Come sostenere il progetto di “FRECCIA”, il fumetto di Emilio Alessandro Manzotti e Edoardo Arzani

Fuggendo da un passato di sofferenza, Diego si trova a essere il bersaglio di una inaspettata caccia al ladro. Nell’Inferno sconvolto dalla lotta per il potere, il giovane diavolo Freccia accoglie il messaggio di speranza del suo Maestro. L’amore tra Diego e Alice rischia di essere annientato da un complotto infernale che ruota attorno a un tragico errore, e cambierà per sempre vita dei due ragazzi e dei loro amici.

Una storia universale in cui redenzione e perdono devono fare i conti con il desiderio di potere e la possibilità di avere un futuro. Una girandola di personaggi, terreni e ultra terreni, alla ricerca della libertà, che rifiutano un destino ineluttabile e sono pronti a superare il limite per cui tutto è solo gioco.

Questa storia parla di noi, delle scelte che siamo chiamati a compiere ogni giorno e di come esse dicano, inequivocabilmente, chi siamo veramente: angeli o diavoli.

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Il progetto prevede di realizzare la Graphic Novel sia in lingua italiana sia in inglese.

La realizzazione delle Tavole della Graphic Novel è a opera di Edoardo Arzani; la traduzione, come quella del Romanzo, è stata affidata a Jasmine Nicole Fauteux (profili in fondo alla pagina).

La richiesta di fondi è finalizzata a

  • Realizzazione delle illustrazioni (tavole) della Graphic Novel
  • Stampa della Graphic Novel in italiano
  • Realizzazione dei formati elettronici della Graphic Novel in Italiano e in Inglese

oltre a coprire i costi della traduzione.

Il target di raccolta della campagna è di 9.000,00€ sulla base dei costi che saranno sostenuti appena evidenziati. La formula di raccolta fondi è “flexible” perché il progetto verrà realizzato anche se il target non sarà raggiunto: i sostenitori riceveranno in ogni caso quanto compreso nel perk sottoscritto. Lo scopo della campagna, infatti, è di consentire alla Graphic Novel di rimanere nei target di mercato ipotizzati per consentirle la maggiore diffusione possibile.

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“Ricordo di Tallinn”, olio su tela opera di Carmelo Sciascia

Da meta sconosciuta a località di grido: Tallinn attrae nuove forme giovani e curiose di  turismo, con una buona offerta culturale ed architettonica. E magari con un polmone verde fresco e rilassante. Tallinn, capitale dell’Estonia ha tutto questo, con prezzi sempre abbordabili e tanti collegamenti low-cost.

La splendida città baltica presenta un curioso collage architettonico di varie epoche. Da un lato il centro storico, dall’altro la “nuova city”, con grattacieli, uffici e centri commerciali. Il ricco patrimonio architettonico e storico, arroccato tra mura, palazzi d’epoca e chiese,  si chiama Città Vecchia (Vanalinn) ed è protetto dal patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco come la città meglio conservata del nord Europa.

 Percorrendo i vicoli del centro, si sale fino in cima alla collina di Toompea, uno dei punti panoramici più belli della città, con vista sui tetti aguzzi e viottoli sottostanti, ma anche sui grattacieli della città nuova e sul mare. Da non perdere la Piazza del Municipio con il Palazzo comunale gotico, e le chiese dello Spirito Santo, di Sant’Olaf e di San Nicola. Da visitare anche la magnifica cattedrale russo ortodossa Alexander Nevskij, sulla Piazza del Castello, sulla cui torre spicca la più grande campana d’Estonia, con i suoi 3 metri di altezza e 15 tonnellate di peso.

Poco distante da Tallinn poi tanti altri piccoli tesori: lunghe spiagge di sabbia bianca, pinete, antichi manieri e villaggi da scoprire, più di 200 specie di uccelli e circa 900 tipi diversi di piante: questo è Lahemaa, il Parco Nazionale più grande dell’Estonia. Vicina anche la riserva protetta di Kõrvemaa con tante foreste, paludi, misteriosi laghi e brughiera, dove vivono numerose specie protette tra cui l’aquila reale.

