‘Da Ennio’ in piazzale Libertà a tavola ma non di sola pancia: a braccetto poesia e gastronomia

Così la poesia, ancora una volta, scalda il cuore. Piazzale della Libertà, gastronomia Ennio, ecco di nuovo in vetrina “Piacenza Poesia“, antologia voluta da Eugenio Gazzola, titolare dell’editrice Scritture, pubblicata nel 2014, oltre 200 pagine con le opere in versi di 20 poeti piacentini, 10 pagine cadauno, ovvero la poesia all’ultimo km della via Emilia. Un’offerta e una proposta di Sandro attuale titolare della gastronomia: consumare il pasto e nell’attesa tra una portata e l’altra perchè non soddisfare la mente e il cuore con le visioni di un mondo diverso, la speranza di tempi migliori? Essere tra quei venti sognatori, selezionato con le mie liriche da Eugenio non può che riempirmi di gratificazione. Ritrovare l’antologia in vetrina con i miei versi a disposizione sulla tavola per allietare un momento non di sola pancia, fa sorridere e fa piacere. Grazie, Ennio.

‘Generale capelli gialli’: 3° premio nella sezione Storia nel concorso di poesia a Cortemaggiore

Finalmente ritirato il premio ricevuto per la poesia (sezione ‘Storia’) al concorso organizzato a Cortemaggiore dal Circolo Hostaria delle Immagini (con la regia di Carla Maffini e il patrocinio dell’Amministrazione comunale). Premiazione avvenuta ‘in contumacia‘ in giugno con il riconoscimento (di tutto rispetto) di un 3° posto meritato dalla lirica “Generale capelli gialli” ispirata alla Costituzione, ai suoi valori, alla sua difesa (in precedenza fu letta alla ‘NOtte per il NO‘ organizzata a chiusura della campagna elettorale da CGIL presso la Camera del Lavoro di Piacenza a poche ore dalla votazione per il Referendum del 4 dicembre). Ovviamente livello alto di soddisfazione personale nei confronti di una giuria e di un’organizzazione che già aveva espresso ottimi giudizi rispetto al ‘mio metodo poetico’ con un 2° posto meritato nell’edizione 2016 e un 1° premio nell’edizione 2015. A prescindere comunque dai risultati personali quel che mi sembra giusto evidenziare è proprio il costante impegno culturale del Circolo e dell’Amministrazione che, con questa e con altre iniziative nell’ambito del sostegno all’arte (proprio in questi giorni sono in corso una mostra di quadri di diversi artisti e una mostra fotografica) riesce a coinvolgere ed interessare una ampia platea di persone arrivando ben oltre ai ristretti confini comunali e provinciali determinando un ‘confronto’ continuo che si trasforma in crescita comune e collettiva. Cortemaggiore? Forse, al contrario di altri (i cui meriti sono tutti da verificare: non basta un Guercino per far bottino), non ambisce ad essere capitale ma certo merita una medaglia al valore della cultura diffusa.

 

Piacenza, gastronomia Ennio in piazzale Libertà con le mie poesie

Sandro è figlio di Ennio. Ennio nel 1958 ha aperto in piazzale Libertà un’attività di gastronomia. Invecchiato Ennio, giunto alla meritata pensione, Sandro è subentrato nella gestione insieme alla moglie Nicoletta. Oggi Ennio non è più con noi. Sandro e Nicoletta invece continuano nella gestione del negozio. Ieri, passando, ho visto in esposizione in una delle tre vetrine “Piacenza Poesia-Poeti all’ultimo km della via Emilia“, edizioni Scritture. Eugenio è l’editore ed io sono uno dei venti presenti nell’antologia, con una decina di pagine riservate alle mie liriche. In realtà l’edizione risale al maggio 2014, poco più di tre anni fa e Sandro già allora se ne era fatto sostenitore raccontandomi di clienti che, sostando per consumare un pranzo nella pausa lavoro, chiedevano di poterne dare lettura. Qualcuno poi ne aveva prenotato e acquistato copia. Ieri, martedì, passando di fronte alla vetrina mentre accompagnavo il mio amico a quattro zampe Akira alla passeggiata quotidiana delle 14, ho “incontrato”, con grande stupore, la copia del mio libro. Come un gatto che si sveglia in un cielo di pesci. Come incontrare un vecchio grande amore che da tempo non rivedevo ma mai dimenticato. Certo, altri amori sono seguiti, un altro sboccerà a settembre (sempre ieri l’ultimo incontro per le ultime correzioni), ma quel lontano amore non è mai stato dimenticato. Ritrovarlo in esposizione, una bella gratificante soddisfazione.

