“Quel magico luogo in via Pace dove la poesia fa sognare Piacenza”, intervento di Claudio Arzani in Libertà

Collage fotografico dal blog Fiori di Porpora di Alice Serrao da Milano: a Piacenza, il 15/16 Ottobre 2016 il Piccolo Museo della Poesia ha presentato l’evento “La piuma sul baratro”. Poeti sono arrivati da tutta Italia per leggere più di 600 poesie per un reading da guinness: 25 ore di lettura no-stop in piazza Duomo per salvare il Museo, ormai coi conti in rosso per l’affitto dei locali di via Pace.

Quel maggio del 2014. Quel mese ha rappresentato e rappresenta un momento importante della mia vita.
Era di maggio, nel 1968, quando un mondo giovanile in pacifica rivolta, ‘mettendo dei fiori nelle bocche dei cannoni’, contestava ‘ciò che spesso era mascherato con la fede, i miti eterni della patria o dell’eroe, tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura, una politica che è solo far carriera, il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto’. Pretendevano (sognavamo) maggiore giustizia, libertà, equità per tutte le classi sociali, comprese quelle degli ultimi e degli invisibili.
Era di maggio quando iniziava il percorso di vita comune con Dalila, oggi compagna da 37 e moglie da 33 anni.
Era ‘Il maggio’ il circolo culturale del quale sono stato presidente ed era di maggio, nell’ormai lontano 1983, il mio primo giorno di lavoro nella sanità pubblica piacentina.
Ancora: era quel maggio del 2014 quando appariva nelle vetrine delle librerie piacentine “Piacenza poesia, poeti all’ultimo km della via Emilia”, un’iniziativa di Eugenio Gazzola, editore in Piacenza: proponeva la prima antologia in versi all’ombra del Gotico che, unendo passato recente e presente, accomunava venti sognatori nati, vissuti, viventi dalle parti dei cavalli del Mochi e, tra quei venti, stavano le mie poesie.
Ma non solo: era quello stesso maggio del 2014 quando in via Pace, a pochi passi dalla piazza del culto e dei colori del mercato, s’inaugurava il Museo della Poesia per iniziativa di Massimo Silvotti. Un’esperienza, nel tempo a seguire, che è stata innanzitutto di grande umanità. Mi ha avvicinato ad altri poeti, tra loro mi sono confuso, a loro accomunato, da loro arricchito. Massimo, Carla, Stefano, Sabrina, Alberto, Paolo Maurizio, Giusy, Ottavio, Maria Teresa, Luca, Enrica, Gilda, Eugenio, solo per citarne alcuni tra i tanti.
La poesia è fatto individuale, ogni poeta un piccolo mondo a sé stante, ogni poeta con il suo bagaglio, il suo metodo, il suo stile, la sua visione. Ognuno col suo modo di vedere il mondo, di provare stupore e ‘maraviglia’ di fronte alla bellezza e alla profondità dell’essere e del vivere, ciascuno lungo un sentiero suo e suo soltanto di espressione, di modo, di metodo, di visione.
No, non esiste un movimento poetico piacentino e tuttavia, grazie al piccolo museo, ho avuto, abbiamo avuto la possibilità di conoscerci, di ascoltarci, di proporci, di confrontarci, di crescere insieme individualmente pur ciascuno con il suo proprio essere diverso. Nella città, con e per la città. Che ha dimostrato di aver bisogno dei suoi poeti, di scoprirli, di ascoltarli, di essere accompagnata da quella capacità di uscire dal gelido materialismo di una quotidianità purtroppo orientata sempre meno alla materia dei sogni, delle illusioni, delle speranze, delle utopie che poi comunque sia pur in piccola parte dobbiamo riuscire e riusciamo, tutti insieme, poeti, cultori e semplici uditori della visione onirica, a trasformare in schegge e frammenti presenti nella nostra odierna realtà.
Così mi associo alla preghiera di quanti altri mi hanno preceduto sulle colonne del quotidiano Libertà: non abbia a finire quel piccolo sogno, non siano i calcoli dell’arida economia (il costo ‘interessante’ fissato nel contratto di locazione) a sopprimere l’illusione e la speranza, quella piccola isola racchiusa laggiù, un po’ nascosta dietro quel portone di via Pace, a due passi dalla piazza del culto e dei colori del mercato. Che diventi patrimonio della città, di chi governa questa nostra città, che si identifichi, tra tanti palazzi vuoti sovente in stato di abbandono, una sede, un luogo ‘magico’ che dia ancora respiro a quella che è e deve continuare ad essere un’esperienza patrimonio di tutti.
Vedo. Vedo un’oasi e, lo so bene, si tratta di certo di un miraggio, immagine evanescente ed inconsistente. Vedo l’ex mercato ortofrutticolo lì alla Lupa, di fianco alla stazione delle corriere, tra gas da cattiva carburazione e fumi di scarico, locali oggi abbandonati, rifugio degli invisibili e dei topi che s’aggirano tra le immondizie, vedo riaprire le saracinesche ed apparire botteghe di artigiani dell’arte, pittori, collanari, artisti di strada, grafettari, musici, cantori, illustratori e, al centro, un luogo permanente dedicato alla poesia, un museo nuovo che come araba fenice sorge sulle ceneri del passato.
Stupore, maraviglia, ma perché devo riaprire gli occhi alla desolata realtà? Si studia economia, si sviluppa ingegneria, s’allarga la logistica, nessuno spazio per la poesia. Anche qui sorgerà un altro ‘albero di trenta piani’ in ferro e cemento? Povera, povera la mia città.
Claudio Arzani
(intervento pubblicato da Libertà, quotidiano di Piacenza, nell’edizione di sabato 3 dicembre 2016)

