La pensione? La vogliamo da vivi. No al limite ai 67 anni! Cosa s’aspetta a scioperare?

Non sono arrivate le rassicurazioni che i sindacati chiedevano sull’aumento automatico dell’età pensionabile (legato all’aspettativa di vita) nell’incontro del 27 tra Cgil, Cisl e Uil e il governo sul nodo previdenza. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, ha ribadito infatti che “nel merito” si potrà discutere “dopo che l’Istat avrà dato gli elementi di valutazione“, ovvero in autunno, tra settembre e ottobre. 

Per i sindacati (e per noi miseri umani, ndr) però è inaccettabile l’innalzamento dell’età a 67 anni nel 2019, con uno scatto di ben 5 mesi, e per questo continuano a chiedere che l’automatismo venga bloccato. “È importante che ci sia la possibilità di discutere dell’adeguamento, ma le cose sentite dal governo non ci sono sembrate rassicuranti – ha detto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil –, eppure è chiaro che l’automatismo determinerebbe aumenti insopportabili dell’età“.

Bene ma forse il dialogo non basta e occorre un cambio di passo, far sentire da che parte sta il BelPaese. Quindi: se contina così, sciopero sì, senza se e senza ma. Le parole scivolano via nel vento, il tempo passa e il governo non cambia nulla. DrakulMonti e JenaFornero colpiscono ancora.

Il centrosinistra si fa camaleonte, gestisce il potere e diventa ricca borghesia così a Piacenza come ovunque la destra vince

Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia sono l’alleanza che a Piacenza ha portato Patrizia Barbieri (nella foto col megafono) a spodestare il Partito Democratico alla guida della città

