“La bandiera”, filastrocca di Renzo Pezzani (1898-1951)

Francesco Saverio Altamura, La prima bandiera italiana portata a Firenze nel 1859, olio su tela

Di tre colori cucita
così piena di vita
anche un bimbo la può portare,
orna la terra e corre il mare.
E il cuore che la vede
brillare come una fiamma
agitata dal vento,
si fa subito contento
come vedesse la mamma.

Senza titolo, tecnica mista su tela di Giuliano Della Casa

“La polveriera di S.Giuseppe (ovvero due ragazzi sul campanile di Sant’Anna)”, lirica di Germana Sandalo a ricordo dell’esplosione della polveriera Pertite a Piacenza l’8 agosto 1940

8 agosto 1940: i ragazzi che salirono sul campanile di S.Anna e che solo dopo molto tempo raccontarono la loro prodezza, erano poco più che decenni e lo fecero all’insaputa dei genitori e del curato. [ Nota: il ricordo e la lirica sono ripresi dal volume ‘Graffiti piacentini e altre cose’ pubblicato per i tipi dell’Editrice Farnesiana nel dicembre 1990 ]

Ancor oggi
Giorgio si chiede
chi dei due ebbe fulminea,
l’idea di correre lassù ai primi
scoppi e salire
fino all’ultimo, i ripidi
gradini del campanile:
Un rigoglio di fuochi artificiali
che non attesero notte per fiorire.
E nascondersi
dietro le colonne
e tapparsi gli orecchi quando
lo sguardo all’orizzonte intuiva
il boato.
Cinque secondi per sentire
antichi mattoni tremare sotto i piedi
e il successivo espandersi di nubi
sovrapposte,
di purpurei e d’aranci, di violetti
e di gialli e gli archi sibilanti
degli spezzoni, una magia
di guerra.
E quei due, apprendisti
stregoni di un’opera micidale
non erano forse un pò tutti noi,
o non avremmo voluto esserlo?

La lirica della Sandalo è dedicata alla Pertite, ovvero lo stabilimento militare piacentino tristemente famoso poiché l’8 agosto 1940 fu teatro di una violentissima esplosione alle 14:42 che causò 47 morti e 795 feriti tra ricoverati in ospedale e assistiti in ambulatorio.
Racconta la signora Maria Luisa Gabbiani, che nella esplosione ha perso il padre: “C’erano fiamme altissime, il fuoco arrivava al cielo e nella città c’era il panico“. La lirica di Germana Sandalo evidenzia di come, agli occhi di due intraprendenti ed inconsapevoli ragazzini, una grande tragedia che ha funestato la storia della città potesse diventare uno sfolgorante spettacolo di luci, “una magia di guerra“.
La cronaca dell’epoca non riuscì a far chiarezza su quanto avvenne, e ancora oggi non sappiamo se si trattò di un incidente o di un attentato ai danni di un Paese che si affacciava ad una guerra inutile e sconsiderata. Per leggere un approfondimento di Stefano Pareti, clicca qui.

“Amore è una parola liquida”, lirica di Raffaele Crovi, da ‘La vita sopravvissuta’, Giulio Einaudi editore

Il ponte dell’amore, olio su tela di Francesco Ferrulli

Amore è una parola liquida,
mobile, fluttuante:
vi leggo dentro more,
ancora, ancora, di più.
lo slancio della gioventù.
E ci trovo inscritta,
anche remora; c’è in più
una erre, la sua rotondità;
e remora vuol dire cautela,
strategia, corteggiamento,
 il lampo, lo sbandamento
della tua e mia felicità.

Raffaele Crovi è nato nel 1934 e vive tra Milano e Reggio Emilia. Narratore, saggista, poeta, ha pubblicato sette raccolte di composizioni in versi.

 

“Sola”, lirica di Enrica Lisoni (Enlis), poeta in Piacenza

Senza fine, olio su tela di Giusy Geraci

Sola

si compone
la notte
che di lunghe
braccia di
viola ametista
mi porta
a distanze siderali
a incontrare
la mia pena
conficcata
nel pianeta
del mondo ignoto
al dolore
delle molecole
che d n a
reticolato
di passione
più passione
e passione
compone
nella notte
di ametista
di conoscenza
illusa
di conoscenza
delusa,
senza meta
sola
esisto.

