“Sono arrivata da 2 giorni al centro di accoglienza di Lampedusa”. Appunti della dottoressa Carolina Casini

“Sono arrivata da 2 gg al centro di accoglienza di Lampedusa.
Mi bussano di notte, “Dottoressa, un ragazzo sta male”.
Lo accompagnano in ambulatorio, è rigido, sudato e lamenta dolore addominale. Ha 17 anni.
Gli faccio una ecografia e lo tranquillizzo.
La notte seguente i suoi compagni lo accompagnano di nuovo in medicheria: presenta questa volta delle scosse diffuse, gli occhi sbarrati. Sembra una crisi epilettica. Ma le scosse sono lontane tra loro. È freddo.
Gli somministro un sedativo e le scosse si fermano.
Quella notte la passo in bianco a chiedermi cosa avrà e cosa non ho capito.
La mattina seguente chiedo di lui, e vado a trovarlo nel dormitorio.
È a pancia in sotto, non si muove, gli amici lo massaggiano per spronarlo.
Mi dicono che non si vuole muovere; lo faccio accompagnare in ambulatorio, lo visito, è un ragazzo nel fiore degli anni, magro, non ha segni fisici che mi preoccupano se non alcune cicatrici sulla schiena.
È un po’ disidratato perché non mangia e non beve dal giorno precedente.
Parla un ottimo inglese. In Ghana ha frequentato una buona scuola.
Mentre gli posiziono una cannula per iniziare a reidratarlo, inizio a fargli qualche domanda.
Lui fissa il vuoto. Parla pochissimo.
L’ anamnesi medica è muta.
Rimane tutta la mattina con noi in ambulatorio, poi viene riaccompagnato dagli amici a spalla perché dice di non riuscire a camminare.
Per altri due giorni rifiuta di alzarsi. Piange. Non dorme. Gli amici sono preoccupati.
Io vado spesso da lui.
Gli porto una maglietta pulita e gli dico, ti aspetto in ambulatorio, voglio che vieni da solo, so che ci riuscirai perché sei un ragazzo forte e ho fiducia in te.
Nel pomeriggio lo vedo arrivare. Si è fatto la doccia e cambiato la maglietta.
Accenna ad un sorriso.
“Ti va di parlare un po’?” gli dico.
E lui entra, camminando piano.
Io credo che abbia bisogno di raccontare.
“Mi chiamo A., ho 17 anni, vengo dal Ghana.
Ho salutato i miei fratelli e mia madre mentre ancora dormivano.
Per me avevano pagato questo viaggio raccogliendo soldi per anni.
Ho viaggiato per 10 settimane in un camion e ho raggiunto la Libia.
Era una specie di prigione.
Ci picchiavano e frustavano e ad alcuni davano scariche di corrente elettrica o gli spegnevano addosso le sigarette. Mangiavamo e bevevamo pochissimo, non tutti i giorni.
Qualcuno moriva e lo portavano via.
Io ho desiderato morire tante volte.
Una mattina ci hanno fatto salire su un altro camion e portato in una campagna dove siamo stati quasi un mese. Là non mi hanno picchiato ma mangiavamo pochissimo e dormivamo a terra. Da lì con un camion abbiamo attraversato il deserto, non so quanto tempo sia passato, ci tenevamo stretti, ogni tanto svenivo, ricordo i miei amici che mi portavano alla bocca acqua e riso..
In una fredda notte siamo arrivati alla costa.
Molti di noi non avevano mai visto il mare.
Ci hanno fatto salire su un gommone.
L’acqua era nera, il mare era mosso, io avevo paura.
Eravamo tantissimi, forse 200.
Eravamo stretti, le donne e i bambini urlavano, qualcuno pregava, molti si facevano la pipi’ addosso dalla paura.
Dopo due ore il motore si è fermato. Era finito il carburante.
Il mare era mosso, il gommone ha iniziato ad imbarcare acqua.
Siamo stati così, in quella notte che mai dimenticherò, per alcune ore; avevo freddo, eravamo sommersi fino alle gambe.
Ad un tratto una barca a motore e poi un’altra ci hanno raggiunto. Quei fari da lontano erano la salvezza.
Ci urlavano di non muoverci.
Giravano attorno al gommone.
Un uomo che era vicino a me e avevo conosciuto nei giorni prima di imbarcarci si è alzato e ha provato a camminare per raggiungere la barca che ci aveva soccorso, ma è andato giù in acqua.
Annaspava, beveva.
Gli uomini del salvataggio si sono tuffati, gli hanno lanciato salvagente ma lui era andato giù. Era ancora buio. Io mi ricordo le sue urla.
Gli altri si spingevano.
Volevamo essere salvati tutti.
Ci hanno lanciato i giubbotti salvagente. Piano piano ci hanno fatto salire sul gommone che ci ha portato ad una nave. Lì c’erano angeli come voi che ci hanno fatto scaldare curato dato vestiti e acqua e cibo caldo.
Il viaggio è durato alcuni giorni e poi siamo arrivati qua.
Mi manca mia madre e i miei fratelli. Io non sono morto ma ho sempre paura di morire. “
Lo incoraggio e lo rassicuro, a stento trattengo le lacrime che poi versero’ tutte più tardi.
Nei giorni seguenti questo ragazzo viene sempre in ambulatorio.
Parliamo molto , io gli dico che ce la ha fatta, che è stato forte e coraggioso, che la sua mamma è fiera di lui.
Fa la fila e quando viene in ambulatorio mi dice
” Ehi Mamma, hai visto che oggi non ho più male alle gambe?”
” Mamma, mi sono fatto tagliare i capelli”
“Sono riuscito a parlare con la mia famiglia! “
Io gli racconto dei miei figli che hanno la sua età. Facciamo delle videochiamate con loro e lui gli dice :“Grazie per averci mandato la vostra mamma!
Mi racconta che da grande vuole fare il dottore.” Come te”, mi dice.
Sono fiera di lui.
Una mattina, il giorno prima della mia partenza, lo vedo seduto in fila con gli altri 200 che stanno per lasciare il centro. Ha le sue buste di plastica in mano, è felice. Mi avvicino e mi dice:
” Io non ti dimenticherò mai, tu sei la mia mamma da questa parte di mondo. “
Ho scritto questa storia che avevo appuntato su un taccuino, io lo racconterò, mi ero detta. E poi non ho avuto mai il tempo.
Oggi ho riaperto quel taccuino e mi sono rivista là, seduta ad ascoltare quel ragazzo. Sono tornate tutte le emozioni.
Anche io non lo dimenticherò mai”.

