Il centrosinistra si fa camaleonte, gestisce il potere e diventa ricca borghesia così a Piacenza come ovunque la destra vince

Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia sono l’alleanza che a Piacenza ha portato Patrizia Barbieri (nella foto col megafono) a spodestare il Partito Democratico alla guida della città

Io, dalla parte di chi lavora e le ragioni, le motivazioni sono evidenti, affondano le radici nell’ambiente nel quale sono cresciuto, nelle storie di quanti hanno fatto parte del mio ambiente di vita. Mio padre era socialista, iscritto CGIL, capotreno in ferrovia. Mai perso uno sciopero perché, mi diceva, “o segui il sindacato o noi lavoratori siamo tutti persi”. Così, dopo uno sciopero duro con l’Italia costretta a piedi, 100% dei treni immobili nelle stazioni nei depositi e qualcuno in linea, il governo Fanfani ormai in ginocchio concedeva gli aumenti richiesti. Mio nonno paterno lavorava a fare il pane, era socialista e, mi raccontava mio padre, nei tempi bui del fascismo dominante lavorava per il sindacato clandestino. Andava all’osteria che era stata cooperativa rossa. Ogni tanto i fascisti lo menavano, papà lo andava a recuperare e lui, il giorno dopo, al Podestà negava il pane bianco. Remo Bonomini, marito di Olga, sorella di mio padre, ai tempi intellettuale di famiglia (unico con un diploma, da ragioniere), era comunista (è stato assessore a Fiorenzuola). Suo fratello aveva combattuto con i partigiani. Mamma era contadina e come suo padre era socialista, diceva che al padrone bisognava sorridere e dargli sempre ragione, poi nell’urna votare coi lavoratori. Il fratello di mamma, Giovanni, prima manovale, poi muratore, poi lavorante in cooperativa di consumo a Rottofreno, era comunista ed è stato candidato Sindaco per il PCI. Solo se indaghiamo nel passato possiamo capire il nostro presente, tanto più in tempi difficili come quelli che viviamo, tempi di crisi delle ideologie, tempi dove sempre più sfumata è la chiarezza della direzione, dell’orizzonte, di dove sorga il Sol dell’Avvenire. Dove va la classe operaia, dove vanno i lavoratori? Vanno ancora in Paradiso ma lì continuano a mangiare fagioli? Il problema è un altro: quel mondo nel quale sono cresciuto se esiste ancora è marginalizzato. Siamo mutati, diventati diversi. Oggi i discendenti di quei lavoratori che dicevo, hanno studiato, sono laureati, lavorano o cercano lavoro nei servizi. Rifiutano i lavori nei campi, i posti nei distributori di benzina, emigrano, vanno all’estero. Per assenza della fabbrica. Delocalizzata, trasferita nei paesi emergenti dove il costo del lavoro è quasi irrisorio. Oppure robottizzata, specie per quanto alle linee di produzione. Quando lavoravo in Fiat eravamo un esercito di oltre 100mila lavoratori. Oggi, 30 anni dopo, credo siano meno di 50mila e ben pochi di questi sono a diretto contatto con le linee di produzione. L’economia, l’utile, il guadagno, non dipendono più dalla produzione, dal lavoro e dal mercato dei beni ma spesso semplicemente dalla finanza, dalla Borsa e dalla speculazione. Fioriscono le cooperative che offrono servizi a prezzi bassi agendo al ribasso sulle buste paga dei soci lavoratori e guai al socio che si iscrive al sindacato. Spesso, se lo fa (e sono pochi), lo fa in via diretta, senza passare attraverso la cooperativa. I partiti sono in crisi, la partecipazione è al minimo storico. Del resto in tempo di globalizzazione il singolo è praticamente ininfluente. Si conta solo attraverso internet dove si ha l’impressione di essere ascoltati da una platea enorme salvo dopo poco accorgersi che tutto è effimero e quel che conta sono i denari delle multinazionali davvero in grado di orientare le scelte in base ai loro interessi. Viviamo nell’era della solitudine, uno conta uno ovvero nulla. Stupisce dunque se siamo sempre meno ad andare al voto? Laddove non è più chiara l’identità sociale di ciascuno e tutto si confonde non resta che chiudersi nella difesa, orientarsi verso chi almeno apparentemente garantisce conservazione, illusione di mantenimento del passato e del consolidato. Così, di fronte ad una sinistra camaleontica (quella di Renzi e di un Partito Democratico ormai estraneo alle sue stesse radici, alla fabbrica, ai lavoratori così come tradizionalmente intesi ma contemporaneamente incapace di entrare in simbiosi e di convincentemente dialogare con i nuovi) che da sempre rifiuta di essere socialista nascondendosi dietro il paravento della formula ‘centrosinistra’ che nulla dice o tutto dice salvo perseguire l’opposto, è inevitabile il disorientamento che si traduce nel voto contrario o nel non voto. Non ho soluzioni a tutto questo ma d’una cosa sono abbastanza certo: non è vero che destra e sinistra non esistono più, che sono valori superati. La destra continua ad esistere e vince. La sinistra (o quella che come tale nasce e dovrebbe continuare ad essere), invece, nella sua parte maggioritaria (il Partito Democratico), ha cambiato e sta cambiando pelle, orientandosi verso la gestione del potere in commistione con gli orientamenti delle grandi proprietà finanziarie, produttive, con la Confindustria per grandi imprese immobiliari (ad esempio la costruzione di un inutile nuovo ospedale a Piacenza), in una parola sciegliendo di stare dalla parte della ricca borghesia e dei suoi profitti. Perdendo così il consenso di chi lavora e si sente privo di rappresentanza.  

