“Enigma”, lirica di Daniela Castelli, poeta in Piacenza

Albero della vita, olio e applicazioni su tela di Celeste Salemi

Forse tutte le cose del mondo
sono intrecciate come fili
in un immenso drappo.
Troppo grande
per la nostra corta vista
il disegno d’insieme.
Solo piccoli lembi vediamo
che subito il vento allontana
per avvicinarci ad altri
e così via
in un avvicendarsi incessante
senza senso apparente.
Ma molto raramente
in qualche punto imprevisto
il drappo si strappa
e una miriade di fili
si stende verso l’infinito
a indicarci un’incognita via.

“Sulle nuvole dei sogni”, lirica di Stefano Drakul Canepa dedicata a Gloria e Marco, morti nel rogo della Grenfell Tower a Londra

Abbraccio d’amore, acquerello di MF Husain (Maqbool Fida Husain)

La nostra casa
aveva il colore della sera
appena sfumata
dai bordi del sole

Con il legno levigato
sugli angoli
dove i pensieri
potevano crescere

Lentamente
quasi fossero una cosa
già viva
da accarezzare col buio

Quando spegnevo
la luce e tu
respiravi poesie
ancora da scrivere

Sulle nuvole dei sogni.

“Letizia”, lirica di Nunzio Del Panno, poeta in Piacenza

Letizia,
spargono i tuoi sguardi
rassicuranti e stanchi
sul finire di giornata.
 
Sì, mi sono innamorato dei tuoi occhi
scuri come la notte
ma lampeggianti come temporali estivi
eppoi, calmi come il mare senza onde.
 
In questo profondo innamoramento
trovano pace le mie ansie
sciolte nella serenità
della tua anima senza macchia.

“Io sò ‘n poeta”, poesia dialettale di Emanuela Arlotta, dal libro ‘Visioni d’oltre’

‘Vedere Oltre’ è prerogativa e talento dei poeti le cui parole hanno la loro radice nella quotidianità e fioriscono in intricati intrecci dopo il filtro del loro sentire profondo e intenso. Ciò che rimane impresso tra le pagine è la loro ombra d’anima che resta come orma sulla sabbia umida, come visione inversa di un universo che cambia spessore e si mostra alla luce argentea dell’ ”oltre”. Per ordinare il libro clicca qui

Io so solo ‘n poeta
me dicheno che sò pazzo
perché scompongo er monno
e ne rifaccio n’artro…
io che camino pè le strade
der destino, e nun me siedo
manco a riposà
perché c’è troppo da dì
su ‘sto tempo de catene
che la gente nun s’accorge
d’èsse ormai senza più vene
Nun se scenne mai a la piazza
a dì a ‘sti ladri
che c’avranno pure du’ sòrdi
ma nun c’avranno mai l’orgojo tra ‘e braccia.
Io so solo ‘n poeta
e me viè voja de parlà de fiori
ma poi me viè ‘n mente
‘na vecchietta che rubba er pane
e nun ce vedo più da la rabbia
e de quer fiore così gentile
me resta solo er gambo
e ‘sta poesia da dije.

“The brick” (Il mattone), lirica di Daniele Verzetti Rockpoeta in Genova

Opera di Bansky

Poggia il primo mattone
Poggiane un secondo
Lascia uno spioncino
Per sparare al tuo vicino

Aggiungine ancora un altro
Senza aver paura
E fortifichiamo
Bene queste mura.

Poggia, poggia
L’ennesimo mattone
Mattone di morte e separazione.

Bravo figlio mio
Che hai compreso la lezione
Il pericolo è alle porte
E’ devastazione.

Poggia, poggia
L’ennesimo mattone
Mattone profondo di separazione.

E con questi “dotti” insegnamenti,
Cresciamo i nostri figli
Ansiosi e dipendenti.

Civiltà ed amore solidale
Due termini ormai desueti
Vuoti ed inusuali
Per una società di odio
E di disprezzo del diverso
Popolata da pecoroni all’apparenza
Mansueti

Pecoroni quiescenti
Che all’occorrenza
Al suono di una parola
Del loro Pastore Supremo
Si trasformano in belve feroci
Azzannando il loro prossimo
Lasciandolo esanime sul terreno

Poggia, Poggia
Il primo mattone
Poggia anche il secondo
Fai molta attenzione

Poggia, Poggia
L’ennesimo mattone
Mattone di morte e separazione.

“Ritorno di poesia”, lirica di Catherine (Calcagni) La Rose, poeta in Roma

Amanti, olio su tela di Giorgio Giannotti

Così breve
Così
silenzioso
placido tuo respiro
che scorre sul mio dorso
Sei perla…
nella follia di un eco nel pozzo
un interminabile addio
che rotola
e scivola via…
Ti volti e tra le ombre
riassapori l’estasi
incensati ricordi
che incantano anche lei
la rara rosea luna…
Ti svuoti le tasche
di viole e canti d’Amore
ma son solo inganni
stai divenendo spettro
non ti sento
vuoti ed afoni i tuoi passi
sui tuoi giorni
Amore svegliati!
e resta con me…
Resta con me ad addormentare il respiro
prendi il mio battito..la bocca..gli occhi
baciami il collo..baciami tutta
sciogli i miei capelli
e nel divenire poesia…
fammi sentire che ci sei…
primula mia d’Amore…

“Domenica di maggio”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Ritratto di anziana, olio su tela di Emilio Frattini

Stamattina mi manca un sorriso,
un sorriso di ieri, non ancora svanito;
una mano che dava il suo tenue
calore, senza strette tenaci,
una bocca un po’ avara di baci,
per timore che non fosse gradito,
in quel tempo feroce, improvviso,
il suo labbro sbiadito; i suoi slanci
d’affetto, d’un tono pacato, sopito,
il suo abbraccio d’un corpo ferito,
in attesa di pace, forse ignaro
di quanto crescesse, velenoso,
quel fiore nascosto nel petto.
E il mio cuore, smarrito, sussulta,
come fossi un bimbetto, nel buio,
di paure segrete, di tristezze
inconsuete, per un giorno di festa.
Metto un fiore di campo in un vaso,
il più antico di casa, che un tempo
si riempiva di garofani e gigli,
a lei cari. E mi fermo, in silenzio,
a pensare alla voce lontana
dell’ultimo giorno, a un saluto
che indicava un futuro ritorno,
un incontro di rito, di nuovo fissato:
forse il suo primo impegno tradito,
senza il cenno d’un qualche preavviso,
d’un suo appuntamento mancato.