“Scuola, di riforma in riforma un mucchio di rovine. Smantellate regole e contenuti, l’autorità e i valori più strettamente culturali”,riflessione di Carmelo Sciascia (2)

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Parte seconda: sull’uso pedagogico del metodo maieutico

Il problema è che vi sono ancora dei pedagogisti che continuano a proporre una “scuola maieutica” dove si impari dai compagni non dagli insegnanti, si impari con le domande non con lo studio, si impari solo nei laboratori non dalle spiegazioni che si potrebbero dare con le lezioni, si impari senza sottolineare e fare capire gli errori ma valutando solo i progressi, si impari sbagliando nelle applicazioni pratiche senza una buona premessa teorica, punto di partenza per qualsiasi conoscenza (soprattutto in campo scientifico), si impari lasciando gli alunni liberi ad esprimere il loro protagonismo e l’insegnate in disparte a “predisporre”: Permissivismo allo stato puro! Si impari divertendosi: si dimentica completamente che l’apprendimento e quindi lo studio è anche sacrificio, solitudine, fatica. (Lo diceva perfino Giorgio Amendola nel famigerato 1968!).

“maièutica s. f. ([dal gr. μαιευτική (τέχνη), propr. «(arte) ostetrica», «ostetricia», der. di μαῖα«mamma, levatrice»]. – Termine con cui viene generalm. designato il metodo dialogico tipico di Socrate, il quale, secondo Platone (dialogo Teeteto), si sarebbe comportato come una levatrice, aiutando gli altri a «partorire» la verità: tale metodo consisteva nell’esercizio del dialogo, ossia in domande e risposte tali da spingere l’interlocutore a ricercare dentro di sé la verità, determinandola in maniera il più possibile autonoma.”  (Enciclopedia Treccani)

A proposito di Socrate cui si fa riferimento per il metodo maieutico, di cui si è riportata per una maggiore comprensione la definizione della Traccani, alcune considerazioni sono d’obbligo. Perché a questo punto è chiaro che il problema non è solo pedagogico ma diventa filosofico, se è vero che il metodo con cui si vuole risolvere qualsiasi problema di apprendimento scolastico ha forti connotati che riguardano il pensiero filosofico tout court.

Socrate storiograficamente costituisce “un caso” perché è ad un tempo esistito e non è esistito. Al di là del dato storico sulla sua esistenza, sarebbe meglio dire che vi sono diversi Socrate, visto che non abbiamo nessuna fonte diretta (non ha lasciato nessuno scritto), il suo pensiero dobbiamo ricavarlo mediato da altri pensatori, a lui contemporanei o postumi. Quindi avremo diversi Socrate a seconda delle fonti cui si fa, di volta in volta, riferimento (Aristofane, Platone, Senofonte, Aristotele). A ciò si deve aggiungere il fatto che ogni periodo storico ha dato una sua versione del pensiero socratico. L’interpretazione medioevale vede Socrate (attraverso Platone) come colui che ha preparato la venuta di Cristo, essendo stato un martire per scelta, per coerenza con le sue concezioni, quindi per fede. Socrate in questa ottica risulta essere una specie di profeta ed il principio socratico di “so di non sapere” diventa conseguenzialmente una ricerca della Verità, quindi la ricerca della verità assoluta, in ultima analisi la ricerca di Dio.

Così ogni periodo ha conosciuto un Socrate diverso ed Il metodo socratico è stato di volta in volta considerato un metodo valido sia dai pensatori liberi illuministi come dai mistici imbevuti di fede religiosa.  Già tutto questo dovrebbe fare venire qualche dubbio sulla vera essenza del metodo maieutico e quantomeno destare qualche dubbio sulla sua esatta interpretazione. Sicuramente è difficile attribuire un significato univoco al metodo maieutico in generale, a maggior ragione qualche dubbio in più dovrebbe suscitare la sua pretesa scientifica come metodologia pedagogica. Volgiamo lo sguardo a cosa hanno sostenuto alcuni filosofi, sicuramente non minori nel panorama della storia della filosofia, nei riguardi di Socrate. Per Soren Kierkegaard ad esempio, Socrate è l’affermazione della soggettività, la negazione della ragione perché il suo metodo maieutico sta alla base della sua ironia e la sua è fuor di dubbio una ironia distruttrice, una ironia che tende a scardinare qualsiasi verità. Il non sapere di Socrate per il filosofo danese è lo scacco della ragione e come tale conduce alla fede ed alla irrazionalità.

Non credo, così come proposto da Kierkegaard, sia il metodo socratico un buon metodo da adottare nel campo dell’istruzione, dove necessitano certezze e valori, non un’ironia costante che smantella (mette in dubbio) la funzione della stessa ragione. Un altro grande filosofo, che rimane ancora uno dei più attuali del nostro novecento, Friedrich Nietzsche va ancora oltre, condanna Socrate perché lo considera come colui che ponendo fine alla tragedia greca, ha posto fine alla civiltà dionisiaca.  E, se consideriamo che il comportamento tragico per l’uomo è l’unico atteggiamento di fronte alla vita, ci si rende conto di quale grave colpa si sia macchiato il Filosofo greco, negando la vera essenza della vita stessa. Ho riportato due giudizi sul pensiero socratico, di pensatori diversissimi tra loro, uno del religioso Kierkegaard, padre nobile dell’esistenzialismo contemporaneo, l’altro opposto del nichilista Nietzsche, l’anticristo.  Ma forse ci si vuole riferire, parlando di maieutica, al giudizio di Labriola che vede in Socrate un educatore della coscienza morale? Così come E. Boutroux che attribuisce a Socrate il merito di avere posto le fondamenta di una scienza morale? Ma se così fosse, si badi bene che sempre e solo nel campo della morale restiamo, lungi dall’essere considerato quindi il suo metodo, un metodo pedagogico, ma un metodo esclusivamente etico. Socrate in fin dei conti può essere considerato più che un individuo, un simbolo, una concezione dialettica derivata dalle opere dei sofisti, lungi dall’avere strutturato una metodologia scientifica valida in campo pedagogico.  Infatti: Il ragionamento maieutico aveva come logica conclusione un’aporia. L’aporia è quando nella soluzione di un dato problema si presentano due conclusioni incompatibili tra loro anche se logiche. È evidente come l’aporia socratica può rientrare nella cosiddetta “dimostrazione per assurdo” della scuola eleatica.  Ma anche Gorgia argomenta secondo lo stile degli Eleati, vogliamo allora usare un metodo pedagogico, come universale ed infallibile, un metodo usato già dai così tanto bistrattati Sofisti?

 

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