“Ferragosto”, filastrocca di Gianni Rodari

Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapide,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

A ferragosto? Barbecue per tutti, libero e garantito!

“Dignità”, lirica di Francesco De Girolamo, poeta in Roma

Ti ho vista soffocare
nelle aule del potere,
tappezzate di menzogne,
nelle fabbriche incendiate
come celle a gas segrete,
nelle scuole devastate,
nei trapezi senza rete
dei cantieri improvvisati,
nei sorrisi imbarazzati
dietro appalti d’assassini,
nello strazio dei bambini
di padri morti in croce,
a testa in giù, colpiti
dai più vili cecchini,
nascosti negli uffici,
tra dismissioni ottuse
e milioni di scuse
di calo dei profitti.
Ti ho vista scomparire
dal viso rassegnato,
votato al compromesso
dell’arreso sindacato,
indegno del passato,
delle lotte che un tempo
lo videro all’assalto
del lavoro promesso
di un salario più alto
per chi vola tra il ferro
senza portarsi accanto
neanche l’ombra di un santo,
o un bicchiere di latte
per ingoiare l’amianto
senza il vomito in gola
di un’atroce tagliola
che stringe lentamente,
ma un giorno non perdona.
Ti ho sentita invocata
da voci troppo roche,
da grida troppo fioche,
da lingue ormai tagliate
da aguzzini e gerarchi
delle schiere di armate
di mafie liberate
da condoni e amnistie,
da leggi spudorate,
scritte con sangue e fango,
da cui erano cancellate,
le tue lettere alate,
da una mano di bianco
sul tuo nome rimpianto,
che il tempo brucerà
nella storia di stato:
dignità, dignità.

“40”, lirica di Francesca Pellegrino, poeta in Taranto

La mia scarpiera trabocca di scarpe.
Scarpe nuove, mai usate
scarpe che ho comprato con la precisa intenzione
di fare diventare passi
ma che passi non sono mai diventate.
Le conservo tutte
vergini come il primo giorno

quando erano ancora un sogno
che poteva divenire

ma che non ha mai imparato a camminare.

Per approfondire la conoscenza con Francesca visita il suo blog: clicca qui

“E se partissi”, lirica di Ileana Zara, poeta in Cerredolo (RE)

Spettri, olio su tela di Arianna Matta

E se partissi, sparissi per un po di tempo
anziché restare come ho sempre fatto,
presente ma invisibile.
L’assenza è reale ma non la puoi toccare,
non ci puoi parlare e di un corpo che non c’è
è la sua anima a mancare. A vincere è il desiderio, la voglia della sua presenza.
Ma la mia è solo un’ipotesi, un’astrazione.
Può darsi che non sia vera.

 

“Shhhhh ….”, lirica di Francesco Montella, poeta in Roma presente in fb

Canto alla luna della sirena, acrilico su tela. Da biennalebelvedere.it

I comignoli stridono
e il silenzio s’avvolge al vento
che percuote il fogliame
con la corsa calda.
La luna è vigile …
gli astri immobili
e il buio, dissociato dal sole,
si spoglia in freschezza
con l’accenno d’una doccia fredda.
Nemmeno un latrare osa …
mentre i romantici osano all’insù.

“Giustiziati!”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

La ghigliottina in piazza

Ci sono state lunghe file di prigionieri
salivano le piramidi ripide azteche
offerte designate per i coltelli sacrificali
mentre in basso attendeva la gente
guardando in alto levati al Sole i cuori
che rotolassero giù le carcasse di carne.

Ci sono state le carrette dei condannati
appoggiavano il capo per la lama
spettacolo gradito a folle di poveracci
le donne urlanti in prima fila
in attesa del boia con le teste sanguinanti
tempo non troppo lontano di ghigliottina.

Il meccanismo rimane identico oggi
c’è sempre necessità di sacrificare qualcuno
additarlo fra i criminali più tremendi
ci pensano i media a eccitare il popolo
si trovano all’occorrenza giudici adatti
fra insulti e finte difese le teste cadono.

“Portici”, lirica di Michele Prenna, poeta in Varese

Opera di Laura Toponi

Addossati agli angoli
d’obbligati passaggi
rapidi i questuanti
tendono i cappelli.

A intervalli inginocchiati
vicino hanno cartelli:
appelli ai passanti
alle vetrine innanzi
rimaste sotto i portici.

Spettacolo di oggi
a rimembrarti un ieri
di giovanili giorni
al cuore tuo radiosi.

Sotto i portici, polittico olio pigmenti e smalti su tela di Mariarosaria Stigliano