Dottoressa Carolina Casini

“Gli ultimi” di Cristiano Guitarrini – olio su tela

Accadde oggi nel 2001 a Treviso: non ricordatelo all’uomo di certo nero d’umore, il solito Salvini

Il gesto più bello nel giorno più triste, quello della retrocessione matematica in serie C. I giocatori del Treviso, che all’epoca militava in serie B, hanno deciso una originale risposta al razzismo dei tifosi, una parte dei quali aveva platealmente contestato, una settimana prima, l’ingresso in campo del giovane nigeriano Omolade. Sono pertanto scesi in campo nella partita contro il Genoa con il volto dipinto di nero.

I compagni di squadra hanno voluto così esperimere la loro solidarietà al giocatore oggetto di razzismo nella partita di Terni. Hanno aderito in blocco tutti i giocatori del Treviso: oltre agli undici schierati in campo, si sono truccati di nero anche quelli della panchina e persino l’allenatore Sandreani. Nel corso della settimana precedente l’incontro la società trevigiana era stata al centro di numerose polemiche legate alle intolleranze di una parte dei suoi tifosi. All’ingresso dei giocatori in campo c’è stato un attimo di imbarazzo, ma i fischi per la contestazione della vicina retrocessione in C si sono subito trasformati in applausi di approvazione per il gesto di solidarietà nei confronti di Omolade, comunque convocato e che peraltro segnò il gol del momentaneo vantaggio dei trevigiani (2-1) poi vanificato dal pareggio dei rossoblu.

Per quanto al titolo, in realtà non abbiamo notizie precise del pensiero d’allora e dell’umore del leghista Salvini oggi ministro dell’interno che preannuncia “la fine della pacchia” per gli immigrati (neri e non neri). Possiamo però immaginare fosse nero di rabbia per quel gesto di solidarietà. Come per certo lo era il Sindaco,  Giancarlo Gentilini, ovviamente leghista che invece di criticare i cori razzisti commentò I giocatori hanno scelto il colore giusto, il nero della vergogna per la retrocessione in C.

“La marcia da Terrasini a Cinisi per ricordare Peppino Impastato”, intervento di Carmelo Sciascia

Dal balcone di casa Impastato

Con i primi caldi estivi cominciano i primi viaggi. Si sa che in primavera, uscendo dagli Inferi, Proserpina abbandona Plutone e ritorna dalla madre Demetra, secondo un divino accordo stipulato per mantenere l’equilibrio delle stagioni. Quest’anno assecondando anch’io questa consuetudine mi sono ritrovato in Sicilia. Casualmente a seguire il giro d’Italia: il giorno nove del mese di maggio il Giro iniziava ad Agrigento per giungere a Santa Ninfa nel cuore della Valle del Belice. Ma il mio scopo era giungere in altri luoghi, tant’è che finalmente dopo Sciacca, nella diramazione di Menfi, lasciata al suo destino la carovana ciclistica, si imboccava quell’arteria che virando a nord,  conduce a Terrasini, la parte ad est del golfo di Castellamare: nel  promontorio opposto dello stesso Golfo si trova San Vito lo capo.

