“Renzinocchio! Ma perché tanto odio?”, intervento di Claudio Arzani

Prendo spunto da critiche che ho ricevuto in facebook  per l’utilizzo dell’hashtag #Renzinocchio. Ci tengo a precisarlo: nessun odio, solo richiamo alla comune territorialità regionale del ‘nostro’ con l’indimenticato burattino naso lungo (in caso di bugie).

Non credete? Oppure ritenete che quella sia solo una parte della verità? Va bene, confesso: il mio rappresenta il disconoscimento di un metodo politico, tipico del toscanino Renzinocchio, estraneo ai fondamenti culturali e partecipativi della sinistra. Metodo basato solo ed esclusivamente sulla spettacolarizzazione e su una visione personalistica della politica finalizzata ad un’occupazione del potere in assenza di una progettualità progressista adeguata con una propensione ad un fare non necessariamente collegato appunto ad una visione progressista e partecipativa.

Vediamo alcune annotazioni:

1 – Il decisionismo è strumento ottimo per un buon Sindaco (come pare lo abbiano considerato i fiorentini) che debba risolvere il problema delle buche nelle strade; per chi deve proporre un progetto di sviluppo e modifica del sistema Paese è essenziale il confronto e la ricerca del massimo consenso possibile senza imposizioni oltre il limite del tollerabile e in tal senso la vicenda delle modifiche costituzionali risultano esemplari dell’incapacità dell’uomo di risultare credibile alla maggioranza degli italiani;

2 – un politico che si caratterizza per la sua affermata diversità dalla vecchia politica e dai suoi modi di essere non può annunciare dimissioni in caso di sconfitte e invece, dopo la sconfitta referendaria, proseguire col presenzialismo e col protagonismo politico come nulla fosse (smentendo quindi quanto promesso e garantito) ma nemmeno può rivendicare l’accoglienza di tutti i migranti salvo dopo poco correggere il tiro ipotizzando di “aiutarli a casa loro“;

3 – un progetto di cambiamento del Paese deve avere alla base innanzitutto il consenso espresso attraverso il voto elettorale: l’uomo, non lo dimentichiamo, è salito a Palazzo Chigi grazie ai voti raccolti dal Pd bersaniano (non da lui) quindi non in base ad un consenso popolare ma per investitura diretta ricevuta da ‘Napolinano’, il Presidente che già aveva nominato al governo tecnici esterni come DrakulMonti e JenaFornero poi smerluzzati dal voto popolare (chiedo venia per l’utilizzo di ‘indicatori nominativi’ a contenuto satirico);

4 – nel vano tentativo di accreditarsi come l’uomo del futuro, unico accreditato a cambiare il Paese, ha spesso vantato consensi elettorali del Partito alla soglia del 40% (in realtà corrispondente ad un 27% circa degli aventi diritto al voto) e quindi l’esistenza di una maggioranza inesistente considerando il costante e continuo rifiuto del voto da parte di un numero sempre più alto di elettori arrivando a sfiorare cifre prossime al 50% di disaffezione;

5 – la forma Partito risulta fondamentale strumento di democrazia e il nostro, ottenebrato dalla voglia di assolutismo individuale, sta portando ai minimi termini il Partito come luogo di elaborazione, confronto, dibattito, sintesi riducendolo ad una forma di comitato in funzione elettorale.

La pensione? La vogliamo da vivi. No al limite ai 67 anni! Cosa s’aspetta a scioperare?

Non sono arrivate le rassicurazioni che i sindacati chiedevano sull’aumento automatico dell’età pensionabile (legato all’aspettativa di vita) nell’incontro del 27 tra Cgil, Cisl e Uil e il governo sul nodo previdenza. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, ha ribadito infatti che “nel merito” si potrà discutere “dopo che l’Istat avrà dato gli elementi di valutazione“, ovvero in autunno, tra settembre e ottobre. 