Quando verrà Natale. “Un arco nel portaombrelli”, raccolta di inediti sarà in libreria

Qualche giorno fa un amico, Ivano Marchioni, dopo aver commentato con stupore l’interesse (che lui pensava sepolto dalla polvere del tempo) sugli eventi di riferimento del mio ultimo libro (“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo“, appunto i trent’anni passati dall’incidente nucleare di Chernobyl con gli effetti che ancora interessano la nostra quotidianità), quell’amico dicevo ‘pescava nel torbido’ sosteneva che “è l’ora di pensare ad un nuovo libro“.

Penso non si rendesse conto. Mai svegliar il pennaiolo (che par) dormiente! Nulla sapeva e men che meno immaginava quel buon Ivano, del rischio che correva (perchè ovviamente lui ora, colpevole di sollecitazione, non potrà evitare l’acquisto).

Eccolo dunque. Una raccolta di racconti, ‘Un arco nel portaombrelli‘.

Pronta la copertina, in questi giorni Fabio Martini, promotore dell’iniziativa, porterà i file dall’editore per la stampa e a Natale il libro sarà in libreria in almeno 15 città di questo nostro BelPaese, le città dove risiedono i 15 autori narranti.

Per parte mia sarà da leggere la storia della bella Maria Florencia, italo-argentina, nipote di Agostino e Giuseppina, pioverini d’inizio secolo, nati nell’alessandrino vicino alle acque del Tanaro, al crepuscolo dell’Ottocento, 1896 lui, 1897 nonna Giuseppina, in bilico tra la fine delle illusioni del Risorgimento e le musiche ballerine della Belle Epoque. Emigrati per sfuggire alla miseria seguita alla fine della Grande Guerra e alla violenza del regime che stava prendendo il potere con la connivenza dei Carabinieri e del Re.

Una nuova avventura, quando verrà Natale, insieme ai racconti di Roberto Furcillo da Salerno, Amanda Buissan Ferrer da Perugia, Antonio Martone da Napoli, Daniela Silvestri da Pordenone, Angela Luisa Malino da Genova, Miguel Capriolo da Torino, Fabio Martini da Pescara, Annalinda De Toffol da Padova, Stefania Balsamo da Palermo, Marco Belli da Frosinone, Tiziana Lari Scatarzi da Firenze, Sandro Scardigli da Empoli, Massimo Guizzo da Savona, Susan Moore da Milano. 

