“L’uovo di Colombo è arrivato a Piacenza”: lo diceva Michele Rizzitiello un anno fa, Arsenale a Le Mose, Ospedale in viale Malta

L’area occupata dall’Arsenale: potrebbe essere destinata all’ampliamento dell’ospedale risolvendo molti problemi

Nel 2009 e per i due anni seguenti a Piacenza vi fu un dibattito acceso sul destino del Polo di Mantenimento pesante Nord, da tutti chiamato col nome originale: l’Arsenale. Il tema era lo spostamento dell’impianto di tipo industriale che attualmente da lavoro a circa 700 piacentini, l’amministrazione comunale dell’epoca prospettava con forza un trasferimento nella zona di Le Mose, pena la progressiva diminuzione delle attività del Polo con conseguente perdita dei posti di lavoro. Il costo preventivato per l’operazione di trasferimento era di circa 200 milioni di euro. Ora la questione, non si sa perché, è accantonata; i temi all’ordine del giorno sono lo spostamento, o meglio, la costruzione di un nuovo ospedale a Piacenza, proposta salita agli onori del dibattito con la dichiarazione dell’amministrazione regionale della disponibilità a finanziare tale costruzione con 230 milioni di euro (disponibilità in seguito, conclusa la campagna elettorale, ridotta a 100 milioni, ndr) e l’insediamento di una nuova area dedicata alla logistica nella zona ovest della città nei pressi della frazione di Roncaglia.


Accesissimo è il dibattito in questa campagna elettorale dove tutti i candidati a sindaco hanno assunto le posizioni più diverse in merito. Il sottoscritto, memore della vecchia questione dello spostamento dell’Arsenale, pensa che si potrebbe cogliere l’occasione di prendere i classici due piccioni con una fava: con meno di 200 milioni di euro si può spostare il Polo di Mantenimento Pesante Nord sull’area dove si vuole insediare la nuova logistica.
Con una sola mossa si risolverebbero due problemi : il potenziamento con il rilancio delle attività dell’Arsenale in un’area servita perfettamente dalle infrastrutture viabilistiche e ferroviarie e la disponibilità di tutta l’area di V.le Malta a servizio dell’Ospedale: parcheggi, padiglioni nuovi per i dipartimenti sanitari, migliore accessibilità in pieno centro città senza disagi per gli anziani e portatori di handicap.
Un’operazione fattibile in tempi brevi, vista la disponibilità finanziaria dichiarata dalle amministrazioni locali per la costruzione di un inutile ospedale, caldamente sostenuta dall’amministrazione comunale nel periodo 2009/2011 che promosse incontri con il Ministero della Difesa e il Demanio per trovare un accordo soddisfacente.

L’ingresso in via Taverna dell’ospedale Guglielmo da Saliceto

Pertite: ospedale o parco? Per Giorgio Lambri meglio respirare e per Marzio Sisti l’ospedale c’è già!

La Pertite è uno stabilimento militare piacentino oggi in disuso. L’ex polveriera ha un’estensione di 270 000 metri quadrati, ed è inglobata nell’attuale tessuto urbano. Dal 2009 si parla di conversione dell’area militare ad area edificabile e un Comitato di cittadini ha raccolto circa 30mila firme per promuovere l’idea di trasformare l’ex polveriera in un parco. Tuttavia il futuro dell’area militare rimane ad oggi incerto considerata la proposta, per ora avallata soprattutto dal Partito Democratico, di costruire nell’area un nuovo ospedale in sostituzione del polichirurgico di via Taverna.

Sul tema ospitiamo l’opinione pubblicata in facebook da Giorgio Lambri, giornalista, scrittore, umanista e sognatore