Poesia di Pier Paolo Pasolini

Alla gogna 50 dipendenti del Comune di Piacenza però all’occasione siamo tutti furbetti. Chi del cartellino chi del pro domo sua

Prosegue la saga dei 50 presunti assenteisti (ovvero “furbetti del cartellino“) dipendenti del Comune di Piacenza trovati in flagranza di presunto reato da parte dei militi della Guardia di Finanza. Qualcuno di loro comincia a parlare di fronte al giudice delle indagini preliminari e, per quanto sta emergendo, si scopre che ogni caso fa storia a sé.

Come del resto prevedibile. Andare al bar magari situato a pochi metri dalla sede di lavoro per consumare un buon caffè in dieci minuti può essere considerato comportamento degno di licenziamento o comunque di titoli cubitali sui giornali e di pubblica gogna?

Per questo nel post del 29 giugno invitavo ad evitare la diffusione dei nomi e cognomi da parte sia della Procura sia dei quotidiani e, per quanto a questi ultimi, all’insegna del rispetto nei confronti di persone per le quali l’accertamento richiede tempo e valutazione della gravità del comportamento mentre un nome dato immediatamente in pasto ai lettori e alla città crea discredito immediato.

Certo sarà difficile giustificare chi usava il mezzo pubblico (un furgone, un’auto, un camion) per accompagnare la minorenne all’albergo a ore oppure per piccoli affari personali (ad esempio il trasloco di un conoscente con compenso in nero). Questi sicuramente rischiano il licenziamento mentre ad esempio mi sembra andranno puniti marito e moglie che arrivavano insieme al lavoro e lei timbrava per lui che nel frattempo cercava di posteggiare l’auto personale impiegando una manciata di minuti. Nel primo caso però come dicevo si può pensare/temere il licenziamento, nel secondo credo che una punizione esemplare non vada oltre alla negazione dello stipendio per qualche giorno.

Purtroppo siamo un popolo di ‘furbetti’ e di conniventi ma proprio per questo evitiamo di giocare al massacro denunciando i malcapitati solo perché colti con le mani nel sacco (ma quale sacco?)  e bypassando sulle nostre mani nel vasetto della marmellata.

Lasciamo perdere le solite ‘tiritere’ delle colpe dei dirigenti, dei politici, dell’esempio che vien dall’alto (tutte verità che comunque servono solo per giustificare le nostre dita nel già citato vasetto della marmellata o, peggio, della Nutella).

Penso a chi di noi entra in area ospedaliera tranquillamente fumando e, se ripreso, inveisce contro il controllore. Penso al milite GdF in pensione che viaggia sulla linea Milano-Bologna in treno in 1^ classe col biglietto di 2^ e, di fronte alla giovane capotreno che gli contesta il fatto, inveisce (rifiutando le generalità) sostenendo che i bagni sono sporchi. Penso alla barista che prende i soldi dimenticando la stampa dello scontrino e al cliente che non lo chiede salvo entrambi lamentando lo stato dei servizi pubblici.  