Che dire? Buona lettura, carissimo amico profeta Ivano.

I bambini di Chernobyl stasera a Bobbio col libro “Il soffio del vento” di Claudio Arzani

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L’illustrazione di Edoardo Arzani per la copertina di “Il soffio del vento – Da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” stasera protagonista a Bobbio in piazza Santa Fara

Protagonista questa sera all’ombra del porticato di Santa Fara a Bobbio la tragedia dell’incidente nucleare nella centrale V.I. Lenin di Chernobyl. Sono passati trent’anni da quella notte quando una catena di errori umani provocò il risveglio del feroce, incontrollabile, terribile drago che vomitò fuoco radioattivo nei cieli dell’Europa.

Il libro racconta in particolare di quando l’invisibile, impalpabile pioggia radioattiva arrivò in Italia e nella zona di Caorso in particolare mentre per tutta la mattina i vessilli rossi della festa dei lavoratori avevano riempito le piazze del BelPaese.

Arriva la nube radioattiva, titolavano i quotidiani, ma nessun problema per l’Italia. L’elemento che focalizzava l’attenzione dei media e dell’occidente era il silenzio delle autorità russe: per due giorni nessuno aveva avuto notizia del disastro del quale si era avuta percezione solo grazie ai rilievi dell’aumentata radioattività in Scandinavia. Insomma un’attenzione più alla ‘critica politica’ che non una percezione della drammaticità della situazione.

Nessun problema? Non era così, infatti e purtroppo: due giorni dopo si scoprì che le mucche al pascolo in quella giornata di splendido sole, in quel 1° maggio di festa, presentavano dati di contaminazione.

Al primo racconto fatto di molte verità romanzate, nel libro ne seguono altri per poi passare alle testimonianze, alle immagini, alla rassegna stampa di quel lontano maggio di paura, alle poesie, alle illustrazioni Edoardo, fino all’attualissimo problema delle scorie radioattive che residuano anche nei depositi della ‘nostra’ Caorso, di Arturo, la più grande centrale nucleare italiana, quel cilindro argentato che svetta nella pianura padana custodendo al suo interno un altro drago per ora dormiente.

La centrale V.I. Lenin in un’immagine tratta dal video realizzato nel 2008 da Agostino Zanetti

La presentazione avviene a Bobbio non a caso. Certo nell’importante cornice dell’iniziativa organizzata dalla Municipalità e dalla casa editrice (rappresentata da Bruna Boccaccia e da Daniela Gentili) ma soprattutto richiamandosi alle associazioni che da anni operano nel territorio piacentino per accogliere i ‘bambini di Chernobyl‘ temporaneamente accolti proprio in Val Trebbia.

Chernobyl e la centrale sono nel territorio dell’Ucraina ma al confine con la Bielorussia. Mentre però l’Ucraina riceve contributi da tutto il mondo per affrontare e superare i problemi della radioattività del terreno, pochissime risorse arrivano a Minsk che pure ha subito e subisce i danni maggiori. Infatti l’economia bielorussa era basata sulla produzione di legname e sull’agricoltura ma ancora oggi radioisotopi di diversa natura impregnano gli alberi delle foreste e i terreni per esempio rendendo pericolosissimi i funghi e minacciando gli abitanti col rischio soprattutto di tumori alla tiroide.