Sono tra le decine di migliaia di piacentini che qualche anno fa hanno manifestato e firmato perché l’area verde della Pertite resti un’area verde!
non un’area ospedaliera nè un’area sportiva o di verde attrezzato!
un grande polmone naturale in una città collocata in un’area tra le più inquinate d’Europa e che nel corso degli anni ha scelto di soffocarsi da sola regalandosi a poche centinaia di metri dal centro storico una centrale Enel, un’autostrada, un cementificio, altre industrie e ciliegina finale sulla torta un inceneritore!
a chi – sognando speculazioni con tanti zeri – dice che siamo dei visionari e che non ci si potrà mai fare un parco perché la bonifica dell’area militare è troppo onerosa vorrei dire prima di tutto che ringrazio il cielo di essere visionario anziché affarista… e poi che non mi interessa la bonifica o l’immediata fruibilità del parco, come cittadino (per ora) voglio solo del verde, che già c’è e che deve rimanere … perché serve per respirare e far respirare la città … quella dei nostri figli e nipoti!
se gli amministratori pubblici, a prescindere dal loro orientamento politico, decideranno diversamente, beh, violeranno la scelta espressa con un referendum da 30mila piacentini che hanno chiesto SOLO di respirare … e se ne assumeranno la responsabilità … poi – per età – non credo che farò a tempo a vedere il nostro Bois de Boulogne realizzato e fruibile, ma come cittadino voglio continuare a sperare che prima o poi si farà!

Ma serve davvero un nuovo ospedale? A parte la questione economica (100 milioni li metterebbe la Regione, ma per gli altri almeno 150?) i dubbi sono molti, come evidenzia il parere pubblicato sempre in facebook da Marzio Sisti, già dirigente medico Malattie Infettive, responsabile prevenzione, sorveglianza ee trattamento infezioni ospedaliere.

Continuo a ritenere la costruzione di un nuovo Ospedale a Piacenza inutile e dannosa. In tre anni dall’annuncio dell’assessore alla Sanità , qui a Piacenza, della volontà di dare soldi per un nuovo ospedale, poco o nulla è stato fatto ed è cambiato nella sanità piacentina. Lo sterile dibattito su dove costruirlo è sintomatico di una incapacità già dalle basi elementari. Le due proposte originali fatte dalla precedente amministrazione ed avvallate da fantomatici personaggi ( vi ricordate la solenne firma dell’accordo tra Reggi, Dosi e Venturi sull’impegno di utilizzare le aree demaniali e quindi Pertite o Lusignani, per l’ospedale nuovo?) sono assolutamente folli, per dimensioni e condizioni di utilizzo. Altre aree private richiederebbero tempi biblici per le varie pratiche di esproprio, a meno chè non vengano pagate a peso d’oro. Sento parlare di referendum tra i cittadini, di commissioni politiche e di altre amenità. Nessuno che abbia minimamente posto il problema della reale necessità di un nuovo ospedale, in una sanità pubblica, in Italia ed in Emilia, che continua ad arretrare, a diminuire la propria presenza sia ospedaliera che territoriale, con una costante carenza di medici che diventerà malattia grave ed acuta nei prossimi dieci anni. Si fa fatica a mantenere minimamente efficiente la spedalità piacentina attuale, sia del capoluogo che degli altri presidi, e si vuole un ospedale nuovo?

 

Ma il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi, dove lo si mette?

Siamo alle solite: dove lo metto il deposito nazionale in cui in teoria bisognerà riunire le scorie radioattive ora disperse in più di 20 depositi in tutt’Italia?. Il ministro uscente dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, aveva annunciato la pubblicazione nel giro di pochi giorni di un documento attesissimo, la Cnapi ovvero la mappa dei luoghi che hanno tutte le caratteristiche per ospitare il capannone in cui riunire i fusti pieni di scorie radioattive. Eravamo in marzo. Siamo a maggio e tutto continua a tacere.

Decine di luoghi adatti
Quali sono i luoghi idonei? Si sa che sono poco più di 60 località, forse una settantina, distribuite in tutta Italia. Luoghi poco abitati, con una sismicità modesta, senza rischi di frane o di alluvioni. Una spolverata di decine di piccole aree dal Piemonte alla Calabria, soprattutto sulle colline del versante adriatico dell’Appennino, e due aree più estese, una fra Toscana e Lazio e l’altra fra Puglia e Basilicata.

