About arzyncampo

14 febbraio 1954, bassa pianura emiliana, Fiorenzuola d'Arda, quell'era le debut. Oggi vivo e lavoro a Piacenza. Giornalista pubblicista, il destino ha voluto mi impegnassi in tuttaltro campo, al servizio dei cittadini nella sanità pubblica. Tuttavia scrivere, per me, é vitale, divertente, essenziale, un mezzo per esprimere la mia presenza nel mondo e dir la mia. Così dal giornalismo sono passato, per passione e non per lavoro, alla poesia, alla narrativa, ai resoconti, agli appunti ovunque e su tutto, fino alla scoperta del blog. Basta scrivere, appunto, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.

Rutenio 106 nell’aria: basta col nucleare o basta con la Russia?

Arrieccoci con la mala gestio dell’informazione pubblica quando si tratta di nucleare e di incidenti annessi. Tra il 27 settembre e il 13 ottobre, come già rilevato, sopra l’Europa venne registrata la presenza nell’aria di una nuvola di Rutenio 106, un isotopo radioattivo prodotto della fissione nucleare all’interno di un reattore atomico. Non si produce naturalmente per cui anche una concentrazione minima nell’atmosfera indica un incidente di qualche tipo.

Le agenzie per l’ambiente europee hanno subito puntato il dito verso la Russia che, esattamente come ai tempi di Chernobyl, ha negato incidenti, in particolare per quanto alle centrali presenti negli Urali con in primo luogo l’impianto di Mayak.

A circa un mese di distanza Maxim Yakovenko, capo del servizio di monitoraggio idrometrico ed ambientale russo, ha sottolineato che l’agenzia non sta conducendo analisi per rintracciare la sorgente: “non c’è pericolo, perché dovremmo farlo?“. Nello stesso tempo il servizio meteorologico russo Rosgidromet ha invece confermato concentrazioni estremamente alte dell’isotopo radioattivo in alcune aree del paese e in particolare nella zona dell’incriminato impianto di Mayak dove la quantità di rutenio-106 rilevata sarebbe stata 986 volte superiore rispetto al normale.

Nessun pericolo per gli esseri umani e per l’ambiente, sostengono i tecnici del settore. Tuttavia Jean-Christiphe Gariel dell’Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare (IRSN) ha dichiarato che se l’incidente fosse occorso in Francia avrebbe potuto condurre ad evacuazioni in un raggio di uno o due chilometri intorno al sito dell’incidente con annessa proibizione di utilizzo dei prodotti agricoli nell’area dai 20 ai 40 chilometri intorno all’impianto.

Nessun pericolo, ribadiscono tecnici e autorità, ma allora perché negare per settimane o anche semplicemente evitare di ricercare la causa di quello che comunque rimane un incidente legato alla produzione di energia nucleare?

Il documentarista Alessandro Tesei, autore del pluripremiato film Fukushame in cui si mostrano le falle del sistema giapponese nell’affrontare il disastro della centrale nucleare di Fukushima ha dichiarato “ciò che davvero spaventa e lascia increduli è il fatto che ogni governo, sia esso russo, giapponese o italiano, nel corso del tempo e perfettamente consapevole delle conseguenze di scelte scellerate, continui imperterrito a mantenere comportamenti che sono di danni della comunità“.

Non va dimenticato che proprio l’impianto di Mayak fu luogo di una gravissima tragedia nucleare per anni taciuta dalle autorità sovietiche: nato nel 1949 per produrre plutonio per armi nucleari, tra il 1949 e il 1952 riversò circa 76 milioni di metri cubi di rifiuti liquidi altamente radioattivi nel fiume Techa lungo il quale vivevano 124.000 persone. Nel 1957 esplose un serbatoio di rifiuti radioattivi che formò una micidiale nube radioattiva che coprì un area di 23.000 km quadrati sprigionando almeno il doppio dei radionuclidi dell’incidente di Chernobyl del 1986 (e proprio fino al 1986 la Russia circondò di silenzio il disastro del 1957).

Anche ammettendo che la nuova nube radioattiva non abbia avuto origine a Mayak, impianto oggi non più usato per la produzione di energia ma per il trattamento del materiale nucleare utilizzato nei processi di fissione in altre centrali, perché le autorità russe negano la possibilità di un’indagine per conoscere la fonte della nube carica di rutenio-106?