In altre parole: difficile trovare Santi, chi è senza peccato scagli la solita pietra. I fatti, le mancanze, ci sono ma cerchiamo di non fare di tutte le erbe un fascio, di pesare, valutare e alla fine ‘graduare’ le punizioni in base alle mancanze effettive.

“Nessuna novità nella storia: mors tua, vita mea”, intervento di Piersergio Serventi in fb

Il naufragio di Don Giovanni, olio su tela di Eugene Delacroix

Vedremo il vertice di Tallin, ma se le cose resteranno così, con le attuali posizioni di Francia, Spagna e Austria, l’antieuropeismo in Italia avrà definitivamente vinto e con esso o le destre o il M5S. Dopo di ché l’alternativa sarà la chiusura dei porti con qualche decina di migliaia di vittime nel mediterraneo fino a che forse, a forza di morti, i flussi non si arresteranno. La tragica realtà è che nessun governo può godere a tempo indefinito del consenso democratico sufficiente per fare una politica di apertura ai ritmi attuali di immigrazione. I 12.000 su 24 navi in due giorni sono stati il punto di svolta e di non ritorno. Può essere duro ammetterlo, ma nessun popolo è così altruista. Il governo del PD può scegliere tra chiudere i porti ora o lasciare che li chiuda il futuro governo. Il diritto internazionale o il diritto del mare sono ormai travolti come in tempo di guerra e le ONG serviranno solo a contare i morti presunti (di questi non ci saranno neppure i cadaveri) come la Croce Rossa nelle guerre. Del resto questa mattina ho sentito a Radio Anch’io l’esponente di Medici Senza Frontiere sostenere che i porti spagnoli e francesi sono troppo lontani e quindi raggiungibili in tempi troppo lunghi e non conciliabili con il ritmo che occorre tenere per salvare i migranti in pericolo, quindi perfino questa soluzione non sarebbe compatibile con l’imperativo morale di salvarli tutti e la nostra posizione “politica” sarebbe solo una foglia di fico per coprire una realtà tanto terribile quanto tecnicamente irrisolvibile. Se un problema viene percepito collettivamente come “mors tua, vita mea”, la soluzione è sempre una sola: mors tua. Un individuo può anche essere un eroe; un popolo mai.Nessuna novità nella storia dell’umanità.

Piacenza: dipendenti pubblici indagati a gogò. Si proceda ma garantendo l’anonimato

La gogna, olio su tela di Babb

Ieri mattina, annunciano i quotidiani online locali (oltre ad Ansa.it), blitz della Guardia di Finanza in Comune a Piacenza. Prevista per stamane la conferenza stampa da parte della Procura e della Questura ma intanto le notizie sono ormai certe: partiamo da 50 indagati presunti ‘furbetti del cartellino’.

Di questi 39 sono stati portati in Questura per ‘riconoscimento fotografico’ con tanto di obbligo di firma, 10 sarebbero indagati ‘a piede libero’, 1 agli arresti domiciliari. Un altro paio di tecnici sempre comunali sono agli arresti domiciliari per indagini in merito ad un paio di appalti tra i 20mila e i 200mila euro. Bazzecole, briciolette rispetto ai 12 dipendenti di ASL e di ASP indagati per ipotesi di frammentazione (evitando così la gara e procedendo per affidamento diretto) di appalto di Global Service da tre milioni di euro.

Mi auguro che almeno fino al momento nel quale dalle semplici indagini si passerà al rinvio a giudizio con, di conseguenza, concrete possibilità di reato consumato, stampa e televisioni (già scatenate sul tema) abbiano l’accortezza di tacere in merito a nomi e cognomi.

E lo dico per esperienza diretta.

Era il 2012 quando, come dirigente della mia Azienda pubblica, insieme al vertice aziendale (5 direttori di massimo livello) ho ricevuto l’avviso di garanzia relativo ad indagine in corso per presunto abuso d’ufficio, truffa e falso in atto pubblico. Non prevista, nell’occasione, la banda armata o l’organizzazione mafiosa. Quantomeno da parte del Pubblico Ministero.

Ovviamente diversa la posizione dell’opinione pubblica, locale e nazionale, rispetto alla notizia riportata da molti quotidiani sia stampati sia online, da Repubblica al Fatto Quotidiano al piacentino Libertà e via dicendo. Ero ed eravamo già condannati, colpevoli, malfattori, delinquenti.