Per i sindacati (e per noi miseri umani, ndr) però è inaccettabile l’innalzamento dell’età a 67 anni nel 2019, con uno scatto di ben 5 mesi, e per questo continuano a chiedere che l’automatismo venga bloccato. “È importante che ci sia la possibilità di discutere dell’adeguamento, ma le cose sentite dal governo non ci sono sembrate rassicuranti – ha detto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil –, eppure è chiaro che l’automatismo determinerebbe aumenti insopportabili dell’età“.

Bene ma forse il dialogo non basta e occorre un cambio di passo, far sentire da che parte sta il BelPaese. Quindi: se contina così, sciopero sì, senza se e senza ma. Le parole scivolano via nel vento, il tempo passa e il governo non cambia nulla. DrakulMonti e JenaFornero colpiscono ancora.

Il centrosinistra si fa camaleonte, gestisce il potere e diventa ricca borghesia così a Piacenza come ovunque la destra vince

Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia sono l’alleanza che a Piacenza ha portato Patrizia Barbieri (nella foto col megafono) a spodestare il Partito Democratico alla guida della città

Io, dalla parte di chi lavora e le ragioni, le motivazioni sono evidenti, affondano le radici nell’ambiente nel quale sono cresciuto, nelle storie di quanti hanno fatto parte del mio ambiente di vita. Mio padre era socialista, iscritto CGIL, capotreno in ferrovia. Mai perso uno sciopero perché, mi diceva, “o segui il sindacato o noi lavoratori siamo tutti persi”. Così, dopo uno sciopero duro con l’Italia costretta a piedi, 100% dei treni immobili nelle stazioni nei depositi e qualcuno in linea, il governo Fanfani ormai in ginocchio concedeva gli aumenti richiesti. Mio nonno paterno lavorava a fare il pane, era socialista e, mi raccontava mio padre, nei tempi bui del fascismo dominante lavorava per il sindacato clandestino. Andava all’osteria che era stata cooperativa rossa. Ogni tanto i fascisti lo menavano, papà lo andava a recuperare e lui, il giorno dopo, al Podestà negava il pane bianco. Remo Bonomini, marito di Olga, sorella di mio padre, ai tempi intellettuale di famiglia (unico con un diploma, da ragioniere), era comunista (è stato assessore a Fiorenzuola). Suo fratello aveva combattuto con i partigiani. Mamma era contadina e come suo padre era socialista, diceva che al padrone bisognava sorridere e dargli sempre ragione, poi nell’urna votare coi lavoratori. Il fratello di mamma, Giovanni, prima manovale, poi muratore, poi lavorante in cooperativa di consumo a Rottofreno, era comunista ed è stato candidato Sindaco per il PCI. Solo se indaghiamo nel passato possiamo capire il nostro presente, tanto più in tempi difficili come quelli che viviamo, tempi di crisi delle ideologie, tempi dove sempre più sfumata è la chiarezza della direzione, dell’orizzonte, di dove sorga il Sol dell’Avvenire. Dove va la classe operaia, dove vanno i lavoratori? Vanno ancora in Paradiso ma lì continuano a mangiare fagioli? Il problema è un altro: quel mondo nel quale sono cresciuto se esiste ancora è marginalizzato. Siamo mutati, diventati diversi. Oggi i discendenti di quei lavoratori che dicevo, hanno studiato, sono laureati, lavorano o cercano lavoro nei servizi. Rifiutano i lavori nei campi, i posti nei distributori di benzina, emigrano, vanno all’estero. Per assenza della fabbrica. Delocalizzata, trasferita nei paesi emergenti dove il costo del lavoro è quasi irrisorio. Oppure robottizzata, specie per quanto alle linee di produzione. Quando lavoravo in Fiat eravamo un esercito di oltre 100mila lavoratori. Oggi, 30 anni dopo, credo siano meno di 50mila e ben pochi di questi sono a diretto contatto con le linee di produzione. L’economia, l’utile, il guadagno, non dipendono più dalla produzione, dal lavoro e dal mercato dei beni ma spesso semplicemente dalla finanza, dalla Borsa e dalla speculazione. Fioriscono le cooperative che offrono servizi a prezzi bassi agendo al ribasso sulle buste paga dei soci lavoratori e guai al socio che si iscrive al sindacato. Spesso, se lo fa (e sono pochi), lo fa in via diretta, senza passare attraverso la cooperativa. I partiti sono in crisi, la partecipazione è al minimo storico. Del resto in tempo di globalizzazione il singolo è praticamente ininfluente. Si conta solo attraverso internet dove si ha l’impressione di essere ascoltati da una platea enorme salvo dopo poco accorgersi che tutto è effimero e quel che conta sono i denari delle multinazionali davvero in grado di orientare le scelte in base ai loro interessi. Viviamo nell’era della solitudine, uno conta uno ovvero nulla. Stupisce dunque se siamo sempre meno ad andare al voto? Laddove non è più chiara l’identità sociale di ciascuno e tutto si confonde non resta che chiudersi nella difesa, orientarsi verso chi almeno apparentemente garantisce conservazione, illusione di mantenimento del passato e del consolidato. Così, di fronte ad una sinistra camaleontica (quella di Renzi e di un Partito Democratico ormai estraneo alle sue stesse radici, alla fabbrica, ai lavoratori così come tradizionalmente intesi ma contemporaneamente incapace di entrare in simbiosi e di convincentemente dialogare con i nuovi) che da sempre rifiuta di essere socialista nascondendosi dietro il paravento della formula ‘centrosinistra’ che nulla dice o tutto dice salvo perseguire l’opposto, è inevitabile il disorientamento che si traduce nel voto contrario o nel non voto. Non ho soluzioni a tutto questo ma d’una cosa sono abbastanza certo: non è vero che destra e sinistra non esistono più, che sono valori superati. La destra continua ad esistere e vince. La sinistra (o quella che come tale nasce e dovrebbe continuare ad essere), invece, nella sua parte maggioritaria (il Partito Democratico), ha cambiato e sta cambiando pelle, orientandosi verso la gestione del potere in commistione con gli orientamenti delle grandi proprietà finanziarie, produttive, con la Confindustria per grandi imprese immobiliari (ad esempio la costruzione di un inutile nuovo ospedale a Piacenza), in una parola sciegliendo di stare dalla parte della ricca borghesia e dei suoi profitti. Perdendo così il consenso di chi lavora e si sente privo di rappresentanza.  