Anni di ritardo
In teoria, per decreto la carta Cnapi avrebbe dovuto essere consegnata dalla Sogin al Governo entro il 2 gennaio 2015 e in effetti la Sogin ha consegnato ma opportunità politiche, paura di solleticare il ventre molle delle proteste, il clima perenne di campagna elettorale hanno indotto a tenere la mappa chiusa nella cassaforte dei diversi Governi che si sono alternati. Il documento è stato ritoccato dall’Ispra, l’istituto scientifico ambientale dello Stato, dopo i terremoti che negli anni scorsi hanno cambiato la mappatura sismica e dopo altri adeguamenti. Vidimata dall’Ispra, ora la carta Cnapi è sotto l’osservazione dei due ministeri e attende il via libera dell’Ambiente per il giro finale di firme, controfirme e bolli.

Ospedali, parafulmini, rilevatori e altre radioattività
Ma cosa deve finire nel deposito? A breve la Francia e l’Inghilterra ci rimanderanno indietro 800 metri cubi di scorie ritrattate e condizionate del combustibile delle quattro vecchie centrali italiane. In tutto sono 17mila metri cubi di rifiuti ad alta radioattività. Ma il problema vero sono i rifiuti radioattivi a media e bassa attività, quelli che si producono ogni giorno: reagenti farmaceutici, mezzi diagnostici degli ospedali come la risonanza magnetica nucleare, terapie nucleari, radiografie industriali. Sul totale di 78mila metri cubi a bassa e media attività, circa 33mila metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45mila metri cubi verranno prodotti nei prossimi 50 anni. Tutto questo materiale oggi viene accumulato in alcuni centri provvisori, come l’area vercellese di Saluggia o i depositi nucleari della Casaccia alle porte di Roma. Non va poi dimenticato che il deposito consentirà di riprendere lo smantellamento della centrale di Caorso, operazione la cui conclusione risultava programmata entro il 2030 a condizione di aver realizzato appunto il DUN (Deposito Unico Nazionale) e di conseguenza attualmente, da tempo, in stand by.

Insomma, questo DUN, ove serà, serà, nessun saper lo può ….

 

Enzo, lo sceriffo di Perino: fa buona guardia che nessuno oscuri il sole della Verde Val Trebbia

Enzo, lo sceriffo di Perino

Ben pochi lo sanno ma si chiama Enzo, lo sceriffo di Perino che spesso troviamo anche sul mercato del sabato a Piacenza. Nelle foto lo vediamo ancora in divisa invernale ma, ci si augura, durerà ancora pochi giorni: lui adora il sole e, appena arriverà l’estate ecco il cambio di uniforme. La sta preparando, ha ricevuto anche alcuni distintivi nuovi di zecca in arrivo direttamente da iu esse ei. Insieme, mi dice, ad una stupenda bandiera a stelle e strisce. Una bandiera grande, di solida stoffa, non come quelle da bancarella e da quattro soldi ma proprio una bandiera uguale a quella che troviamo alla Casa Bianca. Perché il nostro Enzo è amato e riconosciuto da tutti. Dai militari, dai Carabinieri, dai poliziotti che lo salutano portando la mano alla visiera, dai turisti a Perino (americani compresi) e dai piacentini che lo incontrano sul mercato con tantissimi che gli chiedono il permesso per una fotografia o addirittura un selfie come ora va di moda. Insomma, incontrarlo simboleggia innanzitutto la fine dell’inverno e l’arrivo dell’estate per cui … agli ordini, sceriffo, anche per quest’anno sono certo il sole nella nostra verde Valle ti sarà amico.

Primavera 2018: spodestato Sua Maestà il 21 marzo

Promavera risveglio della natura, olio su tela di Gaetano Minale

Già. Come del resto anche nel 2016 e nel 2017 Primavera è iniziata poco dopo le ore 17 del 20 marzo anziché come percepito dalla maggioranza di noi e come abbiamo imparato a scuola, il consueto 21. Una questione di calendario (il gregoriano), che ha il limite di non rappresentare in modo accurato il tempo che la Terra effettivamente impiega per compiere un’orbita attorno al Sole: nella realtà, l’orbita è pari a 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi, mentre per ovvi motivi di praticità il calendario gregoriano considera una durata di 365 giorni. Per mantenere sincronizzate le due misure – calendario e anno siderale – ed evitare lo slittamento delle stagioni, è stato introdotto il sistema degli anni bisestili, ma anche questo sistema presenta dei limiti ed ecco così lo slittamento che addirittura nel 2044  per la prima volta nei secoli dei secoli vedrà l’inizio della primavera il 19 marzo. In ogni caso eccoci fuori dal letargo invernale anche se il tempo per ancora un poco non se n’accorgerà lasciandoci chiusi in casa o riparati sotto l’ombrello.