Sono migliaia i mezzi radioattivi abbandonati nell’Exclusion zone utilizzati per il soccorso per l’evacuazione di oltre 300mila residenti

Per questo, a trent’anni di distanza, il drago di Chernobyl mantiene tutta la sua drammatica attualità e, insieme ai ‘bambini di Chernobyl’ che periodicamente vengono ospitati nel nostro paese e che stasera ascolteremo a Bobbio, un grazie particolare va agli ‘angeli di Chernobyl‘, ovvero chi da anni si fa carico di trovare famiglie disposte ad ospitare per un mese, per due mesi all’anno questi ragazzi contribuendo a rafforzare le loro difese immunitarie: parliamo di Adele Mazzari, già Preside dell’Istituto scolastico del Comprensorio di Bobbio che stasera presenterà il libro, di Carmela Caserta, Presidente del gruppo di accoglienza ‘Le rondini di Chernobyl‘ che racconterà la sua esperienza di accoglienza e di adozione, di Annibale Gazzola, Presidente del gruppo di accoglienza Travo-Val Trebbia che non potrà essere presente ma la cui testimonianza è presente nel libro.

Il monumento dedicato ai ‘liquidatori’ intervenuti per sedare il drago, molti dei quali morti immediatamente o a pochi giorni di distanza

Ma non solo: si prevede anche l’intervento di Agostino Zanetti che lascerà la testimonianza di un viaggio fatto nel 2008 nella ‘Exclusion zone‘ e per concludere la lettura da parte di Daniela Gentili di alcuni brani in prosa mentre Dalila Ciavattini presenterà una poesia già premiata a Cortemaggiore, “La foresta rossa di Chernobyl”.

L’attore Luca Isidori

A conclusione della serata infine, l’attore Luca Isidori con Elisabetta Pallavicini proporranno una piece dedicata ai Quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare.

Andrea Vitali da Bellano stasera a Bobbio, poi Stefano Ghigna presenta ‘il lato oscuro dei giorni’

Presenza eccellente stasera a Bobbio nell’ambito della Settimana della letteratura organizzata da Bruna Boccaccia e Daniela Gentili ovvero Pontegobbo edizioni. Andrea Vitali, prolifico scrittore (sono praticamente 50 i romanzi pubblicati dei quali almeno 11 best seller) e medico di professione presenta la sua ultima fatica, ‘Le mele di Kafka’.

Ispirato da un aneddoto legato a un soggiorno a Lucerna del grande scrittore Kafka, Vitali mette in scena il meglio dei suoi personaggi. Abramo, quello della ferramenta di Bellano, è un giocatore di bocce quasi imbattibile. Ora ha tutte le carte in regola per vincere le semifinali del Campionato provinciale in programma domenica prossima. Ma c’è un intoppo. Suo cognato, l’Eraldo, quello che vive a Lucerna, sta male. Quarantotto ore gli hanno dato i medici di là, svizzeri, precisi. E adesso la moglie di Abramo, Rosalba, vuole a tutti i costi raggiungere la sorella, ma soprattutto dare all’Eraldo un ultimo saluto, magari un ultimo bacio. Ma ce la faranno ad andare e a tornare in tempo per le semifinali? Dipende. Se l’Eraldo muore entro martedì, mercoledì al massimo, si può fare. Bon, via allora. Un’occhiata al 1100, olio freni gomme; carta d’identità rinnovata all’ultimo minuto; prima tappa il passo del San Bernardino, poi giù dritti fino a Lucerna.

A Giangiacomo Schiavi, vicedirettore al Corriere della Sera fino al settembre 2015, l’impegno di intervistare l’uomo di Bellano, il tranquillo paese in costa lecchese del Lago di Como.

