“Non puoi andare in bagno”. Così alla Fiat Chrysler un operaio si urina addosso. Anche questa è FCA voluta da Sergio Marchionne

Un lavoratore della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, è stato costretto a urinarsi addosso perché gli è stato impedito di andare in bagno. L’episodio, che sembra uscito da una cronaca giornalistica della prima metà dell’ottocento, o da un romanzo di Dickens, è stato denunciato dal sindacato Usb, che ha poi proclamato un’ora di sciopero. Anche le altre sigle sindacali hanno chiesto chiarimenti all’azienda, il gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), di cui lo stabilimento abruzzese è il più grande d’Italia e tra i primi in Europa per dimensioni. L’azienda ha chiesto scusa ai lavoratori ma nessun responsabile è stato punito disciplinarmente.

L’operaio aveva a più riprese richiesto di poter andare in bagno, invano. E a quel punto ha dovuto farsela addosso: inascoltato, non gli è rimasto che urinarsi dentro i pantaloni. L’episodio varca ogni limite della decenza. Un fatto gravissimo che lede la dignità del lavoratore vittima dell’episodio e quella di tutti i lavoratori in generale.

Alla protesta si associa anche Rifondazione Comunista: “Spremere i lavoratori fino al divieto, ripetuto e continuato, di poter andare in bagno, è un fatto di una gravità inaudita, da condannare senza mezzi termini. Da molti anni nel gruppo FCA si assiste all’incremento di ritmi e carichi di lavoro al limite del sostenibile”.

Troppo spesso gli aumenti di produttività sono stati salutati come un fatto positivo, senza chiedersi come fossero possibili, ogni anno, aumenti produttivi da record – affermano in una nota Marco Fars, segretario abruzzese di Rifondazione Comunista e Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale -. Nei giorni scorsi la risposta è arrivata, di nuovo, dalla palese manifestazione delle condizioni che i lavoratori, loro malgrado, sono troppo spesso costretti a subire. L’arroganza aziendale si è spinta fino a costringere un lavoratore ad urinarsi addosso, dopo che per troppo tempo gli è stato vietato di recarsi in bagno. La produzione viene prima di tutto e perciò i lavoratori non possono permettersi nemmeno il “lusso” di espletare bisogni fisiologici normali per qualsiasi essere umano.

Ai lavoratori, costretti a carichi e ritmi di lavoro insostenibili, non viene riconosciuta nemmeno la dignità umana. I due esponenti politici chiamano in causa anche le recenti riforme del lavoro e le ristrutturazioni aziendali frutto della globalizzazione post-crisi: “La vicenda Sevel ci ricorda l’importanza e la necessità di riportare la democrazia reale dentro e fuori le fabbriche. Questo totalitarismo aziendale è il prodotto di anni di “riforme” del lavoro che hanno sottratto ai lavoratori diritti e tutele. Questi sono i risultati della cancellazione dell’art.18”.

Sergio Marchionne (1952 – 2018): che l’uomo riposi in pace. Quanto al manager e alla sua azione, nulla di nuovo per i lavoratori all’ombra di FCA

“Sei un bimbo nero? Vai via dal nostro parco”! La bimba bianca che ascolta Salvini

