“Calligramma”, opera di Guillaume Apollinaire

Riconosciti
Questa adorabile persona sei tu
Sotto il grande cappello da canottiere
occhio
Naso
La bocca
Ecco l’ovale della tua figura
Il tuo collo squisito
Ecco infine l’imperfetta immagine del tuo busto imperfetto
visto come attraverso una nuvola
Un po’ più in basso c’è il tuo cuore che batte.

La colazione dei canottieri, opera di Pierre-Auguste Renoir

 

“La politica italiana”, lirica di Trilussa, cantore irriverente, poeta di strada

La tavola imbandita, olio su tela, Henri Matisse

Ner modo de pensa’ c’è un gran divario;
Mi’ padre è democratico cristiano
E siccome è impiegato ar Vaticano
Tutte le sere recita er rosario;
De tre fratelli, Giggi eh’è er più anziano
È socialista rivoluzionario,
Io invece so’ monarchico, ar contrario
De Ludovico eh’è repubblicano.
Prima de cena liticamo spesso
Pe’ via de ’sti principii benedetti:
Chi vò qua, chi vò là…Pare un congresso!
Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma
Ce dice che so’ cotti li spaghetti
Semo tutti d’accordo ner programma.

 

“Poeti del Novecento entrati nell’oblio: Gian Giacomo Menon (1910-2000) al Museo della Poesia di via Pace giovedi 7 ore 17.45

Gian Giacomo Menon nacque nel 1910 a Medea (Gorizia), allora territorio austriaco. Dal 1937 all’anno della morte (2000) ha vissuto e insegnato a Udine. In particolare, è stato per trent’anni – dal 1939 al 1968 – docente di storia e filosofia al liceo classico Jacopo Stellini del capoluogo friulano. Ha concluso la sua carriera scolastica nell’ottobre 1977 all’istituto magistrale Caterina Percoto, sempre a Udine.

Nella sua infanzia ha respirato aria contadina e cristiana. È vissuto a Medea, Visco, in Slovenia, Stiria, Gorizia, Tolmino, Udine. Ha studiato a Graz, Medea, Gorizia (liceo classico) e all’università di Bologna dove si è laureato in giurisprudenza (1934) e filosofia (1937). I suoi studi sono stati prevalentemente umanistici. Ha insegnato tredici materie in scuole medie inferiori e superiori a Tolmino, Gorizia e Udine.

Nella sua lunga vita ha scritto moltissimo, quasi esclusivamente poesia: più di centomila poesie, oltre un milione di versi, pubblicando poco o niente.

Pensiero individualista, solipsista, pragmatista, definiva così i suoi «segnali di vita»: casualità, nudità, paura.

Giovedì 7 dicembre l’incontro con le sue liriche al Piccolo Museo della Poesia di via Pace a Piacenza: appuntamento da non perdere.

Nebbia

Hanno abbassato
un velario grigiastro
su di un frammento
della scena del mondo.

“Per essere poeti”, lirica di Pier Paolo Pasolini proposta da Francesco De Girolamo

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudini sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.

“Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo”, lirica di Walt Whitman (1819-1892), alfiere di un’altro amore possibile

Clara Adolphs (Sidney Australia, 1985) Pink Punch (2014, olio su tela)

Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
mai che l’uno lasci l’altro,
sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
non riconoscendo altra legge all’infuori di noi,
marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.

“L’innamorata”, lirica di Paul Eluard (1895-1952), da ‘La donna, la libertà, l’amore’, Oscar Mondadori

Giovane donna, olio su tela di Aldo Parmigiani

Mi sta dritta sulle palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Di queste mie mani ha la forma,
Di questi miei occhi ha il colore,
Dentro l’ombra mia s’affonda
Come un sasso in cielo.
 
Tiene gli occhi sempre aperti
Né mi lascia mai dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
E io rido, piango e rido,
Parlo e non so che dire.

 

Paul Eluard è stato un poeta francese tra i principali esponenti del movimento surrealista

“La bandiera”, filastrocca di Renzo Pezzani (1898-1951)

Francesco Saverio Altamura, La prima bandiera italiana portata a Firenze nel 1859, olio su tela

Di tre colori cucita
così piena di vita
anche un bimbo la può portare,
orna la terra e corre il mare.
E il cuore che la vede
brillare come una fiamma
agitata dal vento,
si fa subito contento
come vedesse la mamma.

Senza titolo, tecnica mista su tela di Giuliano Della Casa

“La valigia dell’emigrante”, lirica di Gianni Rodari

Emigranti, olio su tela di Onofrio Bramante

Non e’ grossa, non e’ pesante
la valigia dell’emigrante…..
C’e’ un po’ di terra del mio villaggio
per non restare solo in viaggio..
Un vestito, un pane, un frutto,
e questo e’ tutto.
Ma il cuore no, non l’ ho portato:
nella valigia non ci e’ entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuol venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non da’ pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
ma il treno corre: non si vede piu’.

“Tramontata è la luna”, poesia di Saffo tradotta da Salvatore Quasimodo

Baccante addormentata, olio su tela di Jean-Honorè Fragonard

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce,
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.