Sarà invece Stefano Quagliaroli, docente, ad introdurre Stefano Ghigna e il suo romanzo ‘Il lato oscuro dei giorni‘ edito da Pontegobbo, una novel story ambientata nella verde e rigogliosa Val Trebbia e per l’esattezza ai tempi bui del Medioevo. Violenze, stupri, scontri, esecuzioni affliggono i giorni. I precetti della Chiesa impregnano gli animi, scandiscono il tempo, guidano persone e atti. Un servo della gleba, intelligente e curioso, in fuga dal feudo dei Landi di Niviano, tra avventurose vicende e incontri significativi, sale oltre il livello di strumentale oggetto di lavoro. Passioni travolgenti e dolorose complicazioni si intrecciano a serene ore di lavoro e di studio presso l’Abbazia di Bobbio. Finché nel 1348 la Peste Nera si abbatte sui destini umani. Corpi di ogni rango e di ogni età, a migliaia, colmano le fosse comuni. Il notaio De Mussi, dolente cronista di quei giorni, dà a Piacenza il merito di testimonianze, ovviamente rare, e all’autore gli stimoli per imbastire storia e fantasia lungo le vallate del Trebbia. Imperdibile.

I libri delle edizioni Pontegobbo in vetrina in piazza Duomo a Bobbio

Elena Stancanelli presenta ‘la femmina nuda’, stasera a Bobbio. A seguire Renato Zurla e Sara Marenghi

Prosegue la settimana tra i libri nei porticati di piazza Santa Fara e nel chiostro di San Colombano a Bobbio. Stasera, alle 21, intervistata da Nicoletta Bracchi, Elena Stancanelli presenta il suo romanzo ‘La femmina nuda’, candidato al Premio Strega. Elena (Firenze, 1965) ha scritto romanzi e racconti, tra questi Benzina (1998; Premio Giuseppe Berto), Firenze da piccola (2006), A immaginare una vita ce ne vuole un’altra (2007), Mamma o non Mamma con Carola Susani (2009) e Un uomo giusto (2011). Collabora con “la Repubblica”.

Si riporta dal sito dell’editore ‘La nave di Teseo’:
“Anna è una donna intelligente, bella, con un lavoro interessante, ma di colpo tutto questo non serve più. Dopo cinque anni la sua storia d’amore con Davide affonda in una palude di tradimenti, bugie, ricatti. E la sua vita va in pezzi. Si trasforma in un’isterica, non dorme, non mangia, fuma e si ubriaca ogni sera per riuscire ad addormentarsi. Compulsivamente inizia a frugare nel telefonino di lui, nelle chat, sui social. Non sa cosa sta cercando, non sa perché lo sta cercando. Per un anno rimarrà prigioniera di quello che lei stessa chiama il regno dell’idiozia, senza riuscire a dirlo a nessuno. Questo racconto è la sua confessione, sotto forma di lettera, a Valentina, la sua più cara amica, che l’ha vista distruggersi sera dopo sera. Anna dice tutto, senza pudore. I dettagli umilianti e ridicoli, l’ossessione, la morbosità. Anna somiglia a tutti noi, che combattiamo questa guerra paradossale che chiamiamo amore. Ogni tanto vinciamo, più spesso perdiamo. L’unica cosa su cui possiamo sempre contare, l’unica capace di indicarci i nostri confini, i nostri bisogni, è il corpo. E sarà al corpo che Anna si aggrapperà per sconfiggere il dolore.”

In seconda serata la presentazione di ‘Invecchiamento – Istruzioni per l’uso‘, il libro edito da Pontegobbo edizioni col quale Renato Zurla, medico geriatra con tanti anni di professione alle spalle e tanti libri scritti e divulgati, propone un vademecum, un vero e proprio ‘portolano della salute’, da tenere sempre a portata di mano, per essere consultato in ogni momento della giornata, dagli anziani e non solo, perché a invecchiare bene si comincia da giovani. Una testimonianza, da usare come aiuto e sostegno all’invecchiare in maniera fisiologica, come guida nella scelta di uno stile di vita corretto. Ad introdurre l’evento Elisabetta Pallavicini, bibliotecaria.

Sara Marenghi

Infine, a conclusione della serata, l’attrice Sara Marenghi porterà nel mondo di Miguel De Cervantes a 400 anni dalla morte dello scrittore spagnolo.