Io, dalla parte di chi lavora e le ragioni, le motivazioni sono evidenti, affondano le radici nell’ambiente nel quale sono cresciuto, nelle storie di quanti hanno fatto parte del mio ambiente di vita. Mio padre era socialista, iscritto CGIL, capotreno in ferrovia. Mai perso uno sciopero perché, mi diceva, “o segui il sindacato o noi lavoratori siamo tutti persi”. Così, dopo uno sciopero duro con l’Italia costretta a piedi, 100% dei treni immobili nelle stazioni nei depositi e qualcuno in linea, il governo Fanfani ormai in ginocchio concedeva gli aumenti richiesti. Mio nonno paterno lavorava a fare il pane, era socialista e, mi raccontava mio padre, nei tempi bui del fascismo dominante lavorava per il sindacato clandestino. Andava all’osteria che era stata cooperativa rossa. Ogni tanto i fascisti lo menavano, papà lo andava a recuperare e lui, il giorno dopo, al Podestà negava il pane bianco. Remo Bonomini, marito di Olga, sorella di mio padre, ai tempi intellettuale di famiglia (unico con un diploma, da ragioniere), era comunista (è stato assessore a Fiorenzuola). Suo fratello aveva combattuto con i partigiani. Mamma era contadina e come suo padre era socialista, diceva che al padrone bisognava sorridere e dargli sempre ragione, poi nell’urna votare coi lavoratori. Il fratello di mamma, Giovanni, prima manovale, poi muratore, poi lavorante in cooperativa di consumo a Rottofreno, era comunista ed è stato candidato Sindaco per il PCI. Solo se indaghiamo nel passato possiamo capire il nostro presente, tanto più in tempi difficili come quelli che viviamo, tempi di crisi delle ideologie, tempi dove sempre più sfumata è la chiarezza della direzione, dell’orizzonte, di dove sorga il Sol dell’Avvenire. Dove va la classe operaia, dove vanno i lavoratori? Vanno ancora in Paradiso ma lì continuano a mangiare fagioli? Il problema è un altro: quel mondo nel quale sono cresciuto se esiste ancora è marginalizzato. Siamo mutati, diventati diversi. Oggi i discendenti di quei lavoratori che dicevo, hanno studiato, sono laureati, lavorano o cercano lavoro nei servizi. Rifiutano i lavori nei campi, i posti nei distributori di benzina, emigrano, vanno all’estero. Per assenza della fabbrica. Delocalizzata, trasferita nei paesi emergenti dove il costo del lavoro è quasi irrisorio. Oppure robottizzata, specie per quanto alle linee di produzione. Quando lavoravo in Fiat eravamo un esercito di oltre 100mila lavoratori. Oggi, 30 anni dopo, credo siano meno di 50mila e ben pochi di questi sono a diretto contatto con le linee di produzione. L’economia, l’utile, il guadagno, non dipendono più dalla produzione, dal lavoro e dal mercato dei beni ma spesso semplicemente dalla finanza, dalla Borsa e dalla speculazione. Fioriscono le cooperative che offrono servizi a prezzi bassi agendo al ribasso sulle buste paga dei soci lavoratori e guai al socio che si iscrive al sindacato. Spesso, se lo fa (e sono pochi), lo fa in via diretta, senza passare attraverso la cooperativa. I partiti sono in crisi, la partecipazione è al minimo storico. Del resto in tempo di globalizzazione il singolo è praticamente ininfluente. Si conta solo attraverso internet dove si ha l’impressione di essere ascoltati da una platea enorme salvo dopo poco accorgersi che tutto è effimero e quel che conta sono i denari delle multinazionali davvero in grado di orientare le scelte in base ai loro interessi. Viviamo nell’era della solitudine, uno conta uno ovvero nulla. Stupisce dunque se siamo sempre meno ad andare al voto? Laddove non è più chiara l’identità sociale di ciascuno e tutto si confonde non resta che chiudersi nella difesa, orientarsi verso chi almeno apparentemente garantisce conservazione, illusione di mantenimento del passato e del consolidato. Così, di fronte ad una sinistra camaleontica (quella di Renzi e di un Partito Democratico ormai estraneo alle sue stesse radici, alla fabbrica, ai lavoratori così come tradizionalmente intesi ma contemporaneamente incapace di entrare in simbiosi e di convincentemente dialogare con i nuovi) che da sempre rifiuta di essere socialista nascondendosi dietro il paravento della formula ‘centrosinistra’ che nulla dice o tutto dice salvo perseguire l’opposto, è inevitabile il disorientamento che si traduce nel voto contrario o nel non voto. Non ho soluzioni a tutto questo ma d’una cosa sono abbastanza certo: non è vero che destra e sinistra non esistono più, che sono valori superati. La destra continua ad esistere e vince. La sinistra (o quella che come tale nasce e dovrebbe continuare ad essere), invece, nella sua parte maggioritaria (il Partito Democratico), ha cambiato e sta cambiando pelle, orientandosi verso la gestione del potere in commistione con gli orientamenti delle grandi proprietà finanziarie, produttive, con la Confindustria per grandi imprese immobiliari (ad esempio la costruzione di un inutile nuovo ospedale a Piacenza), in una parola sciegliendo di stare dalla parte della ricca borghesia e dei suoi profitti. Perdendo così il consenso di chi lavora e si sente privo di rappresentanza.  

Poesia di Pier Paolo Pasolini

Per governare bene bisogna saperlo fare e serve competenza, non bastano i Vaffa

Virginia Raggi, esponente M5S, Sindaca di Roma

Per governare e governare bene, per meritare fiducia non basta essere onesti, dichiararsi alternativi, magari usare il dileggio e peggio ancora l’insulto come troppo spesso avviene nei social network anche da parte di autorevoli esponenti politici.

Occorre competenza o quantomeno l’umiltà di apprendere. Chi fin dal primo giorno d’insediamento sale in cattedra, annuncia proclami, cambiamenti epocali, rischia di impattare in una realtà completamente diversa, quella che per cambiare occorre sempre conoscenza e professionalità.

Virginia Raggi, Sindaca di Roma per conto di M5S è un alto esempio di quanto sopra. Ricordate? Nominò all’indomani dell’elezione Salvatore Romeo a capo della segreteria politica e Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del personale, alla direzione Turismo del Campidoglio. Per queste due nomine sono in corso indagini con l’ipotesi di abuso d’ufficio e falso e, a breve, il magistrato si pronuncerà in merito al rinvio a giudizio o all’archiviazione.

