“Bossi e Salvini davanti al bancone del bar di Montecitorio”, pubblicato da Daniel Enrique Bozzarelli in facebook

Bossi e Salvini davanti al bancone del bar di Montecitorio discutono sui 49 milioni scomparsi.
Mentre la barista si gira per un caffè, Salvini, con mossa fulminea, si mette in tasca una brioche.
Guarda Bossi con aria di sfida e gli dice: hai visto che classe?
Bossi sorride e risponde: ti faccio vedere io cos’è la classe.
Scusi signorina, dice Bossi, vuole vedere una magia?
La ragazza annuisce curiosissima.
Bossi prende una brioche e la mangia lentamente.
La commessa aspetta un po e fa:
Embeh? e dov’è la magia?
E il Senatur risponde sornione:
Guardi nella tasca di Salvini.

p.s. ogni riferimento all’attuale vicenda giudiziaria è puramente casuale i personaggi sono immaginari e anche il partito.

A Perino da oggi chiude al pomeriggio il fruttivendolo con edicola ma in tutta la provincia arrivano supermercati e chiudono negozi

Da oggi a Perino il negozio di frutta e verdura con vendita giornali sarà chiuso nei pomeriggi da domenica a giovedì. Certo, finita la stagione estiva, con i turisti che raggiungono questo piccolo paese della Val Trebbia, i clienti diminuiscono e la maggior parte dei residenti sono anziani che tranquillamente possono dedicarsi agli acquisti alla mattina. Per quanto ai giovani, che in genere lavorano in pianura oppure stanno a vivere e dormire fino al venerdì in città e lì fanno acquisti. Oppure fanno scorta nei supermercati in città rinunciando ad una certa dose di qualità ma risparmiando in termini economici.

Ancora peggio a Podenzano: chiuso uno dei due negozi (‘storici’) di macelleria bovina e chiuso pure quello di macelleria equina. Certo incide anche l’età dei negozianti ma il fatto che le saracinesche restino abbassate, che nessuno si preoccupi di subentrare lascia un senso d’amarezza.

Così a Bobbio, in piazza Santa Fara, dove si svolgono le principali iniziative culturali, dalla settimana della letteratura al festival del cinema di Marco Bellocchio, oltre al mercato settimanale: un filotto quasi completo di vetrine vuote. Ne ho contate sei. Sopravvivono un bar, un’orificeria, un negozio d’abiti.

Non diversa la situazione degli altri paesi della provincia, fino ad arrivare in città, Piacenza, dove le serrande che s’abbassano sono sempre più numerose. Via Roma ne è un esempio lampante e a poco vale la giustificazione di un ambiente con forte presenza di immigrati con problemi d’ordine pubblico. Nei pressi di casa mia il negozio di Art e Design, trasferito da ormai due anni, invano attende un subentro e la gastronomia al fianco, presente dal 1958, cessa l’attività ad ottobre.

La saletta degustazione della gastronomia presente in città dal 1958

Insomma, ormai al lumicino l’epoca dei piccoli negozi commerciali e si tratta di un cambio nelle abitudini e talvolta nella qualità della vita e dell’offerta alimentare. Subentrano e imperano i supermercati: oltre a quelli tradizionalmente presenti, a quelli di recente arrivo, l’amministrazione comunale annuncia nuovi arrivi ulteriori che inevitabilmente porteranno a chiusure di altri negozietti. Certo i supermercati  hanno tantissimi vantaggi nelle quantità dei prodotti offerti. Però se, solo per fare un esempio, compro verdura al supermercato posso attendermi una qualità ‘accettabile’. Sicuramente però diversa da quella spesso ‘eccellente’ di fruttivendoli che però, di converso, possono essere considerati ‘gioiellerie’ per quanto ai prezzi. Del resto qualità e rapporto personalizzato ove possibile valgono bene un piccolo sovrapprezzo monetario.

