“Vendemmia”, lirica di Germana Sandalo, da ‘Sentieri d’erba’, Book Editore, 1997

La cena dopo la vendemmia, olio su tela da Museo dei Bozzetti

I labirinti dei tralci, delle foglie
son grevi dei doni opulenti delle uve
il sole, imprigionato in ogni grano d’opale.
 
I benedetti frutti della vigna
il gioco tondo dei nèttari racchiusi
la terra stanca bruciava da filare a filare
essa, rubava all’estate l’ultimo colore.
 
Nell’aria, dolci sapori d’uva
nei giorni, acri alchimie di roveri dai tini:
si compiva il raccolto, scorreva il rosso mosto,
dai boccali succhiavan labbra golose.
 
Nel cavo della mano, risento
il peso della linfa, il turgore dei grappoli;
le voci, l’eco dei canti lieti di vendemmia
ora sono silenzi nel vuoto della vigna.

La festa della vendemmia, olio su tela di Raffaello Sorbi

“AveMaria”, lirica di Agostino Vincini detto Rimond, poeta dialettale lugagnanese

Angelus, olio su tela di Jean-Francois Millet

Campana dal tramont,
AVEMARIA
ca dasteinda la nott
tant cmé un lisoeu
sura al dulur dal mond
    O vus dal teimp ca passa
e an turna poeu
vinà ad amlincunia
    Un segn ad Crus
in sla front di povr omm
AVEMARIA.

Proseguono, per iniziativa dell’Associazione Culturale Terre Piacentine, gli incontri domenicali a Castell’Arquato. Domenica 19 a partire dalle ore 17,00 presso la Sala Cea raggiungibile dalla Piazza Monumentale, Enzo Latronico presenta “Quan nassa un pueta”, libro realizzato con Cristina Balteri dal titolo “Quand nassa un pueta” dedicato ad Agostino Vincini detto Rimond, poeta dialettale lugagnanese.

 

 

“I sassi d’inverno”, lirica di Carla Delmiglio, l’artista dello Zoo dei sassi dipinti a Confiente

Domenica 19 alle ore 17,00 Carla Delmiglio presenta i suoi sassi dipinti dello ‘Zoo’ che ad ogni estate realizza alla confluenza tra Aveto e Trebbia lasciandoli a disposizione per i giochi dei bambini fino a quando, arrivando l’inverno, il fiume riprende ciò che è suo e tutti quegli animali vanno a far giocare i bimbi dell’Isola che non c’è

I sassi d’inverno non hanno freddo,
si divertono a rotolare nell’acqua impetuosa del fiume,
si nascondono sotto la coltre della neve,
si lasciano accarezzare dall’acqua piovana.
Talvolta il ghiaccio li veste di pizzi e trine
I sassi d’inverno non hanno freddo
sfruttano l’occasione per cambiare 
la loro posizione
e anch’io mi divertirò a cercare
 altre forme da disegnare.

Arriva l’inverno, il fiume si riprende ciò che è suo, l’automobile rossa va alla deriva

“Ombre del focolare”, lirica di Germana Sandalo, poeta in Piacenza

Cottura del pane, olio su tela di Jean-Francois Millet

Coglievi dal fior di grano
le sementi d’oro
dai vespri fumosi dell’estate
la tua stanchezza.
 
Confondevi tra le zolle
il sudore e la forza
la fronte china
i figli tra le braccia.
 
Ombre del focolare
dall’altare di fuoco
saliva – rosse braci –
il quotidiano sacrificio.
 
Spezzavi l’umile pane
a ognuno davi, fumante,
con le ruvide mani
il cibo benedetto.

Ritorno da lavoro nei campi, olio su tela di Claudio Domenic

Germana Sandalo è nata a Piacenza dove vive. Negli anni ’60 ha collaborato con vari scritti alle riviste “L’Arca” e “Calabria letteraria”. Dal ’63 al ’70 circa pubblica di frequente articoli di moda, libri, cronaca, viaggi su “La settimana di Piacenza”. Dal 1985 si dedica a tempo pieno alla poesia, al disegno, alla pittura. Ha tenuto alcune mostre collettive e retrospettive sia di disegni a china in bianco e nero, sia di lavoro ad olio. Nel 1989 pubblica “Graffiti Piacentini” accompagnato da suoi disegni. Nel 1991 esce il libro “Io, Veleja, epitaffi e profili di persone, cose e luoghi” (Ed. Farnesiana). Una sua raccolta di poesie “L’ultima Cittadella”, in cui appaiono diversi suoi disegni, esce con le Edizioni Pontegobbo. Un suo libro di liriche è dato alle stampe nel 1997 dalla Casa editrice Book Editore con il titolo “Sentieri d’erba” dal quale è tratta ‘Ombre del focolare’.

