“Salviamo il mondo”, lirica di Natale Seghesio, contadino delle Langhe

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

La campagna, olio su tela, di Gino Severini

Guarda la natura:
un soffio d’aria mattutina
osserva, il sole spunta
il tramonto non farà paura.

Senti la voce del bosco:
l’eterno silenzio, il mistero
il rumore dell’erba che cresce
il brusio di un uccello nascosto.

Un fiore vicino a un ruscello,
una piuma scaldare un nido,
una briciola per un uccello
il mondo è sempre quello.

Piccole cose di ogni giorno
tutte normali, senza pretese:
se tutti ci guardiamo attorno
salviamo il mondo, senza spese.

Pranzo contadino, olio su cartone, di Roberto Sguanci

Per approfondire la conoscenza con la poesia di Natale, clicca qui

“Che cosa diranno i vicini?”, lirica di Charles Bukowski (1920 – 1994)

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Opera di Zarpellon Toni, olio su tela.

i miei genitori erano sempre dietro a
chiederlo,
naturalmente non mi importava un fico di
che cosa diranno i vicini.
mi facevano pena i vicini,
codardi che spiavano da dietro le
tendine.
l’intero quartiere si spiava
addosso
e negli anni trenta non c’era molto
da vedere,
eccetto me che tornavo a casa ubriaco
a tarda notte.

“finirai per uccidere tua madre,”
diceva mio padre,
“e inoltre che cosa diranno
i vicini?”

quanto a me pensavo di comportarmi
assai bene.
in un modo o in un altro
riuscivo a ubriacarmi
senza avere in tasca
il becco di un quattrino.
un trucco che mi sarebbe tornato
molto comodo
più avanti
negli anni.

a peggiorare le cose per i miei poveri
genitori
cominciai a scrivere lettere al direttore
di un giornale a larga tiratura,
che, per lo più, venivano pubblicate
e sostenevano tutte
cause impopolari.

“che cosa diranno i vicini?”
chiedevano i miei
genitori.

ma le lettere producevano risultati
interessanti – messaggi minatori,
incluse minacce di morte a mezzo posta.
inoltre mi misero in contatto
con certa gente stramba
convinta che io credessi a
tutto quello che scrivevo.

ci furono incontri segreti
in cantine e solai,
c’erano pistole,
patti,
discorsi.
quelli erano i posti
dove scroccavo da bere.
a molte di quelle assemblee
partecipavano i razzisti,
giovanotti tra
i 17 e i 23 anni.
“non vogliamo che i neri
ci fottano le donne!
devono morire!”
sfortunatamente
di donne
io non ne fottevo
proprio.
tutti gli incontri iniziavano
con il saluto sull’attenti
alla bandiera
che io giudicavo
dannatamente
infantile.
ma la maggior parte di quei giovanotti
venivano da famiglie
perbene
e dopo le assemblee
io bevevo con loro.
bevevo più che potevo
mentre blateravano.
non ho mai aperto bocca
ma non sembravano seccati.
ricordavano le mie lettere
e non sospettavano che
fossero un trucco.
non ero un essere umano
decente,
ma certo non ero in combutta
con ideologie
o gruppuscoli.
mi ripugnava
l’intera idea della vita
e degli uomini
ma era più facile
scroccare
da bere
ai razzisti
che alle vecchiette
nei bar:

“non credo che tu
sia davvero mio figlio,”
disse mio padre.

“che cosa diranno
i vicini?” disse
mia madre.

poveri dannati patrioti pazzi illusi.

dopo che mi cacciarono
di casa
gliela diedi su
alle assemblee
e andai a vivere da me
in una catapecchia a
Bunker Hill.

e i miei genitori non dovettero
più preoccuparsi
di cosa avrebbero detto
i vicini.

 

“Malvagio, sono malvagio e bestia”, lirica di Ferruccio Brugnaro, poeta operaio

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Pioggia Acida di Elina Starshinina e’ un quadro con utilizzo di colori acrilici su tela.In questo quadro la nostra artista ha riportato con la sua fantasia,una pioggia che incontra nell’atmosfera lo Smog e altri gas che stanno inquinando la nostra atmosfera e stanno rovinando l’equilibrio della Natura stessa..Il bianco rappresenta l’acqua e i colori giallo,rosso, verde sono i gas che miscelati formano un tuttuno. Un dramma ,una sofferenza.

