Ad Arena Po il libro di Renza Dealberti: amore e rispetto per le donne, mai violenza. Con una lirica dalla Bibbia, il Cantico dei cantici

Il fuoco sottrae la materia all’esistenza, come la violenza fa con la vita. Protagonista di quest’opera è una donna, vittima di abusi da parte del compagno. Paralizzata nella disfatta totale di giorni tutti uguali e anonimi, davanti al camino sempre acceso, che è al contempo nido di serenità e carcere della sua paura. Rassicurata dal fuoco, la donna decide di vendicarsi sottraendo la materia del suo corpo alle grinfie del carnefice. Questo coraggio sarà per lei una rivincita verso il male.

Ritratto di donna, olio su tela di Ghiglia Paulo

Cantico dei cantici, dalla Bibbia

Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.

Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.

 

L’intervista impossibile a Gabriel Garcia Marquez, di Alberto Zanini (dal blog ‘I gufi narranti’)

Dopo lo scalo a Bogotà, sono a Cartagena per “L’Hay Festival di Cartagena de Indias.”

Quale occasione più ghiotta per un breve tour, nella città più bella della Colombia, in compagnia di Gabriel Garcia Marquez. L’emozione è forte, ma lui, con il suo sorriso bonario, mi rassicura e incoraggia.

Passeggiamo sulla spiaggia di Bocagrande tra schiamazzi di ragazzini e palloni che sfrecciano impazziti.

Parli un italiano discreto. Quando lo hai imparato?”

Venni a Roma nel 1955, avevo 28 anni ero inviato del quotidiano ‘El Espectador’. Il mio compito era seguire lo stato di salute del Papa Pio XII. Non ci crederai, ma aveva una crisi di singhiozzo. Feci anche altri articoli, sul Festival di Venezia, sull’omicidio di Wilma Montesi ed ebbi anche occasione di iscrivermi al corso di regia del Centro sperimentale di cinematografia.

Camminando sulla spiaggia incontriamo delle donne, con delle vesti variopinte, che tengono sulla testa dei catini di alluminio pieni di frutta tropicale.

Queste sono le ‘Palenqueros., vendono la frutta. Sono tipiche di Cartagena. Credo che le troverai solo qui.”

Lasciata la spiaggia ci avviciniamo verso il centro storico.

“Gabo, un giorno hai detto: ‘Ho avuto una fortuna mal distribuita’. Perché?”

Perché fino a quarant’anni non ebbi né soldi né successo, e dovetti arrangiarmi per mantenere la mia famiglia, facendo mille lavori finché non scrissi “Cent’anni di solitudine”che mi fece diventare famoso.”

Come è nata in te l’idea di Cent’anni di solitudine?”

Avevo diciassette anni quando inizia a scrivere un romanzo che s’intitolava: ‘La casa de Los Buendias’, ma non riuscivo ad andare avanti con la storia. Accantonai l’idea finché non decisi di riprendere in mano il romanzo e scrissi ‘Cent’anni di solitudine’. Per anni ho odiato quella storia, perché volevo scrivere un libro e non creare un mito, e per tanti anni sono rimasto prigioniero di quel libro. Non ho scritto la storia della mia vita, ma parla di ricordi, della gente e del mio paese. Il mio libro preferito è: ‘L’amore ai tempi del colera’, e mi piacerebbe che la gente si ricordasse di me per questo.”

Come mai hai chiamato Macondo il paese dove si svolge Cent’anni di solitudine?”

In realtà Macondo era una scritta che lessi all’ingresso di una piantagione di banani. Dovrebbe essere un albero dei tropici, e con il suo legno si costruiscono canoe.”

Si parla di te come l’inventore del “realismo magico

“Non credo che sia esatto. Prima di me Borges e Dino Buzzati hanno scritto opere con elementi magici o sovrannaturali che i personaggi accettano senza cercare di spiegarli. Anche questo è realismo magico.”

