“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, il video della presentazione a Castell’Arquato

La presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) domenica 22 ottobre a Castell’Arquato nel video (presente in Youtube) realizzato da Valter Sironi e Cinzia Paraboschi rispettivamente Presidente ed animatrice dell’Associazione Culturale Terre Piacentine. Oltre all’intervento dell’autore che prende spunto dal racconto che apre il libro, la storia del piccolo Luca quel 1° maggio di sole in ‘libera uscita’ col babbo mentre invisibile arriva la nube radioattiva, in evidenza la testimonianza di Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia a circa 300 km da Chernobyl e Pripyat, con il padre tra i primi soccorritori alla centrale in fiamme defunto per tumore, malattia che ha poi colpito anche la madre trasformando Diana Lucia in una ‘bambina di Chernobyl’ (venuta in base a un programma di assistenza in Italia accolta da una famiglia per una breve permanenza di un mese, rimasta sola dopo la morte anche della nonna, ha ricevuto la proposta di essere adottata ed ha accettato). Da parte sua Dalila Ciavattini legge dal libro la testimonianza di Egor, bambino che quella notte con i genitori esce da casa per ammirare quel misterioso bagliore che illumina il cielo, tanti colori che sembrano danzare e lui ben presto capisce, si tratta di un drago che soffia il suo fuoco per accendere il buio. Ancora Dalila legge “La foresta rossa di Chernobyl“, poesia peraltro premiata a Cortemaggiore al concorso promosso da ‘Hostaria delle Immagini’ nel 2016. In conclusione l’assessore alla cultura, Tiziana Meneghelli che ringrazia in particolare Diana Lucia per il coraggio di testimoniare la propria dolorosa esperienza rompendo la cappa di silenzio che troppo spesso circonda le vicende (e gli incidenti) del nucleare.

“Preghiera per Chernobyl”: letture di Diana Lucia Medri dal libro di Svetlana Alexievich

Preghiera per Chernobyl

Diana Lucia Medri legge un brano da "Preghiera per Chernobyl" della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura 2015

Posted by Associazione Culturale Terre Piacentine on Freitag, 27. Oktober 2017

Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia, “bambina di Chernobyl” domenica 22 ottobre a Castell’Arquato, alla presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, autore Claudio Arzani, Pontegobbo edizioni,  legge un brano da “Preghiera per Chernobyl” della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura 2015. Organizzazione dell’Associazione Culturale Terre Piacentine.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Diana Lucia Medri e Valter Sironi (Presidente Associazione Terre Piacentine). Seduti Claudio Arzani e Dalila Ciavattini (lettora di brani e poesie dal libro).

I costi del nucleare, ne vale la pena? Il dibattito alla presentazione de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” a Castell’Arquato

Quando si parla di produzione di energia nucleare sono sempre tantissimi gli spunti per affermare che ne possiamo fare a meno. A partire dei muri del silenzio che circondano l’argomento, specie quando ci sono problemi. Domenica, a Castell’Arquato, per esempio, a margine della presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, Pontegobbo edizioni, ci si è chiesto da dove provenisse la nube carica di rutenio 106 che nei primissimi giorni di ottobre è stata rilevata nei cieli del nord Italia, dell’Austria, della Germania, della Svizzera, della Francia. Probabilmente una fuga da qualche laboratorio sanitario con la Germania che ha puntato il dito contro la Russia ma come di consueto ha risponde il silenzio. Proprio come in quel lontano 1986: per giorni nessuna fonte ufficiale ha informato di quanto stava accadendo alla centrale V.I. Lenin nei pressi di Chernobyl, sulle sponde del Pripyat. Come ha raccontato alla platea Diana Lucia, bielorussa oggi adottata nel nostro paese dopo che la radioattività di quei giorni lontani si è presa il padre e la madre, “arrivarono uomini in elicottero avvolti in tute bianche con scafandro, iniziarono rilevamenti trovandosi fianco a fianco con gli agricoltori che nulla sapevano, ai quali nessuno aveva detto nulla”.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Diana Lucia Medri e Valter Sironi (Presidente Associazione Terre Piacentine). Seduti Claudio Arzani e Dalila Ciavattini (lettora di brani e poesie dal libro.