Mi accorgo ancora del biancospino
                               che fiorisce
                      e della rondine che ritorna.
           Malvagio, sono malvagio
                       e bestia.
Non dimentico, non posso dimenticare
                       il crescere dell’erba
il tempo imbandierato di fiori
                              e di nidi
                         il profumo del mondo.
                   Malvagio e bestia
                          selvaggio
                                incorreggibile.
Mi batterò per sempre
                   per questa terra,
                 mi batterò per sempre
                 per questi pianeti
fino l’ultima ferita
fino l’ultimo abbandono
fino l’ultima
           angosciosa amputazione.
      Malvagio
      mille volte malvagio
      bestia senza briglie
                           selvaggio.
Dentro una storia di morte
               dentro uno spazio
                           di morte
             il mio lavoro di sole
          non avrà mai fine.

“Finestre sul cortile”, lirica di Vladislav Chodasevic (1886 – 1939)

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Casa a ringhiera, olio su tela, di Laura Sisti

Un povero grullo presso le fontane
Non fa che lamentarsi da stamane,
E non ho una scarpa superflua,
Da tirargli dritta sulla testa.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Risuonano pentole, piatti, pianini,
Cullan le balie gli urlanti bambini.
Alla finestra un sordo siede sorridendo,
Del suo silenzio estatico godendo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Un attore davanti a una specchiera opaca
Scrive una lettera e ritratti bacia, –
E provando la sua parte con onore,
Per l’ennesima volta muore l’eroe.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Un padre sta uscendo, saluta la moglie,
Ma torna indietro, bianco come un lenzuolo:
– Non gli piace la zuppa di cipolle!
Bisogna sculacciarlo quel figliolo!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Un vecchio non rasato il letto scosta,
Si accinge a conficcare un chiodino,
Ma a disturbarlo, neanche a farlo apposta,
Sta salendo le scale un inquilino.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tra i fiori un operaio giace sul letto.
Monete sugli occhi, le lenti sul panchetto.
Legate le mascelle, congiunte le mani.
Nel ghiaccio oggi, nel fuoco domani.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Quel ch’è giusto è giusto! Possedere
Una fanciulla con la forza non puoi!
Devi prima leggerle dei versi, e poi
Offrirle anche da bere…
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
L’acqua dentro al muro s’è messa a guaire:
Dev’esser arduo nei tubi fluire,
Sempre nell’oscurità e nella strettezza,
In una tale strettezza e oscurità!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

Italiani: sporchi, puzzolenti, brutti, ignoranti, tardi di comprendonio, stupratori, accoltellatori e assassini

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

L’articolo proposto riproduce in parte scritti di Luciano Rimini e di Francesco Di Silvestre

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…
…….Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

1891: linciaggio di italiani a New Orleans

Quel­lo che ave­te ap­pe­na let­to non è uno dei so­li­ti pro­cla­mi di Sal­vi­ni, né un ar­ti­co­lo di “Li­be­ro”, “Il Gior­na­le” o di qual­che sito di estre­ma de­stra.

Sono i pas­si più si­gni­fi­ca­ti­vi del­la re­la­zio­ne del­l’I­spet­to­ra­to per l’im­mi­gra­zio­ne del Con­gres­so ame­ri­ca­no su­gli im­mi­gra­ti ita­lia­ni ne­gli Sta­ti Uni­ti, scrit­ta nel­l’ot­to­bre 1912. In que­gli anni, tra l’al­tro, il New York Ti­mes pub­bli­ca­va di fre­quen­te ar­ti­co­li di que­sto te­no­re e, ad­di­rit­tu­ra, an­che mol­to più duri su­gli im­mi­gra­ti ita­lia­ni. “L’i­ta­lia­no di re­go­la è un gran­de cri­mi­na­le. L’I­ta­lia è pri­ma in Eu­ro­pa con i suoi cri­mi­ni vio­len­ti. Il cri­mi­na­le ita­lia­no è una per­so­na tesa, ec­ci­ta­bi­le, è di tem­pe­ra­men­to agi­ta­to quan­do è so­brio e ubria­co fu­rio­so dopo un paio di bic­chie­ri. Quan­do è ubria­co ar­ri­va lo sti­let­to. Di re­go­la i cri­mi­na­li ita­lia­ni non sono solo la­dri e ra­pi­na­to­ri ma ac­col­tel­la­to­ri e as­sas­si­ni. Que­sti sono co­lo­ro che il no­stro go­ver­no ci ha por­ta­to in casa” scri­ve­va il New York Ti­mes il 14 mag­gio 1909.