Supermercati: a Piacenza annunciate nuove aperture che corrisponderanno a nuove serrande di piccoli negozietti abbassate

Pensioni: quota 100 per pochi, quota 41 sfuma per sempre. I nodi e le bugie elettorali di Salvini e Di Maio vengono al pettine

Miraggio, olio su tela, di Roberto Orangi

Tra il dire e il fare ci stan di mezzo non il mare ma i conti pubblici. Le voci sulle misure previste dal governo per smontare la legge Fornero suonano sempre lo stesso ritornello: quota 100 avrà i suoi bei paletti e quota 41 sarà rinviata a data da destinarsi. Notizie riportate da termometro politico.it: quota 100 verrà adottata con la prossima legge di bilancio, probabilmente, ma avrà i suoi bei paletti, cosa che non c’era nei programmi di governo. La mancanza di risorse costringerà a più miti consigli il governo per cui saranno molto pochi i lavoratori che potranno usufruirne effettivamante: per andare in pensione bisognerà avere 64 anni di età e 36 anni di contributi versati (ma potrebbero essere 65+35 di contributi) con possibilità comunque di penalizzazioni rispetto a chi non ha maturato i 42/43 anni di contributi. Quanto all’ipotesi di accesso alla pensione per chi ha maturato 41 anni di contributi, l’ipotesi sfuma, si parla di un rinvio di almeno 6 mesi o addirittura 1 anno e non sono poche le voci che ipotizzino un rinvio a tra qualche anno. Di Maio comunque continua a proclamare che si stanno studiando le combinazioni più convenienti per salvaguardare quota 100 ma, ci si domanda, convenienti per chi?

Il miraggio, di Ebert

“Non puoi andare in bagno”. Così alla Fiat Chrysler un operaio si urina addosso. Anche questa è FCA voluta da Sergio Marchionne

Un lavoratore della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, è stato costretto a urinarsi addosso perché gli è stato impedito di andare in bagno. L’episodio, che sembra uscito da una cronaca giornalistica della prima metà dell’ottocento, o da un romanzo di Dickens, è stato denunciato dal sindacato Usb, che ha poi proclamato un’ora di sciopero. Anche le altre sigle sindacali hanno chiesto chiarimenti all’azienda, il gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), di cui lo stabilimento abruzzese è il più grande d’Italia e tra i primi in Europa per dimensioni. L’azienda ha chiesto scusa ai lavoratori ma nessun responsabile è stato punito disciplinarmente.

L’operaio aveva a più riprese richiesto di poter andare in bagno, invano. E a quel punto ha dovuto farsela addosso: inascoltato, non gli è rimasto che urinarsi dentro i pantaloni. L’episodio varca ogni limite della decenza. Un fatto gravissimo che lede la dignità del lavoratore vittima dell’episodio e quella di tutti i lavoratori in generale.

Alla protesta si associa anche Rifondazione Comunista: “Spremere i lavoratori fino al divieto, ripetuto e continuato, di poter andare in bagno, è un fatto di una gravità inaudita, da condannare senza mezzi termini. Da molti anni nel gruppo FCA si assiste all’incremento di ritmi e carichi di lavoro al limite del sostenibile”.

Troppo spesso gli aumenti di produttività sono stati salutati come un fatto positivo, senza chiedersi come fossero possibili, ogni anno, aumenti produttivi da record – affermano in una nota Marco Fars, segretario abruzzese di Rifondazione Comunista e Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale -. Nei giorni scorsi la risposta è arrivata, di nuovo, dalla palese manifestazione delle condizioni che i lavoratori, loro malgrado, sono troppo spesso costretti a subire. L’arroganza aziendale si è spinta fino a costringere un lavoratore ad urinarsi addosso, dopo che per troppo tempo gli è stato vietato di recarsi in bagno. La produzione viene prima di tutto e perciò i lavoratori non possono permettersi nemmeno il “lusso” di espletare bisogni fisiologici normali per qualsiasi essere umano.