 

“Per essere poeti”, lirica di Pier Paolo Pasolini proposta da Francesco De Girolamo

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudini sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.

“Se il giorno si chiude”, lirica di Stefano Canepa, poeta dark in Pavia

Nebbia invernale di Marina Guarino

Certi segni di cuore
vanno usati con leggerezza
come la brina del mattino
quando l’inverno si avvicina

Le labbra sembrano screpolate
mentre la rugiada insiste
a cadere sulle foglie
dopo la pioggia della notte

Certi dolori del corpo
vanno ascoltati come musica
se l’aria non è ferma
ed inganna anche il respiro

La pelle sembra morta
anche di fronte alla luce
se il giorno si chiude in sé
e non vuole più nuvole

Da cullare quando è sera.

 

“Da Viznar a Pripyat”, lirica di Lucia Bonanni premiata a Jesi dedicata ai bambini di Chernobyl

La presentazione oggi alle 17,00 de “Il soffio del vento, da Chernobyl a Caorso trent’anni dopo” (Pontegobbo edizioni) a Castell’Arquato diventa occasione per ricordare e sostenere le associazioni e le persone che ancora ospitano i bambini di ieri e di oggi vittime del disastro nucleare. Arzyncampo ospita dunque il disegno di Edoardo Arzani con la bambola rotta sulle rive del fiume Pripyat e riporta la splendida poesia di Lucia Bonanni pubblicata dal sito ‘Il mio giornale

I bambini di Viznar
mangiano croste di pane
nero e sotto il lucore della luna
nuova al bivio di Alfacar
per la strada serpentina corrono
in cerca di poetiche presenze
i bambini di Prypiat
mangiano fette di pane
bianco, unto di scorie radioattive
tra fumi accecanti e case deserte
sotto i raggi di una luna in lutto
con la voce rotta dalle vampe
graffiano versi di preghiera
e le ustioni nelle ossa corrono
a cercare unguenti
nella foresta rossa dove si aggira l’orso
i bambini andalusi
hanno negli occhi i sogni
delle mele rosse
e tra muri a secco e pallide infiorescenze
giocano con bambole di pezza
e spade di cartone
e già vedono nella città fantasma
i compagni ucraini che raccattano
numeri atomici e pezzi di reattori
dalle vie di Viznar alla città di Prypiat
la solitudine é tragedia immane
e la primavera ugualmente perde
le gemme tra aranci denudati
e il livore tossico di paludi oscene.
I bambini di differenti aree geografiche e diversa realtà socio-culturali narrano la vicenda umana e poetica di Federico Garcia Lorca, assassinato nei pressi di Viznar il 19 agosto del 1936, e il disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile del 1986 e che portò alla distruzione della vicina città di Prypiat; nella sincronia dei piani evocativi i bambini andalusi e quelli ucraini levano la loro voce a difesa dei diritti dell’infanzia

“Corri da me”, lirica di Antonio Salant Pozzessere, poeta in Francavilla Fontana

Lo spaventapasseri innamorato, olio su tela di Giò Cascone

Corri da me come sei.
Non aggiustarti.
Non perder tempo nel farti bella.
Lo Spirito non ha fisicità.
 
Corri da me come sei.
Io vengo da te come sono.
Non perdo tempo nello specchiarmi.
Lo Spirito non si specchia.
 
Corri da me come sei.
Non preoccuparti dei capelli sparpagliati.
I miei sono disordinati.
Lo Spirito non ha capelli.
 
Corri da me come sei.
Non temere se ti affaticherai.
Io stesso corro da te.
Lo Spirito mai si stanca.
 
Il prato ci sta aspettando.
Corro e mi fermo.
Noto la tua assenza.
Lo Spirito è paziente.
 
Io ci sono già.
Gli occhi si arrossano per il sudore?
Lo sono anche i miei.
Lo Spirito mai suda.
 
Il prato è bagnato.
Si sporcheranno i tuoi calzari,
I miei lo sono già.
Lo Spirito mai si sporca.
 
Sei sudata qui con me.
Non guardare i tuoi abiti bagnati.
Lo sono anche i miei.
Lo spirito non ha indumenti.
 
Guarda e vedi in me un diamante,
Guardo e scorgo in te un rubino.
Sono le nostre anime.
Lo Spirito è sempre splendente.