Da cittadino e da paziente, tanto di cappello al personale sanitario tutto dell’UTIC di Piacenza

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Difficile ‘pesare’, ‘rappresentare’, ‘raccontare’ tre giorni in UTIC, Unità di Terapia Intensiva Cardiologica. Reparto ospedaliero specializzato nella gestione del paziente affetto da patologia cardiaca acuta (sindrome coronarica acuta, scompenso cardiaco acuto e cronico refrattario, aritmie ipercinetiche e ipocinetiche minacciose). Ospedale di Piacenza, primario Giovanni Quinto Villani, otto posti a porte chiuse salva una misera ora al giorno e magari, se la porta è chiusa nell’orario indicato e il parente suona, esce l’infermiera e ti cazzia perchè, se la porta è chiusa nonostante l’orario, c’è un motivo serio e il parente non può far altro che chiedere scusa. Del resto, qui non si scherza, chi è qui non è per gioco, non siamo su scherzi a parte, no, decisamente qui si fa sul serio, occorre monitorare costantemente i parametri vitali dei pazienti ‘ospiti’. Situazioni, anche psicologiche, difficili da gestire. Eppure il personale ti accoglie sin dal primo istante come fossi un amico di sempre, ti fa sentire a tuo agio nonostante tu sia pieno di sensori e di fili, immobilizzato sul letto che nemmeno ti puoi alzare per sgranchire le gambe, qui non esiste il bagno la tua condizione non ti consente di abbandonare letto e sensori vari, sopra la tua testa computer e video con lo schermo dove passano gli istanti della tua vita e la voce del tuo cuore. Non è detto che per tutti la situazione sia grave, magari il passaggio, pur senza negare la serietà del problema, per i più fortunati è ancora precauzionale, di ‘studio’ e di verifica di uno stato improvvisamente in discussione. Di mio ecco messe in gioco 46 ore. Un vissuto del tutto personale probabile conseguenza di qualche trascuratezza che poco interessa chi legge con un unico responsabile contro il quale va puntato il dito accusatorio. Ma un fatto va rilevato e reso pubblico in Arzyncampo: la percezione di impegno, di professionalità, di cordialità del personale tutto continuamente in movimento, continuamente a disposizione, esperto nell’assistenza ma anche nell’accoglienza, esperto come si dice di comunicazione informale che oggettivamente aiuta il paziente. Solo una settimana fa, incontrando il Primario della Cardiologia tutta, quando l’idea di un mio improvviso ‘passaggio in UTIC‘ non era nemmeno nell’aria, si parlava della sua prossima pensione. Mi diceva, con malcelato orgoglio, che potrà lasciare il reparto senza problemi perché i suoi collaboratori “sono tutti ottimi professionisti“. Avendo ‘toccato con mano’, per quanto riguarda medici, infermieri, operatori sociosanitari, ausiliari, coi quali sono venuto a contatto in UTIC, ringrazio e soprattutto, da cittadino e da paziente … confermo

 

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