L’esplosione dell’egoismo becero che, all’ombra di Salvini, porta a mistificare la realtà creando mostri della ragione. Ieri sono stato a pranzo con un amico, fervente sostenitore dell’estremismo del vice Presidente del Consiglio. Si parlava di Boeri, presidente INPS, e delle sue dichiarazioni in merito al fatto che il sistema pensionistico trova base anche nella presenza di immigrati che sono disponibili a lavori che pochi italiani vogliono eseguire. “Ma vive su Marte? Lo sostituiremo!”, ha tuonato Salvini toccato nel vivo della sua campagna indiscriminata contro tutti gli immigrati. Una campagna che comincia a produrre gli effetti voluti: una nigeriana viene picchiata per aver osato precedere un italiano allo sportello bancomat. Un bambino nero viene cacciato da un parco da una bambina bianca: “tu sei nero, qui non ci puoi stare”! In entrambi i casi si trattava di immigrati regolari, non di clandestini o di profughi arrivati con barconi o gommoni. Lei regolare lavoratrice, il bambino figlio di regolari lavoratori. Ma ormai così va, ormai grazie al ministro delle ruspe, molti italiani fanno di tutte le erbe un fascio, non distinguono più. Perché Boeri, che distingue tra immigrati regolari e immigrati irregolari, ha ragione: semplicemente il nostro sistema pensionistico, mentre diminuisce la natalità e mentre i nostri figli, diplomati o laureati, preferiscono cercare fortuna all’estero (dove magari fanno gli sguatteri nei ristoranti e nei pub), si basa proprio sui contributi prodotti dagli immigrati, quelli che vengono da lontano proprio per lavorare. Ecco allora gli indiani che lavorano nelle nostre stalle regolarmente ‘a libretto’ (un lavoro pesante, dove ci si sporca le mani e ci si spezza la schiena), ecco gli slavi ottimi lavoratori nei cantieri edili, ecco i cinesi che, a suon di soldoni, rilevano bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, negozi per parrucchiere, per estetiste, abbigliamento. Boeri ha ragione: diminuendo la disponibilità di italiani a fare lavori considerati usuranti o addirittura degradanti o ancora a scarsa redditività, aumentando i pensionati a scapito dei lavoratori attivi, se riusciamo a demotivare gli immigrati regolari a cercare fortuna in Italia, avremo forti difficoltà a sostenere il nostro sistema pensionistico. Eppure, per quell’amico (che ormai devo definire un ottuso conoscente) incontrato ieri a pranzo, ancora una volta generalizzando ha ragione Salvini e chi come Boeri disturba il manovratore numeri e competenza alla mano, ha torto, deve tacere. Ecco perchè IO NON STO CON SALVINI.

Bacio contronatura o semplicemente sono il politico (apparentemente) buono e il politico (propagandisticamente) cattivo? Come i ladri di Podenzano (un detto delle mie parti): il gatto e la volpe, fingono di litigare di giorno per far bottino e dividerlo da bravi briganti di notte.

P.S.: NON STO CON SALVINI E NEMMENO CON DI MAIO, SIA CHIARO

“Piacenza: l’ospedale è luogo di cura ma la giornata è poi lunga”, intervento di Elena Libè

Azienda Usl di Piacenza, cortile nucleo antico: l’ospedale in festa

Nuovo ospedale. Una mia lettera a Libertà:
“…leggo dal vostro giornale che si sta avvicinando il momento di decidere per il nuovo ospedale. Se mi permette, desidererei esprime la mia opinione, da cittadino piacentino ,su come dovrebbe essere il nuovo ospedale del futuro. Uso il termine futuro perchè un’opera così ha sicuramente un respiro di parecchi decenni e quindi la sua realizzazione deve avere uno sguardo molto in là. Non sono in grado di definire come devono essere i reparti ,le tecnologie, le modalità di cura:sono gli esperti del settore che devono esprimersi in merito,posso solo pensare a come un paziente puo’ e dovrebbe trovarsi in un nuovo ospedale. Penso che chi è malato ha necessità di sentirsi inserito dentro a un contesto tranquillo, con tanto verde che aiuta a sentirsi in sintonia con l’ambiente , che possa” viverlo” “abitarlo” sentirlo anche suo . Un luogo dove ,chi puo’ muoversi ,anche in carrozzina , possa camminare , respirare a pieni polmoni,possa incontrare i famigliari e gli amici,persone lungo viali adatti a chi ha bisogno di riposo e tranquillità , ma anche di continuare una vita di interessi ( cinema,luogo di eventi ,letture , ecc…) Un ospedale aperto e utilizzato dalle persone che sono ospiti ma anche da cittadini che possono vivere un ambiente salutare e interessante, indipendentemente dall’essere malato o no . Un caro amico mi ricorda che dal punto di vista demografico la nostra città avrà sempre piu’ persone anziane e con le famiglie attuali costituite da pochi figli e parenti, gli anziani saranno molto soli e con necessità di cure non solo mediche .
Il nuovo Ospedale dovrà quindi essere della città, per la città e provincia ,dentro la città , che vive nella città , con la città . Per chi non puo’ alzarsi : che possa guardare fuori vedendo la natura ,un ambiente sereno che vive in sintonia con lo scorrere del tempo “naturale” Io ho subito dei ricoveri, ho avuto parenti ricoverati e quello che mi è mancato non è la cura ,ho avuto dei trattamenti eccellenti , ma mi sono sentita isolata,fra le mura ( pur dignitose e sufficientemente a misura di persona ) . Chi è malato, secondo me, si deve adattare alle cure ,ma una volta fatte queste ,la giornata è lunga e se si puo’ camminare, incontrare persone ,andare a vedere qualcosa che non sia solo la TV ,aiuti a curarsi .E per chi non si puo’ muovere: creare ambienti che ti permettono di vedere cio’ che succede fuori: il sole , la pioggia la gente che si muove ,gli alberi che crescono i fiori che sbocciano,gli animali che popolano quel luogo . Alcuni ospedali hanno delle zone dove ci sono animali che aiutano soprattutto i bambini ad essere piu’ sereni a pensare come accudirli, come farseli amici . Certo l’ospedale deve essere una pausa di cura la piu’ breve possibile ,perchè poi si torna a casa dove dovrebbero esserci tutti i servizi necessari per continuare le cure e possibilmente guarire . Ma questa pausa quella dell’ospedale, dovrebbe essere il piu’ vicino possibile alla vita di tutti i giorni in un luogo piacevole ,rassicurante ,salutare ,ricco di possibilità di incontri . Grazie per l’attenzione .”

