“Scorrendo”, lirica di Catherine La Rose, poeta in Roma

Opera di Watchara Klakhakhai

L’unica certezza che ho
Di frugarmi l’anima
Quando sola bramo
e sospiro d’Amore
Mi sento libera
Libera di morire
e poi rinascere
E poi di nuovo morire
fino a sprofondare i sensi
nel cratere del naufragio
E poi di nuovo rinascere 
a lumeggio del gusto
Fino al tramonto dei miei 
coscienti pensieri
Senza inganno
Senza tradire a me stessa
Senza falsi specchi o piumeggi
Mani nude
nelle acque del piacere
Ad impazzire capovolta
su di te
E tu imprigionato follemente
in me
Ad ali spiegate della mia libertà…

Opera di Watchara Klakhakhai

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“Ho costruito una scialuppa”, lirica di Ileana Zara, poeta in Cerredolo (RE)

Barca a Porto Corsini, olio su tela di Daniela Albatici

Ho costruito una scialuppa
con le mie mani.
Su misura per me. Piccola
e in quanto piccola
posso nasconderla.
Mi aggrappo a lei quando
immergermi nel sogno
agita i mari. Mi sostiene
e mi spinge a navigare
aria e parole.

Trittico Oltre il sogno, olio su tela, Associazione artisti gruppo Boiler

“Neve”, lirica di Don Enrico Gallarati (1923-1998) scritta in Tornolo -PR- il 5.02.1954

Paesaggio invernale, olio su tela di Marika Benatti

Tenue figlia dell’acqua e del gelo
candido ammanto alla terra operosa
scende in volteggi la neve dal cielo,
lieve su i campi e le case si posa.
Gelida? No! Chè il vecchio ed il malato
se scampo trova appresso al focolare,
il bimbo vi s’avvoltola allietato,
l’atleta ha una gran pista per le gare.
Ma più che il bimbo o lo sciator s’allieta
nell’intimo del cuore il pio colono
che al rimirar pregusta la segreta
certezza del buon pan, celeste dono.

Alba di neve, olio su tela di Giuliana Liguori

Don Enrico, classe 1923, dopo l’ordinazione sacerdotale ed una breve parentesi in Diocesi scelse la vita missionaria: malgrado la salute malferma operò in Uganda negli anni ’60, periodo in cui il paese fu attraversato da guerre e violenze. Tornato nella nativa Borgonovo a metà anni ’70 divenne cappellano dell’Ospedale Civile dove rimase fino a pochi anni dalla morte, avvenuta il 18 agosto 1998.
Oltre che uomo di carità, instancabile sia verso gli ultimi in Africa sia verso i malati a Borgonovo, nonostante la malaria contratta in Uganda e le numerose operazioni subite, Don Gallarati fu anche poeta: scrisse otto opere e ottenne un premio dal Vaticano (“Neve” è stata pubblicata in Epos Italico, sua quinta opera stampata da Scuola Tipografica Don Orione di Borgonovo Val Tidone nel 1978).
Innamorato del suo paese era anche storico e collaborò per numerose pubblicazioni e testi storici.
Don Gallarati fu anche l’ultimo Parroco di Bruso: succedette a Don Elmo Rossi, improvvisamente scomparso nel 1978 e guidò la piccola comunità sino a quando, a fine anni ’80, la Parrocchia fu soppressa e accorpata a Borgonovo.“
 

“Pasto frugale”, lirica di Germana Sandalo, da ‘Sentieri d’erba’ (Book editore), omaggio alla vita in campagna

Orto a Eragny, olio su tela di Camille Pissarro

Una cotenna di lardo, una cipolla, il sale
e coi fagioli – freschi bacelli colti nell’orto
dietro casa – un battuto di aglio e d’erbe
e posti al fuoco vivo del camino.
Dal lento cuocere del cibo
frugale, generoso; dal focolare,
dai piatti fumanti sul tavolo di legno
si spandeva denso il buon odore.

Pranzo contadino, olio su cartone di Roberto Sguanci

“Vendemmia”, lirica di Germana Sandalo, da ‘Sentieri d’erba’, Book Editore, 1997

La cena dopo la vendemmia, olio su tela da Museo dei Bozzetti

I labirinti dei tralci, delle foglie
son grevi dei doni opulenti delle uve
il sole, imprigionato in ogni grano d’opale.
 
I benedetti frutti della vigna
il gioco tondo dei nèttari racchiusi
la terra stanca bruciava da filare a filare
essa, rubava all’estate l’ultimo colore.
 