Controlli medici su emigrati italiani alla stazione di Briga nel 1956

Cose non mol­to dif­fe­ren­ti su­gli im­mi­gra­ti ita­lia­ni si scri­ve­va­no e si so­ste­ne­va­no an­che in Sviz­ze­ra, Ger­ma­nia, Fran­cia, Bel­gio. “Noi pro­te­stia­mo con­tro l’in­gres­so nel no­stro Pae­se di per­so­ne i cui co­stu­mi e sti­li di vita ab­bas­sa­no il no­stro stan­dard di vita e il cui ca­rat­te­re, che ap­par­tie­ne a un or­di­ne di in­tel­li­gen­za in­fe­rio­re, ren­de im­pos­si­bi­le con­ser­va­re gli idea­li più alti del­la mo­ra­li­tà e del­la ci­vil­tà bel­ga” scri­ve­va “Cro­ni­que pu­bliée dan Bel­gi­que” nel gen­na­io del 1956.

Un qua­dro mol­to in­te­res­san­te e as­so­lu­ta­men­te fe­de­le alla real­tà su come ve­ni­va­no con­si­de­ra­ti e trat­ta­ti gli im­mi­gra­ti ita­lia­ni in Bel­gio emer­ge dal film “Ma­ri­na”, la sto­ria del can­tan­te ita­lia­no Roc­co Gra­na­ta emi­gra­to in Bel­gio da bam­bi­no in­sie­me alla fa­mi­glia e au­to­re del­la can­zo­na “Ma­ri­na” di­ve­nu­ta poi un suc­ces­so mon­dia­le. Il film (gi­ra­to nel 2013) de­scri­ve alla per­fe­zio­ne i so­pru­si e le di­scri­mi­na­zio­ni che era­no co­stret­ti a su­bi­re gli im­mi­gra­ti ita­lia­ni, a cui ad­di­rit­tu­ra era vie­ta­to l’in­gres­so in al­cu­ni lo­ca­li e che ve­ni­va­no in­col­pa­ti per pri­mi, pur se sen­za al­cun fon­da­men­to, in oc­ca­sio­ne di qual­sia­si cri­mi­ne.

E’ fa­ci­le ed è co­mo­do di­men­ti­car­lo ma la sto­ria, per chi la vuo­le co­no­sce­re, rac­con­ta come per de­cen­ni gli im­mi­gra­ti era­va­mo noi ita­lia­ni, vit­ti­me de­gli stes­si pre­giu­di­zi, del­le stes­se in­vet­ti­ve che ora ri­vol­gia­mo a chi vie­ne nel no­stro pae­se. In tan­ti lo han­no di­men­ti­ca­to (o for­se pre­fe­ri­sco­no igno­rar­lo), così come ab­bia­mo di­men­ti­ca­to che al­l’e­po­ca an­che noi sia­mo sta­ti col­pi­ti e sia­mo sta­ti vit­ti­me di tra­ge­die in mare, con al­cu­ne dram­ma­ti­che scia­gu­re del­le im­bar­ca­zio­ni che, come ve­ni­va chia­ma­to il ca­ri­co di emi­gran­ti al­lo­ra, tra­spor­ta­va­no la “ton­nel­la­ta uma­na”.

