“Memoria”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Fuoco!, olio su tela di Anselmo Bucci

C’era questa mostra sulla Grande Guerra
che credevo di conoscere dai libri di Storia
con le date delle battaglie e i dati dei caduti
mentre ne sentivo nella messinscena l’orrore.

Il fuoco di obici, cannoni e mitragliatrici
la sete dei fanti costretti in lerce trincee
la fame tormentosa di veglie avanti gli attacchi
le nubi letali dei gas silenziosi carnefici.

Foto, filmati, resti emersi dai ghiacci
di elmetti, borracce, posate e altro
filo spinato, maschere, schegge.

Ad ogni sala un cartello spiegava
il tema della gorgone bellica
che annientò uomini a milioni.

La Grande Guerra in trincea, acrilico su tela di Laura Sisti

Non si finisce mai di imparare e forse in qualche caso sarebbe meglio ignorare perché ti fa molto male apprendere ad esempio che le mitragliatrici della prima guerra mondiale avevano una potenza di fuoco da 700 tiri al minuto. E non procediamo nello spiegare quanto micidiali risultarono le armi chimiche impiegate allora per la prima volta con effetti devastanti. (m.p.)

“Gran poesia ha la guerra!”, lirica di Dario Fo

La guerra vedrai tornerà non temere
la guerra che sempre ci fa palpitare
che ci fa ancora gli amici trovare
non temere vedrai tornerà
e ci stringerà tutti in una passione
che pace tremenda la guerra ci dà.

Gran poesia ha la guerra.
Ci dà lo spettacolo di donne smorte
che piangono mute al nostro partire
di donne che piangono al nostro morire;
questa gioia la guerra ci dà
quante braccia tese per chi è ritornato
per chi la sua pelle a casa ha portato.

Gran poesia ha la guerra.
E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

Medaglie, fanfare e canti di gloria
e ceppi e lapidi alla memoria
orfani attoniti e belle parole
tutto questo la guerra ci dà.

E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

Dallo spettacolo ‘La passeggiata della domenica” (1967)

“Mio fratello ed io”, lirica di Ileana Zara, poeta

Le due chitarre, olio su tela di Giuseppe Capogrossi

Mio fratello ed io
avevamo una stella
che non portava fortuna
ma indicava il sentiero
che insieme
avremmo percorso.

Giocavamo con le ombre
che le lingue di fuoco
e i racconti dei grandi
disegnavano
sulle nostre scarpe
coperte di foglie.

Mentre i treni passavano
su binari opposti
ai nostri desideri
guardavamo brillare
quel punto lontano.

Così fu per anni.
Diventammo adulti
e i racconti dogmi.

Mio fratello
partì per la guerra.

“Fioriscono i papaveri nei campi di Fiandra”, poesia dal fronte di Joe McCrae, 1915

Papaveri olio su tela di Katia Aiello

Fioriscono i papaveri nei campi di Fiandra
fra le croci che, fila dopo fila, segnano il nostro posto; e nel cielo
volano le allodole, levando coraggioso il canto
che quaggiù fra i cannoni quasi non s’ode.
Noi siamo i Morti. Qualche giorno fa
eravamo vivi, sentivamo l’alba, vedevamo rifulgere il tramonto,
amavamo ed eravamo amati, e ora siamo distesi
nei campi di Fiandra.
Riprendete voi la nostra lotta con il nemico:
a voi con deboli mani affidiamo
la fiaccola; a voi il compito di levarla in alto.
Se romperete il patto con noi che moriamo,
noi non riposeremo, anche se spunteranno i papaveri
nei campi di Fiandra.

 

Il 1° maggio 1915 i tedeschi avevano costretto gli inglesi, con ripetuti lanci di gas, ad arretrare sin quasi alle porte di Ypres. Molti dei soldati investiti dalla nube tossica furono trasportati nell’ospedale da campo ubicato nella fattoria Essex, nei pressi di Boezinge. Nel cimitero sorto lì vicino giacciono più di 1000 soldati inglesi, 9 canadesi e 83 uomini non identificati. Alla fattoria Essex, fra il personale che curava i feriti e gli agonizzanti c’era un medico canadese di 42 anni., John M.McCrae…Dopo aver trascorso due giorni in mezzo ai corpi dei sodati straziati dal gas, McCrae scrisse una delle poesie di guerra più spesso citate nei paesi di lingua inglese

