20 giugno: Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato

Il 20 giugno è una data importante perché si celebra in tutto il mondo la Giornata del rifugiato. L’appuntamento, fortemente voluto dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1951, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su una condizione – spesso oggetto di campagne diffamatorie e strumentali – che oggi coinvolge ben 70 milioni di rifugiati e richiedenti asilo nel mondo.

Una persona ogni 110 costretta alla fuga. Nel numero totale sono inclusi 25,4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni: 2,9 milioni in più rispetto al 2016 e l’aumento maggiore registrato in un solo anno. I richiedenti asilo che al 31 dicembre 2017 erano in attesa di una decisione in merito alla di protezione sono aumentati da circa 300.000 a 3,1 milioni. Le persone sfollate all’interno del proprio Paese rappresentano 40 milioni del totale.

In breve, il numero di persone costrette alla fuga nel mondo è quasi pari al numero di abitanti della Thailandia. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta alla fuga. L’85% dei rifugiati risiede in Paesi in via di sviluppo, molti poverissimi e incapaci di offrire un sostegno adeguato. Quattro su cinque rimangono in Paesi limitrofi ai loro.
Perché è una giornata importante. La Giornata mondiale del rifugiato serve a ricordare a tutti noi, che una casa e una nazione l’abbiamo e che consideriamo questi diritti scontati e inviolabili, che non applicare le norme sul diritto d’asilo significa delegittimare la legislazione internazionale e, nel nostro Paese, disattendere un principio sancito dalla Costituzione.

In Europa questa mancata applicazione è alla base della politica dei cosiddetti paesi di Visegrad, che prevedono un blocco dei flussi dei richiedenti asilo, negando quindi il diritto riconosciuto e sancito a ogni persona dalla convenzione di Ginevra a chiedere protezione internazionale nei casi previsti dalla legge.

Liu Xiadong, Refugees 4, 2015 Olio su tela

“Razzismo cibo per tutti”, parola di Giorgio Almirante, fascista del quale il Movimento 5 Stelle capitolino voleva celebrare la memoria

Il giornale nel quale Giorgio Almirante era segretari0o di redazione

Con i voti di M5s e Fratelli d’Italia, l’assemblea capitolina ha dato il via libera per una via o piazza a Roma dedicata a Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti“, scriveva il fascista Giorgio Almirante nel 1942. Un fatto decisamente grave che gli esponenti del Movimento 5 Stelle (tranne due astenuti e una consigliera che ha espresso voto contrario) si siano uniti alla destra di Fratelli d’Italia per permettere che Roma abbia una strada dedicata ad un razzista, come fu Giorgio Almirante. Il passo che si riporta è uno dei più contestati al leader di destra. È tratto da la Difesa della razza, periodico fondato e diretto dal 1938 – anno in cui vennero promulgate le leggi razziali fasciste – da Telesio Interlandi, nel quale Almirante scriveva e lavorava come segretario di redazione.

RAZZISMO CIBO PER TUTTI. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.

Fortunatamente la notte ha portato buon consiglio alla Sindaca Raggi (‘grillina’ pure lei) che, dopo aver dichiarato di non saper nulla della discussione in Assemblea, aver comunque affermato che le decisioni dell’Assemblea comunale sono sovrane ed aver quindi avallato l’ipotesi, passata la notte ha annunciato che nessuna via o piazza sarà dedicata ad Almirante, già segretario del Movimento Sociale Italiano. Che abbia ricevuto un’illuminazione sulla via del Campidoglio?

