“Le mele di Kafka”, romanzo di Andrea Vitali, Garzanti editore, 2016

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I libri di Vitali muovono nella piccola provincia italiana, con personaggi che non faranno mai la storia, personaggi che possiamo incontrare in tutti i nostri paesi, gente che nasce, lavora, passa il suo tempo al bar, magari si sposa, vive giorno dopo giorno, ad un certo punto “va avanti”, per malattia, per incidente. Così tutto si conclude, un funerale, qualche addetto comunale che si veste dei panni del becchino, sigilla la tomba e in breve il ricordo svanisce come la nebbia della mattina tra i boschetti dei fiumi o le rive del lago, in questo caso il lago di Como. Insomma, nessuna storia di grande approfondimento. Nei libri di Vitali troviamo iscritti allo Psiup, fascisti in camicia nera, la casa dei lavoratori, fascisti che, all’alba del 1946, si scoprono socialisti, comunisti ma non crediamo di trovare conflitti sociali, scontri, motivazioni di scelte politiche. Alla fine ci si ritrova tutti davanti ad bicchiere di vino, seduti sulle vecchie panche del cinema sociale, a sbirciare le tette di qualche paesana procace con curve da sballo, e bisogna confessarlo: l’impasto risulta sempre leggero, divertente, l’ideale per passare qualche ora in serenità. Così con queste mele che ruotano d’intorno ad una storia di bocce richiamando anche in questo caso tempi andati, quando non c’era paese senza la sua bella bocciofila, regolamentare o meno che fosse. Il protagonista in questo caso è Abramo Ferrascini, uno che boccia come Dio comanda e, in coppia con un buon accostatore, diventa imbattibile. Dunque l’obiettivo risultano le semifinali del Campionato provinciale in programma nel vicino Cermentate per la domenica. Purtroppo arriva la notizia della gravissima malattia del cognato, l’Eraldo, sposo della sorella della Rosalba, moglie di Abramo: bisogna andare in Svizzera. I medici d’oltralpe dicono non abbia più di 48 ore di vita per cui non si può far altro che sperare siano precisi come orologi, che si possa ritornare prima delle prove del Campionato. Non resta che salire sulla vecchia 1100 Fiat con l’Abramo e la Rosalba, attraversare i monti, e tenere le dita incrociate, pagina dopo pagina con Andrea Vitali.

Giocatori di bocce, olio su tela di Gragnoli Ovidio

 

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