Terrasini, Corso Vittorio Emanuele al numero 108 una targa formata da quattro mattoni in terracotta così recita: “Radio Aut – 98.800 Mhz – Giornale di controinformazione 1977-1980 – da questa sede PEPPINO IMPASTATO ha animato la lotta alla mafia”.

In realtà la voce di Peppino non poté essere ascoltata fino alla data della chiusura di Radio Aut, perché venne violentemente zittita la notte dall’otto al nove di due anni prima: la notte in cui venne massacrato.

Coincidenza volle che quello stesso giorno a Roma un’altra via divenisse tristemente famosa: via Caetani. Fu infatti in quella via che venne ritrovato nel bagagliaio di una Renault rossa il corpo di Aldo Moro. Dopo quaranta’anni quell’auto è tornata nella stessa via per il programma televisivo: “55 giorni. L’Italia senza Moro”, dove Luca Zingaretti ha letto l’ultima lettera dell’Onorevole Moro, il nove maggio di questo duemiladiciotto. Due cadaveri, di cui uno eccellente, l’altro sconosciuto ai più. La figura di Peppino Impastato sarà nota al grande pubblico solo dopo il film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”. Non solo la coincidenza del giorno della morte legherà Moro e Peppino Impastato,  sono stati legati da un (misterioso ?) “fil rouge”, costituito dal modo in cui si sono mossi gli investigatori: il depistaggio!

Ad anni di distanza abbiamo saputo che mandante ed esecutore del delitto Impastato è stata la mafia, in primis quel Gaetano Badalamenti, parente dello stesso Peppino, la cui abitazione, a cento passi di distanza da quella degli Impastato, oggi come bene confiscato alla mafia è diventata una bellissima biblioteca pubblica.  Abbiamo saputo invece prontamente che ad uccidere materialmente Moro sono state le Brigate Rosse, ma istintivamente avvertiamo che “qualcosa non quadra”. C’è una verità sospetta, sottintesa, sottaciuta, mai declamata: “c’est un affaire”; diversamente non sarebbe un mistero italiano!

Ecco la differenza, ma nello stesso tempo la concordanza tra i due assassinii. C’è sempre dietro tutti i delitti politici (qualche volta anche dietro quelli di delinquenza comune), un livello cui difficilmente si riesce ad arrivare: possiamo definirlo  in mille modi ma il regista della tela di ragno, la mente, il  terzo (o quarto) livello, rimane quasi sempre inaccessibile. Irraggiungibile, rimane spesso impunito. Dicevo di Terrasini e di Radio Aut, perché da lì partiva giorno nove di questo mese di maggio il corteo per ricordare l’assassinio di Peppino Impastato. Il giornalista lo si può fare da una qualsiasi consolle computerizzata, oggi in rete trovi tutti i dati e le notizie necessarie a confezionare un pezzo su qualsiasi evento. Dare notizie, comunicare un evento, è impossibile se non lo si vive di persona, nei luoghi bisogna andare o esserci stati. Non si può fare il critico d’arte guardando delle semplici stampe. Bisogna vedere l’opera originale, la riproduzione è un semplice sussidio conseguente (o antecedente), un aiuto a mantenere vivo il ricordo (o stimolare la conoscenza). Così nel fare cronaca. Bisogna andare nei luoghi degli eventi, della memoria, nei luoghi delle stragi di Stato a cominciare da Piazza Fontana…

È marciare in corteo da Terrasini a Cinisi, vuol dire ripercorrere le strade che percorreva Peppino, renderci compartecipi della sua storia personale, della sua lotta politica ad un sistema sociale mafioso, a quella connivenza che continua ancora oggi: mancanza di denuncia e corruzione, i pilastri portanti.  La casa della famiglia Impastato, in Corso Umberto I, civico 220 a Cinisi, è diventata “La Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”. Sì, Felicia, una madre che non si è mai arresa nel volere la verità sulla morte del figlio, quella verità che è arrivata “solo” 24 anni dopo l’assassinio, con la condanna di Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi. Ecco perché non bisogna smettere di chiederla la verità. Mai. Come per la morte di un altro giovane, avvenuta nel 2016 in altri contesti, in altri luoghi, con modalità comunque sempre violente e misteriose. Bisogna continuare a chiedere, a volere fermamente, a gridare: Verità per la morte di Giulio Regeni. Perché come ha detto Giovanni Impastato nel discorso conclusivo la marcia, bisogna finalmente capire che i diritti non sono individuali ma collettivi. E quindi la lotta per ottenerli non può che essere comune. Dobbiamo farla assieme, tutti. 