70 anni fa il voto alle donne: stasera debutta a Bobbio la settimana della letteratura

Apre stasera a Bobbio la “Settimana della letteratura” organizzata da Pontegobbo edizioni con la collaborazione della Municipalità e sarà appunto il Sindaco, Roberto Pasquali, a dare il via ai ‘lavori’.

I 70 anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne sono il tema che caratterizza questa prima serata, un traguardo quello del diritto di voto che è il risultato di un lungo percorso attraverso la trasformazione della condizione, del ruolo e dell’immagine della donna. La battaglia per il suffragio femminile, è costata alle poche donne in prima linea, sacrifici personali, vessazioni e un malcelato disprezzo. In Italia per legge la donna era ritenuta incapace e quindi soggetta alla tutela dell’uomo. Aveva bisogno dell’autorizzazione maritale per donare, alienare beni immobili, non poteva gestire i soldi guadagnati con il proprio lavoro, non aveva il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, né quello ad essere ammessa ai pubblici uffici.

La conquista dell’uguaglianza giuridica e la parità dei diritti, risulta il frutto di un cammino lento, irto di ostacoli, in un periodo di grandi avvenimenti storici che coinvolgeranno le donne come mai si era visto prima: la grande industrializzazione con l’accesso di migliaia di operaie nel mercato del lavoro, la Prima Guerra che vede le donne impegnante anche in lavori di responsabilità, ma anche il fascismo che, nonostante voglia le donne angeli del focolare e soprattutto prolifiche madri, con le organizzazioni femminili fasciste finisce involontariamente per farle uscire dalle case e modernizzarle. Il grande salto avviene con la lotta partigiana, schierate fianco a fianco agli uomini, le donne si affacceranno nell’Italia del dopoguerra con una nuova consapevolezza e, il 31 gennaio 1945 con l’estensione del diritto di voto firmato dal Governo provvisorio guidato da Ivanoe Bonomi, diventano per la prima volta cittadine a tutti gli effetti.

A celebrare l’importante traguardo Ermanno Mariani, giornalista e scrittore, e Filippo Zangrandi, giornalista. A seguire le ricerche degli studenti degli istituti di Bobbio e Calendasco.

Nella seconda parte della serata Mariani presenterà l’ultima sua fatica letteraria, Stuka su Piazza Cavalli, il libro che analizza le fasi embrionali della lotta armata nel Piacentino.

Infine un focus sui cento anni di Natalia Ginzburg, con Maria Grazia Cella, docente.

“Mi manchi”, il libro di Lumturi Plaku, profuga albanese, oggi a Ponte dell’Olio

Lumturi Lume Plaku è una scrittrice e poetessa nata in Albania. Fuggita dal suo paese nel 1981, è approdata in Italia, a Taranto prima, quindi inviata a Piacenza. Per dieci anni ha vissuto a Ponte dell’Olio. Dopo aver conseguito il diploma di Mediatrice culturale, collabora a diversi progetti dedicati al tema della multiculturalità. Nel 2005 ha ricevuto dal Comune di Piacenza il premio Nada per la sua storia di donna coraggiosa. Ha scritto diversi libri di poesie e racconti nella sua lingua madre, un romanzo bilingue e l’ultimo lavoro, “Mi Manchi“, in italiano (fatto che la rende emozionata e naturalmente orgogliosa).

Nel libro l’autrice racconta l’Albania, l’amato paese natale, prima della sua partenza, le condizioni che hanno costretto tante persone ad andarsene e le difficoltà del viaggio. In evidenza inoltre 100 poesie riferite alle diverse stagioni della vita di Lume, a volte delicate come una brezza estiva o il tocco d’ali di una farfalla sui petali di un fiore, altre volte grandi onde nella tempesta, che con forza si infrangono contro la roccia, quasi a voler svuotare un grande dolore.

