Su, tra angeli e sibille, col Guercino in Duomo a Piacenza: ultima salita

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Ultima possibilità, domani, di salire fino alla cupola del Duomo per una straordinaria visione dei dipinti realizzati dal Guercino e allo stesso tempo scorci di immagini della città. Per tacere delle sensazioni e delle emozioni provate lungo la salita passando attraverso pertugi, antiche scale a chiocciola, immergendosi in un ambiente dal sapor di Medioevo.

Si parte da una postazione realizzata per ammirare in forma virtuale i dipinti della cupola e già a questo punto vieni avvolto dalla magia dell’arte affascinato dal fatto che mai avresti potuto pensare di poterli ammirare “a palmo di naso” anche se ovviamente si tratta di finzione resa possibile dalla tecnologia dei nostri giorni. E ti sorge comunque l’ammirazione per quei tempi lontani e ‘primitivi’ capaci comunque di realizzare impalcature che portavano l’artista ad una passo dal cielo.

Conservati in apposite teche troviamo i registri che raccolgono scritti del Guercino, uso ad annotare i consumi in materiali e in tempo delle sue realizzazioni, grazie ai quali possiamo oggi conoscere il valore delle stesse ( e quindi l’entità dei guadagni dell’artista) nel tempo della loro realizzazione.

Si procede salendo lungo le scale nello spessore di muratura che consentono il collegamento con i diversi livelli e gallerie. Esperienza unica, si diceva, assolutamente vietata per chi soffre di attacchi di claustrofobia. Rigorosamente in fila indiana nell’ambiente angusto senza alcuna visione se non chi precede e chi segue, la sensazione è dell’assenza di via di fuga, c’è chi se ne lamenta, chi tace ma respira fondo, per fortuna s’apre una porta che immette in un ampio ambiente e l’incertezza ed il disagio svaniscono.

Così la salita prosegue, ritornando di nuovo nella strettoia d’una scala a chiocciola.
 
Eccoci ammessi, a gruppi di dieci, in un lungo corridoio ligneo che sormonta le volte della navata centrale  e conduce in direzione della grande croce d’arenaria in facciata. Splendida la vista della città e di via XX settembre in particolare splendente di luci e di colori, con il rammarico di aver trovato disponibile il turno di visita serale così costretti a rinunciare alla stessa visione della città diurna, quando ci si può sentire ‘mezzani’, ci mezzo cioè tra città della terra e città del cielo che la domina.
Qualcuno, di fronte al punto di vista ‘alto’ prova disagio, velocemente s’allontana, presentando di nuovo un leggero affanno al fiato e la sensazione di strane presente nell’interno dello stomaco (il ritorno di Agostino?).

A ritroso e arriviamo alla galleria del tamburo della cupola per una vista privilegiata ravvicinata degli affreschi e percezione dall’alto della cattedrale che ne evidenzia l’imponente mole. Anche qui qualcuno s’allontana. Siamo terricoli, non tutti siamo fatti per il mondo alto dominio di superiori sconosciute entità fluttuanti nell’azzurro, felici di stare lassù.Per quanto mi riguarda scatto immagini, m’immergo nella fotografia, neanche m’accorgo degli assenti, di chi s’è ritirato, di chi a terra racconterà del disagio. Osservo i miei scatti: risultati medi, buoni, pessimi (non è semplice adeguare i tempi degli scatti con i tempi dell’incedere del gruppo organizzato), ma dei quali tutti ringrazio il cielo, la cupola, la navata, la Chiesa e il Divino e ringrazio l’Arte e il Guercino per avermi portato dove in vita non avrò più la possibilità di tornare. Del resto, come dicevo, siamo terricoli, dalla terra veniamo e alla terra torniamo: tutti a casa, signori, si scende.

 

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