“Ambarabà Ciccì Coccò, tre civette sul comò”, l’ambiguità tra amore e terrore in mostra a Roma

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CivettArte, tecnica mista su carta di Lucio Trojano

Un’interessante e curiosa mostra purtroppo conclusa nella Casetta delle civette di Villa Torlonia a Roma dedicata al misterioso rapace notturno e inevitabilmente alla famosa filastrocca per bambini con diversi artisti a sbizzarrirsi per rendere omaggio a lei, la regina della notte, la civetta.

Athene noctua (particolare), gesso bianco lucido di Raffaele Della Rovere

Rapace, con gli occhi di luce sparati nel buio, accompagna i sogni, talvolta facendosi protagonista dei nostri incubi, del terrore verso l’ignoto che proprio il buio produce, talaltra volta riempiendo di desiderio il rigirarsi tra le lenzuola nel letto.

Particolare dell’ingresso della Casina delle civette, a Roma, all’interno del parco di Villa Torlonia

Ma qual’è il significato dell’allegra filastrocca? Solo un innocuo gioco di parole senza senso per bambini, secondo alcuni. Tutt’altra storia, per altri: le civette sono uccelli (simbolo fallico per eccellenza) e Ambarabà Ciccì e Coccò sarebbero in realtà i nomi di tre amanti che la figlia del dottore tiene a disposizione sul comò in attesa di chiamata (magari telefonica) ovviamente notturna. All’insaputa del padre, il dottore, che purtroppo una sera rientra anticipatamente dall’ultima visita e ahimè trova la figlia a letto con i tre satiri. Inevitabile il colpo al cuore!

E appunto, “il dottore s’ammalò“.

La civetta e il topolino, cartapesta, opera di Ezio Flammia

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