Nella marcia dei quattro chilometri da Terrasini a Cinisi, dove erano presenti tanti testimoni di quel tempo, tantissimi giovani provenienti da scuole d’ogni parte d’Italia, uomini come don Ciotti e donne come Susanna Camusso, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, come tantissimi sindaci di altri Comuni siciliani, un editore come Ottavio Navarra ideatore ed organizzatore di una marina di libri,  personalità singolari come Ascanio Celestini ed un amico come Pippo, posso dire: c’ero anch’io!

Anch’io per camminare e contare insieme, come ci suggeriscono i Modena City Ramblers:

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato..
“Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani”..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

 

“Ieri, a Cerignale, 725 m s.l.m., l’amica neve”, immagini e ricordi da fb di Massimo Castelli, Sindaco

Cerignale, foto di Massimo Castelli (Sindaco)

Ieri ero nel mio paesello sotto un fitta nevicata, nelle viuzze interne solo silenzio e coltre bianca che ricopre tutto. E li in quel momento sono sprofondato nel tempo della mia infanzia, di quando ho iniziato la prima elementare, 1 ottobre 1968. Ai primi freddi il mio papà dopo aver aperto il bar dava un ciocco di legna a me e mio fratello per far fuoco a scuola. Arrivati in aula i ragazzi di 5^ elementare accedevano il fuoco e tutti gli altri, sotto le indicazioni della mitica maestra Molinelli facevano ginnastica, ottima per la salute e per riscaldarsi prima che la stufa facesse caldo.

Cerignale, appennino piacentino, 725 m s.l.m., foto di Massimo Castelli, Sindaco

Alla prima neve era una festa, tutti a giocare sotto la neve. Non esistevano pile né super abbigliamenti termici ma solo il maglione di lana, pantaloni di velluto e calze e guanti fatti dalla nonne. Dopo poco tempo eravamo fradici ma felici e allora la neve veniva per davvero. Finite le elementari giù a Ottone per frequentare le medie. Tutti in piazza alle 7 magari con – 10° ad ad aspettare il Ford transit dei mitici fratelli Rettagliata Nandino e Riccardo che con ogni tempo puntuali arrivavano a prenderci. In tre anni di medie un solo.giorno, causa una nevicata nella notte da un metro il pulmino non apparve nella ditratta di “bocca ingordia”. Fu una festa niente scuola e giochi nella neve.

Cerignale, foto di Massimo Castelli (Sindaco)

In casa i vecchi ci dicevano sotto la neve il pane. Riconoscevano a quella coltre bianca che causa disagi e freddo un compito fondamentale un amica del contadino. Di ritorno da ottone con la neve sulla strada il Ford transit alla curva del “ Girello” si piantava e allora? E allora tutti giù e i più grandi a spingere il mezzo, come la cosa più naturale del mondo.

Cerignale, foto di Massimo Castelli (Sindaco)

Di ritorno da questi pensieri sprofondati nella mia infanzia.. vada nel negozio della Bruna.. acquisto Libertà (quotidiano di Piacenza, ndr). Sembra un bollettino di guerra, scuole chiuse strade chiuse. Per 20 cm di neve. La riflessione è questa: come siamo riusciti a trasformare un elemento naturale della montagna come la neve in una calamità naturale? Per la gente della montagna la neve era considerata un’amica fredda ma indispensabile per avere acqua e buoni raccolti. Per i bimbi era una festa e nessuno si sognava di chiudere la scuola per neve. Si andava si montavano le catene e i 20 gradi a scuola a Cerignale si raggiungevano a mezzogiorno quando era ora di andare a casa. Il dovere e la responsabilità era il primo insegnamento partendo dal fatto che tutto non è dovuto e la neve non fermava nessuno. Dopo aver scritto tutto ciò mi sento vecchio figlio di un altro mondo, figlio del 900 e non del 2000. Sì, ho nostalgia della mia infanzia del mio paese vivo e della neve considerata pane dai grandi e gioco per i bambini.

