> https://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-più-fascismi-appello-nazionale

Nella riunione in cui è stata decisa una manifestazione per l’affermazione dei principi democratici e antifascisti, sono intervenuti i rappresentanti locali delle forze democratiche, che hanno sottoscritto a livello nazionale il documento “Mai più fascismi”, integrato con la necessaria precisione finale riguardante la situazione locale di Piacenza.

All’unanimità sono state condivise le seguenti modalità di svolgimento:

Libero afflusso (ore 10.30) dei cittadini partecipanti presso il Faxal a lato del Liceo Scientifico in Via Genova, e sottoscrizione del documento, terminante con la petizione al Prefetto di Piacenza.

Piacenza – Posa di fiori al Dolmen, monumento dedicato ai caduti della Resistenza

Trasferimento al Monumento alla Resistenza – Dolmen sull’incrocio tra Stradone Farnese e Via Genova e posa di un omaggio floreale.

Trasferimento dei partecipanti (ore 10.45) in Piazza Tempio lungo il Corso, Largo Battisti, Via Garibaldi e Via Vigoleno.

Intervento del Presidente provinciale dell’ANPI in rappresentanza di tutti i soggetti aderenti, e di due giovani cittadini.
Incontro (ore 12) di una delegazione con il Sig. Prefetto di Piacenza.

Non lo voto ma lo scelgo: Stefano Torre, quello del Vulcano a Milano. Provocazione o stimolo per la politica seria?

No, mi spiace ma non voterò mai per la lista “Torre 4 Presidente” (o comunque si chiamerà): continuo a considerare, nonostante tutto, nonostante tutti gli errori e le degenerazioni, la politica un fatto importante, l’unico strumento per gestire l’organizzazione della nostra cosa pubblica e, di conseguenza della stessa nostra vita. Insomma, una cosa seria. Fermo restando che l’impegno di Stefano è importante, più che una provocazione uno stimolo per la politica, quella appunto seria, un invito a cambiare. Nei limiti del possibile perché ricordiamo che le degenerazioni della politica non sono legate alla crisi delle ideologie o addirittura, come qualcuno sostiene (ad esempio i signori della finanza, dell’economia, della stampa veicolante, ecc.), alle ideologie stesse: sono gli uomini a fare la politica e gli uomini, si sa, sono fallibili, vulnerabili, ‘errabili’, promettenti sogni, illusioni, false verità, in una parola menzogneri. E allora meglio pensare al Vulcano nel centro di Milano, alla promessa della cacciata della Morte dal nostro territorio, alla realizzazione di un ponte che unisca Palermo e Cagliari per cui, rispetto alle promesse mirabolanti ma inevitabilmente irrealizzabili di certa politica presunta vera, di Stefano dico: Non lo voto, ma scelgo Torre Presidente!

Ecco comunque il discorso del video messaggio di Torre:

L’Italia è il paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di imprenditore.

Qui ho appreso la mia passione per la libertà.

Ho scelto di scendere in campo, e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un paese illiberale governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo ad un passato politicamente ed economicamente fallimentare per questo ho deciso di mettere a disposizione degli italiani le mie competenze i miei amici e il mio programma visionario e lungimirante.

Al primo punto del quale ho inserito la realizzazione di un vulcano a Milano con l’obbiettivo di rendere la metropoli lombarda molto più simile a Napoli.

Al secondo punto del mio visionario e lungimirante programma vi è la realizzazione di un ponte tra Cagliari e Palermo per unire tra loro le due maggiori isole italiane. Non già un ponte sullo stretto di Messina in una zona sismica e ad alto rischio soprattutto, inutile ma un ponte tra Cagliari e Palermo che si renderà assolutamente indispensabile nel prossimo futuro per garantire sviluppo nelle due isole italiane. Intendo poi demolire il Colosseo perché non ha i bagni a norma e ha un impianto elettrico che è decisamente vetusto e poco conveniente da rinnovare e ristrutturare.

Inoltre intendo introdurre anche a livello nazionale l’abolizione della morte. Emanerò un decreto con il quale la Morte verrà bandita dal territorio nazionale. E in questo modo, gli italiani potranno vivere a lungo come Matusalemme e anche di più. Ma per renderli felici fino alla fine dei propri giorni, io ho pensato di distribuire gratuitamente il Viagra a chiunque abbia compiuto i 55 anni. In questo modo gli standard di felicità della vita degli italiani saranno garantiti anche in età avanzata.