Quanti sanno che quell’incidente non era il solo? Sono stati più di 130 gli incidenti riconosciuti diciamo gravi ovvero con morti o contaminazioni, tutti finiti nei trafiletti delle notizie in breve, almeno appunto fino a Chernobyl come del resto quanti sanno che il reattore n. 2 di Fukushima ancora oggi è sostanzialmente irraggiungibile: anche i robot meccanici dopo al massimo un’ora smettono di funzionare mentre il livello di radioattività continua ad aumentare. Perché sul finire dell’anno scorso ben 21 centrali nucleari francesi vennero fermate? Guarda caso un’esplosione alla centrale di Flamanville in Normandia ha generato non poca preoccupazione salvo verificare che era avvenuta in sala macchine dove non erano presenti elementi radioattivi e le cinque persone ferite non erano gravi. Insomma, meglio affidarci al calore del sole. Attualmente il nostro fabbisogno è coperto nella misura dell’8% utilizzando appunto l’energia solare e allora, questo l’invito espresso martedì, oltre ad ipotesi di realizzazione di piccoli impianti nelle abitazioni, ogni nuovo edificio pubblico (come il ricostruendo ospedale di Fiorenzuola) dovrebbe votarsi al fotovoltaico fatto che consentirebbe di abbandonare l’acquisto di energia nucleare dall’estero (già oggi limitato all’1,5% del fabbisogno soprattutto per le necessità notturne quando molte nostre vecchie centrali vengono ‘messe a riposo’).

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: il pubblico in sala

In evidenza naturalmente anche la situazione dei ‘bambini di Chernobyl’ ovvero tutta la popolazione soprattutto della Bielorussia ma anche dell’Ucraina e della Russia dell’est: in un’area poverissima dove l’economia era ed è basata sul legno delle foreste e sull’agricoltura dove tutto continua ad essere inquinato e radioattivo (vietatissimo ad esempio il consumo dei funghi ma, come ha detto Diana, “dove c’è fame non si può scegliere, si mangia, costi quel che costi”) il rischio tumori è alto. L’Europa si è mobilitata immediatamente all’indomani del disastro avviando programmi di assistenza con periodi di accoglienza dei bambini di ieri e di oggi grazie ad associazioni presenti nei diversi territori (molte anche nella nostra provincia). Bambini che provengono da famiglie ma tanti anche da orfanotrofi, che hanno necessità sia di prevenzione sanitaria sia di supporto di solidarietà, di calore umano. Tristissimo il ricordo di Diana Lucia: “venivamo chiusi in una stanza buia per vedere se eravamo illuminati di verde”.

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: Valter Sironi, Cinzia Paraboschi (Associazione Terre Piacentine), Claudio Arzani

Infine, sono enormi per il mondo intero i costi del nucleare: a parte i decessi, le cure dei tumori, le malformazioni, sono state proiettate le immagini di un viaggio nel 2008 a Pripyat, la citttà modello costruita per le famiglie dei lavoratori della centrale, con le migliaia di mezzi abbandonati dopo l’utilizzo per spegnere l’incendio e evacuare la popolazione ma soprattutto resta il costo del nuovo sarcofago ultimato a novembre con una spesa di circa 7 miliardi di euro pagata con le tasse dei cittadini di molti stati, noi compresi. Per tacere di quanto occorrerà spendere per dismettere Caorso, per intervenire il giorno che si potrà a Fukushima, per realizzare paese per paese siti dove stoccare le scorie radioattive.

Dunque, ne vale la pena?

Castell’Arquato, 22 ottobre 2017, presentazione de ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’ di Claudio Arzani, Pontegobbo editore. Nella foto: l’intervento dell’assessore alla cultura Tiziana Meneghelli e Diana Lucia Medri, nata in Bielorussia a poca distanza da Pripyat e da Chernobyl

 

 

A Castell’Arquato “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” con Claudio Arzani, Diana Lucia Medri, Dalila Ciavattini

Immagine dal sito del “Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl” di Mantova

Luca era contento. Quel giorno, quel 1° maggio 1986 era spuntato un buon sole e papà ne aveva approfittato per organizzare  un’uscita ‘fuori porta’, a Roncaglia, non troppo lontano da Caorso. Vero, c’era un po’ di vento, ma che ne sapeva lui che quel vento portava una pioggia invisibile, impalpabile, impossibile, dai lontanissimi cieli dell’Est? “Non c’è da preoccuparsi”, avevano titolato i quotidiani ma dopo i rilievi dei giorni successivi il Governo vietò la vendita di latte fresco e delle verdure.

