“Sei un bimbo nero? Vai via dal nostro parco”! La bimba bianca che ascolta Salvini

L’esplosione dell’egoismo becero che, all’ombra di Salvini, porta a mistificare la realtà creando mostri della ragione. Ieri sono stato a pranzo con un amico, fervente sostenitore dell’estremismo del vice Presidente del Consiglio. Si parlava di Boeri, presidente INPS, e delle sue dichiarazioni in merito al fatto che il sistema pensionistico trova base anche nella presenza di immigrati che sono disponibili a lavori che pochi italiani vogliono eseguire. “Ma vive su Marte? Lo sostituiremo!”, ha tuonato Salvini toccato nel vivo della sua campagna indiscriminata contro tutti gli immigrati. Una campagna che comincia a produrre gli effetti voluti: una nigeriana viene picchiata per aver osato precedere un italiano allo sportello bancomat. Un bambino nero viene cacciato da un parco da una bambina bianca: “tu sei nero, qui non ci puoi stare”! In entrambi i casi si trattava di immigrati regolari, non di clandestini o di profughi arrivati con barconi o gommoni. Lei regolare lavoratrice, il bambino figlio di regolari lavoratori. Ma ormai così va, ormai grazie al ministro delle ruspe, molti italiani fanno di tutte le erbe un fascio, non distinguono più. Perché Boeri, che distingue tra immigrati regolari e immigrati irregolari, ha ragione: semplicemente il nostro sistema pensionistico, mentre diminuisce la natalità e mentre i nostri figli, diplomati o laureati, preferiscono cercare fortuna all’estero (dove magari fanno gli sguatteri nei ristoranti e nei pub), si basa proprio sui contributi prodotti dagli immigrati, quelli che vengono da lontano proprio per lavorare. Ecco allora gli indiani che lavorano nelle nostre stalle regolarmente ‘a libretto’ (un lavoro pesante, dove ci si sporca le mani e ci si spezza la schiena), ecco gli slavi ottimi lavoratori nei cantieri edili, ecco i cinesi che, a suon di soldoni, rilevano bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, negozi per parrucchiere, per estetiste, abbigliamento. Boeri ha ragione: diminuendo la disponibilità di italiani a fare lavori considerati usuranti o addirittura degradanti o ancora a scarsa redditività, aumentando i pensionati a scapito dei lavoratori attivi, se riusciamo a demotivare gli immigrati regolari a cercare fortuna in Italia, avremo forti difficoltà a sostenere il nostro sistema pensionistico. Eppure, per quell’amico (che ormai devo definire un ottuso conoscente) incontrato ieri a pranzo, ancora una volta generalizzando ha ragione Salvini e chi come Boeri disturba il manovratore numeri e competenza alla mano, ha torto, deve tacere. Ecco perchè IO NON STO CON SALVINI.

Bacio contronatura o semplicemente sono il politico (apparentemente) buono e il politico (propagandisticamente) cattivo? Come i ladri di Podenzano (un detto delle mie parti): il gatto e la volpe, fingono di litigare di giorno per far bottino e dividerlo da bravi briganti di notte.

P.S.: NON STO CON SALVINI E NEMMENO CON DI MAIO, SIA CHIARO

“Razzismo cibo per tutti”, parola di Giorgio Almirante, fascista del quale il Movimento 5 Stelle capitolino voleva celebrare la memoria

Il giornale nel quale Giorgio Almirante era segretari0o di redazione

Con i voti di M5s e Fratelli d’Italia, l’assemblea capitolina ha dato il via libera per una via o piazza a Roma dedicata a Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti“, scriveva il fascista Giorgio Almirante nel 1942. Un fatto decisamente grave che gli esponenti del Movimento 5 Stelle (tranne due astenuti e una consigliera che ha espresso voto contrario) si siano uniti alla destra di Fratelli d’Italia per permettere che Roma abbia una strada dedicata ad un razzista, come fu Giorgio Almirante. Il passo che si riporta è uno dei più contestati al leader di destra. È tratto da la Difesa della razza, periodico fondato e diretto dal 1938 – anno in cui vennero promulgate le leggi razziali fasciste – da Telesio Interlandi, nel quale Almirante scriveva e lavorava come segretario di redazione.