Intendo poi cambiare il nome di Bergamo in Atalanta perché non se ne può più di questa confusione tra il Bergamo e l’Atalanta che manda in TILT sinapsi e meccanismi mentali sia di giornalisti sportivi che di tanti miei colleghi politici.

Altra cosa che io intendo fare è proseguire nell’alveo già tracciato dai miei predecessori di concedere bonus economici ai 18enni, ma io che sono più lungimirante di loro non darò del denaro a pioggia ma qualcosa di molto specifico, e allora ho deciso di dare come bonus a tutte le 18enni le tette grosse, perché voglio che l’Italia un poco per volta diventi un paese pieno di donne dal seno prosperoso. E qua per non scontentare chi non è di sesso femminile ho intenzione di garantire gratuitamente il cambio di sesso con la possibilità di farlo anche molte volte. E temporaneamente. Intendo poi costruire un vinodotto a livello nazionale una grandiosa opera che porterà direttamente nelle case il vino dal rubinetto. Vino bianco, vino rosso e vino santo. Ovvero vino proveniente da diverse zone d’Italia in modo da garantire la copertura a tutte le caratteristiche enologiche territoriali del nostro paese.

Ad ultimo mi duole e mi preme ricordarvi che Cruciani, Giuseppe, di Radio 24 della Zanzara, è un laido mentitore, perché non mi ha mai pagato la cena che mi aveva promesso.

Dio benedica l’Italia, Dio vi benedica! Non votate, ma SCEGLIETE TORRE PRESIDENTE!

Per ulteriori notizie su Stefano Torre, collegati al suo sito: clicca qui

Rutenio 106 nell’aria: basta col nucleare o basta con la Russia?

Arrieccoci con la mala gestio dell’informazione pubblica quando si tratta di nucleare e di incidenti annessi. Tra il 27 settembre e il 13 ottobre, come già rilevato, sopra l’Europa venne registrata la presenza nell’aria di una nuvola di Rutenio 106, un isotopo radioattivo prodotto della fissione nucleare all’interno di un reattore atomico. Non si produce naturalmente per cui anche una concentrazione minima nell’atmosfera indica un incidente di qualche tipo.

Le agenzie per l’ambiente europee hanno subito puntato il dito verso la Russia che, esattamente come ai tempi di Chernobyl, ha negato incidenti, in particolare per quanto alle centrali presenti negli Urali con in primo luogo l’impianto di Mayak.

A circa un mese di distanza Maxim Yakovenko, capo del servizio di monitoraggio idrometrico ed ambientale russo, ha sottolineato che l’agenzia non sta conducendo analisi per rintracciare la sorgente: “non c’è pericolo, perché dovremmo farlo?“. Nello stesso tempo il servizio meteorologico russo Rosgidromet ha invece confermato concentrazioni estremamente alte dell’isotopo radioattivo in alcune aree del paese e in particolare nella zona dell’incriminato impianto di Mayak dove la quantità di rutenio-106 rilevata sarebbe stata 986 volte superiore rispetto al normale.

Nessun pericolo per gli esseri umani e per l’ambiente, sostengono i tecnici del settore. Tuttavia Jean-Christiphe Gariel dell’Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare (IRSN) ha dichiarato che se l’incidente fosse occorso in Francia avrebbe potuto condurre ad evacuazioni in un raggio di uno o due chilometri intorno al sito dell’incidente con annessa proibizione di utilizzo dei prodotti agricoli nell’area dai 20 ai 40 chilometri intorno all’impianto.

Nessun pericolo, ribadiscono tecnici e autorità, ma allora perché negare per settimane o anche semplicemente evitare di ricercare la causa di quello che comunque rimane un incidente legato alla produzione di energia nucleare?

Il documentarista Alessandro Tesei, autore del pluripremiato film Fukushame in cui si mostrano le falle del sistema giapponese nell’affrontare il disastro della centrale nucleare di Fukushima ha dichiarato “ciò che davvero spaventa e lascia increduli è il fatto che ogni governo, sia esso russo, giapponese o italiano, nel corso del tempo e perfettamente consapevole delle conseguenze di scelte scellerate, continui imperterrito a mantenere comportamenti che sono di danni della comunità“.

Non va dimenticato che proprio l’impianto di Mayak fu luogo di una gravissima tragedia nucleare per anni taciuta dalle autorità sovietiche: nato nel 1949 per produrre plutonio per armi nucleari, tra il 1949 e il 1952 riversò circa 76 milioni di metri cubi di rifiuti liquidi altamente radioattivi nel fiume Techa lungo il quale vivevano 124.000 persone. Nel 1957 esplose un serbatoio di rifiuti radioattivi che formò una micidiale nube radioattiva che coprì un area di 23.000 km quadrati sprigionando almeno il doppio dei radionuclidi dell’incidente di Chernobyl del 1986 (e proprio fino al 1986 la Russia circondò di silenzio il disastro del 1957).