Poesia di Pier Paolo Pasolini

Per governare bene bisogna saperlo fare e serve competenza, non bastano i Vaffa

Virginia Raggi, esponente M5S, Sindaca di Roma

Per governare e governare bene, per meritare fiducia non basta essere onesti, dichiararsi alternativi, magari usare il dileggio e peggio ancora l’insulto come troppo spesso avviene nei social network anche da parte di autorevoli esponenti politici.

Occorre competenza o quantomeno l’umiltà di apprendere. Chi fin dal primo giorno d’insediamento sale in cattedra, annuncia proclami, cambiamenti epocali, rischia di impattare in una realtà completamente diversa, quella che per cambiare occorre sempre conoscenza e professionalità.

Virginia Raggi, Sindaca di Roma per conto di M5S è un alto esempio di quanto sopra. Ricordate? Nominò all’indomani dell’elezione Salvatore Romeo a capo della segreteria politica e Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del personale, alla direzione Turismo del Campidoglio. Per queste due nomine sono in corso indagini con l’ipotesi di abuso d’ufficio e falso e, a breve, il magistrato si pronuncerà in merito al rinvio a giudizio o all’archiviazione.

Insomma, nessuna contestazione in merito a mani nella marmellata o a corruzione. Semplicemente incompetenza in merito a procedure come dire che nessuno è santo e men che meno nato imparato, nemmeno i seguaci di Beppe Grillo: per governare non basta organizzare dei Vaffa. Occorre competenza.

In ogni caso, anche in caso di rinvio a giudizio, ha dichiarato la Sindaca, nessun passo indietro, nessuna sospensione, niente dimissioni della Virginia che, giustamente, afferma il diritto alla difesa per dimostrare la propria buona fede.

