“Amore è una parola liquida”, lirica di Raffaele Crovi, da ‘La vita sopravvissuta’, Giulio Einaudi editore

Il ponte dell’amore, olio su tela di Francesco Ferrulli

Amore è una parola liquida,
mobile, fluttuante:
vi leggo dentro more,
ancora, ancora, di più.
lo slancio della gioventù.
E ci trovo inscritta,
anche remora; c’è in più
una erre, la sua rotondità;
e remora vuol dire cautela,
strategia, corteggiamento,
 il lampo, lo sbandamento
della tua e mia felicità.

Raffaele Crovi è nato nel 1934 e vive tra Milano e Reggio Emilia. Narratore, saggista, poeta, ha pubblicato sette raccolte di composizioni in versi.

 

“Estati sul Po”, lirica di Germana Sandalo, ricordo dei tempi dei bagni all’Isolotto Maggi (Piacenza)

Foto da Wikipedia

Rubavamo al tempo
le ore della luce e il tempo
delle lunghe estati e i nomi
alla memoria.
Vecchio che gettavi la corda
All’accostare dell’isola,
la chiatta che portava uomini
e cose, uomini e sabbia
estati e sudore.
Estati del dopoguerra
e noi all’ombra del ponte
i figli all’ombra delle madri
i fragori dei treni sulle parole.
Rubavamo smeraldi
ai giochi d’acqua, il fiume
tra le mani, ampio, e barche
sulla corrente e chiglie
e riverberi
sulla paura dei gorghi,
sul loro fiato di fango.
Le corse al chiosco delle granite,
alla foce del Trebbia: l’isola Maggi
fendeva l’acqua dei due fiumi come
la prua di una nave,
luminosa.
La chiatta che riportava uomini
e cose, le luci dell’estate sulla pelle
e il sole già basso, ben visibile
tra i pioppi della Vittorino.

Una bancarella di libri ‘usati’ a Cerignale, nell’alto appennino, ed ecco l’incontro con ‘Graffiti piacentini e altre cose’ stampato per i tipi dell’Editrice Farnesiana di Piacenza nel 1990, autrice Germana Sandalo. Narra delle cose della città nella parentesi tra gli anni della guerra e i sessanta della rinascita economica vissuti alla ‘confluenza’ di via Scalabrini in piazzale Roma, ‘la Lupa’, per intenderci. Scegliamo, tra le tante ‘fotografie’ realizzate con i versi della poesia, il ricordo dell’Isolotto Maggi, per intenderci quella che era la ‘Rimini’ piacentini, affollata da centinaia e talvolta migliaia di bagnanti grandi e piccoli. Infatti fino agli anni sessanta del Novecento l’isolotto costituiva un importante sito balneare che ospitava una colonia estiva per i bambini e un centro elioterapico. L’accesso era garantito tramite una scala in legno che scendeva direttamente dal ponte mentre, nei giorni festivi, era attivo un servizio trasporti tramite delle chiatte per il trasporto della sabbia riadattate con panche per i passeggeri. Le strutture turistiche, i chioschi e i venditori ambulanti, come riporta Wikipedia, accoglievano fino a 10-11mila persone al giorno. Con il progressivo aumentare dell’inquinamento ma anche il crescente desiderio di mobilità favorito dalla ripresa economica, le frequentazioni turistiche sono diminuite fino a sparire del tutto ai giorni nostri.

 

“La tua voce”, lirica di Catherine La Rose (Catherine Calcagni), poeta in Roma

La tua voce
mi chiamava
La tua voce
eco d’una cattedrale
risonava
La tua voce
nello stomaco vibrava
Saltava al cuore
Riempiva la mia intima dimora
La tua voce a stantuffo
mi entrava dentro
tra le fauci 
tintinnava
Era lei che gridavo
Che nella nebbia dei sensi
m’inebriava
Era lei 
che Amavo
ascoltavo colma di carne
ed affanno
La tua voce
aspettavo
mentre
già la bevevo
ebbra
in calice canto
colmo d’Amore

“Miss 115”, lirica di Daniele Verzetti Rockpoeta

Mi sono sentita figa
Sempre.

Copricostume
Intonato al due pezzi
Occhiali da sole sempre diversi
Orecchini abbinati.

Sono una vincente:
Non lavoro
Ho sposato Antonio
Un uomo pieno di soldi
Ed ho due figlie
Due successi sicuri.

Cresceranno come me
Insegnerò loro a pensare al denaro
Ed al successo personale
Sempre e comunque.

E se una delle due zoppicasse
Mi concentrerò sull’altra
Sacrificando la più debole.

È la legge dell’evoluzione.

Ombrellone 115
È dove sto io,
Sono sempre in tiro
Mai nulla fuori posto.

Domani arriverà mio marito
E sarà meno piacevole
Ma volevo i soldi non l’amore
Volevo gli agi non un uomo interessante.

Sono Miss 115
La più “in” di tutta la spiaggia
Come le mie figlie.