Carmelo Sciascia, artista, filosofo, pittore, rende omaggio alla città con un’opera che ricorda la visita dei mesi scorsi.

 

“Pubblicità!” manifesti in mostra a Mamiano di Traversetolo fino al 10 dicembre

Consueto appuntamento di fine periodo estivo con la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traverstolo (Pr) e le sue mostre, in questo caso manifesti, depliants, bozzetti dedicati alla ‘Storia della Pubblicità‘ nel nostro BelPaese dal 1890 al 1957. Innanzitutto un memo per non vagare a vuoto nella pur deliziosa e tranquillizzante pianura padana: per chi viaggia seguendo le indicazioni del navigatore di turno, inutile richiederle digitando appunto ‘Mamiano di Traversetolo’, mèta della nostra gita. Unico modo per ottenere adeguata risposta è quello di chiedere ‘portami a Fondazione Magnani a Mamiano’.

In ogni caso presto o tardi s’arriva e, in questo caso, ammiriamo i primi metodi di comunicazione di massa. Duecento opere dalla fine dell’Ottocento all’era di Carosello, con l’obiettivo di raccontare la nascita in Italia della pubblicità dalle sue prime forme di comunicazione semplici e dirette, all’introduzione dell’illustrazione, al rapporto tra illustrazione e messaggio pubblicitario attraverso i diversi media, dal più conosciuto manifesto, alla locandina, alla targa di latta e poi al packaging della confezione, fino all’arrivo della radio (durante la visita ci accompagnano dal sottofondo musichette che sono impresse nella nostra memoria infantile – chi non ricorda “Du du du du … Dufour, la caramelle che ci piace tanto” – ).

Curioso osservare abbigliamenti e cappelline delle signore rappresentate, di certo appartenenti a quella ricca borghesia che, per le italiane dell’epoca, in grande maggioranza procaci contadinotte col problema d’accompagnare pranzo con cena, potevano al massimo essere un sogno (impossibile, salvo fortunato ma improbabile accasamento matrimoniale) al quale aspirare e del resto sogno restava anche solo immaginare di poter arrivare ad acquistare quei colorati prodotti reclamizzati per tacer di vacanze irragiungibili a Capri, Portofino o sul Lago di Garda.

Ma, han ben compreso i maestri della pubblicità, chi non vive di sogni? Anzi, che vita sarebbe senza sogni? Ed ecco così l’acquirente dell’abito Facis che corre a casa per poterlo indossare al più presto. Ecco l’idea della pausa lavoro per sorseggiare il Punt & Mess, il Bitter Campari e, soprattutto, le bollicine dello Spumante Cinzano (come spiegare agli italiani d’allora che saremmo passati alle bollicine della Coca-Cola celebrate dal Vasco Rossi?).

Non manca la testimonianza dei tempi duri della Grande Guerra, quella che doveva durare pochi giorni. Chissà come mai: i governanti che ci portano in guerra dichiarano sempre che al massimo durerà poche settimane e poi inevitabilmente il nemico s’arrenderà. Perché noi siamo i più forti, i più degni, i più giusti. Perché noi abbiamo ragione e la nostra bandiera è la più bella. Poi la guerra dura quattro anni, tanto la morte non è per i regnanti, a pagare son sempre i figli del popolo. Pagare in tutti i sensi perché occorrono sempre più soldi, occorrono armi, proiettili, fucili e cannoni, masserizie, ospedali, dottori e infermieri e tutti proprio tutti devono mangiare. Quanto costa il rancio dei soldati? Così chi paga (magari con la vita) combattendo al fronte e chi paga dalle retrovie sovvenzionando e tirando la cinghia.