Non mi risulta che questo sia stato lo stesso criterio applicato da Di Maio, dai Casaleggio, da Grillo quando ad essere rinviati a giudizio siano stati esponenti di altri partiti e non è certo questo il modo per ottenere credibilità.

“Il PD ha sbagliato su molti temi ma populismo e fascismo vanno fermati”, l’appello di Massimo Castelli per Piacenza

Riportiamo l’appello pubblicato in facebook da Massimo Castelli, Sindaco di Cerignale

Al senato spintoni e insulti leghisti alla ministra dell’istruzione.. fuori dal senato casa pound.. Populismo e fascismo vanno fermati.. Per questo chiedo a tutti i miei amici di Piacenza di andare a votare il 25 giugno per Paolo Rizzi.. Il PD ha sbagliato su molti temi.. ma di fronte alla possibilità di cedere la città alla lega e a Foti.. bisogna fare delle scelte .. anche etiche e di schieramento ideologico.. Non possiamo permetterci una città chiusa.. oscurantistica.. egoista e demagogica. . Piacenza merita una guida progressista.. un futuro di solidarietà…. e di libertà personali.. Dobbiamo resistere.. e votare Rizzi.. senza indugi

Piacenza: Paolo Rizzi, complice il Pd, consegna lo scranno comunale al centrodestra?

Bandiera rossa, olio su tavola di Andrea Salvino

Oltre il 43% di piacentini che hanno disertato le urne, più di 900 schede nulle e oltre 200 bianche. Un Pd ridotto ai minimi termini (per quanto rimanga primo tra i Partiti singolarmente presi) con un tutto sommato miserello 18,5% conseguenza di una politica da parte della precedente amministrazione e del Sindaco uscente Paolo Dosi che, in linea generale, non ha lasciato il segno: probabilmente anche per un difetto di capacità comunicativa. Evidentemente, per recuperare credibilità e fiducia non basta, come tentato di fare, postulare mirabolanti interventi (leggi promessa di costruzione di un ospedale nuovo, di uno stadio nuovo e poi chissà chè) puntando contemporaneamente il dito contro il governo nazionale per i troppi tagli alle risorse dei Comuni.

Bisognava avviare un serio esame di coscienza verificando programmi inizialmente annunciati e realizzazioni effettive nel quinquennio appena trascorso e qui, diciamo la verità, casca l’asino, si è offerto con abbondanza il fianco alle critiche del centrodestra lasciando nell’aria le troppe parole e promesse alle quali non sono seguiti fatti e, quando sono seguiti (specie a livello nazionale ma anche il locale non è stato da meno), era meglio non seguissero.

Ma tra i tanti problemi che hanno determinato il disimpegno o addirittura l’allontanamento di buona parte di quella gente che, in quanto progressista si riconosceva nei Democratici di Sinistra e nella Margherita ed ha continuato a farlo nel PD, trovo il costante scostamento tra ‘sentire’ dell’essere Partito da parte di molti aderenti e l’impostazione calata dall’alto negli ultimi anni che vorrebbe il rapporto tra l’iscritto e la struttura molto più ‘leggero’ riducendo in sostanza il Partito a semplice comitato elettorale a supporto del segretario di turno e degli esponenti del suo cerchio magico (in sostanza la filiera Renzi, Reggi, DeMicheli, Dosi/Rizzi) anzichè luogo di ascolto, elaborazione, proposizione, realizzazione.

Ritengo i Partiti strumenti indispensabili per la democrazia e il governo del Paese. Ecco allora che il candidato Sindaco Paolo Rizzi, sostanzialmente un indipendente esterno, cavalcando la stanchezza della gente verso le degenerazioni della politica, cercando di marginalizzare il ruolo dell’organizzazione Partito personalizzando la capacità individuale di un ‘Sindaco governatore’, in realtà cade nella trappola che ha come conseguenza inevitabile il rifiuto e l’astensione.