La storia di Luca apre “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) che l’autore, Claudio Arzani, presenterà domani 22 ottobre alle ore 17,00 a Castell’Arquato nella suggestiva location della Piazza Monumentale su iniziativa dell’Associazione Terre Piacentine. Ad affiancarlo Diana Lucia Medri, nata a Krasnopole in Bielorussia, a poca distanza da Chernobyl, oggi nel nostro Paese con la sua nuova famiglia.

Diana Lucia Medri (seduta) e Dalila Ciavattini che legge un brano da “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”

A seguire Dalila Ciavattini proporrà letture di testimonianze e poesie tratte dal libro mentre verranno proiettate immagini tratte da un filmato amatoriale realizzato a Chernobyl da Agostino Zanetti nel 2008.

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: la centrale V.I. Lenin

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: il sarcofago che ricopriva il reattore n. 4 esploso

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: l’ingresso nella zona proibita con i bunker in cemento armato dai quali i militari escono per controllare gli eventuali visitatori, restando all’esterno il minor tempo possibile

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: a Propyat, la città costruita per gli operai e i tecnici della centrale con i suoi 40mila abitanti è riconquistata dalla natura

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: le finestre delle case di Pripyat hanno ormai gli occhi vuoti con all’interno solo macerie e tutto quello che gli abitanti in fuga hanno dovuto abbandonare

Dal filmato realizzato a Chernobyl e Pripyat nel 2008 da Agostino Zanetti: nella ‘Interdiction zone’ sono migliaia i mezzi abbandonati per aver subito le radiazioni. Carri armati, camion, mezzi dei pompieri, elicotteri e soprattutto i 1000 bus arrivati da Kiev per evacuare i 40mila abitanti.

Un disegno di Edoardo Arzani che ricorda un fatto ineluttabile: di nucleare si muore, la vita va a braccetto col sole

 

 

Piacenza, gastronomia Ennio in piazzale Libertà con le mie poesie

Sandro è figlio di Ennio. Ennio nel 1958 ha aperto in piazzale Libertà un’attività di gastronomia. Invecchiato Ennio, giunto alla meritata pensione, Sandro è subentrato nella gestione insieme alla moglie Nicoletta. Oggi Ennio non è più con noi. Sandro e Nicoletta invece continuano nella gestione del negozio. Ieri, passando, ho visto in esposizione in una delle tre vetrine “Piacenza Poesia-Poeti all’ultimo km della via Emilia“, edizioni Scritture. Eugenio è l’editore ed io sono uno dei venti presenti nell’antologia, con una decina di pagine riservate alle mie liriche. In realtà l’edizione risale al maggio 2014, poco più di tre anni fa e Sandro già allora se ne era fatto sostenitore raccontandomi di clienti che, sostando per consumare un pranzo nella pausa lavoro, chiedevano di poterne dare lettura. Qualcuno poi ne aveva prenotato e acquistato copia. Ieri, martedì, passando di fronte alla vetrina mentre accompagnavo il mio amico a quattro zampe Akira alla passeggiata quotidiana delle 14, ho “incontrato”, con grande stupore, la copia del mio libro. Come un gatto che si sveglia in un cielo di pesci. Come incontrare un vecchio grande amore che da tempo non rivedevo ma mai dimenticato. Certo, altri amori sono seguiti, un altro sboccerà a settembre (sempre ieri l’ultimo incontro per le ultime correzioni), ma quel lontano amore non è mai stato dimenticato. Ritrovarlo in esposizione, una bella gratificante soddisfazione.