Ben 576 ita­lia­ni mor­ti nel nau­fra­gio da­van­ti al por­to di Gi­bil­ter­ra, 549 ita­lia­ni mor­ti nel­la tra­ge­dia del “Bour­go­gne” al lar­go del­la Nuo­va Sco­zia, 550 emi­gra­ti ita­lia­ni mor­ti nel nau­fra­gio del “Si­rio” in Spa­gna, 314 ita­lia­ni mor­ti (ma se­con­do i bra­si­lia­ni le vit­ti­me fu­ro­no più di 600) nel nau­fra­gio del­la “Prin­ci­pes­sa Ma­fal­da” al lar­go del Bra­si­le…

Una vignetta razzista anti-italiani del 1888

“Amarezza”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Solo, olio su tela di Alessio Bandini

Con gli anni si diventa invisibili a tanti
te ne accorgi da quelli senza riguardo
che parlano vicino a te d’intimi fatti
con disinvolto volgare linguaggio
lo capisci dai conoscenti indifferenti
che fanno i sorpresi al tuo saluto
così che alla fine appena scorti li scansi
o altrove guardando fingi di non aver visto.

Come diverso il tempo dei giovani anni!

Allora come nel sistema solare
ti ruotavano intorno gli amici
e stavano bene attenti alle parole
con aria felice d’incontrarti
mentre gli sconosciuti avevano pudore
e temendo l’ascolto zittivano le voci
perché ora lo sai fin troppo bene
si considera un fiore finché non muore.

A Perino da oggi chiude al pomeriggio il fruttivendolo con edicola ma in tutta la provincia arrivano supermercati e chiudono negozi

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

Da oggi a Perino il negozio di frutta e verdura con vendita giornali sarà chiuso nei pomeriggi da domenica a giovedì. Certo, finita la stagione estiva, con i turisti che raggiungono questo piccolo paese della Val Trebbia, i clienti diminuiscono e la maggior parte dei residenti sono anziani che tranquillamente possono dedicarsi agli acquisti alla mattina. Per quanto ai giovani, che in genere lavorano in pianura oppure stanno a vivere e dormire fino al venerdì in città e lì fanno acquisti. Oppure fanno scorta nei supermercati in città rinunciando ad una certa dose di qualità ma risparmiando in termini economici.

Ancora peggio a Podenzano: chiuso uno dei due negozi (‘storici’) di macelleria bovina e chiuso pure quello di macelleria equina. Certo incide anche l’età dei negozianti ma il fatto che le saracinesche restino abbassate, che nessuno si preoccupi di subentrare lascia un senso d’amarezza.

Così a Bobbio, in piazza Santa Fara, dove si svolgono le principali iniziative culturali, dalla settimana della letteratura al festival del cinema di Marco Bellocchio, oltre al mercato settimanale: un filotto quasi completo di vetrine vuote. Ne ho contate sei. Sopravvivono un bar, un’orificeria, un negozio d’abiti.

Non diversa la situazione degli altri paesi della provincia, fino ad arrivare in città, Piacenza, dove le serrande che s’abbassano sono sempre più numerose. Via Roma ne è un esempio lampante e a poco vale la giustificazione di un ambiente con forte presenza di immigrati con problemi d’ordine pubblico. Nei pressi di casa mia il negozio di Art e Design, trasferito da ormai due anni, invano attende un subentro e la gastronomia al fianco, presente dal 1958, cessa l’attività ad ottobre.

La saletta degustazione della gastronomia presente in città dal 1958

Insomma, ormai al lumicino l’epoca dei piccoli negozi commerciali e si tratta di un cambio nelle abitudini e talvolta nella qualità della vita e dell’offerta alimentare. Subentrano e imperano i supermercati: oltre a quelli tradizionalmente presenti, a quelli di recente arrivo, l’amministrazione comunale annuncia nuovi arrivi ulteriori che inevitabilmente porteranno a chiusure di altri negozietti. Certo i supermercati  hanno tantissimi vantaggi nelle quantità dei prodotti offerti. Però se, solo per fare un esempio, compro verdura al supermercato posso attendermi una qualità ‘accettabile’. Sicuramente però diversa da quella spesso ‘eccellente’ di fruttivendoli che però, di converso, possono essere considerati ‘gioiellerie’ per quanto ai prezzi. Del resto qualità e rapporto personalizzato ove possibile valgono bene un piccolo sovrapprezzo monetario.

