Le più belle storie d’amore: Cyrano de Bergerac e Rossana (opera di Edmond Rostand)

Cyrano de Bergerac è un fenomenale spadaccino, uno spirito libero ed un poeta, ma porta nel bel mezzo della faccia un naso che lo “precede di un quarto d’ora ovunque vada” e gli impedisce “persino il sogno di essere amato da una donna brutta“. E’ innamorato, senza osare dirglielo, di Rossana, una ragazza di buona famiglia che ama l’intelligenza, lo spirito applicato alle schermaglie d’amore, i bei concetti e i versi. Rossana è insidiata dal Conte de Guiche che tenta in tutti i modi di convincerla a concedergli le sue grazie, ma è invece innamorata a sua volta del Barone Cristiano di Neuveillette bellissimo ma irrimediabilmente privo della raffinatezza che gli è indispensabile per conquistare la dama. Rossana convince Cyrano a diventare amico di Cristiano, anche se è l’ultima cosa che il nasuto spadaccino vorrebbe fare ma dopo una prima scaramuccia, Cyrano propone un patto: insieme, uno la bellezza, l’altro il genio, potranno conquistare Rossana.
L’affetto per la ragazza induce lo spadacino a dettare all’amico rivale le parole e le lettere che gli permettono di conquistare completamente il cuore di lei. Una sera, grazie ai versi teneri e vivaci che l’amico, nascosto al buio, fra gli alberi, gli suggerisce le parole che permettono a Cristiano di strappare finalmente un bacio alla ragazza:
Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto
un poco più da presso, un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo roseo messo tra le parole
t’amo; un segreto detto sulla bocca, un istante
d’infinito che ha il fruscio di un’ape tra le piante,
una comunione che ha gusto di fiore,
un mezzo per potersi respirare un po’ il cuore
e assaporarsi l’anima a fior di labbra!
 
Cyrano, rischiando a più riprese di tradirsi, convince Rossana che Cristiano è l’amore della sua vita, inducendola a sposare immediatamente il bel barone. Ma quella stessa sera il Conte de Guiche, per vendicarsi, spedisce entrambi al fronte, all’assedio di Arras.
Le lettere appassionate scritte da Cyrano per conto di Cristiano, ripagano Rossana dell’assenza del marito e redono il suo amore più profondo e spirituale; ora lei ama Cristiano  per la sua anima cioè ama Cyrano. Spinta dalla forza dei sentimenti che percepisce nei messaggi ricevuti, raggiunge il campo di Arras, ma proprio quel giorno Cristiano, che ha ormai capito che la donna è innamorata inconsapevolmente di Cyrano ed è deciso a confidarle la verità  viene colpito a morte. All’amico moribondo Cyrano sussurra che è il prescelto, e cerca a sua volta la morte nella battaglia finale mentre Rossana si dispera sull’ultima lettera macchiata del sangue di Cristiano e delle lacrime di Cyrano. Quest’ultimo, per rispetto verso l’amico mantiene il segreto e Rossana si ritira in convento. Per quindici anni Cyrano va a farle visita ogni sabato pomeriggio, portandole le notizie del mondo. Ma un sabato di settembre cade in un agguato in cui lo feriscono mortalmente; colto dal delirio dichiara involontariamente il suo lungo e inappagato amore a Rossana che, disperata, comprende di avere trovato e perduto l’uomo che amava che fra le sue braccia muore:
“L’anima mia mai non vi lasciò un secondo, colui che sopra tutti vi amò senza misura..”

“Scorrendo”, lirica di Catherine La Rose, poeta in Roma

Opera di Watchara Klakhakhai

L’unica certezza che ho
Di frugarmi l’anima
Quando sola bramo
e sospiro d’Amore
Mi sento libera
Libera di morire
e poi rinascere
E poi di nuovo morire
fino a sprofondare i sensi
nel cratere del naufragio
E poi di nuovo rinascere 
a lumeggio del gusto
Fino al tramonto dei miei 
coscienti pensieri
Senza inganno
Senza tradire a me stessa
Senza falsi specchi o piumeggi
Mani nude
nelle acque del piacere
Ad impazzire capovolta
su di te
E tu imprigionato follemente
in me
Ad ali spiegate della mia libertà…

Opera di Watchara Klakhakhai

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“T’odio perché t’amo”, lirica di Catherine La Rose, poeta in Roma

Opera di Pierre Roger, artista belga residente in Francia

T’odio
Perché t’Amo
Non perché è ruvido Il volo
per le tue braccia
Nemmeno per l’atterraggio
Che non resta mai invano
Ma perché fuori dal tramonto
La risacca ormai del canto
sfuma beffando
i nostri tuffi d’ancoraggio
Appena navigati
Nel profondo mare del piacere
E t’odio
Perché t’Amo
Perché ogni volta rinasco
ed ogni volta muoio
E t’odio perchè t’Amo
perchè piango
piango
piango
e piango di gioia…

La corriera quella rossa (nel limbo quella donna sulla sabbia scriverà mille volte io ti amo), lirica di Claudio Arzani


The Girl in the Bus, oil on canvas by Edwin G. Lucas

Parte la corriera quella rossa,
arriva da lontano ferma sulla strada
gente che sale meta il mare,
quella
donna pensa al suo amore
 
Studenti premiati, lazzaroni bocciati,
operai in cassa integrazione,
bebè e casalinghe un poco frustrate,
quella
donna pensa al suo amore
 
Romba il motore della corriera
nella stiva stanno le valigie
vestiti, pinne e un paio d’occhiali,
quella
donna pensa al suo amore
 
Passano i paesi dal finestrino
qualche bambino usa salutare
una buona giornata di sole,
quella
donna pensa al suo amore
 