Il nucleare? Non è il futuro dell’umanità: il dibattito al Circolo Auser di Gropparello

Gropparello, iniziativa del Circolo Auser, 9 giugno 2017, presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, Pontegobbo editore. Nella foto: Claudio Arzani (autore) e Ferruccio Braibanti (rappresentante Auser)

Interessante serata organizzata dal Circolo Auser nel giardino dell’ex asilo Gandolfi. Prendendo spunto dal libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso, trent’anni dopo” di Pontegobbo edizioni, si è sviluppato un intenso dibattito tra i presenti sul tema dell’energia nucleare. Un tema di grande attualità, come ha sottolineato Claudio Arzani autore del libro, a partire dal problema dalla necessità di individuazione di un sito dove conservare in modo adeguatamente protetto le scorie radioattive prodotte dalle Centrali nucleari attive e non: “si parla di decommissioning ovvero smantellamento delle 4 centrali italiane tra le quali Caorso con l’area attualmente occupata che potrà ritornare ad essere un grande prato verde nel 2030. Solo però se nel frattempo sarà realizzato il Deposito unico nazionale nel quale stoccare i rifiuti radioattivi, ma nessun governo ha avuto il coraggio di affrontare la scelta del luogo dove realizzarlo così le operazioni di smantellamento sono sostanzialmente ferme”.

Patrizia Brusamonti

Da parte sua Patrizia Brusamonti ha raccontato la sua esperienza di accoglienza dei ‘bambini di Chernobyl’ ricordando che in Bielorussia e in Ucraina gli effetti della contaminazione del terreno sono sempre presenti e sono proprio i ragazzini che ancora non hanno sviluppato un adeguato sistema di difese immunitarie ad aver bisogno di assistenza sia mediante periodi di permanenza nel nostro BelPaese sia attraverso aiuti da far pervenire nel loro territorio e nel loro ambiente di vita che spesso coincide con un orfanotrofio.

Raffaele Maggi

Significativo il racconto da parte di Raffaele Maggi, all’epoca segretario del settore elettrici della CGIL Lombardia, degli anni di produzione di “Arturo” (così era chiamata ‘confidenzialmente’ la Centrale di Caorso) con la tendenza da parte di Enel a minimizzare i problemi che pure talvolta emergevano. Non si dimentichi in proposito che la centrale, fermata pochi mesi dopo l’incidente di Chernobyl ufficialmente per manutenzione, misteriosamente non ha mai ripreso la produzione nonostante il referendum che ne decretò il blocco definitivo per volontà popolare sia stato quasi un anno dopo.

In seconda fila, tra il pubblico, il Sindaco Claudio Ghittoni

Il Sindaco Claudio Ghittoni, infine, ricordato che le centrali nucleari sono nate per la produzione del plutonio e quindi per la realizzazione della bomba atomica e solo in seguito sono state riconvertite anche alla produzione di energia destinata al consumo civile, ricordati i molti esperimenti ad esempio da parte francese ed ora da parte nordcoreana, si è domandato quanto le emanazioni radioattive derivanti da questo tipo di energia, specie nei casi dei gravissimi incidenti di Chernobyl e di Fukushima-Daichi in Giappone, possano aver influito sui cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Unanime la conclusione condivisa da tutto il pubblico presente: l’energia nucleare non può essere il futuro dell’umanità, occorre sviluppare fonti energetiche alternative a partire dalla produzione di energia solare (attualmente l’8% del fabbisogno nazionale) e, in questo senso, Arzani ha ricordato il recentissimo referendum col quale anche i cittadini svizzeri hanno approvato il piano di chiusura di tutte le 5 centrali attualmente presenti nel vicino paese d’oltralpe entro il 2050 e appunto l’avvio sin da ora di interventi che consentano il graduale ricorso a nuove fonti alternative.

Comunque sia, il nucleare ci fa male, il sole è vita

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, venerdì a Gropparello le testimonianze e i racconti di quel tragico 1986

Si torna a parlare di nucleare venerdi 9 giugno alle ore 21 nel giardino ex asilo Gandolfi a Gropparello su iniziativa del Circolo AUSER “chiù”.

Un occasione per ricordare che, nonostante siano passati ormai 31 anni dalla notte dell’esplosione del reattore n. 4 della Centrale nucleare di Chernobyl i problemi sono sempre incombenti.