Nel frattempo, attraversando piazza S.Domingo, vedo una grande scultura di metallo che raffigura una donna nuda sdraiata.

Non conosco questa opera, ma riconosco lo stile dell’autore. Botero e te siete sicuramente i colombiani più conosciuti all’estero. Avete mai avuto dei rapporti artistici?

“Questa scultura si chiama ‘La gorda Gertrudis’ che in italiano vuol dire La grassa Gertrude. Io e Fernando eravamo 2 giovani, ed incominciavamo ad essere conosciuti in Colombia, quando nel 1960 scrissi il racconto: ‘La siestas del martes’ e lo proposi al quotidiano El Tiempo, chiedendo però esplicitamente che fosse illustrato da Botero. Venni accontentato e fui molto contento.”

Che rapporto hai avuto con la poesia?

“Molto forte. Fin da giovane amavo leggere le poesie, ogni momento era quello buono. Andavo nella Biblioteca Nazionale, in una sala di musica, a leggere le poesie, e quando era l’ora di chiusura, prendevo il tram e con 5 centesimi continuavo a fare il giro leggendo. La sera terminavo la mia giornata nei fumosi caffè della zona vecchia della città, a chiacchierare di poesie, mentre il mondo faceva l’amore.”

Siamo nel quartiere di Getsemani e con garbo Marquez mi guida verso un tavolino del Caffè Havana, dove lo scrittore ha ambientato molte sue storie. Con due bicchieri di Ron Viejo de Caldas davanti riprendiamo la chiacchierata.

Ho letto che ti piace anche la musica.”

“Certamente, anche la musica ha rivestito un ruolo molto importante nella mia vita. Amo molto il violoncello. Per la verità, una volta per scriver avevo bisogno del silenzio assoluto per potermi concentrare, in seguito ho imparato a scrivere con un sottofondo musicale. Quando scrissi ‘L’autunno del Patriarca’ ascoltavo continuamente il Terzo Concerto per Pianoforte di Bela Bartok, e non so come fecero a saperlo, ma quando ricevetti, nel 1982, Nobel per la Letteratura in sottofondo misero quella musica.” mentre conclude un sorriso illumina il suo viso incorniciato dalle folte sopracciglia.

In quella occasione il tuo discorso colpì molte coscienze.”

Citai Faulkner che, quando gli consegnarono il Nobel, disse: “Mi rifiuto di ammettere la fine dell’uomo”. Nel mio discorso parlai della solitudine dei sudamericani, del disinteresse che il mondo aveva per il Sud America, parlai dei desaparecidos, dei colpi di Stato e delle guerre”

Quel giorno ti presentasti in una veste insolita, rompendo un po’ la tradizione che prevede come vestito il frac.”

Indossavo il ‘liqui-liqui’ che è una camicia bianca tipica della zona caraibica. In realtà il frac per me è il vestito dei becchini e dei morti.”

Hai abbandonato i tuoi studi universitari per fare il giornalista.”

Ricordo che mio padre non ha mai voluto accettare la mia decisione. Ho amato molto fare il giornalista, anche se devo dire che il giornalismo è la forma più bella di morire di fame.”

Hai sempre avuto un rapporto molto forte con il cinema, anche in Italia hai avuto modo di frequentare attivamente quell’ambiente. Hai anche finanziato la Fondazione del nuovo cinema latino Americano di San Antonio de Los Banos.”

In quel periodo rilasciavo interviste televisive che mi venivano pagate molto bene, ed io davo quei soldi alla scuola dove insegnavo sceneggiatura. Però sono convinto che con la scrittura si possa fare di più che con il cinema.

La tua meticolosità nello scrivere è rimasta proverbiale.”

Si, sono maniacale, riscrivevo 6 volte ogni romanzo. Voglio avere ben chiara la storia che scriverò, e il primo paragrafo è la cosa più importante e complicata da scriver. Il resto viene di conseguenza.