RAZZISMO CIBO PER TUTTI. “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”.

Fortunatamente la notte ha portato buon consiglio alla Sindaca Raggi (‘grillina’ pure lei) che, dopo aver dichiarato di non saper nulla della discussione in Assemblea, aver comunque affermato che le decisioni dell’Assemblea comunale sono sovrane ed aver quindi avallato l’ipotesi, passata la notte ha annunciato che nessuna via o piazza sarà dedicata ad Almirante, già segretario del Movimento Sociale Italiano. Che abbia ricevuto un’illuminazione sulla via del Campidoglio?

“Il cane è vivo”, intervento di Riccardo Nencini, segretario Partito Socialista Italiano

Non sarà facile ma non è impossibile. Il governo Conte – intendo l’alleanza tra Salvini e Di Maio – cercherà di cancellare il confine politico destra/sinistra. Lo ritengono un cane morto, un residuo del vecchio secolo da cui liberarsi in fretta. I tre hanno promesso una ‘politica del fare’ fondata sui bisogni del popolo, una trasposizione nel nostro tempo degli slogan della Francia della rivoluzione. Nulla di buono.

E però, se è complicato inserire i Grillini nelle categorie tradizionali, non c’è dubbio che la Lega, per sua stessa ammissione, per alleanze, per collocazione nello scenario europeo, sia un movimento di destra e dei più estremi. Ostenta una pancia razzista e non se ne lamenta, propone una riforma fiscale che avvantaggia i più ricchi, è giustizialista. Resta il fatto che il crinale destra/sinistra va ripensato. Profondamente ripensato. Qui e in Europa. Migrazioni e globalizzazione hanno fatto affiorare nuovi problemi che con la consuetudine non possono essere affrontati. La sinistra è ovunque in crisi, arranca attorno a basse percentuali elettorali, rispetto ai grandi temi che travagliano le famiglie è afona. Resto al mio paese. In Parlamento ci sono due opposizioni – una di sinistra, l’altra di centro destra – ma nessuna delle due costituisce ad oggi un’alternativa credibile. A me sta a cuore la prima. E sono preoccupato.

C’è chi ritiene che ‘ha da passa’ a nottata’, tanto prima o poi l’alleanza esplode. Non può durare un governo che trasporta a Palazzo Chigi un protagonista del Grande Fratello con un Presidente del Consiglio che prende ordini da Di Maio. Non sarà così. L’alleanza ha una sua solidità, poggia sul ‘Vaffa..’ grillino, si allargherà a comuni e regioni prossimamente al voto. Spero di sbagliarmi. Voglio dire che è un errore aspettare, urge organizzarsi. L’Alleanza per la Repubblica che i socialisti hanno proposto intende creare un largo fronte riformista che ridisegni la cornice in cui la sinistra italiana si muove. E nel ridisegnarla non si può partire che dai due pilastri su cui si fonda il socialismo: eguaglianza e libertà. Le carte si possono mescolare come volete ma da qui la sinistra deve passare. Il punto non è rinunciare a una collocazione politica ma ridefinirne i contenuti. Un paio di esempi. Da oltre un secolo chi pensa alla sinistra pensa alla classe operaia, considerata il lato debole della società. Non è più così. Le fragilità crescono tra i laureati che si arrabattano alla ricerca di lavoro, tra gli esodati cinquantenni, tra i pensionati al minimo, tra professionisti e divorziati maschi. Tra i giovani e i giovanissimi dal futuro incerto. Di loro, soprattutto di loro, la politica deve occuparsi. C’è di più. La chiusura dentro i confini nazionali è destinata a provocare conseguenze deleterie. Senza un’Europa forte, nella globalizzazione scompariamo. Meno investimenti, insufficiente ruolo nelle relazioni internazionali, meno lavoro. E però il problema esiste. Gia’. Come tutelare una tradizione di comunità, come non essere spazzati via da una modernità che spesso non comprendi, come dare voce a spaesati e naufraghi senza che la nostalgia approdi al rancore e alla rabbia. Abbandonare la strategia degli ipermercati e tutelare il piccolo negozio di paese è utile? Proteggere la piccola impresa è utile? Conferire il voto amministrativo ai sedicenni per legarli di più e meglio alle comunità locali e avviare un percorso civico è utile? Penso sia necessario.