Ai lavoratori, costretti a carichi e ritmi di lavoro insostenibili, non viene riconosciuta nemmeno la dignità umana. I due esponenti politici chiamano in causa anche le recenti riforme del lavoro e le ristrutturazioni aziendali frutto della globalizzazione post-crisi: “La vicenda Sevel ci ricorda l’importanza e la necessità di riportare la democrazia reale dentro e fuori le fabbriche. Questo totalitarismo aziendale è il prodotto di anni di “riforme” del lavoro che hanno sottratto ai lavoratori diritti e tutele. Questi sono i risultati della cancellazione dell’art.18”.

Sergio Marchionne (1952 – 2018): che l’uomo riposi in pace. Quanto al manager e alla sua azione, nulla di nuovo per i lavoratori all’ombra di FCA

“Sei un bimbo nero? Vai via dal nostro parco”! La bimba bianca che ascolta Salvini

L’esplosione dell’egoismo becero che, all’ombra di Salvini, porta a mistificare la realtà creando mostri della ragione. Ieri sono stato a pranzo con un amico, fervente sostenitore dell’estremismo del vice Presidente del Consiglio. Si parlava di Boeri, presidente INPS, e delle sue dichiarazioni in merito al fatto che il sistema pensionistico trova base anche nella presenza di immigrati che sono disponibili a lavori che pochi italiani vogliono eseguire. “Ma vive su Marte? Lo sostituiremo!”, ha tuonato Salvini toccato nel vivo della sua campagna indiscriminata contro tutti gli immigrati. Una campagna che comincia a produrre gli effetti voluti: una nigeriana viene picchiata per aver osato precedere un italiano allo sportello bancomat. Un bambino nero viene cacciato da un parco da una bambina bianca: “tu sei nero, qui non ci puoi stare”! In entrambi i casi si trattava di immigrati regolari, non di clandestini o di profughi arrivati con barconi o gommoni. Lei regolare lavoratrice, il bambino figlio di regolari lavoratori. Ma ormai così va, ormai grazie al ministro delle ruspe, molti italiani fanno di tutte le erbe un fascio, non distinguono più. Perché Boeri, che distingue tra immigrati regolari e immigrati irregolari, ha ragione: semplicemente il nostro sistema pensionistico, mentre diminuisce la natalità e mentre i nostri figli, diplomati o laureati, preferiscono cercare fortuna all’estero (dove magari fanno gli sguatteri nei ristoranti e nei pub), si basa proprio sui contributi prodotti dagli immigrati, quelli che vengono da lontano proprio per lavorare. Ecco allora gli indiani che lavorano nelle nostre stalle regolarmente ‘a libretto’ (un lavoro pesante, dove ci si sporca le mani e ci si spezza la schiena), ecco gli slavi ottimi lavoratori nei cantieri edili, ecco i cinesi che, a suon di soldoni, rilevano bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, negozi per parrucchiere, per estetiste, abbigliamento. Boeri ha ragione: diminuendo la disponibilità di italiani a fare lavori considerati usuranti o addirittura degradanti o ancora a scarsa redditività, aumentando i pensionati a scapito dei lavoratori attivi, se riusciamo a demotivare gli immigrati regolari a cercare fortuna in Italia, avremo forti difficoltà a sostenere il nostro sistema pensionistico. Eppure, per quell’amico (che ormai devo definire un ottuso conoscente) incontrato ieri a pranzo, ancora una volta generalizzando ha ragione Salvini e chi come Boeri disturba il manovratore numeri e competenza alla mano, ha torto, deve tacere. Ecco perchè IO NON STO CON SALVINI.

Bacio contronatura o semplicemente sono il politico (apparentemente) buono e il politico (propagandisticamente) cattivo? Come i ladri di Podenzano (un detto delle mie parti): il gatto e la volpe, fingono di litigare di giorno per far bottino e dividerlo da bravi briganti di notte.