Ultima riflessione quando troviamo un manifesto di propaganda realizzato all’indomani del plebiscito del 1934 dal quale il regime uscì ulteriormente consacrato. Il faccione soddisfatto del Benito nostro sembra osservarci col ghigno del trionfo. Ci si domanda: che questo manifesto sia apologia del fascismo? Ma no, keep calm, it’s only publicity.

 

 

 

 

Il medioevo di Angelo Frasconi, in via Caolzio nel borgo di Castell’Arquato (Pc)

Che s’arrivi da Piacenza o da Fiorenzuola d’Arda eccoti nel bel mezzo di Castell’Arquato passando il semaforo e da lì t’immetti in via Dante, prosegui lasciando alla sinistra piazza San Carlo e alla destra l’omonimo albergo. Così fino alla prima curva a sinistra che ti permette di oltrepassare l’arco di immissione in via Sforza Caolzio.

Strada tutta in salita diretta verso il borgo medioevale con la Rocca Viscontea, la Collegiata, il Palazzo del Podestà. Una casa, 160 mq., in sasso, 4 locali, 3 camere, 2 bagni,  costruita nel 1990, al numero 147 costa 160mila euro. Una villa costruita nel 2000, 300 mq., 3 locali, 2 camere, 1 bagno, quota 680mila euro. Insomma, un ambiente di tutto rispetto.

Giunto a metà salita, una vetrina. Là dove un tempo trovavi Tabaccheria e distributore VHS, la piccola stanza è stata trasformata in un angolo di medioevo in linea con il resto del paese.

Spade, lance, elmi, armature, coltelli, daghe, manette, archi, frecce da caccia, frecce da guerra, immancabili una mazza ed una frusta, balestre, cappucci per falchi, cotte di maglia, un elmo normanno: ci si ritrova a cavallo tra il 1100 e il 1450, pieno periodo delle crociate.

Si tratta di copie filologiche fatte su reperti dell’epoca da Angelo Frasconi (l’ideatore e realizzatore del piccolo ‘Museo’), da due fabbri, uno di Fidenza ed uno di Langhirano, oppure acquistate nei mercati medioevali durante le manifestazioni d’ambientazione storica dove Angelo incontrava i produttori di armature provenienti dalla Polonia, dall’Ucraina, dalla Cecoslovacchia.

Ai muri dipinti ispirati o riproduzione delle miniature che precedono o accompagnano le diverse liriche del Codice Manesse, ovvero la raccolta realizzata a Zurigo tra il 1300 e il 1340 delle pergamene con le canzoni profane e le poesie d’amor cortese della tradizione tedesca fino a quel momento espresse solo oralmente.

La guida, si è detto, Angelo Frasconi, romano che, nel 1995, ha conosciuto Castell’Arquato, ne è rimasto letteralmente folgorato dall’atmosfera che sembra di tornare in un’epoca lontana, quella dell’epica leggendaria cavalleresca e il ‘nostro’ decide di dar vita ad una scuola d’arme che oggi s’avvale di circa quaranta appassionati, si chiama “Gens Innominabilis” e gira per l’Europa per esibirsi in tornei cortesi dove, sottolinea Angelo, “si rispetta molto l’avversario”.

Altro modo d’affrontarsi. Scontri che durano pochi minuti perché occorre una grande resistenza fisica, spade, spadoni ed armature sono molto pesanti e oltretutto “si respira male, non c’è ricambio d’aria”. Ma si tratta di un combattere in qualche modo onorevole per una sfida che poteva certo risultare mortale ma che, in un certo senso, avveniva alla pari.

Con il subentro delle armi da fuoco tutto è cambiato, si uccide da lontano, non sai neanche chi uccidi e tutto questo “è immorale”.

Con l’avvento delle armi da fuoco, appunto, l’epopea cavalleresca finisce. Restano i poemi che raccontano e tramandano i ricordi delle gesta dei cavalieri medioevali e a Castell’Arquato quel passato lontano, grazie ad Angelo Frasconi, ritorna e rivive nella piccola vetrina di via Sforza Caolio. Da non perdere.

