“Fire”: omaggio all’arte di John Collier, pittore preraffaellita

Fire, painting by John Collier

John Maler Collier (Londra, 27 gennaio 1850 – Londra, 11 aprile 1934) è stato un politico, scrittore e pittore britannico, membro della Confraternita dei Preraffaelliti. Dipinse quadri di ispirazione mitico-storica in stile preraffaellita e fu uno dei ritrattisti più importanti della sua generazione.

Interessanti le opinioni di Collier sulla religione e sull’etica. In La religione di un artista (1926) Collier spiega: io attendo con impazienza il momento in cui l’etica avrà preso il posto della religione… [I benefici della religione] possono essere ottenuti con altri mezzi meno tendenti al conflitto e che impongono uno sforzo minore alle facoltà di ragionamento.”

Per quanto concerne l’idea di Dio: una Divinità onnipotente che condanni anche la più vile delle sue creature alla tortura eterna è infinitamente più crudele dell’uomo più crudele“.

Sulla Chiesa: “Per me, come per la maggior parte degli inglesi, il trionfo del Cattolicesimo Romano significherebbe un disastro indicibile per la causa della civiltà“.

Lady Godiva, painting by John Collier

“Ma chi era in realtà Mata Hari?”, se lo chiede Davide Scarpa, direttore del Museo delle Case di Tolleranza

Importante ‘new entry’ al Museo delle Case di Tolleranza. Una cartolina dei primi del ‘900 raffigurante una giovanissima (e bellissima) Mata Hari.

MA CHI ERA IN REALTÀ MATA HARI?…Una donna sfortunata, che si è reinventata in tarda età (trent’anni suonati…) , come danzatrice nel mondo dello spettacolo? Un’arrivista sociale bellissima, che sposò un terribile uomo ricco? Una donna “maltrattata” che ebbe il coraggio di scappare? Una persona che non si fece scrupoli in chi frequentare per farsi “mantenere”? Un’agente segreto, o una spia? Un capro espiatorio, o un grossolano errore giudiziario? Forse non fu nessuna di tutte queste cose, chissà, di sicuro aveva un talento, ed una intelligenza, fuori dal comune… da renderla eterna, nell’immaginario collettivo!

Per chi volesse approfondire, clicchi qui.

“Vivien e Merlino”, omaggio all’arte di Julia Margaret Cameron, fotografa d’ispirazione preraffaellita

Julia Margaret Cameron (Calcutta, 11 giugno 1815 – Ceylon, 26 gennaio 1879) è stata una fotografa inglese, esponente del pittoricismo.

Era la figlia di James Pattle, un ufficiale inglese della British East India Company, e di Adeline de l’Etang, figlia di aristocratici francesi. Visse in Francia sino al 1838, quindi tornò in India per sposare Charles Hay Cameron. Si trasferì a Londra nel 1848 quando il marito si ritirò dagli affari. Nel 1860 la famiglia Cameron acquistò una proprietà nell’Isola di Wight dopo aver visitato la tenuta del poeta Alfred Lord Tennyson. La proprietà venne chiamata Dimbola Lodge ed ospita tuttora un museo e una mostra fotografica della Cameron.

La passione per la fotografia nacque solo nel 1863, quando ricevette in regalo una fotocamera dalla figlia Julia. L’attività fotografica conquistò la Cameron che praticò principalmente il ritratto e la rappresentazione allegorica di racconti e romanzi.

Le sue immagini incorporano l’atmosfera sognante dell’epoca vittoriana, il leggero “fuori fuoco” restituisce eterei ritratti di bambini e di donne immerse nella natura.

Sussurro della musa

 

“Sogni”, omaggio all’arte di Frederick William Burton, artista di stile preraffaellita

Dreams, oil on canvas by Frederick William Burton

Sir Frederick William Burton (1816 – 1900) è stato un pittore irlandese.

Fu direttore della National Gallery di Londra.

