Piacenza, gastronomia Ennio in piazzale Libertà con le mie poesie

Sandro è figlio di Ennio. Ennio nel 1958 ha aperto in piazzale Libertà un’attività di gastronomia. Invecchiato Ennio, giunto alla meritata pensione, Sandro è subentrato nella gestione insieme alla moglie Nicoletta. Oggi Ennio non è più con noi. Sandro e Nicoletta invece continuano nella gestione del negozio. Ieri, passando, ho visto in esposizione in una delle tre vetrine “Piacenza Poesia-Poeti all’ultimo km della via Emilia“, edizioni Scritture. Eugenio è l’editore ed io sono uno dei venti presenti nell’antologia, con una decina di pagine riservate alle mie liriche. In realtà l’edizione risale al maggio 2014, poco più di tre anni fa e Sandro già allora se ne era fatto sostenitore raccontandomi di clienti che, sostando per consumare un pranzo nella pausa lavoro, chiedevano di poterne dare lettura. Qualcuno poi ne aveva prenotato e acquistato copia. Ieri, martedì, passando di fronte alla vetrina mentre accompagnavo il mio amico a quattro zampe Akira alla passeggiata quotidiana delle 14, ho “incontrato”, con grande stupore, la copia del mio libro. Come un gatto che si sveglia in un cielo di pesci. Come incontrare un vecchio grande amore che da tempo non rivedevo ma mai dimenticato. Certo, altri amori sono seguiti, un altro sboccerà a settembre (sempre ieri l’ultimo incontro per le ultime correzioni), ma quel lontano amore non è mai stato dimenticato. Ritrovarlo in esposizione, una bella gratificante soddisfazione.

Il nucleare? Non è il futuro dell’umanità: il dibattito al Circolo Auser di Gropparello

Gropparello, iniziativa del Circolo Auser, 9 giugno 2017, presentazione del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, Pontegobbo editore. Nella foto: Claudio Arzani (autore) e Ferruccio Braibanti (rappresentante Auser)

Interessante serata organizzata dal Circolo Auser nel giardino dell’ex asilo Gandolfi. Prendendo spunto dal libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso, trent’anni dopo” di Pontegobbo edizioni, si è sviluppato un intenso dibattito tra i presenti sul tema dell’energia nucleare. Un tema di grande attualità, come ha sottolineato Claudio Arzani autore del libro, a partire dal problema dalla necessità di individuazione di un sito dove conservare in modo adeguatamente protetto le scorie radioattive prodotte dalle Centrali nucleari attive e non: “si parla di decommissioning ovvero smantellamento delle 4 centrali italiane tra le quali Caorso con l’area attualmente occupata che potrà ritornare ad essere un grande prato verde nel 2030. Solo però se nel frattempo sarà realizzato il Deposito unico nazionale nel quale stoccare i rifiuti radioattivi, ma nessun governo ha avuto il coraggio di affrontare la scelta del luogo dove realizzarlo così le operazioni di smantellamento sono sostanzialmente ferme”.

Patrizia Brusamonti

Da parte sua Patrizia Brusamonti ha raccontato la sua esperienza di accoglienza dei ‘bambini di Chernobyl’ ricordando che in Bielorussia e in Ucraina gli effetti della contaminazione del terreno sono sempre presenti e sono proprio i ragazzini che ancora non hanno sviluppato un adeguato sistema di difese immunitarie ad aver bisogno di assistenza sia mediante periodi di permanenza nel nostro BelPaese sia attraverso aiuti da far pervenire nel loro territorio e nel loro ambiente di vita che spesso coincide con un orfanotrofio.