“La regina Elena (Queen Eleanor)”, omaggio all’arte di Anthony Frederick Augustus Sandys (preraffaellita)

Anthony Frederick Augustus Sandys (nato con il nome Antonio Frederic Augustus Sands) ma più noto come Frederick Sandys (1829-1904) è stato un pittore e disegnatore inglese appartenente al movimento dei preraffaelliti.

Ricevute le prime lezioni di disegno dal padre, anche lui pittore, dimostrò doti naturali nella cura e nella bellezza del disegno.Dimostrò le sue doti di disegnatore ottenendo un riconoscimento con la sua parodia del Sir Isumbras at the Ford di John Everett Millais nel 1857. Nel disegno il cavallo si era trasformato in una scimmia marchiata con la scritta J. R., Oxon riferita a John Ruskin, sopra questa c’era la figura del cavaliere che era rappresentata da Millais e dei due bambini che erano Dante Gabriel Rossetti e William Holman Hunt.

Sir Isumbras at the Ford

Rossetti e Sandys divennero amici intimi e per più di un anno, fino all’estate del 1867, Sandys visse con Rossetti alla Tudor House (ora Queens House) nel Cheyne Walk a Chelsea. Il lavoro di Sandys fu profondamente influenzato da quello dall’amico concentrandosi maggiormente su soggetti mitologici e ritratti.

Negli anni 60 cominciò a esporre le sue opere pittoriche, le più conosciute sono Vivien del 1863, Morgan le Fay (la fata Morgana) del 1864, Cassandra e Medea del 1868.

Si sposò con Georgiana Creed, ma il suo matrimonio durò solo tre anni, sebbene in verità non si siano mai divorziati. Sandys ebbe una lunga relazione con Keomi Gray, una rom che posò come modella per Medea e altri dipinti. Alla fine ebbe una relazione stabile con Mary Emma Jones (conosciuta come “Mrs Sandys”) che durò per il resto della sua vita. Morì nel quartiere di Kensington a Londra nel 1904.

“Fermare il Tempo”, mostra fotografica a Cortemaggiore fino al 24 settembre

Comune di Cortemaggiore e Hostaria delle Immagini propongono fino al 24 settembre in via XX Settembre, 7 nella Sala espositiva della Banca di Piacenza  “Fermare il tempo” – Mostra fotografica collettiva e esposizione di riviste del 1800 e 1900, a cura di Giuseppe Elio Poletti.

Orari: sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30 – Martedì dalle 16.30 alle 18 e venerdì dalle 10 alle 12

 

“Il tepidarium”, omaggio all’arte di Sir Lawrence Alma-Tadema, ispiratore dei preraffaelliti

Il tepidario (dal latino tepidarium, da tepidus = tiepido) era la parte delle antiche terme romane destinata ai bagni in acqua tiepida.

Sir Lawrence Alma-Tadema, nato Lourens Alma Tadema (Dronrijp, 8 gennaio 1836– Wiesbaden, 25 giugno 1912), è stato un pittore olandese.

Artista dell’epoca vittoriana ed edoardiana, è conosciuto per i suoi ritratti di scene di vita nell’antichità (particolarmente quelle ambientate all’epoca pompeiana), sempre caratterizzate da romantico languore e raffinata indolenza, oltre che permeati da ricorrenti motivi floreali.

Le meticolose ricerche archeologiche di Alma-Tadema e, soprattutto, il suo gusto nel reinterpretare l’architettura romana hanno affascinato numerosi autori successivi, tra cui preraffaelliti e pittori vittoriani.

L’influenza di Alma-Tadema si è protratta fino ai giorni nostri, affascinando anche numerosi registi di Hollywood. Tra questi, David Wark Griffith (Intolerance, 1916) e Cecil B. DeMille (I dieci comandamenti, 1956), oltre a Ridley Scott (Il gladiatore, 2000).