Io, Claudio Arzani, sedicente poeta, avvolto nell’emozioni. Ieri, un lunedi

Riflessioni confuse di un sognatore

Una giornata, ieri, lunedi, col cielo carico di nuvole minacciose che tuttavia passano e lentamente, spinte dai venti se ne vanno. Sedicente poeta. Lo ha scritto pochi giorni fa un lettore di Arzyncampo. Sedicente per aver denunciato lo sdegno nello scoprire, nel venire a sapere che Bernardo Bertolucci e Marlon Brando hanno organizzato lo stupro anale di Maria Schneider in  ‘L’ultimo tango a Parigi’ senza il suo consenso. Quella è arte, ha scritto una giornalista su Repubblica. Stupratori e nazifascisti, per me, loro. Addio Scalfari, addio Repubblica, addio nazifascista Bertolucci. Non più uno dei miei soldi guadagnati col sudore della fronte e della mente per voi e le vostre sedicenti opere. Sedicente, io, poeta che come tale crede nell’arte che rispetta le persone, che sogna un mondo giusto senza violenza, dove arte è bellezza, talvolta metafora, non stupro a fini di cassetta. Così io, esimio signor nessuno, dico sì, io, sedicente, poeta. A chi sedicente m’addita. E la poesia, lor malgrado di lor autoproclamati signori, m’avvolge, mi prende per mano, mi circonda d’emozioni, belle emozioni, emozioni delle persone ‘belle’ come da voi definite per ammiccare sorrisetti indulgenti, ammantati di finta tolleranza ‘democratica’, di finto intellettualismo con superficiale spruzzatura di progressismo. persone noi che non sono famose, che sono sedicenti, che non fanno come voi film e romanzi e giornalismo per far cassetta, che son stolte, che non contano nulla, che non evadono, che son fuori dai giochi, che non fanno cadere governi per tutelare il proprio portafoglio mandando a scatafascio un Paese intero. Tutto questo nel giorno (ieri, lunedi) del postino che infila nella mia cassetta il volume inviato da Albeggi editore di Roma, “100 Thousand Poets for Change” dove, tra altri 28 poeti alcuni di fama nazionale, sta una mia opera, una lirica di paura, la paura dell’ombra xenofoba che sinistramente s’allunga sull’Europa. Xenofobia, violenza, ogni forma di violenza, la violenza dell’arte presunta che ammette lo stupro di Maria Schneider per rendere grande (di cassetta) il giovene regista nazifascista Bertolucci. Grazie allora a Ilaria Catastini di Albeggi per avermi invitato mesi fa ad aderire a questa iniziativa che, lentamente, con una punta di incredulità, ho scoperto di dimensione mondiale. Come potrei non essere emotivamente coinvolto? Gratificato. Grato. Incredulo. Nel giorno di quando mio figlio, Edoardo, è tornato da Londra, dove è andato a trovare Fabrizio, mio figlio migrante. Ad entrambi ho cercato di insegnare il valore alto dell’arte. L’arte che sublima, l’arte che trascende dalla realtà, l’arte che si fa visione, mAraviglia, capacità di sognare una realtà altra, l’arte che è sogno d’un mondo ‘diverso’. L’arte che ha costretto Fabrizio, con mia umiliazione, alla scelta migrante, l’arte che al momento fa di Edoardo un parzialmente disoccupato ma di grandi speranze. E chi vive sperando, come chi vive sognando, … beh, dite voi. Nell’era di Berluscone gran mascalzone dove ciascuno bada al proprio interesse personale alla faccia d’un Paese intero, i miei figli ora m’insegnango loro, ben oltre i miei indirizzi e i miei (umiliati) suggerimenti, il valore dell’arte alta, l’arte altra, l’arte che è bellezza, giustizia, libertà, rispetto. Sputano sangue, ma non mollano. Non giocano a far cassetta calpestando la dignità altrui! Ma non è finita. Ieri è stata la giornata d’una mia poesia messa in quadro (incorniciata) dall’amico Votto. Che l’ha letta e l’ha interpretata con quella cornice che richiama l’argento della luna, luna romantica, luna d’amore. Poesia incorniciata, resa bella dall’amico di Art&Cornici, immediatamente portata alla consegna per l’iniziativa di Piacenza Cultura, San Siro Arte, ovvero opere d’artisti da esporre a partire da sabato 5 ottobre, nei negozi dell’elegante e suggestiva via San Siro, via storica della città. Iniziativa giovane che mal s’acconcia con i miei quasi sessantanni e col mio essere in procinto d’essere nonno di splendida principessa. Ma, a riempire il cuore d’emozioni, il fatto che ad invitarmi sia stato un giovane artista, Claudio Rancati da Fiorenzuola d’Arda, artista fotografo. Grazie, Claudio, per aver accarezzato il mio cuore reso stanco da un mondo dove spesso la delusione arriva non tanto da Beluscone farabuttone e masclazone ma da chi ritenevi amico. Da chi si veste d’abiti illuminati e non esita a rappresentare un’arte che si fa realtà e, in onor di cassetta, non esita a stuprare Maria Schneider o a favorire nei concorsi pubblici gli amici degli amici, compagni o cooperative che dir si voglia. Dimenticavo: è la giornata che ho sentito Mara. Non si abbandonerà (con mio rammarico) a passionali momenti d’abbandono ma ha condiviso con me l’essere terzo d’un suo racconto al premio nazionale La Pira. Condividendo con me una considerazione: la Poesia c’insegna quali sono i valori da sognare ma spesso sono gli amici a gettarci in faccia una realtà che soffoca quei sogni. Non è Berluscone malfattore il vero nemico, sono gli amici che spesso dei sogni nostri fan grigia realtà. Ma nonostante loro, noi no! Noi, ce ne reputiamo fortunati, noi vantiamo d’essere dalla Sua parte, la parte della Poesia. Ultimo appunto. Qualche tempo fa mi ha contattato Eugenio Gazzola di Scritture edizioni. Un nuovo progetto s’affaccia all’orizzonte. Così è vita, da sedicente poeta.