Cerignale, foto di Massimo Castelli (Sindaco)

 

Piacenza: l’antifascismo in piazza sabato 10 febbraio, considerazioni di Carmelo Sciascia (con le immagini del corteo promosso nella mattina dall’Anpi)

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nel pomeriggio un secondo corteo promosso dai gruppi di ControTendenza vedeva scontri tra una ventina di esponenti dei centri sociali con le forze dell’ordine. Un Carabiniere, a terra, veniva vigliaccamente picchiato selvaggiamente e ferito

Circola nelle sale cinematografiche, in questi giorni, un film di Luca Miniero, “Sono tornato”, un remake come tanti ce ne sono stati e ce ne saranno, di altri film di successo. Tratta il film di un ipotetico ritorno del Duce, del film intendo riportare e sottolineare solo una frase pronunciata dallo pseudo Mussolini: “Eravate un popolo di analfabeti, dopo ottanta anni, torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti”.Si, proprio così, di analfabeti, ma quello che è ancora più grave senza memoria. La memoria della storia degli italiani è corta, anzi cortissima! Alcune considerazioni a proposito di uno sconsiderato episodio avvenuto nella manifestazione del pomeriggio di sabato giorno dieci a Piacenza, una breve giornata invernale, ma intensa, talmente ricca di eventi da vedere le proprie strade attraversate da più cortei.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: Carmelo Sciascia

Analfabeti perché qualcuno a sproposito ha dato del fascista agli antifascisti. Vorrei ricordare a costoro che la frase è di Pasolini e va letta ed interpretata unitamente a tutto il suo discorso sul “fascismo degli antifascisti”. Allora specifichiamo: Pasolini ha usato questa espressione per criticare i partiti del cosiddetto arco costituzionale, erano gli anni settanta, ed era proprioil1974 quando in una intervista Pasolini così si espresse: “Continueranno a organizzare altri assassinii e altre stragi, e dunque a inventare i sicari fascisti; creando così una tensione antifascista per rifarsi una verginità antifascista, e per rubare ai ladri i loro voti; ma, nel tempo stesso, mantenendo l’impunità delle bande fasciste che essi, se volessero, liquiderebbero in un giorno”.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Ecco, si mantenevano, come si mantengono oggi, bande fasciste, che potrebbero essere liquidate in un solo giorno, perché queste associazioni erano utili allora ai partiti del cosiddetto arco costituzionale come continuano a essere utili adesso ai partiti, probabilmente a tutti i partiti oggi visto che l’arco costituzionale si è nel frattempo frantumato, non esiste semplicemente più.

Probabilmente ancora più utili, le organizzazioni fasciste, ritornano ad esserlo nel momento in cui si avvicinano le consultazioni elettorali. Si vorrebbe scaricare tutta la responsabilità dell’esistenza di gruppi fascisti ad una magistratura incapace di applicare le leggi di questo Stato Repubblicano nato dalla Resistenza. Le leggi previste sono infatti due: la legge Scelba e la legge Mancino. La prima del 1952, la seconda del 1993.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: in una manifestazione pacifica e democratica anche i poliziotti del servizio d’ordine sembrano passeggiare tranquillamente

La magistratura, si sa, deve fare osservare le leggi ma per farlo ha bisogno comunque di sostegno e consenso, un consenso che deve esprimersi in tutte le forme ed i modi permessi dagli strumenti democratici in possesso di questa società.

Già la nostra Costituzione approvata nel 1947 e promulgata nel 1948, al primo comma della XII disposizione finale così si è espressa: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.
Tutto ciò non è bastato a che rigurgiti fascisti risorgessero nel Paese.
Dopo il 1968, Piazza Fontana! Non sono state certo le lotte studentesche e l’estremismo di sinistra gli artefici di quella strage, come di tutte le altre che si sono succedute! Le stragi sono state le risposte di chi non voleva cambiamenti e conquiste sociali, frutto di lotte popolari, studentesche ed operaie. Questo per dire che gli eventi delittuosi avvengono sempre dopo o durante le grandi manifestazioni popolari, come è stato per Piazza della Loggia a Brescia negli anni settanta o più recentemente a Genova, per il G8 del 2001.
Torniamo a noi, ai giorni nostri, anzi al giorno nostro: sabato 10 febbraio dell’anno in corso.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Piacenza, città medaglia d’oro della Resistenza, vede lo svolgersi di due manifestazioni aventi lo stesso tema: l’antifascismo. A quale partecipare? La prima di mattina era organizzata dall’ANPI vedeva la partecipazione dei sindacati CGIL-CISL-UIL e di vari partiti (visto che abbiamo richiamato gli anni settanta, si può usare ancora il termine dell’arco costituzionale?). Il percorso era stato stabilito e pubblicizzato: da piazzale Genova alla Prefettura, con sosta al monumento ai Partigiani. In prefettura sarebbe stata consegnata una petizione che chiedeva l’applicazione delle leggi già menzionate.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Oltre 800 i partecipanti che hanno raccolto l’invito delle organizzazioni, dall’Anpi ai sindacati CGIL Cisl e Uil, ai partiti della sinistra democratica

Della seconda non era stato pubblicizzato il percorso, si sapeva che era stata organizzata con partenza dalla Stazione FS e vedeva tra i promotori organizzazioni giovanili di sinistra ed i Sindacati di Base, i Cobas.