“Estati sul Po”, lirica di Germana Sandalo, ricordo dei tempi dei bagni all’Isolotto Maggi (Piacenza)

Foto da Wikipedia

Rubavamo al tempo
le ore della luce e il tempo
delle lunghe estati e i nomi
alla memoria.
Vecchio che gettavi la corda
All’accostare dell’isola,
la chiatta che portava uomini
e cose, uomini e sabbia
estati e sudore.
Estati del dopoguerra
e noi all’ombra del ponte
i figli all’ombra delle madri
i fragori dei treni sulle parole.
Rubavamo smeraldi
ai giochi d’acqua, il fiume
tra le mani, ampio, e barche
sulla corrente e chiglie
e riverberi
sulla paura dei gorghi,
sul loro fiato di fango.
Le corse al chiosco delle granite,
alla foce del Trebbia: l’isola Maggi
fendeva l’acqua dei due fiumi come
la prua di una nave,
luminosa.
La chiatta che riportava uomini
e cose, le luci dell’estate sulla pelle
e il sole già basso, ben visibile
tra i pioppi della Vittorino.

Una bancarella di libri ‘usati’ a Cerignale, nell’alto appennino, ed ecco l’incontro con ‘Graffiti piacentini e altre cose’ stampato per i tipi dell’Editrice Farnesiana di Piacenza nel 1990, autrice Germana Sandalo. Narra delle cose della città nella parentesi tra gli anni della guerra e i sessanta della rinascita economica vissuti alla ‘confluenza’ di via Scalabrini in piazzale Roma, ‘la Lupa’, per intenderci. Scegliamo, tra le tante ‘fotografie’ realizzate con i versi della poesia, il ricordo dell’Isolotto Maggi, per intenderci quella che era la ‘Rimini’ piacentini, affollata da centinaia e talvolta migliaia di bagnanti grandi e piccoli. Infatti fino agli anni sessanta del Novecento l’isolotto costituiva un importante sito balneare che ospitava una colonia estiva per i bambini e un centro elioterapico. L’accesso era garantito tramite una scala in legno che scendeva direttamente dal ponte mentre, nei giorni festivi, era attivo un servizio trasporti tramite delle chiatte per il trasporto della sabbia riadattate con panche per i passeggeri. Le strutture turistiche, i chioschi e i venditori ambulanti, come riporta Wikipedia, accoglievano fino a 10-11mila persone al giorno. Con il progressivo aumentare dell’inquinamento ma anche il crescente desiderio di mobilità favorito dalla ripresa economica, le frequentazioni turistiche sono diminuite fino a sparire del tutto ai giorni nostri.

 

“La tua voce”, lirica di Catherine La Rose (Catherine Calcagni), poeta in Roma

La tua voce
mi chiamava
La tua voce
eco d’una cattedrale
risonava
La tua voce
nello stomaco vibrava
Saltava al cuore
Riempiva la mia intima dimora
La tua voce a stantuffo
mi entrava dentro
tra le fauci 
tintinnava
Era lei che gridavo
Che nella nebbia dei sensi
m’inebriava
Era lei 
che Amavo
ascoltavo colma di carne
ed affanno
La tua voce
aspettavo
mentre
già la bevevo
ebbra
in calice canto
colmo d’Amore

“Miss 115”, lirica di Daniele Verzetti Rockpoeta

Mi sono sentita figa
Sempre.

Copricostume
Intonato al due pezzi
Occhiali da sole sempre diversi
Orecchini abbinati.

Sono una vincente:
Non lavoro
Ho sposato Antonio
Un uomo pieno di soldi
Ed ho due figlie
Due successi sicuri.

Cresceranno come me
Insegnerò loro a pensare al denaro
Ed al successo personale
Sempre e comunque.

E se una delle due zoppicasse
Mi concentrerò sull’altra
Sacrificando la più debole.

È la legge dell’evoluzione.

Ombrellone 115
È dove sto io,
Sono sempre in tiro
Mai nulla fuori posto.

Domani arriverà mio marito
E sarà meno piacevole
Ma volevo i soldi non l’amore
Volevo gli agi non un uomo interessante.

Sono Miss 115
La più “in” di tutta la spiaggia
Come le mie figlie.

Io sono il futuro del mondo.

“La valigia dell’emigrante”, lirica di Gianni Rodari

Emigranti, olio su tela di Onofrio Bramante

Non e’ grossa, non e’ pesante
la valigia dell’emigrante…..
C’e’ un po’ di terra del mio villaggio
per non restare solo in viaggio..
Un vestito, un pane, un frutto,
e questo e’ tutto.
Ma il cuore no, non l’ ho portato:
nella valigia non ci e’ entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuol venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non da’ pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
ma il treno corre: non si vede piu’.