Nel frattempo lunedì il Consiglio Comunale ha deciso: lo vogliono i sanitari per cui si faccia il nuovo ospedale ma non alla Pertite. Verrà fatto un bando per scegliere un’area privata nonostante l’assessore regionale abbia paventato il rischio della responsabilità contabile

“Ospedale nuovo? Chi dice sì, chi dice no”, intervento di Thomas Trenchi, autore del blog d’informazione SportelloQuotidiano

La posizione del Movimento 5 Stelle con lo striscione esposto in occasione di una manifestazione a favore del parco alla Pertite

Ospedale sì, ospedale no. La partita per la costruzione del nuovo nosocomio a Piacenza sta contrapponendo tanti punti di vista di operatori sanitari, politici e cittadini. Il dibattito si divide tra chi giudica necessario realizzare un edificio all’avanguardia – più grande e fuori dal centro storico, senza padiglioni in modo da facilitare i percorsi di cura moderni – e chi invece invita a investire i fondi a disposizione sui medici, sulle cure e sui servizi già esistenti, preservando l’attuale ospedale inaugurato nel 1994.

«Al netto delle problematiche urbanistiche, prima di parlare di “ospedale nuovo” bisognerebbe trattare i quattro problemi principali della sanità: la riforma della medicina territoriale (medici di famiglia in primis); l’aumento del numero dei posti nelle scuole di specializzazione; la gestione del paziente anziano polipatologico cronico (principale frequentatore dell’ospedale); l’aumento delle risorse e dei posti letto per reparti di medicina e lungodegenza. In altre parole, se si risolvono questi temi, è possibile conservare l’ospedale vecchio, perché comunque si lavorerebbe molto meglio». È questo il pensiero diffuso da un medico che preferisce restare anonimo.

Il sindaco Barbieri sul nuovo ospedale: «Pretendo serietà da tutti per la città. Che fine ha fatto lo studio di fattibilità del Demanio?».

Anche l’agguerrito comitato civico “I castlan i disan no” – originariamente fondato «contro il depotenziamento del nosocomio di Castel San Giovanni» – si è espresso a sfavore di un nuovo cantiere in città: «È grave porsi il problema di dove costruire un ospedale senza considerare cosa verrà posto al suo interno. Quanti primari verranno nominati visto che l’ospedale di Piacenza ha molti “facenti funzione”? Il numero di posti letto e l’organizzazione sopperiranno un fabbisogno provinciale di 300mila abitanti?».