Raffaele Maggi

Significativo il racconto da parte di Raffaele Maggi, all’epoca segretario del settore elettrici della CGIL Lombardia, degli anni di produzione di “Arturo” (così era chiamata ‘confidenzialmente’ la Centrale di Caorso) con la tendenza da parte di Enel a minimizzare i problemi che pure talvolta emergevano. Non si dimentichi in proposito che la centrale, fermata pochi mesi dopo l’incidente di Chernobyl ufficialmente per manutenzione, misteriosamente non ha mai ripreso la produzione nonostante il referendum che ne decretò il blocco definitivo per volontà popolare sia stato quasi un anno dopo.

In seconda fila, tra il pubblico, il Sindaco Claudio Ghittoni

Il Sindaco Claudio Ghittoni, infine, ricordato che le centrali nucleari sono nate per la produzione del plutonio e quindi per la realizzazione della bomba atomica e solo in seguito sono state riconvertite anche alla produzione di energia destinata al consumo civile, ricordati i molti esperimenti ad esempio da parte francese ed ora da parte nordcoreana, si è domandato quanto le emanazioni radioattive derivanti da questo tipo di energia, specie nei casi dei gravissimi incidenti di Chernobyl e di Fukushima-Daichi in Giappone, possano aver influito sui cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Unanime la conclusione condivisa da tutto il pubblico presente: l’energia nucleare non può essere il futuro dell’umanità, occorre sviluppare fonti energetiche alternative a partire dalla produzione di energia solare (attualmente l’8% del fabbisogno nazionale) e, in questo senso, Arzani ha ricordato il recentissimo referendum col quale anche i cittadini svizzeri hanno approvato il piano di chiusura di tutte le 5 centrali attualmente presenti nel vicino paese d’oltralpe entro il 2050 e appunto l’avvio sin da ora di interventi che consentano il graduale ricorso a nuove fonti alternative.

Comunque sia, il nucleare ci fa male, il sole è vita

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”, venerdì a Gropparello le testimonianze e i racconti di quel tragico 1986

Si torna a parlare di nucleare venerdi 9 giugno alle ore 21 nel giardino ex asilo Gandolfi a Gropparello su iniziativa del Circolo AUSER “chiù”.

Un occasione per ricordare che, nonostante siano passati ormai 31 anni dalla notte dell’esplosione del reattore n. 4 della Centrale nucleare di Chernobyl i problemi sono sempre incombenti.

L’inquinamento radioattivo continua ad essere presente in Ucraina, Russia, Bielorussia incidendo pesantemente sul ciclo alimentare animale ed umano in paesi basati proprio sull’agricoltura. Sono ancora tanti i ‘bambini di Chernobyl’ che hanno bisogno di assistenza mentre in tutto il mondo resta in prima linea il problema delle scorie radioattive prodotte anche da centrali dismesse da anni come il nostro ‘Arturo’ caorsano. Dovremmo decidere di costruire un Deposito nazionale ma nessun governo ha il coraggio di decidere dove metterlo.

Nel frattempo non mancano notizie che portano continuamente all’attenzione il problema. Poche settimane fa i cittadini della vicina Svizzera hanno votato ‘SI’ al referendum per la rinuncia alla costruzione di nuove centrali approvando il piano che prevede il graduale abbandono dell’atomo da qui al 2050 fermo restando che le 5 centrali attualmente presenti potranno funzionare semprechè siano rispettate le misure di sicurezza.

Lo scorso mese di febbraio invece la cronaca ha registrato un’esplosione nella Centrale nucleare di Flamanville, nel nord-est della Francia: fortunatamente nella zona interessata (la sala macchine) non c’erano elementi radioattivi per cui, come comunicato dalle fonti ufficiali, le conseguenze si sono limitate ad uno stato di intossicazione per 5 lavoratori.

Sono invece ‘inimmaginabili’ e terribili le notizie che arrivano da Fukushima. Le rilevazioni hanno raggiunto i 530 sievert/ora contro i 73 registrati subito dopo il disastro, nel 2011. Secondo l’Istituto giapponese di Scienze Radiologiche un’esposizione di 4 sievert ucciderebbe una persona su 2. Essere esposti a 1 sievert potrebbe condurre a impotenza, perdita di capelli e cataratta. Impossibile dunque intervenire per rimuovere i detriti del combustibile nucleare contenuto nelle vasche di contenimento all’interno dei reattori, un simile livello di radiazioni impedisce anche l’uso di robot che verrebbero distrutti nell’arco di 2 ore.