Le manifestazioni erano la risposta popolare alla recente apertura di CasaPound a Piacenza, cui si aggiungeva la gravità dei fatti di Macerata.
A quale partecipare? Perché non a tutte e due. Se ho votato nel 2016, dopo anni di astensione, per la salvaguardia di questa Costituzione, dalla cosiddetta riforma Renzi-Boschi, a maggior ragione avrei dovuto partecipare a tutte e due le manifestazione che volevano vedere applicati i principi di questa nostra Costituzione.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Nulla da dire sulla manifestazione della mattina, come da copione tutto è filato liscio.

Il pomeriggio non è stato così, non tutto è filato liscio. Intanto alcune considerazioni.
La manifestazione pomeridiana vedeva un numero di giovani elevato, giovani molto più motivati a manifestare, non solo contro il fascismo, ma contro una società che li esclude di fatto da qualsiasi diritto di partecipazione, dal diritto al lavoro, il lavoro non ce l’hanno, per giungere al diritto al voto, visto che non c’è una reale prospettiva di alternanza tra i partiti. Molti non andranno a votare perché nessun partito li rappresenta più. Grave per una democrazia il venire meno alla vita politica la partecipazione di una intera fascia d’età, quella sotto i trent’anni. Di contro la fascia d’età della manifestazione mattutina era sui sessanta. L’Italia non è veramente più un paese per giovani, unica categoria che vede salvaguardati i propri diritti è proprio quella dei pensionati (anche se non si sa fino a quando). A conferma: unico partito presente era Potere al Popolo, un partito che rischia di non essere nemmeno presente in Parlamento.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

La presenza dei giovani nelle piazze, le loro urla sono un segno positivo, un incitamento per tutte le organizzazioni politiche e sindacali affinché si sveglino. Direi che visto lo stato del mondo del lavoro, i giovani protestano poco! Ricordo che è stato il cosiddetto estremismo degli studenti sessantottini e le loro formazioni politiche extraparlamentari a svegliare i sindacati tradizionali, che hanno potuto raccoglierne i frutti. Le conseguenti lotte operaie degli anni appresso hanno permesso le grandi conquiste salariali e normative, anche per i lavoratori della polizia.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Oggi, si cerca di non cambiare nulla facendo finta di cambiare tutto. Il pomeriggio ho seguito il secondo corteo dall’inizio, dalle 15, da Piazza Marconi. Constatavo che ogni tanto il corteo faceva delle soste, pensavo preventivate come preventivato doveva essere stato il percorso. Il corteo, dopo avere percorso alcune strade fuori le mura, ha raggiunto Piazza Sant’Antonino. Sembrava dovesse finire lì, visto che non si poteva andare né verso via Scalabrini, né verso via Sant’Antonino. Nessuno aveva annunciato la fine della manifestazione, dopo un po’ il corteo ha ripreso a muoversi proprio verso via Sant’Antonino, percorrendo via Felice Frasi si raggiungeva vi XX Settembre e Piazza Cavalli, infine il corteo ripiegava e percorrendo tutta via XX settembre raggiungeva la stazione dove terminava la manifestazione.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Solo a sera, a casa, apprendevo dello scontro che c’era stato tra la testa del corteo e la polizia: “Un militare, rimasto isolato, è stato aggredito e picchiato dai manifestanti con il volto coperto e armati di bastoni e sassi”. Un militare è rimasto isolato. Perché lo hanno lasciato, visto che è caduto, isolato? È giusto che chi si è reso responsabile della violenza venga perseguito, tenendo presente che se alcuni colpivano il malcapitato altri, cercavano di fermarli e lo hanno aiutato ad alzarsi ed andare, senza il loro intervento sarebbe potuto finire in modo irrimediabile!