Frederick William Burton nacque nel 1816 in Irlanda, nel paese di Corofin, nella contea di Clare. Suo padre, Frederick Mallet Burton, era un pittore amatoriale di paesaggi ed incoraggiò il talento di suo figlio inviandolo nel 1826 a Dublino dove apprese nuove tecniche grazie all’apprendistato presso il pittore Samuel Frederick Brocas. Nel 1837, a soli ventun anni, Burton divenne membro della Royal Hibernian Academy divenendone poco dopo accademico nel 1839. Nel 1840 presentò il suo primo dipinto, The Blind Girl at the Holy Well. Continuò la sua preparazione recandosi prima in Inghilterra, quindi in Baviera e infine in gran parte d’Europa. Nel 1874 venne nominato direttore della National Gallery di Londra. Come direttore del museo, Burton diede un fondamentale contributo all’acquisizione di prestigiose opere d’arte come la Vergine delle Rocce di Leonardo e il Ritratto di Carlo I a cavallo di Antoon van Dyck. Durante il periodo di direzione di Burton, la galleria ottenne circa cinquecento nuove opere.

Dopo la sua morte Burton venne seppellito nel cimitero di Mount Jerome.

Per approfondire, wikipedia

“Venezia alla luce della luna: Santa Maria della Salute dalla Riva degli Schiavoni”, omaggio all’arte di George Price Boyse, artista di stile preraffaellita

George Price Boyce (1826 – 1897) è stato un pittore inglese specializzato nella realizzazione in acquarello di paesaggi e architettura vernacolare in stile preraffaellita, fu amico e mecenate di Dante Gabriel Rossetti.

Nel 1849 a seguito dell’incontro con David Cox, un pittore di paesaggi ad acquarello, divenne un pittore. I suoi primi lavori sono ancora influenzati da Cox, ma più tardi si avvicinò allo stile dei preraffaelliti soprattutto nella cura dei dettagli. Incontrò Thomas Seddon e Rossetti nel 1849 e William Holman Hunt e John Everett Millais nel 1853.

Viaggiò con l’artista e critico John Ruskin a Venezia nel 1854 e probabilmente in Svizzera nel 1856. Dipinse a Dinan con Seddon nel 1853 e in Egitto con Frank Dillon nel 1861 e nel 1862.

Fu membro fondatore dell’Hogarth Club e fece frequenti esposizioni alla Royal Watercolour Society infine si ritirò dalla pittura nel 1893 per motivi di salute.

Si spense a Londra all’età di 71 anni. Il suo diario divenne allora una delle maggiori risorse di informazioni su Rossetti e la confraternita dei preraffaelliti.

Ulteriori notizie in wikipedia

“Vikings heading for land”, omaggio all’arte di Sir Frank Dicksee (1853-1928), preraffaellita

Vikings heading for land, by Sir Frank Dicksee

Dicksee è principalmente noto per i suoi soggetti a carattere storico e mitologico. Sebbene non facesse parte della Confraternita dei Preraffaelliti, molti suoi lavori possono essere considerati come opere preraffaellite. Nel 1925 fu fatto baronetto e re Giorgio V lo ammise nell’Ordine Reale Vittoriano. Tre anni dopo, il 17 ottobre 1928, morì nella sua città natale, Londra, rimanendo comunque uno dei pittori più rappresentativi di quel tempo.

Funeral of a Viking, by Sir Frank Dicksee

Pontedell’Olio, dove la Briscola di Pancetta mangia l’Asso di salame

Bastoni, Coppe, Spade, Denari, sono i semi delle carte piacentine per una bella briscola, un tressette, un solitario. Ma a Pontedell’Olio, paese della ValNure un tempo cerniera tra le coste liguri e la pianura padana, ci si differenzia, arrivano le Pontolliesi. Che non sono le belle ragazze del paese ma le carte per giocar a briscola a suon di salumi ovviamente doc. Pancette per i denari, Salami rigorosamente piacentini in luogo delle spade, Coppe doc da gustare anziché le coppe da bere e per finire buon vino naturalmente rosse bottiglie di Gutturnio invece dei nodosi bastoni.

Decisamente simpatica e bella iniziativa che sicuramente suscita curiosità, sostiene i prodotti piacentini, attira attenzione sul territorio mostrando appunto un inatteso ‘volto nuovo’. Così si incuriosisce, si fa promozione, si sviluppa il turismo.

