Il medioevo di Angelo Frasconi, in via Caolzio nel borgo di Castell’Arquato (Pc)

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Che s’arrivi da Piacenza o da Fiorenzuola d’Arda eccoti nel bel mezzo di Castell’Arquato passando il semaforo e da lì t’immetti in via Dante, prosegui lasciando alla sinistra piazza San Carlo e alla destra l’omonimo albergo. Così fino alla prima curva a sinistra che ti permette di oltrepassare l’arco di immissione in via Sforza Caolzio.

Strada tutta in salita diretta verso il borgo medioevale con la Rocca Viscontea, la Collegiata, il Palazzo del Podestà. Una casa, 160 mq., in sasso, 4 locali, 3 camere, 2 bagni,  costruita nel 1990, al numero 147 costa 160mila euro. Una villa costruita nel 2000, 300 mq., 3 locali, 2 camere, 1 bagno, quota 680mila euro. Insomma, un ambiente di tutto rispetto.

Giunto a metà salita, una vetrina. Là dove un tempo trovavi Tabaccheria e distributore VHS, la piccola stanza è stata trasformata in un angolo di medioevo in linea con il resto del paese.

Spade, lance, elmi, armature, coltelli, daghe, manette, archi, frecce da caccia, frecce da guerra, immancabili una mazza ed una frusta, balestre, cappucci per falchi, cotte di maglia, un elmo normanno: ci si ritrova a cavallo tra il 1100 e il 1450, pieno periodo delle crociate.

Si tratta di copie filologiche fatte su reperti dell’epoca da Angelo Frasconi (l’ideatore e realizzatore del piccolo ‘Museo’), da due fabbri, uno di Fidenza ed uno di Langhirano, oppure acquistate nei mercati medioevali durante le manifestazioni d’ambientazione storica dove Angelo incontrava i produttori di armature provenienti dalla Polonia, dall’Ucraina, dalla Cecoslovacchia.

Ai muri dipinti ispirati o riproduzione delle miniature che precedono o accompagnano le diverse liriche del Codice Manesse, ovvero la raccolta realizzata a Zurigo tra il 1300 e il 1340 delle pergamene con le canzoni profane e le poesie d’amor cortese della tradizione tedesca fino a quel momento espresse solo oralmente.

La guida, si è detto, Angelo Frasconi, romano che, nel 1995, ha conosciuto Castell’Arquato, ne è rimasto letteralmente folgorato dall’atmosfera che sembra di tornare in un’epoca lontana, quella dell’epica leggendaria cavalleresca e il ‘nostro’ decide di dar vita ad una scuola d’arme che oggi s’avvale di circa quaranta appassionati, si chiama “Gens Innominabilis” e gira per l’Europa per esibirsi in tornei cortesi dove, sottolinea Angelo, “si rispetta molto l’avversario”.

Altro modo d’affrontarsi. Scontri che durano pochi minuti perché occorre una grande resistenza fisica, spade, spadoni ed armature sono molto pesanti e oltretutto “si respira male, non c’è ricambio d’aria”. Ma si tratta di un combattere in qualche modo onorevole per una sfida che poteva certo risultare mortale ma che, in un certo senso, avveniva alla pari.

Con il subentro delle armi da fuoco tutto è cambiato, si uccide da lontano, non sai neanche chi uccidi e tutto questo “è immorale”.

Con l’avvento delle armi da fuoco, appunto, l’epopea cavalleresca finisce. Restano i poemi che raccontano e tramandano i ricordi delle gesta dei cavalieri medioevali e a Castell’Arquato quel passato lontano, grazie ad Angelo Frasconi, ritorna e rivive nella piccola vetrina di via Sforza Caolio. Da non perdere.

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