S’annuncia comunque l’arrivo di tante feste. Quelle maggiormente conosciute della stagione sono:

  • Pesce d’aprile: celebrato il primo giorno di aprile;
  • Pasqua: la data varia di anno in anno cadendo sempre di domenica e nel periodo dal 22 marzo al 25 aprile; ad essa sono collegati la settimana santa e il lunedì dell’Angelo. Quest’anno pesce d’aprile e Pasqua coincidono, due feste allegre in un colpo solo;
  • Festa della liberazione: celebrata il 25 aprile, in ricordo della liberazione del paese dall’occupazione tedesca;
  • Festa del lavoro (anche detta festa dei lavoratori) a maggio;
  • Festa della Repubblica: ricorrenza osservata il 2 giugno che chissà non ci regali un nuovo governo possibilmente un buon governo.

Insomma: auguri di tanti colori e del fiorire di mille amori per tutti.

Primavera, olio su tela di Pino Caridi

Piacenza: alla Galleana il nuovo ospedale. Parola del Sindaco Patrizia Barbieri (centrodestra)

Ospedale di Piacenza: l’atrio d’ingresso in via Taverna del Nucleo Antico

L’Amministrazione comunale di centrodesta, per voce del Sindaco Patrizia Barbieri, esprime e ribadisce la convinzione che l’ospedale nuovo non si deve costruire né nell’area della Pertite (da riservare a parco come da sempre previsto con buona pace del Pd, della Confindustria, dell’ex Sindaco piddino Reggi), né nell’area della caserma Lusignani a Sant’Antonio (decisamente troppo piccola). Resterebbe dunque ‘libera’ l’area di via Emilia Pavese che già vede la presenza di un notevolissimo carico di traffico in transito e che sembra ben poco idonea ad accogliere le migliaia di veicoli che quotidianamente incidono sulle zone occupate da strutture sanitarie. Così il Sindaco tira fuori dal cilindro una terza possibilità, prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare il nuovo nosocomio nell’area della caserma dei vigili del fuoco di strada Valnure. Così si potrebbe sfruttare anche la piazzola di atterraggio per gli elicotteri, e la vicinanza con la tangenziale per agevolare la viabilità. La proposta è emersa al tavolo tecnico con l’azienda sanitaria Ausl di Piacenza. L’area, privata da espropriare alla tuttosommato modesta cifra di un milione di euro, potrebbe ospitare il nuovo ospedale (si parla di oltre 167mila metri quadrati), risulterebbe ben collegata, garantirebbe adeguati spazi di parcheggio sia per i dipendenti che per i visitatori, potrebbe anche nel prossimo futuro garantire disponibilità per nuove strutture o altre necessità di ampliamento. Per quanto alla struttura dell’attuale polichirugico e del Nucleo antico – il Guglielmo Da Saliceto – Sindaco e Direttore Generale dell’Ausl hanno evidenziato che potrebbe garantire spazi per uffici, sportelli, punto prelievi e ambulatori specialistici dell’Ausl oggi sparsi in città, da via Anguissola a piazzale Milano favorendone il raggiungimento grazie all’ottima rete del trasporto pubblico che collega con via Taverna tutte le zone e i quartieri cittadini. Soluzione che peraltro garantirebbe altresì la “sopravvivenza” dei tanti esercizi commerciali presenti nella zona che basano le proprie fortune redditizie proprio sul continuo andirivieni da e per la attuale struttura di servizi sanitari (si pensi soltanto alle centinaia di utenti che quotidianamente si presentano al laboratorio analisi). Insomma, una proposta che potrebbe rivelarsi non solo interessante ma ‘vincente’, con piena soddisfazione per la città.