La Poesia può cambiare il mondo? Albeggi editore porta i poeti del cambiamento al Museo dei Bambini a Roma

 Albeggi editore, aderendo all'iniziativa internazionale "100 Thousand Poets for Change" ha realizzato un'antologia (scaricabile dal sito dell'editore) con 29 poesie inedite . Ecco gli autori: Lucianna Argentino, Claudio Arzani, Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque, Massimiliano Damaggio, Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini, Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani, Valeria Raimondi, Riccardo Raimondo, Ottavio Rossani,Francesco Sassetto, Adriana Scanferla, Jamshid Shahpouri, Christian Sinicco, Angelo Tonelli, Caterina Trombetti, Claudia Zironi e per finire i due fondatori dell’iniziativa mondiale Terri Carrion e Michael Rothenberg. Oggi pomeriggio diversi di loro incontreranno i bambini al Museo Explora a Roma per avvicinarli alla poesia.

Albeggi editore, aderendo all’iniziativa internazionale “100 Thousand Poets for Change”, ha realizzato un’antologia (scaricabile dal sito dell’editore) con 29 poesie inedite con l’intento di ridare dignità all’arte poetica come mezzo di espressione della denuncia civile e sociale. Ecco gli autori, 27 italiani e due americani ideatori e promotori nel 2011 dell’iniziativa internazionale che quest’anno vede partecipare 600 città in 100 Paesi: Lucianna Argentino, Claudio Arzani, Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque, Massimiliano Damaggio, Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini, Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani, Valeria Raimondi, Riccardo Raimondo, Ottavio Rossani,Francesco Sassetto, Adriana Scanferla, Jamshid Shahpouri, Christian Sinicco, Angelo Tonelli, Caterina Trombetti, Claudia Zironi e per finire i due fondatori dell’iniziativa mondiale Terri Carrion e Michael Rothenberg. Oggi pomeriggio diversi di loro incontreranno i bambini al Museo Explora a Roma per avvicinarli alla poesia. Alle ore 16 infatti ul Museo dei Bambini di Roma, Explora, ospiterà un workshop poetico, un modo originale per avvicinare i bambini alla poesia. Alle ore 16 dunque Explora diventerà un laboratorio di poesia, dove bambini compresi tra i 6 e i 12 anni avranno la possibilità di fare un primo incontro con la poesia, di giocare con la praola sotto la guida di un gruppo di autori dell’antologia che li divertirà con i versi per far nascere in loro la passione per quest’arte. Chi, meglio dei bimbi, come futuri protagonisti del cambiamento? Questo è il messaggio che tiene in piedi l’iniziativa che diventa così un momento di riflessione non solo per i partecipanti, ma soprattutto per chi crede che attraverso la poesia si possa recuperare quella perdita di etica che caratterizza la politica, la società e le Istituzioni in Italia e all’estero.