Abbiamo ripreso a camminare e in Plaza Bolivar di fronte a quello che fu il Palazzo dell’Inquisizione vi sono delle panchine. Gabo me ne indica una e dice: “Quante notti passai a dormire sulla panchina. Non avevo i soldi e non potevo permettermi una stanza un sorriso amaro si apre sotto i suoi folti baffi.

Si è parlato molto della tua amicizia con Fidel Castro e della tua simpatia per il comunismo.

Conobbi Fidel nel gennaio del 1959. Ma non capisco perché si attaccano le etichette alla gente. Nel 1957 scrivevo per il giornale El Espectador e feci un reportage sull’Unione Sovietica, Ungheria e Polonia prendendo le distanze da quei regimi. Non sono comunista, non conosco il marxismo e non ho mai letto niente in merito. Vivendo in America Latina ho capito però molte cose comprese le necessità della mia gente. L’amicizia con Fidel si è allargata anche verso il popolo cubano. L’amore io non riesco a spiegarlo, io di solito lo uso l’amore. A proposito di Fidel, ricordo che un giorno lo accompagnai in un viaggio in India. Doveva incontrarsi con il primo ministro Indira Gandhi. Rimasi in aereo ad aspettarlo, ma quando la Gandhi seppe che c’ero anch’io sali sull’aereo perché voleva conoscermi. Diventammo amici e le promisi che sarei tornato in India per visitarla assieme a lei. Poco tempo dopo venne assassinata e io non tornai mai più in India.

Mentre ci addentriamo nei vicoli stretti del centro storico una languida atmosfera ci stordisce e ci culla, e Gabo mi dice: “La vita non è quella che uno ha vissuto, ma quella che uno ricorda e come la ricorda per raccontarla. Sarebbe stata una bellissima chiacchierata, se io non fossi morto il 17 aprile 2014.

Ma l’arte del fumetto è nelle matite del disegnatore o nel volere di chi paga, l’editore? Guardiamo il video per la risposta di Elia Bonetti

Il video della serata del 3 dicembre con l’intervista di Edoardo Arzani ad Elia Bonetti che apre le porte verso il magico mondo dei fumetti. Con i molti interrogativi che distinguono tra immaginario e realtà, tra fantasia ed aspirazione artistica che comunque devono fare i conti con i bisogni (economici) e di vendita dell’editore o del committente. Che spesso ad esempio di colorazione e di equilibrio complessivo dell’immagine sa poco o nulla. Elia, ad esempio, racconta del manifesto richiesto dalla Ferrari: la “Rossa” lanciata ad attraversare le fiamme di un fuoco incandescente. Teoricamente immagine grintosa ma di nessuna efficacia: rossa la Rossa, rosso il fuoco, il manifesto sarebbe stato soltanto una macchia rossa.

Siamo tutti fumettari

Prove tecniche per una copertina: si parte dal disegno che deve già dare il messaggio del fumetto che segue (in questo caso un fumetto dedicato alla battaglia di Stalingrado)

Il bambino, appassionato dei fumetti dell’Uomo Ragno, di Cpaitan America e degli altri eroi americani disegnati da Elia, timidamente gli ha chiesto “Ma tu come hai fatto a farti assumere dalla Marvel?”

Elia ed Edoardo: ma disegnare è fatto artistico o più semplicemente lavoro? Quanto appaga la fine di un fumetto, essere giunto all’ultima vignetta?

Il disegno deve avere un equilibrio complessivo per permetterti di immedesimarti, di entrare nella scena, di sentirti partecipe come se tu fossi lì, a pochi passi dal protagonista

Elia Bonetti, intervistato da Edoardo Arzani, dialogando sull’arte dei fumetti, ha concluso il ciclo di incontri letterari a Castell’Arquato

Castell’Arquato, 3 dicembre 2017, conclusione col botto del ciclo di incontri letterari organizzato per e con l’Associazione Culturale Terre Piacentine. Nella foto da sinistra: Claudio Arzani, il padre di Elia Bonetti, Valter Sirosi (Presidente dell’Associazione), Tiziana Meneghelli (assessore alla cultura), Elia Bonetti (letteralmente star nel mondo dei fumetti), Edoardo Arzani nell’occasione intervistatore di Elia, Dalila Ciavattini

Il 3 dicembre concluso il ciclo di quattro incontri letterari organizzato per e con l’Associazione Culturale Terre Piacentine a Castell’Arquato con il sostegno dell’Amministrazione Culturale e in particolare dell’assessore alla cultura Tiziana Meneghelli.