“Apriamo i porti, garantiamo soccorso”: presidio oggi alle 18.00 di fronte alla Prefettura a Piacenza

La chiusura dei porti italiani è una soluzione inaccettabile.
Nemmeno di fronte all’appello dell’Onu che parla di “imperativo umanitario”, il Ministro Salvini desiste dal riproporre e rafforzare la propria scelta sciagurata di negare lo sbarco alla nave Aquarius.
Le norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di umanità e solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica, sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.
L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze.
Le decisioni di questo Governo, schiacciato sulle posizioni di un Ministro dell’Interno come Salvini, non hanno precedenti e segnano una ferita profonda nella storia del nostro Paese che si è sempre contraddistinto per la solidarietà e che ha sempre garantito il soccorso in mare.
Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti.
La nave Aquarius, con a bordo 629 persone, tra cui donne, minori e gestanti, deve poter attraccare in un porto sicuro. La disponibilità del governo spagnolo, sebbene portatrice di un messaggio di solidarietà e speranza, non può essere la soluzione.
Ritardare le operazioni di sbarco vuol dire mettere a rischio le persone più vulnerabili presenti sulle imbarcazioni.

Mobilitarsi e reagire è il dovere di chi crede in una cultura solidale.
Oggi, mercoledì 13 giugno, alle ore 18.00 ci troveremo davanti alla Prefettura in via San Giovanni per manifestare la nostra indignazione e ribadire che la nostra umanità è aperta.

Coordinamento piacentino #restiamoumani

Mai con Salvini

Con l’adesione di: Amnesty International – Piacenza, Amnesty Gruppo Giovani Piacenza, Emergency Piacenza, Libera Piacenza, 100×100 in Movimento, La Pecora Nera scs onlus, GUS Gruppo Umana Solidarietà, ARCI Piacenza, Associazione Arci Emilia-Romagna, Partito Democratico Piacenza, @Piacenza comune con Luigi Rabuffi, Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista Piacenza, Rifondazione Comunista Piacenza, Piacenza Possibile, Potere al Popolo Piacenza, Sinistra Italiana Piacenza, Sinistra per Fiorenzuola, Brigate di solidarietà – Fiorenzuola, Camera del Lavoro di Piacenza – CGIL Piacenza, Fisac Cgil Piacenza, Cisl Parma Piacenza, Uil Piacenza, La fabbrica dei grilli, Fabbrica e nuvole, Comunità Islamica Di Piacenza, Legambiente Circolo Di Piacenza, Non Una Di Meno – Piacenza, Associazione Convivio di Cortebrugnatella, ANPI Piacenza, FOIC – Fiorenzuola Oltre i Confini, GAP Gruppo di Acquisto Popolare Piacenza e Provincia, L’Atomo Arcigay Piacenza

“Il cane è vivo”, intervento di Riccardo Nencini, segretario Partito Socialista Italiano

Non sarà facile ma non è impossibile. Il governo Conte – intendo l’alleanza tra Salvini e Di Maio – cercherà di cancellare il confine politico destra/sinistra. Lo ritengono un cane morto, un residuo del vecchio secolo da cui liberarsi in fretta. I tre hanno promesso una ‘politica del fare’ fondata sui bisogni del popolo, una trasposizione nel nostro tempo degli slogan della Francia della rivoluzione. Nulla di buono.

E però, se è complicato inserire i Grillini nelle categorie tradizionali, non c’è dubbio che la Lega, per sua stessa ammissione, per alleanze, per collocazione nello scenario europeo, sia un movimento di destra e dei più estremi. Ostenta una pancia razzista e non se ne lamenta, propone una riforma fiscale che avvantaggia i più ricchi, è giustizialista. Resta il fatto che il crinale destra/sinistra va ripensato. Profondamente ripensato. Qui e in Europa. Migrazioni e globalizzazione hanno fatto affiorare nuovi problemi che con la consuetudine non possono essere affrontati. La sinistra è ovunque in crisi, arranca attorno a basse percentuali elettorali, rispetto ai grandi temi che travagliano le famiglie è afona. Resto al mio paese. In Parlamento ci sono due opposizioni – una di sinistra, l’altra di centro destra – ma nessuna delle due costituisce ad oggi un’alternativa credibile. A me sta a cuore la prima. E sono preoccupato.