Dubbi per l’ex consigliere comunale dei Cinquestelle Andrea Gabbiani, riportati nero su bianco in un comunicato stampa: «Sarebbe intanto opportuno capire se serve o no un nuovo ospedale per poi passare alla successiva fase, ovvero trovare un’area adatta per progettare e costruire un nuovo polo sanitario. Il primo passaggio mi è letteralmente sfuggito, decisione già presa, ed il nuovo ospedale si farà, con beneficio della inutile trasparenza decisionale politica, passando in questo modo alla fase di discussione nell’individuazione di un’area adatta per poter inserire un non ben preciso polo sanitario. […] È sbagliato spostare l’argomento solo sulla struttura, e adesso sull’area, ma bisogna inserirlo in un contesto più ampio. È sbagliato, anzi scorretto, parlare di numeri senza pensare prima a quello che i cittadini chiedono».

Sul quotidiano Libertà, i primari di gastroenterologia Fabio Fornari e di oncologia Luigi Cavanna hanno motivato il tifo per un nuovo nosocomio pronto nel 2030: «È molto verosimile che un ospedale nuovo coincida con cure migliori. E’ importante però che ci sia una comunità d’intenti. Sarà la politica che deciderà dove farlo. Noi come tecnici abbiamo avuto l’input della direzione generale Ausl di non pronunciarci per un posto o per l’altro».

L’altro campo di battaglia infatti è quello per la posizione della struttura. Le collocazioni in gioco sono quattro: due pubbliche – l’area ex Pertite e la Caserma Lusignani – e due private – l’area dell’Opera Pia Alberoni alla Farnesiana e quella a La Verza -. Gli ambientalisti, il sindaco Patrizia Barbieri e buona parte dei consiglieri comunali sono contrari alla costruzione del nuovo ospedale alla Pertite, per tutelare questo polmone verde in piena città e destinarlo esclusivamente a parco.

«Le criticità dell’attuale ospedale sono evidenti e incidono negativamente sulla gestione, la cura dei pazienti e l’organizzazione da parte dei professionisti, come confermato da tutti gli operatori sanitari che quotidianamente riscontrano gli ostacoli concreti. Per realizzare il nuovo ci vorranno almeno dieci anni e le condizioni non miglioreranno. Il nuovo ospedale è un’opportunità e un’esigenza per la nostra comunità. La Regione ha confermato l’impegno del finanziamento a prescindere dalla scelta dell’area», è intervenuta la consigliera comunale Gloria Zanardi (Gruppo misto), escludendo categoricamente la Pertite. Nel contempo, però, è sorto il comitato “Per il nuovo ospedale” che spinge per la scelta dell’area boschiva in quanto soddisferebbe tutti i requisiti edili, sanitari e viabilistici.

In questa lotta tra guelfi e ghibellini, non resta che attendere i prossimi passi delle istituzioni: la presentazione di una lettera d’intenti con la volontà di realizzare il nuovo nosocomio tramite le coperture finanziarie garantite dalla Regione Emilia Romagna e dell’Ausl di Piacenza e la scelta dell’area del cantiere con l’indizione di una procedura ad evidenza pubblica per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di privati.

Comunque sia, non alla Pertite, bosco della città

20 giugno: Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

Il 20 giugno è una data importante perché si celebra in tutto il mondo la Giornata del rifugiato. L’appuntamento, fortemente voluto dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1951, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su una condizione – spesso oggetto di campagne diffamatorie e strumentali – che oggi coinvolge ben 70 milioni di rifugiati e richiedenti asilo nel mondo.

Una persona ogni 110 costretta alla fuga. Nel numero totale sono inclusi 25,4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni: 2,9 milioni in più rispetto al 2016 e l’aumento maggiore registrato in un solo anno. I richiedenti asilo che al 31 dicembre 2017 erano in attesa di una decisione in merito alla di protezione sono aumentati da circa 300.000 a 3,1 milioni. Le persone sfollate all’interno del proprio Paese rappresentano 40 milioni del totale.

