Alla gogna 50 dipendenti del Comune di Piacenza però all’occasione siamo tutti furbetti. Chi del cartellino chi del pro domo sua

Prosegue la saga dei 50 presunti assenteisti (ovvero “furbetti del cartellino“) dipendenti del Comune di Piacenza trovati in flagranza di presunto reato da parte dei militi della Guardia di Finanza. Qualcuno di loro comincia a parlare di fronte al giudice delle indagini preliminari e, per quanto sta emergendo, si scopre che ogni caso fa storia a sé.

Come del resto prevedibile. Andare al bar magari situato a pochi metri dalla sede di lavoro per consumare un buon caffè in dieci minuti può essere considerato comportamento degno di licenziamento o comunque di titoli cubitali sui giornali e di pubblica gogna?

Per questo nel post del 29 giugno invitavo ad evitare la diffusione dei nomi e cognomi da parte sia della Procura sia dei quotidiani e, per quanto a questi ultimi, all’insegna del rispetto nei confronti di persone per le quali l’accertamento richiede tempo e valutazione della gravità del comportamento mentre un nome dato immediatamente in pasto ai lettori e alla città crea discredito immediato.

Certo sarà difficile giustificare chi usava il mezzo pubblico (un furgone, un’auto, un camion) per accompagnare la minorenne all’albergo a ore oppure per piccoli affari personali (ad esempio il trasloco di un conoscente con compenso in nero). Questi sicuramente rischiano il licenziamento mentre ad esempio mi sembra andranno puniti marito e moglie che arrivavano insieme al lavoro e lei timbrava per lui che nel frattempo cercava di posteggiare l’auto personale impiegando una manciata di minuti. Nel primo caso però come dicevo si può pensare/temere il licenziamento, nel secondo credo che una punizione esemplare non vada oltre alla negazione dello stipendio per qualche giorno.

Purtroppo siamo un popolo di ‘furbetti’ e di conniventi ma proprio per questo evitiamo di giocare al massacro denunciando i malcapitati solo perché colti con le mani nel sacco (ma quale sacco?)  e bypassando sulle nostre mani nel vasetto della marmellata.

Lasciamo perdere le solite ‘tiritere’ delle colpe dei dirigenti, dei politici, dell’esempio che vien dall’alto (tutte verità che comunque servono solo per giustificare le nostre dita nel già citato vasetto della marmellata o, peggio, della Nutella).

Penso a chi di noi entra in area ospedaliera tranquillamente fumando e, se ripreso, inveisce contro il controllore. Penso al milite GdF in pensione che viaggia sulla linea Milano-Bologna in treno in 1^ classe col biglietto di 2^ e, di fronte alla giovane capotreno che gli contesta il fatto, inveisce (rifiutando le generalità) sostenendo che i bagni sono sporchi. Penso alla barista che prende i soldi dimenticando la stampa dello scontrino e al cliente che non lo chiede salvo entrambi lamentando lo stato dei servizi pubblici.  

In altre parole: difficile trovare Santi, chi è senza peccato scagli la solita pietra. I fatti, le mancanze, ci sono ma cerchiamo di non fare di tutte le erbe un fascio, di pesare, valutare e alla fine ‘graduare’ le punizioni in base alle mancanze effettive.

Roma batte Juventus 3 -1: maAgica Roma!!!

Si può lasciare lo scudetto a chi fa del calcio calcolo matematico e difesa granitica (‘primo, non prenderle‘) ma oggi, ieri e sempre, il calcio è MAGIA, fantasia, bel gioco. Stasera Re Francesco non era in campo ma il suo spirito ha illuminato una partita che è stata spettacolo, senza gol nei minuti di recupero comunqu stavolta inutili. Per una volta. Grazie, dunque, maAgica ROMA!!!

In visita alla centrale nucleare di Caorso, impianto in dismissione. Ma il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi, dov’è?