“Abbiamo sbagliato a confidare nell’idea di un progresso perpetuo dimenticando chi restava indietro. Non solo per ragioni economiche, per cultura. Da qui bisogna ripartire. Presto.

 

“Gli stregoni della notizia e le fake news”: riflessioni sulla rete di Carmelo Sciascia

Solitamente la mattina si guardava la cassetta della posta per vedere la corrispondenza che Poste Italiane consegnava a domicilio tutti i giorni. In seguito alla razionalizzazione dei servizi (tagli al personale), la posta viene recapitata oltre che ad intervalli di tempo irregolari, anche e sempre in quantità più limitata. Il terzo millennio ci ha fornito di strumenti sempre più sofisticati, con riduzione del consumo cartaceo, grazie ad internet. Cosicché la prima operazione giornaliera che compiamo è accendere il telefonino o il portatile per vedere le email e le novità dei siti cui siamo iscritti.

La prima considerazione è la presenza di una marea di pubblicità, pubblicità arbitraria e spesso di cattivo gusto. Da questa inondazione è facile salvarsi, facilmente identificabile ed eliminabile. Quello cui è più difficile salvarsi è la certezza delle notizie. L’esperto del colpo ad effetto, è sempre in agguato. È quello che viene definito “spin doctor”, cioè colui che fabbrica notizie per conto terzi, dietro compenso, per l’impresa privata come per il partito politico. Tanto si è detto e scritto sulla comunicazione, poco sulla facoltà di “avvelenare” le informazioni. Premesso che la falsità e gratuità dell’informazione non è un dato recente, ma è nata con la comunicazione stessa, possiamo affermare che si è sviluppata parallelamente all’evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa. I giornali già da tempo immemore sono stati pieni di titoli forzati e tendenziosi, a volte a loro stessa insaputa, si sono resi spesso complici di piani predisposti da manipolatori del consenso. Mi piace ricordare come Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, riuscì a trasformare la sigaretta da elemento dannoso alla salute a simbolo di emancipazione femminile. Bernays organizzò su commissione nel 1929, per contrastare gli attacchi all’industria del tabacco, una manifestazione pubblica: la Fiaccolata della Brigata della Libertà, dove decine di ragazze fumavano ostentatamente. L’avere abbinato l’idea di libertà e di rivolta, con il fumo, portò tantissime donne ad emulare le suffragette newyorchesi: il consumo di tabacco venne triplicato in breve tempo. Può sembrare strano ma ancora oggi è così, grazie al cinema ed alla fotografia la sigaretta viene vista come simbolo dell’emancipazione femminile.  Nel mondo occidentale il consumo di tabacco è, ancora oggi, maggiore presso la popolazione femminile che maschile.