Anche ammettendo che la nuova nube radioattiva non abbia avuto origine a Mayak, impianto oggi non più usato per la produzione di energia ma per il trattamento del materiale nucleare utilizzato nei processi di fissione in altre centrali, perché le autorità russe negano la possibilità di un’indagine per conoscere la fonte della nube carica di rutenio-106?

Insomma, vien da ribadire, “basta con il nucleare“! Oppure meglio ancora, “basta con la Russia“, come ha commentato in facebook il giornalista Ippolito Negri, già caporedattore (oggi in pensione) del quotidiano ‘Il Giorno’.

Europa: la rilevazione della presenza dell’isotopo radioattivo Rutenio-106 nell’aria tra fine settembre e i primi giorni di ottobre

 

Quando il compagno Michele a nome di Sinistra Italiana mi mollò uno scappellotto

Era fine marzo, si era saputo che, pur iscritto della prima ora a Sinistra Italiana (provenendo da S.E.L.), aderivo a MdP: perché certo importante è non regalare il governo del BelPaese a Berlusconi, Salvini o a DiMaio ma occorre nel contempo costringere Renzi e il Pd ad abbandonare l’infausta politica centrista degna della peggiore Democrazia Cristiana. Definire quindi un programma di sinistra col quale, anche in caso di accordo, proporsi agli elettori per una politica dalla parte di chi lavora. Il solo fatto di ipotizzare un accordo col Pd provocò una dura reazione da parte di Sinistra Italiana che non esitò a garantirmi, come si vede nell’immagine, un sonoro schiaffone da parte del compagno sicario Michele, all’insegna del fatto che di Renzi (detto Renzinocchio) non ci si può fidare. Oggi, a mesi di distanza, resto in linea con MdP, con Speranza, con Bersani e con lo stesso Fratoianni: trattiamo pure ma facciamolo dopo l’elezione, dopo che potremo conoscere il peso dell’uno e dell’altro e quindi la misura della capacità di imporre contenuti e valori di sinistra, dalla parte come dicevo di chi lavora. Senza dimenticare che nessuno è Santo, a partire proprio da Bersani, colpevole di avere accettato e sottostato (presuntivamente per ‘disciplina di Partito’) alle indicazioni dell’allora Presidente Napolitano votando nefandezze come la riforma Fornero o sostenendo il governo Monti senza saper intuire che era inviso alla maggioranza degli italiani. Forse il Nuovo Soggetto Politico della sinistra nel 2018 non andrà oltre ad un misero 3% e questo è normale: non è possibile recuperare credito dai milioni di elettori progressisti che hanno scelto M5S o si rifugiano nel non voto. Sono troppi gli errori del passato per sperare di ottenere immediatamente credibilità. Ma un voto in più di quanti non ne possano portare a casa Alfano o Verdini sarà un buon indicatore per Renzi e il Pd. In pratica un sonoro schiaffone da parte degli elettori, non certo un semplice buffetto come quello che ho ricevuto da Michele. Così forse potremo avviare un percorso lungo ma di cambiamento del sistema ingessato nelle logiche della finanza e del potere nelle mani di pochi rispetto alle maggioranze abbandonate nella marginalità.

Il popolo di chi lavora ora e sempre a destra non ci va

“Ma le scorie radioattive dove le metto, non si sa. A Caorso non c’è posto, non c’è posto per carità”

Ai primi di maggio ho partecipato alla visita promossa da Sogin alla Centrale nucleare di Caorso destinata, come veniva annunciato, a diventare un ‘green field‘, ovvero ad essere smantellata e sostituita da un ecologico ‘prato verde’ entro il 2030. Niente altro che pie illusioni, secondo un articolo pubblicato dal quotidiano Libertà lo scorso 30 ottobre.

Premessa per il decommissioning (smantellamento e bonifica), infatti, sarebbe la realizzazione del Deposito Unico Nazionale che possa accogliere le scorie radioattive di Caorso e delle altre centrali nucleari italiane in dismissione (si parla di rifiuti di bassa e media radioattività da conservare per un periodo di almeno 300 anni e di rifiuti al alta radioattività da conservare per 50 anni e successivamente da collocare in un deposito geologico da individuare attraverso accordi internazionali).