Elia Bonetti, disegnatore con Astorina, Marvel, Dc, Soleil, Cosmo

Protagonista Elia Bonetti, disegnatore di fumetti con esperienze come Diabolik nel nostro BelPaese, l’Uomo Ragno, Capitan America e Batman in Usa, collaborazione con Soleil in Francia, attualmente, tra l’altro, copertinista con Cosmo.

Edoardo Arzani, con esperienze di colorista per Bonelli e autore di un fumetto (‘Freccia’) in attesa d’uscita nel 2018, nell’occasione in dialogo con Elia sull’arte e sul mondo dei fumetti

Intervistato da Edoardo Arzani, colorista con esperienze con Bonelli, ha saputo coinvolgere, sia raccontando dei rapporti tra la voglia di autonomia del disegnatore e il fatto che a pagare è comunque sempre l’editore sia proiettando immagini di copertine realizzate, un pubblico numeroso di tutte le età attento e curioso che ha riempito la Sala Cea nell’area monumentale del paese d’origine medioevale valdardese.

La Sala Cea messa a disposizione dell’Associazione dall’amministrazione comunale

Come hai fatto a farti assumere dalla Marvel? Domanda schietta e diretta di un ragazzino del numeroso pubblico intervenuto: bisogna lavorare, esercitarsi, impegnarsi con continuità ma soprattutto girare tra le diverse fiere dei fumetti, a partire da Lucca, con un buon portfolio da mostrare ai talent-scout inviati dagli editori. Questo il consiglio e la testimionianza di Elia che ha permesso di aprire una finestra sul “dietro le quinte” del fantastico mondo dei fumetti e delle illustrazioni. Molto interessanti le copertine che ha presentato, illustrando anche le tecniche per realizzarle.

Un manifesto realizzato da Elia Bonetti per conto di Ferrari proiettato a Castell’Arquato il 3 dicembre

Mentre nei prossimi giorni verrà pubblicato il video con la registrazione della serata, da segnalare la conclusione del ciclo con i complimenti all’Associazione dell’assessore alla cultura Tiziana Meneghelli, complimenti accompagnati dal caloroso applauso del pubblico. Ed ora … un periodo di meritato relax in attesa del prossimo ciclo, ovunque esso sarà.

La dichiarazione di Tiziana Meneghelli, assessore alla cultura della municipalità arquatese: “I miei complimenti vanno a questo giovane fumettista che ha affascinato la platea con la sua Arte. E complimenti anche a Terre Piacentine che ha sdoganato la formula del fare cultura con….cultura. Ottimo esempio!”

Galleria delle opere di Elia Bonetti, con invito all’incontro di domenica 3 a Castell’Arquato

Domenica 3 dicembre ore 17,00, a Castell’Arquato, nella Sala Cea raggiungibile dalla piazza monumentale per iniziativa dell’Associazione Culturale Terre Piacentine, un’occasione irrinunciabile per gli amanti delle Nuvole Parlanti: Elia Bonetti, illustratore, disegnatore, acquarellista, sarà a disposizione prima illustrando suoi disegni, poi con la presentazione delle modalità per realizzare la copertina di un fumetto: dall’ideazione, al disegno, alla colorazione. Cogliamo l’occasione per una piccola rassegna delle realizzazioni di Elia e, naturalmente, ci ritroviamo tutti in Sala Cea.