Centrale nucleare di Caorso, 6 maggio 2017, trasparenza della democrazia: open gate con divieto di fotografare

Commenti alla visita straordinaria alla Centrale Nucleare di Caorso? Un’azione informativa e sostanzialmente propagandistica di Sogin, la società pubblica oggi proprietaria dell’impianto con l’incarico di provvedere alla dismissione dello stesso. In pratica: le barre di uranio sono state trasferite in Francia (di notte per ‘via ferroviaria’) e di conseguenza il livello di radioattività, ci ha informato la responsabile dell’impianto, risulta ridotta quantomeno del 95% sin dall’inizio dell’operazione (2007). Fermo restando che il ‘combustilbile’ (come vengono definite le barre) non è che i francesi se lo terranno per cui in ogni caso lo ritroveremo nella nostra pianura.  Buona parte delle attrezzature e delle strutture risultano già dismesse, nell’ambito di un’operazione della quale si prevede la conclusione tra il 2028 e il 2032 (mica domani, che si crede?), quando l’erba dei prati tornerà, a dire degli accompagnatori che ci guidano, ad occupare la stragrande maggioranza dell’area. Attualmente nei tre depositi destinati alla temporanea conservazione dei rifiuti radioattivi sono stoccati complessivamente 2.457 metri cubi di cui 1.723 di materiale, ci informano, a bassa attività e 734 ad attività molto bassa. Tutti conservati in appositi fusti trattati con ‘matrice cementizia’ destinati al Deposito Nazionale dove verranno inseriti e cementati in moduli di calcestruzzo che saranno inseriti in celle di cemento armato progettate per resistere 350 anni. Una volta riempite le celle verranno sigillate e ricoperte con più strati di materiale per prevenire le infiltazioni d’acqua. Solo un piccolo dettaglio: del Deposito Nazionale non se ne parla, il Governo se ne resta ben attento dal definire la localizzazione per cui tutti i fusti restano nei tre depositi assolutamente ‘normali’ nell’area della Centrale e chissà fino a quando resteranno.

Open gate 2017: unica area con ammissibilità di fotografia, la sala raduno e concentrazione dei visitatori

Ultime considerazioni: la visita alla Centrale, per quanto mi riguardava, era limitata a ‘Zone non controllate’ escludendo le aree ad alta criticità (come l’area delle piscine dove venivano conservate le barre di uranio – l’acqua impedisce alle radiazioni ionizzanti di diffondersi nell’ambiente altrimenti sarebbe impossibile lavorare in prossimità delle vasche – ); diversi edifici sono già smantellati come l’edificio dell’offgas indispensabile per ‘filtrare’ e pulire i vapori causati dall’acqua del fiume che raffreddava le barre, di conseguenza il ripristino della centrale risulterebbe sicuramente problematico se non da escludere completamente, fermo restando che oggi l’impianto risulterebbe tecnologicamente obsoleto e superato (in prima fila la sala controllo con strumenti informatici di prima generazione tarati sui primi anni ottanta). Ultima: pioveva e questo ha in parte complicato la visita ma si potrà ritentare forse tra un anno magari con ammissione al percorso in ‘Zona controllata’, ovvero quella dove sono esclusi i bambini. Infine: ma perché vietare le fotografie? Quali segreti industriali si vogliono celare? Per fortuna, all’uscita, bypassando l’imponente sistema di sicurezza, grazie alla pioggia un’immagine riusciamo a ‘rubarla’ grazie al cellulare. E ‘Arturo’, come veniva chiamato l’impianto sembra mostraci un volto sconosciuto, con una profonda somiglianza con un altro luogo visitato anni fa: il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Dalila, ben lieta di lasciare un impianto giustamente in ‘decommissiong’: non abbiamo bisogno del nucleare, il sole è la vita

 

Aiuti concreti per Amandola, terremotata. Domani a Settima, domenica a Fiorenzuola

Un doppio evento sabato 22 e domenica 23 aprile 2017 in Provincia di Piacenza per sostenere il progetto #AmandolaRiparte. Amandola (FM) è uno dei Comuni colpiti dai terremoti che hanno interessato l’Italia centrale lo scorso anno.