“Note 2015”, riflessioni di Carmelo Sciascia. Oggi da Biffi Arte in via Chiapponi a Piacenza

Instancabile la penna di Carmelo Sciascia, artista e filosofo, osservatore delle cose del mondo con impressioni e riflessioni che propone attraverso il quotidiano cittadino Libertà e, non lo dimentichiamo, spesso attraverso questo blog, Arzyncampo. Siamo ormai giunti alla quarta raccolta annuale e, ne possiamo star certi, la lunga strada non vede ancora l’ultimo chilometro. Ma perchè ‘note’? Così si chiamano, in redazione, le opinioni che spesso accompagnano la prima pagina o comunque rappresentano un approfondimento dei fatti di cronaca, di politica, della cultura. In attesa della presentazione del pomeriggio vale la pena rileggere la nota scritta (quella volta per presentare Carmelo) in occasione della precedente presentazione: clicca qui.

“Bologna in lettere”: come sostenere il festival che si terrà in maggio

Il festival Bologna In Lettere è un luogo di incontro tra autori, performer, critici ed editori nel quale stimolare e generare un dibattito sulla letteratura, in particolare la poesia, che vada oltre la promozione del singolo testo, e che sviluppi ricerca, condivisione e scambio attraverso la multi-disciplinarietà. Naturale in questa ottica mantenere la completa gratuità degli eventi e il profilo internazionale delle proposte. Lateralmente, il festival promuove concorsi per adulti e ragazzi, redazione e pubblicazione di libri, antologie e cataloghi, organizzazione di convegni, workshops ed eventi letterari, al fine di promuovere la realtà bolognese quale punto focale della diffusione della letteratura contemporanea. La IV edizione si svolgerà nel mese di maggio 2016 (12-13-14, 20-21 e 27-28).
Siamo alla ricerca degli spazi che accoglieranno gli eventi, la proiezione di cortometraggi, le esposizioni di fotografia e poesia visiva, le performance, i workshop e i momenti conviviali.

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Per conoscere e non dimenticare: il muro della morte ad Auschwitz, tra blocco 10 e blocco 11

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Campo di concentramento di Auschwitz: il muro della morte dove venivano fucilati soprattutto i prigionieri ebrei

Durante la Seconda guerra mondiale, in alcuni campi di concentramento nazisti, venne effettuata sperimentazione umana usando come cavie i deportati. Tali esperimenti sono stati ritenuti crudeli, al pari di quelli operati nello stesso periodo dall’Unità 731 dell’esercito giapponese, e per questo medici e amministratori coinvolti furono condannati per crimini contro l’umanità in alcuni Processi secondari di Norimberga. I fini dichiarati erano in molti casi quello di verificare la resistenza umana in condizioni estreme o di sperimentare dei vaccini, ma in alcuni casi i fini non sono riconducibili ad altro che alla perversione del personale medico. Particolarmente raccappriccianti le ricerche condotte sui gemelli monozigotici. Gli esperimenti erano condotti da Josef Mengele, ad Auschwitz e Birkenau. Le ricerche partivano da misurazioni meticolose e assolutamente precise di comparazione fra i gemelli (che erano di ogni nazionalità, ma soprattutto ungheresi, senza distinzione di sesso, età o altro dato genetico se non l’essere gemelli). Dopo aver misurato e indagato ogni singolo centimetro del corpo dei gemelli, appurate le eventuali differenze fra fratelli, i soggetti venivano addormentati con un’iniezione di Evipan sul braccio e poi uccisi con un’iniezione di cloroformio fatta personalmente da Mengele direttamente nel cuore. I corpi venivano a questo punto sezionati e studiati dall’interno. Pare che il 15% dei gemelli esaminati sia stato ucciso in questo modo o durante qualche operazione chirurgica. Nella foto: il MURO DELLA MORTE tra il blocco 10 (dove venivano condotte le sperimentazioni) e il blocco 11 (dove erano le celle, la cella 18 dove si moriva di fame, la cella 20 dove si moriva per soffocamento, la cella 22 dove si moriva murati vivi). Siamo nel campo di concentramento di Auschwitz, il muro è stato ricostruito per ricordare quanti proprio lì furono fucilati.