Nell’aria, dolci sapori d’uva
nei giorni, acri alchimie di roveri dai tini:
si compiva il raccolto, scorreva il rosso mosto,
dai boccali succhiavan labbra golose.
 
Nel cavo della mano, risento
il peso della linfa, il turgore dei grappoli;
le voci, l’eco dei canti lieti di vendemmia
ora sono silenzi nel vuoto della vigna.

La festa della vendemmia, olio su tela di Raffaello Sorbi

“AveMaria”, lirica di Agostino Vincini detto Rimond, poeta dialettale lugagnanese

Angelus, olio su tela di Jean-Francois Millet

Campana dal tramont,
AVEMARIA
ca dasteinda la nott
tant cmé un lisoeu
sura al dulur dal mond
    O vus dal teimp ca passa
e an turna poeu
vinà ad amlincunia
    Un segn ad Crus
in sla front di povr omm
AVEMARIA.

Proseguono, per iniziativa dell’Associazione Culturale Terre Piacentine, gli incontri domenicali a Castell’Arquato. Domenica 19 a partire dalle ore 17,00 presso la Sala Cea raggiungibile dalla Piazza Monumentale, Enzo Latronico presenta “Quan nassa un pueta”, libro realizzato con Cristina Balteri dal titolo “Quand nassa un pueta” dedicato ad Agostino Vincini detto Rimond, poeta dialettale lugagnanese.

 

 

“I sassi d’inverno”, lirica di Carla Delmiglio, l’artista dello Zoo dei sassi dipinti a Confiente

Domenica 19 alle ore 17,00 Carla Delmiglio presenta i suoi sassi dipinti dello ‘Zoo’ che ad ogni estate realizza alla confluenza tra Aveto e Trebbia lasciandoli a disposizione per i giochi dei bambini fino a quando, arrivando l’inverno, il fiume riprende ciò che è suo e tutti quegli animali vanno a far giocare i bimbi dell’Isola che non c’è

I sassi d’inverno non hanno freddo,
si divertono a rotolare nell’acqua impetuosa del fiume,
si nascondono sotto la coltre della neve,
si lasciano accarezzare dall’acqua piovana.
Talvolta il ghiaccio li veste di pizzi e trine
I sassi d’inverno non hanno freddo
sfruttano l’occasione per cambiare 
la loro posizione
e anch’io mi divertirò a cercare
 altre forme da disegnare.

Arriva l’inverno, il fiume si riprende ciò che è suo, l’automobile rossa va alla deriva

“Ombre del focolare”, lirica di Germana Sandalo, poeta in Piacenza

Cottura del pane, olio su tela di Jean-Francois Millet

Coglievi dal fior di grano
le sementi d’oro
dai vespri fumosi dell’estate
la tua stanchezza.
 
Confondevi tra le zolle
il sudore e la forza
la fronte china
i figli tra le braccia.
 
Ombre del focolare
dall’altare di fuoco
saliva – rosse braci –
il quotidiano sacrificio.
 
Spezzavi l’umile pane
a ognuno davi, fumante,
con le ruvide mani
il cibo benedetto.

Ritorno da lavoro nei campi, olio su tela di Claudio Domenic

Germana Sandalo è nata a Piacenza dove vive. Negli anni ’60 ha collaborato con vari scritti alle riviste “L’Arca” e “Calabria letteraria”. Dal ’63 al ’70 circa pubblica di frequente articoli di moda, libri, cronaca, viaggi su “La settimana di Piacenza”. Dal 1985 si dedica a tempo pieno alla poesia, al disegno, alla pittura. Ha tenuto alcune mostre collettive e retrospettive sia di disegni a china in bianco e nero, sia di lavoro ad olio. Nel 1989 pubblica “Graffiti Piacentini” accompagnato da suoi disegni. Nel 1991 esce il libro “Io, Veleja, epitaffi e profili di persone, cose e luoghi” (Ed. Farnesiana). Una sua raccolta di poesie “L’ultima Cittadella”, in cui appaiono diversi suoi disegni, esce con le Edizioni Pontegobbo. Un suo libro di liriche è dato alle stampe nel 1997 dalla Casa editrice Book Editore con il titolo “Sentieri d’erba” dal quale è tratta ‘Ombre del focolare’.

 

“Per essere poeti”, lirica di Pier Paolo Pasolini proposta da Francesco De Girolamo

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudini sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.