P.S.: NON STO CON SALVINI E NEMMENO CON DI MAIO, SIA CHIARO

“Piacenza: l’ospedale è luogo di cura ma la giornata è poi lunga”, intervento di Elena Libè

Azienda Usl di Piacenza, cortile nucleo antico: l’ospedale in festa

Nuovo ospedale. Una mia lettera a Libertà:
“…leggo dal vostro giornale che si sta avvicinando il momento di decidere per il nuovo ospedale. Se mi permette, desidererei esprime la mia opinione, da cittadino piacentino ,su come dovrebbe essere il nuovo ospedale del futuro. Uso il termine futuro perchè un’opera così ha sicuramente un respiro di parecchi decenni e quindi la sua realizzazione deve avere uno sguardo molto in là. Non sono in grado di definire come devono essere i reparti ,le tecnologie, le modalità di cura:sono gli esperti del settore che devono esprimersi in merito,posso solo pensare a come un paziente puo’ e dovrebbe trovarsi in un nuovo ospedale. Penso che chi è malato ha necessità di sentirsi inserito dentro a un contesto tranquillo, con tanto verde che aiuta a sentirsi in sintonia con l’ambiente , che possa” viverlo” “abitarlo” sentirlo anche suo . Un luogo dove ,chi puo’ muoversi ,anche in carrozzina , possa camminare , respirare a pieni polmoni,possa incontrare i famigliari e gli amici,persone lungo viali adatti a chi ha bisogno di riposo e tranquillità , ma anche di continuare una vita di interessi ( cinema,luogo di eventi ,letture , ecc…) Un ospedale aperto e utilizzato dalle persone che sono ospiti ma anche da cittadini che possono vivere un ambiente salutare e interessante, indipendentemente dall’essere malato o no . Un caro amico mi ricorda che dal punto di vista demografico la nostra città avrà sempre piu’ persone anziane e con le famiglie attuali costituite da pochi figli e parenti, gli anziani saranno molto soli e con necessità di cure non solo mediche .
Il nuovo Ospedale dovrà quindi essere della città, per la città e provincia ,dentro la città , che vive nella città , con la città . Per chi non puo’ alzarsi : che possa guardare fuori vedendo la natura ,un ambiente sereno che vive in sintonia con lo scorrere del tempo “naturale” Io ho subito dei ricoveri, ho avuto parenti ricoverati e quello che mi è mancato non è la cura ,ho avuto dei trattamenti eccellenti , ma mi sono sentita isolata,fra le mura ( pur dignitose e sufficientemente a misura di persona ) . Chi è malato, secondo me, si deve adattare alle cure ,ma una volta fatte queste ,la giornata è lunga e se si puo’ camminare, incontrare persone ,andare a vedere qualcosa che non sia solo la TV ,aiuti a curarsi .E per chi non si puo’ muovere: creare ambienti che ti permettono di vedere cio’ che succede fuori: il sole , la pioggia la gente che si muove ,gli alberi che crescono i fiori che sbocciano,gli animali che popolano quel luogo . Alcuni ospedali hanno delle zone dove ci sono animali che aiutano soprattutto i bambini ad essere piu’ sereni a pensare come accudirli, come farseli amici . Certo l’ospedale deve essere una pausa di cura la piu’ breve possibile ,perchè poi si torna a casa dove dovrebbero esserci tutti i servizi necessari per continuare le cure e possibilmente guarire . Ma questa pausa quella dell’ospedale, dovrebbe essere il piu’ vicino possibile alla vita di tutti i giorni in un luogo piacevole ,rassicurante ,salutare ,ricco di possibilità di incontri . Grazie per l’attenzione .”