Insomma, il nucleare ha fatto male e continua ad essere fonte di produzione energetica ad alto rischio tanto da farci chiedere: ma il rischio, vale la candela?

Come sempre venerdì sarà presente Dalila Ciavattini che leggerà alcuni brani tratti dal libro, testimonianze della tragica notte del 26 aprile 1986.

Claudio Rancati a Borgo FaxHall presenta oggi “Le valli del tempo”, un libro fotografico per una diversa qualità della vita

Oggi, alle 18, un incontro alla Galleria Borgo FaxHall con l’arte dell’immagine fotografica di Claudio Rancati nell’ambito della rassegna promossa dall’Associazione Piacenza Cultura e SPort “Mercoledì ci PIACE a Borgo FaxHall“, un percorso di sette incontri con altrettante proposte letterarie di autori piacentini iniziato a febbraio caratterizzato da integrazione, solidarietà, dialogo tra culture diverse.

Si potrebbe obiettare che “Le valli del tempo“, il libro fotografico di Claudio che avrò l’onore di introdurre dopo averne garantito la sinossi, poco c’azzecca con i valori che hanno segnato le altre proposte ma in realtà proprio per il particolare dell’essere una ricerca dedicata alle nostre valli piacentine e in particolare alla cultura contadina caratterizzata da un profondo spirito di accoglienza, l’iniziativa risulta la chiusa per eccellenza del ciclo iniziato con le poesie e i racconti di Lume Plaku, esule albanese, proseguito con il mio libro sulla tragedia nucleare di Chernobyl e la necessità di accoglienza dei bambini bielorussi o ucraini tuttora di grande attualità, con le liriche di Carla Delmiglio pubblicate in Romania, con quelle di Augusto Bottioni dedicate ad un mondo a misura d’uomo e quindi un mondo d’amore e di pace, poesie magistralmente illustrate dalla figlia Stefania, l’antologia con una storia di emigrazione italiana in Argentina all’inizio del secolo scorso, la rappresentazione della poesia della realtà di Daniele Verzetti.

Monte Lesima

Non resta dunque che letteralmente ‘entrare‘ nel libro di Claudio per conoscere un mondo appena fuori dalla convulsa e frettolosa vita della città vittima di finti bisogni costruiti su basi commerciali che ben poco hanno a che vedere con una reale qualità della vita. In fondo, siamo fortunati: possiamo sempre ‘uscire‘ dal libro e dalla città ed essere accolti in un ‘mondo altro‘, il mondo delle nostre verdi valli, appunto, magistralmente rappresentate nel libro di Claudio.

Pietra Perduca

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” a Castelvetro permette l’incontro con la rete di solidarietà creata da Patti Brusamonti

L’assessore alla cultura del Comune di Castelvetro Piacentino, Pierluigi Fontana, introduce l’incontro promosso dal Circolo Culturale ‘Al 32 dal Masan’

Dal tragico incidente della notte del 26 aprile 1986, quando il reattore numero 4 della Centrale nucleare V.I.Lenin di Chernobyl in Ucraina è esploso diffondendo radioattività nell’aria, sono ormai passati 31 anni eppure gli effetti sono ancora presenti e lo saranno per un tempo che ancora non possiamo prevedere (forse 100 anni, forse Mille anni?).

Alcune rappresentanti del Circolo ‘Al 32 dal Masan’

Questa la verità affermata nel tardo pomeriggio di sabato 22 aprile a Castelvetro piacentino a un passo da Cremona alla presentazione di “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo“, edizioni Pontegobbo, iniziativa promossa dal Circolo ‘Al 32 dal Masan‘.