C’è chi ritiene che ‘ha da passa’ a nottata’, tanto prima o poi l’alleanza esplode. Non può durare un governo che trasporta a Palazzo Chigi un protagonista del Grande Fratello con un Presidente del Consiglio che prende ordini da Di Maio. Non sarà così. L’alleanza ha una sua solidità, poggia sul ‘Vaffa..’ grillino, si allargherà a comuni e regioni prossimamente al voto. Spero di sbagliarmi. Voglio dire che è un errore aspettare, urge organizzarsi. L’Alleanza per la Repubblica che i socialisti hanno proposto intende creare un largo fronte riformista che ridisegni la cornice in cui la sinistra italiana si muove. E nel ridisegnarla non si può partire che dai due pilastri su cui si fonda il socialismo: eguaglianza e libertà. Le carte si possono mescolare come volete ma da qui la sinistra deve passare. Il punto non è rinunciare a una collocazione politica ma ridefinirne i contenuti. Un paio di esempi. Da oltre un secolo chi pensa alla sinistra pensa alla classe operaia, considerata il lato debole della società. Non è più così. Le fragilità crescono tra i laureati che si arrabattano alla ricerca di lavoro, tra gli esodati cinquantenni, tra i pensionati al minimo, tra professionisti e divorziati maschi. Tra i giovani e i giovanissimi dal futuro incerto. Di loro, soprattutto di loro, la politica deve occuparsi. C’è di più. La chiusura dentro i confini nazionali è destinata a provocare conseguenze deleterie. Senza un’Europa forte, nella globalizzazione scompariamo. Meno investimenti, insufficiente ruolo nelle relazioni internazionali, meno lavoro. E però il problema esiste. Gia’. Come tutelare una tradizione di comunità, come non essere spazzati via da una modernità che spesso non comprendi, come dare voce a spaesati e naufraghi senza che la nostalgia approdi al rancore e alla rabbia. Abbandonare la strategia degli ipermercati e tutelare il piccolo negozio di paese è utile? Proteggere la piccola impresa è utile? Conferire il voto amministrativo ai sedicenni per legarli di più e meglio alle comunità locali e avviare un percorso civico è utile? Penso sia necessario.

“Abbiamo sbagliato a confidare nell’idea di un progresso perpetuo dimenticando chi restava indietro. Non solo per ragioni economiche, per cultura. Da qui bisogna ripartire. Presto.

 

“L’uovo di Colombo è arrivato a Piacenza”: lo diceva Michele Rizzitiello un anno fa, Arsenale a Le Mose, Ospedale in viale Malta

L’area occupata dall’Arsenale: potrebbe essere destinata all’ampliamento dell’ospedale risolvendo molti problemi

Nel 2009 e per i due anni seguenti a Piacenza vi fu un dibattito acceso sul destino del Polo di Mantenimento pesante Nord, da tutti chiamato col nome originale: l’Arsenale. Il tema era lo spostamento dell’impianto di tipo industriale che attualmente da lavoro a circa 700 piacentini, l’amministrazione comunale dell’epoca prospettava con forza un trasferimento nella zona di Le Mose, pena la progressiva diminuzione delle attività del Polo con conseguente perdita dei posti di lavoro. Il costo preventivato per l’operazione di trasferimento era di circa 200 milioni di euro. Ora la questione, non si sa perché, è accantonata; i temi all’ordine del giorno sono lo spostamento, o meglio, la costruzione di un nuovo ospedale a Piacenza, proposta salita agli onori del dibattito con la dichiarazione dell’amministrazione regionale della disponibilità a finanziare tale costruzione con 230 milioni di euro (disponibilità in seguito, conclusa la campagna elettorale, ridotta a 100 milioni, ndr) e l’insediamento di una nuova area dedicata alla logistica nella zona ovest della città nei pressi della frazione di Roncaglia.