Insomma, vien da ribadire, “basta con il nucleare“! Oppure meglio ancora, “basta con la Russia“, come ha commentato in facebook il giornalista Ippolito Negri, già caporedattore (oggi in pensione) del quotidiano ‘Il Giorno’.

Europa: la rilevazione della presenza dell’isotopo radioattivo Rutenio-106 nell’aria tra fine settembre e i primi giorni di ottobre

 

22 novembre 1718: ucciso il pirata Barbanera. Aveva catturato 140 navi

I dati sulla vita di Edward Teach (o Thatch), meglio noto come Barbanera, sono molto incerti e influenzati dalle leggende. Nacque probabilmente nel 1680, a Bristol secondo alcune fonti, a Port Royal secondo altre. Si sarebbe sposato 14 volte; l’ultima moglie sarebbe stata appena sedicenne e di origine hawaiana.

Il suo ingresso nella pirateria fu forse sulle navi corsare giamaicane che combattevano per mare contro i francesi. Nel 1716 si alleò con Benjamin Hornigold, con il quale assaltò circa 20 navi in 18 mesi. Si impossessò in particolare di un vascello proveniente dalla Guiana francese, il Concorde, per ribattezzarlo Queen Anne’s Revenge. Oltre ad arrembare le navi in alto mare, Barbanera assaltò porti in diverse regioni, fra cui Turkill, Grand Cayman, Bahamas, Carolina. Nel 1718 assediò il porto di Charleston nella Carolina del Sud; in quell’occasione catturò un amministratore della città con il figlio di quattro anni e chiese come riscatto un baule di medicine.

La bandiera di Barbanera

Aveva fama di essere uno dei pirati più feroci. I suoi modi terrorizzavano le sue vittime ma anche lo stesso equipaggio; si dice che usasse sparare con la pistola alle gambe dei suoi uomini come misura punitiva o semplicemente per mantenere la disciplina a bordo. Si dice che bevesse rum mischiato con polvere da sparo e che la sua barba fosse così lunga che egli se la attorcigliava attorno alle orecchie; che quando andava in battaglia si mettesse dei pezzi di miccia accesi sotto il cappello in modo da essere sempre avvolto da una fitta nuvola di fumo (particolare che rendeva il suo aspetto al tempo stesso bizzarro e spaventoso). I cronisti dicono che Barbanera “durante le azioni indossava una fascia intorno alle spalle con appese tre paia di pistole nelle loro fondine a mo’ di bandoliera“.

Il 20 luglio 1718 Barbanera rifiutò l’amnistia offertagli da Woodes Rogers, Governatore di Nassau e delle Bahamas. Il governatore della Virginia Alexander Spotswood ordinò al tenente di vascello della Marina inglese Robert Maynard di catturare Barbanera, vivo o morto. A bordo della nave da guerra Pearl, Maynard raggiunse Barbanera il 21 novembre del 1718, nell’insenatura di Ocracoke, e riuscì a ucciderlo dopo una sanguinosa battaglia. Si racconta che Barbanera non morì prima di aver subito 25 ferite, di cui 5 da arma da fuoco, e che il suo corpo fece tre volte il giro della nave prima di inabissarsi. La testa mozzata del pirata venne infissa sulla punta del bompresso della Pearl. Nella sua carriera Barbanera aveva catturato quasi 140 navi. Alla sua morte aveva 38 anni.

Mauro Ferrari, poeta, editore, critico, sabato al Piccolo Museo della Poesia in via Pace a Piacenza