‘Al 32 dal Masan’ ed inevitabilmente ci si domanda quale sia il significato: semplicemente la sede del Circolo si trova appunto al numero civico 32 di Mezzano Chitantolo, frazione di Castelvetro

Quella nube radioattiva sprigionata a seguito dell’esplosione che letteralmente sparò in aria il disco di copertura del reattore (che pesava più di mille tonnellate) è ricaduta su vaste aree soprattutto della Bielorussia, inquinando foreste, boschi e terreni votati all’agricoltura. Di conseguenza incidendo direttamente sul ciclo alimentare animale e umano di un paese votato proprio ai prodotti della terra e al commercio del legno.

Il pubblico che ha assistito alla presentazione del libro, momento di riflessione sul tema nucleare: attualmente il nostro paese acquista energia nucleare dall’estero limitatamente all’1,5% del nostro fabbisogno e solo per necessità notturne, quando diverse nostre centrali vengono ‘lasciate riposare’. Se dotassimo di impianti ad energia solare ogni nuovo edificio pubblico costruito (per scuole, asili, ospedali, comuni, caserme) non avremmo alcuna necessità e forse costringeremmo Svizzera, Francia, Inghilterra, Slovenia a cessare l’attività quantomeno degli impianti nucleari obsoleti.

Tradotto in sintesi significa che per le popolazioni di quei paesi (Bielorussia, Ucraina, parte del territorio russo) il rischio di malattie come leucemia o altre forme tumorali resta ancora alto, specie nei bambini le cui difese immunitarie non sono ancora completamente sviluppate.

Angelo Menga, curatore degli aspetti di pubblicizzazione dell’iniziativa

Per questo, nonostante il tempo passato, sono importanti le iniziative di solidarietà che si concretizzano sia con interventi di aiuto direttamente nei territori interessati sia accogliendo per brevi periodi di soggiorno i bambini e i ragazzini dai 6 ai 18 anni nei diversi paesi dell’Europa occidentale, con il nostro paese in prima fila in questa importante forma di aiuto e di solidarietà (un mese di permanenza all’anno nel nostro paese è in grado di eliminare gli effetti del consumo di cibi inquinati riducendo notevolmente il rischio tumorale).

In prima fila Andrea Brizzolara: ha portato testimonianza degli incontri, delle esperienze, del vissuto con i ‘bambini di Chernobyl’ ospitati nel nostro paese. Alle sue spalle Fabrizio Bonetti dell’associazione no profit “Angeli per Fiore”. A destra Silvio, collaboratore del Circolo.

In questo senso l’iniziativa di Castelvetro ha avuto un rilievo importante grazie alla testimonianza di Patti Brusamonti che, per anni, ha accolto bambini bielorussi nella sua casa a Fiorenzuola. Poi, per motivi personali, l’accoglienza ha avuto termine ma tra tutti i ‘bambini di Chernobyl‘ ospitati, Patti e la sua famiglia, è nata una rete di solidarietà tuttora funzionante. In pratica: serve sistemare i bagni di un orfanotrofio? Uno dei bambini diventato adulto ha bisogno di aiuto? La notizia arriva a Patti che informa la rete e scatta un’operazione di raccolta dei fondi che rispondono alla necessità.

Patrizia Brusamonti, Claudio Arzani

In altre parole, solidarietà laddove la necessità purtroppo è sempre viva. A questo punto da Castelvetro un messaggio chiaro: sosteniamo ‘Angeli per Fiore‘, l’associazione no profit di solidarietà con cure, vestiario, cibo che aiuta chi ha bisogno, nel territorio e nelle lontane terre di Bielorussia dove ancora purtroppo le conseguenze di quel tragico incidente di Chernobyl continuano a produrre i loro effetti. 3803767620 oppure 3473882086 sono i numeri telefonici a disposizione. Patti può anche essere contattata attraverso facebook dove è presente con nome Patti Brusa.

