“Lo sai che i papaveri son tanti, tanti, tanti” (una foto di Remo Schiavi, poeta dell’immagine)

Secondo gli antichi greci il papavero era il simbolo dell’oblio e del sonno: infatti Morfeo, il dio dei sogni, era rappresentato con un mazzo di papaveri fra le mani. Sempre secondo la mitologia greca Dementra, la madre terra, dea del grano e dell’agricoltura, ritrovò la serenità persa a causa della morte della figlia Persefone bevendo infusi fatti con fiori di papavero. Per i greci infatti il papavero rappresentava anche il fiore simbolo della consolazione.

Durante il medioevo il papavero fu invece associato, per via del suo colore, al sacrificio di Cristo e alla sua morte. Infatti spesso lo troviamo raffigurato in affreschi di chiese risalenti all’epoca medievale.

Sulla scia della tradizione medievale, che associa il papavero al sacrificio, nel Regno Unito, durante la prima guerra mondiale, per celebrare gli uomini morti per la patria si usavano ghirlande composta da papaveri.

Curiosità: il termine “papavero” è utilizzato come sinonimo di persone potente, significato dovuto alla leggenda secondo la quale il Re di Roma Tarquinio il Superbo volendo insegnare al figlio il modo più rapido per conquistare la città di Gabi, andò in giardino e con un colpo di bastone recise le teste di tutti i papaveri, volendo, con quel gesto, far capire al figlio che bisognava eliminare tutti i personaggi più potenti della città avversa.

Piacenza: “Il genio delle donne”, ultimo giorno della mostra fotografica a Borgo Faxhall

Ultimo giorno per ammirare in Galleria Borgo Faxhall la mostra fotografica “Il genio delle donne” ovvero viaggio alla scoperta della donna tra Italia e Uganda proposta da Africa Mission, cooperazione e sviluppo.

Africa Mission, fondata nel 1972, ha fin dall’origine lo scopo duplice di far conoscere le missioni e di aiutare i missionari cattolici e le loro opere sociali in Africa. Dopo circa trent’anni, è oggi un movimento missionario laicale: vuole essere movimento ecclesiale di animazione, formazione e di opere, dove i laici trovino modo di esprimere, coerentemente e concretamente, con la loro vita cristiana, con l’aiuto fattivo alle missioni e il servizio volontario in Africa, quella vocazione missionaria che deriva ad ogni cristiano dal Battesimo.

Braccio operativo di Africa Mission è invece la ONG Cooperazione e Sviluppo, ufficialmente riconosciuta come idonea alla realizzazione di progetti di cooperazione internazionale.

In oltre 40 anni di attività, il Movimento ha portato aiuti in Ghana e Nigeria, Mozambico, Etiopia, Eritrea, Angola, Sudan, Tanzania, Rwanda, Guinea Bissau, Ciad, Zaire, Somalia, Niger e Madagascar, concentrando il suo impegno soprattutto in Uganda.

Dalle origini ad oggi (2013), sono stati allestiti 92 aerei cargo, 832 container, 45 TIR, carichi di oltre 12.298.196 kg tra generi alimentari e di prima necessità, attrezzature sanitarie, agricole, meccaniche, sanitarie e scolastiche.

La mostra, dedicata al ruolo, alla creatività, alla fantasia della donna, presenta fotografie realizzate da Maria Vittoria Gazzola, da Elisabetta Paraboschi, da Gianni Cravedi proponendo un interessantissimo reportage di una terra piena di contraddizioni, magica e affascinante come solo l’Africa sa essere.

Per molti motivi, si sa, la Galleria di Borgo Faxhall … boccheggia, con molte vetrine desolatamente vuote, coperte da grandi teloni con immagini della città. Per questo, in collaborazione con il Comune, già da tempo si é aperta ad eventi culturali che rendono appagante la visita.

Il suggerimento dunque é quello di non perdere l’opportunità regalandosi un tranquillo tardo pomeriggio per ammirare con calma le immagini proposte tra l’altro anche dall’associazione ‘La fabbrica dei grilli‘. Con un avvertenza: la mostra si trova al piano livello strada mentre, alle 18.00, nulla vieta un passaggio al 1° piano nella sede dell’associazione ‘Piacenza Cultura e Sport‘ dove si presenta ‘Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo‘ di Pontegobbo editore. Insomma, un paio d’ore d’impegno e solidarietà a Borgo Faxhall. Perché no?

Piacenza: “Fiori di civiltà industriale” ripresi dal ponte di piazzale Velleia

La vecchia linea ferroviaria per Bettola, ormai quasi completamente divelta. Ne restano pochi resti residui in genere coperti da vegetazione selvaggia. Periodicamente (ogni qualche anno) la municipalità provvede al ‘disboscamento’ ed ecco finalmente l’incanto dei colori e dei profumi dei fiori della civiltà industriale.