Complimenti dunque a ‘Ponteventi’, organizzatrice della famosa Fiera della Pancetta capace ogni anno di attrarre migliaia di visitatori. Il mazzo di carte innovative è disponibile in tutti i bar del paese per giocare allo ‘strozzo’ con l’Asso di Salame o un Settebello di Pancetta. Sono attualmente offerte anche in tutte le edicole della provincia insieme al quotidiano locale Libertà, prezzo (invero un po’ caro rispetto alle tradizionali Modiano) 10,00 euro oltre al costo del giornale.

Come sostenere il progetto di “FRECCIA”, il fumetto di Emilio Alessandro Manzotti e Edoardo Arzani

Fuggendo da un passato di sofferenza, Diego si trova a essere il bersaglio di una inaspettata caccia al ladro. Nell’Inferno sconvolto dalla lotta per il potere, il giovane diavolo Freccia accoglie il messaggio di speranza del suo Maestro. L’amore tra Diego e Alice rischia di essere annientato da un complotto infernale che ruota attorno a un tragico errore, e cambierà per sempre vita dei due ragazzi e dei loro amici.

Una storia universale in cui redenzione e perdono devono fare i conti con il desiderio di potere e la possibilità di avere un futuro. Una girandola di personaggi, terreni e ultra terreni, alla ricerca della libertà, che rifiutano un destino ineluttabile e sono pronti a superare il limite per cui tutto è solo gioco.

Questa storia parla di noi, delle scelte che siamo chiamati a compiere ogni giorno e di come esse dicano, inequivocabilmente, chi siamo veramente: angeli o diavoli.

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Il progetto prevede di realizzare la Graphic Novel sia in lingua italiana sia in inglese.

La realizzazione delle Tavole della Graphic Novel è a opera di Edoardo Arzani; la traduzione, come quella del Romanzo, è stata affidata a Jasmine Nicole Fauteux (profili in fondo alla pagina).

La richiesta di fondi è finalizzata a

  • Realizzazione delle illustrazioni (tavole) della Graphic Novel
  • Stampa della Graphic Novel in italiano
  • Realizzazione dei formati elettronici della Graphic Novel in Italiano e in Inglese

oltre a coprire i costi della traduzione.

Il target di raccolta della campagna è di 9.000,00€ sulla base dei costi che saranno sostenuti appena evidenziati. La formula di raccolta fondi è “flexible” perché il progetto verrà realizzato anche se il target non sarà raggiunto: i sostenitori riceveranno in ogni caso quanto compreso nel perk sottoscritto. Lo scopo della campagna, infatti, è di consentire alla Graphic Novel di rimanere nei target di mercato ipotizzati per consentirle la maggiore diffusione possibile.

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“Ricordo di Tallinn”, olio su tela opera di Carmelo Sciascia

Da meta sconosciuta a località di grido: Tallinn attrae nuove forme giovani e curiose di  turismo, con una buona offerta culturale ed architettonica. E magari con un polmone verde fresco e rilassante. Tallinn, capitale dell’Estonia ha tutto questo, con prezzi sempre abbordabili e tanti collegamenti low-cost.

La splendida città baltica presenta un curioso collage architettonico di varie epoche. Da un lato il centro storico, dall’altro la “nuova city”, con grattacieli, uffici e centri commerciali. Il ricco patrimonio architettonico e storico, arroccato tra mura, palazzi d’epoca e chiese,  si chiama Città Vecchia (Vanalinn) ed è protetto dal patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco come la città meglio conservata del nord Europa.

 Percorrendo i vicoli del centro, si sale fino in cima alla collina di Toompea, uno dei punti panoramici più belli della città, con vista sui tetti aguzzi e viottoli sottostanti, ma anche sui grattacieli della città nuova e sul mare. Da non perdere la Piazza del Municipio con il Palazzo comunale gotico, e le chiese dello Spirito Santo, di Sant’Olaf e di San Nicola. Da visitare anche la magnifica cattedrale russo ortodossa Alexander Nevskij, sulla Piazza del Castello, sulla cui torre spicca la più grande campana d’Estonia, con i suoi 3 metri di altezza e 15 tonnellate di peso.

Poco distante da Tallinn poi tanti altri piccoli tesori: lunghe spiagge di sabbia bianca, pinete, antichi manieri e villaggi da scoprire, più di 200 specie di uccelli e circa 900 tipi diversi di piante: questo è Lahemaa, il Parco Nazionale più grande dell’Estonia. Vicina anche la riserva protetta di Kõrvemaa con tante foreste, paludi, misteriosi laghi e brughiera, dove vivono numerose specie protette tra cui l’aquila reale.