Il resoconto pubblicato da ‘La Provincia – Quotidiano di Cremona’ nell’edizione del 1° maggio 2017. Nella foto da sinistra Patti, Andrea, Claudio, Pier Luigi Fontana (assessore alla cultura della Municipalità di Castelvetro), Dalila Ciavattini lettora di alcuni brani dal libro

“Le terre al confine del mondo”, estratto da ‘Maria Florencia’ racconto di Claudio Arzani

Oggi, alle ore 18 a Borgo FaxHall (1° piano) Claudio Arzani presenta il racconto “Maria Florencia, una storia di emigrazione italiana” tratto dall’antologia ‘Un arco nel portaombrelli’

Sul bastimento gli emigranti parlavano, per passare le ore di far niente lentamente beccheggiando sulla tavola immobile dell’immenso oceano. Parlavano dei sogni, delle speranze, delle nostalgie, dei ricordi. Della paura, tacevano.

Parlavano. Tacevano. Giocavano a carte. Guardavano il mare, oltre la prua, qualche volta uno sguardo anche oltre la poppa. Agostino con Giuseppina e la piccola Luigina sarebbe sceso dalla nave all’attracco in Argentina. Altri avrebbero proseguito verso il Brasile.

Ed ecco, finalmente, dopo settimane di navigazione, il correre di voce in voce, il richiamarsi, di cabina in cabina, di sala in sala, nei luoghi comuni: tutti in plancia, di corsa, affannati, col cuore in gola, l’emozione che stringe lo stomaco e quasi toglie il respiro.

Terra! Niente altro che una striscia ancora lontana, un color verdastro scuro che spezza l’armonia del blu del mare e dell’azzurro del cielo, una linea che attraversa l’orizzonte e fa mancare il respiro, quella linea è il destino, è il futuro.

Nessuno potrà dimenticare i sapori, i colori, i profumi dell’Italia, le case, le viuzze, i campanili, l’osteria del Paesello, gli amici, i volti incontrati tutti i giorni, i sorrisi, i sospiri, i litigi, il parroco, l’oste, il farmacista, il dottore, la maestra, le galline, i conigli, l’arrotare dei sassi tra le ruote della bicicletta, il raglio degli asini, l’aia trasformata in balera.

Eppure lì, tutti sul ponte del bastimento, tutti ad aguzzare la vista per cogliere i primi particolari di quella terra che nessuno aveva mai immaginato, nessuno a girarsi di spalle, a rimirare quel passato già lontano, quel Paese che sarebbe per sempre rimasto niente altro che un dolce ricordo ad accarezzare il cuore.

Agostino girò lo sguardo ad incontrare gli occhi di Giuseppina. Piangeva, forse a causa del vento che accarezzava le onde del mare e il ponte del bastimento, che sembrava far onde dei capelli di tutta quella gente col cuore in gola e il cuore stretto tra speranza e paura del futuro da costruire. Ignoto. Non erano più italiani, non più pioverini. Emigranti.

Anno di grazia 1926 …

Domani a Borgo FaxHall (1° piano) una storia di emigrazione italiana, racconto di Claudio Arzani

Continuano gli incontri dei “Mercoledi ci PIACE a Borgo Faxhall“, rassegna di proposte letterarie piacentine caratterizzate da integrazione, solidarietà, dialogo tra culture diverse. Domani sarà la volta di un’antologia, “Un arco nel portaombrelli” contenente un racconto di Claudio Arzani che ci riporta ai tempi di quando gli emigrati eravamo noi: “Ohi, Giuseppina, a forza di pan raffermo e di bucce di patate qui non sappiamo come tirar mattina”. Chissà, forse son state le parole di nonno Agostino, all’indomani delle nozze con Giuseppina Merlo, in quel 1922, anni 26 lui, 25 lei. Miseria e non solo. Da mettere in conto anche il clima di violenza politica che attraversava il BelPaese e per Agostino, con le sue ben note simpatie per i socialisti, non era buon tempo. Così ecco la decisione, la partenza verso un mondo lontano. Una storia lontana, la storia dei nonni di Marie Florence.