Insomma, nessuna contestazione in merito a mani nella marmellata o a corruzione. Semplicemente incompetenza in merito a procedure come dire che nessuno è santo e men che meno nato imparato, nemmeno i seguaci di Beppe Grillo: per governare non basta organizzare dei Vaffa. Occorre competenza.

In ogni caso, anche in caso di rinvio a giudizio, ha dichiarato la Sindaca, nessun passo indietro, nessuna sospensione, niente dimissioni della Virginia che, giustamente, afferma il diritto alla difesa per dimostrare la propria buona fede.

Non mi risulta che questo sia stato lo stesso criterio applicato da Di Maio, dai Casaleggio, da Grillo quando ad essere rinviati a giudizio siano stati esponenti di altri partiti e non è certo questo il modo per ottenere credibilità.

“Il PD ha sbagliato su molti temi ma populismo e fascismo vanno fermati”, l’appello di Massimo Castelli per Piacenza

Riportiamo l’appello pubblicato in facebook da Massimo Castelli, Sindaco di Cerignale

Al senato spintoni e insulti leghisti alla ministra dell’istruzione.. fuori dal senato casa pound.. Populismo e fascismo vanno fermati.. Per questo chiedo a tutti i miei amici di Piacenza di andare a votare il 25 giugno per Paolo Rizzi.. Il PD ha sbagliato su molti temi.. ma di fronte alla possibilità di cedere la città alla lega e a Foti.. bisogna fare delle scelte .. anche etiche e di schieramento ideologico.. Non possiamo permetterci una città chiusa.. oscurantistica.. egoista e demagogica. . Piacenza merita una guida progressista.. un futuro di solidarietà…. e di libertà personali.. Dobbiamo resistere.. e votare Rizzi.. senza indugi

Piacenza: Paolo Rizzi, complice il Pd, consegna lo scranno comunale al centrodestra?

Bandiera rossa, olio su tavola di Andrea Salvino

Oltre il 43% di piacentini che hanno disertato le urne, più di 900 schede nulle e oltre 200 bianche. Un Pd ridotto ai minimi termini (per quanto rimanga primo tra i Partiti singolarmente presi) con un tutto sommato miserello 18,5% conseguenza di una politica da parte della precedente amministrazione e del Sindaco uscente Paolo Dosi che, in linea generale, non ha lasciato il segno: probabilmente anche per un difetto di capacità comunicativa. Evidentemente, per recuperare credibilità e fiducia non basta, come tentato di fare, postulare mirabolanti interventi (leggi promessa di costruzione di un ospedale nuovo, di uno stadio nuovo e poi chissà chè) puntando contemporaneamente il dito contro il governo nazionale per i troppi tagli alle risorse dei Comuni.

Bisognava avviare un serio esame di coscienza verificando programmi inizialmente annunciati e realizzazioni effettive nel quinquennio appena trascorso e qui, diciamo la verità, casca l’asino, si è offerto con abbondanza il fianco alle critiche del centrodestra lasciando nell’aria le troppe parole e promesse alle quali non sono seguiti fatti e, quando sono seguiti (specie a livello nazionale ma anche il locale non è stato da meno), era meglio non seguissero.

Ma tra i tanti problemi che hanno determinato il disimpegno o addirittura l’allontanamento di buona parte di quella gente che, in quanto progressista si riconosceva nei Democratici di Sinistra e nella Margherita ed ha continuato a farlo nel PD, trovo il costante scostamento tra ‘sentire’ dell’essere Partito da parte di molti aderenti e l’impostazione calata dall’alto negli ultimi anni che vorrebbe il rapporto tra l’iscritto e la struttura molto più ‘leggero’ riducendo in sostanza il Partito a semplice comitato elettorale a supporto del segretario di turno e degli esponenti del suo cerchio magico (in sostanza la filiera Renzi, Reggi, DeMicheli, Dosi/Rizzi) anzichè luogo di ascolto, elaborazione, proposizione, realizzazione.

