“Cyrano de Bergerac e Rossana, amore avvolto di silenzio”, lirica di Claudio Arzani (ciclo dei grandi amori/3)

Io non posso regalarti
neanche un fiore colorato,
io non posso immaginare
un viale dove passeggiare.
Tuttavia sicuramente,
questo mi pare di capire,
sono uomo fortunato,
io posso ascoltarti,
perdermi nell’abisso del profondo
della luce nei tuoi occhi,
nuotare nel dolce mare
delle tue labbra rosse
un pò come quella vetrina
con la torta limone e cioccolato
che da bambino senza soldo
non potevo assaggiare,
come una suadente nenia
in arrivo da un altro porto
che dolcemente m’accarezza
senza lasciarsi afferrare,
come l’acqua nell’oasi
che il deserto mi nasconde,
non resta altro che il silenzio
di un sentiero che biforca.

 

“Venere, madre di Eros, ignoto il padre”, lirica di Claudio Arzani (ciclo dei grandi amori/2)

Marte e Venere sorpresi da Vulcano, olio su tela, di Alexandre Charles Guillemot

Più di mille gli amori della dea
bastava uno sguardo per farla sognare
alle sue grazie era semplice arrivare
ognuno sceglieva quale strategia adottare.
Data in sposa al dio del fuoco
tutto dedito al suo lavoro
quel matrimonio non poteva funzionare
altri amori lei certo non disdegnava.
Molti figli vennero alla luce
frutti dell’amore tra i quali Amore
del quale certa la genitrice
tra i tanti amanti ignoto il genitore.
Forse Mercurio, forse il consorte,
 non si esclude fosse un estraneo
forse anche un semplice umano
del resto mai negava i suoi favori.
Finché come era inevitabile
il marito la sorprese al ritorno dal lavoro,
labbra sulle labbra con un rivale
quell’arrogante l’odioso Marte.
Incontenibile l’indignazione di Vulcano,
sicuramente tremendamente arrabbiato
in una rete i due reprobi imprigiono’
e al pubblico ludibrio li mostrò.
Per stasera non si batte chiodo
questo il pensiero di chi osservava
ma per tutti il futuro era assicurato
perché un concetto era ben chiaro.
Se il marito pensa al lavoro
anziché ai doveri dell’amore
inevitabile che nel talamo coniugale
possa infilarsi qualche rivale.

Venere, olio su tela di Jacopo Palma il Vecchio

“Didone ed Enea (soli si muore)”, lirica di Claudio Arzani (ciclo dei grandi amori)

Mentre la flotta veleggia in alto mare, Enea vede i bagliori del rogo di Didone e, benché non sappia la causa di quel fuoco, è contristato da foschi presentimenti.

Brucian nel fuoco le tue vesti Didone,
regina ormai sola che piangi d’amore,
quell’uomo ha ripreso il suo viaggio per mare,
dell’ardente passione solo amari ricordi.
Veniva quell’uomo dalla città di Troia
data alle fiamme dal greco invasore,
in terra africana il vostro incontro
e tra le sue braccia hai perso ragione.
“Regina non pensi al tuo onore
solo al piacere e all’abbandono”,
così si mormora nelle strade del regno
ma come opporsi al fuoco dell’amore?
Maledetto il giorno, l’amante se n’è andato
al tuo risveglio nessuno nel letto,
i tuoi pianti Enea non ha ascoltato,
la nave ha ripreso e il suo viaggio per mare.
Brucian le vesti, brucian i ricordi,
ultimo sguardo oltre la linea del mare,
ultimo sospiro nel rosso del fuoco,
“Soli si muore senza il tuo amore”.
“Senza il tuo amore non è più vita”,
e nel cielo infinito te ne sei andata,
luce di stella che nella notte
indichi la rotta, sognando il ritorno.

Il suicidio di Didone, olio su tela

“Ballata del fuoco”, lirica divampante di Claudio Arzani

Fuoco, olio su tela di Alessandra Damiano

Il fuoco che accende, Il fuoco che scalda
Il fuoco, Il fuoco che illumina
Tutte le ombre avviano la danza
 
Il fuoco che avvampa, Il fuoco che brucia
Il fuoco, Il fuoco che ammalia
Tutte le passioni s’alzano al cielo
 
Il fuoco che urla, Il fuoco che canta
Il fuoco, Il fuoco che avanza
Tutte le streghe alzano le vesti
 
Il fuoco che crepita, Il fuoco che scotta
Il fuoco, Il fuoco che corre
Nessuno scampo al bosco che arde
 
Il fuoco che consuma, Il fuoco che muore
Il buio, Il buio che nasconde
Nella radura il lupo s’avvicina.