In breve, il numero di persone costrette alla fuga nel mondo è quasi pari al numero di abitanti della Thailandia. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta alla fuga. L’85% dei rifugiati risiede in Paesi in via di sviluppo, molti poverissimi e incapaci di offrire un sostegno adeguato. Quattro su cinque rimangono in Paesi limitrofi ai loro.
Perché è una giornata importante. La Giornata mondiale del rifugiato serve a ricordare a tutti noi, che una casa e una nazione l’abbiamo e che consideriamo questi diritti scontati e inviolabili, che non applicare le norme sul diritto d’asilo significa delegittimare la legislazione internazionale e, nel nostro Paese, disattendere un principio sancito dalla Costituzione.

In Europa questa mancata applicazione è alla base della politica dei cosiddetti paesi di Visegrad, che prevedono un blocco dei flussi dei richiedenti asilo, negando quindi il diritto riconosciuto e sancito a ogni persona dalla convenzione di Ginevra a chiedere protezione internazionale nei casi previsti dalla legge.

Liu Xiadong, Refugees 4, 2015 Olio su tela

“Razzismo cibo per tutti”, parola di Giorgio Almirante, fascista del quale il Movimento 5 Stelle capitolino voleva celebrare la memoria

Il giornale nel quale Giorgio Almirante era segretari0o di redazione

Con i voti di M5s e Fratelli d’Italia, l’assemblea capitolina ha dato il via libera per una via o piazza a Roma dedicata a Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti“, scriveva il fascista Giorgio Almirante nel 1942. Un fatto decisamente grave che gli esponenti del Movimento 5 Stelle (tranne due astenuti e una consigliera che ha espresso voto contrario) si siano uniti alla destra di Fratelli d’Italia per permettere che Roma abbia una strada dedicata ad un razzista, come fu Giorgio Almirante. Il passo che si riporta è uno dei più contestati al leader di destra. È tratto da la Difesa della razza, periodico fondato e diretto dal 1938 – anno in cui vennero promulgate le leggi razziali fasciste – da Telesio Interlandi, nel quale Almirante scriveva e lavorava come segretario di redazione.

RAZZISMO CIBO PER TUTTI. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.

Fortunatamente la notte ha portato buon consiglio alla Sindaca Raggi (‘grillina’ pure lei) che, dopo aver dichiarato di non saper nulla della discussione in Assemblea, aver comunque affermato che le decisioni dell’Assemblea comunale sono sovrane ed aver quindi avallato l’ipotesi, passata la notte ha annunciato che nessuna via o piazza sarà dedicata ad Almirante, già segretario del Movimento Sociale Italiano. Che abbia ricevuto un’illuminazione sulla via del Campidoglio?

“Apriamo i porti, garantiamo soccorso”: presidio oggi alle 18.00 di fronte alla Prefettura a Piacenza

La chiusura dei porti italiani è una soluzione inaccettabile.
Nemmeno di fronte all’appello dell’Onu che parla di “imperativo umanitario”, il Ministro Salvini desiste dal riproporre e rafforzare la propria scelta sciagurata di negare lo sbarco alla nave Aquarius.
Le norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di umanità e solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica, sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.
L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze.
Le decisioni di questo Governo, schiacciato sulle posizioni di un Ministro dell’Interno come Salvini, non hanno precedenti e segnano una ferita profonda nella storia del nostro Paese che si è sempre contraddistinto per la solidarietà e che ha sempre garantito il soccorso in mare.
Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti.
La nave Aquarius, con a bordo 629 persone, tra cui donne, minori e gestanti, deve poter attraccare in un porto sicuro. La disponibilità del governo spagnolo, sebbene portatrice di un messaggio di solidarietà e speranza, non può essere la soluzione.
Ritardare le operazioni di sbarco vuol dire mettere a rischio le persone più vulnerabili presenti sulle imbarcazioni.

Mobilitarsi e reagire è il dovere di chi crede in una cultura solidale.
Oggi, mercoledì 13 giugno, alle ore 18.00 ci troveremo davanti alla Prefettura in via San Giovanni per manifestare la nostra indignazione e ribadire che la nostra umanità è aperta.