Claudio Arzani, poeta in Piacenza, nell’antologia ‘100 Thousand Poets for Change’, Albeggi Edizioni in Roma

Claudio Arzani, poeta in Piacenza, partecipa all’Antologia realizzata da Albeggi Editore nell’ambito dell iniziative mondiali ‘100 Thousand Poets for Change (100 mila Poeti per il cambiamento)’ che si terranno il 28 settembre in oltre 600 città in 100 paesi del mondo. Come precisato nell’articolo pubblicato dai quotidiani online Piacenza24.eu e PiacenzaSera.it che riportiamo

Il 28 settembre è la giornata mondiale dei ‘100mila Poeti per il cambiamento’ (100 Thousand Poets for Change), evento poetico promosso partendo dalla città di Guerneville, California, nel 2011 da Michael Rothenberg e Terri Carrion. Organizzazione contemporanea in 600 città in 100 paesi del mondo di eventi di poesia, musica e arti letterarie dedicate alla cultura della pace e del cambiamento sociale.

Nel nostro paese, oltre alla presenza al Festival internazionale di Poesia di Genova dello scorso maggio con la lettura di liriche da parte di quattro poeti, oltre alle iniziative annunciate a Bologna e Agrigento, si segnala l’iniziativa di Albeggi Edizioni di Roma.

La casa editrice ha raccolto in una antologia non commerciabile e a diffusione gratuita poesie inedite di autori diversi sui temi della pace, dei diritti umani, della sostenibilità ambientale, della democrazia, dell’etica nella società e nell’economia, del lavoro.

La raccolta, pubblicata con il titolo “100Thousand Poets for Change. Italia, 28 settembre 2013”, raccoglie liriche, oltreché dei due fondatori di quella che si è costituita come organizzazione no-profit internazionale, di 27 poeti italiani selezionati per invito dell’editore tra i quali il piacentino Claudio Arzani, già autore di due libri pubblicati con Vicolo del Pavone con una forte caratterizzazione al sociale oltreché di attenzione al nostro territorio (“la poesia, afferma Arzani, nasce dal cuore, dalla mente, dalla visione ma naturalmente anche dal contesto ambientale nel quale viviamo e allora ecco,a declamare il bisogno di pace, di giustizia, di libertà, solo per citare qualche esempio, le ‘mie’ donne di Mortizza, ecco l’airone bianco che vola sulle acque della Trebbia, ecco il baobab piantato nella piazza di Pianello”).

Conosciuto anche per le rappresentazioni poetiche proposte con la lettura delle sue composizioni, proprio grazie ad una di queste, l’ultima in ordine di tempo, Arzani ha ricevuto l’invito all’adesione: “Sì, ‘Fango, lacrime e fame, 1937-1945 un popolo tra guerra e pace’, promossa nello scorso mese di giugno dall’Auser e dal Comune di Gropparello, grazie all’evidenza ottenuta nel web, ha portato all’attenzione dell’editore romano le mie composizioni di negazione della guerra e di ispirazione alla pace tra le genti e, da questo, ecco l’inserimento al fianco di affermati poeti a livello nazionale”.

L’antologia, nella versione cartacea, viene consegnata in omaggio a rappresentanti delle Istituzioni nazionali italiane, con l’obiettivo di ridare dignità e importanza alla poesia come mezzo di espressione della denuncia civile e come esortazione rivolta al mondo politico affinché si torni a mettere al centro del dibattito e dell’azione politica il bene comune e i bisogni dell’Uomo. Sarà comunque scaricabile gratuitamente dal web a partire dal 28 settembre dal sito www.albeggiedizioni.com.

Nota:

29 le poesie inedite pubblicate nell’Antologia. Autori: Lucianna Argentino, Claudio Arzani, Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque, Massimiliano Damaggio, Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini, Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani, Valeria Raimondi, Riccardo Raimondo, Ottavio Rossani,Francesco Sassetto, Adriana Scanferla, Jamshid Shahpouri, Christian Sinicco, Angelo Tonelli, Caterina Trombetti, Claudia Zironi e per finire i due fondatori dell’iniziativa mondiale Terri Carrion e Michael Rothenberg. 