Coloro che regolano i meccanismi nascosti della società costituiscono un governo invisibile, che rappresenta il vero potere dominante. Questo è il risultato logico del modo in cui la nostra società democratica è organizzata”. Così teorizzava in “Propaganda” il nipote di Freud. Così è stato negli anni e così è ancora oggi. Quindi la democrazia per non venire manipolata ha bisogno di veri e propri cani da guardia, i cosiddetti “watchdog”, ruolo che dovrebbero avere gli organi di informazione di massa.  Controllo delle notizie, controllo sulla provenienza delle notizie. Ma se finora non è stato possibile farlo, figuriamoci farlo adesso con la proliferazione di infinite sorgenti sparse per il mondo. Ma poi controllare cosa, se sono gli stessi Stati a generarle? Penso alle infinite fake news a livello mondiale costruite ad arte, come ad esempio la mucca pazza, l’influenza aviaria, l’influenza suina, alle armi di distruzione di massa attribuite a Saddam Hussein o alla Siria. Ecco il punto cui volevo arrivare. Molti gridano contro le false notizie, le notizie spazzatura, si vogliono leggi severe che condannino chi le fa circolare, alcuni governi le hanno già, altri sono sulla stessa strada. In Italia il disegno di legge Gambaro prevedeva fino a due anni di carcere per chi diffondeva notizie false e tendenziose.  Questa legge avrebbe colpito anche i giornalisti che scrivevano di un viaggio trionfale in treno nel 2017 di Renzi che annunciava: ”Siamo in anticipo, Il Pd è sempre avanti”, mentre invece veniva contestato ad ogni stazione, ad ogni fermata? Non credo proprio!

Avrebbero cercato di imbavagliare solo quei blog che davano fastidio al politico di turno, come il blogger Luca Donadel che mostrava di strani salvataggi di migranti nelle coste libiche (faceva parte del famigerato accordo Triton: tutti i migranti dovevano essere sbarcati solo in Italia).  Sicuramente, sia stato giusto o meno, senza la spinta della comunicazione informatica, non sarebbe stato eletto Trump e la Gran Bretagna non sarebbe uscita dall’Europa. Sostenevano Hillary 530 testate, 28 erano schierate con Trump. La stampa riteneva la multietnica Londra europeista, mentre la provincia, la maggioranza inglese, rimaneva ostile al Continente. Vi è oramai diffusa la convinzione che una certa globalizzazione, come una certa idea di Europa, porti solo maggiori divisioni economiche e politiche, pertanto la gente se ne vuole allontanare, come risulta da una sbirciatina in rete. Quella rete che si è sostituita alla carta stampata, ed è più diventata la vera “vox populi”.

Per fermare un mediatico tam tam popolare o populista si vorrebbe, con la scusa di fermare le fake news, limitare l’informazione. Si vorrebbe aprire l’era della certificazione di Stato sulle notizie: si potrebbero oscurare pagine scomode di blogger dissenzienti, introducendo di fatto la censura. Già Apple, Google, Facebook, Microsoft e Twitter collaborano con l’Agenzia della Sicurezza del Governo Americano, contribuendo alla manipolazione dell’opinione pubblica. “Come profetizzato da Orwell, siamo a un passo dal ministero della Verità. Per il nostro bene, naturalmente; solo per il nostro bene”.  Così Marcello Foa col suo “Gli stregoni della notizia”, dalla cui lettura ho ricavato alcune riflessioni descritte in questa nota.  Riguardo alla censura Macron ha annunciato prossima una legge, l’unione Europea un gruppo di lavoro. Siamo alle solite. Il ricorso a leggi speciali, ad una legislazione eccezionale. Come per combattere le Brigate Rosse, come per combattere la delinquenza comune o mafiosa. Le fake news sono una truffa, sono la diffusione di notizie false e tendenziose e come tale dovrebbero essere trattate. Ci sono leggi sulla diffamazione che dovrebbero essere applicate come quelle sulla pedopornografia, sullo stolking, sulla violenza o il terrorismo. Per eliminare le fake news basta scoraggiare l’anonimato e riportare sempre le fonti. Altro che formulare “algoritmi sulla verità”, come suggerito da Marco Carrai consigliere di Renzi. Qualsiasi legge al riguardo sarebbe pericolosa per la libertà d’opinione e di pensiero. La rete oltre a rimanere libera dovrebbe essere anche gratuita, come strumento di conoscenza e di partecipazione di tutti i cittadini. Le leggi speciali sono demagogiche, inutili, pericolose per la democrazia, offendono la dignità umana e svuotano la democrazia stessa da qualsiasi forma di partecipazione attiva. 