L’indagine è durata due anni, fino al giugno 2014 e sinceramente non ricordo di aver vissuto al meglio, quei giorni. Anzi! Provate voi, per capire! Non mi sono affidato ad un legale, perché ero convinto di aver lavorato nell’interesse della Pubblica Amministrazione e i miei quattrini servivano esclusivamente per sostenere il futuro dei miei figli. Alla faccia dei commenti che sentivo nei bar, dell’imbarazzo dei parenti, dei colleghi (non sempre sinceri), degli amici, dei compagni di Partito (rispetto al quale mi ero immediatamente messo ‘in sonno‘) delle mie indiscusse paure, del disagio inevitabile.

Nel giugno del 2014, dopo appunto due anni, il Pubblico Ministero propose l’archiviazione e il Giudice delle Indagini Preliminari ha formalizzato l’inesistenza di elementi che potessero portare al rinvio a giudizio. Nessun processo, quindi. Avevamo lavorato al meglio, nell’interesse pubblico, utilizzando a dovere i finanziamenti garantiti dai contribuenti. Due anni che finivano in gloria, stile eravamo su scherzi a parte.

Però il mio nome, se cerchiamo in internet, è ancora lì. Basta cercare via Google “Claudio Arzani indagato” e troviamo le pagine di Repubblica, del Fatto Quotidiano, di Radio Città del Capo, di Imola Oggi, di Bologna Today (“rapporti torbidi”), di Destradipopolo ed altri ancora che annunciavano il fattaccio. Da nessuno di questi, con tanti saluti al diritto all’oblio (peraltro per fatto non commesso) ho poi trovato l’annuncio della chiusura indagini per cui in sostanza ogni cittadino capace di navigare in internet, risulta tuttora legittimato a considerarmi capopopolo di truffa aggravata consumata contro la cosa pubblica (salvo notare gli articoli invece di PiacenzaSera e di Piacenza24 che riportano appunto la notizia della fine indagini con decisione di archiviazione per insussistenza di reato).

Sia ben chiaro: non giustifico nessuno se davvero qualche dipendente pubblico in timbratura è andato a far la spesa o a passare il pomeriggio giocando a tennis o a farsi i muscoli in palestra oppure se ha favorito una ditta per un appalto.

Siano messi alla gogna e al pubblico ludibrio.

Ma solo quando i fatti saranno accertati.

Altrimenti, data la notizia delle indagini in corso, si abbia rispetto per i nomi e l’identità delle persone.

Che fino a prova contraria sono innocenti o in grado (mi auguro per loro) di produrre valide giustificazioni per le loro azioni.

Per governare bene bisogna saperlo fare e serve competenza, non bastano i Vaffa

Virginia Raggi, esponente M5S, Sindaca di Roma

Per governare e governare bene, per meritare fiducia non basta essere onesti, dichiararsi alternativi, magari usare il dileggio e peggio ancora l’insulto come troppo spesso avviene nei social network anche da parte di autorevoli esponenti politici.

Occorre competenza o quantomeno l’umiltà di apprendere. Chi fin dal primo giorno d’insediamento sale in cattedra, annuncia proclami, cambiamenti epocali, rischia di impattare in una realtà completamente diversa, quella che per cambiare occorre sempre conoscenza e professionalità.

Virginia Raggi, Sindaca di Roma per conto di M5S è un alto esempio di quanto sopra. Ricordate? Nominò all’indomani dell’elezione Salvatore Romeo a capo della segreteria politica e Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del personale, alla direzione Turismo del Campidoglio. Per queste due nomine sono in corso indagini con l’ipotesi di abuso d’ufficio e falso e, a breve, il magistrato si pronuncerà in merito al rinvio a giudizio o all’archiviazione.

Insomma, nessuna contestazione in merito a mani nella marmellata o a corruzione. Semplicemente incompetenza in merito a procedure come dire che nessuno è santo e men che meno nato imparato, nemmeno i seguaci di Beppe Grillo: per governare non basta organizzare dei Vaffa. Occorre competenza.

In ogni caso, anche in caso di rinvio a giudizio, ha dichiarato la Sindaca, nessun passo indietro, nessuna sospensione, niente dimissioni della Virginia che, giustamente, afferma il diritto alla difesa per dimostrare la propria buona fede.

Non mi risulta che questo sia stato lo stesso criterio applicato da Di Maio, dai Casaleggio, da Grillo quando ad essere rinviati a giudizio siano stati esponenti di altri partiti e non è certo questo il modo per ottenere credibilità.