‘Il soffio del vento’ a Borgo Faxhall con Agostino Zanetti e il suo viaggio a Chernobyl (resoconto)

Ma quanto costa l’energia nucleare? Una delle tante domande poste da Agostino Zanetti mercoledi 22 marzo nella sede dell’associazione Piacenza Cultura e Sport a Borgo Faxhall al secondo incontro della rassegna “Mercoledi ci PIACE a Borgo Faxhall“, iniziative letterarie all’insegna della solidarietà e dell’integrazione culturale. Stimolo il libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” di Pontegobbo edizioni e l’esperienza di Agostino, agronomo, che, nel 2008, ha visitato la ‘Excluzion Zone‘, quei 30 kmq dove più intensa é stata l’incidenza della radioattività derivata dall’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare ‘V.I. Lenin’.

Piacenza, mercoledi 22 marzo, Galleria Borgo Faxhall. Agostino Zanetti

Animatore, con la moglie Carmela, dell’associazione di accoglienza ‘Le rondini di Chernobyl‘ che, da anni, accoglie in estate e a fine anno oltre 50 bambini di Chernobyl provenienti dalla Bielorussia, dall’Ucraina, dalla Russia, grazie a decine di famiglie volontarie disponibili all’ospitalità e ad investire economicamente (partendo dal costo del biglietto aereo) per aiutare chi continua ad essere vittima di una tragedia di enormi dimensioni. Un’esperienza importantissima per i ragazzi che spesso vivono in orfanotrofi, che hanno bisogno di venire nel nostro territorio per recuperare innanzitutto difese immunitarie che salvaguardano dai pericoli della convivenza con l’inquinamento derivante dalle radiazioni nucleari.

Piacenza, mercoledi 22 marzo, Galleria Borgo Faxhall. Dalila Ciavattini legge un brano tratto dal libro ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, Pontegobbo edizioni

Perché é terribile ascoltare la superficialità di personaggi pubblici come ad esempio Antonella Clerici che (magari in buona fede per ‘semplice’ disinformazione) in televisione ha commentato  “una grande tragedia ma ormai é finita, sono passati trent’anni“. Purtroppo non é finita per niente: i terreni continuano a registrare la presenza del terribile cesio incidendo sul ciclo alimentare tanto animale quanto umano e tutto questo ha costi enormi, sia per necessità di tutela della salute, sia per necessità di interventi continui: a novembre é stato completato il nuovo sarcofago che copre il reattore numero 4, quello esploso nella notte del 26 aprile 1986. Un sarcofago per il quale si parla di 2 miliardi di euro come costo ‘diretto’ pagati dalla comunità internazionale (le nostre tasse incluse) ma si  ipotizzano oltre ulteriori 5 milardi di costi ‘indiretti’.

Piacenza, mercoledi 22 marzo, Galleria Borgo Faxhall. Claudio Arzani, autore del libro ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, Pontegobbo edizioni

Meglio poi tacere dei costi legati al disastro di Fukushima dove nel 2011 abbiamo avuto la fusione del nocciolo di 3 dei 6 reattori e ancora nessun essere umano o  robot può avvicinarsi per l’altissimo livello di radioattività e dove per ora, essendo impossibile intervenire per eliminare i detriti del combustibile nucleare, ci si limita a realizzare piscine nelle quali viene incanalata l’acqua che scendendo dalle colline viene a contatto con l’impianto ed occorre evitare che finisca in mare.