Supermercati: a Piacenza annunciate nuove aperture che corrisponderanno a nuove serrande di piccoli negozietti abbassate

1 settembre 1939: le truppe tedesche entrano in Polonia, inizia la Seconda Guerra Mondiale

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

All’alba del 1 settembre del 1939, 60 divisioni tedesche invadono la Polonia mentre la Luftwaffe distrugge basi aeree, ponti e vie di comunicazione. Il 7 settembre, i tedeschi arriveranno in vista di Varsavia che però resisterà. Ma il 17 le due ali dell’esercito nazista si riuniranno a Vlodawa, 200 km a est di Varsavia, circondando il grosso dell’esercito polacco.

Intanto in quello stesso 17 settembre l’armata sovietica invaderà a sua volta la Polonia in base ad uno scellerato patto di divisione sottoscritto tra Russia e Germania il 23 agosto. Con l’ingresso delle truppe sovietiche la situazione dell’esercito polacco diventerà praticamente disperata e la soluzione individuata sarà quella di far uscire dal Paese il maggior numero possibile di soldati in modo che essi potessero poi combattere, su altri fronti, al fianco degli Alleati: alla fine 30.000 soldati ed aviatori riusciranno a raggiungere la Romania, mentre altri 60.000 si rifugeranno in Ungheria.

Il 29 settembre i tedeschi entreranno a Varsavia, la guerra lampo può definirsi conclusa.

La mia Chevrolet aperta come una scatola di sardine e il colpevole (non assicurato) si da alla fuga: 4 mesi di disavventura

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

In pratica: il 2 maggio poco dopo le 19 parcheggio l’auto in via B., a pochi passi da casa. Sono presenti auto su entrambi i lati per cui la carreggiata a disposizione per il transito è ridotta ma due auto possono incrociarsi tranquillamente senza problemi. Anche un Daily in uscita da un cortile non ha problemi, salvochè non si avventuri in un’inversione di marcia avventurosa e discutibile. Poco prima delle 20 esco per andare in stazione e infatti … trovo la mia povera vettura letteralmente aperta come una scatola di sardine sulla parte posteriore sinistra, lato strada. Sconcertato, vedo però un biglietto sistemato sul parabrezza e penso “l’autore del malfatto aveva fretta e mi ha lasciato i suoi dati“. Nientaffatto: il malfattore s’è dato alla fuga ma, ahi lui, qualcuno ha visto e ha segnato tutto, dalla targa al suo numero di telefono. Bene.

Giovedì 3 maggio passo in assicurazione e vengo informato che la targa corrisponderebbe ad un furgone immatricolato a Roma ma probabilmente non più assicurato da almeno nove anni!!!. Nel pomeriggio passo allora dalla Polizia Municipale. Viene preso nota del tutto, vengono fatte fotografie. Resta l’incognita però sulla correttezza della targa e sul fatto dell’immatricolazione. Mando allora un messaggio (sms) al testimone dopo aver invano tentato di chiamarlo al telefono.

Dopo le 19 sul cellulare mi arriva sms del testimone con foto del Daily Fiat del malfattore nuovamente parcheggiiato in via B. In effetti il primo rilievo della targa conteneva un piccolo errore. Chiamo immediatamente la Polizia Urbana e, dopo numerosi tentativi, reperito un numero per le urgenze finalmente qualcuno mi risponde. Preso nota dell’informazione (verrò a sapere in seguito) una pattuglia si reca sul posto, esegue gli accertamenti del caso, rileva il numero di targa corretto, evidenzia la compatibilità tra i segni presenti sul furgone e quelli presenti nella mia auto, evidenzia che il Daily risulta assicurato fino al 7 agosto. Naturalmente il proprietario nega il malfatto.