“Il PD ha sbagliato su molti temi ma populismo e fascismo vanno fermati”, l’appello di Massimo Castelli per Piacenza

Riportiamo l’appello pubblicato in facebook da Massimo Castelli, Sindaco di Cerignale

Al senato spintoni e insulti leghisti alla ministra dell’istruzione.. fuori dal senato casa pound.. Populismo e fascismo vanno fermati.. Per questo chiedo a tutti i miei amici di Piacenza di andare a votare il 25 giugno per Paolo Rizzi.. Il PD ha sbagliato su molti temi.. ma di fronte alla possibilità di cedere la città alla lega e a Foti.. bisogna fare delle scelte .. anche etiche e di schieramento ideologico.. Non possiamo permetterci una città chiusa.. oscurantistica.. egoista e demagogica. . Piacenza merita una guida progressista.. un futuro di solidarietà…. e di libertà personali.. Dobbiamo resistere.. e votare Rizzi.. senza indugi

Piacenza: Paolo Rizzi, complice il Pd, consegna lo scranno comunale al centrodestra?

Bandiera rossa, olio su tavola di Andrea Salvino

Oltre il 43% di piacentini che hanno disertato le urne, più di 900 schede nulle e oltre 200 bianche. Un Pd ridotto ai minimi termini (per quanto rimanga primo tra i Partiti singolarmente presi) con un tutto sommato miserello 18,5% conseguenza di una politica da parte della precedente amministrazione e del Sindaco uscente Paolo Dosi che, in linea generale, non ha lasciato il segno: probabilmente anche per un difetto di capacità comunicativa. Evidentemente, per recuperare credibilità e fiducia non basta, come tentato di fare, postulare mirabolanti interventi (leggi promessa di costruzione di un ospedale nuovo, di uno stadio nuovo e poi chissà chè) puntando contemporaneamente il dito contro il governo nazionale per i troppi tagli alle risorse dei Comuni.

Bisognava avviare un serio esame di coscienza verificando programmi inizialmente annunciati e realizzazioni effettive nel quinquennio appena trascorso e qui, diciamo la verità, casca l’asino, si è offerto con abbondanza il fianco alle critiche del centrodestra lasciando nell’aria le troppe parole e promesse alle quali non sono seguiti fatti e, quando sono seguiti (specie a livello nazionale ma anche il locale non è stato da meno), era meglio non seguissero.

Ma tra i tanti problemi che hanno determinato il disimpegno o addirittura l’allontanamento di buona parte di quella gente che, in quanto progressista si riconosceva nei Democratici di Sinistra e nella Margherita ed ha continuato a farlo nel PD, trovo il costante scostamento tra ‘sentire’ dell’essere Partito da parte di molti aderenti e l’impostazione calata dall’alto negli ultimi anni che vorrebbe il rapporto tra l’iscritto e la struttura molto più ‘leggero’ riducendo in sostanza il Partito a semplice comitato elettorale a supporto del segretario di turno e degli esponenti del suo cerchio magico (in sostanza la filiera Renzi, Reggi, DeMicheli, Dosi/Rizzi) anzichè luogo di ascolto, elaborazione, proposizione, realizzazione.

Ritengo i Partiti strumenti indispensabili per la democrazia e il governo del Paese. Ecco allora che il candidato Sindaco Paolo Rizzi, sostanzialmente un indipendente esterno, cavalcando la stanchezza della gente verso le degenerazioni della politica, cercando di marginalizzare il ruolo dell’organizzazione Partito personalizzando la capacità individuale di un ‘Sindaco governatore’, in realtà cade nella trappola che ha come conseguenza inevitabile il rifiuto e l’astensione.

I due candidati che vanno al ballottaggio a Piacenza: Patrizia Barbieri (col 34,78% alfiere di Lega Nord, Forza Italia, Pensionati, Fratelli d’Italia) e Paolo Rizzi (col 28,20% candidato sostenuto da Pd e due liste civiche)

Un equivoco in nulla diverso dall’interpretazione che M5S rappresenti l’antipolitica: i grillini rappresentano e fanno politica, sono essi stessi Partito, semplicemente sono e vogliono essere alternativi alla degenerazione della forma Partito così come si è andata sviluppando nella seconda Repubblica. Ma sono essi stessi forma Partito, con le sue regole, i suoi strumenti di espressione, di valutazione, di elaborazione, di decisione da parte di una filiera gerarchicamente costruita.