 

1° Maggio, con un bel grazie a chi ha abolito l’articolo 18 e votato la legge Fornero

Scriveva Ilvo Diamanti su Repubblica: Primo maggio, è la Festa del lavoro e dei lavoratori. Un rito di passaggio, con un mese d’anticipo, verso la Festa della “nostra” Repubblica. Fondata sul lavoro, come recita l’articolo 1 della Costituzione. Per questo è difficile vivere questo giorno di festa senza inquietudine…”

Rilevazioni ISTAT: nell’arco del trimestre dicembre-febbraio l’occupazione diminuisce dello 0,1% (-32 mila) rispetto al trimestre precedente. Il calo si concentra tra gli uomini. Segnali positivi si registrano tra i giovani di 15-24 anni (+23 mila) e gli over 50 (+41 mila), a fronte di un calo nelle classi comprese tra 25 e 49 anni (-96 mila). Crescono nel trimestre i dipendenti a termine (+55 mila), mentre calano i permanenti (-33 mila) e gli indipendenti (-53 mila).

Azienda USL di Piacenza: dal 17 al 19 aprile si vota per eleggere la R.S.U., Rappresentanza Sindacale Unitaria

La RSU rappresenta i lavoratori nel luogo di lavoro e… li rappresenta tutti (ferme restando le scelte individuali di scelta dell’organizzazione sindacale da votare e che possa rappresentarci all’interno della RSU)!

Sono trascorsi alcuni anni da quando ha preso l’avvio l’esperienza delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nel pubblico impiego, talvolta tra lo scetticismo e la diffidenza di tanti.

Nel pubblico impiego le prime elezioni RSU si sono svolte il 22, 23 e 24 novembre 1998 per poi essere rinnovate con le nuove elezioni del 3, 4 e 5 marzo 2015, con un’importante novità: anche i lavoratori a tempo determinato hanno potuto votare ed essere eletti. Un diritto conquistato grazie alla tenacia e determinazione sindacale nel dare piena rappresentanza al personale precario.

Le prossime elezioni per il rinnovo delle RSU si terranno il 17, 18 e 19 aprile 2018. Nell’Azienda Usl di Piacenza come nel resto del pubblico impiego.

Sostenere la dignità del lavoro non solo nelle regole del contratto nazionale ma anche nelle decisioni che si prendono in ogni luogo di lavoro è stato un continuo impegno. Tanto maggiore quanto più “pesanti” sono stati in questi anni gli interventi a cui il mondo del lavoro spcie pubblico è stato sottoposto, con il suo continuo ed implacabile impoverimento.

Nell’attuale panorama la contrattazione sul posto di lavoro rappresenta uno strumento fondamentale per garantire i diritti fondamentali ed imprescindibili di lavoratrici e lavoratori, per assicurare la trasparenza nelle scelte e nell’assegnazione delle risorse.

Così Arzyncampo non può che schierarsi invitando tutti i lavoratori a sostenere quanti “ci stanno mettendo la faccia” per difendere i diritti di tutti i lavoratori.

Elezioni: debacle della sinistra? Ma no. Nonostante tutto un buon risultato proiettato verso un futuro di speranza.

Alcune considerazioni nel dopo voto:

L’onda nera, nel BelPaese, non fa presa. Il pericolo fascista (Casa Pound, Forza Nuova), si limita a qualche decerebrato con la pistola facile e a poche migliaia di voti (1,6% circa). Anche nella mia città, Piacenza, l’apertura di una sede di Casa Pound porta nel sacco nero qualche centinaia di voti, niente di più. Resta il sospetto di un fascismo strisciante, sottotraccia che caratterizzerebbe alcuni aspetti di partiti come la Lega. Ma ritengo si tratti di elementi marginali ed isolati.