 

Quando la Poesia illumina d’emozioni la Piazza Monumentale di Castell’Arquato

Giuliana Vincini, Cristina Balteri (figlia e nipote di RImond) ed Enzo Latronico presentano “Quand nassa un pueta”, 2^ edizione arricchita del libro con le poesie di Agostino Vincini, lugagnanese detto Rimond (Lir edizioni)

Resoconto della terza serata a Castell’Arquato nella Sala Cea in piazza Monumentale sotto le insegne dell’Associazione Culturale Terre Piacentine con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale. Serata dedicata alla poesia: quella dialettale di Agostino Vincini detto Rimond e quella dello Zoo dei sassi dipinti realizzato ad ogni estate da Carla Delmiglio a Confiente a disposizione per i giochi dei bambini.

La copertina della 1^ edizione di “Quand nassa un pueta” (2014) e a destra quella della 2^ edizione presentata il 19 novembre 2017 a Castell’Arquato su iniziativa dell’Associazione Culturale Terre Piacentine

Enzo Latronico e Cristina Balteri (nipote di Rimond) hanno presentato la nuova edizione di “Quand nassa un pueta“, il volume che raccoglie le liriche del poeta vincitore tra l’altro di un premio Faustini nel 1971. Volume arricchito da 12 poesie ritrovate rispetto all’immensa opera di scritti purtroppo per ora dispersa, lette con voce colma di emozione ricordando la figura del padre da Giuliana Vincini.

Quando arriva la stagione delle piene, il fiume si riprende i suoi sassi e porta gli animali dipinti a giocare con i bambini dell’Isola che non c’è

A seguire la proiezione delle immagini degli animali dello Zoo che, ad ogni fine estate, con l’avanzare delle piene della Trebbia, il fiume si riprende portandoli lontano, fino all’Isola che non c’è a giocare con i bambini di Peter Pan. Ma per Carla non c’è riposo, dipingere i sassi fa parte del suo esistere, del suo rilassarsi comunicando con il mondo/altro e così ecco l’esposizione dei funghi, dei gufi, di tutto quanto possiamo trovare nei boschi in questa stagione.

Perchè questa è Poesia: la capacità di ‘visione’ del mondo che hanno solo i poeti che sanno riempire di colori, di emozioni e di sogni le nostre giornate.

Castell’Arquato, 19 novembre 2017: esposizione dei sassi dipinti di Carla Delmiglio in versione autunno-inverno

Così, quando alla sera, passato con Dalila a prendere mamma novantunenne per portarla a San Polo, al ristorante, seduti al tavolo ci ha salutato una donna: “ero a Castell’Arquato, oggi, voglio ringraziarvi, ci avete regalato una bella giornata, sorprendendoci soprattutto con la storia dei sassi dipinti, quelli estivi e quelli esposti in versione autunno-inverno“.

Castell’Arquato, 19 novembre 2017: esposizione dei sassi dipinti di Carla Delmiglio in versione autunno-inverno

Organizzare un evento significa impegno, dedizione, fatica, apprensione. Ma soddisfazioni così ripagano di tutto.

Alla prossima, ultima iniziativa del ciclo: domenica 3 dicembre, all’incontro con le Nuvole Parlanti. Sempre a Castell’Arquato, piazza monumentale, Sala Cea, Associazione Culturale Terre Piacentine del presidente Valter Sirosi.

Castell’Arquato, 19 novembre 2017: esposizione dei sassi dipinti di Carla Delmiglio in versione autunno-inverno

 

“Il lato oscuro dei giorni” di Stefano Ghigna a Rivergaro con i dipinti d’arte sacra conservati nelle chiese della Valle

IMG_6802Cronaca breve di un doppio incontro: la presentazione all’Auditorium della Casa del Popolo di Rivergaro del libro di Stefano Ghigna “Il lato oscuro dei giorni” (Pontegobbo Edizioni) e la mostra “Immagini e documenti raccontano”, documenti e opere d’arte dalle chiese e dagli archivi parrocchiali della Valtrebbia.