In pratica dunque la degenerazione è di una interpretazione della politica basata sull’individualismo centralizzante di un capo che a vari livelli governa un gruppo, una rete di interessi soggettivi condivisi. Il Partito come struttura di equilibrio collettivo viene negato, additato quale fonte del male rimandando ad un concetto di governo individualistico che marginalizza l’ipotetico insieme di individui singoli incapaci di condizionare realmente in termini di capacità elaborativa quel cerchio magico del quale il capo si circonda.

Così si consegna la città e il Paese al centrodestra laddove questo riesce ad unire proprio le Forze politiche organizzate, con buona pace di qualche scheggia ‘impazzita’ che riteneva, agendo quale individuo fuori dal sentiero partitico, di poter conquistare consenso e dominio della città.

Piacenza: Passione Civica, Sandra Ponzini Sindaca, i candidati, un bel modo di vivere la città e la sua gente.

Foto pubblicate in fb da Paolo Prandini, candidato per Passione Civica

Chiusa la campagna elettorale di Passione Civica, la lista nata dall’iniziativa di Articolo 1 – MDP per sostenere la candidatura di Sandra Ponzini Sindaca di Piacenza. Un happening alla Farnesiana, accanto alla Galleria del Sole, in regime di austerità, come si confà alla buona politica, la politica delle idee e dei programmi e non delle costose maxi-pubblicità sui pullman. Campagne elettorali oltre i 50mila euro di spese, ma chi mette mano al portafoglio per affrontare esborsi del genere? Chi finanzia? Quali ‘debiti’ ne sono conseguenza?

Passione Civica, ha detto Sandra, invece che alle costose maxi iniziative, si è affidata ai banchetti di strada, “per poter parlare con la gente, per costruire insieme il programma di lavoro da attuare dopo il voto” e anche l’ultimo incontro è stato un momento di festa, tra musica, coppa e botollina, tanti bambini di diverse origini etniche: la gente che vive, gioca, studia, lavora nella nostra città.

Insomma: Passione Civica, Sandra, i candidati, un bel modo di vivere la città e la sua gente.

Il voto per Dalila Ciavattini, candidata per Sandra Ponzini sindaca

Arzyncampo sostiene la lista Passione Civica della candidata Sindaca Sandra Ponzini e la candidatura come consigliera comunale di Dalila Ciavattini, 56 anni, diplomata ragioniera, Impiegata. Le sue motivazioni per la candidatura di sostegno a Sandra: “Mi rendo disponibile perchè ci credo. Credo in una città diversa, la città di Sandra, una città dove si respiri meglio, con una sanità più facilmente accessibile che organizza ambulatori di prossimità nei quartieri periferici, una città attenta a chi lavora. Senza dimenticare i bisogni del tempo libero, dell’arte, della cultura”

Dalila e la politica. Una vittima, oserei dire, degli impegni e delle assenze di tuo marito, da sempre attivo con partiti e movimenti. Così per una vita. Poi, improvvisamente, i ruoli si invertono: il marito tranquillo in casa o comunque almeno in via diretta estraneo alla prova elettorale e tu, invece, in prima fila.

Sì, lo stupore da parte di chi mi conosce c’è stato. Ma, di fronte ad una città decisamente ferma, immobile, si trattava di sostenere la candidatura un po’ fuori dal coro di una persona, Sandra Ponzini e il suo programma di rilancio, di rinnovamento che condivido, così ho accettato di metterci la faccia, come si usa dire”.

Le tue caratteristiche sono quelle di una donna che lavora, di madre e di nonna, di moglie sostenitrice delle evoluzioni di tuo marito come poeta e scrittore che spesso accompagni nelle sue presentazioni leggendo i suoi testi e le sue poesie. Tutto questo come può servire alla città?

Guarda, innanzitutto vorrei una città meno ‘seduta’ nell’ordinario e nella semplice rappresentanza, meno ‘suddita’ di Bologna e della Regione (vedi il tema della riorganizzazione in sanità), così come l’ho percepita con l’amministrazione uscente”.

“L’elenco delle cose da fare sarebbe lungo. Sicuramente indispensabile una visione programmatica d’insieme che vada oltre il singolo intervento, che sappia vedere e portarci lontano, proiettarci nel futuro”.