“Canzonetta”, lirica triste sulla guerra di Ugo Betti (1892 – 1953)

I soldati vanno alla guerra.
Vanno come trasognati,
e la notte li rinserra.
La strada cammina, cammina
come una misteriosa pellegrina,
e sulle case addormentate
tutte le stelle si sono affacciate.
Ma i soldati sono quasi fanciulli,
e si mettono a cantare
la ninna nanna, per cullare
una tristezza che non si vuole addormentare.
Le stelle
sono come gocce d’argento
e le fa tremare il vento!
E mentre dormono tutte le belle
noi ce ne andiamo per la bianca strada
a ritrovare un’altra fidanzata!
Ed anche voi, dolcezza, dormite……
e del mio bene nulla sapete!
Volevo parlare, una sera………
ma ogni detto fuggì dal mio cuore
come dalla gabbia una capinera!
E voi, bambini, fate la nanna
e non fate disperare la mamma.
Dormite
col guanciale bianco sotto la testa,
e intanto viaggia la tempesta!
O fratello ! Prima di partire
tante cose ti volevo dire…..
Ma come foglie portate dal vento
sono fuggite , e non me ne rammento!
O mamma, voi sola non dormite,
come una volta, quand’ero malato!
E voi sola m’avete vegliato,
e non mi potevo addormentare
se voi non eravate al capezzale.
Ma ero un fanciullo!
Ora , mamma, state contenta!
Sentite? il figlio vostro canta!
Canta e cammina per la bianca strada
per ritrovare la sua fidanzata.-
(ma le mamme non possono dormire,
e quella canzone le fa singhiozzare).
Sulle case addormentate
tutte le stelle sono tramontate.
I soldati vanno a testa china
e la strada cammina cammina.

 

“Il male”, poesia di Arthur Rimbaud (1854 – 1891)

Thomas Calloway “Tom” Lea III (1907-2001), The 2000 Yard Stare (1944), oil on canvas

Sibilano tutto il giorno i rossi scaracchi
Della mitraglia, nel cielo infinito d’azzurro;
Mentre, scarlatti o verdi, accanto al Re beffardo,
Crollano in massa nel fuoco i battaglioni;

Mentre un’orrenda follia maciulla cento
Migliaia d’uomini e li ammucchia fumanti;
– Poveri morti! nell’estate, nell’erba, nella tua
Goia, oh Natura! tu che li creati santamente!…

– C’è un Dio, che irride ai lini damascati
Degli altari, all’incenso, ai gran calici d’oro;
Che si addormenta cullato dagli osanna,

E si risveglia quando le madri, contratte
D’angoscia, piangendo sotto la cuffia consunta,
Gli offrono, annodato nel fazzoletto, un soldo!

“I bambini giocano (alla guerra)”, lirica attribuita a Bertold Brecht

Piccoli patrioti, olio su tela di Giioacchino Toma

I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

“Brandello di stoffa”, lirica di Giuseppe Langella

La prima cosa che hanno fatto,
metterti addosso una divisa:
fredda, grezza, ruvida al tatto,
dura e pesante come ghisa.
Se la bagnavi, erano guai:
stesa al sole o accanto alla fiamma
non voleva asciugare mai.
E non c’era, dietro, la mamma.
Era l’uniforme del re,
ma ti sentivi lo zimbello
del reparto. Ora non più: ché
ne è rimasto solo un brandello.

Professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, insegna nelle sedi di Milano e di Brescia. Dirige il Centro di ricerca “Letteratura e Cultura dell’Italia Unita” ed è Coordinatore della Commissione didattica per Lettere moderne. La lirica proposta è inserita nella raccolta “Reliquiario della Grande Tribolazione – Via Crucis in tempo di guerra con tavole d’artista”, Interlinea srl edizioni

“(Sono contro la guerra)”, lirica di Paolo Maurizio Bottigelli, poeta in Piacenza

Dopo la guerra, olio su tela di Albarin Mirka

Contro nessuno sono
sono contro la guerra di acciaio
non si uccide in nome dell’umano
la guerra semplicemente di vili generali in menopausa
la guerra è vietata ma mi mancano le parole per vietarla
peggio della peste la guerra
che non ci sarà umano a scacciarla questa mosca
c’incancrena di fosforo e sangue in digitale o a colori
in cremisi, smeraldo soffoca il figlio nel ventre__________#