I due candidati che vanno al ballottaggio a Piacenza: Patrizia Barbieri (col 34,78% alfiere di Lega Nord, Forza Italia, Pensionati, Fratelli d’Italia) e Paolo Rizzi (col 28,20% candidato sostenuto da Pd e due liste civiche)

Un equivoco in nulla diverso dall’interpretazione che M5S rappresenti l’antipolitica: i grillini rappresentano e fanno politica, sono essi stessi Partito, semplicemente sono e vogliono essere alternativi alla degenerazione della forma Partito così come si è andata sviluppando nella seconda Repubblica. Ma sono essi stessi forma Partito, con le sue regole, i suoi strumenti di espressione, di valutazione, di elaborazione, di decisione da parte di una filiera gerarchicamente costruita.

In pratica dunque la degenerazione è di una interpretazione della politica basata sull’individualismo centralizzante di un capo che a vari livelli governa un gruppo, una rete di interessi soggettivi condivisi. Il Partito come struttura di equilibrio collettivo viene negato, additato quale fonte del male rimandando ad un concetto di governo individualistico che marginalizza l’ipotetico insieme di individui singoli incapaci di condizionare realmente in termini di capacità elaborativa quel cerchio magico del quale il capo si circonda.

Così si consegna la città e il Paese al centrodestra laddove questo riesce ad unire proprio le Forze politiche organizzate, con buona pace di qualche scheggia ‘impazzita’ che riteneva, agendo quale individuo fuori dal sentiero partitico, di poter conquistare consenso e dominio della città.

Gh’era una vota dell’editoriale Libertà: a gran sorpresa ritorna Psi-Pci, nel 1986 a giocarsela a pallone

Gh’era una vota, la vita dei piacentini nel passato, iniziativa editoriale del quotidiano Libertà, è una pubblicazione che ho acquistato ieri, ancora senza toglierla dal cellophane. Stamattina, invece, come di consueto ho acquistato il quotidiano e, sorpresa delle sorprese, cosa ti ritrovo uscita dagli archivi del quotidiano? L’immagine di quella partita, nel lontano 1986, dove le federazioni dei due partiti della sinistra, Psi e Pci, si sono affrontati sul campo di calcio.

Gh’era una vota, la vita dei piacentini nel passato. Il libro a disposizione nelle edicole a cura dell’editoriale Libertà

Come commentare? Indubbiamente un’emozione, l’emergere di ricordi lontani e, in qualche modo, il sentirsi protagonista della storia passata della mia città sia pure in un’avventura collettiva e non tanto come personaggio in quanto tale. Un grazie di cuore dunque agli autori, Giorgio Eremo e Cristiana Emiliani oltreché a Presidente e Vicepresidente dell’editoriale, rispettivamente Donatella Ronconi e Alessandro Miglioli.

Nella foto alcuni esponenti della squadra socialista, in maglia a strisce biancazzurre (stile l’Argentina di Diego Armando Maradona). Da sinistra Tonino Bussandri, Giovanni Passera, purtroppo non ricordo il nome del terzo compagno (credo esponente CGIL), Claudio Arzani in veste di allenatore

Come scrivo nella dida della foto il mio ruolo era quello di allenatore sia pure in seconda. Allenatore ufficiale era per diritto di ruolo nel Partito, il segretario della Federazione, Ivano Tagliaferri, che di calcio capiva una mazza per cui appunto sul campo il ruolo fu il mio in quanto esponente della Segreteria. Fu una partita divertente, erano in diversi a ‘masticar di football’ a partire da Gabriele Gualazzini (esponente PCI) che aveva calcato l’erba di San Siro. Non ricordo gli autori dei gol che furono due, uno per parte. Insomma, da bravi cuginetti la posta in palio fu divisa equamente e così, senza contrasti, livore, strascichi che avrebbero potuto condizionare l’azione comune sugli scranni comunali, la collaborazione amministrativa tra i due partiti nella nostra Piacenza potè proseguire serenamente con buona pace del nostro segretario nazionale Bettino Craxi.