Piacenza, mercoledi 22 marzo, Galleria Borgo Faxhall. Fabio Malusardi, Presidente dell’associazione ‘Piacenza Cultura e Sport’ promotrice dell’iniziativa

Purtroppo le centrali nucleari presenti nel mondo sono tante e ancora se ne costruiscono in Cina e addirittura nei deserti arabi in vista di replicare al prospettato esaurimento del petrolio. Apparentemente hanno costi limitati rispetto alla potenza produttiva: una centrale nucleare produce energia a ciclo continuo, non può essere fermata, spesso la produzione giornaliera supera lo stesso fabbisogno di un paese come Francia, Svizzera, Inghilterra, Slovenia che, per ‘far quadrare i conti‘ devono vendere parte dell’energia prodotta. Così per quei paesi che hanno rinunciato alla produzione (come il nostro che vanta una capacità produttiva vicino all’autosufficienza) può ‘convenire‘ evitare il ricorso alle energie alternative semplicemente per destinare risorse in altri settori o comunque per mantenersi in una logica di scambi comuni all’interno di un sistema basato esclusivamente sulla garanzia dell’interesse economico di pochi. Siamo sicuri ne valga la pena?

Piacenza, mercoledi 22 marzo, Galleria Borgo Faxhall

“Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” con il racconto del viaggio di Agostino Zanetti, agronomo, nell’Exclusion Zone

Questa risulta l’ottava ‘uscita’ con “Il soffio del vento” a parlare di nucleare ed ogni volta, ad ogni incontro, si approfondisce, si colgono aspetti nuovi che sfuggono ai più, notizie trattate e diffuse con grande circospezione restando spesso nella nebbia delle troppe informazioni (inutili) che ad ogni minuto, in ogni giorno, ascoltiamo.

Immagine tratta dal video realizzato da Agostino Zanetti nell’Exclusion Zone a Chernobyl, un’esperienza della quale si parlerà domani, mercoledì 22 marzo alle 18 su iniziativa dell’associazione Piacenza Cultura e Sport alla Galleria Borgo Faxhall alla presentazione di “Il soffio del vento, da CHernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni

Di pochi giorni fa la ‘celebrazione’ del disastro della centrale nucleare di Fukushima-Daiichi dell’11 marzo 2011. Sono notizie terribili. La società proprietaria riconosce livelli di radioattività che potrebbero uccidere un essere vivente in pochi minuti e anche i robot inviati sia per esplorazione che per interventi non riescono a raggiungere le zone nelle quali la radioattività raggiunge livelli altissimi. Nella migliore delle ipotesi dopo un’ora di esposizione smettono di funzionare.

Il famigerato reattore 4 della centrale V.I. Lenin di Chernobyl, in Ucraina

  I lavori di bonifica delle scorie sicuramente non cominceranno prima del 2021 per concludersi dopo almeno 40-50 anni, e i costi lievitano, fino alla cifra di 170 miliardi di euro. Tre anni fa le stime parlavano della metà.

L’ingresso controllato dai militari che escono dalle casematte in cemento armato per massimo pochissimi minuti

Furono 160mila le persone evacuate e ancora oggi sono molto poche le persone e i tecnici disposti a lavorare in zona esponendosi ai rischi di contaminazione per cui proseguono estremamente a rilento i lavori di bonifica compresi i lavori di impermeabilizzazione dei terreni collinari per evitare che l’acqua entrando nei reattori venga poi scaricata nell’oceano. Non resta che ribadire: vale la pena, correre rischi di questo tipo?

A Prypiat, la cittadina costruita per i tecnici e i lavoratori della centrale, abitavano in 45mila. Ora é solo desolazione, la vegetazione ha occupato tutti gli spazi e naturalmente si tratta di una vegetazione che continua ad evidenziare inquinamento radioattivo

 Attualmente l’energia nucleare che acquistiamo dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Slovenia, rappresenta l’1,5% del nostro fabbisogno elettrico. Uno sviluppo dell’energia solare (attualmente l’8% del fabbisogno) per esempio realizzando impianti per ogni nuovo edificio pubblico costruito (come per esempio il costruendo ospedale nuovo di Fiorenzuola d’Arda) ci permetterebbe di raggiungere la totale indipendenza dal nucleare. Perché non provarci?