Stefano, insegnante in pensione, ci porta nel Medioevo, epoca di violenze, stupri, scontri, esecuzioni. I precetti della Chiesa impregnano gli animi, scandiscono il tempo, guidano persone e atti. Un servo della gleba, intelligente e curioso, in fuga dal feudo dei Landi di Niviano (siamo in Val Trebbia, ovviamente, terra di vita di Ghigna), tra avventurose vicende e incontri significativi, sale oltre il livello di strumentale oggetto di lavoro.
IMG_6799Passioni travolgenti e dolorose complicazioni si intrecciano a serene ore di lavoro e di studio presso l’Abbazia di Bobbio. Finché nel 1348 la Peste Nera si abbatte sui destini umani. Corpi di ogni rango e di ogni età, a migliaia, colmano le fosse comuni. Il notaio De Mussi, dolente cronista di quei giorni, dà a Piacenza il merito di testimonianze, ovviamente rare, e all’autore gli stimoli per imbastire storia e fantasia lungo le vallate del Trebbia.

IMG_6808Un libro che quantomeno definirei … “stimolante”, assolutamente da inserire tra le letture da affrontare. Nello stesso tempo come si diceva il Centro di Lettura rivergarese ha sviluppato una ricerca approfondita delle testimonianze che lo stesso periodo medievale ha lasciato nella Valle, attraverso documenti e dipinti conservati nelle chiese, proponendo una mostra di grande interesse (purtroppo conclusa).

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San Pietro guarisce il paralitico, olio su tela, sec. XVIII, opera di Luigi Mussi, chiesa parrocchiale di Pieve Dugliara (Rivergaro)

Non deve in ogni caso scoraggiare la conclusione della mostra che anzi può diventare stimolo per un piccolo viaggio tra le chiese della Valle e le opere esposte, magari con il libro di Stefano in tasca, rivivendo il fascino e il mistero di quell’epoca lontana nella quale disattendere i precetti della Chiesa significava la sicura emarginazione sociale, sia che si fosse contadino sia che si fosse Imperatore. Dunque in viaggio, visitiamo la chiesa di Santa Maria Assunta a Settima di Gossolengo dove sta esposto il Polittico con Madonna e Santi, la chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Ottavello per ammirare il Martirio di San Lorenzo del cremonese Gervasio Gatti, la chiesa di Santa Margherita e Liberata di Rivergaro dove troviamo esposto il Martirio di Santa Margherita  di Sebastiano Galeotti.
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Polittico con la Madonna e i Santi, dipinto su tavola opera di anonimo, sec. XVI, Chiesa di Santa Maria Assunta, Settima (Gossolengo)

Settimana della letteratura a Bobbio a meno 5, presentazione del Soffio del vento a meno 8

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L’evento s’avvicina, mancano 5 giorni al 26 e 8 al 29 (presentazione di “Il soffio del vento. Da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”)

Porticato piazza S. Fara e Chiostro Abbazia di S. Colombano

PROGRAMMA:

MARTEDI’ 26 luglio ore 21:
– Apertura e saluto delle Autorità
– 70° Anniversario della Repubblica e del Voto alle donne a cura di Ermanno Mariani storico e di Filippo Zangrandi giornalista di Libertà – spazio alle ricerche degli studenti di Bobbio e Calendasco
– Presentazione del libro “Stuka su Piazza Cavalli-Nascita della Resistenza nel Piacentino” di Ermanno Mariani (Edizioni Pontegobbo) a cura di Filippo Zangrandi – presente l’Autore
– A cento anni dalla nascita di Natalia Ginzburg a cura di Maria Grazia Cella docente

MERCOLEDI’ 27 luglio ore 21:
– Presentazione del libro “La femmina nuda” di Elena Stancanelli (Edizioni La Nave di Teseo) candidato al Premio Strega a cura di Nicoletta Bracchi direttrice di Telelibertà – presente l’Autrice
– Presentazione del libro “Invecchiamento-Istruzioni per l’uso” di Renato Zurla (Edizioni Pontegobbo) a cura di Elisabetta Pallavicini bibliotecaria – presente l’Autore
– Quattrocento anni dalla morte di Cervantes a cura dell’attrice Sara Marenghi