Piacenza: Passione Civica, Sandra Ponzini Sindaca, i candidati, un bel modo di vivere la città e la sua gente.

Foto pubblicate in fb da Paolo Prandini, candidato per Passione Civica

Chiusa la campagna elettorale di Passione Civica, la lista nata dall’iniziativa di Articolo 1 – MDP per sostenere la candidatura di Sandra Ponzini Sindaca di Piacenza. Un happening alla Farnesiana, accanto alla Galleria del Sole, in regime di austerità, come si confà alla buona politica, la politica delle idee e dei programmi e non delle costose maxi-pubblicità sui pullman. Campagne elettorali oltre i 50mila euro di spese, ma chi mette mano al portafoglio per affrontare esborsi del genere? Chi finanzia? Quali ‘debiti’ ne sono conseguenza?

Passione Civica, ha detto Sandra, invece che alle costose maxi iniziative, si è affidata ai banchetti di strada, “per poter parlare con la gente, per costruire insieme il programma di lavoro da attuare dopo il voto” e anche l’ultimo incontro è stato un momento di festa, tra musica, coppa e botollina, tanti bambini di diverse origini etniche: la gente che vive, gioca, studia, lavora nella nostra città.

Insomma: Passione Civica, Sandra, i candidati, un bel modo di vivere la città e la sua gente.

Il voto per Dalila Ciavattini, candidata per Sandra Ponzini sindaca

Arzyncampo sostiene la lista Passione Civica della candidata Sindaca Sandra Ponzini e la candidatura come consigliera comunale di Dalila Ciavattini, 56 anni, diplomata ragioniera, Impiegata. Le sue motivazioni per la candidatura di sostegno a Sandra: “Mi rendo disponibile perchè ci credo. Credo in una città diversa, la città di Sandra, una città dove si respiri meglio, con una sanità più facilmente accessibile che organizza ambulatori di prossimità nei quartieri periferici, una città attenta a chi lavora. Senza dimenticare i bisogni del tempo libero, dell’arte, della cultura”

Dalila e la politica. Una vittima, oserei dire, degli impegni e delle assenze di tuo marito, da sempre attivo con partiti e movimenti. Così per una vita. Poi, improvvisamente, i ruoli si invertono: il marito tranquillo in casa o comunque almeno in via diretta estraneo alla prova elettorale e tu, invece, in prima fila.

Sì, lo stupore da parte di chi mi conosce c’è stato. Ma, di fronte ad una città decisamente ferma, immobile, si trattava di sostenere la candidatura un po’ fuori dal coro di una persona, Sandra Ponzini e il suo programma di rilancio, di rinnovamento che condivido, così ho accettato di metterci la faccia, come si usa dire”.

Le tue caratteristiche sono quelle di una donna che lavora, di madre e di nonna, di moglie sostenitrice delle evoluzioni di tuo marito come poeta e scrittore che spesso accompagni nelle sue presentazioni leggendo i suoi testi e le sue poesie. Tutto questo come può servire alla città?

Guarda, innanzitutto vorrei una città meno ‘seduta’ nell’ordinario e nella semplice rappresentanza, meno ‘suddita’ di Bologna e della Regione (vedi il tema della riorganizzazione in sanità), così come l’ho percepita con l’amministrazione uscente”.

“L’elenco delle cose da fare sarebbe lungo. Sicuramente indispensabile una visione programmatica d’insieme che vada oltre il singolo intervento, che sappia vedere e portarci lontano, proiettarci nel futuro”.

Puoi focalizzare meglio un argomento, un settore rispetto al quale ritieni prioritario intervenire?