Puoi focalizzare meglio un argomento, un settore rispetto al quale ritieni prioritario intervenire?

“Vorrei una città più attenta all’arte. Bisogna trovare una soluzione alla vergogna dei quadri che la Ricci Oddi per mancanza di spazi deve tenere nei depositi lontani dalla possibilità di essere ammirati da parte nostra. Ma al di là di questo è veramente un problema il fatto che le poche risorse a disposizione non vengano destinate ad importanti iniziative in questo campo: la mostra sul Guercino con oltre 100mila visitatori ci insegna che l’investimento nell’arte può diventare ricchezza per tutta la città, soprattutto se si sa fare squadra. Sono diciamo una spettatrice dell’arte e così mi capita di visitare mostre in altre città, da Brescia a Ferrara, a Treviso, a Cremona. Ovunque trovo un’offerta diciamo integrata. Percorsi facilitati, negozi aperti anche nei festivi, diciamo città vestite a festa, che mostrano la loro parte migliore, che invogliano il turista alla visita e anche al ritorno”.

“Per quanto al resto ti rimando al programma di Passione Civica che sottoscrivo a piene mani per avere una sanità al nostro servizio, un servizio sanitario di qualità ma anche fisicamente ‘vicino’ a noi cittadini, una sanità di prossimità senza favoleggiare di ospedali nuovi e di operazioni immobiliari ma sviluppando la presenza nel territorio. Ancora: scelte decise utili per ridurre effettivamente i tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali di visita o strumentali senza la cartina di tornasole di sentirmi dire telefonando al Cup che una lastra la posso fare in sette giorni ma solo se vado a Bobbio e se proprio voglio farla in città posso ma devo aspettarne almeno venti, di giorni. Per concludere, vorrei interventi per migliorare la qualità dell’aria eventualmente allargando la zona a traffico limitato”.

Dalila in versione gran maestra di cucina e attenti a non gradire quei piatti che prepara!

Visitando il tuo profilo in facebook si scopre la tua grande passione per la cucina: pubblichi foto dei tuoi piatti letteralmente da far “leccare i baffi”. Pensi anche in questo di avere qualche messaggio da lanciare alla città?

“Beh, non dimenticare che l’alimentazione sana sta alla base della salute e il Comune può favorire interventi di informazione e di controllo, ad esempio tanto nelle scuole quanto negli asili. A parte questo non dimentichiamo tutti i nostri prodotti e i nostri piatti che vanno valorizzati e qui il Comune può rendersi protagonista nel sostenerli, favorendo l’informazione e soprattutto il saper far squadra tra tutti i protagonisti interessati. Non può essere che altre province come Parma o Cremona spaccino come loro le nostre eccellenze oppure riescano a ‘coprire’ i nostri prodotti con i loro di qualità inferiore. Dobbiamo imparare a farci conoscere, non può più essere che la nostra coppa meriti il marchio Doc e la citazione nei manuali di gastronomia però poi se vai a New York oggi trovi la coppa di Parma e in un domani magari la coppa di Pechino”.

Se alla fine tu non fossi eletta?

Quello che conta sono le idee e i programmi. I miei coincidono con quelli di Sandra Ponzini. Io ci credo, credo che Sandra sarà un’ottima Sindaca davvero utile per questa nostra città e sostenerla è la priorità che conta. Tutto il resto vien da sè”.

Biblioteca di Gragnano Trebbiense, Dalila legge un brano del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”

Con questo Dalila con un accattivante sorriso ci saluta, deve prepararsi per domani sera, venerdì: nel giardino dell’ex asilo Gandolfi a Gropparello su invito del locale Circolo Auser leggerà alcuni brani tratti dal libro del marito ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, per ricordare una tragedia ormai lontana nel tempoma i cui effetti, sottolinea, purtroppo sono ancora drammaticamente presenti, il cesio continua ad inquinare la terra in Ucraina, Russia, Bielorussia condizionando il ciclo alimentare animale e umano, i bambini di Chernobyl hanno ancora bisogno di assistenza, le scorie radioattive comprese quelle della nostra centrale caorsana restano un problema e nessuno ha il coraggio di decidere dove costruire il Deposito nazionale necessario”.

Il tuo messaggio conclusivo?

“Il voto a Sandra Ponzini e la preferenza a me Dalila Ciavattini, un bel modo di vivere la città e la sua gente”.

Un’altra grande passione di Dalila: la fotografia