Certamente la cultura di destra si conferma presente. Prima di tutto nella buona affermazione della Meloni (Fratelli d’Italia), esponente di un bisogno d’ordine che trova le sue origini in storie lontane, ed ovviamente nel buon successo della Lega di Salvini che con le sue ruspe ha saputo parlare al cuore degli italiani. Potremmo dire meglio al culo stretto degli italiani perchè gli italiani hanno paura, sono spaventati dall’immigrazione. Non tanto dal fatto che gli stranieri siano “diversi”: alla fine, per fortuna, nessuno dà l’assalto ai luoghi di culto che i mussulmani riescono ad aprire. Il problema è la delinquenza, l’insicurezza che nasce quando esci di casa e non sai se la troverai svaligiata da qualche rumeno (più ancora che da siriani o nigeriani) o da profughi non riconosciuti come tali ma che pure continuano ad essere presenti sul territorio inevitabilmente legati alla criminalità e allo spaccio. Per tacere di una magistratura capace di un garantismo inadeguato alla situazione (pensiamo ai due, marito e moglie, trovati col furgoncino carico di droga ma assolti perché … non ne conoscevano il contenuto! Peggio di quell’altro al quale a sua insaputa regalavano case vista colosseo).

Quanto a Berlusconi, superato da Salvini, ormai le sue promesse da imbonitore non convincono altri che quei pochi aficionados. Del resto il tempo passa e quando passa non distrugge, devasta. Amara fine di un leader e di una forza politica incapace di un progetto politico di prospettiva che sappia coinvolgere. Non a caso superato dal facinoroso capace di urlare più forte. Così il centrodestra, pur con una complessiva prestazione vincente, non arriva al podio e deve fare i conti proprio con quella forza che il leader definiva ‘pericolosa’ in quanto infarcita da incompetenti.

Quanto alla sinistra, non è risultata ancora credibile una nuova realtà come Liberi e Uguali che sbandierando il futuro, ha scelto i soliti volti del passato, da D’Alema (letteralmente trombato nel ‘suo’ collegio), allo stesso Bersani, all’azzimato e compassato Grasso per tacere della ‘maestrina’ Boldrini che, a parte le vergognose fake news montate da destra, comunque non ha saputo proporre un modello di confronto con il tema dell’immigrazione in linea con il sentire degli italiani. Tutto bene certo, leader indiscutibili, la serietà al potere ma la fantasia, il nuovo, il futuro dove stanno? Certo le porte di Camera (14 seggi) e Senato (4) si aprono ma il risultato è misero con addirittura l’onta (politica) dell’oltre 1% di Potere al Popolo, non troppo distante dal 3,38% appena sufficiente per superare il quorum minimo.

Sono 22 le formazioni politiche che non ottengono seggi dopo aver dominato sulle mega schede elettorali. Voti dispersi, inutili: a chi giovano? Tra gli altri: Il Popolo della Famiglia, Partito Comunista, Partito Valore Umano, Per Una Sinistra Rivoluzionaria, Grande Nord, Blocco Nazionale per le Libertà, Italia nel Cuore. Qui prodest?

Il PD, infine. L’incoerenza interessata si paga. Le parole spese in vista del referendum (“in caso di sconfitta, vado a casa, per dignità“) sono state la tomba di Renzi e del partito che il segretario-padrone ha voluto orientato verso il centro, snaturandolo, trasformandolo in una struttura finalizzata alle elezioni e non più presente tra la gente, nelle fabbriche, nelle città, nei territori. Un risultato che doveva determinare le dimissioni del segretario prima dell’alba. Invece eccolo, arpionato al potere: e chi potrebbe stimare un partito simile, il partito che dovrebbe essere della partecipazione della gente diventato il partito dell’uomo solo?