Mauro Ferrari (Novi Ligure 1959) è direttore editoriale di Puntoacapo Editrice, fondata con Cristina Daglio dopo l’abbandono delle Edizioni Joker, casa editrice da lui fondata nel 1994.
Ha pubblicato numerose raccolte poetiche tra le quali  Il bene della vista (Novi 2006) che è stata recensita da critici come Giorgio Luzzi, Giancarlo Pontiggia, Umberto Fiori, Fabio Pusterla, Luigi Fontanella, Alberto Toni, Tiziano Salari e molti altri.
Ha inoltre pubblicato una serie di saggi di poetica dapprima apparsi sul quotidiano alessandrino Il piccolo (Poesia come gesto. Appunti di poetica. Novi 1999); i suoi saggi e riflessioni di poetica, compreso il libro precedente, sono ora raccolti in Civiltà della poesia (puntoacapo, Novi 2008).
Oltre alle numerose partecipazioni ad antologie e sillogi, come critico ha collaborato all’Annuario di poesia Castelvecchi e si è interessato con saggi, recensioni e interventi a molti poeti contemporanei, con particolare attenzione alle ultime generazioni. Attualmente dirige, con Gabriela Fantato, Giancarlo Pontiggia e Salvatore Ritrovato, l’Almanacco Punto della Poesia Italiana, edito da puntoacapo.
Direttore culturale della Biennale di Poesia di Alessandria e collaboratore del sito In realtà la poesia, è stato fino al 2007 direttore della rivista letteraria La clessidra, da lui fondata nel 1995, e redattore della rivista milanese di poesia e filosofia margo e de L’altra Europa (Costantino Marco editore, Cosenza). Suoi testi e interventi sono apparsi sulle maggiori riviste letterarie, fra cui Altri termini, Atelier, clanDestino, Coscienza storica, Erba d’Arno, Esperienze letterarie, Galleria, Graphie, Hebenon, Hortus, Il Cobold, Il lettore di provincia, La Rocca Poesia, La Mosca di Milano, Poeti e poesia, Quaderno, Steve, Testo a fronte, Testuale, Versodove, Zeta e, all’estero, Y.I.P. – Yale Italian Poetry, Yale Poetry review, Serta, Gradiva, Meja Ponte (Brasile), Po&sie (Francia), Cuadernos del matematico e Empireuma (Spagna, trad. di Emilio Coco).

Medita sulla Libertà

Ma poi l’assurda libertà, gli spazi
finti che al volo si offrono
indagatore di abissi, i cieli
sfregiati e i fondali inquieti
diventano questo piacere ottuso
di un pasto di rifiuti,
un festoso sciamare a questi
campi d’abbondanza dove il fetore
è l’aria stessa, immobile, la notte
esala lucori di metano e il giorno
ti rivela senza volo, stordito e sazio,
riconoscente e nauseato.

Quando il compagno Michele a nome di Sinistra Italiana mi mollò uno scappellotto

Era fine marzo, si era saputo che, pur iscritto della prima ora a Sinistra Italiana (provenendo da S.E.L.), aderivo a MdP: perché certo importante è non regalare il governo del BelPaese a Berlusconi, Salvini o a DiMaio ma occorre nel contempo costringere Renzi e il Pd ad abbandonare l’infausta politica centrista degna della peggiore Democrazia Cristiana. Definire quindi un programma di sinistra col quale, anche in caso di accordo, proporsi agli elettori per una politica dalla parte di chi lavora. Il solo fatto di ipotizzare un accordo col Pd provocò una dura reazione da parte di Sinistra Italiana che non esitò a garantirmi, come si vede nell’immagine, un sonoro schiaffone da parte del compagno sicario Michele, all’insegna del fatto che di Renzi (detto Renzinocchio) non ci si può fidare. Oggi, a mesi di distanza, resto in linea con MdP, con Speranza, con Bersani e con lo stesso Fratoianni: trattiamo pure ma facciamolo dopo l’elezione, dopo che potremo conoscere il peso dell’uno e dell’altro e quindi la misura della capacità di imporre contenuti e valori di sinistra, dalla parte come dicevo di chi lavora. Senza dimenticare che nessuno è Santo, a partire proprio da Bersani, colpevole di avere accettato e sottostato (presuntivamente per ‘disciplina di Partito’) alle indicazioni dell’allora Presidente Napolitano votando nefandezze come la riforma Fornero o sostenendo il governo Monti senza saper intuire che era inviso alla maggioranza degli italiani. Forse il Nuovo Soggetto Politico della sinistra nel 2018 non andrà oltre ad un misero 3% e questo è normale: non è possibile recuperare credito dai milioni di elettori progressisti che hanno scelto M5S o si rifugiano nel non voto. Sono troppi gli errori del passato per sperare di ottenere immediatamente credibilità. Ma un voto in più di quanti non ne possano portare a casa Alfano o Verdini sarà un buon indicatore per Renzi e il Pd. In pratica un sonoro schiaffone da parte degli elettori, non certo un semplice buffetto come quello che ho ricevuto da Michele. Così forse potremo avviare un percorso lungo ma di cambiamento del sistema ingessato nelle logiche della finanza e del potere nelle mani di pochi rispetto alle maggioranze abbandonate nella marginalità.