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: i fiori posti al Dolmen, il monumento a ricordo dei partigiani caduti durante la Resistenza contro i nazifascisti

Anche qui, un ricordo di Pasolini, quando affermava, nello scontro tra polizia e studenti, di stare con i poliziotti. “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri”. Mi è profondamente e sinceramente dispiaciuto, che un militare, un lavoratore delegato all’ordine pubblico, nell’esercizio dei propri compiti, si sia fatto male, gli abbiano fatto male, colpendolo mentre era a terra, caduto. Sarebbe bastato poco ad evitarlo. Bastava che qualcuno avesse detto che la manifestazione era terminata a Piazza Sant’Antonino, saremmo andati tutti via, sarebbero rimasti completamente isolati quei quattro facinorosi delle prime file… e sarebbero stati costretti anche loro a lasciare la Piazza! Poi… non ho capito, se la manifestazione si sarebbe dovuta concludere in Piazza Sant’Antonino, come mai si è permesso di andare fino a Piazza Cavalli e percorrere, per ben due volte via XX Settembre? Le vie centrali erano piene di gente ed i negozi erano rimasti aperti: non è successo nulla! Vuol dire che la totalità del corteo non aveva nessuna intenzione di creare tafferugli, l’unica volontà chiaramente espressa era quella di manifestare pacificamente, lo testimonia la presenza nel corteo di mamme e bambini. Pasolini diceva, schierandosi sempre da parte della Polizia, guardateli come li vestono, “con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo”. I tempi sono cambiati, sono cambiati anche gli abiti e le divise, credo non sia cambiato “lo stato psicologico cui sono ridotti”, se guardiamo infatti le loro divise in assetto antisommossa, credo che anch’io sarei nella loro medesima condizione psicologica, in certi particolari situazioni, “l’essere odiati fa odiare”.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

Quell’incidente non si sarebbe dovuto verificare, perché se è vero che il corteo ha cercato di cambiare percorso, ha sbagliato chi quei manifestanti guidava (o non ha voluto guidare). Allora sì, viene naturale dire che quattro scappellotti ci sarebbero stati bene, per fare rientrare i ragazzi delle prime file. Ci sarebbero voluti quei genitori che avevano manifestato pacificamente la mattina, in fondo sarebbe bastato poco! La politica dei nostri politicanti ha sbagliato ancora una volta, ha diviso le generazioni, non ha saputo trasmettere valori e creare legami. Il fascismo si combatte uniti, vecchi e giovani, uomini e donne, poliziotti e manifestanti, due manifestazioni di settecento persone l’una sarebbe diventata una sola, imponente di duemila partecipanti. Il fascismo prima che nelle piazze si combatte nelle nostre case, trasmettendo valori, creando legami.

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound. Nella foto: tra i partecipanti l’ex Sindaco Paolo Dosi

Intorno a questo episodio, vedo molto conformismo. Frasi fatte, soprattutto di chi non c’era. Speculazione politica di tanti partiti che sperano di raccogliere consenso da un episodio che dovrebbe farli tacere e… riflettere seriamente!

Se è vero, e lo è, che mentre discutiamo e ci dividiamo, continuano a proliferare le sedi di CasaPound, allora si potrebbe dire, a malincuore, perfino dolorosamente, con Guido Ceronetti: “C’è molta agitazione, ma le idee sono sbiadite e poche. Mentre le bambine schiamazzano i lupi hanno già fatto tutto”.
Carmelo Sciascia

Piacenza, 10 febbraio 2018, il pacifico corteo promosso dall’Anpi in mattinata per protesta contro l’apertura di una sede di Casa Pound.

 

Piacenza: ieri due cortei antifascisti. Uno di pace per la democrazia. L’altro di ricerca dello scontro. Nelle parole di Claudio Malacalza.

Piacenza, 10 febbraio 2018. Il pacifico corteo della mattinata contro tutti i fascismi (e soprattutto per protestare contro l’apertura di una sede di Casapound nella città Medaglia d’oro della Resistenza) voluto da Anpi, sinistra democratica, sindacati, associazioni. Anche in polemica con il corteo antagonista che nel pomeriggio dopo aver che gli organizzatori hanno cercato deliberatamente lo scontro contro la Polizia ha picchiato, infierito e ferito un Carabiniere caduto a terra. Un fatto che ha permesso al centrodestra di scatenare la polemica svimuendo il messaggio proposto dal corteo pacifico e democratico della mattina.

“Sono triste e preoccupato. Nella mia vita le scene di ieri a Piacenza le ho viste e vissute altre volte e so come va a finire: innescano sempre un clima d’odio e di contrapposizione, quando oggi ci sarebbe bisogno di coesione e di unità a difesa dei valori dell’ antifascismo, contro xenofobia e razzismo. La cosa gravissima di ieri a pc e’ che si preso a sprangate una persona ( prima di tutto ) a terra presa in ostaggio per un errore gravissimo di posizionamento da parte delle forze dell’ordine. Chi ha compiuto questo atto con una violenza inaudita , che non avevo Mai visto prima, va punito severamente affinché si ritorni a garantire la possibilità per tutti di poter manifestare, anche in modo duro ma con rispetto dei diritti degli altri, per tutto quello che ritengono giusto lottare”.