Coordinamento piacentino #restiamoumani

Mai con Salvini

Con l’adesione di: Amnesty International – Piacenza, Amnesty Gruppo Giovani Piacenza, Emergency Piacenza, Libera Piacenza, 100×100 in Movimento, La Pecora Nera scs onlus, GUS Gruppo Umana Solidarietà, ARCI Piacenza, Associazione Arci Emilia-Romagna, Partito Democratico Piacenza, @Piacenza comune con Luigi Rabuffi, Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista Piacenza, Rifondazione Comunista Piacenza, Piacenza Possibile, Potere al Popolo Piacenza, Sinistra Italiana Piacenza, Sinistra per Fiorenzuola, Brigate di solidarietà – Fiorenzuola, Camera del Lavoro di Piacenza – CGIL Piacenza, Fisac Cgil Piacenza, Cisl Parma Piacenza, Uil Piacenza, La fabbrica dei grilli, Fabbrica e nuvole, Comunità Islamica Di Piacenza, Legambiente Circolo Di Piacenza, Non Una Di Meno – Piacenza, Associazione Convivio di Cortebrugnatella, ANPI Piacenza, FOIC – Fiorenzuola Oltre i Confini, GAP Gruppo di Acquisto Popolare Piacenza e Provincia, L’Atomo Arcigay Piacenza

“Il cane è vivo”, intervento di Riccardo Nencini, segretario Partito Socialista Italiano

Non sarà facile ma non è impossibile. Il governo Conte – intendo l’alleanza tra Salvini e Di Maio – cercherà di cancellare il confine politico destra/sinistra. Lo ritengono un cane morto, un residuo del vecchio secolo da cui liberarsi in fretta. I tre hanno promesso una ‘politica del fare’ fondata sui bisogni del popolo, una trasposizione nel nostro tempo degli slogan della Francia della rivoluzione. Nulla di buono.

E però, se è complicato inserire i Grillini nelle categorie tradizionali, non c’è dubbio che la Lega, per sua stessa ammissione, per alleanze, per collocazione nello scenario europeo, sia un movimento di destra e dei più estremi. Ostenta una pancia razzista e non se ne lamenta, propone una riforma fiscale che avvantaggia i più ricchi, è giustizialista. Resta il fatto che il crinale destra/sinistra va ripensato. Profondamente ripensato. Qui e in Europa. Migrazioni e globalizzazione hanno fatto affiorare nuovi problemi che con la consuetudine non possono essere affrontati. La sinistra è ovunque in crisi, arranca attorno a basse percentuali elettorali, rispetto ai grandi temi che travagliano le famiglie è afona. Resto al mio paese. In Parlamento ci sono due opposizioni – una di sinistra, l’altra di centro destra – ma nessuna delle due costituisce ad oggi un’alternativa credibile. A me sta a cuore la prima. E sono preoccupato.

C’è chi ritiene che ‘ha da passa’ a nottata’, tanto prima o poi l’alleanza esplode. Non può durare un governo che trasporta a Palazzo Chigi un protagonista del Grande Fratello con un Presidente del Consiglio che prende ordini da Di Maio. Non sarà così. L’alleanza ha una sua solidità, poggia sul ‘Vaffa..’ grillino, si allargherà a comuni e regioni prossimamente al voto. Spero di sbagliarmi. Voglio dire che è un errore aspettare, urge organizzarsi. L’Alleanza per la Repubblica che i socialisti hanno proposto intende creare un largo fronte riformista che ridisegni la cornice in cui la sinistra italiana si muove. E nel ridisegnarla non si può partire che dai due pilastri su cui si fonda il socialismo: eguaglianza e libertà. Le carte si possono mescolare come volete ma da qui la sinistra deve passare. Il punto non è rinunciare a una collocazione politica ma ridefinirne i contenuti. Un paio di esempi. Da oltre un secolo chi pensa alla sinistra pensa alla classe operaia, considerata il lato debole della società. Non è più così. Le fragilità crescono tra i laureati che si arrabattano alla ricerca di lavoro, tra gli esodati cinquantenni, tra i pensionati al minimo, tra professionisti e divorziati maschi. Tra i giovani e i giovanissimi dal futuro incerto. Di loro, soprattutto di loro, la politica deve occuparsi. C’è di più. La chiusura dentro i confini nazionali è destinata a provocare conseguenze deleterie. Senza un’Europa forte, nella globalizzazione scompariamo. Meno investimenti, insufficiente ruolo nelle relazioni internazionali, meno lavoro. E però il problema esiste. Gia’. Come tutelare una tradizione di comunità, come non essere spazzati via da una modernità che spesso non comprendi, come dare voce a spaesati e naufraghi senza che la nostalgia approdi al rancore e alla rabbia. Abbandonare la strategia degli ipermercati e tutelare il piccolo negozio di paese è utile? Proteggere la piccola impresa è utile? Conferire il voto amministrativo ai sedicenni per legarli di più e meglio alle comunità locali e avviare un percorso civico è utile? Penso sia necessario.