Ritengo i Partiti strumenti indispensabili per la democrazia e il governo del Paese. Ecco allora che il candidato Sindaco Paolo Rizzi, sostanzialmente un indipendente esterno, cavalcando la stanchezza della gente verso le degenerazioni della politica, cercando di marginalizzare il ruolo dell’organizzazione Partito personalizzando la capacità individuale di un ‘Sindaco governatore’, in realtà cade nella trappola che ha come conseguenza inevitabile il rifiuto e l’astensione.

I due candidati che vanno al ballottaggio a Piacenza: Patrizia Barbieri (col 34,78% alfiere di Lega Nord, Forza Italia, Pensionati, Fratelli d’Italia) e Paolo Rizzi (col 28,20% candidato sostenuto da Pd e due liste civiche)

Un equivoco in nulla diverso dall’interpretazione che M5S rappresenti l’antipolitica: i grillini rappresentano e fanno politica, sono essi stessi Partito, semplicemente sono e vogliono essere alternativi alla degenerazione della forma Partito così come si è andata sviluppando nella seconda Repubblica. Ma sono essi stessi forma Partito, con le sue regole, i suoi strumenti di espressione, di valutazione, di elaborazione, di decisione da parte di una filiera gerarchicamente costruita.

In pratica dunque la degenerazione è di una interpretazione della politica basata sull’individualismo centralizzante di un capo che a vari livelli governa un gruppo, una rete di interessi soggettivi condivisi. Il Partito come struttura di equilibrio collettivo viene negato, additato quale fonte del male rimandando ad un concetto di governo individualistico che marginalizza l’ipotetico insieme di individui singoli incapaci di condizionare realmente in termini di capacità elaborativa quel cerchio magico del quale il capo si circonda.

Così si consegna la città e il Paese al centrodestra laddove questo riesce ad unire proprio le Forze politiche organizzate, con buona pace di qualche scheggia ‘impazzita’ che riteneva, agendo quale individuo fuori dal sentiero partitico, di poter conquistare consenso e dominio della città.

Gh’era una vota dell’editoriale Libertà: a gran sorpresa ritorna Psi-Pci, nel 1986 a giocarsela a pallone

Gh’era una vota, la vita dei piacentini nel passato, iniziativa editoriale del quotidiano Libertà, è una pubblicazione che ho acquistato ieri, ancora senza toglierla dal cellophane. Stamattina, invece, come di consueto ho acquistato il quotidiano e, sorpresa delle sorprese, cosa ti ritrovo uscita dagli archivi del quotidiano? L’immagine di quella partita, nel lontano 1986, dove le federazioni dei due partiti della sinistra, Psi e Pci, si sono affrontati sul campo di calcio.

Gh’era una vota, la vita dei piacentini nel passato. Il libro a disposizione nelle edicole a cura dell’editoriale Libertà

Come commentare? Indubbiamente un’emozione, l’emergere di ricordi lontani e, in qualche modo, il sentirsi protagonista della storia passata della mia città sia pure in un’avventura collettiva e non tanto come personaggio in quanto tale. Un grazie di cuore dunque agli autori, Giorgio Eremo e Cristiana Emiliani oltreché a Presidente e Vicepresidente dell’editoriale, rispettivamente Donatella Ronconi e Alessandro Miglioli.

Nella foto alcuni esponenti della squadra socialista, in maglia a strisce biancazzurre (stile l’Argentina di Diego Armando Maradona). Da sinistra Tonino Bussandri, Giovanni Passera, purtroppo non ricordo il nome del terzo compagno (credo esponente CGIL), Claudio Arzani in veste di allenatore

Come scrivo nella dida della foto il mio ruolo era quello di allenatore sia pure in seconda. Allenatore ufficiale era per diritto di ruolo nel Partito, il segretario della Federazione, Ivano Tagliaferri, che di calcio capiva una mazza per cui appunto sul campo il ruolo fu il mio in quanto esponente della Segreteria. Fu una partita divertente, erano in diversi a ‘masticar di football’ a partire da Gabriele Gualazzini (esponente PCI) che aveva calcato l’erba di San Siro. Non ricordo gli autori dei gol che furono due, uno per parte. Insomma, da bravi cuginetti la posta in palio fu divisa equamente e così, senza contrasti, livore, strascichi che avrebbero potuto condizionare l’azione comune sugli scranni comunali, la collaborazione amministrativa tra i due partiti nella nostra Piacenza potè proseguire serenamente con buona pace del nostro segretario nazionale Bettino Craxi.