Il popolo di chi lavora ora e sempre a destra non ci va

Quando la Poesia illumina d’emozioni la Piazza Monumentale di Castell’Arquato

Giuliana Vincini, Cristina Balteri (figlia e nipote di RImond) ed Enzo Latronico presentano “Quand nassa un pueta”, 2^ edizione arricchita del libro con le poesie di Agostino Vincini, lugagnanese detto Rimond (Lir edizioni)

Resoconto della terza serata a Castell’Arquato nella Sala Cea in piazza Monumentale sotto le insegne dell’Associazione Culturale Terre Piacentine con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale. Serata dedicata alla poesia: quella dialettale di Agostino Vincini detto Rimond e quella dello Zoo dei sassi dipinti realizzato ad ogni estate da Carla Delmiglio a Confiente a disposizione per i giochi dei bambini.

La copertina della 1^ edizione di “Quand nassa un pueta” (2014) e a destra quella della 2^ edizione presentata il 19 novembre 2017 a Castell’Arquato su iniziativa dell’Associazione Culturale Terre Piacentine

Enzo Latronico e Cristina Balteri (nipote di Rimond) hanno presentato la nuova edizione di “Quand nassa un pueta“, il volume che raccoglie le liriche del poeta vincitore tra l’altro di un premio Faustini nel 1971. Volume arricchito da 12 poesie ritrovate rispetto all’immensa opera di scritti purtroppo per ora dispersa, lette con voce colma di emozione ricordando la figura del padre da Giuliana Vincini.

Quando arriva la stagione delle piene, il fiume si riprende i suoi sassi e porta gli animali dipinti a giocare con i bambini dell’Isola che non c’è

A seguire la proiezione delle immagini degli animali dello Zoo che, ad ogni fine estate, con l’avanzare delle piene della Trebbia, il fiume si riprende portandoli lontano, fino all’Isola che non c’è a giocare con i bambini di Peter Pan. Ma per Carla non c’è riposo, dipingere i sassi fa parte del suo esistere, del suo rilassarsi comunicando con il mondo/altro e così ecco l’esposizione dei funghi, dei gufi, di tutto quanto possiamo trovare nei boschi in questa stagione.

Perchè questa è Poesia: la capacità di ‘visione’ del mondo che hanno solo i poeti che sanno riempire di colori, di emozioni e di sogni le nostre giornate.

Castell’Arquato, 19 novembre 2017: esposizione dei sassi dipinti di Carla Delmiglio in versione autunno-inverno

Così, quando alla sera, passato con Dalila a prendere mamma novantunenne per portarla a San Polo, al ristorante, seduti al tavolo ci ha salutato una donna: “ero a Castell’Arquato, oggi, voglio ringraziarvi, ci avete regalato una bella giornata, sorprendendoci soprattutto con la storia dei sassi dipinti, quelli estivi e quelli esposti in versione autunno-inverno“.

Castell’Arquato, 19 novembre 2017: esposizione dei sassi dipinti di Carla Delmiglio in versione autunno-inverno

Organizzare un evento significa impegno, dedizione, fatica, apprensione. Ma soddisfazioni così ripagano di tutto.

Alla prossima, ultima iniziativa del ciclo: domenica 3 dicembre, all’incontro con le Nuvole Parlanti. Sempre a Castell’Arquato, piazza monumentale, Sala Cea, Associazione Culturale Terre Piacentine del presidente Valter Sirosi.

Castell’Arquato, 19 novembre 2017: esposizione dei sassi dipinti di Carla Delmiglio in versione autunno-inverno

 

Quando quel dì arrivarono le pin-up

Con il termine di pin-up si indicano generalmente le ragazze – solitamente procaci, ammiccanti e sorridenti – fotografate in abiti succinti le cui immagini, durante il secondo conflitto mondiale, iniziarono a diffondersi su molte riviste settimanali degli Stati Uniti.

Questo fenomeno  registrò un incredibile successo fra i soldati impegnati al fronte, che usavano appendere le fotografie di queste ragazze nei loro armadietti o nelle loro tende di accampamento.

Icone sexy americane erano splendide ragazze, prorompenti, prive di quell’alone di mistero che aveva caratterizzato le “dive” degli anni trenta, elemento che contribuì di certo a conferire loro il favore del pubblico.

Tipiche bellezze americane, dalle gambe lunghe e tornite, curve abbondanti e tratti somatici molto femminili quindi prosperose ed attraenti ma dal viso giovane, quasi fanciullesco, ed armonioso. L’ampia diffusione delle loro storie sulle riviste concorse a conferire loro un carattere comune agli occhi del pubblico. Le loro forme generose e longilinee al tempo stesso rappresentano i sogni erotici del pubblico maschile tuttora e, nel periodo in cui hanno iniziato a farsi conoscere, hanno rappresentato una desiderabile opulenza nel momento di una profonda crisi causata dalla fame della guerra.