 

“Piacenza capitale dell’area fluviale, non semplice capitale italiana della cultura”, una proposta di Carmelo Sciascia

Conosco molto bene due città, accomunate oggi dall’essere state ambedue escluse dal titolo di capitale italiana della cultura per il 2020, una a nord, nella ricca ed opulenta pianura padana, l’altra all’estremo sud, un sud isolano, isolato ed emarginato. Sono Piacenza ed Agrigento. Una, Agrigento, per avervi fatto gli studi liceali e per legami parentali, l’altra per avervi lavorato e stabilito la mia residenza da quarant’anni. Diciamo che emotivamente mi spiace siano state escluse, pur essendo entrate nella rosa delle prime dieci. Ambedue le città hanno dei punti di forza innegabili, basti pensare alla data della loro fondazione. Akragas 580 a.c. fondazione della polis, Placentia 218 a.c. colonia romana. E qui mi fermo. Perché mentre nelle classifiche delle città, dove si vive meglio, Piacenza è stata spesso tra le prime, se non la prima addirittura come nel 1998, Agrigento è stata sempre tra le ultime. Negli ultimi tempi purtroppo Piacenza è andata scivolando sempre più giù, speriamo in una risalita che la riporti fra i primi posti, così come mi auguro che l’altra città esclusa, Agrigento, possa allontanarsi dagli ultimi posti!
Sono andato a spulciarmi il bando per il conferimento del titolo capitale italiana della cultura 2020. Tralasciando la parte meramente burocratica, procedure, criteri e giuria, mi è sembrato degno di nota quanto riportato nell’introduzione: “L’iniziativa è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo”. Frase che mi ha riportato alla memoria un’affermazione di Italo Calvino: “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda». (Le città invisibili, Calvino, 1972)

Può una città governata da Lega Nord e Fratelli d’Italia con al seguito Forza Italia candidarsi al titolo di capitale della cultura quando pone il problema dell’immigrazione come un’invasione all’insegna dello slogan razzista “tutti a casa loro”?

Ecco il punto: può candidarsi una città che non dà ai cittadini risposte adeguate alle primarie esigenze della vita quotidiana, candidarsi ed aspirare ad essere capitale della cultura nazionale? L’etimologia del termine ci dice che capitale deriva dal latino caput, capo, essere cioè il primo. Ecco chi va premiato. Chi si pone ad essere la prima città nel dare risposte alle richieste dei suoi abitanti, nel campo della coesione sociale, dell’integrazione, nella crescita e nello sviluppo economico. Ad Agrigento, manca l’acqua, un giorno sì, un altro anche. Non parlo di acqua piovana, ma di acqua per uso domestico, quella che dovrebbe scorrere nelle condotte idriche. La raccolta dell’immondizia è una opzione, può esserci o non esserci, cambia poco, nel senso che rimane spesso dov’è. Quindi era non da escludere dal titolo, ma financo dalla rosa delle prime dieci (nonostante il sostegno di Camilleri o dell’Agnello). Non basta avere la valle dei templi (una delle sette o settantasette meraviglie) se poi come ci suggerisce Italo Calvino, non si dà una risposta concreta ai bisogni primari del cittadino. E Piacenza? città meritevole per tanti versi, almeno abbiamo sempre l’acqua nei rubinetti e la raccolta dei rifiuti viene effettuata, anche se sussistono, perplessità sulla qualità dell’acqua e forti dubbi sulla salubrità dell’inceneritore.

Breno è una frazione del Comune di Borgonovo Val Tidone, provincia di Piacenza

Mi ponevo alcuni interrogativi in un intervento dell’anno scorso sulla candidatura di Piacenza a capitale della cultura. Sostenevo allora e continuo a sostenere oggi che è necessario che la città preservi e valorizzi tutte le proprie ricchezze storiche, non basta Palazzo Farnese (una delle sette o settanta meraviglie) se poi si continua a lasciare nell’incuria tanti altri monumenti come ad esempio ciò che rimane del Castello Farnese. Non basta battezzare il Municipale con il nome Verdi se poi si continua a trascurare del musicista tutto il resto; Giuseppe Verdi è più piacentino (visto che ha vissuto quasi cinquant’anni a Sant’Agata) che di Parma. Anche se probabilmente ed involontariamente è stato proprio il maestro di Roncole a contribuire a far nominare Parma Capitale. Piacenza lascia ancora sciaguratamente nell’incuria l’ex albergo di via San Marco, albergo dove Verdi alloggiava nelle sue permanenze nella nostra città.