Nel frattempo lunedì il Consiglio Comunale ha deciso: lo vogliono i sanitari per cui si faccia il nuovo ospedale ma non alla Pertite. Verrà fatto un bando per scegliere un’area privata nonostante l’assessore regionale abbia paventato il rischio della responsabilità contabile

“Ospedale nuovo? Chi dice sì, chi dice no”, intervento di Thomas Trenchi, autore del blog d’informazione SportelloQuotidiano

La posizione del Movimento 5 Stelle con lo striscione esposto in occasione di una manifestazione a favore del parco alla Pertite

Ospedale sì, ospedale no. La partita per la costruzione del nuovo nosocomio a Piacenza sta contrapponendo tanti punti di vista di operatori sanitari, politici e cittadini. Il dibattito si divide tra chi giudica necessario realizzare un edificio all’avanguardia – più grande e fuori dal centro storico, senza padiglioni in modo da facilitare i percorsi di cura moderni – e chi invece invita a investire i fondi a disposizione sui medici, sulle cure e sui servizi già esistenti, preservando l’attuale ospedale inaugurato nel 1994.

«Al netto delle problematiche urbanistiche, prima di parlare di “ospedale nuovo” bisognerebbe trattare i quattro problemi principali della sanità: la riforma della medicina territoriale (medici di famiglia in primis); l’aumento del numero dei posti nelle scuole di specializzazione; la gestione del paziente anziano polipatologico cronico (principale frequentatore dell’ospedale); l’aumento delle risorse e dei posti letto per reparti di medicina e lungodegenza. In altre parole, se si risolvono questi temi, è possibile conservare l’ospedale vecchio, perché comunque si lavorerebbe molto meglio». È questo il pensiero diffuso da un medico che preferisce restare anonimo.

Il sindaco Barbieri sul nuovo ospedale: «Pretendo serietà da tutti per la città. Che fine ha fatto lo studio di fattibilità del Demanio?».

Anche l’agguerrito comitato civico “I castlan i disan no” – originariamente fondato «contro il depotenziamento del nosocomio di Castel San Giovanni» – si è espresso a sfavore di un nuovo cantiere in città: «È grave porsi il problema di dove costruire un ospedale senza considerare cosa verrà posto al suo interno. Quanti primari verranno nominati visto che l’ospedale di Piacenza ha molti “facenti funzione”? Il numero di posti letto e l’organizzazione sopperiranno un fabbisogno provinciale di 300mila abitanti?».

Dubbi per l’ex consigliere comunale dei Cinquestelle Andrea Gabbiani, riportati nero su bianco in un comunicato stampa: «Sarebbe intanto opportuno capire se serve o no un nuovo ospedale per poi passare alla successiva fase, ovvero trovare un’area adatta per progettare e costruire un nuovo polo sanitario. Il primo passaggio mi è letteralmente sfuggito, decisione già presa, ed il nuovo ospedale si farà, con beneficio della inutile trasparenza decisionale politica, passando in questo modo alla fase di discussione nell’individuazione di un’area adatta per poter inserire un non ben preciso polo sanitario. […] È sbagliato spostare l’argomento solo sulla struttura, e adesso sull’area, ma bisogna inserirlo in un contesto più ampio. È sbagliato, anzi scorretto, parlare di numeri senza pensare prima a quello che i cittadini chiedono».

Sul quotidiano Libertà, i primari di gastroenterologia Fabio Fornari e di oncologia Luigi Cavanna hanno motivato il tifo per un nuovo nosocomio pronto nel 2030: «È molto verosimile che un ospedale nuovo coincida con cure migliori. E’ importante però che ci sia una comunità d’intenti. Sarà la politica che deciderà dove farlo. Noi come tecnici abbiamo avuto l’input della direzione generale Ausl di non pronunciarci per un posto o per l’altro».

L’altro campo di battaglia infatti è quello per la posizione della struttura. Le collocazioni in gioco sono quattro: due pubbliche – l’area ex Pertite e la Caserma Lusignani – e due private – l’area dell’Opera Pia Alberoni alla Farnesiana e quella a La Verza -. Gli ambientalisti, il sindaco Patrizia Barbieri e buona parte dei consiglieri comunali sono contrari alla costruzione del nuovo ospedale alla Pertite, per tutelare questo polmone verde in piena città e destinarlo esclusivamente a parco.