Scorre lesto il contachilometri
nubi sparse in alto nel cielo,
quella
donna pensa al suo amore
per quest’estate rimasto al lavoro
 
Oltre la curva sparisce la corriera,
per un tratto in gara con un treno
quella
donna sogna del suo amore
scriverà sulla sabbia mille ti amo

L’angelo ferito (nel limbo azzurrognolo lacrime rosa, occhi spauriti), lirica di Claudio Arzani

Non serve sparare un colpo col fucile
basta ingiusta una parola,
cade abbattuta le ali spezzate
poche speranze ritorni a volare

Occhi grandi, occhi spauriti
ti guarda stupita ferito il costato
scende una goccia lacrima rosa,
rosso di sangue, flutto dal cuore

Luci, lampioni, avvolti colori,
rimbalza soffuso il rumore dei passi,
ore di sera, nel parco solo un cane,
resta nella nebbia la tua solitudine

Dormono farfalle nel Tempio, nell’ombre silenzio si fa luce (nel limbo azzurrognolo due viandanti sull’isola d’oltreluogo)

S’avanza nebbia, svaniscono i contorni,
sull’
isola d’oltreluogo dormono farfalle,
s’apre dolcemente la porta del Tempio
nell’ombre trovano rifugio i due viandanti,
brilla la fiamma  d’una elettrica candela,

Signora Immacolata di luce vestita
avvolge nel mantello blu
l’amore in silenzio manifesto.
Gli occhi del viandante
si perdono nel viso dell’amata,
sull’
isola d’oltreluogo silenzio,
[ nell’ombre, nella nebbia,  ]

si fa luce.

Nel boschetto della fantasia di Gianna Batistoni da Firenze: Biancaneve, fedifraga, in vacanza in Patagonia tradì i sette nani

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Biancaneve, di Gianna Batistoni (Brigatta) da Firenze
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Testimoni oculari raccontano delle lacrime di Cucciolo, fuggito disperato tra le colline di Toscana e correndo correndo senza fermarsi mai, incespicando nel saio, rialzandosi e ancora correndo salì tra i monti dell’appennino tosco-romagnolo, su su fino al Monte Falterona ove ancor oggi piange e versa le più calde lacrime d’amore perduto. Da tante lacrime, narra la leggenda, ne cantano l’istoria i menestrelli, nasce nel comun di Stia quel fiume d’acque chiare di sapor che par leggermente di sale, l’Arno che sinuoso lento corre verso valle. Bagnano l’acque dolenti le rive aretine, le sponde d’Empoli, salutano gli amanti di Pontedera e i pescatori in riposo all’ombra dei ponti di Pisa. Ma, si mormora nell’osterie e nelle piazzette alberate nelle sere toscane all’imbrunire, par che una goccia del cuor di Cucciolo, una lacrima d’amor che non dimentica,  arrivata a sfociare nel mar ligure sia salita sul bastimento dei migranti, la prua rivolta alle porte d’Ercole, all’immenso oceano, rotta per l’Argentina, terra di Patagonia, Terra del Fuoco, là ove vivono quei sette pinguini, i pinguini Re che per ora il cuor han fatto loro della dolce principessa, la bella Biancaneve, inafferrabile farfalla in volo dai mille splendenti colori che nessuno può pensar di possedere in via esclusiva. La lacrima, assicurano i cantastorie cullando l’anime sognanti di teneri ma contrastati amori negati, diverrà uno splendido azzurro gioiello ad adornare per l’eternità il collo della principessa mai dimenticata e la seguirà nei voli di fiore in fiore, laggiù nelle terre d’oltre il mar.
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Un saluto di cuor battente
ad una bellissima principessa lontana,
Maria Florencia de Buenos Aires,
tra i pinguini Re
nelle terre d’oltre il mar
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“Ma che bello però…, amore sfiorarti le guance”, poesia in omaggio estrapolata da Enlis, strega bianca, Regno d’Altrove

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[ “Yansa de Candomble”, di Barbara Reale, arte.girasolereale.com/quadri2004.htm ]

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Possono essi, i brontosauri

come dire

VIOLARE

ed

INVIOLARE

contemporaneamente

LE LEGGI DEL TEMPO

e così dicendo

rotolare indietro

con vertigine caliente

fino a fare della vita

che materialmente non è più

un ricordo vertiginoso

un’ immagine sfolgorante

PER SEMPRE

fresca, eterna

sorgente di quintessenza

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SI

SI PUO’

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perche la vita è un trucco

è un soffio di libertà

è lo specchio del dio dispettoso

un volo di streghe

un si

un no

una pioggia di dubbi

ma che bello però…

amore sfiorarti le guance

e credere

che quel momento

tra un passo leggero

e un chiodo nel cuore

sia vero amore

.

SI PUO’

.

perche la vita è

dolce inganno

e la bellezza

non di meno assurda

con utopia ride

su quel ponte sospeso

che afferrare non puoi,

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ma che bello però….

amore sfiorarti le guance

che bello però

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[ "Io, zingara preziosa e d’animo gentile",  il-principe-e-la-zingara.spaces.live.com/Blog… ]

“Vattene bella, vattene a dormire”, poesia di Niccolò Tommaseo, dai Canti Popolari Toscani

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[ Foto per un dono, by Arzy 4 settembre 2007 ]

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Vattene bella, vattene a dormire:

il letto ti sia fatto di viole:

al capezzale ti possa venire

dodici stelle, e tre raggi di sole.

E ti possa venir la luna in fronte:

ricordati di me, figlia d’un conte.

E ti possa venire la luna in capo.

Ricordati di me, giglio incarnato.

E ti possa venir la stella a piedi;

ricordati di me quando ti levi.

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[ "Innamorati alla luna", di Antonio Ravelli, http://www.antonioravelli.it/index.htm ]