22 aprile ore 20 CENA AMANDOLESE c/o Salone della Chiesa di S. M. Assunta – Settima di Gossolengo (PC) – € 25,00
23 aprile ore 20 “…ERO PIù CURIOSO DI VOI” Concerto tributo a Fabrizio De André – Teatro Giuseppe Verdi – Fiorenzuola d’Arda (PC) – € 15 Platea / Palco – € 10 Loggione incluso buffet
Eventi organizzati da:
Comune di Amandola e Associazione senza fini di lucro “In Valle”
Con il contributo e la collaborazione di:
Comune di Fiorenzuola d’Arda, Teatro Giuseppe Verdi di Fiorenzuola d’Arda, Comune di Travo, Park Hotel Piacenza
Con la collaborazione di:
Gruppi Alpini di Settima e Travo, A.N.P.I. Travo (PC),
Caffè Tre Mori di Fiorenzuola d’Arda

 

 

Castel San Giovanni: “Ospedale a rischio” ma l’Ausl ribatte “non è vero”, un intervento di Thomas Trenchi

Riportiamo l’articolo pubblicato dal blog di interviste, curiosità e approfondimenti “sportelloquotidiano”

È uno strappo irreversibile quello tra il comitato “I Castal I Disan No al depotenziamento dell’ospedale di Castel San Giovanni”, che da diverso tempo denuncia «una strategia in atto per smantellare la struttura ospedaliera del paese», e la direzione dell’Ausl di Piacenza, la quale ha ribadito attraverso una nota che «non è in atto nessun depotenziamento del nosocomio: nel corso del 2016, i servizi ai cittadini presso l’ospedale di Castel San Giovanni sono stati anzi potenziati. Le eccellenze costruite nel tempo dai professionisti dell’ospedale saranno mantenute».

Nelle prossime settimane, il direttore Baldino presenterà un piano di riorganizzazione del presidio ospedaliero, sul quale fino ad ora non è trapelato nulla, ma che preoccupa il gruppo di cittadini: «Abbiamo fonti interne, la situazione è chiara, già da quando venne abbattuta la chiesetta secolare nell’edificio, per far posto a dei locali di cui non conosciamo la finalità: mirano a mettere in difficoltà la sanità pubblica, in favore delle cliniche private». Il comitato, ormai sfiduciato nei confronti delle istituzioni, elenca i disagi che il bacino d’utenza di circa 50.000 abitanti sta subendo: «Nel 2012, è stata soppressa definitivamente l’operatività h24 del cardiologo. Nel maggio 2016, hanno tolto la reperibilità notturna del radiologo. Il punto nascita e la ginecologia di Castel San Giovanni erano una sicurezza, ma nei primi anni duemila sono stati anch’essi chiusi, privandoci della pediatria. È stata introdotta – in seguito ad un ingente investimento – una sala chirurgica detta “asco”, dove vengono fatti degli interventi su manichino, in modo virtuale: dopo circa tre anni, però, si sono tenuti solo sei corsi di aggiornamento. E vista la presenza della sala asco, è stata chiusa la centrale di sterilizzazione, che era altrettanto utile. Non solo: è stata inserita la chirurgia plastica e ricostruttiva, senza posti letto e senza accessi al Pronto Soccorso, non portando beneficio alla rianimazione e alla riabilitazione, bensì comportando enormi costi non contestualizzati, vista l’assenza della senologia o di un centro ustioni».

Uno schema che, a detta de “I Castlan I Disan No”, sarebbe ulteriormente confermato dal documentario di Giuliano Bugani, “Mani sulla sanità: la rivolta”, la cui proiezione verrà organizzata pubblicamente nelle prossime settimane, in collaborazione con il comitato “salva-ospedale” di Fiorenzuola: «Ci risulta che, per ordine del 118, molte patologie vengano volontariamente spostate a Piacenza, in modo da diminuire l’operatività del Pronto Soccorso di Castel San Giovanni, per poter dimostrare che non ci sarebbero più i parametri necessari per mantenerlo aperto. È un modus operandi subdolo e prestabilito, che è gia stato messo in scena in altre città della Toscana, dell’Emilia-Romagna e del Friuli Venezia Giulia».