 

“Dopo il terremoto (After the earthquake)”, omaggio all’arte di Sophie Gemgembre Anderson

After the earthquake, oil on canvas

Sophie Gengembre Anderson (Parigi, 1823 – Falmouth, 10 marzo 1903) è stata una pittrice britannica. Le sue opere, raffiguranti bambini e donne, vengono associate al movimento prerrafaelita.

Figlia di un architetto parigino, Charles Gengembre, e di madre inglese, nel 1843 studiò brevemente le tecniche di ritratto con Charles Auguste Steuben a Parigi. Durante la rivoluzione del 1848, la famiglia lasciò la Francia per dirigersi negli Stati Uniti, trasferendosi prima a Cincinnati (Ohio), e in seguito a Manchester (Pennsylvania), dove incontrò e sposò il pittore britannico Walter Anderson.
Nel 1854 si trasferirono a Londra, dove la pittrice esibì i propri lavori nella Royal Academy. Nel 1858 si trasferirono nuovamente a New York, per poi tornare definitivamente a Londra nel 1863.

I suoi primi lavori mostrano una forte attenzione per il dettaglio botanico, in comune con i Preraffaelliti.

Morì nella propria casa, a Falmouth nel 1903.

“La parabola”, omaggio all’arte di James Talmage White, preraffaellita

James Talmage White (Londra, 1833 – Cracovia, 1907) è stato un pittore inglese.

Il giovane nell’ambiente liberale del padre ebbe modo di conoscere i patrioti italiani, tra i quali Garibaldi, di cui divenne amico. Grazie alla madre ebbe modo di affinare le sue doti per il disegno dal vero e conoscere il gusto e l’estetica orientale, molto apprezzati dai Preraffaelliti. A Parigi, dove si recò da giovane, entrò in contatto con Jean-François Millet, la scuola di Barbizon, e incontrò Camille Corot. A Londra frequentò i Preraffaelliti, tra i quali in particolare Dante Gabriele Rossetti, John Bret e Frederick Leighton, divenuto poi Presidente della Royal Academy. Negli Anni 1850 raggiunse l’Italia meridionale, e nel 1860 si recò a Salerno per attendere Garibaldi e partecipare, come ufficiale, alla battaglia del Volturno. Nel 1861 fu il primo artista ad aprire uno studio a Capri, dove si stabilì entrando in possesso di Villa Mura, Cà del Sole e Villa Alba, utilizzandole come abitazione e foresteria e che divennero luogo di incontri e scambi culturali: punto di riferimento per artisti e intellettuali stranieri ed italiani attratti dalla “terra delle sirene”. Insieme ad altri stranieri presenti sull’isola fondò il Cimitero Acattolico, di cui fu presidente per diversi anni.

“Morgan Le Fay (Fata Morgana)”, omaggio all’arte di Anthony Frederick Augustus, preraffaellita

Anthony Frederick Augustus Sandys (nato con il nome Antonio Frederic Augustus Sands) ma più noto come Frederick Sandys (Norwich, 1º maggio 1829Londra, 25 giugno 1904) è stato un pittore e disegnatore inglese appartenente al movimento dei preraffaelliti.

Sandys non divenne mai un pittore popolare e dipinse poco. Produsse una serie di ritratti di famosi letterati con il gesso tra questi ci sono quelli di Alfred Tennyson, Robert Browning, Matthew Arnold e James Russell Lowell.

Si sposò con Georgiana Creed, ma il suo matrimonio durò solo tre anni, sebbene in verità non si siano mai divorziati. Sandys ebbe una lunga relazione con Keomi Gray, una rom che posò come modella per Medea e altri dipinti. Alla fine ebbe una relazione stabile con Mary Emma Jones (conosciuta come “Mrs Sandys”) che durò per il resto della sua vita. Morì nel quartiere di Kensington a Londra nel 1904.