Martedì 8 vengo informato dell’accertamento. Quindi tutto bene? Nientaffatto: ritorno in assicurazione e sorpresa, il furgone risulta assicurato dal 7 maggio quindi nel momento dell’incidente non lo era! E qui inizia la via crucis. L’assicurazione ‘ovviamente’ non paga, mi viene semplicemente indicato un carrozziere di fiducia dell’assicuratore che peraltro lo contatta raccomandando un trattamento di favore. Che si risolve in un preventivo di circa 2mila euro di spesa evitando la sostituzione del paraurti posteriore: infatti la scocca dovrà essere letteralmente ‘tagliata’ a metà e sostituita. Temporeggio però nella decisione considerando che l’assicuratore si impegna a contattare la polizia municipale per poter avere il verbale di accertamento nel quale peraltro dovrà essere inserita la precisazione relativa al problema della mancanza di assicurazione.

Dunque resto in attesa di aggiornamenti e, dopo un paio di settimane, l’assicuratore mi informa che, analizzando la polizza sottoscritta ad inizio anno emerge l’inserimento della copertura anche in caso di sinistro con malfattori privi di assicurazione. Occorre però individuare il responsabile e diventa indispensabile il verbale di accertamento della polizia municipale che specifichi la compatibilità dei danni dei due veicoli. A questo punto, nuovamente contattati, i vigili piacentini informano di aver convocato il testimone che ha reso dettagliato resoconto dei fatti. Contemporaneamente sono stati coinvolti i colleghi competenti per territorio di residenza (un comune della provincia) dell’autore del maldestro comportamento che, dopo ulteriore tempo, inviano una raccomandata di convocazione all’interessato. In attesa concordo con il carrozziere una data per l’esecuzione di lavori ma, a mia insaputa, l’assicuratore interviene e, in assenza del verbale ufficiale, rinvia l’appuntamento per cui resto in vana attesa della concordata telefonata di conferma dell’incontro con la carrozzeria: solo a seguito di ulteriore contatto con l’assicuratore medesimo verrò informato del posticipo. 

Naturalmente la procedura legata alla raccomandata ha i suoi tempi: ovviamente il convocato non si presenta, forse nemmeno provvede al ritiro della raccomandata e la posta a sua volta ha i suoi tempi di giacenza. Passano così le settimane ma, alla fine, venerdì 10 agosto, ad oltre 3 mesi dal sinistro, a poche ore dalle mie ferie e dalla chiusura del carrozziere, arriva la telefonata dall’assicuratore: il verbale della polizia municipale è arrivato, tutto a posto, si può procedere. Telefono immediatamente in carrozzeria e concordiamo per un incontro il 29 agosto, ribadendo che ho assoluta necessità di un’auto di cortesia per il tempo di fermo della mia.

Così eccoci al 28 agosto, quando il carrozziere mi telefona informando che l’auto di cortesia è dal concessionario per un richiamo. Piuttosto demoralizzato non so che dire ma alla fine giovedì 30 agosto nuova telefonata e, alle 17.30 circa, ecco lo ‘scambio’ di vetture: consegno la Chevrolet e torno a casa con una ruspante Panda praticamente nuova. Sono passati quasi 4 mesi dall’incidente.

Tutto finito? Calma, incrociamo le dita e aspettiamo una settimana ancora, forse 15 giorni, a lavori finiti e fattura rimborsata, con una precisazione: il paraurti che non doveva essere cambiato nel frattempo, sarà per le vibrazioni o per il vento contrario, per ben tre volte si è staccato sul lato sinistro dell’auto ‘ballonzolando’ a terra in autostrada a 140 km/ora in pieno sorpasso di un Tir e quindi contrariamente alle previsioni dovrà essere cambiato per cui a maggior ragione speriamo che l’assicurazione provveda al rimborso. Per finire ci sarà da ‘regolare’ la pratica con il testimone: da ringraziare per il senso civico così raro ai giorni nostri e soprattutto da nominare Santo subito. Ma di questo parleremo a cose fatte.

 

 

“Finita la pacchia”, mesto ritorno al lavoro

Host di destinazione non consentito, sblocca la connessione nel pannello di AlterVista (Risorse > Impostazioni PHP)

“Finita la pacchia”: l’sms che vilmente ieri mi ha mandato, nell’ultimo giorno di ferie, Antonella, collega di lavoro senza pietà.

Ed ecco, concentrazione durissima:
ho l’impressione d’aver dimenticato qualcosa.