In memoria di Gino Contini, 88 anni, il saluto del nipote, Davide. Con versi raccolti dalla mia anima: da mozzafiato

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Night in Saint Cloud, by Edvard Munch

omg-wtf.net/index.php?itemid=16

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E’ l’imbrunire … il treno è al capolinea: un lampo di luce abbaglia il finestrino, la luna proietta l’ombra di una croce, vita e morte giocano a nascondino, cala il sipario, il viaggio è terminato

 

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Mozzafiato.  Apprendi la notizia e, sul momento, nemmeno le dai troppo peso. Poi lentamente, inesorabilmente, ti rendi conto della grandezza e resti senza fiato. Per l’emozione. Un ragazzo, che nemmeno conosco, Davide, lascia l’ultimo abbraccio al nonno, accompagnandolo con versi tratti dal mio ultimo libro poetico. Mozzafiato.

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Non solo. Il necrologio che precede quello di Davide, sul quotidiano di Piacenza edizione di domenica 18 aprile, il necrologio di Giulia e Valeria, riporta versi di Montale. Un accostamento che mi lascia con le ginocchia tremule. Senza fiato, senza parole. Solo ringraziamenti, lo stupore di aver lasciato tracce nell’anima di quel ragazzo che nemmeno conosco, Davide. Ed un saluto a quel nonno, Gino Contini, di 88 anni, che se n’è andato, che ha iniziato un percorso lungo un sentiero a noi ignoto, accompagnato dai miei versi.

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Sogni dautore: settembre 2005, a Bobbio con “E’ severamente proibito …” fresco di stampa. Due anni dopo da Stefania …

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[ http://cecio.krur.com/2006/03/31/simbolo-della-pace-umano-a-budapest/ ]

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Fine settembre di due anni fa: “E’ severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione” era appena uscito dalle rotative, fresco di stampa. Erano i giorni del consueto appuntamento con il laboratorio poetico promosso a Bobbio da Alberto Bellocchio ed io non ho mancato di presentarmi nell’auditorium Santa Chiara omaggiando agli autorevoli e dotti poeti e critici letterari le primissime copie del mio libro pargol del cor. Poi, nel pomeriggio di quel lontano sabato, ho lasciato tre copie in conto vendita all’edicola del paese dell’appennino famoso per l’abbazia fondata da San Colombano.

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Da allora sono passati giusti giusti due anni. L’anno scorso il laboratorio s’è preso una pausa di riflessione. Quest’anno, sbandierata e annunciata la quarta edizione, a metà della scorsa settimana è stato rinviato a data da destinarsi.

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Sabato scorso sono andato comunque a Bobbio, cogliendo l’occasione per fare i conti con l’edicolante. Delle tre copie lasciate in conto vendita nel settembre 2005, ne resta una: le altre due hanno trovato altrettanti acquirenti, dodici euro il prezzo di copertina, quindi 14 euro e 40 centesimi a me (60%), il resto a lui. Risultato medio, due copie non sono molte per un paese dove ho lavorato per quattro anni, dove da oltre dieci anni passo le mie ferie, dove migliaia di persone arrivano per turismo ad ogni domenica. Ma, con la poesia, meglio due di nulla. Peccato piuttosto non aver trovato il modo per organizzare a Bobbio una delle rap-presentazioni poetiche.

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Come la serata organizzata a Gropparello nel giugno 2006, nel salone restaurato dell’ex cinema, oggi sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Serata dedicata alla poesia per la pace, negazione della guerra. A partire dal volantino d’invito, stampato con il simbolo pacifista dei provos olandesi,Make love, not war”.

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Il volantino che, venerdi scorso, dando formali (certo non gradite) disposizioni di lavoro all’amica e compagna Stefania Pisaroni, ho visto ancora affisso nel suo angolo d’ufficio, sulla parete alle spalle della sua scrivania.

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Due anni dopo. Sogni dautore, poesia delle soddisfazioni.  

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[ "Pace", di Giuseppe Mentessi, www.wonderful-italy.it/mostre/mentessi/opere.html ]

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7 ottobre, la marcia per la pace da Perugia ad Assisi: non ci sarò, porto i miei vecchi, superata la soglia degli ottantanni, a vivere il sogno inseguito una vita, visitare la Sicilia. Catania, Siracusa, Taormina, l’Etna. Un gesto d’amore per loro, in definitiva un gesto di pace. Per questo col cuore, ragazzi, in marcia io ci sarò.