GIOVEDI’ 28 luglio ore 21:
– Presentazione del libro “Le mele di Kafka” di Andrea Vitali (Edizioni Garzanti) a cura di Giangiacomo Schiavi vicedirettore Corriere della Sera – presente l’Autore
– Presentazione del libro “Il lato oscuro dei giorni” di Stefano Ghigna (Edizioni Pontegobbo) a cura di Stefano Quagliaroli docente – presente l’Autore

VENERDI’ 29 luglio ore 21:
– Presentazione del libro “Il soffio del ventoda Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” di Claudio Arzani (Edizioni Pontegobbo) a cura di Adele Mazzari dirigente scolastica – presente l’Autore – interventi di Carmela Caserta presidente dell’Associazione Le rondini di Chernobyl – testimonianze di ragazzi ospiti delle famiglie piacentine
– Quattrocento anni dalla morte di Shakespeare a cura di Elisabetta Pallavicini e dell’attore Luca Isidori

SABATO 30 luglio ore 21:
– Premiazione del Piacentino dell’Anno: Paola De Micheli Sottosegretario all’Economia
– Presentazione del dvd “Storie di fiume e di terra” del fotografo Luigi Ziotti
– Premiazione del Concorso Letterario Nazionale “Pontegobbo-Città di Bobbio”
– Intermezzi musicali di Matteo Grigolini
– Coordinatori della serata Gaetano Rizzuto, già direttore di Libertà e Daniela Gentili, titolare Pontegobbo

DOMENICA 31 luglio ore 21:
– L’Associazione promozione sociale di Piacenza “I Nuovi Viaggiatori” presenta il suo programma futuro a cura di Dilva Rossetti presidente
– Presentazione del libro “L’amore non conta i cromosomi” di Michelle Giacobbe (Edizioni Pontegobbo) a cura di Daniela Gentili – presente l’Autrice. Interverrà Marco Zecca, primario del reparto di onco-ematologia pediatrica del policlinico San Matteo di Pavia
– Estrazione del vincitore di “Vota il libro che…” in collaborazione con la Libreria Fahrenheit di Piacenza – a cura di Elisa Malacalza giornalista di Cairo Editore

Intervista di TeleLibertà a Lumturi Lume Plaku, poeta d’origini albanesi da 25 anni in Italia

Dopo aver scritto sette libri di poesie, romanzi, racconti, Lumturi Plaku, per tutti Lume, propone al pubblico l’ottavo libro di poesie, stavolta in italiano. Lume non é solo poeta e scrittrice, è un vero e proprio terremoto, una  forza della natura come le onde del mare che dolcemente vengono dipinte nelle sue poesie: lo scrive nell’introduzione del libro Riccardo Baracco.

Vivevamo, ci racconta Lume parlando della sua Albania, in un Paese circondato dai fili spinati invisibili ma ben reali, uno Stato-prigione. Specialmente negli ultimi anni, eravamo isolati da tutto il mondo. Bisognava stare molto attenti, perchè un sogno sbagliato, non adeguato a quelle leggi crudeli, poteva portare a gravi conseguenze, dovevi dire di sì, se tutti quelli che dirigevano dicevano di sì, anche se era vero il contrario.

Per questo, nel 1991, Lume segue il figlio sedicenne e abbandona la sua terra, approda nel nostro Paese, sbarca a Bari e viene inviata a Pontedell’Olio, piccolo borgo in provincia di Piacenza. “Mi manchi”, il suo ottavo libro fresco di stampa, non è altro che il racconto della sua storia, delle sue emozioni, degli anni di una gioventù piena di sacrifici e di paure, degli anni vissuti esule nel BelPaese convivendo spesso con i pregiudizi e infine del rimpianto della nostalgia di una patria che sempre e comunque non può che mancare. Appunto, “Mi manchi”.