“Vendemmia”, lirica di Germana Sandalo, da ‘Sentieri d’erba’, Book Editore, 1997

La cena dopo la vendemmia, olio su tela da Museo dei Bozzetti

I labirinti dei tralci, delle foglie
son grevi dei doni opulenti delle uve
il sole, imprigionato in ogni grano d’opale.
 
I benedetti frutti della vigna
il gioco tondo dei nèttari racchiusi
la terra stanca bruciava da filare a filare
essa, rubava all’estate l’ultimo colore.
 
Nell’aria, dolci sapori d’uva
nei giorni, acri alchimie di roveri dai tini:
si compiva il raccolto, scorreva il rosso mosto,
dai boccali succhiavan labbra golose.
 
Nel cavo della mano, risento
il peso della linfa, il turgore dei grappoli;
le voci, l’eco dei canti lieti di vendemmia
ora sono silenzi nel vuoto della vigna.

La festa della vendemmia, olio su tela di Raffaello Sorbi

“Fire”: omaggio all’arte di John Collier, pittore preraffaellita

Fire, painting by John Collier

John Maler Collier (Londra, 27 gennaio 1850 – Londra, 11 aprile 1934) è stato un politico, scrittore e pittore britannico, membro della Confraternita dei Preraffaelliti. Dipinse quadri di ispirazione mitico-storica in stile preraffaellita e fu uno dei ritrattisti più importanti della sua generazione.

Interessanti le opinioni di Collier sulla religione e sull’etica. In La religione di un artista (1926) Collier spiega: io attendo con impazienza il momento in cui l’etica avrà preso il posto della religione… [I benefici della religione] possono essere ottenuti con altri mezzi meno tendenti al conflitto e che impongono uno sforzo minore alle facoltà di ragionamento.”

Per quanto concerne l’idea di Dio: una Divinità onnipotente che condanni anche la più vile delle sue creature alla tortura eterna è infinitamente più crudele dell’uomo più crudele“.

Sulla Chiesa: “Per me, come per la maggior parte degli inglesi, il trionfo del Cattolicesimo Romano significherebbe un disastro indicibile per la causa della civiltà“.

Lady Godiva, painting by John Collier

“AveMaria”, lirica di Agostino Vincini detto Rimond, poeta dialettale lugagnanese

Angelus, olio su tela di Jean-Francois Millet

Campana dal tramont,
AVEMARIA
ca dasteinda la nott
tant cmé un lisoeu
sura al dulur dal mond
    O vus dal teimp ca passa
e an turna poeu
vinà ad amlincunia
    Un segn ad Crus
in sla front di povr omm
AVEMARIA.

Proseguono, per iniziativa dell’Associazione Culturale Terre Piacentine, gli incontri domenicali a Castell’Arquato. Domenica 19 a partire dalle ore 17,00 presso la Sala Cea raggiungibile dalla Piazza Monumentale, Enzo Latronico presenta “Quan nassa un pueta”, libro realizzato con Cristina Balteri dal titolo “Quand nassa un pueta” dedicato ad Agostino Vincini detto Rimond, poeta dialettale lugagnanese.

 

 

“I sassi d’inverno”, lirica di Carla Delmiglio, l’artista dello Zoo dei sassi dipinti a Confiente

Domenica 19 alle ore 17,00 Carla Delmiglio presenta i suoi sassi dipinti dello ‘Zoo’ che ad ogni estate realizza alla confluenza tra Aveto e Trebbia lasciandoli a disposizione per i giochi dei bambini fino a quando, arrivando l’inverno, il fiume riprende ciò che è suo e tutti quegli animali vanno a far giocare i bimbi dell’Isola che non c’è

I sassi d’inverno non hanno freddo,
si divertono a rotolare nell’acqua impetuosa del fiume,
si nascondono sotto la coltre della neve,
si lasciano accarezzare dall’acqua piovana.
Talvolta il ghiaccio li veste di pizzi e trine
I sassi d’inverno non hanno freddo
sfruttano l’occasione per cambiare 
la loro posizione
e anch’io mi divertirò a cercare
 altre forme da disegnare.

Arriva l’inverno, il fiume si riprende ciò che è suo, l’automobile rossa va alla deriva