Accesissimo è il dibattito in questa campagna elettorale dove tutti i candidati a sindaco hanno assunto le posizioni più diverse in merito. Il sottoscritto, memore della vecchia questione dello spostamento dell’Arsenale, pensa che si potrebbe cogliere l’occasione di prendere i classici due piccioni con una fava: con meno di 200 milioni di euro si può spostare il Polo di Mantenimento Pesante Nord sull’area dove si vuole insediare la nuova logistica.
Con una sola mossa si risolverebbero due problemi : il potenziamento con il rilancio delle attività dell’Arsenale in un’area servita perfettamente dalle infrastrutture viabilistiche e ferroviarie e la disponibilità di tutta l’area di V.le Malta a servizio dell’Ospedale: parcheggi, padiglioni nuovi per i dipartimenti sanitari, migliore accessibilità in pieno centro città senza disagi per gli anziani e portatori di handicap.
Un’operazione fattibile in tempi brevi, vista la disponibilità finanziaria dichiarata dalle amministrazioni locali per la costruzione di un inutile ospedale, caldamente sostenuta dall’amministrazione comunale nel periodo 2009/2011 che promosse incontri con il Ministero della Difesa e il Demanio per trovare un accordo soddisfacente.

L’ingresso in via Taverna dell’ospedale Guglielmo da Saliceto

Pertite: ospedale o parco? Per Giorgio Lambri meglio respirare e per Marzio Sisti l’ospedale c’è già!

La Pertite è uno stabilimento militare piacentino oggi in disuso. L’ex polveriera ha un’estensione di 270 000 metri quadrati, ed è inglobata nell’attuale tessuto urbano. Dal 2009 si parla di conversione dell’area militare ad area edificabile e un Comitato di cittadini ha raccolto circa 30mila firme per promuovere l’idea di trasformare l’ex polveriera in un parco. Tuttavia il futuro dell’area militare rimane ad oggi incerto considerata la proposta, per ora avallata soprattutto dal Partito Democratico, di costruire nell’area un nuovo ospedale in sostituzione del polichirurgico di via Taverna.

Sul tema ospitiamo l’opinione pubblicata in facebook da Giorgio Lambri, giornalista, scrittore, umanista e sognatore

Sono tra le decine di migliaia di piacentini che qualche anno fa hanno manifestato e firmato perché l’area verde della Pertite resti un’area verde!
non un’area ospedaliera nè un’area sportiva o di verde attrezzato!
un grande polmone naturale in una città collocata in un’area tra le più inquinate d’Europa e che nel corso degli anni ha scelto di soffocarsi da sola regalandosi a poche centinaia di metri dal centro storico una centrale Enel, un’autostrada, un cementificio, altre industrie e ciliegina finale sulla torta un inceneritore!
a chi – sognando speculazioni con tanti zeri – dice che siamo dei visionari e che non ci si potrà mai fare un parco perché la bonifica dell’area militare è troppo onerosa vorrei dire prima di tutto che ringrazio il cielo di essere visionario anziché affarista… e poi che non mi interessa la bonifica o l’immediata fruibilità del parco, come cittadino (per ora) voglio solo del verde, che già c’è e che deve rimanere … perché serve per respirare e far respirare la città … quella dei nostri figli e nipoti!
se gli amministratori pubblici, a prescindere dal loro orientamento politico, decideranno diversamente, beh, violeranno la scelta espressa con un referendum da 30mila piacentini che hanno chiesto SOLO di respirare … e se ne assumeranno la responsabilità … poi – per età – non credo che farò a tempo a vedere il nostro Bois de Boulogne realizzato e fruibile, ma come cittadino voglio continuare a sperare che prima o poi si farà!

Ma serve davvero un nuovo ospedale? A parte la questione economica (100 milioni li metterebbe la Regione, ma per gli altri almeno 150?) i dubbi sono molti, come evidenzia il parere pubblicato sempre in facebook da Marzio Sisti, già dirigente medico Malattie Infettive, responsabile prevenzione, sorveglianza ee trattamento infezioni ospedaliere.