Nel cortile dell’ex albergo San Marco dove alloggiava il Maestro Giuseppe Verdi, all’epoca consigliere dell’Amministrazione Provinciale piacentina

I cittadini hanno bisogno di respirare aria composta di ossigeno più che di particelle nocive (PM10) e per questo c’è bisogno di aree verdi, di isolare gli effetti nocivi degli scarichi autostradali (A1 e A21) con barriere possibilmente ecologiche, delimitare le aree prossime con coltivazioni di alberi di alto fusto. Sono questi bisogni primari alla sopravvivenza umana: l’aria come l’acqua.

Un primato di Piacenza? L’inquinamento dell’aria e questa non è certo una ‘qualità’ che renda la città degna d’essere capitale, esempio per tutto il BelPaese

Piacenza con le sue sette o settanta meraviglie può ancora dare risposte ai suoi abitanti. Si può sperare, da cittadini, in una città che recuperi, preservi e valorizzi le sue ricchezze storiche, che smetta di cementificare e si attrezzi di verde pubblico, affinché possa migliorare la qualità dell’aria, che smetta di cementificare per mera speculazione come continua ad avvenire per l’area periferica della logistica.

Piacenza, cultura e qualità della vita: molta l’attenzione alla raccolta dei rifiuti ma non bisogna abbassare la guardia, basta poco perché l’inciviltà trionfi

La cultura è stata rappresentata da eventi come Carovane nei primi anni di questo millennio, dal Festival del diritto poi, eventi culturali che avevano avuto una risonanza nazionale, con personaggi di fama internazionale (Sepulveda, Bauman) che purtroppo scelte politiche nefaste hanno lasciato morire… in nome della cultura!

Festival del Diritto, iniziativa di taratura nazionale che la nuova giunta di centrodestra ha ben pensato di affossare in cambio del nulla. Insieme allo spazio 4 destinato ai giovani, a Pulcheria manifestazione per le donne a suo tempo voluta da Rosa Rita Mannina, 15 anni fa assessore in una giunta sempre di centrodestra ma non a guida leghista.

Piacenza antica capitale del Ducato, con un centro storico più ricco di Parma, continua a rimanere chiusa in consorterie, continua a defenestrare ogni giorno Pier Luigi Farnese nel nome di un ideale, quello dell’Impero allora, dietro altri particolari interessi oggi.
Una proposta che supera l’ambito limitato e ristretto di Capitale italiana della cultura:
Sarebbe auspicabile che Piacenza potesse essere “primus inter pares”. Città simile a tante altre città che si affacciano sulle acque di Eridano. Città che vanno da Torino a Pavia, da Piacenza a Cremona, da Ferrara al Delta del Po. Trovandosi a metà strada del percorso fluviale, Piacenza potrebbe assurgere a Capitale dell’intera area fluviale!

Piacenza: il ‘nostro’ Grande Placido fiume, il Po

È necessario superare qualsiasi campanilismo, fare i giusti investimenti per l’ambiente (aria e territorio), salvaguardare e valorizzare il patrimonio architettonico e culturale, rendere navigabile e balneabile il Po, lanciarsi in una gara solidale con tutte le altre città che si affacciano sul grande fiume.
Una sfida che va al di là dei confini cittadini (Parma o Piacenza), al di là dei confini regionali (la Lombardia anziché l’Emilia o il Piemonte), una grande area geografica con caratteristiche geografiche ed affinità storiche comuni che potrebbe portare ad un riconoscimento, al di là dei confini nazionali, da parte dall’Unesco.
Se il Delta del Po è stato dichiarato patrimonio dall’Unesco, perché non potrebbe venire dichiarato tutto il percorso del Po e delle città che ad esso si affacciano? E dell’intera area, primus inter pares, Piacenza esserne la Capitale?