Insomma, sinistra e centrosinistra affossati?

In realtà molti italiani scelgono e dichiarano di essere progressisti, riconoscendosi, ahimé e ahinoi, nei 5Stelle. Forse incompetenti, senza esperienza, ma intransigenti sui principi, onestà in primo luogo. Non sono pochi, per quanto mi riguarda, i dubbi ma la riflessione è d’obbligo. Certo specie al sud la scelta può essere più che politica legata al miraggio della regalia del reddito di cittadinanza (un mensile senza corrispettivo di lavoro: non male per un disoccupato). Tuttavia, in un bar di periferia della mia città, sentivo il barista, qualche mese fa, un ragazzo che fa musica, un ragazzo di orientamento progressista, sicuramente definibile di sinistra tra frequentatori (anziani) di sinistra, sostenere che ormai la sinistra sono loro, i grillini. Nonostante, per me, l’infido Di Maio. Bisogna farsene una ragione e aprirsi al confronto, cercare di capire quali sono i confini del progressismo. Fino a quando una sinistra orientata al futuro, superato il protagonismo renziano, porterà l’elettorato progressista ad uscire dai boschi dove per ora in buona parte ha trovato rifugio.

Liberi e Uguali Piacenza: “la Sanità pubblica è a rischio”

Riprendi il link che segue per vedere il video dell’incontro (parti dal minuto 3.51): https://www.facebook.com/liberieugualiPC/videos/158327758094753/

“La vera emergenza? Mancano medici e infermieri. Ci stiamo avventurando in una zona pericolosa in cui è a rischio la sanità pubblica. Bisogna tornare ad investire, avviare un piano di assunzioni e qualificare la rete di servizi territoriali piacentini. E in questo contesto il nuovo ospedale è un tema finora gestito in maniera propagandistica: a un anno e mezzo siamo ancora alle aree dove insediarlo”.

Dopo il confronto con il mondo della scuola e della sanità, e alla vigilia dell’incontro sulle pensioni in programma il 1 marzo alle 18, Liberi e Uguali Piacenza commenta così l’ennesimo incontro dal vivo, in via Roma 222 e “live” su Facebook, sui contenuti programmatici.

Ospiti di LeU il dottor Pietro Maniscalco, direttore U.O. Ortopedia dell’ospedale di Piacenza, l’infermiera professionale Francesca Mazzari, il dottore anestesista Pietro Scalia e i candidati Francesco Cacciatore (Camera) e Francesco Ghisoni (Senato). “Ci sono sanità diverse, l’Italia non è uguale per tutti: dobbiamo cambiare registro per non accentuare a tutti i livelli differenze sociali e di cittadinanza” spiega in una nota LeU Piacenza, che oltre a rilanciare la proposta di abolizione del “super ticket” sulla specialistica, spiega: “La sanità chiede personale, medici specialisti soprattutto. E sullo sfondo, il tema dei disabili e degli anziani soli e spesso abbandonati fa mostrare la corda ai tagli compiuti finora. Con Liberi e Uguali vogliamo riportare al centro l’idea di sanità universale”.

 E per giovedì 1 marzo, a margine dell’incontro “Pensioni e anziani, tutta la verità” che vedrà l’attivista e pensionata Clelia Raboni insieme al segretario generale Spi Cgil Piacenza Luigino Baldini confrontarsi con Cacciatore e Ghisoni, è previsto l’aperitivo di chiusura di campagna elettorale di LeU a Piacenza,. “Questi format ci hanno permesso di incontrare mondi produttivi e sociali variegati – spiegano in una nota Cacciatore e Ghisoni – ma è esattamente questa l’idea che abbiamo di campagna elettorale, per i molti, a viso aperto, non per i pochi. Affrontare e dare risposte ai problemi dei cittadini è quello che la politica è chiamata a fare. Ed è il metodo di Liberi e Uguali: per i molti, non per i pochi”.