Malgrado le rassicurazioni dell’Ausl, il comitato giudica in forte rischio le professionalità riconosciute a livello nazionale: «Il dottor Lucchini, con la sua specializzazione in proctologia, ha portato la nostra realtà a notevoli riconoscimenti, ma ad aprile andrà in pensione, e non è chiaro se si intenda sostituirlo con un dottore di pari livello, così da mantenere il livello dell’equipe, o piuttosto si preferisca lasciare il ruolo vacante». Una cosa è certa: il nucleo di castellani, sostenuto da quindicimila firme, vuole «dare ancora più peso alla voce della gente, con motivazione e determinazione, poiché siamo convinti di essere dalla parte giusta. La sanità appartiene a tutti, nell’interesse esclusivo del popolo».

Thomas Trenchi

Piacenza: “piazza Cavalli? Proposta: la si chiami piazza Farnese!” Una vera minchiata, scrive Ezio Trasciatti!

Leggo su “Libertà” della proposta un po’ balzana di cambiare denominazione a Piazza Cavalli e di chiamarla Piazza Farnese, recuperando così il valore di una famiglia, i Farnese appunto, di cui Piacenza non ha mai saputo valorizzare la presenza. E ciò anche in funzione di una possibile candidatura della città a prossima capitale della cultura nel 2020.

Ma come, (si è chiesto in facebook Ezio Trasciatti autore dello scritto che riportiamo) se i piacentini hanno addirittura accoltellato il duca Pier Luigi Farnese in nome della libertà nel lontano 1547, gettandone poi il corpo dal torrione della “Cittadella”!

L’omicidio di Pierluigi Farnese, opera di Lorenzo Toncini

Peraltro, intanto che il duca si stava “facendo casa”, l’incompiuto Palazzo Farnese!

E ora dovremmo pure dedicargli una piazza? Ma che minchiata è questa?

Allora, molto meglio valorizzare questa nostra peculiarità “equestre” e far diventare Piacenza una sorta di “Città dei cavalli“.

Bruno Cassinari con il cavallo di piazzetta Tempio

E non solo per i due splendidi cavalli bronzei seicenteschi del Mochi nell’omonima piazza (cavalli, ndr, che tutti conoscono mentre sono pochissimi quanti, anche piacentini, hanno esatta percezione di chi siano i due cavalieri, appunto Alesssandro e Ranuccio Farnese), quello di Cassinari in Piazzetta Tempio o quello di Groppi collocato proprio davanti al Palazzo Farnese. Ma anche per le numerose caserme militari (si veda la cavallerizza, sullo Stradone Farnese, deputata appunto a stallaggio per equini in grigioverde, ndr) e per la tradizione tutta piacentina della “picula ad caval” in umido, del cavallo crudo tritato, delle costate, del “ganascino” o dello stracotto con polenta.

Non si può stravolgere la memoria collettiva di una comunità.

Vi sono città, infatti, che per una loro specifica prerogativa si sono talmente caratterizzate in essa da essere sufficiente la peculiarità medesima per identificarle. Così come per Milano con la “città del panettone”, la “città del tricolore” per Reggio Emilia, la “città del palio” per Siena, la “città del torrone” per Cremona o del “pandoro” per Verona e così via.

Si potrebbero organizzare concorsi di pittura e fotografia a tema, invitando artisti di fama internazionale, acquistandone le opere da collocarsi nel tessuto urbano della città come arredo pubblico e privato.

Cavalli con contadino, un’opera di Raffaele Sorbi conservata alla Galleria d’Arte Ricci Oddi

Inoltre, si potrebbero fare iniziative ed eventi legati al “mondo del cavallo”, come piccoli convegni, rappresentazioni circensi, mercatini di settore, giocoleria.

Infine (da ricordare, tanto per restare in tema) l’ex Macello Comunale (attuale Urban Center), la stalla di via Colombo del mitico “Baciccia”, il Galoppatoio e numerose caserme militari, nonchè l’importante collezione del Museo delle carrozze di Palazzo Farnese.