Claudio Malacalza, sindacalista CGIL

Piacenza, 10 febbraio 2018. Contro tutti i fascismi: no spranghe, no bastoni, no visi coperti. Bandiere di pace e palloncini colorati.

Piacenza, 10 febbraio 2018. Contro tutte i fascismi e le dittature: non è più tempo delle armi ma di rose d’omaggio ai caduti per la nostra libertà.

Domani, sabato 10 febbraio, per la democrazia, la libertà e il NO ai fascismi, alle 10,30 in piazzale Genova a Piacenza

Piacenza – Sabato 10 febbraio 2018 ore 10:30 dal Liceo Scientifico (via Genova)


Una volta per tutte, si applichino pienamente la XII Disposizione della Costituzione, la Legge Scelba e la Legge Mancino. Si vieti ai neofascisti di presentarsi alle elezioni e vengano sciolte le loro organizzazioni“, sostengono i promotori dell’appello. “Chiediamo a cittadine e cittadini responsabilità e fedeltà alle radici e alle ragioni della convivenza civile. Il fascismo è un crimine e non deve ripetersi più

A Piacenza, al momento, hanno sottoscritto il documento e aderito alla manifestazione di domani sabato 10 febbraio:
ANPI, ANPC, ARCI, CGIL, CISL, UIL, LIBERA, LIBERI E UGUALI, PARTITO DEMOCRATICO, POTERE AL POPOLO, GIOVANI STUDENTI (lista in aggiornamento).

Qui il testo integrale dell’appello –> http://www.arci.it/blog/culture/news/mai-piu-fascismi/

Si può firmare anche online –> https://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-più-fascismi-appello-nazionale

Nella riunione in cui è stata decisa una manifestazione per l’affermazione dei principi democratici e antifascisti, sono intervenuti i rappresentanti locali delle forze democratiche, che hanno sottoscritto a livello nazionale il documento “Mai più fascismi”, integrato con la necessaria precisione finale riguardante la situazione locale di Piacenza.

All’unanimità sono state condivise le seguenti modalità di svolgimento:

Libero afflusso (ore 10.30) dei cittadini partecipanti presso il Faxal a lato del Liceo Scientifico in Via Genova, e sottoscrizione del documento, terminante con la petizione al Prefetto di Piacenza.

Piacenza – Posa di fiori al Dolmen, monumento dedicato ai caduti della Resistenza

Trasferimento al Monumento alla Resistenza – Dolmen sull’incrocio tra Stradone Farnese e Via Genova e posa di un omaggio floreale.

Trasferimento dei partecipanti (ore 10.45) in Piazza Tempio lungo il Corso, Largo Battisti, Via Garibaldi e Via Vigoleno.

Intervento del Presidente provinciale dell’ANPI in rappresentanza di tutti i soggetti aderenti, e di due giovani cittadini.
Incontro (ore 12) di una delegazione con il Sig. Prefetto di Piacenza.

Quando quel dì arrivarono le pin-up

Con il termine di pin-up si indicano generalmente le ragazze – solitamente procaci, ammiccanti e sorridenti – fotografate in abiti succinti le cui immagini, durante il secondo conflitto mondiale, iniziarono a diffondersi su molte riviste settimanali degli Stati Uniti.

Questo fenomeno  registrò un incredibile successo fra i soldati impegnati al fronte, che usavano appendere le fotografie di queste ragazze nei loro armadietti o nelle loro tende di accampamento.

Icone sexy americane erano splendide ragazze, prorompenti, prive di quell’alone di mistero che aveva caratterizzato le “dive” degli anni trenta, elemento che contribuì di certo a conferire loro il favore del pubblico.

Tipiche bellezze americane, dalle gambe lunghe e tornite, curve abbondanti e tratti somatici molto femminili quindi prosperose ed attraenti ma dal viso giovane, quasi fanciullesco, ed armonioso. L’ampia diffusione delle loro storie sulle riviste concorse a conferire loro un carattere comune agli occhi del pubblico. Le loro forme generose e longilinee al tempo stesso rappresentano i sogni erotici del pubblico maschile tuttora e, nel periodo in cui hanno iniziato a farsi conoscere, hanno rappresentato una desiderabile opulenza nel momento di una profonda crisi causata dalla fame della guerra.