«Le criticità dell’attuale ospedale sono evidenti e incidono negativamente sulla gestione, la cura dei pazienti e l’organizzazione da parte dei professionisti, come confermato da tutti gli operatori sanitari che quotidianamente riscontrano gli ostacoli concreti. Per realizzare il nuovo ci vorranno almeno dieci anni e le condizioni non miglioreranno. Il nuovo ospedale è un’opportunità e un’esigenza per la nostra comunità. La Regione ha confermato l’impegno del finanziamento a prescindere dalla scelta dell’area», è intervenuta la consigliera comunale Gloria Zanardi (Gruppo misto), escludendo categoricamente la Pertite. Nel contempo, però, è sorto il comitato “Per il nuovo ospedale” che spinge per la scelta dell’area boschiva in quanto soddisferebbe tutti i requisiti edili, sanitari e viabilistici.

In questa lotta tra guelfi e ghibellini, non resta che attendere i prossimi passi delle istituzioni: la presentazione di una lettera d’intenti con la volontà di realizzare il nuovo nosocomio tramite le coperture finanziarie garantite dalla Regione Emilia Romagna e dell’Ausl di Piacenza e la scelta dell’area del cantiere con l’indizione di una procedura ad evidenza pubblica per raccogliere manifestazioni d’interesse da parte di privati.

Comunque sia, non alla Pertite, bosco della città

20 giugno: Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

Il 20 giugno è una data importante perché si celebra in tutto il mondo la Giornata del rifugiato. L’appuntamento, fortemente voluto dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1951, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su una condizione – spesso oggetto di campagne diffamatorie e strumentali – che oggi coinvolge ben 70 milioni di rifugiati e richiedenti asilo nel mondo.

Una persona ogni 110 costretta alla fuga. Nel numero totale sono inclusi 25,4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni: 2,9 milioni in più rispetto al 2016 e l’aumento maggiore registrato in un solo anno. I richiedenti asilo che al 31 dicembre 2017 erano in attesa di una decisione in merito alla di protezione sono aumentati da circa 300.000 a 3,1 milioni. Le persone sfollate all’interno del proprio Paese rappresentano 40 milioni del totale.

In breve, il numero di persone costrette alla fuga nel mondo è quasi pari al numero di abitanti della Thailandia. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta alla fuga. L’85% dei rifugiati risiede in Paesi in via di sviluppo, molti poverissimi e incapaci di offrire un sostegno adeguato. Quattro su cinque rimangono in Paesi limitrofi ai loro.
Perché è una giornata importante. La Giornata mondiale del rifugiato serve a ricordare a tutti noi, che una casa e una nazione l’abbiamo e che consideriamo questi diritti scontati e inviolabili, che non applicare le norme sul diritto d’asilo significa delegittimare la legislazione internazionale e, nel nostro Paese, disattendere un principio sancito dalla Costituzione.

In Europa questa mancata applicazione è alla base della politica dei cosiddetti paesi di Visegrad, che prevedono un blocco dei flussi dei richiedenti asilo, negando quindi il diritto riconosciuto e sancito a ogni persona dalla convenzione di Ginevra a chiedere protezione internazionale nei casi previsti dalla legge.