Continuo a ritenere la costruzione di un nuovo Ospedale a Piacenza inutile e dannosa. In tre anni dall’annuncio dell’assessore alla Sanità , qui a Piacenza, della volontà di dare soldi per un nuovo ospedale, poco o nulla è stato fatto ed è cambiato nella sanità piacentina. Lo sterile dibattito su dove costruirlo è sintomatico di una incapacità già dalle basi elementari. Le due proposte originali fatte dalla precedente amministrazione ed avvallate da fantomatici personaggi ( vi ricordate la solenne firma dell’accordo tra Reggi, Dosi e Venturi sull’impegno di utilizzare le aree demaniali e quindi Pertite o Lusignani, per l’ospedale nuovo?) sono assolutamente folli, per dimensioni e condizioni di utilizzo. Altre aree private richiederebbero tempi biblici per le varie pratiche di esproprio, a meno chè non vengano pagate a peso d’oro. Sento parlare di referendum tra i cittadini, di commissioni politiche e di altre amenità. Nessuno che abbia minimamente posto il problema della reale necessità di un nuovo ospedale, in una sanità pubblica, in Italia ed in Emilia, che continua ad arretrare, a diminuire la propria presenza sia ospedaliera che territoriale, con una costante carenza di medici che diventerà malattia grave ed acuta nei prossimi dieci anni. Si fa fatica a mantenere minimamente efficiente la spedalità piacentina attuale, sia del capoluogo che degli altri presidi, e si vuole un ospedale nuovo?

 

Ma il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi, dove lo si mette?

Siamo alle solite: dove lo metto il deposito nazionale in cui in teoria bisognerà riunire le scorie radioattive ora disperse in più di 20 depositi in tutt’Italia?. Il ministro uscente dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, aveva annunciato la pubblicazione nel giro di pochi giorni di un documento attesissimo, la Cnapi ovvero la mappa dei luoghi che hanno tutte le caratteristiche per ospitare il capannone in cui riunire i fusti pieni di scorie radioattive. Eravamo in marzo. Siamo a maggio e tutto continua a tacere.

Decine di luoghi adatti
Quali sono i luoghi idonei? Si sa che sono poco più di 60 località, forse una settantina, distribuite in tutta Italia. Luoghi poco abitati, con una sismicità modesta, senza rischi di frane o di alluvioni. Una spolverata di decine di piccole aree dal Piemonte alla Calabria, soprattutto sulle colline del versante adriatico dell’Appennino, e due aree più estese, una fra Toscana e Lazio e l’altra fra Puglia e Basilicata.

Anni di ritardo
In teoria, per decreto la carta Cnapi avrebbe dovuto essere consegnata dalla Sogin al Governo entro il 2 gennaio 2015 e in effetti la Sogin ha consegnato ma opportunità politiche, paura di solleticare il ventre molle delle proteste, il clima perenne di campagna elettorale hanno indotto a tenere la mappa chiusa nella cassaforte dei diversi Governi che si sono alternati. Il documento è stato ritoccato dall’Ispra, l’istituto scientifico ambientale dello Stato, dopo i terremoti che negli anni scorsi hanno cambiato la mappatura sismica e dopo altri adeguamenti. Vidimata dall’Ispra, ora la carta Cnapi è sotto l’osservazione dei due ministeri e attende il via libera dell’Ambiente per il giro finale di firme, controfirme e bolli.