Purtroppo la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito Nazionale è in attesa di pubblicazione dal 2015 e non abbiamo traccia di un governo che abbia il coraggio della concreta individuazione del luogo dove avviarne la realizzazione (che comunque richiederà un periodo non inferiore ai 10 anni ovvero ipotizzando con ottimismo si parla del 2027).

Problema non da poco considerato che attualmente Caorso ‘ospita’ 2.450 metri cubi di rifiuti radioattivi contenuti in 10mila fusti che stanno completamente esaurendo la disponibilità dei depositi presenti nell’area della Centrale. Buona parte di questi fusti (quelli contenenti resine dovute al ciclo di funzionamento dell’impianto) come annunciato nel 2016 dovevano partire verso la Slovacchia per il trattamento che li renda conferibili (all’inesistente) Deposito Nazionale peraltro ad un costo stratosferico. Purtroppo la società alla quale Sogin ha affidato l’incarico deve ancora costruire l’impianto pre-trattamento rifiuti per cui non solo la data del 2016 è diventata semplice favola ma non si può prevedere nessuna data.

Il risultato di tutto questo è che di decommissioning, ovvero di concreta attività di samntellamento e di percorso verso il ‘prato verde’ da concludere entro il 2030 non se ne può più parlare: l’intervento infatti produrrebbe rifiuti da collocare in luogo idoneo che non c’è e comunque i depositi esistenti a Caorso (che comunque andrebbero ristrutturati) non sono utilizzabili essendo completamente occupati dai 10mila fusti presenti.

Ma non basta: la giornalista (Paola Romanini), a confronto con Sandro Fabbri, fisico esperto di radioattività, ha evidenziato un altro aspetto fondamentale.

Le barre di uranio partite destinazione Francia e Inghilterra, nel 2025 dovrebbero ritornare e dove metterle se il Deposito Nazionale non esiste e i depositi caorsani sono saturi?

La centrale nucleare di Caorso

 

 

“Costruire una Cattedrale, pietra su pietra, con umiltà e sapienza, come fecero i nostri Avi”

Ieri mattina in tantissimi alla inaugurazione della sede di MDP ARTICOLO 1 di Fiorenzuola, in via G. Bressani 53/A. Sarà aperta al pubblico tutti i giovedì e sabato mattina. Una nuova speranza nel cielo di Fiorenzuola (foto di Augusto Bottioni)

… e sabato 4 Novembre, alle ore 11.00 a Piacenza, in via Roma 224, il cammino prosegue ancora verso il nuovo soggetto unitario della sinistra

“Democrazia, populismo, leadership: il Movimento 5 Stelle”, saggio di Flavio Chiapponi presentazione oggi alle 18.15 a Piacenza

Oggi alle 18.15 presso Palazzo Ghizzoni Nasalli in via Gregorio X 9, verrà presentato il libro “Democrazia, populismo, leadership: il MoVimento 5 Stelle”.

Prima uscita nella sua città con il suo ultimo saggio per Flavio Chiapponi, ex segretario provinciale dei Democratici di Sinistra e successivamente del P.D., attualmente ricercatore in Scienza politica presso l’Università di Pavia dove insegna Comunicazione politica e Scienza dell’amministrazione.

Con questo saggio, uscito con Edizioni Epoké, approfondisce i significati socio-politici dell’ascesa del partito di Beppe Grillo.

Introduce e modera Eugenio Gazzola, critico d’arte, editore, operatore culturale piacentino. Insieme all’autore interviene Sergio Dagnino, consigliere comunale M5S di Piacenza.

A seguire, la sinossi del saggio:

Il nesso democrazia – populismo sta al centro di numerosi tentativi finalizzati a interpretare l’ascesa elettorale di attori politici nuovi, portatori di una sfida interna alla politica mainstream: dalla Francia all’Olanda, dalla Gran Bretagna all’Italia, nessun sistema politico europeo sembra immune all’attacco populista.

In questo volume, Chiapponi tenta innanzitutto di chiarire i confini definitori del fenomeno ed esaminarne i rapporti con i regimi democratici. Distinguendo i fattori strutturali da quelli processuali (tanto politici quanto sociali), isola e classifica le componenti che agevolano le insorgenze populistiche e ne propiziano il successo.

Applicando questa chiave di lettura al caso italiano, infine, mette in luce le condizioni che hanno favorito il boom del M5S. L’ultimo arrivato nella già affollata platea dei populismi italiani si caratterizza per la sua singolare articolazione organizzativa: come accade nel modello del partito personale, leadership e organizzazione tendono a sovrapporsi e a formare un unicum inscindibile agli occhi degli elettori e dei militanti.