“Conta fino a dieci”, romanzo di Paolo Cammilli, Sperling & Kupfer editori

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Fortunato, Diletta, Rosa, Nino, Pietro, Salvatore. Sei bambini chiusi in un cerchio, come per proteggersi. Sette anni il più grande, quattro e mezzo la più piccola. Isolato numero 4, un palazzo popolare del comprensorio Cielo Rosso, a sud di Catania, come da tutte le parti del mondo si gioca a nascondino, dietro le colonne, nel buio dei sotterranei. Così scompaiono due bambini, a pochi mesi l’uno dall’altro. Come, dieci anni prima, era sparita una bambina, poi ritrovata in fin di vita lungo i binari della ferrovia che lambisce i palazzi. Un solo elemento, macabro e beffardo, accomuna i tre casi: i piccoli si perdono nel buio mentre stanno giocando a nascondino. Nessuno ha visto niente, nessuno sa niente. Centinaia di famiglie, impantanate nella miseria, hanno e fanno paura. Le indagini, mollicce e pavide, imboccano vicoli ciechi e marciscono come le ringhiere dei ballatoi. Oscar Baldisserri, un quarantacinquenne senza capo né coda, una vita senza costrutto, attività molteplici (da ultimo impresario teatrale, protagonista dell’ennesimo fallimento), su chiamata del Procuratore viene catapultato fra quelle squallide muraglie di cemento, giusto perché, dieci anni prima, nel giorno della scomparsa di quella bambina, era stato visto gironzolare al Cielo Rosso. Ma chi al Cielo Rosso non ci è cresciuto resta un estraneo e per lui le cose son subito chiare: vien preso a sassate dai ragazzini che incontra solo perché chiede chi ha ammazzato quel cane la cui carcassa resta nella polvere, a poca distanza dal chiosco che vende bibita e birra. Ma non si arrende. Nemmeno quando Matilde, una ragazzina di 15 o 16 anni che già sembra donna vissuta, gli sputa in faccia. Così riuscirà a farsela amica anche grazie all’intercessione di Fortunato, il più piccolo e il più dileggiato di tutti i bambini, quello che tutti gli altri deridono perché ci vuol poco a spaventarlo e allora lui si piscia addosso. Non molla, Oscar, non molla nemmeno di fronte alle reticenze dello stesso Procuratore che, pur avendolo incaricato, lo depista, gli nega la verità, soprattutto mente sulle motivazioni che hanno indirizzato la scelta per indagare su di lui, come se lui potesse con facilità dialogare con quella gente chiusa in se stessa che, davanti alle divise, si chiude in un insuperabile silenzio in odore di complicità. Chi era quella bambina, Chiara, che dieci anni prima venne lasciata per morta sui binari della ferrovia in attesa del passaggio del treno? Chi la strappò alla morte certa? Dove è stata riportata, nascosta dalla Polizia? Esiste un collegamento tra la sua vicenda e la improvvisa nuova scomparsa dei due bambini? Siamo di fronte ad un serial killer tornato dal nulla? E se l’assassino fosse lo stesso Oscar la cui mente rigetta e rifiuta una verità nascosta? No, non può essere, grida Oscar a un passo dal lanciarsi nel vuoto, a un passo dal suicidio. Un istante prima, per sua fortuna, arriva il piccolo Fortunato che lo supplica di fermarsi, di non compiere quel gesto estremo. Ma allora chi? Ecco un libro letteralmente da divorare, con tanto di complimenti e di soddisfazione per aver conosciuto un eccellente scrittore. Consigliato, senza se e senza ma, agli amanti del thriller ma non solo.

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