Il Po (chiamato dai Greci Eridanus, presso i Liguri era chiamato Bodincus, che significa dal letto profondo, senza fondo, il latino Padus – da qui l’aggettivo padano – deriverebbe da una qualità di pini selvatici particolarmente abbondante presso le sue sorgenti) è con i suoi 652 km il fiume più lungo in Italia

Dalla strada al web, la prostituzione cresce con la crisi: spesi 3,9 miliardi l’anno (da fb, ‘Museo delle case di tolleranza’)

L’articolo e le immagini sono riprese dalla pagina facebook “Museo delle case di tolleranza” di Davide Scarpa

Sono passati 60 anni da quando la promulgazione della Legge Merlin pose fine alle case di tolleranza in Italia, eppure la prostituzione continua ad essere un argomento attuale, sia come ‘ tema ‘ da portare avanti in campagna elettorale, sia perché si tratta di un mercato in grado di smuovere miliardi di euro ogni anno. Un giro d’ affari ‘dorato’, mandato avanti nella stragrande maggioranza dei casi dalla criminalità , che sfrutta e abusa di giovani ragazze, costrette loro malgrado a vendersi per sopravvivere. Un fenomeno che in Italia è stato accentuato nel periodo della crisi, come testimonia uno studio di settore del Codacons: dal 2007 ad oggi il business della prostituzione è cresciuto dal 25,8% , così come sono aumentati i clienti e di conseguenza anche il fatturato.

Prostituzione, un decennio di crescita

I numeri ‘snocciolati’ dal Codacons parlano chiaro: il giro d’ affari è passato dai 2,86 miliardi di euro del 2007, ai 3,9 miliardi di euro annui stimati per l’ anno in corso. Un incremento di 740 milioni di euro, pari al sopracitato 25,8%. Nello stesso periodo, le prostitute attive sono passate da 70mila a 90mila e i clienti sono diventati circa 3 milioni, contro i 2,5 di 11 anni fa (+20%). Dalla strada al web Il fenomeno della prostituzione si è evoluto nel corso degli anni con la società, adeguandosi ai tempi che corrono. Secondo l’ analisi dell’ Associazione per la tutela dei consumatori, dal 2007 ad oggi sono diminuite le prostitute che operano in strada, che comunque rimangono la ‘fetta’ di mercato più grande (il 60%). Il restante 40% è rappresentato da chi ha deciso di lavorare in luoghi privati, come casa propria o altre strutture non all’ aperto. Lo studio rivela anche la provenienza delle prostitute attive in Italia: “Della totalità delle prostitute operanti nel nostro paese, il 10% è minorenne, mentre il 55% è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’ Europa dell’ Est come Romania, Bulgaria, Ucraina, e dall’ Africa (Nigeria in testa). Si registra inoltre una fortissima crescita di prostitute cinesi, che svolgono prevalentemente la propria attività al chiuso (case, centri massaggi, ecc.)”. Ma il vero boom è stato quello della prostituzione online . Con l’ avvento del web l’ offerta si è spostata sul ‘digitale’, con annunci sparsi un po’ ovunque, dai siti specializzati e quelli privati, fino ai portali per incontri. Un fenomeno che ha dato ‘vita’ ad un ulteriore “micro-mercato” quello delle cam – girl , ossia quelle ragazze, spesso giovanissime, che mostrano il loro corpo via web cam in cambio di denaro.

Chi sono i clienti e quanto spendono

Attraverso i dati del Codacons è stato possibile estrapolare un identikit del cliente che ricorre alla prostituzione, che cambia in base al luogo in cui viene cercata. Il cliente che preferisce andare in strada “ha un’ età media compresa tra i 35 e i 50 anni, livello di istruzione basso o molto basso, sposato o con partner regolare, uno o più figli”, mentre per chi cerca l’ amore a pagamento online “l’età media scende a 25/35 anni, single, senza figli, e con un livello di istruzione medio/alto”. Un cliente abituale spende in media 110 euro al mese, ma i prezzi variano molto in base al servizio scelto: esistono escort da più di 500 euro, così ‘salate’ perché includono un servizio di accompagnamento. Costi che scendono moltissimo nelle prestazioni consumate in strada, dove si arriva anche a 30 euro per cliente.