Piacenza: Passione Civica, Sandra Ponzini Sindaca, i candidati, un bel modo di vivere la città e la sua gente.

Foto pubblicate in fb da Paolo Prandini, candidato per Passione Civica

Chiusa la campagna elettorale di Passione Civica, la lista nata dall’iniziativa di Articolo 1 – MDP per sostenere la candidatura di Sandra Ponzini Sindaca di Piacenza. Un happening alla Farnesiana, accanto alla Galleria del Sole, in regime di austerità, come si confà alla buona politica, la politica delle idee e dei programmi e non delle costose maxi-pubblicità sui pullman. Campagne elettorali oltre i 50mila euro di spese, ma chi mette mano al portafoglio per affrontare esborsi del genere? Chi finanzia? Quali ‘debiti’ ne sono conseguenza?

Passione Civica, ha detto Sandra, invece che alle costose maxi iniziative, si è affidata ai banchetti di strada, “per poter parlare con la gente, per costruire insieme il programma di lavoro da attuare dopo il voto” e anche l’ultimo incontro è stato un momento di festa, tra musica, coppa e botollina, tanti bambini di diverse origini etniche: la gente che vive, gioca, studia, lavora nella nostra città.

Insomma: Passione Civica, Sandra, i candidati, un bel modo di vivere la città e la sua gente.

Il voto per Dalila Ciavattini, candidata per Sandra Ponzini sindaca

Arzyncampo sostiene la lista Passione Civica della candidata Sindaca Sandra Ponzini e la candidatura come consigliera comunale di Dalila Ciavattini, 56 anni, diplomata ragioniera, Impiegata. Le sue motivazioni per la candidatura di sostegno a Sandra: “Mi rendo disponibile perchè ci credo. Credo in una città diversa, la città di Sandra, una città dove si respiri meglio, con una sanità più facilmente accessibile che organizza ambulatori di prossimità nei quartieri periferici, una città attenta a chi lavora. Senza dimenticare i bisogni del tempo libero, dell’arte, della cultura”

Dalila e la politica. Una vittima, oserei dire, degli impegni e delle assenze di tuo marito, da sempre attivo con partiti e movimenti. Così per una vita. Poi, improvvisamente, i ruoli si invertono: il marito tranquillo in casa o comunque almeno in via diretta estraneo alla prova elettorale e tu, invece, in prima fila.

Sì, lo stupore da parte di chi mi conosce c’è stato. Ma, di fronte ad una città decisamente ferma, immobile, si trattava di sostenere la candidatura un po’ fuori dal coro di una persona, Sandra Ponzini e il suo programma di rilancio, di rinnovamento che condivido, così ho accettato di metterci la faccia, come si usa dire”.

Le tue caratteristiche sono quelle di una donna che lavora, di madre e di nonna, di moglie sostenitrice delle evoluzioni di tuo marito come poeta e scrittore che spesso accompagni nelle sue presentazioni leggendo i suoi testi e le sue poesie. Tutto questo come può servire alla città?

Guarda, innanzitutto vorrei una città meno ‘seduta’ nell’ordinario e nella semplice rappresentanza, meno ‘suddita’ di Bologna e della Regione (vedi il tema della riorganizzazione in sanità), così come l’ho percepita con l’amministrazione uscente”.

“L’elenco delle cose da fare sarebbe lungo. Sicuramente indispensabile una visione programmatica d’insieme che vada oltre il singolo intervento, che sappia vedere e portarci lontano, proiettarci nel futuro”.

Puoi focalizzare meglio un argomento, un settore rispetto al quale ritieni prioritario intervenire?