“Vorrei una città più attenta all’arte. Bisogna trovare una soluzione alla vergogna dei quadri che la Ricci Oddi per mancanza di spazi deve tenere nei depositi lontani dalla possibilità di essere ammirati da parte nostra. Ma al di là di questo è veramente un problema il fatto che le poche risorse a disposizione non vengano destinate ad importanti iniziative in questo campo: la mostra sul Guercino con oltre 100mila visitatori ci insegna che l’investimento nell’arte può diventare ricchezza per tutta la città, soprattutto se si sa fare squadra. Sono diciamo una spettatrice dell’arte e così mi capita di visitare mostre in altre città, da Brescia a Ferrara, a Treviso, a Cremona. Ovunque trovo un’offerta diciamo integrata. Percorsi facilitati, negozi aperti anche nei festivi, diciamo città vestite a festa, che mostrano la loro parte migliore, che invogliano il turista alla visita e anche al ritorno”.

“Per quanto al resto ti rimando al programma di Passione Civica che sottoscrivo a piene mani per avere una sanità al nostro servizio, un servizio sanitario di qualità ma anche fisicamente ‘vicino’ a noi cittadini, una sanità di prossimità senza favoleggiare di ospedali nuovi e di operazioni immobiliari ma sviluppando la presenza nel territorio. Ancora: scelte decise utili per ridurre effettivamente i tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali di visita o strumentali senza la cartina di tornasole di sentirmi dire telefonando al Cup che una lastra la posso fare in sette giorni ma solo se vado a Bobbio e se proprio voglio farla in città posso ma devo aspettarne almeno venti, di giorni. Per concludere, vorrei interventi per migliorare la qualità dell’aria eventualmente allargando la zona a traffico limitato”.

Dalila in versione gran maestra di cucina e attenti a non gradire quei piatti che prepara!

Visitando il tuo profilo in facebook si scopre la tua grande passione per la cucina: pubblichi foto dei tuoi piatti letteralmente da far “leccare i baffi”. Pensi anche in questo di avere qualche messaggio da lanciare alla città?

“Beh, non dimenticare che l’alimentazione sana sta alla base della salute e il Comune può favorire interventi di informazione e di controllo, ad esempio tanto nelle scuole quanto negli asili. A parte questo non dimentichiamo tutti i nostri prodotti e i nostri piatti che vanno valorizzati e qui il Comune può rendersi protagonista nel sostenerli, favorendo l’informazione e soprattutto il saper far squadra tra tutti i protagonisti interessati. Non può essere che altre province come Parma o Cremona spaccino come loro le nostre eccellenze oppure riescano a ‘coprire’ i nostri prodotti con i loro di qualità inferiore. Dobbiamo imparare a farci conoscere, non può più essere che la nostra coppa meriti il marchio Doc e la citazione nei manuali di gastronomia però poi se vai a New York oggi trovi la coppa di Parma e in un domani magari la coppa di Pechino”.

Se alla fine tu non fossi eletta?

Quello che conta sono le idee e i programmi. I miei coincidono con quelli di Sandra Ponzini. Io ci credo, credo che Sandra sarà un’ottima Sindaca davvero utile per questa nostra città e sostenerla è la priorità che conta. Tutto il resto vien da sè”.

Biblioteca di Gragnano Trebbiense, Dalila legge un brano del libro “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo”

Con questo Dalila con un accattivante sorriso ci saluta, deve prepararsi per domani sera, venerdì: nel giardino dell’ex asilo Gandolfi a Gropparello su invito del locale Circolo Auser leggerà alcuni brani tratti dal libro del marito ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo’, per ricordare una tragedia ormai lontana nel tempoma i cui effetti, sottolinea, purtroppo sono ancora drammaticamente presenti, il cesio continua ad inquinare la terra in Ucraina, Russia, Bielorussia condizionando il ciclo alimentare animale e umano, i bambini di Chernobyl hanno ancora bisogno di assistenza, le scorie radioattive comprese quelle della nostra centrale caorsana restano un problema e nessuno ha il coraggio di decidere dove costruire il Deposito nazionale necessario”.

Il tuo messaggio conclusivo?

“Il voto a Sandra Ponzini e la preferenza a me Dalila Ciavattini, un bel modo di vivere la città e la sua gente”.

Un’altra grande passione di Dalila: la fotografia