L’inquinamento radioattivo continua ad essere presente in Ucraina, Russia, Bielorussia incidendo pesantemente sul ciclo alimentare animale ed umano in paesi basati proprio sull’agricoltura. Sono ancora tanti i ‘bambini di Chernobyl’ che hanno bisogno di assistenza mentre in tutto il mondo resta in prima linea il problema delle scorie radioattive prodotte anche da centrali dismesse da anni come il nostro ‘Arturo’ caorsano. Dovremmo decidere di costruire un Deposito nazionale ma nessun governo ha il coraggio di decidere dove metterlo.

Nel frattempo non mancano notizie che portano continuamente all’attenzione il problema. Poche settimane fa i cittadini della vicina Svizzera hanno votato ‘SI’ al referendum per la rinuncia alla costruzione di nuove centrali approvando il piano che prevede il graduale abbandono dell’atomo da qui al 2050 fermo restando che le 5 centrali attualmente presenti potranno funzionare semprechè siano rispettate le misure di sicurezza.

Lo scorso mese di febbraio invece la cronaca ha registrato un’esplosione nella Centrale nucleare di Flamanville, nel nord-est della Francia: fortunatamente nella zona interessata (la sala macchine) non c’erano elementi radioattivi per cui, come comunicato dalle fonti ufficiali, le conseguenze si sono limitate ad uno stato di intossicazione per 5 lavoratori.

Sono invece ‘inimmaginabili’ e terribili le notizie che arrivano da Fukushima. Le rilevazioni hanno raggiunto i 530 sievert/ora contro i 73 registrati subito dopo il disastro, nel 2011. Secondo l’Istituto giapponese di Scienze Radiologiche un’esposizione di 4 sievert ucciderebbe una persona su 2. Essere esposti a 1 sievert potrebbe condurre a impotenza, perdita di capelli e cataratta. Impossibile dunque intervenire per rimuovere i detriti del combustibile nucleare contenuto nelle vasche di contenimento all’interno dei reattori, un simile livello di radiazioni impedisce anche l’uso di robot che verrebbero distrutti nell’arco di 2 ore.

Insomma, il nucleare ha fatto male e continua ad essere fonte di produzione energetica ad alto rischio tanto da farci chiedere: ma il rischio, vale la candela?

Come sempre venerdì sarà presente Dalila Ciavattini che leggerà alcuni brani tratti dal libro, testimonianze della tragica notte del 26 aprile 1986.

Claudio Rancati a Borgo FaxHall presenta oggi “Le valli del tempo”, un libro fotografico per una diversa qualità della vita

Oggi, alle 18, un incontro alla Galleria Borgo FaxHall con l’arte dell’immagine fotografica di Claudio Rancati nell’ambito della rassegna promossa dall’Associazione Piacenza Cultura e SPort “Mercoledì ci PIACE a Borgo FaxHall“, un percorso di sette incontri con altrettante proposte letterarie di autori piacentini iniziato a febbraio caratterizzato da integrazione, solidarietà, dialogo tra culture diverse.

Si potrebbe obiettare che “Le valli del tempo“, il libro fotografico di Claudio che avrò l’onore di introdurre dopo averne garantito la sinossi, poco c’azzecca con i valori che hanno segnato le altre proposte ma in realtà proprio per il particolare dell’essere una ricerca dedicata alle nostre valli piacentine e in particolare alla cultura contadina caratterizzata da un profondo spirito di accoglienza, l’iniziativa risulta la chiusa per eccellenza del ciclo iniziato con le poesie e i racconti di Lume Plaku, esule albanese, proseguito con il mio libro sulla tragedia nucleare di Chernobyl e la necessità di accoglienza dei bambini bielorussi o ucraini tuttora di grande attualità, con le liriche di Carla Delmiglio pubblicate in Romania, con quelle di Augusto Bottioni dedicate ad un mondo a misura d’uomo e quindi un mondo d’amore e di pace, poesie magistralmente illustrate dalla figlia Stefania, l’antologia con una storia di emigrazione italiana in Argentina all’inizio del secolo scorso, la rappresentazione della poesia della realtà di Daniele Verzetti.