“Vorrei una città più attenta all’arte. Bisogna trovare una soluzione alla vergogna dei quadri che la Ricci Oddi per mancanza di spazi deve tenere nei depositi lontani dalla possibilità di essere ammirati da parte nostra. Ma al di là di questo è veramente un problema il fatto che le poche risorse a disposizione non vengano destinate ad importanti iniziative in questo campo: la mostra sul Guercino con oltre 100mila visitatori ci insegna che l’investimento nell’arte può diventare ricchezza per tutta la città, soprattutto se si sa fare squadra. Sono diciamo una spettatrice dell’arte e così mi capita di visitare mostre in altre città, da Brescia a Ferrara, a Treviso, a Cremona. Ovunque trovo un’offerta diciamo integrata. Percorsi facilitati, negozi aperti anche nei festivi, diciamo città vestite a festa, che mostrano la loro parte migliore, che invogliano il turista alla visita e anche al ritorno”.

“Per quanto al resto ti rimando al programma di Passione Civica che sottoscrivo a piene mani per avere una sanità al nostro servizio, un servizio sanitario di qualità ma anche fisicamente ‘vicino’ a noi cittadini, una sanità di prossimità senza favoleggiare di ospedali nuovi e di operazioni immobiliari ma sviluppando la presenza nel territorio. Ancora: scelte decise utili per ridurre effettivamente i tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali di visita o strumentali senza la cartina di tornasole di sentirmi dire telefonando al Cup che una lastra la posso fare in sette giorni ma solo se vado a Bobbio e se proprio voglio farla in città posso ma devo aspettarne almeno venti, di giorni. Per concludere, vorrei interventi per migliorare la qualità dell’aria eventualmente allargando la zona a traffico limitato”.

Dalila in versione gran maestra di cucina e attenti a non gradire quei piatti che prepara!

Visitando il tuo profilo in facebook si scopre la tua grande passione per la cucina: pubblichi foto dei tuoi piatti letteralmente da far “leccare i baffi”. Pensi anche in questo di avere qualche messaggio da lanciare alla città?

“Beh, non dimenticare che l’alimentazione sana sta alla base della salute e il Comune può favorire interventi di informazione e di controllo, ad esempio tanto nelle scuole quanto negli asili. A parte questo non dimentichiamo tutti i nostri prodotti e i nostri piatti che vanno valorizzati e qui il Comune può rendersi protagonista nel sostenerli, favorendo l’informazione e soprattutto il saper far squadra tra tutti i protagonisti interessati. Non può essere che altre province come Parma o Cremona spaccino come loro le nostre eccellenze oppure riescano a ‘coprire’ i nostri prodotti con i loro di qualità inferiore. Dobbiamo imparare a farci conoscere, non può più essere che la nostra coppa meriti il marchio Doc e la citazione nei manuali di gastronomia però poi se vai a New York oggi trovi la coppa di Parma e in un domani magari la coppa di Pechino”.

Se alla fine tu non fossi eletta?

Quello che conta sono le idee e i programmi. I miei coincidono con quelli di Sandra Ponzini. Io ci credo, credo che Sandra sarà un’ottima Sindaca davvero utile per questa nostra città e sostenerla è la priorità che conta. Tutto il resto vien da sè”.

Biblioteca di Gragnano Trebbiense, Dalila legge un brano del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”

Con questo Dalila con un accattivante sorriso ci saluta, deve prepararsi per domani sera, venerdì: nel giardino dell’ex asilo Gandolfi a Gropparello su invito del locale Circolo Auser leggerà alcuni brani tratti dal libro del marito ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, per ricordare una tragedia ormai lontana nel tempoma i cui effetti, sottolinea, purtroppo sono ancora drammaticamente presenti, il cesio continua ad inquinare la terra in Ucraina, Russia, Bielorussia condizionando il ciclo alimentare animale e umano, i bambini di Chernobyl hanno ancora bisogno di assistenza, le scorie radioattive comprese quelle della nostra centrale caorsana restano un problema e nessuno ha il coraggio di decidere dove costruire il Deposito nazionale necessario”.

Il tuo messaggio conclusivo?

“Il voto a Sandra Ponzini e la preferenza a me Dalila Ciavattini, un bel modo di vivere la città e la sua gente”.