“C’è chi dice che il vino fa mal”, lirica collettiva di Claudio Arzani, Stefano Ghigna, Marco Zannini

Musica all’osteria, olio su tela di Mino Lo Savio

C’è chi dice che il vino fa mal

povera gente, povera gente,

c’è chi dice che il vino fa mal

povera gente dell’ospedal.

E per il piacere del vino buono

corro ogni rischio

e non chiedo perdono.

Da incosciente sarò malato

ma corro il rischio

se è stagionato.

Acqua bevon color

che fan del male,

prova ne sia

il diluvio universale….

“Anni settanta”, lirica di Claudio Arzani

Quando i cuccioli abbaiarono forte

Brillava quel sole rosso vermiglio,
serene emozioni interiori,
sentieri di rock, la batteria pulsava,
due aironi fuori dallo stormo,
 
giocar a rimpiattino d’attorno al campanile,
il plaid disteso lassù in collina,
nuvole bianche negli occhi tuoi,
verde d’erba riflesso negli occhi miei
 
il bianco bisonte al pascolo vicino
c’era chi ballava sulla sella,
falò di gomme ai  cancelli della fabbrica,
il pupazzo del padrone ma non era vodoo
 
accenno di rivoluzione,
via via la nuova polizia,
passamontagna sciarpa sul viso,
erano gli anni settanta, erano grandi, grandi illusioni.

“Anni settanta”, lirica di Claudio Arzani

La barca, olio su tela di Bruno Greco

Brillava quel sole rosso vermiglio,
serene fluttuanti emozioni interiori,
sentieri di rock, pulsava la batteria,
due aironi fuori dallo stormo,
giocar a rimpiattino d’attorno al campanile,
il plaid scozzese disteso in collina,
nuvole bianche negli occhi tuoi,
erba pesta sotto gli occhi miei,
il bianco bisonte al pascolo vicino,
chi voleva ballare sulla sella,
falò, gomme bruciate ai cancelli,
il pupazzo del padrone non era vodoo
accenno di rivoluzione, via via la nuova polizia,
passamontagna, sciarpa sul viso
illusioni, anni settanta,
barca finita nel fango del pantano.

 

 

 

 

 

“Se la meta vale la paura”, lirica di Claudio Arzani

Dietro la porta, olio su tela di Katia Andreeva

Dietro la porta un’ombra ti aspetta,
mano sinistra un fiore colorato,
mano destra il manganello,
se vuoi un consiglio metti il cappello.
Limita i danni se vai avanti,
se la meta vale la paura,
copri la testa fai il primo passo
poi corri veloce supera la porta.
Rotola sul tappeto, salta il divano,
evita l’ombra che hai superato,
non è la vendetta il tuo scopo,
 nell’altra stanza raggiungi la luce.

“Una mela verde, una mela rossa, grigio nebbia”, lirica di Claudio Arzani

Confine, olio su tela di Alberto Zamboni

Nebbia custode di palpitanti cuori,
avvolti elfi, maghe, streghe,
in agguato nascosto Mago Merlino,
dal fosso salta il bianconiglio,
cosa t’aspetta tra le spire avanzanti della nebbia,
una mano che t’accoglie,
il grigio che sfuma in quell’istante 
ma ad ogni istante
nella nebbia
illusioni, realizzazioni,
grigio, celeste azzurrognolo, nebbia,
altri istanti altri colori 
storie volute, storie inaspettate,
una mela avvelenata
una mela verde,
spicchi di mela rossa.
Passi silenti, ricerca del sentiero.

“Generale capelli gialli”, lirica di Claudio Arzani, letta in Camera del Lavoro a Piacenza nella ‘NOtte per il NO’

Soffio del vento, onde di grano,
camicia rossa, il braccio alzato,
i Mille a Marsala, obiettivo dichiarato
ad ogni contadino il suo campo.
Debitamente informato dei fatti
già temendo l’Italia Repubblicana
l’eresia del popolo sovrano
Sua Maestà il destriero ha sellato.
Corri cavallo, bava alla bocca,
viva l’Italia della corona,
baciapile del Vaticano,
ai Savoia in eterno fedele.
Generale a Teano bassa la testa
biglietto per Caprera
senza ritorno
sfumati nel vento i colori del grano,
i latifondisti padroni dei campi
rimasti succubi i contadini
incombono nuvole nel cielo di Caprera.
Caprera, sferragliare di catene,
sbarre, urlare di guardiani,
giace il Generale imbalsamato
sembran morti sogni e desideri
ma ecco, ancora soffia il vento,
apre le vele al ritorno del sogno,
nel 48 del Novecento
sono tornate le rosse bandiere
a casa le camice nere e l’ultimo Re,
democrazia e popolo sovrano,
Italia repubblicana fondata sul lavoro
e nessuno tocchi più la Costituzione.
Soffio del vento,
fuggono le nuvole dal cielo di Caprera
geme il grano dall’Alpe al mare,
nessuno tocchi libertà e democrazia.

 

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