La criminalità e la necessità di una regolamentazione

Come ricordano il Codacons e il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus, nonostante la prostituzione sia legale, suo valore economico viene calcolato nel Pil con “il paniere criminale “, includendola di fatto fra le attività criminali. Un valore che, secondo gli ultimi dati della Cgia di Mestre, unito alla droga e alle sigarette di contrabbando, arriva a 19 miliardi di euro che ogni anno gli italiani spendono per ‘servizi’ illegali. Come detto in precedenza, la crisi economica ha spinto questo fenomeno verso ‘vette’ mai toccate, attirando anche donne costrette proprio dalla mancanza di risorse a dedicarsi al lavoro da ‘marciapiede’. Se poi si pensa alle condizioni di vita in cui versano le migliaia di ragazze, straniere e non, che finiscono nelle mani della criminalità organizzata, viene a galla una realtà da incubo, fatta di sfruttamento e maltrattamenti. Un monitoraggio carente e la mancanza di una regolamentazione ha spinto il Codacons a realizzare una proposta di legge per la tutela dell’ esercizio della prostituzione. Il ddl definisce l’ esercizio della prostituzione e le modalità in cui può essere realizzata, chiarendo i luoghi in cui può essere praticata e l’ età minima di per i clienti (18 anni). Nella proposta di legge è previsto un capitolo dedicato alla posizione previdenziale di chi esercita la prostituzione, che potrebbe così pagare le tasse e versare i contributi come un qualsiasi lavoratore in regola.

Sua Eccellenza il Prefetto di Nuoro, sono nelle sue mani: è un errore evidente, quella multa!

San Teodoro è un Comune sardo, in provincia di Olbia-Tempio, con più di quattromilaottocento abitanti. Il comune è ai confini con la provincia di Nuoro.

Verbale di violazione al Codice della Strada: arrivato via Raccomandata depositata presso l’Ufficio Postale di via Colombo nella mia Piacenza. Ennesima sanzione. € 43,50 comprensive di € 14,80 per spese di notifica e di procedimento purché paghi entro 5 giorni. Il tutto per aver lasciato, a dire del Verbale, il 15/09/2017 alle ore 20.35 (come verificato dall’agente accertatore signora Rosalia Mattatresa) la vettura FIAT PANDA targata ES..ecc. in sosta in area pedonale urbana!!!

Dove? E qui viene il bello: nell’amena località del Comune di San Teodoro, Provincia di Olbia/Tempio, nella meravigliosa cornice ambientale delle spiagge di Sardegna.

Peccato che quel venerdi sia rimasto al lavoro fino alle 16.36 nella mia Piacenza, ovvero ad oltre 480 km di distanza (in linea d’aria) ovvero ad una distanza che, secondo internet, in auto richiede non meno di otto ore per essere coperta e lasciamo perdere il dubbio sul come attraversare sulle quattro ruote le azzurre acque del mare.

Ma soprattutto peccato che la mia auto non sia una FIAT PANDA ma un modello del tutto diverso, prima di tutto nella forma (parlo di una CHEVROLET CRUZE, nulla a che vedere con le vetture degli Agnelli).

Mi sono tolto anche un piccolo sfizio: via internet mi sono collegato col sito del P.R.A. ovvero l’ufficio del pubblico Registro di tutte le vetture e, pagando la modica cifra di € 10,00 ho avuto conferma che la targa incriminata (che corrisponde a quella della mia vettura) nulla ha a che vedere con la Fabbrica Italiana Automobili Torino, verifica che come del resto avrebbe potuto e dovuto fare il Comando Polizia Municipale del Comune di San Teodoro per poter risalire al mio nome e al mio indirizzo onde potermi inviare il Verbale ricevuto (e, verificando, avrebbe evitato).

Ovviamente presenterò il dovuto ricorso al Prefetto di Nuoro (che, a mio parere, non dovrebbe aver tempo da dedicare ad un evidente errore facilmente evitabile): occorre qualche fotocopia e la spesa per una Raccomandata A.R., pochi soldi certo ma che avrei potuto più opportunatamente utilizzare in altro modo.

Magari risparmiandoli per prenotare un viaggio alle meravigliose spiagge del Comune di San Teodoro.

Il tutto salvoché, ovviamente, non si sia di fronte ad un vero e proprio reato con il proprietario della FIAT PANDA che abbia duplicato la mia targa ma anche questo poteva essere rilevato, sempre via P.R.A., dal Comando di Polizia Municipale prima di inviarmi il Verbale.

Ora, staremo a vedere. Sua Eccellenza il Prefetto di Nuoro, sono nelle Sue mani.