Ospedali, parafulmini, rilevatori e altre radioattività
Ma cosa deve finire nel deposito? A breve la Francia e l’Inghilterra ci rimanderanno indietro 800 metri cubi di scorie ritrattate e condizionate del combustibile delle quattro vecchie centrali italiane. In tutto sono 17mila metri cubi di rifiuti ad alta radioattività. Ma il problema vero sono i rifiuti radioattivi a media e bassa attività, quelli che si producono ogni giorno: reagenti farmaceutici, mezzi diagnostici degli ospedali come la risonanza magnetica nucleare, terapie nucleari, radiografie industriali. Sul totale di 78mila metri cubi a bassa e media attività, circa 33mila metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45mila metri cubi verranno prodotti nei prossimi 50 anni. Tutto questo materiale oggi viene accumulato in alcuni centri provvisori, come l’area vercellese di Saluggia o i depositi nucleari della Casaccia alle porte di Roma. Non va poi dimenticato che il deposito consentirà di riprendere lo smantellamento della centrale di Caorso, operazione la cui conclusione risultava programmata entro il 2030 a condizione di aver realizzato appunto il DUN (Deposito Unico Nazionale) e di conseguenza attualmente, da tempo, in stand by.

Insomma, questo DUN, ove serà, serà, nessun saper lo può ….

 

1° Maggio, con un bel grazie a chi ha abolito l’articolo 18 e votato la legge Fornero

Scriveva Ilvo Diamanti su Repubblica: Primo maggio, è la Festa del lavoro e dei lavoratori. Un rito di passaggio, con un mese d’anticipo, verso la Festa della “nostra” Repubblica. Fondata sul lavoro, come recita l’articolo 1 della Costituzione. Per questo è difficile vivere questo giorno di festa senza inquietudine…”

Rilevazioni ISTAT: nell’arco del trimestre dicembre-febbraio l’occupazione diminuisce dello 0,1% (-32 mila) rispetto al trimestre precedente. Il calo si concentra tra gli uomini. Segnali positivi si registrano tra i giovani di 15-24 anni (+23 mila) e gli over 50 (+41 mila), a fronte di un calo nelle classi comprese tra 25 e 49 anni (-96 mila). Crescono nel trimestre i dipendenti a termine (+55 mila), mentre calano i permanenti (-33 mila) e gli indipendenti (-53 mila).

Azienda USL di Piacenza: dal 17 al 19 aprile si vota per eleggere la R.S.U., Rappresentanza Sindacale Unitaria

La RSU rappresenta i lavoratori nel luogo di lavoro e… li rappresenta tutti (ferme restando le scelte individuali di scelta dell’organizzazione sindacale da votare e che possa rappresentarci all’interno della RSU)!

Sono trascorsi alcuni anni da quando ha preso l’avvio l’esperienza delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nel pubblico impiego, talvolta tra lo scetticismo e la diffidenza di tanti.

Nel pubblico impiego le prime elezioni RSU si sono svolte il 22, 23 e 24 novembre 1998 per poi essere rinnovate con le nuove elezioni del 3, 4 e 5 marzo 2015, con un’importante novità: anche i lavoratori a tempo determinato hanno potuto votare ed essere eletti. Un diritto conquistato grazie alla tenacia e determinazione sindacale nel dare piena rappresentanza al personale precario.

Le prossime elezioni per il rinnovo delle RSU si terranno il 17, 18 e 19 aprile 2018. Nell’Azienda Usl di Piacenza come nel resto del pubblico impiego.

Sostenere la dignità del lavoro non solo nelle regole del contratto nazionale ma anche nelle decisioni che si prendono in ogni luogo di lavoro è stato un continuo impegno. Tanto maggiore quanto più “pesanti” sono stati in questi anni gli interventi a cui il mondo del lavoro spcie pubblico è stato sottoposto, con il suo continuo ed implacabile impoverimento.

Nell’attuale panorama la contrattazione sul posto di lavoro rappresenta uno strumento fondamentale per garantire i diritti fondamentali ed imprescindibili di lavoratrici e lavoratori, per assicurare la trasparenza nelle scelte e nell’assegnazione delle risorse.

Così Arzyncampo non può che schierarsi invitando tutti i lavoratori a sostenere quanti “ci stanno mettendo la faccia” per difendere i diritti di tutti i lavoratori.