Un’altra grande passione di Dalila: la fotografia

Piacenza: “abbiamo 250 milioni dalla Regione? Spendiamoli in salute, non per un nuovo ospedale”

L’attuale Polichirurgico a Piacenza

250 milioni per un nuovo ospedale a Piacenza che, al momento, ad un passo dalle elezioni comunali, l’assessore alla sanità e il presidente della Regione promettono di mettere a disposizione. Un investimento che fa luccicare gli occhi a qualcuno: dal candidato Sindaco del Partito Democratico, a primari ed infermieri che lamentano gli scarsi spazi attualmente a disposizione dopo il (temporaneo?) trasferimento dei reparti dell’ospedale di Fiorenzuola, oltre al fatto che l’attuale struttura risulterebbe ormai superata dai tempi.

Considerazioni che hanno lasciato perplesso Piersergio Serventi, primo Direttore Generale dell’Azienda Usl negli anni ’90 al quale va ricondotta proprio l’inaugurazione dell’attuale Polichirurgico di via Taverna.

Nel 1994 ho avuto l’onore di aprire il nuovo Ospedale, ha postato in facebook, dopo circa 20 anni di problemi e per questo ho ricevuto apprezzamenti che ancora ricordo con soddisfazione. Però 23 anni mi sembrano pochi per considerare ammortizzati e ben spesi i 124 miliardi di vecchie lire che alla fine era costato. Ora si pensa di spendere 250 milioni di euro per fare un altro nuovo Ospedale? Allora le risorse non mancano! Mi deve essere sfuggito qualcosa circa la crescita delle esigenze della sanità piacentina in termini edilizi degli ultimi 20 anni. Curiosità: dell’attuale ospedale, nuovo e vecchio ristrutturato in gran parte, che se ne farà?

Ma non solo. Le perplessità sono innanzitutto generali. In Europa l’86% dei decessi è attribuibile alle malattie croniche non trasmissibili che a loro volta determinano il 77% degli anni di vita in salute persi e il 75% dei costi sanitari. Una vera e propria epidemia tipica di tutte le società sviluppate che si dettaglia a livello mondiale in malattie cardiovascolari (48%), tumori (21%), malattie respiratorie croniche (12%), diabete (3,5%). La maggior parte di queste malattie e le conseguenti morti premature vengono attribuite a cause complesse (genetiche, ambientali, comportamentali) che hanno negli stili di vita insalubri le cause principali: alimentazione scorretta, scarsa attività fisica, fumo, alcol.

In realtà a monte di tutto questo troviamo come ‘causa delle cause’ i ‘determinanti sociali di salute’: reddito, occupazione ed educazione sono fattori decisivi per lo stato della salute delle persone. I cittadini in condizioni di svantaggio sociale tendono ad ammalarsi di più, a guarire di meno, a perdere autosufficienza, ad essere meno soddisfatti della propria salute e a morire prima. Il rischio di morire ad esempio cresce regolarmente con l’abbassarsi del titolo di studio; tra gli uomini fatto uguale a uno il rischio di un laureato, la mortalità cresce del 16% in chi ha raggiunto solo la maturità, del 46% in chi ha un titolo di scuola media e del 78% per chi ha fatto solo le elementari.

Queste considerazioni modificano l’approccio ai temi di salute: se morbosità e mortalità dipendono in maniera decisiva dallo status socioeconomico, l’azione in difesa della salute pubblica non può essere confinata all’ambito sanitario ma deve investire tutte le politiche, dal fisco ai trasporti, all’ambiente, al lavoro, all’educazione. In pratica occorre, da parte di chi governa (partendo dai massimi sistemi alla gestione di un territorio locale)  considerare la salute in tutte le politiche.

Nel settore sanitario bisognerebbe orientare l’azione molto più decisamente verso la prevenzione e la promozione della salute, settori che attualmente utilizzano solo il 3% circa delle risorse complessive del budget della sanità (compresa la sanità veterinaria). Inoltre la prevenzione delle malattie croniche non dovrebbe concentrarsi solo sugli stili di vita in quanto tali ma sui loro determinanti sociali, appunto ‘la causa delle cause’: senza questa consapevolezza le politiche per migliorare gli stili di vita nella popolazione sono destinate a restare in gran parte inefficaci.