Io sono il futuro del mondo.

“L’amore finito”, lirica di Elizabeth Eleanor Siddal, musa preraffaellita

Non piangere mai per un amore finito
poiché l’amore raramente è vero
ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,
dal rosso più brillante al blu,
e l’amore destinato ad una morte precoce
ed è così raramente vero.
Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso
per vincere l’estremo sospiro.
Le più belle parole sulle più sincere labbra
scorrono e presto muoiono,
e tu resterai solo, mio caro,
quando i venti invernali si avvicineranno.
Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per quello che Dio non ti ha dato.
Se il più puro sogno d’amore fosse vero
allora, amore, dovremmo essere in paradiso,
invece è solo la terra, mio caro,
dove il vero amore non ci è concesso.
Elizabeth Eleanor Siddal, conosciuta anche con il diminutivo Lizzy o Lizzie (Londra, 25 luglio 1829 – Londra, 11 febbraio 1862), è stata una modella, poetessa e pittrice inglese.
Divenne in breve tempo la modella preferita di alcuni dei più famosi pittori dell’epoca, i preraffaelliti: ella, infatti, impersonava perfettamente la loro idea di femminilità.

Nel 1861, diede alla luce un bambino nato morto. Dalla depressione scaturita da quest’evento, la donna non si riprese più: il marito Dante Gabriel Rossetti, poco tempo dopo, la trovò morta nel suo letto.

Malgrado il referto medico parlasse di “morte accidentale”, dovuta cioè ad un’errata valutazione della dose di laudano da assumere, Rossetti capì che si trattava di suicidio. Si confidò con l’amico pittore Ford Madox Brown, il quale gli consigliò di bruciare la lettera d’addio della moglie che il pittore aveva trovato[4]. Il suicidio, all’epoca, oltre ad essere considerato immorale era anche illegale: lo scandalo avrebbe travolto tutta la famiglia di Rossetti e alla Siddal sarebbe stata negata la sepoltura in terra consacrata.

Nella tomba, insieme al corpo della Siddal, il marito fece porre anche l’unica copia dei manoscritti d’amore che lo stesso Rossetti aveva dedicato alla Siddal, scritti nel corso degli anni: il quaderno che li conteneva venne infilato fra i suoi capelli rossi.

Nel 1869 Rossetti, piegato da alcool e droga e convinto di diventare cieco, fu ossessionato dal desiderio di pubblicare le proprie poesie accompagnate da quelle della moglie. Insieme al proprio agente Charles Augustus Howell, ottenne il permesso di aprire la tomba della Siddal per recuperare il quaderno di poesie: il tutto venne svolto di notte, per evitare lo sdegno della gente. Howell (che viene ricordato come noto mentitore) raccontò che il corpo della Siddal aveva mantenuto intatta la propria bellezza, e che i capelli avevano continuato a crescerle a dismisura.

Rossetti pubblicò quindi le proprie poesie insieme a quelle della moglie. A causa di alcuni temi erotici, però, l’opera venne male accolta dalla critica. È comunque del 1906 la prima raccolta “in solitaria” delle poesie della Siddal, ed esattamente cento anni dopo, sul finire cioè del 2006, queste composizioni furono per la prima volta tradotte in italiano da Conny Stockhausen.

“Enigma”, lirica di Daniela Castelli, poeta in Piacenza

Albero della vita, olio e applicazioni su tela di Celeste Salemi

Forse tutte le cose del mondo
sono intrecciate come fili
in un immenso drappo.
Troppo grande
per la nostra corta vista
il disegno d’insieme.
Solo piccoli lembi vediamo
che subito il vento allontana
per avvicinarci ad altri
e così via
in un avvicendarsi incessante
senza senso apparente.
Ma molto raramente
in qualche punto imprevisto
il drappo si strappa
e una miriade di fili
si stende verso l’infinito
a indicarci un’incognita via.

“Sulle nuvole dei sogni”, lirica di Stefano Drakul Canepa dedicata a Gloria e Marco, morti nel rogo della Grenfell Tower a Londra

Abbraccio d’amore, acquerello di MF Husain (Maqbool Fida Husain)

La nostra casa
aveva il colore della sera
appena sfumata
dai bordi del sole

Con il legno levigato
sugli angoli
dove i pensieri
potevano crescere

Lentamente
quasi fossero una cosa
già viva
da accarezzare col buio

Quando spegnevo
la luce e tu
respiravi poesie
ancora da scrivere

Sulle nuvole dei sogni.

“Letizia”, lirica di Nunzio Del Panno, poeta in Piacenza

Letizia,
spargono i tuoi sguardi
rassicuranti e stanchi
sul finire di giornata.
 
Sì, mi sono innamorato dei tuoi occhi
scuri come la notte
ma lampeggianti come temporali estivi
eppoi, calmi come il mare senza onde.
 
In questo profondo innamoramento
trovano pace le mie ansie
sciolte nella serenità
della tua anima senza macchia.