Liu Xiadong, Refugees 4, 2015 Olio su tela

“Razzismo cibo per tutti”, parola di Giorgio Almirante, fascista del quale il Movimento 5 Stelle capitolino voleva celebrare la memoria

Il giornale nel quale Giorgio Almirante era segretari0o di redazione

Con i voti di M5s e Fratelli d’Italia, l’assemblea capitolina ha dato il via libera per una via o piazza a Roma dedicata a Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti“, scriveva il fascista Giorgio Almirante nel 1942. Un fatto decisamente grave che gli esponenti del Movimento 5 Stelle (tranne due astenuti e una consigliera che ha espresso voto contrario) si siano uniti alla destra di Fratelli d’Italia per permettere che Roma abbia una strada dedicata ad un razzista, come fu Giorgio Almirante. Il passo che si riporta è uno dei più contestati al leader di destra. È tratto da la Difesa della razza, periodico fondato e diretto dal 1938 – anno in cui vennero promulgate le leggi razziali fasciste – da Telesio Interlandi, nel quale Almirante scriveva e lavorava come segretario di redazione.

RAZZISMO CIBO PER TUTTI. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.

Fortunatamente la notte ha portato buon consiglio alla Sindaca Raggi (‘grillina’ pure lei) che, dopo aver dichiarato di non saper nulla della discussione in Assemblea, aver comunque affermato che le decisioni dell’Assemblea comunale sono sovrane ed aver quindi avallato l’ipotesi, passata la notte ha annunciato che nessuna via o piazza sarà dedicata ad Almirante, già segretario del Movimento Sociale Italiano. Che abbia ricevuto un’illuminazione sulla via del Campidoglio?

“Apriamo i porti, garantiamo soccorso”: presidio oggi alle 18.00 di fronte alla Prefettura a Piacenza

La chiusura dei porti italiani è una soluzione inaccettabile.
Nemmeno di fronte all’appello dell’Onu che parla di “imperativo umanitario”, il Ministro Salvini desiste dal riproporre e rafforzare la propria scelta sciagurata di negare lo sbarco alla nave Aquarius.
Le norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di umanità e solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica, sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.
L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze.
Le decisioni di questo Governo, schiacciato sulle posizioni di un Ministro dell’Interno come Salvini, non hanno precedenti e segnano una ferita profonda nella storia del nostro Paese che si è sempre contraddistinto per la solidarietà e che ha sempre garantito il soccorso in mare.
Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti.
La nave Aquarius, con a bordo 629 persone, tra cui donne, minori e gestanti, deve poter attraccare in un porto sicuro. La disponibilità del governo spagnolo, sebbene portatrice di un messaggio di solidarietà e speranza, non può essere la soluzione.
Ritardare le operazioni di sbarco vuol dire mettere a rischio le persone più vulnerabili presenti sulle imbarcazioni.

Mobilitarsi e reagire è il dovere di chi crede in una cultura solidale.
Oggi, mercoledì 13 giugno, alle ore 18.00 ci troveremo davanti alla Prefettura in via San Giovanni per manifestare la nostra indignazione e ribadire che la nostra umanità è aperta.

Coordinamento piacentino #restiamoumani

Mai con Salvini

Con l’adesione di: Amnesty International – Piacenza, Amnesty Gruppo Giovani Piacenza, Emergency Piacenza, Libera Piacenza, 100×100 in Movimento, La Pecora Nera scs onlus, GUS Gruppo Umana Solidarietà, ARCI Piacenza, Associazione Arci Emilia-Romagna, Partito Democratico Piacenza, @Piacenza comune con Luigi Rabuffi, Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista Piacenza, Rifondazione Comunista Piacenza, Piacenza Possibile, Potere al Popolo Piacenza, Sinistra Italiana Piacenza, Sinistra per Fiorenzuola, Brigate di solidarietà – Fiorenzuola, Camera del Lavoro di Piacenza – CGIL Piacenza, Fisac Cgil Piacenza, Cisl Parma Piacenza, Uil Piacenza, La fabbrica dei grilli, Fabbrica e nuvole, Comunità Islamica Di Piacenza, Legambiente Circolo Di Piacenza, Non Una Di Meno – Piacenza, Associazione Convivio di Cortebrugnatella, ANPI Piacenza, FOIC – Fiorenzuola Oltre i Confini, GAP Gruppo di Acquisto Popolare Piacenza e Provincia, L’Atomo Arcigay Piacenza