Le disuguaglianze di salute riguardano l’intera popolazione, dai più poveri ai più privilegiati, tuttavia alcune categorie di individui sono più vulnerabili e risentono maggiormente di meccanismi di esclusione sociale che amplificano ricadute negative di salute: i disoccupati, i disabili, gli infermi mentali, gli stranieri, i senza casa, i monogenitori, i poveri, gli anziani poveri.

Le azioni di contrasto delle disuguaglianze di salute, dicevamo, non devono coinvolgere solo la sanità ma tutti i settori di governo.

In sanità i principali interventi sono la prevenzione e in particolare interventi soprattutto ‘ambientali’ rivolti agli stili di vita (come l’introduzione del divieto di fumo nei locali pubblici e una pianificazione di conseguenti attività di controllo) oltre a maggiore attenzione ai ceti più svantaggiati che di regola mostrano scarsa adesione agli screening (mammella, colon-retto, Pap test). A seguire la necessità di migliorare l’equità di accesso all’assistenza specialistica per la quale si evidenziano deficit di utilizzo da parte di chi occupa una bassa posizione sociale (istruzione e status). Infine la necessità di garantire una copertura sanitaria veramente universale aumentando l’offerta gratuita delle cure: negli ultimi anni infatti si registra il fenomeno dell’abbandono delle cure (intorno all’8%) per motivi economici con in evidenza le spese odontoiatriche, oculistiche e quelle dei farmaci.

Ruolo fondamentale deve poi essere ricondotto:

  • al mondo della scuola che può dare un grande contributo con programmi rivolti al benessere mentale, alla corretta alimentazione, all’attività fisica;
  • ai servizi dedicati all’infanzia periodo nel quale si forma il nostro capitale di salute;
  • al mercato del lavoro per ridurre la disoccupazione e superare il precariato in attesa del reddito minimo garantito strumento fondamentale per la salute del lavoratore;
  • all’ambiente del lavoro rivolgendo l’attenzione all’ambiente fisico (rumore, temperature ambientali), alle mansioni (carichi di lavoro, cura dell’autonomia individuale, incentivazione all’inserimento in lavori di gruppo), alle relazioni sociali (comunicazione all’interno della singola Azienda, supporto sociale);
  • alla protezione sociale: ricordiamo che i sussidi contro la povertà costano meno delle misure sanitarie successive in mancanza dei primi;
  • all’accesso ai servizi: servizi orientati a non accrescere le disuguaglianze devono sviluppare particolare attenzione verso i lavoratori a basso reddito, le persone che vivono da sole, coloro che non possono permettersi una casa e che hanno un livello basso di istruzione e di reddito;
  • all’ambiente urbano: operazioni di trasformazione urbana volta ad aumentare l’offerta di percorsi pedonali e ciclabilità con un’alta offerta di servizi facilitano le scelte di salute; gli spazi verdi influiscono sulla salute mentale e fisica; la cura del decoro urbano diminuisce l’incidenza di microcriminalità; la presenza di servizi di prossimità (negozi, librerie, scuole) fornisce l’opportunità di integrazione sociale e aiuta a promuovere benessere e salute mentale.

Concludendo, abbiamo 250 milioni che la Regione garantisce a Piacenza da investire in salute? Spenderli, in epoca di grandi tagli proprio in sanità, per realizzare un nuovo ospedale sembra proprio l’ultimo dei bisogni di una città con decine di altri bisogni ‘preventivi’, con la prospettiva di ottenere scarsissimi effetti concreti sulle effettive cause delle cause della morbilità e della mortalità.

Arzyncampo sostiene la lista Passione Civica della candidata Sindaca Sandra Ponzini e la candidatura come consigliera comunale di Dalila Ciavattini, 56 anni, diplomata ragioniera, Impiegata. Le sue motivazioni per la candidatura di sostegno a Sandra: “Mi rendo disponibile perchè ci credo. Credo in una città diversa, la città di Sandra, una città dove si respiri meglio, con una sanità più facilmente accessibile che organizza ambulatori di prossimità nei quartieri periferici, una città attenta a chi lavora. Senza dimenticare i bisogni del tempo libero, dell’arte, della cultura”