Migliaia di mezzi abbandonati in quanto colpiti dalla nube radioattiva: i mezzi dei pompieri, i pullman usati per l’evacuazione, gli elicotteri, i mezzi blindati. Il nucleare? Solo costi abnormi

“Mi manchi”, libro di Lumturi Plaku, esule albanese, presentato alla Galleria Borgo Faxhall

Buona la prima, parafrasando il linguaggio del cinema, per la rassegna “Mercoledì ci PIACE a Borgo Faxhall” che ha preso avvio con la presentazione di ‘Mi manchi‘, il racconto di Lumturi Lume Plaku, esule albanese arrivata in Italia nel 1991 in fuga dal sistema dell’ortodossia comunista. 165 pagine, edito dalla casa editrice ‘ADA’ di Tirana interamente nella nostra lingua, racconta di quei giorni quando migliaia di albanesi decisero di fuggire salendo su due grandi navi ed altri natanti più piccoli per sbarcare a Brindisi. Era il 7 marzo 1991 e l’Italia conosceva un fenomeno al quale era assolutamente impreparata e quegli immigrati li ha accolti con molta freddezza.

Lumturi Plaku, per gli amici specie italiani più semplicemente Lume, prolifica autrice di 9 libri di prosa, racconti, fiabe, poesia.

“In quei giorni …
Le sofferenze della mia terra, soffocata da una vita terribile,
spaccavano i cuori, provocando una grande emoraggia
portavano nel mondo le loro sapienze e mestieri
lasciando l’Albania in povertà, malata e distrutta.
Quei giorni …
Erano di febbre, cielo scuro, sole coperte dalle nuvole nere,
piagge di lacrime dappertutto, piangevano i cuori delle mamme,
i bambini per i genitori, le sorelle per i fratelli che scappavano,
piangevano quelli che andavano e tutto quelli che rimanevano”.

Lume, Claudio Arzani che ha condotto la serata, Dalila Ciavattini che con Laura Dametti, Elena Libé, Francesca Molinari si é alternata nella lettura di brani e poesie tratti dal libro.

Oggi, 27 anni dopo, possiamo dire che Lume, come tanti suoi connazionali, si é integrata, ormai le due culture camminano di pari passo come dimostrato proprio dalla decisione di scrivere il libro completamente in italiano mentre sette di quelli precedenti erano nella lingua d’origine ed uno bilingue. Benvenuta tra noi quindi, Lume. Ed é questo il ‘messaggio’ ascoltato mercoledi 15 marzo dove il pubblico, proprio come avrebbe voluto lei, praticamente era quasi esclusivamente composto da italiani. Con un solo rammarico: l’assenza dell’informazione, dal quotidiano locale, Libertà, ai quotidiani on line, comunque riequilibrato dalla presenza, a titolo personale (indice quindi di un grande interesse personale per le vicende di Lume, della giornalista Maria Vittoria Gazzola.

Una presenza speciale del tutto inaspettata: Caterina Certa, poeta in Piacenza

L’ultima annotazione: copie del libro sono a disposizione presso la sede dell’associazione Piacenza Cultura e Sport al 1° piano della Galleria Borgo Faxhall dove tra l’altro ci si ritrova mercoledì 22 sempre alle 18 con la straordinaria presenza di Agostino Zanetti, agronomo, che porterà la testimonianza del viaggio nella Exclusion Zone dell’area di Chernobyl.

Fabio Malusardi, Presidente dell’Associazione Piacenza Cultura e Sport promotrice della rassegna “Mercoledi ci PIACE a Borgo Faxhall”, 7 mercoledi con la letteratura che significa solidarietà e integrazione tra culture conviventi