“Abbiamo sbagliato a confidare nell’idea di un progresso perpetuo dimenticando chi restava indietro. Non solo per ragioni economiche, per cultura. Da qui bisogna ripartire. Presto.

 

“L’uovo di Colombo è arrivato a Piacenza”: lo diceva Michele Rizzitiello un anno fa, Arsenale a Le Mose, Ospedale in viale Malta

L’area occupata dall’Arsenale: potrebbe essere destinata all’ampliamento dell’ospedale risolvendo molti problemi

Nel 2009 e per i due anni seguenti a Piacenza vi fu un dibattito acceso sul destino del Polo di Mantenimento pesante Nord, da tutti chiamato col nome originale: l’Arsenale. Il tema era lo spostamento dell’impianto di tipo industriale che attualmente da lavoro a circa 700 piacentini, l’amministrazione comunale dell’epoca prospettava con forza un trasferimento nella zona di Le Mose, pena la progressiva diminuzione delle attività del Polo con conseguente perdita dei posti di lavoro. Il costo preventivato per l’operazione di trasferimento era di circa 200 milioni di euro. Ora la questione, non si sa perché, è accantonata; i temi all’ordine del giorno sono lo spostamento, o meglio, la costruzione di un nuovo ospedale a Piacenza, proposta salita agli onori del dibattito con la dichiarazione dell’amministrazione regionale della disponibilità a finanziare tale costruzione con 230 milioni di euro (disponibilità in seguito, conclusa la campagna elettorale, ridotta a 100 milioni, ndr) e l’insediamento di una nuova area dedicata alla logistica nella zona ovest della città nei pressi della frazione di Roncaglia.


Accesissimo è il dibattito in questa campagna elettorale dove tutti i candidati a sindaco hanno assunto le posizioni più diverse in merito. Il sottoscritto, memore della vecchia questione dello spostamento dell’Arsenale, pensa che si potrebbe cogliere l’occasione di prendere i classici due piccioni con una fava: con meno di 200 milioni di euro si può spostare il Polo di Mantenimento Pesante Nord sull’area dove si vuole insediare la nuova logistica.
Con una sola mossa si risolverebbero due problemi : il potenziamento con il rilancio delle attività dell’Arsenale in un’area servita perfettamente dalle infrastrutture viabilistiche e ferroviarie e la disponibilità di tutta l’area di V.le Malta a servizio dell’Ospedale: parcheggi, padiglioni nuovi per i dipartimenti sanitari, migliore accessibilità in pieno centro città senza disagi per gli anziani e portatori di handicap.
Un’operazione fattibile in tempi brevi, vista la disponibilità finanziaria dichiarata dalle amministrazioni locali per la costruzione di un inutile ospedale, caldamente sostenuta dall’amministrazione comunale nel periodo 2009/2011 che promosse incontri con il Ministero della Difesa e il Demanio per trovare un accordo soddisfacente.

L’ingresso in via Taverna dell’ospedale Guglielmo da Saliceto

Pertite: ospedale o parco? Per Giorgio Lambri meglio respirare e per Marzio Sisti l’ospedale c’è già!