Carmelo Sciascia, artista, filosofo, pittore, rende omaggio alla città con un’opera che ricorda la visita dei mesi scorsi.

 

“Pubblicità!” manifesti in mostra a Mamiano di Traversetolo fino al 10 dicembre

Consueto appuntamento di fine periodo estivo con la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traverstolo (Pr) e le sue mostre, in questo caso manifesti, depliants, bozzetti dedicati alla ‘Storia della Pubblicità‘ nel nostro BelPaese dal 1890 al 1957. Innanzitutto un memo per non vagare a vuoto nella pur deliziosa e tranquillizzante pianura padana: per chi viaggia seguendo le indicazioni del navigatore di turno, inutile richiederle digitando appunto ‘Mamiano di Traversetolo’, mèta della nostra gita. Unico modo per ottenere adeguata risposta è quello di chiedere ‘portami a Fondazione Magnani a Mamiano’.

In ogni caso presto o tardi s’arriva e, in questo caso, ammiriamo i primi metodi di comunicazione di massa. Duecento opere dalla fine dell’Ottocento all’era di Carosello, con l’obiettivo di raccontare la nascita in Italia della pubblicità dalle sue prime forme di comunicazione semplici e dirette, all’introduzione dell’illustrazione, al rapporto tra illustrazione e messaggio pubblicitario attraverso i diversi media, dal più conosciuto manifesto, alla locandina, alla targa di latta e poi al packaging della confezione, fino all’arrivo della radio (durante la visita ci accompagnano dal sottofondo musichette che sono impresse nella nostra memoria infantile – chi non ricorda “Du du du du … Dufour, la caramelle che ci piace tanto” – ).

Curioso osservare abbigliamenti e cappelline delle signore rappresentate, di certo appartenenti a quella ricca borghesia che, per le italiane dell’epoca, in grande maggioranza procaci contadinotte col problema d’accompagnare pranzo con cena, potevano al massimo essere un sogno (impossibile, salvo fortunato ma improbabile accasamento matrimoniale) al quale aspirare e del resto sogno restava anche solo immaginare di poter arrivare ad acquistare quei colorati prodotti reclamizzati per tacer di vacanze irragiungibili a Capri, Portofino o sul Lago di Garda.

Ma, han ben compreso i maestri della pubblicità, chi non vive di sogni? Anzi, che vita sarebbe senza sogni? Ed ecco così l’acquirente dell’abito Facis che corre a casa per poterlo indossare al più presto. Ecco l’idea della pausa lavoro per sorseggiare il Punt & Mess, il Bitter Campari e, soprattutto, le bollicine dello Spumante Cinzano (come spiegare agli italiani d’allora che saremmo passati alle bollicine della Coca-Cola celebrate dal Vasco Rossi?).

Non manca la testimonianza dei tempi duri della Grande Guerra, quella che doveva durare pochi giorni. Chissà come mai: i governanti che ci portano in guerra dichiarano sempre che al massimo durerà poche settimane e poi inevitabilmente il nemico s’arrenderà. Perché noi siamo i più forti, i più degni, i più giusti. Perché noi abbiamo ragione e la nostra bandiera è la più bella. Poi la guerra dura quattro anni, tanto la morte non è per i regnanti, a pagare son sempre i figli del popolo. Pagare in tutti i sensi perché occorrono sempre più soldi, occorrono armi, proiettili, fucili e cannoni, masserizie, ospedali, dottori e infermieri e tutti proprio tutti devono mangiare. Quanto costa il rancio dei soldati? Così chi paga (magari con la vita) combattendo al fronte e chi paga dalle retrovie sovvenzionando e tirando la cinghia.

Ultima riflessione quando troviamo un manifesto di propaganda realizzato all’indomani del plebiscito del 1934 dal quale il regime uscì ulteriormente consacrato. Il faccione soddisfatto del Benito nostro sembra osservarci col ghigno del trionfo. Ci si domanda: che questo manifesto sia apologia del fascismo? Ma no, keep calm, it’s only publicity.