Monte Lesima

Non resta dunque che letteralmente ‘entrare‘ nel libro di Claudio per conoscere un mondo appena fuori dalla convulsa e frettolosa vita della città vittima di finti bisogni costruiti su basi commerciali che ben poco hanno a che vedere con una reale qualità della vita. In fondo, siamo fortunati: possiamo sempre ‘uscire‘ dal libro e dalla città ed essere accolti in un ‘mondo altro‘, il mondo delle nostre verdi valli, appunto, magistralmente rappresentate nel libro di Claudio.

Pietra Perduca

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” a Castelvetro permette l’incontro con la rete di solidarietà creata da Patti Brusamonti

L’assessore alla cultura del Comune di Castelvetro Piacentino, Pierluigi Fontana, introduce l’incontro promosso dal Circolo Culturale ‘Al 32 dal Masan’

Dal tragico incidente della notte del 26 aprile 1986, quando il reattore numero 4 della Centrale nucleare V.I.Lenin di Chernobyl in Ucraina è esploso diffondendo radioattività nell’aria, sono ormai passati 31 anni eppure gli effetti sono ancora presenti e lo saranno per un tempo che ancora non possiamo prevedere (forse 100 anni, forse Mille anni?).

Alcune rappresentanti del Circolo ‘Al 32 dal Masan’

Questa la verità affermata nel tardo pomeriggio di sabato 22 aprile a Castelvetro piacentino a un passo da Cremona alla presentazione di “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo“, edizioni Pontegobbo, iniziativa promossa dal Circolo ‘Al 32 dal Masan‘.

‘Al 32 dal Masan’ ed inevitabilmente ci si domanda quale sia il significato: semplicemente la sede del Circolo si trova appunto al numero civico 32 di Mezzano Chitantolo, frazione di Castelvetro

Quella nube radioattiva sprigionata a seguito dell’esplosione che letteralmente sparò in aria il disco di copertura del reattore (che pesava più di mille tonnellate) è ricaduta su vaste aree soprattutto della Bielorussia, inquinando foreste, boschi e terreni votati all’agricoltura. Di conseguenza incidendo direttamente sul ciclo alimentare animale e umano di un paese votato proprio ai prodotti della terra e al commercio del legno.

Il pubblico che ha assistito alla presentazione del libro, momento di riflessione sul tema nucleare: attualmente il nostro paese acquista energia nucleare dall’estero limitatamente all’1,5% del nostro fabbisogno e solo per necessità notturne, quando diverse nostre centrali vengono ‘lasciate riposare’. Se dotassimo di impianti ad energia solare ogni nuovo edificio pubblico costruito (per scuole, asili, ospedali, comuni, caserme) non avremmo alcuna necessità e forse costringeremmo Svizzera, Francia, Inghilterra, Slovenia a cessare l’attività quantomeno degli impianti nucleari obsoleti.

Tradotto in sintesi significa che per le popolazioni di quei paesi (Bielorussia, Ucraina, parte del territorio russo) il rischio di malattie come leucemia o altre forme tumorali resta ancora alto, specie nei bambini le cui difese immunitarie non sono ancora completamente sviluppate.

Angelo Menga, curatore degli aspetti di pubblicizzazione dell’iniziativa

Per questo, nonostante il tempo passato, sono importanti le iniziative di solidarietà che si concretizzano sia con interventi di aiuto direttamente nei territori interessati sia accogliendo per brevi periodi di soggiorno i bambini e i ragazzini dai 6 ai 18 anni nei diversi paesi dell’Europa occidentale, con il nostro paese in prima fila in questa importante forma di aiuto e di solidarietà (un mese di permanenza all’anno nel nostro paese è in grado di eliminare gli effetti del consumo di cibi inquinati riducendo notevolmente il rischio tumorale).

In prima fila Andrea Brizzolara: ha portato testimonianza degli incontri, delle esperienze, del vissuto con i ‘bambini di Chernobyl’ ospitati nel nostro paese. Alle sue spalle Fabrizio Bonetti dell’associazione no profit “Angeli per Fiore”. A destra Silvio, collaboratore del Circolo.