La Pertite è uno stabilimento militare piacentino oggi in disuso. L’ex polveriera ha un’estensione di 270 000 metri quadrati, ed è inglobata nell’attuale tessuto urbano. Dal 2009 si parla di conversione dell’area militare ad area edificabile e un Comitato di cittadini ha raccolto circa 30mila firme per promuovere l’idea di trasformare l’ex polveriera in un parco. Tuttavia il futuro dell’area militare rimane ad oggi incerto considerata la proposta, per ora avallata soprattutto dal Partito Democratico, di costruire nell’area un nuovo ospedale in sostituzione del polichirurgico di via Taverna.

Sul tema ospitiamo l’opinione pubblicata in facebook da Giorgio Lambri, giornalista, scrittore, umanista e sognatore

Sono tra le decine di migliaia di piacentini che qualche anno fa hanno manifestato e firmato perché l’area verde della Pertite resti un’area verde!
non un’area ospedaliera nè un’area sportiva o di verde attrezzato!
un grande polmone naturale in una città collocata in un’area tra le più inquinate d’Europa e che nel corso degli anni ha scelto di soffocarsi da sola regalandosi a poche centinaia di metri dal centro storico una centrale Enel, un’autostrada, un cementificio, altre industrie e ciliegina finale sulla torta un inceneritore!
a chi – sognando speculazioni con tanti zeri – dice che siamo dei visionari e che non ci si potrà mai fare un parco perché la bonifica dell’area militare è troppo onerosa vorrei dire prima di tutto che ringrazio il cielo di essere visionario anziché affarista… e poi che non mi interessa la bonifica o l’immediata fruibilità del parco, come cittadino (per ora) voglio solo del verde, che già c’è e che deve rimanere … perché serve per respirare e far respirare la città … quella dei nostri figli e nipoti!
se gli amministratori pubblici, a prescindere dal loro orientamento politico, decideranno diversamente, beh, violeranno la scelta espressa con un referendum da 30mila piacentini che hanno chiesto SOLO di respirare … e se ne assumeranno la responsabilità … poi – per età – non credo che farò a tempo a vedere il nostro Bois de Boulogne realizzato e fruibile, ma come cittadino voglio continuare a sperare che prima o poi si farà!

Ma serve davvero un nuovo ospedale? A parte la questione economica (100 milioni li metterebbe la Regione, ma per gli altri almeno 150?) i dubbi sono molti, come evidenzia il parere pubblicato sempre in facebook da Marzio Sisti, già dirigente medico Malattie Infettive, responsabile prevenzione, sorveglianza ee trattamento infezioni ospedaliere.

Continuo a ritenere la costruzione di un nuovo Ospedale a Piacenza inutile e dannosa. In tre anni dall’annuncio dell’assessore alla Sanità , qui a Piacenza, della volontà di dare soldi per un nuovo ospedale, poco o nulla è stato fatto ed è cambiato nella sanità piacentina. Lo sterile dibattito su dove costruirlo è sintomatico di una incapacità già dalle basi elementari. Le due proposte originali fatte dalla precedente amministrazione ed avvallate da fantomatici personaggi ( vi ricordate la solenne firma dell’accordo tra Reggi, Dosi e Venturi sull’impegno di utilizzare le aree demaniali e quindi Pertite o Lusignani, per l’ospedale nuovo?) sono assolutamente folli, per dimensioni e condizioni di utilizzo. Altre aree private richiederebbero tempi biblici per le varie pratiche di esproprio, a meno chè non vengano pagate a peso d’oro. Sento parlare di referendum tra i cittadini, di commissioni politiche e di altre amenità. Nessuno che abbia minimamente posto il problema della reale necessità di un nuovo ospedale, in una sanità pubblica, in Italia ed in Emilia, che continua ad arretrare, a diminuire la propria presenza sia ospedaliera che territoriale, con una costante carenza di medici che diventerà malattia grave ed acuta nei prossimi dieci anni. Si fa fatica a mantenere minimamente efficiente la spedalità piacentina attuale, sia del capoluogo che degli altri presidi, e si vuole un ospedale nuovo?