 

No alle guerre, “make love, not war” 

 

 

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“Sigfrido” nasce a Bobbio e diventa Regina a Napoli: genesi di una poesia che ha lasciato il segno

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[ "Sigfrido paga con la sua vita",  sapiens.ya.com/jaucan/07_muertesigfrido.htm]

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Sigfrido” nasce a Bobbio, nell’auditorium Santa Chiara, durante il primo laboratorio poetico voluto da Alberto Bellocchio. Fine settembre 2003. Da qualche mese, dopo anni di “sonno”, avevo ripreso la penna in mano rimettendo mano ai racconti scritti nei primi anni novanta. Sul quotidiano locale era uscita la notizia del laboratorio di Alberto, sindacalista da qualche tempo votato alla poesia (all’epoca aveva dato alle stampe “Sirena operaia”, un volume che aveva saputo far parlare di sé).

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Un’occasione ghiotta, un’esperienza fondamentale. Mentre Alberto Bellocchio dava lettura delle sue composizioni, mentre raccontava di sé Gianni d’Elia, mentre mi entusiasmava con la sua semplicità la poesia di Vivian LaMarque, seduto in quinta fila mi abbandonavo al demone poetico e, dopo anni di assoluta e totale astinenza, riempivo il bloc notes di versi.

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Nove poesie in tre giorni, sintesi del mio vivere di allora. Un vivere che aveva come basi la negazione della guerra e l’incapacità di capire un’Italia schierata con Fini e Berlusconi, l’Italia della polizia “finalmente” con licenza di attaccare il dissenso in barba ai principi della democrazia, l’Italia dei picchiatori in divisa della scuola Diaz di Genova, l’Italia partita a mostrare i muscoli e la canna del fucile al mondo islamico al fianco di Bush e Blaire.

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Così, mentre Vivian leggeva dei suoi cucchiaini (una poesia delicatissima), ricordando un po’ “Il cacciatore”, un po’ “Apocalypse now” con un pizzico di “Mediterraneo” e un rimando ad “El Alamein”,  descrivevo lo scenario della morte di un soldato qualunque.

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Rimandando al mito di Sigfrido, a tutti quei miti che, in ossequio alla cultura della destra guerraiola, tali diventano perché morti per un ideale, perché morti come eroi, come guerrieri.

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Morire da eroi, esaltazione della morte eroica che diventa valore sublime.

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No, non ci sto: la morte è morte, la morte è fine di tutto punto e basta. Sigfrido non è un eroe, è solo un poveraccio che non vive più. Non importa perché muori, la fine di tutto è sempre una tragedia individuale, non esiste una “bella” morte e tantomeno una morte “giusta”.

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Pochi giorni dopo casualmente, navigando in internet, trovo notizia del concorso “Beato Gaetano Errico” di Napoli: bastava inviare una composizione via mail e la scelta è caduta proprio su “Sigfrido”, inno alla pace, alla vita, negazione della guerra.

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A fine ottobre arriva la comunicazione che “Sigfrido” è stata giudicata meritevole del primo premio dalla giuria. Talvolta le nostre sorti s’incrociano con gli altrui destini e cambiano il corso della nostra vita. La commissione giudicatrice leggeva i testi a poche ore dall’assalto alla caserma di Nassiriya, quando tutto il Paese era turbato da quei figli morti in terra straniera in nome di una presunta pace imposta armi in pugno.

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La premiazione era ai primi di novembre, a Napoli Secondigliano. Con Dalila siamo partiti nel cuore della notte e, al mattino, vennero a prenderci in auto per portarci dai padri missionari organizzatori dell’evento. Ricordo una caserma, lungo il percorso, con esposte le bandiere listate a lutto.

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La lettura della poesia, nel salone gremito di persone e di autorità, fu commovente, di grande emozione. L’assessore ai servizi sociali, esponente di Rifondazione, mi abbracciò mentre in prima fila alcuni Carabinieri trattenevano a stento le lacrime.

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Poche ore dopo, nella notte, la camorra faceva esplodere fuochi d’artificio intorno al convento, a significare che loro erano i padroni del territorio. Ma, questa, è un’altra storia, di altre guerre, di altre morti inutili, di altre vite spezzate, di altri morti ammazzati. Magari, anche in questo caso, giusto per caso, giusto perché in quel momento qualcuno passava di lì, sulla linea di tiro della pallottola destinata al figlio di “Ciruzzo O’ milionario”,  il boss all’epoca incarcerato che, di lì a poco, avrebbe scatenato una lotta senza esclusione di colpi tra i capi dei clan camorristi, seminando nelle strade di Napoli cadaveri e meritando la fama di sanguinario senza pietà.

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[ lelej86.splinder.com/archive/2007-03 ]