Piacenza: Santa Maria di Campagna, le crociate, gli ovali di Gaspare Landi, il Pordenone della disputa di Santa Caterina d’Alessandria

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Altre curiosità in occasione della ‘salita al Pordenone’ in Santa Maria di Campagna: nella sagrestia ci sono sei ovali datati 1680, opera del pittore Gaspare Landi (1756-1830) Questi quadretti raffigurano alcuni santi francescani a mezzobusto visti di profilo o di trequarti, a partire da Santa Chiara d’Assisi (fondatrice con San Francesco del II° Ordine francescano).

Scrive lo scrittore e storico Luciano Scarabelli che “Il giovane  Landi non aveva visto ancora nessuna scuola, se non quella che s’era fatta da sé provandosi a copiare i dipinti delle cupole del Duomo e di Campagna”. Un giorno venuto a rissa, per motivo galante, con un altro, Gaspare fu messo in prigione. Dopo uscito dal carcere si raccomandò ai francescani di Santa Maria di Campagna, nei quali, in ricambio del cibo che gli presentavano, faceva dipinti nel Chiostro ed eseguiva loro anche alcuni quadretti ovali che si trovano appunto nella Sacrestia del tempio.

Santa Maria di Campagna è storicamente legato ad un momento cruciale nella rinascita dell’Occidente cristiano: il Concilio del 1095, che diede origine al movimento delle Crociate. A quell’epoca in quest’area, benché si trovasse fuori dalle mura cittadine, esisteva un santuario dedicato alla Madonna e detto di “Campagnola”. Il luogo era inoltre passaggio obbligato per i pellegrini in viaggio verso la Terra Santa o verso Roma e rivestiva dunque un chiaro significato simbolico nell’ottica di chi, come lo stesso papa Urbano II che aveva voluto il Concilio, pensava a riunire la cristianità nella grande impresa della riconquista dei luoghi santi.

Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone, Disputa di santa Caterina (1531-1532 circa; affresco; Piacenza, Basilica di Santa Maria di Campagna)

Da ammirare infine l’affresco sempre del Pordenone (realizzato successivamente agli affreschi della cupola) dedicato a Santa Caterina d’Alessandria: nel 305 fu proclamato governatore di Egitto e Siria Massimino Daia che in occasione della sua nomina fece organizzare grandi festeggiamenti, nei quali si prevedevano sacrifici animali in tutte le città confinanti in onore degli Dèi pagani. Durante queste celebrazioni, la giovane Caterina si presentò nel palazzo del governatore con l’intento di interrompere queste pratiche crudeli e selvagge, chiedendo a tutti di abbandonare il paganesimo in favore del Cristianesimo. Il Governatore, colpito dalla retorica della ragazza ma anche dalla sua bellezza, non si adirò ma decise di chiamare una schiera di dotti retori affinchè le facessero cambiare idea. Caterina ebbe tanta loquacità da riuscire a persuadere persino questi uomini e questa volta l’affronto subìto da Massimino fu talmente grande da non poter lasciar correre, facendo bruciare vivi tutti i suoi letterati. In seguito, come ultima speranza per la fanciulla, le propose di sposarlo per aver salva la vita, ma ella rifiutò categoricamente, causando l’ira del Governatore che la condannò al martirio. L’atrocità consisteva in un macchinario che tramite una ruota dentata avrebbe dilaniato il suo corpo, ma non appena questo sfiorò la fanciulla, si ruppe in mille pezzi, sotto lo sguardo stupito di tutti. A quel punto, il furibondo Massimino si vide costretto ad ucciderla in una maniera più diretta, facendola decapitare sul posto.

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