In questo senso l’iniziativa di Castelvetro ha avuto un rilievo importante grazie alla testimonianza di Patti Brusamonti che, per anni, ha accolto bambini bielorussi nella sua casa a Fiorenzuola. Poi, per motivi personali, l’accoglienza ha avuto termine ma tra tutti i ‘bambini di Chernobyl‘ ospitati, Patti e la sua famiglia, è nata una rete di solidarietà tuttora funzionante. In pratica: serve sistemare i bagni di un orfanotrofio? Uno dei bambini diventato adulto ha bisogno di aiuto? La notizia arriva a Patti che informa la rete e scatta un’operazione di raccolta dei fondi che rispondono alla necessità.

Patrizia Brusamonti, Claudio Arzani

In altre parole, solidarietà laddove la necessità purtroppo è sempre viva. A questo punto da Castelvetro un messaggio chiaro: sosteniamo ‘Angeli per Fiore‘, l’associazione no profit di solidarietà con cure, vestiario, cibo che aiuta chi ha bisogno, nel territorio e nelle lontane terre di Bielorussia dove ancora purtroppo le conseguenze di quel tragico incidente di Chernobyl continuano a produrre i loro effetti. 3803767620 oppure 3473882086 sono i numeri telefonici a disposizione. Patti può anche essere contattata attraverso facebook dove è presente con nome Patti Brusa.

Il resoconto pubblicato da ‘La Provincia – Quotidiano di Cremona’ nell’edizione del 1° maggio 2017. Nella foto da sinistra Patti, Andrea, Claudio, Pier Luigi Fontana (assessore alla cultura della Municipalità di Castelvetro), Dalila Ciavattini lettora di alcuni brani dal libro

“Le terre al confine del mondo”, estratto da ‘Maria Florencia’ racconto di Claudio Arzani

Oggi, alle ore 18 a Borgo FaxHall (1° piano) Claudio Arzani presenta il racconto “Maria Florencia, una storia di emigrazione italiana” tratto dall’antologia ‘Un arco nel portaombrelli’

Sul bastimento gli emigranti parlavano, per passare le ore di far niente lentamente beccheggiando sulla tavola immobile dell’immenso oceano. Parlavano dei sogni, delle speranze, delle nostalgie, dei ricordi. Della paura, tacevano.

Parlavano. Tacevano. Giocavano a carte. Guardavano il mare, oltre la prua, qualche volta uno sguardo anche oltre la poppa. Agostino con Giuseppina e la piccola Luigina sarebbe sceso dalla nave all’attracco in Argentina. Altri avrebbero proseguito verso il Brasile.

Ed ecco, finalmente, dopo settimane di navigazione, il correre di voce in voce, il richiamarsi, di cabina in cabina, di sala in sala, nei luoghi comuni: tutti in plancia, di corsa, affannati, col cuore in gola, l’emozione che stringe lo stomaco e quasi toglie il respiro.

Terra! Niente altro che una striscia ancora lontana, un color verdastro scuro che spezza l’armonia del blu del mare e dell’azzurro del cielo, una linea che attraversa l’orizzonte e fa mancare il respiro, quella linea è il destino, è il futuro.

Nessuno potrà dimenticare i sapori, i colori, i profumi dell’Italia, le case, le viuzze, i campanili, l’osteria del Paesello, gli amici, i volti incontrati tutti i giorni, i sorrisi, i sospiri, i litigi, il parroco, l’oste, il farmacista, il dottore, la maestra, le galline, i conigli, l’arrotare dei sassi tra le ruote della bicicletta, il raglio degli asini, l’aia trasformata in balera.

Eppure lì, tutti sul ponte del bastimento, tutti ad aguzzare la vista per cogliere i primi particolari di quella terra che nessuno aveva mai immaginato, nessuno a girarsi di spalle, a rimirare quel passato già lontano, quel Paese che sarebbe per sempre rimasto niente altro che un dolce ricordo ad accarezzare il cuore.

Agostino girò lo sguardo ad incontrare gli occhi di Giuseppina. Piangeva, forse a causa del vento che accarezzava le onde del mare e il ponte del bastimento, che sembrava far onde dei capelli di tutta quella gente col cuore in gola e il cuore stretto tra speranza e paura del futuro da costruire. Ignoto. Non erano più italiani, non più pioverini. Emigranti.

Anno di grazia 1926 …